Consumo di suolo. L’Italia perde ancora tre metri quadrati al secondo

Ruspe

Tra il novembre 2015 e il maggio 2016, il nostro Paese ha “alterato” 50 chilometri quadrati di territorio. 30 ettari al giorno. Spendendo oltre 900 milioni di euro l’anno. È quanto emerge dal nuovo Rapporto dell’ISPRA presentato il 22 giugno. A questa velocità -lenta, “grazie” alla crisi- perderemo 3.270 chilometri quadrati entro il 2050. Termine che l’Unione europea ha previsto per il “consumo zero”

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Tre metri quadrati al secondo. È la velocità di trasformazione alla quale il nostro Paese ha perso irreversibilmente territorio naturale e agricolo tra il novembre 2015 e il maggio 2016, il periodo d’osservazione del “Rapporto sul consumo di suolo in Italia 2017”curato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e presentato il 22 giugno.

Rispetto al 2000 -quando si registravano picchi di 8 metri quadrati al secondo- il consumo di suolo italiano ha visto “consolidarsi” un rallentamento che però non è ancora “sufficiente”. “Le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 50 chilometri quadrati di territorio -si legge infatti nel Rapporto-, ovvero, in media, poco meno di 30 ettari al giorno”.

“È un valore pari a 200mila nuove villette o 2.500 chilometri di autostrada -spiega ad Altreconomia Michele Munafò, del Dipartimento ISPRA per il Servizio geologico d’Italia nonché coordinatore tecnico-scientifico della ricerca-. A questa velocità, peraltro piuttosto bassa a causa della crisi economica, perderemmo ulteriori 3.270 chilometri quadrati entro il 2050, con punte di 8.326 chilometri quadrati nel caso di una rincorsa impressa dalla ripresa economica”. Il 2050 è il termine che l’Unione europea ha posto per “fermare” il consumo di suolo, cioè azzerare la velocità di trasformazione. È un obiettivo fondamentale per un Paese che -dati del del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) alla mano- vede ormai “intaccati” dal consumo di suolo oltre 23mila chilometri quadrati, il 7,6% della superficie territoriale.

Tra il 2000 e il 2006 la perdita media nell’Ue è cresciuta del 3%, con picchi del 14% in Irlanda e Cipro e del 15% in Spagna. Nel periodo 1990-2006, 19 Stati Membri hanno perso una potenziale capacità di produzione agricola pari complessivamente a 6,1 milioni di tonnellate di frumento (ISPRA, 2017)

“Le aree più colpite -spiega l’ISPRA- risultano essere le pianure del Settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane, delle fasce costiere, in particolare di quelle adriatica, ligure, campana e siciliana”. In testa c’è la Lombardia, “con quasi 310 mila ettari del suo territorio coperto artificialmente (circa il 13% dei 2,3 milioni di ettari del consumo di suolo nazionale è all’interno della regione Lombardia), contro i 9.500 ettari della Valle d’Aosta”.

Volgendo lo sguardo al livello provinciale, invece, quella di Monza e della Brianza si conferma “quella con la percentuale più alta di consumo di suolo rispetto al territorio amministrato (oltre il 40%), con una crescita ulteriore, tra il 2015 e il 2016, di 22 ettari”. Seguono Napoli e Milano (oltre il 30%), Trieste, Varese, Padova e Treviso. Proprio a Treviso c’è stato l’incremento maggiore: “186 ettari tra il 2015 e il 2016, il valore più alto a livello nazionale”.

La distribuzione territoriale del consumo di suolo dà conto del fatto che “quasi un quarto della fascia compresa entro i 300 metri dal mare è ormai consumato”. Con Marche e Liguria a guidare questa classifica (quasi il 50% del suolo è consumato). Il Paese “mangia terra” non si ferma nemmeno davanti al rischio idraulico, di frana o alla pericolosità sismica: “Il consumo di suolo all’interno di aree classificate a pericolosità da frana -affermano gli autori del Rapporto- è circa l’11,8% (quasi 273.000 ettari) del totale del suolo artificiale in Italia”. Del resto, “Il suolo nelle aree a pericolosità sismica alta e molto alta è consumato con una percentuale di oltre il 7% nelle aree a pericolosità sismica alta e di quasi il 5% nelle aree a pericolosità molto alta, pari ad oltre 860.000 ettari di superficie consumata”.

Ogni anno in Europa è stimato che un’area pari a circa 1.000 chilometri quadrati, più o meno equivalente alla superficie di una città come Berlino, viene definitivamente persa in seguito alla costruzione di nuove infrastrutture e reti viarie (Commissione Europea, 2011)

Perdere suolo non comporta soltanto “degradazione dell’ambiente” o impatti “alti e consistenti”. Determina anche un costo in termini di perdita di servizi ecosistemici -come stoccaggio e sequestro del carbonio, protezione dall’erosione, regolazione del microclima, infiltrazione dell’acqua, etc-. Nel Rapporto c’è un’interessante “stima preliminare” dei costi annuali minimi e massimi dovuti al consumo di suolo avvenuto tra il 2012 e il 2016 in Italia. Il risultato è impressionante: “l’impatto economico del consumo di suolo in Italia varia tra i 625,5 e i 907,9 milioni di euro l’anno, pari ad un costo compreso tra 30.591 e 44.400 euro per ogni ettaro di suolo consumato”.

Michele Munafò elenca i “settori” che hanno contribuito al consumo di suolo. “Le principali trasformazioni che abbiamo misurato sono legate a opere pubbliche e a massicci interventi logistici, come ad esempio i poli del commercio. L’edilizia è concentrata nelle zone urbane e periurbane a bassa densità”.

L’obiettivo “consumo zero” fissato al 2050 ha bisogno di un alleato che per Munafò deve essere “una legge chiara ed efficace che orienti in maniera netta le politiche locali, perché è a quel livello che si assumono le decisioni”. Il punto, però, è che la legge in discussione in Parlamento –attualmente è ferma al Senato– desta più di una perplessità. Il Rapporto è netto. A proposito delle definizioni contenute nel testo rileva come “contrariamente a quelle utilizzate dall’Unione europea”, queste “appaiono limitative, non considerando il consumo di suolo in tutte le sue forme e rappresentando allo stesso tempo un potenziale ostacolo al suo reale contenimento”. Una situazione “ambigua” che “potrebbe, tra l’altro, causare anche un rischio di shifting, con la possibilità di ottenere un effetto negativo legato alla localizzazione nelle aree ‘non vincolate’ del consumo di suolo previsto nelle aree ‘vincolate’”. Motivo per cui “sarebbe auspicabile una revisione del testo normativo finalizzata a semplificare la procedura e a rivedere i criteri di esclusione contenuti nel disegno di legge”.

Aeroporto Orio al Serio. Promesse tradite

Aeroporto Orio

Aeroporto Orio

 

Terzo Aeroporto d’Italia. Undici milioni di passeggeri in un anno e si lavora per aumentarli. Il nuovo presidente appena eletto (Roberto Bruni) che chiarisce subito : “per adesso non si parla di riduzione dei voli”. Il sindaco Giorgio Gori aveva promesso un percorso inverso, nel senso di puntare all’obiettivo della riduzione dei voli. Intanto la qualità della vita nei quartieri di Colognola, Campagnola e ora anche al villaggio degli sposi peggiora. I ragazzi che giocano negli oratori o nei parchi lo fanno nel tratto di decollo sotto il massimo delle emissioni nocive. La Giunta di Bergamo agisce come un’azienda di promozione turitstica lavorando prevalentemente sugli eventi in centro città. I giornali raccontano questi record degli affari sull’aumento dei voli e dei passeggeri. Ma qualcuno l’ha capito che esistono dei grossi problemi ambientali e dei rischi seri per la salute dei cittadini?

 

Dal Corriere delle sera:

“L’aeroporto di Orio al Serio è al terzo porto per numero di passeggeri tra gli scali italiani. Lo dicono i dati raccolti da Enac nel 2016. Da Orio sono passati circa 11 milioni di persone, pari al 7,3% in più rispetto al 2015. In testa alla classifica c’è Fiumicino con oltre 41,5 milioni 8+3,3%) di passeggeri e poi Milano Malpensa con 19,3 milioni di passeggeri (+4,7%). Quarto Milano Linate con 9,6 milioni (invariato sul 2015). In totale, i passeggeri transitati negli aeroporti italiani nel 2016 hanno superato i 164 milioni con un aumento che sfiora il 5%.

In deciso aumento nel 2016 anche il trasporto cargo (+6,1%), che vede Malpensa al primo posto con un incremento del 7,4% su anno, seguito da Fiumicino e Bergamo. Per quanto riguarda le compagnie aeree, «per il 2016 la graduatoria totale di collegamenti nazionali e internazionali vede al primo posto la compagnia irlandese Ryanair, con Alitalia al secondo posto, ma che si conferma primo vettore per i collegamenti nazionali», si legge nella nota.”

 

 

 

Aeroporto Orio: Il Comune di Bergamo e la politica da che parte stanno?

Aeroporto Orio

Aeroporto Orio

 

 

 

 

Il Comune di Bergamo da che parte sta? Durante la campagna elettorale  Giorgio Gori si espresse a favore della riduzione dei voli. Ora non si capisce più la strategia del sindaco che siede anche nel consiglio di amministrazione della Sacbo. Egli tenta di temporeggiare rispetto alle richieste degli altri sindaci dei paesi coinvolti che chiedono la moratoria sull’aumento dei voli. L’esatto opposto delle intenzioni della Sacbo che puntano allo sviluppo dei voli. Gori è solito rilasciare ampie interviste sui vari temi della vita pubblica e della politica, ma su questo argomento si è chiuso a riccio. Lunghi fiumi di inchiostro per gli eventi,  le feste, le inaugurazioni, ma sulla salute dei cittadini il sindaco passa la mano. Interessante in proposito un passaggio di un articolo apparso oggi sul Corriere/Bergamo :”Sacbo è concessionaria di Orio, con Enav che obbliga i concessionari a piani di sviluppo. Nessuno può obbligare Sacbo a mettere un «tappo» al traffico aereo. Quella che entra in gioco è piuttosto una sensibilità che afferisce, in particolare, all’azionariato pubblico che nella società riveste un ruolo non secondario.”   

Questo vuol dire che l’azionariato pubblico non può continuare a galleggiare. I partiti della maggioranza si sono tenuti alla larga dall’argomento con l’intento evidente di non mettere in difficoltà il primo cittadino L’unica certezza ad oggi è che si avvicina il Radici III.

http://bergamo.corriere.it/notizie/economia/17_marzo_23/bilancio-sacbo-volano-ricavi-utili-26252f58-0fc1-11e7-94ba-5a39820e37a4.shtml

Bergamo. Si ritorni all’Urbanistica.

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L’ultimo Piano di Governo del territorio di Bergamo è stato adottato nel 2008 e approvato a maggio del 2009. Terminate le varie proroghe di fatto previste dalla legge regionale, sarebbe utile adeguare ora le previsioni urbanistiche in quanto quelle attuali non hanno alcuna rispondenza con la realtà.  Questo per il mutato andamento demografico e per il superamento già maturato di molte scelte. Se teniamo conto che per portare a termine l’approvazione di un  nuovo PGT occorrono  almeno dai 18 ai 24 mesi si arriva alla fine del mandato di questa giunta.

Serve un nuovo PGT? Certamente si per una serie di motivi, tra i quali i prevalenti sono: a) è mutato gran parte dello scenario complessivo previsto, a partire da Porta Sud che prevedeva circa un milione di metri cubi edificabili; b) il PGT del 2009 ha costruito le sue quantità (cira 4,5 milioni di metr icubi) su un prevedibile aumento della popolazione a circa 140 mila abitanti (evento per niente probabile). c) non si può continuare all’infinito con l’urbanistica fai da te, o con l’urbanistica contrattata su input dell’imprenditore di turno; d) non è bello che a decidere dove e in quale edificio collocare alcune funzioni importanti sia il sindaco e non  un urbanista senza una visione unitaria della città. Si ragiona sempre su spezzoni del territorio e non su scala urbana. Ricordo che nei decenni scorsi la sinistra ha sempre avversato l’urbanistica contrattata e ha sempre enfatizzato (anche oltre ogni limite) la pianificazione. E’ ora  che l’urbanistica a Bergamo ritorni alla normalità.

 

Diecimila metri quadrati di parcheggio ad Astino.

ASTINOOggi il Corriere della Sera dedica una pagina intera al parcheggio di Astino. Il servizio riporta un questionario con domande rivolte ai visitatori (estate 2016) sulla modalità utilizzata per raggiungere il sito. Risposte : a) nessuno ha utilizzato i mezzi pubblici; b) il 65,5% con l’automobile; c) il 28,3% a piedi; d) il 3,5% in bicicletta; e) il 2,8% moto. Attualmente il parcheggio a pagamento di Astino in via Ripa Pasqualina è dimensionato su una superficie di 3.500 metri quadrati, ma l’assetto a regime prevede oltre 10.000 metri quadrati di superficie fondiaria in un’area molto delicata. In una relazione del Centro studi del traffico dello Studio Percudani e Minoia di San Donato Milanese si riporta che “la sosta di via Ripa Pasqualina solleva molteplici problematiche alcune di carattere ambientali e altre di carattere quantitativo”. Naturalmente si rinuncia definitivamente all’opzione (che dovrebbe essere quella privilegiata) del servizio pubblico e si accetta l’accesso con l’auto in misura non coerente con il contesto interessato. Questo quanto riportato dal giornale. Cosa ne pensa il Consiglio comunale di Bergamo? E il Parco dei Colli?  E’ questo il prezzo da pagare per inserire “Il Corso di Alta Cucina” ad Astino al quale qualcuno è tanto affezionato? 

Con Gori diminuisce la vivibilità di Bergamo

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La Giunta Gori non sta facendo molto per migliorare la vivibilità di Bergamo. Anzi, sta producendo provvedimenti che vanno in direzione contraria. Chi vive la città non può non accorgersi che alcune politiche risultano contraddittorie e confuse, producendo l’abbassamento della qualità della vita dei bergamaschi. Questa mattina, domenica, è entrata in vigore la disposizione che prevede il pagamento della sosta in città. Quindi, chi non vuole pagare il parcheggio è pregato di servirsi dei mezzi pubblici. Bene. Guardo la tabella degli orari e mi accorgo che la linea 2 prevede appena due corse ogni ora (nel mio caso la prima alle ore 10,08 e la seconda alle 10, 32 (questa linea, tra l’altro, è quella che serve il nuovo ospedale alla Trucca). E allora? Cosa scegliere il salasso del parcheggio o una lunga sosta al freddo in attesa del bus?  Scelgo la seconda via anche perché da una vita sono abbonato all’ATB.. Sabato pomeriggio si va al cinema in centro, spettacolo delle ore 18. Bene, 7,50 euro per il biglietto e 6 euro per il parcheggio. Il tutto perché il bus in città dopo le 20 è merce rara e l’attesa alla fermata è lunghissima. Con queste temperature è una vera tortura.  Allora per il futuro sarà meglio andare all’UCI cinema di Curno con parcheggio gratuito. Ma so che questo comporterebbe la chiusura delle sale cinematografiche in centro con tutte le conseguenze sulla sua progressiva  desertificazione . Cosi come, per fare un esempio, conviene molto di più andare da Zara all’Orio Center piuttosto che a quello di via XX settembre. Meglio dimenticare, per carità, l’affermazione dell’assessore: “aumentiamo le tariffe per incentivare il trasporto pubblico”. Abbiamo un sindaco che ha vissuto pochissimo questa città, che non conosce la quotidianità dei problemi e, quindi, non ci lavora. Un sindaco che si appassiona molto di più agli eventi. Pare che di questi eventi il più significativo sia stato l’abbraccio lungo le mura……e questo è tutto.

l.n.

Il Sentierone terra di nessuno.

SentieroneQuello che era il salotto buono della Città è diventato un luogo dove si registrano scorrerie e rapine con una frequenza ormai preoccupante. La comandante dei vigili che afferma di aver saputo della  nuova rapina alla gioielleria Curnis attraverso internet. I commercianti che attaccano: “ormai non avvisiamo neanche più i vigili”. La passeggiata pre-cena non esiste più, il Comune riserva alla zona solo una luce flebile. Quella davanti al Chiesa di San Bartolomeo è una delle zone più buie in assoluto e non fa più da richiamo.  Qualche assessore ha tirato fuori una battuta che denota poca dimestichezza con la materia , del tipo “aspettiamo il concorso di progettazione del Sentierone”. Si vuole che un architetto risolva un problema che ha radici in scelte urbanistiche errate, in una valutazione sbagliata dell’impatto dei centri commerciali ( nel Piano di Governo del Territorio sono previsti circa 160.000 metri quadrati di nuove  superfici commerciali ), in una politica della mobilità che scoraggia il raggiungimento del centro non solo alle auto. Un servizio di trasporto urbano legato prevalentemente agli orari scolastici e assolutamente inadeguato a una media città come Bergamo

Gli uffici pubblici stanno andando via dal centro e non si sa niente delle future destinazioni, Si è rinunciato volutamente alla pianificazione e ora si viaggia su proposte dei privati.  Altri supermercati sono previsti a Borgo Palazzo, altri spazi commerciali (20.000 metri quadrati) nella riqualificazione della ex Ote. Qualcuno ha creduto di poter risolvere il problema con gli eventi o con le bancarelle.  In queste occasioni serali si può passeggiare e visitare un centro  in penombra e illuminato appena dalle luci della bancarelle stesse. Era bello quando si andava in centro per “fare la spesa”. Ora si va in direzione di Curno, di Orio, di Stezzano senza ansia  e si fa tutto in fretta con la disponibilità di centinaia di parcheggi vicini.

l.n.

EX OTE: Nuovo quartiere e palazzetto dello sport.

ImmagineIlComuneLe notizie apparse sulla stampa hanno parlato giustamente dell’area dismessa della Ex OTE di Via Bianzana, ma non hanno precisato che il destino di quest’area è attualmente normato nel Piano di Governo del territorio di Bergamo (Ambito territoriale n.26) con indicazioni di destinazioni precise per quantità e qualità degli interventi. Ci sarà bisogno di una variante al PGT che andrà valutata attentamente dalle commissioni competenti e dal consiglio comunale per tutti gli aspetti urbanistici e finanziari. In particolare andranno valutati i vantaggi e gli oneri delle due parti in gioco ( pubblica e privata). Prima di allora sembrano premature tutte le valutazioni siano esse favorevoli o negative. Ne’ si possono leggere sulla stampa frasi tipo: Paga Gewis!   Bosatelli, con tutto il rispetto, è un imprenditore e non un frate francescano.

Ecco in sintesi le previsioni del Piano di Governo del Territorio sull’area ex OTE e le le novità progettuali presentate sulla stessa area dall’imprenditore Bosatell:

 

PIANO DI GOVERNO DEL TERRITORIO                      PROGETTO BOSATELLI

Nuovo Parco urbano di  30.000 metri quadrati                 25.000 metri quadrati spazi aperti

Nuova Stazione Tranvia San Fermo                                 100 Appartamenti

Parcheggio interrrato                                                         Parcheggio interrato

Nuovo tracciato stradale Via Serassi Circunv.                  Confermato  tracciato stradale

Residenze (in parte sociali) e  terziario                             Arena Palazzetto dello sport

( totale  43.000 metri quadrati)                                          20.000 metri quadr.commerciale

                                                                                           Hotel 100 camere              

Il nuovo progetto:

– prevede 2 importanti novità rispetto al PGT:  20.000 metri quadrati di area commerciale, un nuovo albergo; Arena Palazzetto dello Sport

– non c’ è più la nuova stazione di San Fermo

E’ solo il caso di osservare che i nuovi 20.000 metri quadrati di spazi commerciali andranno a sommarsi ai 160.000 già previsti nel PGT.

 

Periferie, i buchi neri delle città

 dal fatto quotidiano.it Prima dell’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, le città erano il mondo; ora, il mondo è una città. Dentro ai flussi di connessione e interdipendenza, le città continuano ad avere evidenti buchi neri. Nell’ultima campagna elettorale uno dei temi più ricorrenti ha riguardato la condizione delle periferie, luoghi nei quali i candidati-sindaco si presentano in campagna elettorale, salvo scomparire durante i mandati di governo. Nella nostra cultura urbana esiste un errore di fondo: concepire le periferie, sia in fase di progettazione che in fase di gestione, come corpi separati. Siamo incapaci di elaborare l’ambiente urbano come un unico insieme dotato di più centri, un territorio nel quale, omogeneamente, le amministrazioni irradiano i loro servizi.

Persino nelle strategie di comunicazione ciò che accade in centro riguarda tutta la città, mentre ciò che accade in periferia appartiene solo a quella porzione di territorio. Nel recente convegno della Media ecology association presso l’Università di Bologna, tenutasi dal 23 al 25 giugno, (un’associazione mondiale di professionisti le cui competenze diverse si incrociano con la comunicazione) è emersa l’ambizione delle più grandi città del mondo (per l’Italia il caso più evidente è Milano) di esercitare un ruolo internazionale, nelle comunicazioni, nella finanza, nel commercio, quasi nel tentativo di scavalcare lo stato nazionale. Un gigantismo che stride con territori periferici poveri di relazioni.

A Roma, con il tema Olimpiadi, è andata in scena la sproporzione tra ambizioni di crescita, disagio e impossibilità. Tema sul quale esistono visioni contrastanti, tra chi ha avanzato l’idea di ridisegnare la città “sfruttando” l’evento sportivo internazionale (Giachetti) e chi ha continuato a ricordare che la voragine del bilancio comunale, peraltro non ancora esattamente quantificata, non consente avventurosi titanismi (Raggi). Nella recente tornata elettorale, i temi legati all’ambiente sono rimasti in parte oscurati, sovrastati dai richiami alla sicurezza, all’emergenza immigrati e alla corruzione. Eppure la città resta un ambiente dove è altrettanto importante l’aria che respiriamo, la qualità dell’acqua (come e dove si smaltiscono i rifiuti), la tutela degli spazi verdi, aspetti connessi alla salvaguardia della salute dei cittadini.

Sulla più bassa qualità della vita in area urbana incide anche la difficoltà a creare un tessuto associativo al di fuori delle organizzazioni di natura economica. La nuova divisione internazionale del lavoro ha portato alla deindustrializzazione e allo smembramento di reti associative che offrivano occasioni per creare varie comunità. I flussi migratori hanno acuito le sacche di isolamento e di disadattamento sociale. Una tra le principali preoccupazioni di un sindaco dovrebbe essere quella di stimolare, su più livelli, il coagulo associativo. Il web crea straordinarie comunità virtuali, ma non genera coesione sociale e non ha sempre un ancoraggio sulle attività locali dei territori. Quanto emerge dai contributi della Media Ecology Association, in tema di politiche urbane, guarda alla possibilità di creare occasioni di incontro ludiche nelle città, sostenendo che anche il gioco (non virtuale) è un elemento di coesione sociale per fare partecipare e integrare pubblici diversi.

Esiste un movimento mondiale (Playable City Movement) che punta a creare momenti ludici negli spazi urbani, con interessanti iniziative avviate nel recente passato a Stoccolma e a Bristol. Momenti legati al tempo libero ci sono anche in Italia, con la proliferazione di fiere locali e feste di strada, ma quello che ci manca è la messa in sistema delle varie iniziative, al fine di ritessere trame comunitarie. Il gioco è un ponte che accorcia le distanze sociali e le politiche del gioco godono di facile attuabilità poiché, generalmente, sono a basso costo.

La tutela della sicurezza pubblica passa anche attraverso la possibilità di creare coesione sociale, senza dimenticare che una comunità coesa è anche una comunità più solidale. Un’accorta politica mediatica deve partire dall’idea che la città è un mezzo di comunicazione per diffondere ciò che intende realizzare: rendere ciascuno parte di un tutto. In definitiva, una fra le possibili risposte alla disaggregazione del tessuto urbano passa attraverso il recupero collettivo del senso del luogo: di quello che può offrire nel presente, di ciò che ha raccontato nel passato.

di | 30 giugno 2016

Allarme pesticidi nei fiumi e nelle falde Da Arzago a Ponte Nossa limiti superati

Allarme-pesticidi
da L’Eco di Bergamo.
Se su tutto il territorio nazionale le acque di fiumi, laghi e torrenti sono sempre più contaminate da pesticidi, la pianura padano-veneta non è certo indenne.

Da quest’area – che comprende Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto – emergono dati preoccupanti sulla contaminazione delle acque superficiali e sotterranee che superano anche di parecchi punti percentuali la media italiana. La Bergamasca non fa eccezione e stando ai dati del rapporto Ispra diffuso lunedì 9 maggio sia nelle acque superficiali e che in quelle sotterranee si rilevano valori oltre i limiti di numerose sostanze, come il glifosato, usato negli erbicidi.

Nella tabella delle acque superficiali sono indicati valori oltre i limiti nei seguenti comuni: Bonate Sopra, Filago, Ubiale Clanezzo, Albino, Bergamo, Ponte Nossa, Seriate, Mozzanica, Credaro, Palosco, Sarnico, Mornico, Treviglio e Arzago. Nella Bergamasca rilevazioni di acque sotterranee con valori oltre i limiti sono state effettuate invece a Misano, Stezzano, Suisio e Treviglio.