21/05/2012
Terremoti: l'Italia del mattone va ripensata.
| MARIO TOZZI la stampa.it | |
| Quando furono impiccati, ai patrioti risorgimentali di quella che sarebbe diventata l’EmiliaRomagna veniva anche imputata la colpa di aver scatenato i terremoti che nel 1831-1832 sconvolgevano la regione. A salvare Ciro Menotti sarebbe bastata un po’ di memoria o di lettura di cronache: già nel 1831 a Parma e Reggio Emilia vennero giù comignoli, muri, tegole e calcinacci. Erano terremoti del VII-VIII grado della scala Mercalli, ma potevano arrivare al X, come furono intensi quelli del 1811, del 1810, del 1806 e quello del 1732, quando di moti non se ne parlava nemmeno. E non erano certo i primi terremoti di cui si conservasse memoria storica: molti morti avvennero nel Forlivese già nel 1279 e ancora vittime e distruzione nel 1688. Altro che inaspettati. Oggi dovremmo essere consapevoli che quella fetta di pianura padana è a rischio sismico, anche se il pericolo non è eccessivo, se paragonato a quello di Messina o di Catania. Dal 1600 a oggi nella zona si sono registrati oltre 22 terremoti di rilievo. Il Ferrarese era considerata pericoloso già da tempo, tanto che Francesco IV d’Este concesse diversi finanziamenti straordinari, ma impose che i proprietari di case dovessero cavarsela da soli. Non solo: avevano anche l'incombenza di abbattere i comignoli pericolanti e ripulire le strade dalle macerie; ai meno abbienti avrebbe pensato, invece, un fondo di beneficenza. Eppure non pensiamo a questo come un territorio sismico e magari vogliamo imparentare questo sisma con quello de L’Aquila (comunque più distruttivo in quanto a forza). In realtà è un terremoto piuttosto simile a quello umbro-marchigiano del 1997: magnitudo simili (5,9 in quel caso), scosse di replica forti, praticamente lo stesso numero di vittime, identica situazione rurale fatta di piccoli centri abitati e importante patrimonio storico-monumentale in pericolo. La geologia è diversa e qui saremmo in pianura, ma bisogna abituarsi a pensare che nel sottosuolo padano c'è sempre una dorsale montuosa (quella ferrarese) che cerca il suo assestamento in tempi lunghissimi. È però forse ora di stabilire una differenza che in Italia si sta imponendo rispetto ai terremoti e al rischio naturale in generale. C’è un’Italia chiaramente identificata come sismica che tutti conoscono bene: la dorsale appenninica, la Sicilia, la Calabria e la Campania, vengono giustamente considerate le zone di massima allerta. Poi c’è un’Italia di seconda fascia del rischio che, siccome densamente abitata e spesso dotata di un patrimonio costruttivo di rilievo, ma spesso non manutenuto, può subire vittime e danni anche per terremoti di entità media. Questo vale anche per le alluvioni: chi ci mette in salvo da tutti quei piccoli fiumi soggetti alle bombe d’acqua? Questa Italia di seconda fascia è più pericolosa della prima, soprattutto perché non te lo aspetti e perché bastano eventi di piccola entità per fare danni rilevanti. Insomma il rischio si accresce non per colpa della natura o della geologia, ma solo ed esclusivamente per colpa nostra, che non vogliamo fare i conti con il rischio naturale quotidiano, accresciuto dal nostro moltiplicarci e dall’accrescersi delle nostre esigenze. Ora speriamo che il parallelismo con il terremoto umbro-marchigiano del 1997 finisca qui e non ci siano scosse di replica forti come la prima (o addirittura più violente, come avvenne in quel caso). Magnitudo 6 Richter dovrebbe essere la massima possibile per quella regione. Ci aspettiamo, comunque, settimane di repliche e notti insonni prima di tornare a prendere possesso delle case e iniziare a ricostruire. Sarebbe bene però mantenere viva la memoria, e muoversi di conseguenza: perché questa è la situazione tipica di gran parte del territorio nazionale, quella che conferisce un’identità paesaggistica all’Italia. Solo tre città superano il milione di abitanti, tutto il resto è fatto di Comuni piccoli e frazioni sparse per le campagne ormai antropizzate. In questa Italia ci sono i centri storici medievali, rinascimentali e barocchi insieme con i capannoni industriali. Mettere mano ai primi con limitati interventi può bastare, mentre i secondi vanno progettati con criteri antisismici, altrimenti farli d’acciaio non basterà. Il resto è un problema di cultura del rischio naturale. Ma non sembra in cima alle preoccupazioni della politica. |
|
19:42 Scritto da: laurora2 in - RASSEGNA STAMPA DE L'AURORA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: terremoti, l'italia del mattone. va ripensata | OKNOtizie |
Facebook
18/05/2012
Pd e vendita area ospedaliera: buona proposta forse fuori tempo massimo.
La nuova posizione del Pd cittadino in merito al futuro dell'area ospedaliera non può che essere condivisa da parte di chi ha fatto una battaglia (quasi) solitaria sull'argomento.
L'accordo di quattro anni fa tra Comune di Bergamo e Formigoni ha prodotto un danno profondo alla città in termini paesaggistici, ambientali, storici, culturali e ambientali. Un'area a totale destinazione pubblica è stata quasi interamente trasformata in destinazioni private in barba alle discussioni politiche e istituzionali degli ultimi venti anni.
Giunte di destra e di sinistra assieme ai ripsettivi consigli, appoggiati dai progettisti del Piano regolatore, avevano convenuto sulla vocazione di quell'area posta in uno dei contesti più pregiati della nostra Città.
Dal 2005 parte della stampa locale ha cominciato un martellamento continuo su questo argomento: "non possiamo perdere tempo con il Campus Universitario perchè servono subito i soldi per il nuovo ospedale ".
Una volta cancellata la destinazione universitaria, si sono tutti assopiti e l'area non è stata più venduta e fino ad oggi la situazione è ancora in questi termini con una prassi a dir poco anomala: un'asta di settembre del 2009 andata deserta e non più ripetuta.
Adesso è certo uno svilimento del valore intrinseco e venale dell'area e quindi alla cancellazione del campus si accompagna anche un depauperamento patrimoniale rispetto a quanto previsto. Quindi, niente Campus e pochi soldi.
Facendo calcoli veloci si arriva alla conclusione che la cancellazione del campus universitario non porterà benefici economici alla regione rispetto al progetto originario che prevedeva metà area a destinazione universitaria. La vendita dell'area nel 2005 con il campus avrebbe prodotto un incasso simile a quello previsto per la prossima asta con destinazioni private prevalenti
Molti si sono lasciati convincere dal martellamento della cancellazione della destinazione pubblica correndo incontro alle richieste di Formigoni.
In pratica la politica urbansitica è stata lasciata in mano alla Regione e al rettore dell'università. La "Politica" si è dileguata o, a voler essere buoni, si è accodata.
Ora dopo aste deserte, accordi integrativi, interminabili riunioni di commissioni e di capigruppo per spostare pochi metri quadrati di destinazioni, incontri con l'università ecc, arriva una ventata di aria fresca con la proposta del PD di Bergamo.
"Lasciamo l'area a destinazione pubblica e non la vendiamo". Io la sottoscrivo subito senza tentennamenti, sono pronto a fare volantinaggio come in passato ho organizzato convegni.
Ho il timore, però, che siamo fuori tempo massimo e che il destino dell'area sia purtroppo segnato perchè chi ha deciso qualche anno fa non ha valutato le conseguenze per il territorio e il ritorno economico dell'operazione. Chi ha sostenuto anni fa posizioni diverse, come quelle espresse oggi dal PD, è stato preso in giro e fatto passare per visionario. Tutto questo risulta dalla rassegna stampa di quei giorni.
Comunque sono disponibile a contribuire a tutte le iniziative tese al miglioramento della situazione attuale che ha superato per negatività ogni possibile immaginazione.
l.n.
vedi anche:
http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2011/09/20/v...
20:03 Scritto da: laurora2 in - L'EDITORIALE di Luigi Nappo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pd, area ospedaliera, proposta, fuori, tempo massimo | OKNOtizie |
Facebook
Il Pd al Pirellone: non vendete l'area dei Riuniti
L'area deve restare pubblica
da Bergamonews.it
Il Pd di Bergamo scrive alla giunta della Regione Lombardia per chiedere “di ripensare il futuro dell’area degli attuali Ospedali Riuniti di Bergamo”. Un question time che sarà presentato dai consiglieri del Pd bergamasco al Pirellone.
“L’area di Largo Barozzi ha sempre avuto una funzione pubblica – afferma Nicola Eynard, segretario cittadino del Pd - avendo raccolto le istanze dei cittadini ci sembra doveroso che la Regione Lombardia, proprietaria dell’area, ripensi alla destinazione urbanistica di una zona importante per la città di Bergamo”.
Secondo l’accordo di programma siglato nel 2000 gran parte della volumetria degli attuali Ospedali Riuniti sarà riconvertita ad una funzione residenziale e terziaria. Dopo il rifiuto dell’Università di Bergamo di creare un campus universitario sull’area, il terzo atto integrativo dell’accordo di programma prevede l’alienazione dell’area. Il primo bando del 2009, che metteva all’asta l’intera area per 95milioni di euro, è andato deserto. Secondo il mercato immobiliare si trattava di una cifra troppo alta. Un secondo bando, in programma nei prossimi mesi, riduce del 27% il valore degli immobili dei Riuniti e la base d’asta dovrebbe essere di circa 70milioni di euro. “In questo momento il mercato immobiliare non è preparato per partecipare alla gara per la vendita e quindi c’è il rischio che vada di nuovo deserta. Chiediamo che la Regione ripensi l’utilizzo di quest’area riconvertendola ad una funzione pubblica” dichiara Ivano Bonetti, responsabile dell’urbanisticaper il Pd Bergamo. Che cosa si voglia realizzare in quell’area però il Pd non lo dice.
“Si potrebbe studiare l’indizione di un concorso internazionale di idee per una riqualificazione sostenibile dell’area – aggiunge Bonetti – magari gestito dall’Amministrazione comunale sia nella definizione dei contenuti progettuali che nelle fasi successive. Il concorso sarebbe l’occasione per riqualificare l’area, mantenendola nella sua funzione pubblica, per trasformandola in un quartiere intelligente da consegnare alla città”. Per il valore di circa 70 milioni di euro che la Regione andrebbe di fatto a perdere, il Pd di Bergamo non ha dubbi: “Su un bilancio di 23miliardi di euro, di cui 17miliardi destinati alla sanità, come quello del Pirellone – rimarca Bonetti – settanta milioni di euro rappresentano solamente una voce di bilancio. La Regione non rinuncerà al suo valore, ma non può nemmeno ridursi ad una logica della rendita fondiaria”.
Per Massimiliano Serra, segretario del circolo cittadino 2 del Partito Democratico: “L’atteggiamento dei cittadini in materia urbanistica è molto cambiato negli ultimi tempi, c’è una consapevolezza e un’attenzione al verde e al rapporto tra spazi verdi e volumetrie. In particolare, dagli incontri con i cittadini scaturisce una sensibilità verso ciò che è il patrimonio pubblico ed una volontà a non svenderlo”. E Guido Maglionico già componente del Comitato Santa Lucia rimarca la necessità di “un concorso internazionale per l’area dei Riuniti per ricercare idee che generano ricchezza. Serve un modello di quartiere per rendere bella la città”.
15:41 Scritto da: laurora2 in - RASSEGNA STAMPA DE L'AURORA | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: pd, pirellone, non vendete, l'area dei riuniti | OKNOtizie |
Facebook
Bergamo" Le conseguenze del Cemento" e la Cittadella orobica.
Il progetto del nuovo complesso sportivo nel parco agricolo
A salutare in corteo per la vie di Bergamo la promozione in serie A dell’Atalanta, all’inizio di maggio, non c’era tutta la città. Mancava, senz’altro, Alessandro Moroni, geologo, tra i promotori del Comitato del Parco agricolo ecologico della cintura Sud di Bergamo. Il ritorno in serie A della squadra orobica dà nuovo slancio al progetto di realizzare una “Cittadella dello sport”, il nuovo stadio di proprietà dell’Atalanta con annessi spazi commerciali e servizi.
Che, per decisione dell’amministrazione comunale, troverà spazi edificabili proprio sui terreni del Parco agricolo, un Plis (Parco locale di interesse sovracomunale). “La proposta del Parco -racconta Moroni- era stata avanzata nel 2004, elaborata da 3 o 4 comitati della zona insieme a Legambiente, Wwf e Italia Nostra. Nella zona a Sud di Bergamo esisteva una situazione di grave inquinamento, dovuta alla realizzazione di nuove grandi infrastrutture, come l’asse interurbano, e dell’aumento dell’attività dell’aeroporto di Orio al Serio (vedi qui sotto). Con il progetto originale avremmo ‘salvato’ 390 ettari, aree verdi fondamentali per realizzare una connessione tra le aree agricole di pianura e il Parco dei colli, l’altro Parco locale riconosciuto dalla Provincia di Bergamo, un’esigenza anche secondo il piano regolatore allora in vigore a Bergamo”.
Alla fine, però, il Parco è di 300 ettari. Lo “stralcio” più importante riguarda il territorio del Comune di Bergamo. Il nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) della città è stato votato nei primi mesi del 2009. Nel dicembre dello stesso anno è iniziata la “partita” delle varianti. Una ha stralciato 35 ettari nell’area del Parco, per la realizzazione della “Cittadella dello sport”. “Non esiste ancora una bozza di progetto, né una planimetria -spiega Moroni-. Ad aprile 2011 è stato presentato alla stampa un rendering dello stadio, ma non è inserito nell’area”.
“Ciò che è successo ha dell’incredibile: hanno fatto una variante previa, prima di conoscere il progetto. Perché fare una cosa del genere?” si domanda Luigi Nappo, ex assessore all’Urbanistica in Comune. Nappo è fondatore e presidente dell’associazione l’Aurora, e in questa veste ha inviato al sindaco Franco Tentorio (Pdl) una lettera relativa alle modifiche al Pgt, e in particolare alla previsione di aree da destinare al “verde per lo sport e il tempo libero” (V9), dove sono ammesse anche “funzioni strettamente correlate alle funzioni principali, finalizzate alla sostenibilità delle attrezzature e/o dei servizi insediati”. In parole povere, metrature da destinare a funzioni commerciali, terziarie e ricettive.
Stadio quindi, ma possibilmente anche centro commerciale: ecco il senso di un progetto da 50 milioni di euro, quello contenuto nei faldoni portati in Comune -ad inizio aprile- dal presidente dell’Atalanta. Il cui nome è Antonio Percassi, ovvero il “campione dei centri commerciali” che controlla l’Orio Center e in città è impegnato in progetti come quello del “polo del lusso” di Azzano San Paolo (vedi Ae 106 e 111), che realizzerà lo stadio (di proprietà della società) in tandem con il gruppo Cividini, famiglia di immobiliaristi bergamaschi proprietari di gran parte delle aree. Quando sarà pronto il nuovo stadio, si aprirà la bagarre sul vecchio Comunale, costruito negli anni Venti: alcune aree dell’impianto sono tutelate, ma al posto delle vecchie curve -così dispone il Piano di governo del territorio- possono sorgere palazzi per 50mila metri cubi.
10:56 Scritto da: laurora2 in - L'AURORANEWS | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: conseguenze, cemento, cittadella orobica | OKNOtizie |
Facebook
17/05/2012
Bergamo: niente "tagliata" al muro di via Autostrada.
La notizia non migliora la situazione, ma non la peggiora neanche, nel senso che la pensata dela "tagliata" non si concilia molto con l'urbanistica ed è meglio riservarla alla cucina. Si sta parlando della proposta di trasferire alcune volumetrie dal cosiddetto "muro" tanto discusso ad una una nuova realizzazione in via Carducci.
L'edificazione di via Autostrada è quella che è. Non c'è bisogno di descrizioni particolari e le immagini parlano da sole. Purtroppo il rimedio escogitato appare peggiore del male al quale si vorrebbe rimediare.
Infatti la soluzione iipotizzata sarebbe la seguente: nessun miglioramento per via Autostrada e peggioramento dell'impatto del nuovo albergo previsto in via Carducci al quale dovrebbero essere aggiunte le volumetrie tagliate. Quest'ultima costruzione, ricordiamo, è sulle aree verdi in fergio a via Carducci, in parte destinate ad orti urbani ed è nei pressi del Colle della Benaglia. E fermiamoci qui.
l.n.
Ecco, di seguito, la notizia come riportata da ecodibergamo.it.
"Nessun taglio in via Autostrada. L'operatore (l'immobiliare Bruman's che fa capo all'imprenditore Bruno Scarpellini) non può aspettare all'infinito. Così almeno sull'edificio già realizzato, quello destinato al centro direzionale e al supermercato, non ci sarà alcuna modifica.
La società ha ritirato la richiesta di variante depositata a Palafrizzoni e ora procederà secondo le autorizzazioni rilasciate originariamente. Non cambierà granché perché le volumetrie dovrebbero diminuire soprattutto nel secondo lotto, quello riguardante l'albergo, dove le previsioni parlano di circa 2.700 metri cubi in meno, mentre il famoso taglio «a fetta di salame» sulla costruzione attuale ne avrebbe fatti sparire solo 120. Si tratta comunque di un segnale che dà la misura di quanto la vicenda si stia complicando.
"Dallo scorso ottobre – sottolinea lo stesso Scarpellini – stiamo pagando penali mostruose legate al fatto che il primo edificio non è stato ancora completato e che in tal senso ci eravamo impegnati con il gestore del supermarket inaugurato a marzo. La sostanza comunque non cambia: presenteremo al più presto il nuovo progetto per l'albergo. Vorrei ricordare che il nostro è un intervento legittimo per il quale sono stati regolarmente pagati un milione e 200 mila euro di oneri di urbanizzazione. Sinceramente se non piace siamo anche disponibili a buttarlo giù: diteci però a chi dobbiamo presentare il conto".
13:57 Scritto da: laurora2 in - L'AURORANEWS | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: niente, tagliata. muro, via autostrada | OKNOtizie |
Facebook
15/05/2012
Urbanistica e consumo del suolo:a Bergamo i fatti distanti dalle parole.
In materia di consumo del suolo in questi giorni si leggono dichiarazioni a dir poco allucinanti. Tutti a buttarsi sul tema senza tener conto dei comportamenti e degli atti assunti sull'argomento. A cavalcare l'onda si nota anche l'assessore regionale all'urbanistica Daniele Belotti che attribuisce alla sua legge capacità che non ha. Ma a disturbare è soprattutto il suo modo di operare in concreto. Infatti, a Bergamo egli è il più grande sostenitore, assieme al sindaco Tentorio, della proposta di cementificazione del Parco Agricolo di 600 mila metri quadrati destinati a PLIS. Una riserva ambientale che dovrebbe cedere il posto ad una cittadella dello sport corredata da circa 50 mila metri quadrati di strutture commerciali.
Naturalmente le responsabilità non sono esclusivamente sue, ma sono da dividere con chi a Bergamo ha sconvolto le previsioni urbanistiche con varianti di destinazioni a favore di soggetti privati.
A questo c'è da aggiungere la gestione deficitaria delle aree pubbliche dismesse: la più grande, quella degli Ospedali Riuniti, ha un futuro ignoto grazie alla miopia politica che ne ha decretato la quasi totale privatizzazione. Oggi sulla stampa si è parlato di riduzione degli spazi universitari, dove per " riduzione" deve intendersi cancellazione del Campus universitario previsto per 15 anni nelle scritture urbanistiche di Bergamo. E a distanza di dodici anni dall'accordo di programma non sono ancora riusciti a vendere l'area destinata a rimanere un enorme contenitore vuoto e fonte di degrado per i prosssimi dieci anni.
12:45 Scritto da: laurora2 in - L'EDITORIALE di Luigi Nappo | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: urabnistrica, consumo del suolo | OKNOtizie |
Facebook
14/05/2012
Salviamo il paesaggio! di Luca Martinelli. Manuale per difendere il territorio da cemento e altri abusi: tutte le azioni di tutela.
Salviamo il paesaggio!
di Luca Martinelli
Manuale per difendere il territorio da cemento e altri abusi: tutte le azioni di tutela, dai comitati ai ricorsi
“Fermare il cemento e il consumo di suolo fertile deve diventare una delle priorità di un Paese che si voglia chiamare civile” (dalla prefazione di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food).
Questo libro è un vademecum per passare all’azione: un “manuale di partecipazione” che raccoglie tutte le risorse a disposizione del cittadino per far valere i propri diritti e tutelare il territorio e racconta 19 “storie da copiare”, dalla resistenza dei comitati alle scelte virtuose delle pubbliche amministrazioni.
Luca Martinelli è giornalista di “Altreconomia”. È autore di “Imbrocchiamola”, “L’acqua (non) è una merce”, “Le conseguenze del cemento” (Altreconomia Edizioni) e di “La caduta di Stalingrado” (Castelvecchi). Cura il blogwww.altreconomia.it/leconseguenzedelcemento
Con la prefazione di Carlo Petrini fondatore di Slow Food
104 pagine – ISBN: 9788865160657
Disponibile dal 14 maggio
Prezzo socio: 3.00€
20:07 Scritto da: laurora2 in - INFO | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: salviamo il paesaggio | OKNOtizie |
Facebook
Orti urbani: un fenomeno in crescita.
da Architetturasostenibile.it L’agricoltura amatoriale non è più una moda, ma una realtà: lo confermano i dati pubblicati da Osservatorio Nomisma, una delle principali società operanti in campo nazionale, da sempre attiva nella ricerca economica a livello nazionale ed europeo, nello studio ‘Vita in Campagna’ che ha cercato di definire un identikit di queste 2,7 milioni di persone che in Italia si occupano di orti urbani. Se pensavate che questa fosse un’attività praticata prevalentemente da pensionati e casalinghe siete fuori strada, il parterre è decisamente più omogeneo: impiegati (12%), operai (10%), lavoratori autonomi, commercianti e imprenditori (8%), insegnanti (4%) sono di fatto esempi di nuovi agricoltori urbani che praticano questo hobby spinti dal desiderio di trovare sulle proprie tavole prodotti sani (60%) magari riuscendo a risparmiare anche un po’ (18%). Tali soggetti, sottolinea Massimo Spigola, responsabile dell’Area Agricoltura e Industria Alimentare di Nomisma, spesso non rientrano nei rilevamenti statistici poiché non coltivano la terra per professione pertanto, a causa di questo, «resta molto spesso sottovalutata la produzione di benefici ambientali e territoriali».
Sempre più frequentemente il confine del balcone di casa viene superato: si formano così orti e giardini condivisi di cui si prendono cura cooperative, associazioni o più semplicemente gruppi di famiglie che decidono di recuperare un terreno abbandonato del quartiere per coltivarlo. Probabilmente il segreto del successo di queste iniziative risiede anche nella possibilità di creare relazioni sociali attraverso la condivisione di un comune modo di pensare: ne è una dimostrazione la frequenza con cui associazioni impegnate nella gestione di orti urbani organizzino corsi di apprendimento, spesso affollatissimi, per imparare le principali tecniche per coltivare un orto sul balcone.
Come ho accennato prima, il fenomeno è in decisa crescita in Italia e, con orgoglio meridionale, noto che, almeno in questa occasione, tale crescita è costante sia al nord che al sud: orti urbani autorizzati e non, sono presenti oramai in buona parte delle nostre città e spesso sono proprio le amministrazioni ad affidare ai gruppi di cui sopra parti di territorio da poter coltivare.
Orti urbani a Torino
nel caso di “TOCC -Torino Città da Coltivare”, progetto proposto dall’assessore all’Ambiente della Città Enzo Lavolta , si è reso necessario addirittura approvare un piano di analisi, censimento, riqualificazione e gestione delle aree verdi utilizzate in tal senso, alla luce del fatto che a Torino esistono ben 400 orti urbani dislocati negli ex-quartieri dormitorio degli operai.
Orti urbani a Bologna
A Bologna registriamo la collaudata collaborazione tra associazioni e Comune che, per l’occasione ha addirittura istituito un portale on line in cui poter controllare la disponibilità di parti di terreno da poter coltivare ed eventualmente farne richiesta.
Orti urbani a Roma
A Roma gli architetti Luca D’Eusebio, Andrea Mangoni e Silvia Cioli, attraverso il progetto Zappata Romana, hanno censito circa 100 orti urbani. E’ l’arch. D’Eusebio ad illustrare i progetti più importanti: «A San Lorenzo, storico quartiere centrale, tre associazioni hanno strappato un fazzoletto di terreno ai privati per costruire un’area di socialità realizzando un parco giochi, un orto, spazi per la convivialità. Alla Garbatella le associazioni, insieme ad alcune famiglie, hanno recuperato un’area vicino alla sede della Regione in attesa di una trasformazione edilizia, per realizzare gli orti urbani comunitari».
Orti urbani a Napoli
Nel popolare (e popoloso) quartiere napoletano di Soccavo, a seguito di un’idea di un gruppo di residenti e grazie all’intervento tempestivo degli amministratori locali, un vasto terreno abbandonato è stato recuperato e suddiviso in 13 parti ciascuna delle quali affidata a 14 anziani: un ottimo modo per migliorare la qualità del territorio fornendo agli anziani, oltre che un’occupazione, anche un luogo di incontro e di scambio.
Sulla base dell’esito decisamente positivo dell’orto di Soccavo, di recente ne è stato inaugurato un altro sulla collina del Vomero.
Orti urbani a Bari
Nel quartiere di Japigia a Bari, è stato inaugurato da poco il primo orto urbano, sorto su di un terreno di proprietà del parroco: cinquemila metri quadrati di terra che sono stati resi coltivabili grazie ad un eterogeneo gruppo di promotori costituito da forze pubbliche e private. L’associazione Ortocircuito si occupa della gestione organizzando anche corsi di apprendimento per chi volesse cimentarsi nella coltivazione.
Orti urbani in Sardegna
Anche in Sardegna, precisamente a Settimo San Pietro, lo scorso anno è stato inaugurato ‘L’orto di Emilio’, nato dalla collaborazione tra la Onlus terraterra ed il Comune, che ha concesso in uso all’associazione circa 1100 mq di terreno incolto di sua proprietà: è composto da un’area comune e da piccoli lotti di 25 mq ciascuno da affidare a quanti se ne vorranno occupare.
Quali conclusioni trarre da questo brevissimo excursus sugli orti urbani in Italia? Al di là deibenefici a livello ambientale e delle occasioni di incontro e condivisione che questo genere di iniziative possono portare, io metterei l’accento anche sul fatto che attività come questa, in cui è solo la natura a dettare i tempi ed i modi per ottenere risultati, ci possono regalare una preziosaoccasione per sfuggire per qualche ora alla velocità delle nostre giornate.
19:06 Scritto da: laurora2 in - L'AURORANEWS | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: orti urbani, fenomeno. in crescita | OKNOtizie |
Facebook






