Nuovo Ospedale Senza Sottopasso?

Da “Bergamo Sette”

Tempi lunghi per l’opera, le autoambulanze rischiano lo stop al passaggio a livello.

Chiusa la pausa estiva, il Consiglio Comunale di Bergamo avrà capacità operativa per circa sette mesi fino alla conclusione definitiva del mandato amministrativo.   La Giunta proverà a portare in approvazione il Piano di Governo del Territorio dopo la demolizione, con numerose varianti a favore di privati, del vigente Piano Regolatore Generale. L’argomento si presenta incandescente per tutte le polemiche sollevate da decisioni urbanistiche già assunte su aree strategiche, con la conseguenza di ridurre il significato del nuovo Piano. Prima dell’estate, inoltre, abbiamo assistito ad una battaglia a colpi di manifesti tra le forze politiche di opposizione (in prima fila Alleanza Nazionale ) e la maggioranza con al centro l’attività amministrativa della Giunta. Naturalmente, più si avvicina la campagna elettorale e più prende piede la propaganda politica. Le stesse interviste rilasciate ai giornali da politici ed amministratori appaiono spesso prive di riscontri concreti e si possono registrare affermazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti. Si tenta di negare, ad esempio, la privatizzazione dell’attuale area ospedaliera. Si cercano motivazioni generiche per  giustificare il  balletto sulla tangenziale Est costato (ai cittadini) circa un milione di euro da corrispondere, come risarcimento, all’impresa che si era aggiudicato l’appalto. L’assessore Fornoni il 16 settembre 2004 in un’intervista aveva ostentato sicurezza in merito a possibili richieste di indennizzo: “Potremmo essere noi a chiedere i danni all’impresa per l’inadempimento!”. Perché non l’ha fatto? Ci sarebbe da ridere, ma non è il caso. E’ facile prevedere l’apertura di  un’indagine da parte della Corte dei Conti. Altro argomento: il nuovo ospedale in località Trucca con inaugurazione prevista per la primavera del 2009. In seguito l’appuntamento è stato spostato alla fine dello stesso anno. In proposito appare strana ed incomprensibile la vicenda legata al sottopasso ferroviario di via Martin Luter King con collegamento in via Carducci, a pochi metri dall’ingresso del nuovo ospedale. Il progetto, di competenza del Comune, gira da quattro anni ed era previsto nel Piano delle opere pubbliche del 2005, con uno scivolamento continuo fino al 2009, come risulta dall’ultimo documento approvato. Questo vuol dire che: a) la giunta Bruni dovrà trasferire l’impegno all’amministrazione che subentrerà; b) dal 2009 si dovrà procedere con l’acquisizione dei terreni da parte di proprietari privati. Quindi, occorrerà passare alla progettazione preliminare, definitiva, esecutiva, appalto dei lavori, accordi con le ferrovie, apertura del cantiere che, a questo punto non si sa quando potrà avvenire, ed, infine, esecuzione dell’opera. Con questi lunghi rinvii per il sottopasso, il ritardo previsto nella conclusione dei lavori dell’ospedale nuovo si può definire quasi un evento favorevole. Ma sette mesi non bastano per portare a termine il collegamento viario e quindi si può già oggi prevedere l’inaugurazione dell’ospedale senza il sottopasso ferroviario in funzione.  Si tratta di una grave mancanza in quanto l’ultimazione dell’opera doveva essere prevista almeno entro la conclusione dei lavori della nuova struttura sanitaria  Una situazione più che incresciosa in quanto il passaggio a livello è posto a circa cento metri dall’ingresso dell’ospedale e non vorremmo vedere ambulanze in attesa dietro alle sbarre.

Luigi Nappo

 

 

Tentorio: Città Alta ha bisogno di almeno due risalite

Pubblichiamo un estratto da BERGAMONEWS certamente utile per un dibattito sul tema “risalita” a Città Alta.
L’intervento – Il capogruppo di Alleanza Nazionale in Consiglio comunale a Bergamo boccia l’ascensore approvato dalla Giunta Bruni (“bisognava farlo dentro le Mura”) e suggerisce altre due soluzioni. A partire da un collegamento dalla zona delle piscine Italcementi.
Governare correttamente l’accesso all’interno delle Mura per residenti, commercianti e visitatori è un obiettivo storico.

Mira evidentemente a ridurre oggi la pressione dei mezzi privati sul borgo antico ed in prospettiva alla sua chiusura alle auto dei non residenti.


In tale obiettivo si inserisce il discusso progetto via Baioni – Sant’Agostino esterno alle Mura, il cui fortissimo impatto estetico sta facendo discutere la Città. Non è il caso di entrare in polemica con i progettisti (che definiscono “beceri” i loro critici, con un’insofferenza al confronto assolutamente inaccettabile e giustamente denunciata da Pino Capellini). A me sembra che l’intervento – pur di contenuta utilità, perché di fatto solo al servizio degli studenti di Sant’Agostino, ma non usufruibile per residenti e turisti diretti al centro di Città Alta – potesse anche rappresentare una delle soluzioni possibili. Occorreva però farlo all’interno delle Mura, in modo non invasivo. Abbiamo saputo solo recentemente che la Sovrintendenza non è affatto l’autrice di questa scelta. La scelta è del Comune, che ha sottoposto ai progettisti un percorso che non condivido assolutamente.

Certo, il problema “traffico in Città Alta” richiede anche altre soluzioni.

La prima possibile è quella di realizzare nell’ambito del Piano della ex Sace un impianto di risalita (un minimetrò in grado di fare spostamenti orizzontali e verticali senza soluzioni di continuità) che arrivi davvero nel cuore di Città Alta, e cioè in p.zza Mercato del Fieno. Il costo previsto è di 15 milioni di euro; non pochi, ma non certo insostenibili per il bilancio del Comune di Bergamo che ha fra le sue attività finanziarie decine di milioni di euro di azioni della ex Bas facilmente vendibili in borsa.

Questa opera consentirebbe anche di realizzare un collegamento in ascensore fra il parcheggio previsto sotto l’ex Parco Faunistico e il cuore della Città Alta (che temo altrimenti avrebbe un utilizzo limitato).

In tempi ragionevoli si dovrà infine pensare ad un terzo percorso di accesso, ad esempio a partire dalla zona piscine, valutandone bene impatto ambientale e costi.

In conclusione

Sì alla spesa di 4 milioni di euro per l’ascensore che arriva a Sant’Agostino, purché tassativamente interno alle Mura; e ciò pur consapevole della sua limitata funzione. Ma sì soprattutto all’ascensore via Baioni – p.zza Mercato del Fieno) più costoso ma assolutamente essenziale, anche perché rende davvero funzionale il parcheggio sotto l’ex Parco Faunistico.

 

Penso che su un tema così importante il dibattito più ampio possibile sia davvero proficuo.

Franco Tentorio
capogruppo An

Sace, meno cemento più servizi. Presentata la nuova proposta che verrà esaminata dalla Circoscrizione e dai cittadini.

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 Sul blog della rete de IL MOSAICO di Valtesse S. Colombano e Conca Fiorita, che segue sempre la vicenda del progetto urbanistico nell’area SACE, è possibile leggere l’aggiornamento con la nuova proposta di intervento presentata alla Prima Commissione della Circoscrizione 4.

http://ilmosaicobg.myblog.it/archive/2008/08/06/sace-meno-cemento-piu-servizi.html

Il Consigliere Comunale Mario Girola sugli anziani. Lettera a L’Eco di Bergamo

Bergamo  30.07.2008

Egregio Signor Direttore de “L’Eco di Bergamo”

l’articolo pubblicato sul Suo giornale lunedì, 28 u. s., dedicato ai problemi degli anziani della nostra città, mi induce a scriverLe per ringraziarla, oltre che  per la sensibilità dimostrata, per aver evidenziato ai cittadini, con puntualità, un fenomeno incombente nell’immediato in tutti i suoi aspetti umani, biologici, sociali e sanitari. Mi permetto di aggiungere altri dati solo per rafforzare i concetti espressi dal giornale, per far capire meglio e sensibilizzare ulteriormente sulla realtà incombente del problema dell’anziano.

Sappiamo che l’invecchiamento in Bergamo e Provincia, come avviene ovunque,  è in aumento progressivo. Secondo un possibile modello di proiezione demografica, infatti,  alcune relazioni rendono bene l’andamento del fenomeno: dai dati provinciali si nota un aumento annuale in crescendo costante secondo una curva quasi rettilinea a partire dal 2001 al 2051 e con una presenza di circa 170.000 anziani sopra i 64 anni nel 2003 sino a raggiungere 205.000 nel 2010, 250.000 nel 2020, 360.000 nel 2040. Disaggregando i dati per quinquennio d’età risulta evidente come le differenti curve, riferite ai vari quinquenni, esprimano un incremento degli oltre sessantaquattrenni, in misura maggiore per gli ultra settantenni, soprattutto per i periodi 70 – 74,  75 – 79 e  80 – 84.  Sorprendente l’aumento degli ultra novantenni che da 7450 del 2003 passerebbero a 55.867 nel 2051!

L’invecchiamento, inoltre, è prevalentemente al femminile, complessivamente caratterizzato da due condizioni: la disabilità e la vedovanza. Esso si accompagna all’aumento delle patologie croniche, ad alta invalidità e di lunga durata, ad un’assistenza continuativa ad alta densità, ad un aumento di richiesta di ricovero, correlato oltre che alle patologie, alle condizioni di solitudine o di disagio socioeconomico. La vedovanza porta in alta percentuale come conseguenza la solitudine. L’83 % degli ospiti di RSA, infatti, proviene da condizioni di solitudine (vedovo, celibe, separato, divorziato). Merita pure tenere in considerazione il 2,5 % di ospiti con età inferiore ai 60 anni:   ciò allarga il bisogno di tipo sanitario e assistenziale, confermando il fatto che le RSA accolgono non solo una popolazione anziana, in condizione di salute sempre più compromesse e priva di una rete familiare in grado di provvedere ai bisogni quotidiani, ma anche altre fasce d’età funzionalmente non più autosufficienti.

Senza addentrarci nella complessa dinamica di tali fenomeni, dobbiamo ricordare che avremo una catena di bisogni in progressivo aumento, che potrà essere soddisfatta in parte e fino ad un certo punto dall’assistenza familiare, sia filiale che parentale, con badanti o con vicinato più o meno idoneo e che sarà messa a dura prova per  equilibri precari e con limiti spesso non sostenibili psicologicamente, ma soprattutto economicamente. L’altro pilastro dell’assistenza dovrà essere dato da un servizio di assistenza sociale necessariamente più sostenuto, che dovrà potenziare i propri interventi con ogni mezzo, dai Servizi di assistenza domiciliare, dai Servizi di Assistenza Domiciliare Integrata e dall’Assistenza Domiciliare Programmata, con erogazione di sussidi economici, ecc., cosicché alla fine  aumenterà l’assistenza data dai famigliari, aumenterà quella fornita dalle istituzioni, aumenterà la richiesta di ricovero in strutture protette, ultima tappa dopo l’insufficienza di tutti i precedenti presidi.

È necessario che venga preso in considerazione l’aspetto sociodemografico previsionale della bergamasca. I dati precedenti possono condurci a indici, che, pur sempre approssimativi, potranno portare a valutazioni delle esigenze future. Il fabbisogno di posti letto per la nostra provincia è valutato intorno al 7%, nonché una percentuale 6,7% di ospiti provenienti da altre province della Regione. Dovrebbero essere considerati con attenzione gli indici che ci conducono alla valutazione dei posti letto necessari, come le caratteristiche degli ospiti da ricoverare, il numero dei posti letto autorizzati, i posti letto temporanei di sollievo a sostegno del nucleo familiare per periodi definiti e programmati con rientro dell’anziano al proprio domicilio, i posti letto per convalescenza o per dimissione dai reparti ospedalieri e riabilitativi con l’impossibilità di un’assistenza domiciliare e quindi con collocazione temporanea in RSA, i posti letto di pronto intervento che richiedono inserimenti immediati in attesa di collocazione stabile più idonea per soggetti in stato vegetativo persistente, a causa  incidenti della viabilità o provenienti da centri di rianimazione  (2,2 x 100.000 ab. nel 2001).

Si tratta di condizioni soggette a una notevole variabilità, anche se alcune di esse possono essere valutabili con buone proiezioni statistico – demografiche.  Occorre tener conto ancora del numero degli immigrati, presenti in alta percentuale all’1.1.2006 (oltre il 16% degli immigrati), comunque componente di più difficile valutazione ed in continua variazione e per lo più in aumento.

È tuttavia difficile stabilire quali di questi fattori avrà in futuro la prevalenza. Ne discende una certa difficoltà di valutazione di tale importante fattore: la definizione del numero di posti letto necessari in futuro. Occorre molta attenzione. Unici dati certi sono l’aumento della vita media e dell’invecchiamento.

È indispensabile, comunque, pensarci da subito. Valutare l’aumento del numero delle RSA, di dimensione non eccessive, non superiori ai 120 letti perché oltre non sono economiche come dai dati della letteratura, ma adeguate alle necessità, strutture snelle, ma funzionali, inserite nella città, non più dislocate alle periferie nelle quali l’anziano si senta “disperso” in mezzo ad altre strutture, psicologicamente opprimenti o addirittura alienanti.

In relazione a quanto detto avanzo una mia proposta che ritengo coerente e valida: la riconversione dell’area degli Ospedali Riuniti, che avrebbe dovuto essere destinata alla realizzazione del Campus universitario secondo l’accordo di programma del 2004 tra il Comune di Bergamo, la Provincia, l’Università di Bergamo, il Ministero della Pubblica Istruzione e l’Amministrazione degli Ospedali Riuniti. In passato sono sempre stato sostenitore, insieme al Consigliere Anghileri, della “soluzione campus” e vorrei che ci fosse ancora un ripensamento sull’argomento. Se tale ipotesi dovesse essere assolutamente irrealizzabile,  ritengo si debba cogliere l’occasione per riconvertire la stessa area in una RSA, che potrebbe contenere un Ospedale Geriatrico collegato ad una scuola di Specializzazione in Geriatria in loco, connessa con una Facoltà di medicina. Tale RSA sarebbe sita in città e potrebbe usufruire di buona parte delle strutture edilizie esistenti, degli attuali servizi di comunicazione, dell’utilizzo di strutture sanitarie e mediche non trasportabili nel nuovo ospedale. Costruirebbe inoltre un punto di riferimento scientifico a disposizione della rete delle RSA della Provincia  e fuori. Sarebbe soprattutto un vantaggio enorme per gli ospiti, che troverebbero una sede di alto valore logistico con un’organizzazione sanitaria di primo ordine. Infine, così facendo si conserverebbe all’uso pubblico un cospicuo patrimonio che difficilmente potrebbe essere ricostituito.

Convinto del Suo appoggio nel far conoscere la proposta, La ringrazio nuovamente per l’ospitalità

 

Mario Girola

Consigliere del Gruppo misto del Comune di Bergamo

Il Consigliere Comunale Giuseppe Anghileri sull’Ospedale Vecchio. Lettera a L’Eco di Bergamo

Egregio Signor Direttore,

il fatto che il Suo giornale abbia dedicato lunedì 28.u.s. una  pagina ai problemi degli anziani in città, m’induce a scriverLe per ringraziarLa per la sensibilità, ma anche per spiegare meglio la proposta che da tempo col collega dr.Girola avanziamo ogni volta che in Consiglio Comunale si tratta la riconversione dell’area  dell’attuale Ospedale”Vecchio”e che si sostanzia sulla possibilità di trasferirvi, quando sarà operativo il nuovo Ospedale, la RSA “S. Maria Ausiliatrice” meglio nota come Casa di Riposo di via Gleno.

Ciò per alcune motivazioni soprattutto dopo che è tramontata l’ipotesi di un campus universitario:

1° La Residenza Sanitaria Assistita(RSA) di via Gleno non ha tutte quelle attrezzature sanitarie che consentono autonomia e completezza d’intervento a cui  gli ospiti hanno diritto , attrezzature di cui è dotato  l’Ospedale “Vecchio” e che è probabile  non siano tutte traslocate  perché non d’ultima generazione e perché  ogni struttura nuova vuole installate apparecchiature nuove. In ogni modo molte di queste strumentazioni  sono idonee all’uso della Casa di Riposo(RSA) che disporrebbe così, oltre a maggiori posti letto, d’impianti sanitari di piena affidabilità e maggiormente adeguati alle crescenti esigenze diagnostiche e terapeutiche  degli ospiti anziani non autosufficienti.

2°  La RSA di via Gleno accoglierà nel suo spazio una serie d’invasive

costruzioni recentemente proposte con l’intento di diminuire il  deficit di gestione della stessa. Risultato: gli ospiti della RSA avranno una percezione di sostanziale assedio e di convivenza spaziale più sofferta ed asfittica. Quindi il  trasferimento della RSA nei reparti del vecchio Ospedale riporterebbe questa struttura  in una zona più nel vivo della città, e più servita avuto riguardo anche per familiari, amici, volontari e frequentatori abituali. Inoltre il previsto parcheggio per la ristrutturazione dell’Ospedale “Vecchio” col suo piazzale interno con la fontana, completerebbero la gradevolezza dell’auspicato spostamento della RSA. Naturalmente lasciando l’area  di via Gleno edificabile per altre funzioni, una parte del ricavato della vendita potrebbe essere utilizzato per adattamenti funzionali dei reparti dello Ospedale “Vecchio”, non

dimenticando che questi, per almeno due terzi sono stati ristrutturati in tempi recenti a suon d’alcune centinaia di miliardi delle vecchie lire. Se prevalesse la logica della riconversione a fini solo speculativi, sarebbe disdicevole che le risorse pubbliche ivi investite, fossero banalmente sprecate. Per non parlare delle donazioni di privati: anch’esse andrebbero distrutte.

3° Giacché l’aumento dell’età media è destinato  a consolidarsi

accompagnato purtroppo dal lievitare delle patologie geriatriche, conviene  Signor Direttore, che la Regione Lombardia farebbe atto di saggezza ad accontentarsi di ricavare un po’ meno di quanto  prevede di incassare dalla massiccia ristrutturazione edilizia progettata  e quindi destini  quella parte quasi nuova e ben attrezzata del  vecchio Ospedale alla  RSA di via Gleno, magari prevedendo ad adiuvandum una sezione staccata di facoltà di medicina a specializzazione  e ricerca geriatrica.

4°Una occasione del genere non si ripresenterà .

Continuerò a sostenere questa proposta che onorerebbe la vera politica. E la politica quando vuole può, molto più che questa decisione non  diminuisce i finanziamenti per il nuovo Ospedale. Se poi le forze politiche e l’attuale Amministrazione Comunale la facessero propria condizionando l’approvazione della variante urbanistica all’accoglimento di questa  destinazione, credo che la città non resterebbe indifferente a questo atto verso i suoi anziani affetti da patologie spesso irreversibili e che domandano solo di vivere serenamente l’autunno della  vita. Quindi  Signor Direttore, sapendola sicuramente più ascoltato dai  vertici Regionali rispetto al sottoscritto, veda se può di caldeggiare questa  proposta quanto meno per agevolarne un esame approfondito. Nel ringraziarLa per lo spazio concesso e per quanto potrà adoperarsi, accolga distinti saluti.

Anghileri rag. Giuseppe (Consigliere comunale indipendente)

La Regione incassa e ringrazia

(Estratto da BERGAMOSETTE del 01-08-2008)

di LUIGI NAPPO

Case di lusso, negozi e uffici privati sorgeranno sull’area ospedaliera di Bergamo al posto del previsto Campus universitario. Così hanno deciso Formigoni e Bruni.

Si va verso la realizzazione di un grande piano di lottizzazione con trasformazione in funzioni private di edifici oggi previsti a destinazione pubblica. Le motivazioni usate per giustificare questa scelta non stanno in piedi. Si afferma che quel tipo di progetto è indispensabile per recuperare i soldi necessari per il nuovo ospedale. Ma per far questo bastava privatizzare solo la metà dell’area e lasciarne l’altra parte ad utilizzo pubblico. Formigoni, ci mancherebbe altro, è contento. Dopo tante disavventure politiche, finalmente arrivano buone notizie e una pioggia di milioni di euro da Bergamo. Non si comprende, invece, la soddisfazione del sindaco di Bergamo Roberto Bruni, considerato che il Pirellone fa un affare grandioso a spese della comunità bergamasca. E a chi spettava difenderne gli interessi? Il Comune di Bergamo ha volutamente rinunciato a svolgere il suo ruolo, lasciando alla Regione la gestione urbanistica di una delle aree più belle della Città. Qualcuno dovrà spiegare il perché. Il sindaco Bruni ha incredibilmente commentato l’intesa affermando: “Finalmente chiarezza”. Invece è proprio la chiarezza che manca! Ad esempio, vorremmo capire quanti soldi servono per il nuovo ospedale e quanti ne saranno ricavati dal progetto approvato. Bruni lo sa? E allora lo faccia sapere anche a noi. E’una questione di trasparenza che non si può trascurare. I giornalisti bene informati avevano scritto che le esigenze erano passate dai 65 milioni di euro iniziali a 76,5 milioni. Da una valutazione sommaria, con l’intesa raggiunta, il Pirellone incasserà oltre 130 milioni di euro, il doppio di quanto previsto dall’accordo di programma del 2000. La Regione diventerà proprietaria dell’ospedale nuovo senza spendere un euro, anzi ci guadagnerà pure. Una cosa pazzesca. Nel corso di un incontro pubblico a Loreto, il direttore generale dell’ospedale Carlo Bonometti ha affermato: “Se avanzeranno soldi, compreremo attrezzatuCase di lusso, negozi e uffici privati sorgeranno sull’area ospedaliera di Bergamo al posto del previsto Campus universitario. Così hanno deciso Formigoni e Bruni. Si va verso la realizzazione di un grande piano di lottizzazione con trasformazione in funzioni private di edifici oggi previsti a destinazione pubblica. Le motivazioni usate per giustificare questa scelta non stanno in piedi. Si afferma che quel tipo di progetto è indispensabile per recuperare i soldi necessari per il nuovo ospedale. Ma per far questo bastava privatizzare solo la metà dell’area e lasciarne l’altra parte ad utilizzo pubblico. Formigoni, ci mancherebbe altro, è contento. Dopo tante disavventure politiche, finalmente arrivano buone notizie e una pioggia di milioni di euro da Bergamo. Non si comprende, invece, la soddisfazione del sindaco di Bergamo Roberto Bruni, considerato che il Pirellone fa un affare grandioso a spese della comunità bergamasca. E a chi spettava difenderne gli interessi? Il Comune di Bergamo ha volutamente rinunciato a svolgere il suo ruolo, lasciando alla Regione la gestione urbanistica di una delle aree più belle della Città. Qualcuno dovrà spiegare il perché. Il sindaco Bruni ha incredibilmente commentato l’intesa affermando: “Finalmente chiarezza”. Invece è proprio la chiarezza che manca! Ad esempio, vorremmo capire quanti soldi servono per il nuovo ospedale e quanti ne saranno ricavati dal progetto approvato. Bruni lo sa? E allora lo faccia sapere anche a noi. E’una questione di trasparenza che non si può trascurare. I giornalisti bene informati avevano scritto che le esigenze erano passate dai 65 milioni di euro iniziali a 76,5 milioni. Da una valutazione sommaria, con l’intesa raggiunta, il Pirellone incasserà oltre 130 milioni di euro, il doppio di quanto previsto dall’accordo di programma del 2000. La Regione diventerà proprietaria dell’ospedale nuovo senza spendere un euro, anzi ci guadagnerà pure. Una cosa pazzesca. Nel corso di un incontro pubblico a Loreto, il direttore generale dell’ospedale Carlo Bonometti ha affermato: “Se avanzeranno soldi, compreremo attrezzature scientifiche”. Ma così non va bene! Per acquistare i macchinari esistono appositi fondi nel bilancio regionale. Non si privatizzano aree pubbliche a Bergamo! A questo punto i bergamaschi devono pretendere un’informazione dettagliata sulle entrate e sulle uscite del nuovo ospedale. E’ un sacrosanto diritto di tutti capire dove finiranno i milioni di euro derivanti dalla spremitura del territorio cittadino. Si sostiene che quello che sta sorgendo è l’ospedale dei bergamaschi. E allora si mostrino i conti ai cittadini. Gli imprenditori immobiliari, da parte loro, saranno felici. E’ aumentata la possibilità di mettere le mani su una delle nostre aree più belle e suggestive. Sulla stampa l’accordo è stato presentato come una soluzione indispensabile per realizzare il nuovo ospedale. Una cosa avvilente. E’ una sconfitta per la città, non tutelata nel modo dovuto. La classe politica locale, gli amministratori e i parlamentari ne escono con le ossa rotte. Opinionisti disposti a schierarsi contro queste operazioni se ne vedono pochi ed è l’aspetto più triste. Si preferisce stare sulle nuvole evitando di approfondire. L’operazione è liquidata come una baruffa tra i favorevoli e i contrari al campus. Non si racconta che in ballo ci sono 130 milioni di euro da ricavare spolpando il territorio pubblico.

LA CITTA’ IN VENDITA

Due sono i segnali politci che preoccupano. 1) Oggi In Città si stanno realizzando operazioni che in passato sarebbe stato impossibile soltanto immaginare, come quella relativa all’area ospedaliera. Un’area totalemente pubblica destinata a passare in gran parte in mano a soggeti privati. Altro esempio una variante che triplica i volumi previsti dal Piano Regolatore. Ci riferiamo al progetto Porta Sud che porta le volumetrie da 600.000 a 1.800.000 metri cubi. 2) Il silenzio assordante delle forze politiche. D’altra parte sulla maxilottizzazione dell’ospedale vige un accordo tra Formigoni e Bruni. Per quanto riguarda la Società Porta Sud, nel consiglio di amministrazione siedono rappresentanti della sinistra e del centodestra. Chi mai si dovrebbe opporre?. I giornali sono attratti dalle candidature, ma nessuno si interessa dei programmi. Considerato che c’è intesa sulle più grosse operazioni rigurdanti il territorio, su che cosa potranno scontrarsi?

Privatizzata l’area dell’ospedale. Formigoni incassa il doppio del necessario. La resa di Bergamo agli interessi del Pirellone. Silenzio sui conti

 Da “Bergamo Sette” Case di lusso, negozi e uffici privati sorgeranno sull’area ospedaliera di Bergamo al posto del previsto Campus Universitario. Così hanno deciso Formigoni e Bruni. Si va verso la realizzazione di un grande piano di lottizzazione con trasformazione in funzioni private di edifici oggi previsti a destinazione pubblica. Le motivazioni usate per giustificare questa scelta non stanno in piedi. Si afferma che quel tipo di progetto è indispensabile per recuperare i soldi necessari per il nuovo ospedale. Ma per far questo bastava privatizzare solo la metà dell’area e lasciarne l’altra parte ad utilizzo pubblico. Formigoni, ci mancherebbe altro, è contento. Dopo tante disavventure politiche, finalmente arrivano buone notizie e una pioggia di milioni di euro da Bergamo. Non si comprende, invece, la soddisfazione del sindaco di Bergamo Roberto Bruni, considerato che il Pirellone fa un affare grandioso a spese della comunità bergamasca. E a chi spettava difenderne gli interessi? Il Comune di Bergamo ha volutamente rinunciato a svolgere il suo ruolo, lasciando alla Regione la gestione urbanistica di una delle aree più belle della Città. Qualcuno dovrà spiegare il perché. Il sindaco Bruni ha incredibilmente commentato l’intesa affermando: “Finalmente chiarezza”. Invece è proprio la chiarezza che manca! Ad esempio, vorremmo capire quanti soldi servono per il nuovo ospedale e quanti ne saranno ricavati dal progetto approvato. Bruni lo sa? E allora lo faccia sapere anche a noi. E’una questione di trasparenza che non si può trascurare. I giornalisti bene informati avevano scritto  che le esigenze erano passate dai 65 milioni di euro iniziali a 76,5 milioni. Da una valutazione sommaria, con l’intesa raggiunta, il Pirellone incasserà oltre 130 milioni di euro, il doppio di quanto previsto dall’accordo di programma del 2000.  La Regione diventerà proprietaria dell’ospedale nuovo senza spendere un euro, anzi ci guadagnerà pure. Una cosa pazzesca. Nel corso di un incontro pubblico a Loreto, il direttore generale dell’ospedale Carlo Bonometti ha affermato: “Se avanzeranno soldi, compreremo attrezzature scientifiche”. Ma così non va bene! Per acquistare i macchinari esistono appositi fondi nel bilancio regionale. Non si privatizzano aree pubbliche a Bergamo! A questo punto i bergamaschi devono pretendere un’informazione dettagliata sulle entrate e sulle uscite del nuovo ospedale. E’ un sacrosanto diritto di tutti capire dove finiranno i milioni di euro derivanti dalla spremitura del territorio cittadino. Si sostiene che quello che sta sorgendo è l’ospedale dei bergamaschi. E allora si mostrino i conti ai cittadini. Gli imprenditori immobiliari, da parte loro, saranno felici. E’ aumentata la possibilità di mettere le mani su una delle nostre aree più belle e suggestive. Sulla stampa l’accordo è stato presentato come una soluzione indispensabile per realizzare il nuovo ospedale. Una cosa avvilente.  E’ una sconfitta per la Città , non tutelata nel modo dovuto. La classe politica locale, gli amministratori e i parlamentari ne escono con le ossa rotte. Opinionisti disposti a schierarsi contro queste operazioni se ne vedono pochi ed è l’aspetto più triste. Si preferisce stare sulle nuvole evitando di approfondire. L’operazione è liquidata come una baruffa tra i favorevoli e i contrari al campus. Non si racconta che in ballo ci sono 130 milioni di euro da  ricavare spolpando il territorio pubblico.

Luigi Nappo