Il Sentierone terra di nessuno.

SentieroneQuello che era il salotto buono della Città è diventato un luogo dove si registrano scorrerie e rapine con una frequenza ormai preoccupante. La comandante dei vigili che afferma di aver saputo della  nuova rapina alla gioielleria Curnis attraverso internet. I commercianti che attaccano: “ormai non avvisiamo neanche più i vigili”. La passeggiata pre-cena non esiste più, il Comune riserva alla zona solo una luce flebile. Quella davanti al Chiesa di San Bartolomeo è una delle zone più buie in assoluto e non fa più da richiamo.  Qualche assessore ha tirato fuori una battuta che denota poca dimestichezza con la materia , del tipo “aspettiamo il concorso di progettazione del Sentierone”. Si vuole che un architetto risolva un problema che ha radici in scelte urbanistiche errate, in una valutazione sbagliata dell’impatto dei centri commerciali ( nel Piano di Governo del Territorio sono previsti circa 160.000 metri quadrati di nuove  superfici commerciali ), in una politica della mobilità che scoraggia il raggiungimento del centro non solo alle auto. Un servizio di trasporto urbano legato prevalentemente agli orari scolastici e assolutamente inadeguato a una media città come Bergamo

Gli uffici pubblici stanno andando via dal centro e non si sa niente delle future destinazioni, Si è rinunciato volutamente alla pianificazione e ora si viaggia su proposte dei privati.  Altri supermercati sono previsti a Borgo Palazzo, altri spazi commerciali (20.000 metri quadrati) nella riqualificazione della ex Ote. Qualcuno ha creduto di poter risolvere il problema con gli eventi o con le bancarelle.  In queste occasioni serali si può passeggiare e visitare un centro  in penombra e illuminato appena dalle luci della bancarelle stesse. Era bello quando si andava in centro per “fare la spesa”. Ora si va in direzione di Curno, di Orio, di Stezzano senza ansia  e si fa tutto in fretta con la disponibilità di centinaia di parcheggi vicini.

l.n.

EX OTE: Nuovo quartiere e palazzetto dello sport.

ImmagineIlComuneLe notizie apparse sulla stampa hanno parlato giustamente dell’area dismessa della Ex OTE di Via Bianzana, ma non hanno precisato che il destino di quest’area è attualmente normato nel Piano di Governo del territorio di Bergamo (Ambito territoriale n.26) con indicazioni di destinazioni precise per quantità e qualità degli interventi. Ci sarà bisogno di una variante al PGT che andrà valutata attentamente dalle commissioni competenti e dal consiglio comunale per tutti gli aspetti urbanistici e finanziari. In particolare andranno valutati i vantaggi e gli oneri delle due parti in gioco ( pubblica e privata). Prima di allora sembrano premature tutte le valutazioni siano esse favorevoli o negative. Ne’ si possono leggere sulla stampa frasi tipo: Paga Gewis!   Bosatelli, con tutto il rispetto, è un imprenditore e non un frate francescano.

Ecco in sintesi le previsioni del Piano di Governo del Territorio sull’area ex OTE e le le novità progettuali presentate sulla stessa area dall’imprenditore Bosatell:

 

PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO                      PROGETTO BOSATELLI

Nuovo Parco urbano di  30.000 metri quadrati                 25.000 metri quadrati spazi aperti

Nuova Stazione Tranvia San Fermo                                 100 Appartamenti

Parcheggio interrrato                                                         Parcheggio interrato

Nuovo tracciato stradale Via Serassi Circunv.                  Confermato  tracciato stradale

Residenze (in parte sociali) e  terziario                             Arena Palazzetto dello sport

( totale  43.000 metri quadrati)                                          20.000 metri quadr.commerciale

                                                                                           Hotel 100 camere              

Il nuovo progetto:

- prevede 2 importanti novità rispetto al PGT:  20.000 metri quadrati di area commerciale, un nuovo albergo; Arena Palazzetto dello Sport

- non c’ è più la nuova stazione di San Fermo

E’ solo il caso di osservare che i nuovi 20.000 metri quadrati di spazi commerciali andranno a sommarsi ai 160.000 già previsti nel PGT.

 

Periferie, i buchi neri delle città

 dal fatto quotidiano.it Prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, le città erano il mondo; ora, il mondo è una città. Dentro ai flussi di connessione e interdipendenza, le città continuano ad avere evidenti buchi neri. Nell’ultima campagna elettorale uno dei temi più ricorrenti ha riguardato la condizione delle periferie, luoghi nei quali i candidati-sindaco si presentano in campagna elettorale, salvo scomparire durante i mandati di governo. Nella nostra cultura urbana esiste un errore di fondo: concepire le periferie, sia in fase di progettazione che in fase di gestione, come corpi separati. Siamo incapaci di elaborare l’ambiente urbano come un unico insieme dotato di più centri, un territorio nel quale, omogeneamente, le amministrazioni irradiano i loro servizi.

Persino nelle strategie di comunicazione ciò che accade in centro riguarda tutta la città, mentre ciò che accade in periferia appartiene solo a quella porzione di territorio. Nel recente convegno della Media ecology association presso l’Università di Bologna, tenutasi dal 23 al 25 giugno, (un’associazione mondiale di professionisti le cui competenze diverse si incrociano con la comunicazione) è emersa l’ambizione delle più grandi città del mondo (per l’Italia il caso più evidente è Milano) di esercitare un ruolo internazionale, nelle comunicazioni, nella finanza, nel commercio, quasi nel tentativo di scavalcare lo stato nazionale. Un gigantismo che stride con territori periferici poveri di relazioni.

A Roma, con il tema Olimpiadi, è andata in scena la sproporzione tra ambizioni di crescita, disagio e impossibilità. Tema sul quale esistono visioni contrastanti, tra chi ha avanzato l’idea di ridisegnare la città “sfruttando” l’evento sportivo internazionale (Giachetti) e chi ha continuato a ricordare che la voragine del bilancio comunale, peraltro non ancora esattamente quantificata, non consente avventurosi titanismi (Raggi). Nella recente tornata elettorale, i temi legati all’ambiente sono rimasti in parte oscurati, sovrastati dai richiami alla sicurezza, all’emergenza immigrati e alla corruzione. Eppure la città resta un ambiente dove è altrettanto importante l’aria che respiriamo, la qualità dell’acqua (come e dove si smaltiscono i rifiuti), la tutela degli spazi verdi, aspetti connessi alla salvaguardia della salute dei cittadini.

Sulla più bassa qualità della vita in area urbana incide anche la difficoltà a creare un tessuto associativo al di fuori delle organizzazioni di natura economica. La nuova divisione internazionale del lavoro ha portato alla deindustrializzazione e allo smembramento di reti associative che offrivano occasioni per creare varie comunità. I flussi migratori hanno acuito le sacche di isolamento e di disadattamento sociale. Una tra le principali preoccupazioni di un sindaco dovrebbe essere quella di stimolare, su più livelli, il coagulo associativo. Il web crea straordinarie comunità virtuali, ma non genera coesione sociale e non ha sempre un ancoraggio sulle attività locali dei territori. Quanto emerge dai contributi della Media Ecology Association, in tema di politiche urbane, guarda alla possibilità di creare occasioni di incontro ludiche nelle città, sostenendo che anche il gioco (non virtuale) è un elemento di coesione sociale per fare partecipare e integrare pubblici diversi.

Esiste un movimento mondiale (Playable City Movement) che punta a creare momenti ludici negli spazi urbani, con interessanti iniziative avviate nel recente passato a Stoccolma e a Bristol. Momenti legati al tempo libero ci sono anche in Italia, con la proliferazione di fiere locali e feste di strada, ma quello che ci manca è la messa in sistema delle varie iniziative, al fine di ritessere trame comunitarie. Il gioco è un ponte che accorcia le distanze sociali e le politiche del gioco godono di facile attuabilità poiché, generalmente, sono a basso costo.

La tutela della sicurezza pubblica passa anche attraverso la possibilità di creare coesione sociale, senza dimenticare che una comunità coesa è anche una comunità più solidale. Un’accorta politica mediatica deve partire dall’idea che la città è un mezzo di comunicazione per diffondere ciò che intende realizzare: rendere ciascuno parte di un tutto. In definitiva, una fra le possibili risposte alla disaggregazione del tessuto urbano passa attraverso il recupero collettivo del senso del luogo: di quello che può offrire nel presente, di ciò che ha raccontato nel passato.

di | 30 giugno 2016

Allarme pesticidi nei fiumi e nelle falde Da Arzago a Ponte Nossa limiti superati

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da L’Eco di Bergamo.
Se su tutto il territorio nazionale le acque di fiumi, laghi e torrenti sono sempre più contaminate da pesticidi, la pianura padano-veneta non è certo indenne.

Da quest’area – che comprende Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto – emergono dati preoccupanti sulla contaminazione delle acque superficiali e sotterranee che superano anche di parecchi punti percentuali la media italiana. La Bergamasca non fa eccezione e stando ai dati del rapporto Ispra diffuso lunedì 9 maggio sia nelle acque superficiali e che in quelle sotterranee si rilevano valori oltre i limiti di numerose sostanze, come il glifosato, usato negli erbicidi.

Nella tabella delle acque superficiali sono indicati valori oltre i limiti nei seguenti comuni: Bonate Sopra, Filago, Ubiale Clanezzo, Albino, Bergamo, Ponte Nossa, Seriate, Mozzanica, Credaro, Palosco, Sarnico, Mornico, Treviglio e Arzago. Nella Bergamasca rilevazioni di acque sotterranee con valori oltre i limiti sono state effettuate invece a Misano, Stezzano, Suisio e Treviglio.

Consumo suolo. Ambientalisti contro il disegno di legge: Testo stravolto a favore dei costruttori

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Dal Fatto Quotidiano “Per favore, non votate quel testo di legge”. Suona un po’ come la madre che disconosce il figlio l’appello che la rete “Salviamo il paesaggio” rivolge ai deputati della Camera. L’oggetto è il ddl sul consumo del suolo che arriverà in Aula per la votazione martedì 3 maggio. Quel testo di testo di legge, approdato nelle commissioni parlamentari nel 2014, era infatti il frutto di un accordo fra le associazioni ambientaliste e la politica, il “minimo sindacale” che le prime erano disposte a accettare. Ma il ddl ne è uscito stravoltodalle commissioni, stremato, irriconoscibile. Un ritocchino di qua, un comma sparito di là ed ecco che il muro di protezione contro il cemento facile si è sbriciolato sotto il peso degli emendamenti.

Il terreno “consumabile”, di fatto, è stato ampliato a colpi di definizioni: non si considerano più, ad esempio, “superficie agricola” gli spazi destinati a servizi pubblici come scuole, fermate dell’autobus, strutture sanitarie. Le miniere non vengono più considerate consumo di suolo e nemmeno le grandi opere della legge Obiettivo. Quelle potranno continuare a divorare terreno vergine senza intaccare minimamente le statistiche di consumodi suolo in Italia. Un testo, quello che arriverà in Aula martedì, che il costituzionalista Paolo Maddalena, ex vicepresidente della Consulta, aveva definito al fattoquotidiano.it, “incostituzionale”, oltreché illogico.

Come se non bastasse, il 19 aprile è arrivato l’ultimo colpo di spugna: con un emendamento è stato cancellato un comma intero (il 3 dell’articolo 5) che conteneva il vincolo che avrebbe spinto i Comuni a rendere più oneroso costruire su terreni inedificati e più vantaggioso intervenire per riqualificare il patrimonio edilizio già esistente. Ogni Comune, in altre parole, avrebbe potuto decidere come giocare con le aliquote secondo le proprie esigenze. Secondo la commissione bilancio questo meccanismo era incostituzionale, perché avrebbe intaccato la casse comunali. Secondo il M5S era vero giusto il contrario. “Quel comma – fa sapere alfattoquotidiano.it Massimo De Rosa, membro della commissione ambiente nonché primo firmatario della proposta di legge poi confluita all’interno del testo unico – proponeva di limitare il consumo di suolo, facendo in modo che i Comuni rendessero più conveniente riqualificare l’esistente, piuttosto che investire in nuove costruzioni”. Ma nulla: il comma è sparito. E tutti  i “poteri” finiscono in mano al Governo. “Si tratta – continua De Rosa – dell’ennesimo tentativo della maggioranza di svuotare di significato un testo nato per salvaguardare i territori dal cemento, e che invece adesso strizza in più passaggi l’occhio a speculatori del mattone e palazzinari. Il Pd chiede nei fatti una deroga sconfinata per poter decidere dove come e chi far costruire in futuro e un amnistia per quanto riguarda gli scempi passati e quelli attualmente in programma”.

Le stesse associazioni ambientaliste adesso, come detto, prendono le distanze dalla loro “creatura”, con tanto di appello inviato a tutti i deputati. “Nel ribadire l’urgenza di una legge efficace, fondata su principi giusti, rigorosi e condivisi – si legge – le chiediamo, di nuovo, di impegnarsi personalmente perché nel testo che state per discutere vengano inseriti dispositivi essenziali per compiere un decisivo passo verso una inversione di rotta non più procrastinabile. Se non lo ritiene possibile, piuttosto che approvare una legge del tutto inadeguata allo scopo che si propone, le chiediamo di fermarsi, per tornare a lavorare ad un nuovo ed efficace impianto legislativo sulla scorta di quanto proposto dal Forum Salviamo il Paesaggio, così da dimostrare al Paese la volontà di voler davvero arrestare, anche se in modo progressivo, il consumo di suolo”.

Non è detto, tuttavia, che questo testo abbia strada spianata. Ncdinfatti non vuole portarlo in aula e chiede di rinviarlo ancora. A questo si aggiunge la “contrarietà” dell’Anci che solo ora, a pochi giorni dall’arrivo in Aula, ha prodotto una nota di sei pagine elencando tutte le sue perplessità. L’associazione guidata da Piero Fassino chiede di modificare (ancora) la definizione di “superficie agricola”, di semplificare il calcolo delle quote di suolo consumabili e di prevedere una norma di raccordo tra il ddl e la normativa. Secondo Agricolae i timori dell’Anci sono riconducibili agli investimenti edilizi sul territorio che “sembrerebbe constino di circa un miliardo di euro in pancia alle banche”. Soldi e risorse che potrebbero essere messi a rischio proprio dall’approvazione della legge sul Consumo del suolo.

di  | 2 maggio 2016

 

Un capolavoro di Archeologia Industriale

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Nei giorni scorsi un giornale ha riportato una notizia inesatta. E’stato scritto che la centrale termica dell’ ex ditta IRF di via Daste e Spalenga è passata di proprietà al Comune di Bergamo nel 2009. In realtà l’Amministrazione ha ottenuto il compendio nel 2003 con l’approvazione (il 6 ottobre) della convenzione per il Programma integrato d’intervento da parte del Consiglio Comunale di Bergamo.

Ma c’è di più: Il Piano Regolatore prevedeva la demolizione della centrale per consentire la realizzazione di nuove edificazioni, ma io mi sono opposto (all’epoca ero assessore all’urbanistica) alla demolizione per lasciare sopravvivere questo splendido manufatto. Nella convenzione erano previste anche le modalità per la riqualificazione . Successivamente furono avviati incontri con soggetti operanti nel settore della cultura e del tempo libero per individuare le possibili destinazioni. Questo per la precisione.

P.S. La Centrale è utilizzata da tempo come logo del nostro sito

 

Aeroporto Orio: L’unico rimedio è ridurre i voli

Voli Orio

«La nuova rotta sposta solo il rumore
Orio, l’unico rimedio è ridurre i voli»

da L’Eco di Bergamo

«L’unico vero modo per ridurre l’inquinamento acustico e dell’aria attorno all’aeroporto di Orio al Serio, un catino circondato da abitazione ed attività industriali e terziarie, è quello di mettere un tetto al numero di voli da definire con una nuova valutazione d’impatto ambientale (Via) e con l’applicazione delle norme europee. Non solo, si rende indispensabile avviare una graduale diminuzione degli stessi a partire da quelli notturni».

È il comunicato di Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, che aggiunge: «La proposta di Giorgio Gori, che gioca a fare il mago con la bacchetta magica, evita di affrontare il tema principale ciò quello di rendere sostenibile e compatibile con il territorio le attività aeronautiche. Il sindaco sceglie di dare una risposta (parziale) ad un rione della città senza valutarne gli effetti. La virata più stretta rispetto all’attuale, non è sempre possibile, condizionanti sono peso dell’aereo e condizioni meteo, mentre l’ipotesi di inversione dei flussi di decollo e atterraggio per cinque ore al giorno – dalle 11 alle 16 – ha lo svantaggio che le procedure non sarebbero assistite dagli strumenti di atterraggio strumentale (I.L.S.) riducendo sensibilmente gli standard di sicurezza. L’ I.L.S. invece è installato e funzionante per l’atterraggio da est. Con queste nuove rotte si sposterebbero gli effetti del rumore e quindi parte dei problemi a ovest su Treviolo, Villaggio degli Sposi, nuovo ospedale e,ad est su Grassobbio».

Grandi storie

 

Anticemento

GRANDI STORIE

Luigi Nappo, un napoletano anticemento a Bergamo

di Simone Fornoni

Con l’Associazione l’Aurora, in auge anche sotto forma di blog, è diventato il paladino della lotta contro il consumo e lo spreco del territorio. Ovvero delle “riqualificazioni” a suon di supermercati, cattedrali nel deserto ed eco-mostri assortiti in deroga all’ormai estinto Piano regolatore con cui le varie amministrazioni comunali hanno fatto cassa acconsentendo a una radicale trasformazione del paesaggio urbano. L’eroe anti-colate di cemento. Chi ha masticato anche solo un po’ di pane, politica e giornalismo, a Bergamo, non può non conoscere Luigi Nappo. E non solo per la dialettica serrata da intellettuale del sud signorile ma dal sangue caliente, con quell’accento napoletano che sa essere dolce come ‘nu babbà e al contempo scartavetrato dalla vis polemica, impastato di vocali allungate da bergamasco onorario ma reso aristocratico dalla erre moscia.

Lui, il settantunenne (candeline l’8 maggio) di Torre Annunziata con trascorsi calcistici nelle giovanili del Savoia, in materia ne sa parecchio, essendo stato assessore all’Urbanistica a Palazzo Frizzoni con la Giunta Veneziani dal 1999 al 2004 dopo aver esordito da democristiano di ferro sui banchi dell’assemblea consiliare nel lontano 1990. Esperienza di cui ha fatto tesoro per muovere contestazioni anche sulle virgole alla classe dirigente locale, da vera e propria spina nel fianco, tanto che fra convegni auto-organizzati e interviste disseminate a destra e manca, specie nelle gloriosa epoca dei free press (“Il Bergamo” e “D-News”) in cui le sponde extra istituzionali abbondavano, il nostro non ha mai mancato di dire la sua su realizzazioni e dichiarazioni programmatiche sgradite dei poteri forti, vessilliferi di un’edificazione selvaggia quanto legalizzata. Da quando esiste facebook, apriti cielo: tra i politici a cui fare le pulci è finito pure l’incauto Giorgio Gori, colpevole di aver attribuito in campagna elettorale “all’amministrazione precedente di centrodestra” (quella in cui sedeva Nappo, appunto) lo scempio o presunto tale dell’ex Enel di via Nullo, in realtà fatto passare da Bruni & Co. nella sua versione definitiva.

Nel 2007, quando l’Aurora prese le mosse, il partenopeo più bergamasco del mondo rinfacciava ai dominus della situazione il milione di metri cubi di lottizzazioni fatto già inghiottire alla città dal 1998 in avanti senza ritorno in termini di servizi o benefici alla collettività, con l’avvertenza che col nuovo Piano di Governo del Territorio le milionate in arrivo sarebbero state altre tre, “roba che ci stanno altri 45 mila abitanti, mentre l’aumento del valore degli immobili per via delle speculazioni, specialmente delle aree ex industriali convertite a residenziale e terziario, tiene le giovani coppie lontano dalla città”. L’ex titolare della pianificazione ha svolto una funzione di collante per i vari comitati di quartiere sorti qua e là, se non per opporsi frontalmente ai famigerati Programmi Integrati d’Intervento, almeno per reclamare a norma di legge una progettazione partecipata. Andando anche a braccetto in una cavalcata bipartisan da don Chisciotte con l’omologo rifondaiolo Roberto Trussardi, dimessosi dalla Giunta Bruni perché parimenti contrario alle brutture in combutta tra pubblico e privato. In realtà la voce dei residenti nelle aree interessate ai cantieri infiniti non pare avere smosso le orecchie e le intenzioni, più solide del calcestruzzo, dei proprietari e del Comune che ci ha fatto su un bel bottino a titolo di oneri di urbanizzazione. I paventati obbrobri si sono stagliati all’orizzonte lo stesso, quasi tutti. Il muro di via Autostrada, con piastra commerciale, rotatoria d’ingresso all’A4 e bretella con via Spino, al posto del pratone in fondo a via Carpinoni dove un tempo pascolavano cani, orbettini e umanità varia. Quello dell’ex Magrini, un altro supermarket coi palazzoni intorno a pasteggiare sui gloriosi resti dell’archeologia industriale di inizio Novecento. La Molini Riuniti di via Rampinelli a Colognola. L’ex Sace di Conca Fiorita, pur senza le paventate “torri gemelle”. L’ex Gleno oggi Carisma, con la “cartolina-cornice con vista su Città Alta” sulla quale si sono sprecati fiumi di pungente ironia. Qualche soddisfazione, certamente condivisa con tutti i bergamaschi, il buon Luigi se l’è comunque tolta. Niente Accademia della Guardia di Finanzia alla Grumellina, per dirne una. E soprattutto niente torre di risalita di pelle lignea da via Baioni agli spalti, segata di brutto dalla Soprintendenza. Almeno l’assalto alle Mura Venete, dopo quasi cinque secoli, continua a fallire miseramente.

http://www.grandistorie.it/luigi-nappo-un-napoletano-anticemento-a-bergamo/

 

Il balletto del sottopasso dell’ospedale di Bergamo

Ospedale di BergamoL’ Accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale prevede come obbligo a carico del Comune di Bergamo la realizzazione del sottopassaggio ferroviario in via Martin Luther King. Non occorre spendere tante parole per descrivere l’importanza e l’utilità di tale struttura. Ebbene, nonostante questa priorità naturale, l’opera non è mai stata presa in considerazione dalle varie amministrazioni. Il cantiere dell’ospedale è partito dieci anni fa, cinque anni fa i lavori sono finiti e non si è mai pensato di porre mano all’intervento.  In particolare risulta insopportabile la presa in giro adottata per l’occasione. Nessuna amministrazione si è assunta la responsabilità di cancellare la previsione del sottopasso. E allora cosa hanno fatto? Dal 2005 in avanti è stata iscritta nel programma delle opere pubbliche per farla scivolare all’anno successivo. Spostato al 2006, poi da qui al 2007, al 2008 …e via così. Il programma del Comune approvato l’anno scorso prevedeva l’inizio dei lavori nel 2016. Ed ecco che in questi giorni il Consiglio Comunale sta approvando il rinvio al 2018 e da qui si andrà ancora avanti. Uno stile amministrativo (parlo delle varie amministrazioni) discutibile con il quale il Comune si sottrae ai propri obblighi senza assumersi le proprie responsabilità. P.S. In caso di malaugurato incidente il sindaco rischia e non poco.

 

Trivellazioni: Il grande inganno del governo

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COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO (11.1.2016)

IL GRANDE INGANNO DEL GOVERNO

Sulle trivellazioni petrolifere la Regione Puglia difenda la propria dignità e il proprio ruolo

Il nuovo anno ha portato in dono ai pugliesi un nuovo permesso di ricerca petrolifera: quello noto convenzionalmente come B.R274.EL, rilasciato alla Petroceltic Italia srl al largo delle coste del Gargano, per la durata di sei anni, che si aggiunge agli altri undici già rilasciati a partire da giugno scorso, ma non ancora attivati dal MISE. Altro che smobilitazione petrolifera.

Il permesso, che ha il grande sapore della beffa, è stato rilasciato dal MISE e pubblicato sul BUIG del 31 dicembre 2015, il giorno prima dell’entrata in vigore della Legge di Stabilità che, di fatto, ne avrebbe determinato il preavviso di rigetto e la successiva riperimetrazione (in quanto, pur di poco, parzialmente interferente con la linea delle 12 miglia marine dalla costa).

E’ questo uno degli atti che dimostra come il restyling normativo sul tema degli idrocarburi, previsto dal Governo nella Legge di Stabilità sia l’ennesima presa in giro a danno dei territori, questa volta con l’intenzione di eludere i referendum.

A questa conclusione è giunta anche la Corte di Cassazione che, con un’Ordinanza emessa l’8 gennaio, ha riammesso il referendum sul mare (quello sulle dodici miglia marine) chiarendo che l’emendamento introdotto dal Governo non soddisfa la proposta referendaria ma, anzi, tende a raggirarla. Alcuni permessi di ricerca, infatti, verrebbero “congelati” nelle stanze del Ministero, in attesa di tempi migliori e di una nuova svolta normativa (che il Governo spera possa esservi in autunno prossimo, con il referendum costituzionale che dovrebbe riconsegnare la potestà energetica nelle mani del Governo).

Per altri due quesiti (durata dei permessi e Piano delle Aree) le Regioni promotrici del referendum stanno sollevando il conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti del Parlamento. Nel caso in cui la Corte Costituzionale riconoscesse il tentativo di elusione, verrebbero annullate le modifiche parlamentari su quei due argomenti e si potrebbe celebrare il referendum su tre quesiti.

Tutti elementi a conferma di una trappola ben studiata da parte del Governo, ordita alle spalle dei territori e finanche dei Consigli Regionali che, su pressione dei movimenti notriv e di duecento associazioni ambientaliste e non, avevano promosso il referendum, il cui spirito viene completamente tradito.

La Puglia, attraversata da una serie di scempi ambientali, ha visto i suoi cittadini diventare in questi anni protagonisti della richiesta di cambiamento che, sul tema delle trivellazioni petrolifere, ha portato a grandi manifestazioni di piazza, assemblee permanenti e a una deliberazione del consiglio regionale all’unanimità a pieno sostegno dei quesiti referendari.

Ecco perché, mai come in questo momento in cui le avances del Governo si fanno sottili e ambigue, è quanto mai necessario un cambio di passo sostanziale, che restituisca dignità all’ente regionale e dimostri ai pugliesi la volontà di essere protagonisti di un percorso reale di ridiscussione delle politiche energetiche, fatto senza pregiudizi ma anche senza costrizioni.

La Regione Puglia ha dato procura per promuovere il conflitto di attribuzione. Un atto importante, cui devono seguirne altri, tesi a rafforzare il peso reale dei territori e a prendere adeguate precauzioni contro gli attacchi perpetrati a due passi da casa nostra.

Chiediamo al Presidente Emiliano e al Consiglio Regionale una serie di atti urgenti e indifferibili:

  • di diffidare formalmente il Ministero dello Sviluppo Economico a provvedere all’immediata emanazione ed alla conseguente pubblicazione sul BUIG dei decreti di rigetto per i procedimenti tuttora in corso entro le dodici miglia e a dare preavviso di rigetto per quelli parzialmente interferenti (tra questi ricadono diversi permessi che riguardano la Puglia)
  • di chiedere formalmente al Ministero dello Sviluppo Economico, con riguardo al progetto “Tempa Rossa”, che le autorizzazioni necessarie per l’ampliamento delle infrastrutture, siano riviste sulla base di una reale intesa con la Regione e non secondo procedura semplificata, così come ripristinato secondo le nuove norme della Legge di Stabilità. La regione si faccia, dunque, portavoce delle istanze del territorio in maniera forte e chiara
  • di ricorrere al TAR contro il permesso di ricerca B.R274.EL, rilasciato alla Petroceltic Italia srl, al largo delle coste del Gargano

Se fosse rimasto qualche dubbio sulle reali intenzioni del Governo, ci poniamo questa domanda finale: cosa se ne fa Petroceltic di un permesso di ricerca se, per quelle stesse aree, secondo le nuove norme, non potrà mai avere un permesso per trivellare?

Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili
Comitato per la Tutela del Mare del Gargano
Comitato No Trivelle Capo di Leuca
Rete No Triv Gargano
A.B.A.P. Associazione Biologi Ambientalisti Pugliesi
Comitato Tutela Porto Miggiano
Movimento Stop Tempa Rossa
Legamjonici
Movimento ambientalista di tutela del Gargano
Gargano libero
Capitanata in rete
Gruppo Archeologico Garganico Silvio Ferri
No Triv Taranto
No Triv Trani
Garganistan
Coordinameno No Triv – Terra di Bari