Video opinioni!

Prossimamente, in questa sezione verrà attivato il nuovo servizio di VIDEO COMMENTI per dare voce ed immagine ai bergamaschi a cui potrete partecipare anche voi con commenti ed opinioni.

Se volete diventare i protagonisti di questa iniziativa,  inviateci un’email a l.aurora.bg@alice.it

con l’argomento che volete trattare. Verrete contattati e videoripresi, per poi trasmettere sul blog il vostro commento con i vostri contenuti.

Candidati a confronto su campus e cemento

Estratto da IL BERGAMO del 31-03-2008 

Si prepara il rush finale della campagna elettorale e gli incontri si sussegguono. Stasera alle 18.30 si terrà presso l’Auditorium della Circoscrizione 2, in Largo Roentgen a Bergamo, l’incontro “Da Bergamo a Roma con i Candidati bergamaschi al Parlamento”. L’assemblea, promossa dall’associazione “L’Aurora”, intende sottoporre all’attenzione dei candidati bergamaschi alcuni temi ritenuti prioritari per la comunità, tra cui il rafforzamento delle autonomie locali, il finanziamento delle infrastrutture con particolare attenzione per il trasporto su ferro, la questione dell’Università, la tutela dell’ambiente e la trattazione degli edifici demaniali da dismettere. Sicuri presenti Giacomo Stucchi (Lega), Franco Massi (Udc), Gianfranco Ceci (FI) e Alessandra Gallone (AN). IL Presidente dell’Associazione “L’Aurora”, Luigi Nappo, spiega: «Con questa iniziativa vogliamo confrontarci con i futuri parlamentari sui temi che ci stanno cari. Non ci convince il fatto che non si faccia il campus per l’alibi della mancanza di fondi, che si potrebbero invece reperire. Tra gli altri temi di criticità vi è la forte cementificazione promossa dall’attuale amministrazione per la quale ci siamo già espressi». Tra gli obiettivi dell’associazione vi sono infatti la tutela del territorio e dell’ambiente, la trasparenza degli atti della pubblica amministrazione e la corretta informazione sui temi di importanza primaria per la cittadinanza, con la promozione della partecipazione alle scelte delle istituzioni locali.

L’associazione è presente in internet con un Blog. L’indirizzo è: http://associazionelaurora.myblog.it/

Per informazioni contattare:

Associazione “L’aurora ” Bergamo, l.aurora.bg@alice.it

 

oppure Associazione “L’aurora”, Via Pelandi 29, Bergamo. Tel. 035253952, fax 03519901982.

Da Bergamo a Roma: incontro con i candidati bergamaschi al Parlamento

Lunedì 31 marzo 2008 – ore 18.30

presso l’Auditorium della Circoscrizione 2 del Comune di Bergamo, in Largo Roengten n. 3

l’Associazione L’Aurora organizza l’incontro pubblico

DA BERGAMO A ROMA:

CANDIDATI BERGAMASCHI AL PARLAMENTO

Incontro con i candidati bergamaschi al Parlamento ai quali l’Associaizone intende sottoporre

 una serie di temi ritenuti prioritari per la comunità quali:

rafforzamento delle autonomie locali;

finanziamento infrastrutture a partire dal trasporto su ferro;

università;

tutela dell’ambiente;

edifici demaniali da dismettere

Su questi argomenti e importante conoscere la posizione dei candidati e le azioni che gli stessi si impegnano a porre in essere.

 

La cittadinanza è invitata a partecipare

 

Organizzazione a cura dell’Associazione L’Aurora Bergamo

Aeroporto di Orio: neanche un euro degli utili verrà destinato alla riduzione dell’impatto acustico

Segnalazione di www.fuochidipaglia.it

La SACBO, la società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio, ha dichiarato per il 2007 quasi 10 mio di € di UTILI.
Verranno tutti destinati a riserva.

Ma anche a Bergamo atterra un silenzio da (omissis) ….

Solo un quotidiano (D NEWS) ha fatto presente che, NONOSTANTE in tal senso ESISTA UN PROTOCOLLO FIRMATO TRA SACBO, REGIONE E PROVINCIA DI BG, NEANCHE UN EURO verrà destinato in opere per la RIDUZIONE DELL’IMPATTO ACUSTICO.

Ogni anno la Sacbo avrebbe dovuto versare 2,5 milioni di € per queste importanti realizzazioni. E quelli del 2006 non sono ancora stati spesi.

L’aria è di TUTTI e gli utili solo dei soci?

“Servono i grattacieli a Conca Fiorita?”

Luigi D’Alessandro (architetto, già Consigliere e Presidente Commissione 1 della Circoscrizione 4)

Il dibattito sta crescendo e a questo punto, come cittadino residente in Conca Fiorita, “la” domanda mi “sorge spontanea”: ma sono proprio necessarie le due torri proposte dal progetto di riqualificazione dell’Area SACE di Via Baioni?

Per rispondere a tale quesito, è necessario fare una premessa, conoscere meglio Conca Fiorita. Già Conca Fiorita, non è forse il quartiere dove insiste uno stadio con mille problemi di sicurezza per i limitrofi cittadini residenti e non solo?

Non è il quartiere attraversato da un asse stradale a scorrimento veloce, Via Baioni-Via P. Ruggeri da Stabello, che crea pericolosità ai pedoni con molti incidenti mortali negli ultimi anni?

Non è il quartiere pianeggiante (da qui la denominazione Conca Fiorita) limitrofo al Parco dei Colli di Bergamo e collocato alle pendici del gioiello storico-urbanistico, da tutti invidiatoci,  di Città Alta?

Non è un esempio di quartiere a misura d’uomo, o comunque già ad alta densità abitativa, dove portare 600 abitanti significherebbe rompere l’attuale equilibrio già al limite per i motivi sopracitati?

Dando atto che l’intervento proposto consta non solo delle torri, ma anche di spazi verdi pubblici, di una piazza, di una nuova sede della SACE, di appartamenti nonchè della sistemazione dell’area del Campo Utili, per contribuire al dibattito in corso, a me sembra che una siffatta proposta di intervento innanzitutto non rappresenti compiutamente una “riqualificazione urbana”, come nelle intenzioni, bensì principalmente un tentativo di insediare elementi verticali non prettamente peculiari e rispettosi di Conca Fiorita, se non di Bergamo, con notevole guadagno di volumetria (il doppio) rispetto al PRG vigente al quale è comunque opportuno fare riferimento. Peraltro, apprendo con certa perplessità le motivazioni addotte circa l’individuazione simbolica di un accesso contestualizzato a Bergamo Alta (vi sono già altre porte storiche), il conferire al quartiere di un’identità simbolicamente evidenziata sul territorio ed il minor consumo del territorio (potrebbe bastare non costruire vista la disponibilità di alloggi vuoti). Beninteso, diverso è se l’apertura ad elementi verticali in Bergamo viene svolta secondo una visione più ampia e coordinata nell’ambito di tutto il territorio comunale; la nuova pianificazione comunale con il PGT potrebbe infatti valutare, se effettivamente confermata la necessità di incrementare la popolazione bergamasca da 120.000 a 150.000 abitanti, l’individuazione di aree particolarmente vocate all’insediamento delle “verticalità” in questione, meno centrali e preservando, anche per il futuro, nelle aree limitrofe a Città Alta quanto pervenuto ad oggi per scelta dei nostri genitori.

Ritengo, in questa fase, che, prima di lasciarci prendere dall’entusiasmo per elementi di forte innovazione ed impatto, sull’esempio di altre realtà lombarde (Milano o Brescia), occorra una maggiore riflessione ai fini di una scelta consapevole così da non pentircene. Certamente, l’area SACE dovrà essere riqualificata, anche perché da tempo è stata più volte segnalata come criticità nel quartiere dalla stessa Circoscrizione; non credo però che la soluzione sia nel progetto presentato, con particolare riferimento alla presenza dei due grattacieli, ancorchè architettonicamente studiati; credo invece nella possibilità di giungere, da parte dei proponenti l’intervento, ad una proposta di riqualificazione maggiormente rispettosa del luogo e condivisa dai cittadini del quartiere, da sempre particolarmente sensibili a preservare il proprio territorio da elementi non pertinenti.

 

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“No ai grattacieli a Conca Fiorita” raccolta firme contro il progetto

 Estratto da DNEWS del 28/03/2008

Ottomila metri di parco urbano, una piazza da 6mila, parcheggi interrati ma anche due grattacieli da 15 e 13 7824eaf54ab58a7ebf9d31474098edee.jpgpiani, 180 nuovi appartamenti che potrebbero ospitare fino a 600 persone: l’intervento proposto per l’area Sace crea perplessità all’interno del consiglio della quarta Circoscrizone e tra i residenti, che non escludono di lanciare una raccolta firme per dire no alle due torri da 50 piani. La paura è che si ripeta quanto è successo sul terreno una volta occupato dalla Magrini, in via San Bernardino? «Il timore onestamente c’è – spiega il presidente del quarto parlamentino Alessio Saltarelli – l’aumento di volumetria rispetto all’intervento previsto dal vecchio piano regolatore è importante. Bisognerebbe sapere a chi giova, cosa ottiene il Comune in cambio». A Saltarelli l’idea di avere un paio di grattacieli nel quartiere proprio non piace: «Si chiama Conca Fiorita perché è una conca, è pianeggiante. Mettere due torri di 15 piani vuol dire togliere la vista su Città Alta a tutte le villette che stanno dietro, alte al massimo 4 piani. E proprio il piano regolatore, che è ancora vigente, prevedeva prima delle modifiche un intervento che in altezza non avrebbe superato questo limite». A minacciare le barricate ci pensa Luisa Pecce, consigliera circoscrizionale in prima fila anche con il comitato “No allo stadio”, che tra 2006 e 2007 si era opposto con successo ad un altro megaprogetto in zona, la ristrutturazione dell’impianto Atleti azzurri d’Italia mai approvata anche per le accese proteste dei cittadini. Nel caso dello stadio centinaia di firme erano state raccolte e consegnate all’amministrazione. E per la Sace non si esclude di fare lo stesso: «La gente mi ferma per strada, chiede di fare qualcosa – spiega Luisa Pecce – oggi sono andata a prendere il giornale e una signora mi ha detto: “Dove posso fi r mar e?”. Ci stiamo già organizzando». E proprio per discutere del progetto la rete “Il mosaico”, di cui la signora Pecce fa parte, organizza un’assemblea pubblica per venerdì 4 aprile alle 20.45, al centro risorse di via Ruggeri da Stabello. Luisa Pecce abita proprio a fianco della Sace, e sulle nuove costruzioni ha un’idea precisa: «Ho provato a fare il paragone tra il vecchio piano regolatore e il nuovo piano integrato di intervento: raddoppiano le cubature, erano previsti spazi sociali che oggi sono spariti e perfino una palestra. Più nulla, solo questi due palazzoni che non c’entrano niente con il resto del quartiere». Il problema è anche di merito, oltre che di forma: «Che senso ha portare più abitanti a Bergamo, e in questo quartiere in particolare? Sapete cosa vuol dire avere 600 abitanti in più, anche in termini di traffico? Soprattutto quando le due arterie della zona, via Baioni – Ruggeri da Stabello e via Crescenzi, sono già al limite della capacità. Bergamo ha già una densità abitativa tra le più alte d’Italia, non mi sembra il caso di aumentarla ancora>. Parlando con chi nel quartiere ci vive, le perplessità emergono evidenti. Il signor Paolo Marchesi, impiegato, nemmeno sapeva del progetto di intervento, e sembra non crederci: «Quindici piani? Impossibile. Come si fa a pensare di costruire un mostro così a poche decine di metri dalle Mura?». La signora Claudia, commessa residente in via Crescenzi, è arrabbiata: «Ci mancano solo altre abitazioni per peggiorare la situazione del traffico. Se i nostri politici comunali pensassero invece di portare lo stadio lontano da questo quartiere, come promettono da troppi anni…». L’unico possibilista è un pensionato che preferisce non dirci il suo nome: «Altri due palazzoni? E pensare che solo quarant’anni fa qui c’era solo prato e qualche cascina. Un altro po’ di cemento in più non farà poi tanta differenza».

Leggi o scarica l’articolo (PDF) pubblicato su DNEWS del 28 marzo 2008 di Mara Mologni

NO AI GRATTACIELI A CONCA FIORITA.pdf 

I residenti della Quarta Circoscrizione si preparano alla mobilitazione per una raccolta firme contro il progetto. 

Per informazioni contattare il Comitato di Quartiere IL MOSAICO: ilmosaico@live.it

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Porta Sud: il nuovo centro della Grande Bergamo

(Estratto da http://www.portasudbergamo.it )

Il progetto urbano per l’area di Porta Sud affronta tematiche ricorrenti in aree urbane particolarmente reattive, in prossimità a infrastrutture della mobilità e in condizione di radicale ripensamento di destini insediativi. In particolare il progetto di Porta Sud esprime la volontà di delineare una Nuova centralità della Grande Bergamo interconnessa con i sistemi di trasporto locale, nazionale, e continentale, e la necessità di superare la dimensione vincolistica insita nei piani attuativi convenzionali delineando forme di progettazione processuale.

NUOVA CENTRALITA’

La prima tematica ha imposto di superare i condizionamenti della pianificazione precedente (Progetto Valle, Progetto Norma 11, Masterplan 2002) improntati prevalentemente su un principio teso a estendere le funzioni urbane in continuità con la città esistente sull’area dello scalo ferroviario.

La tematica trainante di ‘Polo intermodale’, e le evidenti relazioni con l’aeroporto Milano-Orio al Serio in forte espansione, hanno suggerito al progetto di guardare l’area di Porta sud ‘dal territorio’ e non più, e unicamente, ‘dalla città’. L’idea di riformulare una Nuova centralità, capace di fruire di una condizione di alta accessibilità regionale e continentale, permette di pensare nuovi usi, nuove forme di abitabilità, nuove intensità di relazioni, che possano essere complementari e sinergici con la città esistente.


PROGETTO COME PROCESSO

La seconda tematica riguarda la necessità di superare l’ancora diffusa prassi di fissare un ‘planivolumetrico’ cristallizzato da imporre con rigide norme di attuazione, e avviare viceversa una forma di progettualità urbana in grado di innescare un processo da governare.

Il ‘Progetto urbano coordinato’, come si è affacciato in questi ultimi venti anni in ambito europeo, sembra essere finora una delle poche forme di progetto inteso come processo e una delle poche via percorribili, nella finalità di dare forma e certezze attuative a parti di città realizzate nell’unità di tempo, spazio, e processo economico, in un arco temporale che può andare dal lustro al decennio. Villa Olimpica a Barcellona, Parco di Bercy a Parigi, Borneo Sporenburg ad Amsterdam, Euralille a Lille, Garibaldi Repubblica a Milano, Potsdamer Platz a Berlino, sono esempi significativi dell’efficacia di tale approccio alla costruzione della città contemporanea.

In questa circostanza una forma di regia progettuale da avviare contestualmente all’iter approvativo convenzionale (PII o Accordo di Programma) diviene condizione indispensabile per governare un’attività progettuale che può vedere implicate molteplici competenze progettuali (progettazione architettonica, progettazione infrastrutturale, progettazione paesaggistica ) e una pluralità di architetti, coinvolti con incarichi diretti o con selezione tramite forme concorsuali.

Perché la regia progettuale possa valorizzare le diverse competenze tecniche coinvolte è necessario individuare regole del gioco progettuale, principi insediativi stabili da reinterpretare mediante l’esercizio critico di progetti architettonici successivi.

 


I PRINCIPI INSEDIATIVI STABILI

I principi insediativi stabili del progetto Porta Sud riguardano gli aspetti topografici, infrastrutturali e morfologici.

Aspetti topografici:

Sono i tempi lunghi di sedimentazione della città, i condizionamenti pre-architettonici e pre-urbanistici che fissano e orientano in modo silente, ma persistente, gli elementi di stabilità della Forma urbis. Il progetto Porta sud acquisisce, e cerca di ancorarsi, alla grande inclinata della piana da nord-ovest a sud-est, su cui si è strutturata la campagna irrigua tre-quattrocentesca e la città nei secoli, di cui l’addizione piacentiniana diviene, nel novecento, significativa interpretazione.

Aspetti infrastrutturali:

Il progetto Porta Sud, per poter esprimere credibilità attuativa e diventare al contempo un progetto relativamente autonomo ma integrato alle dinamiche di trasformazione della Città di Bergamo e della Grande Bergamo, affronta questioni che trascendono la ‘scala locale’ e i vincoli dei confini di proprietà dello scalo, per riconsiderare l’accessibilità a ‘scala intermedia’, sia per quanto concerne la viabilità su gomma che quella ferroviaria e tranviaria.

Aspetti morfologici:

I principi insediativi e morfologici del progetto Porta sud partono dall’assunto della necessità di superare la barriera ferroviaria ( una fascia di circa un chilometro e mezzo di lunghezza per ottanta metri di larghezza ) non unicamente in termini funzionali (con passerelle, ponti o sottopassi, come le soluzioni previste dai progetti precedenti)) e neppure in termini simbolici (edifici ponte, manufatti macrostrutturali autoriferiti, come la maggior parte delle attuali proposte per le stazioni italiane dell’alta velocità) ma in termini di una complessità che sappia coniugare necessità infrastrutturali e valenze urbane. L’ipotesi di un ‘nuovo suolo’, steso sulla fascia dei binari che rimarranno in esercizio, permette la prosecuzione a sud della città verso il polo scolastico e le cliniche Gavazzeni e la sua ricongiunzione con la campagna e il sistema dei grandi parchi territoriali in compimento.


CITTA’ COMPATTA E CAMPUS

Il progetto urbano Porta Sud, per conferire legittimità urbana e attuativa all’operazione di trasformazione che innesca, deve dilatarsi oltre i limiti di perimetrazione dello scalo, e affrontare il ridisegno urbano di tutta la parte definita dal Prg attuale come Progetto Norma 11. In termini morfologici e insediativi il progetto è articolato in due parti: Città compatta e Campus.

Le due parti sono complementari e sinergiche per due aspetti:

Aspetti insediativi.

Il progetto risponde alle molteplici aspirazioni di abitabilità nel pluralismo della metropoli contemporanea articolando forme assimilabili alla città tradizionale per strade e isolati, sia pure espressa in linguaggi contemporanei, e modalità di edificazione integrate a giardini e spazi a verde che fruiscono di valori paesaggistici e ambientali.


Destinazioni d’uso.

Residenza, uffici, commercio e intrattenimanto, Polo intermodale, Polo istituzionale sono gli usi della Città compatta che esprime la densità e l’intensità delle nuove forme della città contemporanea.

Istruzione, formazione, cura e benessere, centri sportivi e ricreativi, istituti di ricerca e lavoro sono invece le funzioni insediate nel Campus, potenziando, anche in vista della nuova accessibilità territoriale e aeroportuale, le attività gia presenti che nella nuova morfologia proposta risultano essere tra loro articolate e interrelate.

Alla Conca Fiorita fioriscono le torri. Analisi del progetto previsto sull’area della Abb Sace.

(Estratto da BergamoSette del 27-03-2008)

di Luigi Nappo

Due Torri da 15 piani alla Conca Fiorita, sotto ai Colli di Bergamo. E’ questa la sorpresa pasquale della Giunta comunale di Bergamo. L’architetto Alberto Bertasa ha illustrato la sua proposta di riqualificazione dell’area occupata dall’industria SACE di via Baioni con un articolo su una rivista specializzata nel settore immobiliare. Il titolo è tutto un programma: “La vista su Città Alta migliora salendo sempre più in alto”(Il problema, aggiungo io, è di quelli che guardano dal basso) Sottotitolo: “Nell’area lasciata libera dall’ABB SACE è prevista la realizzazione di due torri di 15 piani affacciate sul colle”. Ma, è prevista da chi? Per togliermi il dubbio vado a consultare il Piano Regolatore di Bergamo e leggo che, per quanto riguarda l’area in discussione, “l’altezza massima è di 4 piani”. Se ne prevedono, invece, 11 piani in più. Naturalmente, sulla scia di Porta Sud, non poteva mancare la moltiplicazione dei pani e dei pesci, o meglio delle volumetrie da edificare. Il nuovo progetto prevede: a) 27.675 metri cubi di produttivo; 12.195 metri cubi di terziario e commerciale; c) 60.765 metri cubi di residenziale. Totale metri cubi del nuovo progetto uguale a 100.635 metri cubi, contro i 52.140 metri cubi previsti dal Piano Regolatore. E’ sparito anche il centro civico previsto dal PRG. Con il progetto di Bertasa  si realizza il doppio delle volumetrie consentite dal Piano Regolatore di Bergamo, anche se l’area è stata ampliata di pochi metri quadrati ulteriori. Una densità volumetrica da Shangay. Egli avrà pensato: visto che a Porta  Sud hanno triplicato le volumetrie consentite e i commentatori hanno riservato accoglienze festose, perché mai dovrei aver timore io che le volumetrie le ho solo raddoppiate? E, poi, il primo ad inventare la moda delle torri di15 piani nei pressi dei Colli non è mica stato l’architetto Attilio Gobbi con il progetto del nuovo Gleno, anch’esso applaudito dalla maggior parte degli opinionisti cittadini?  In questo caso, però, nel corso di una prima presentazione, il progetto non è stato molto gradito dai residenti che l’hanno ritenuto incompatibile con il quartiere e con l’ambiente.  E non poteva essere altrimenti. Stupisce, invece, la risposta dell’assessore Grossi: ”Così (con i grattacieli) risparmiamo il territorio” Controrisposta  elementare: “Molto meglio risparmiare il territorio costruendo di meno”. Nel caso in esame basterebbe seguire le buone maniere di una volta: attenersi alle quantità fissate dal Piano Regolatore che si limitano alla metà di quanto proposto dal nuovo progetto. In realtà le Torri Gemelle della Conca Fiorita non rispondono ad esigenze architettoniche, ma alla necessità di cacciare 100 mila metri cubi di edificazione in un piccolo spazio. Altro che risparmio del territorio. L’architetto svizzero Aurelio Galfetti, consulente del Comune, ha affermato: “Si tratta di una specie di porta che immette questa porzione di Bergamo verso Città Alta”. Sarà, ma a Bergamo le porte di accesso in Città Alta ci sono già da secoli. Lasciamoci quelle e abbandoniamo queste trovate che offendono la storia e la cultura della Città.

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Grattacieli nell’area Sace, Bergamo non va snaturata

 Lettera di Carlo Saffioti a L’Eco di Bergamo (estratto da L’Eco di Bergamo del 26/03/2008)

Egregio direttore, esprimo anche io la mia assoluta contrarietà al progetto di riqualificazione dell’area ex Abb Sace, alla Conca Fiorita, che prevede tra l’altro la costruzione di due grattacieli, pressoché sotto le mura. Sono molto preoccupato per l’adesione dell’Amministrazione alle motivazioni che sono alla base del progetto. Passi che un pur stimatissimo consulente di Genova, abituato ad interventi in tutto il mondo, possa non aver fino in fondo colto la specificità della nostra città, ma mi sembra grave che l’Amministrazione con una certa facilità pensi a una Bergamo che comincia a svilupparsi in verticale. Bergamo non è una metropoli, non è Milano, non è neppure Brescia (ma abbiamo presente quei 3 pugni nell’occhio rappresentati dai 3 grattacieli che ben si vedono dall’autostrada tra le uscite di Brescia centro e Brescia ovest?). Bergamo ha una sua dimensione che da oltre un secolo è attestata intorno ai 120.000 abitanti, che potranno magari aumentare un po’ con lo sviluppo a sud, ma non potrà mai diventare la città di oltre 150.000 abitanti che magari vagheggia qualche amministratore in crisi megalomanica. Oddio, può diventarlo o assorbendo nella grande Bergamo le cittadine limitrofe oppure crescendo in verticale, diventando però altro da quello che è sempre stata. Caratteristica della nostra città è il rapporto unico tra natura e architettura, tra i colli, la pianura e le costruzioni, unite da un dedalo di scalette, stradine, viottoli, vie, con un continuum visuale. C’è una straordinaria armonia in tutto questo, che deriva proprio dallo sviluppo orizzontale e che trova le sue brutture proprio nelle pochissime realizzazioni verticali (penso al grattacielo al Monterosso, al palazzo alla rotonda della Briantea all’altezza di Longuelo ad esempio). Dalla Città Alta e dai colli lo sguardo va alla città bassa e da lì oltre, verso la pianura e le valli; da qui lo sguardo sale senza interruzioni ai colli. Qui sta molto del fascino, dell’emozione che dà la nostra città. Realizzare in verticale costruzioni a poche decine di metri dalle mura significa cominciare a trasformare radicalmente la nostra città. A mio parere significa snaturarla. Se si vuole essere corretti, il dibattito non deve essere allora tra più verde o meno verde, più alloggi o meno alloggi, tra grattacieli sì e grattacieli no, ma tra la Bergamo che fino ad ora è stata e una Bergamo diversa, che tiene conto di equilibri, armonie, rapporti nuovi. Io sono innamorato della Bergamo quale è stata fino ad oggi impostata e per questa mi impegnerò sempre, convinto che i segni della contemporaneità possano integrarsi e non rompere l’equilibrio attuale.

 

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Raimondi: non serve un altra città alta

(estratto da L’Eco di Bergamo del 23-03-2008)

Il futuro di Bergamo è in verticale? Dopo la presentazione del progetto di riqualificazione dell’area dell’ex Abb Sace, alla Conca Fiorita, che prevede tra le altre cose la costruzione di due grattacieli di 13 e 15 piani, e dopo l’intervento, sul nostro giornale, dell’assessore all’Urbanistica di Palafrizzoni Valter Grossi e di Aurelio Galfetti, consulente dell’amministrazione per la stesura del Piano di Governo del Territorio (Pgt), secondo i quali «costruire verso l’alto permette di risparmiare in basso», ovvero di avere più suolo libero e di tutelare le aree verdi, il dibattito è aperto. Grattacielo o non grattacielo, questo è il dilemma. «Di città alta ce n’è già una» Il primo a intervenire è il consigliere regionale di Forza Italia e presidente della commissione Territorio e trasporti del Pirellone, Marcello Raimondi. «Ho letto con preoccupazione le dichiarazioni dell’urbanista che si sta occupando del Pgt – esordisce –. Non condivido i presupposti del suo discorso: non penso che la città abbia bisogno di crescere dal punto di vista edilizio verso l’alto per salvare il verde. Visto che la richiesta di abitazioni è in calo, il verde si può mantenere rispettando le attuali volumetrie. Non credo proprio si debba crescere ulteriormente in verticale: di “città alta” ce n’è già una, non ce ne serve un’altra artificiale». Poco convincente, secondo Raimondi, anche l’idea che i grattacieli, se frutto di un progetto di qualità, potrebbero introdurre un elemento di novità nel profilo della città e rappresentare il segno della contemporaneità. «La consuetudine urbanistica di Bergamo e provincia è rappresentata da villette e da case di piccole dimensioni. Non vedo che cosa ci sia di male in questo. Le nuove costruzioni si devono innestare dentro una tradizione che va rispettata e tutelata, non possiamo stravolgere l’esistente». No al confronto con Milano Le architetture verticali sono al centro del dibattito anche a Milano (dove comunque le altezze sono di tutt’altra misura: se da noi si parla al massimo di venti piani, il progetto «CityLife», in zona Fiera campionaria, prevede tre torri che arrivano a cinquanta livelli), ma per Raimondi le due realtà non sono paragonabili: «Se non fosse preoccupante, il confronto con Milano farebbe sorridere. Non possiamo ispirarci al capoluogo per queste scelte, per tre ragioni. Prima di tutto Milano è in pianura, mentre noi abbiamo un paesaggio collinare la cui vista va preservata; in secondo luogo, la tensione abitativa è di segno inverso rispetto a quella bergamasca: essendo un centro finanziario e commerciale di importanza nazionale ed europea, il capoluogo regionale è pressato da una costante domanda di alloggi, che da noi invece rimangono sempre più vuoti. Infine, a Milano esiste già da tempo una tradizione di costruzioni sviluppate in verticale, basti pensare al grattacielo Pirelli o alla torre Velasca, veri capolavori dell’architettura contemporanea». Non proprio dello stesso livello dei più deludenti tentativi in salsa orobica: «I pochi palazzi alti che sono stati realizzati nella Bergamasca sono praticamente degli ecomostri – osserva il consigliere –. Mi vengono in mente alcuni esempi, nei quartieri di Monterosso e Malpensata, ma anche ad Alzano Lombardo. Edifici di sette-otto piani, di scarsa qualità». «Non servono altre case» A questo si aggiunge l’importanza di tutelare la visibilità di Città Alta: «L’urbanistica nella nostra città ha sempre tenuto conto di questo aspetto, e credo che si debba proseguire su questa strada. Già non mi piacciono i progetti per il Gleno, dove arriveranno altri grattacieli, e per la nuova sede della Provincia, per la quale si parlava addirittura di 33 piani, poi ridotti a 22. Ma l’intervento di Conca Fiorita, con due torri collocate a duecento metri dalle Mura, è anche peggio. Costruire grattacieli a Bergamo è un azzardo che mi sembra ingiustificato, e temo che ce ne pentiremo». L’elevazione di nuove volumetrie verso l’alto sarebbe immotivata, secondo Raimondi, anche perché «gli spazi per nuove residenze già ci sono: basti pensare all’area degli Ospedali Riuniti, a tutte le aziende dismesse, allo scalo merci. Si possono utilizzare quegli spazi, senza alcuna necessità di aggiungere nuovi volumi in verticale». E non destinando ulteriori aree al commerciale, come invece sta avvenendo in via Autostrada: «Non mi pare che la città abbia bisogno di nuovi supermercati». Il dibattito è aperto.

Fausta Morandi

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