Porta Sud, che colata di cemento

a cura di Luigi Nappo
A leggere alcune notizie sui giornali c’è da rimanere allibiti. Si costruiscono scenari improbabili sulla base di poco più di niente. Esaminiamone una fresca di pochi giorni fa. Viene presentato un accordo tra Comune di Bergamo, Amministrazione Provinciale e Ferrovie dello Stato per realizzare la nuova sede della Provincia. Si apprende che ad ospitare gli uffici saranno due grattacieli di 88 e 60 metri, vale a dire palazzoni enormi di 30 e 20 piani. Per prevenire situazioni di riget t o dell’iniziativa, si sostiene, non si sa in base a quale teoria, che i due torrazzi dovrebbero costituire il punto di svolta per il futuro della Città. Dovremmo essere al cospetto di un evento storico in grado di segnare l’inizio del processo di modernizzazione di Bergamo. Ma fateci il piacere, siamo seri! La costruzione della sede della Provincia è prevista (non così alta) da circa otto anni. L’opera è parte di un progetto, Porta Sud, che non è stato ancora approvato dal Consiglio Comunale. Anzi, per essere più preciso, non è statomai neanche discusso. In compenso, sono stati spesi soldi per propagandarlo con manifesti, dischetti, fiere, eccetera. In proposito bisogna ricordare che la società Porta Sud S.p.A. era stata costituita dall’Amministrazione Veneziani per progettare l’area dello scalo merci ferroviario con una previsione di 350.000 metri cubi, come da piano regolatore vigente. Tale era stato il mandato conferito dal Consiglio Comunale. Oggi si viene a scoprire che la società, di sua iniziativa o su input della giunta (che non ha alcuna competenza inmateria), ha deciso di allargare il perimetro dell’area di progettazione. In poche parole, senza alcun mandato del Consiglio Comunale, la società Porta Sud, guidata dall’ex assessore regionale socialista Claudio Bonfanti, ha deciso di progettare 1.800.000 metri cubi, invece dei 350.000 previsti. Sei volte le quantità stabilite ed, in totale, il triplo delle volumetrie previste dal Piano Regolatore. Un particolare insignificante per i tifosi delle grandi operazioni immobiliari. Fatte queste premesse, riesce difficile capire perché la moltiplicazione delle costruzioni dovrebbe diventare la svolta epocale per il rilancio del territorio. Infatti, l’obiettivo qualitativo individuato con il progetto originario del 2004 è rimasto fermo e si poteva raggiungere anche con le quantità ridotte. Parlo dell’idea di trasformare l’area della stazione in un centro intermodale per il trasporto su ferro e su gomma a valenza provinciale e regionale. Si è voluto andare in soccorso delle casse semivuote delle ferrovie e di altri proprietari dei terreni per i quali è in arrivo una cascata di metri cubi imprevisti. Questa dovrebbe essere l’operazione per la modernizzazione? Chi conserva un briciolo di memoria ricorderà che tutti, forze economiche e sociali, nei decenni passati, hanno sempre lamentato una situazione di arretramento del sistema infrastrutturale nei confronti degli altri capoluoghi del Nord. Si accennava al sistema viario penalizzante per la competitività delle imprese e per i pendolari, ai ritardi nel settore della ricerca e della formazione. Negli ultimi anni si sono piantati alcuni paletti, come il nuovo ospedale, il nuovo polo fieristico, il Kilometro rosso, il nuovo Palazzo di giustizia. E’ probabile che tra breve assisteremo al varo del tram delle valli, dopo circa otto anni di iter travagliato. Sono interventi di questo tipo a produrre il salto di qualità del sistema Bergamo. E’ lungo questo percorso che s’incontrano o si costituiscono i valori aggiunti per il cambiamento. E’grave e fuorviante sostenere che la modernità si possa conseguire attraverso l’incremento delle volumetrie. Le infrastrutture, è dimostrato, si possono e si devono realizzare anche senza inventare milioni di metri cubi aggiuntivi.

I Dati del PGT . Si vuole costruire per una Città da 155 mila abitanti

Da Bergamo Sette del 17 ottobre 2008

Nei giorni scorsi da Palazzo Frizzoni hanno fatto il punto, a mezzo stampa, sul Piano di Governo del Territorio di Bergamo. E’stato ufficializzato tutto quello che sapevamo da tempo, e cioè che il percorso di approvazione è in forte ritardo. Infatti, sindaco e assessore avevano previsto che il documento urbanistico sarebbe approdato in consiglio comunale a settembre 2008. 0ra si parla di gennaio 2009 come possibile data di adozione, il che vuol dire che l’approvazione sarà demandata alla nuova amministrazione che s’insedierà dopo le elezioni della prossima primavera. Ma quale è la causa del ritardo? Scrutando tra le migliaia di parole del servizio apparso sulla stampa, niente si nota in proposito. L’amministrazione comunale, purtroppo, sta privilegiando le varianti al Piano Regolatore vigente, attraverso lo strumento dell’urbanistica contrattata. Si rinvia la pianificazione urbanistica e nel frattempo si portano avanti operazioni nelle quali le destinazioni e le volumetrie delle aree sono determinate dalla contrattazione con l’imprenditore privato. Il tutto senza attuazione delle norme del vecchio piano regolatore e senza la normativa del nuovo che non è stato approvato. Indicativo in proposito quello che sta avvenendo per l’area SACE.  Qui è previsto di realizzare il triplo delle altezze prescritte dal Piano Regolatore e le volumetrie, con destinazioni a residenze ed attività economiche, sono l’ottanta per cento in più di quanto consentito dalla normativa in vigore. Questa prassi, già di per sé discutibile, diventa insopportabile quando è praticata a pochi giorni di distanza dal varo del nuovo Piano di Governo del Territorio. Documento la cui definizione viene spostata più in là nel tempo, intanto che l’urbanistica contrattata tiene banco. Un altro dato assolutamente sbagliato comunicato dal “Palazzo” è quello che riguarda le dimensioni del Piano di Governo del Territorio. E non è la prima volta che ciò si verifica. Si afferma che i 5 milioni di metri cubi del nuovo Piano sono dimensionati su 18.000 abitanti nuovi che andrebbero ad aggiungersi ai 117.000 attuali. Si prefigura, secondo quest’ipotesi, una città da 135.000 abitanti che dovrebbero occupare le nuove costruzioni previste. Valutazione profondamente errata perché non si tiene conto: a) dei numerosi cantieri aperti e dei piani edificatori approvati negli ultimi tempi (per circa 5.400 abitanti in più); b) del Piano di Zona di edilizia pubblica (per circa 2.600 abitanti in più); e) dei volumi residenziali effettivi del PGT che sono 2.800.000 metri cubi, per circa 20.000 abitanti in più; f) dei cinquemila alloggi vuoti per circa 10.000 abitanti più.  Alla luce di queste considerazioni il dato più probabile è quello che si riferisce ad una edificazione complessiva che dovrebbe mettere assieme appartamenti per circa 155.000 abitanti. Dove li andremo a prendere questi nuovi concittadini? Come contorno, la proposta di PGT offre, per differenza, circa 2.200.000 metri cubi di edificazioni commerciali, uffici e terziario. Una dimensione chiaramente fuori scala, in grado di cambiare completamente, in peggio, i connotati alla nostra città.

Luigi Nappo

 

TABELLA DIMENSIONI RESIDENZIALI

 

Abitanti attuali                                                              117.000

Cantieri aperti per abitanti                                                 3.900

Edificazioni  approvate di recente  per abitanti                   1.500

Piano di zona edilizia pubblica per abitanti                         2.600

PGT per abitanti                                                             20.000

5000 alloggi vuoti per abitanti                                          10.000

TOTALE edificazioni compreso PGT per abitanti    155.000

 

                                              

C’è un altra Bergamo sud

(da BERGAMOSETTE del 9-10-2008)

Un progetto alternativo all’attuale, fatto proprio dall’Amministrazione comunale, di Porta Sud. Di questo piano si sono fatti fautori e portatori i due consiglieri comunali indipendenti (appartenenti al Gruppo misto) Mario Girola e Giuseppe Anghileri che, a questo proposito, hanno recentemente presentato in Consiglio comunale un ordine del giorno. Allegato all’odg c’è un dettagliato progetto (elaborato con la collaborazione e consulenza tecnica d e l l ’ a r c h i t e t t o AbramoBugini) che i due consiglieri chiedono di discutere e confrontare con quello di Porta Sud. Girola e Anghileri non sostengono di avere la verità in tasca, e cioè la soluzione ideale per lo sviluppo a sud della città. Come recita il loro ordine del giorno, chiedono solo di “discutere in Consiglio comunale, attraverso il confronto, le due soluzioni urbanistiche”.
Le novità più significative del piano alternativo sembrano essere due: le dimensioni volumetriche conformi al Prg e la collocazione del parco a ridosso dei binari invece che nei pressi dell’asse interurbano. «Che cosa ci ha spinto a presentare un progetto alternativo? – spiega Mario Girola – La persistenza di un’inefficiente idea-guida nella gestione urbanistica della città, ridotta all’approvazione continua di Pii, Piani integrati di intervento, tesi a soddisfare prevalentemente la logica di forze economiche più che le reali esigenze della vita civica cittadina. Questo ci ha indotto a richiamare il dovere del Consiglio comunale, non ancora coinvolto, a considerare – nell’interesse pubblico–una nostra proposta, alternativa a quella presentata dalla Società Porta Sud, formulata con la disponibilità tecnica dell’architetto Abramo Bugini che vivamente ringraziamo. Siamo pienamente convinti di ottemperare alla responsabilità civica di consiglieri comunali e di avere interpretato lo specifico storico della nostra città”. Ma ecco cosa contesta il nuovo progetto a Porta Sud. “Nel progetto della Società Porta Sud spa risulta, in generale, sfuocata e disattesa la connessione con le prescrizioni del P.R.G.; poi non si considera il ‘Nuovo Sentierone’ fondamentale per la corretta conversione funzionale del sedime ferroviario dismesso, nel disegno del nodo intermodale (FS-Metrò- Autocorriere), né il Campus scolastico, per un indirizzo urbanistico evolutivo del comparto indicato dal P.R.G. attraverso il P.N. n°11. Inoltre non si relaziona il ruolo dell’area del ‘Piano Norma’, con la continuità organica della maglia urbana cittadina, ad esempio con l’importante estremità dell’asse ‘decumano’ di viale Papa Giovanni XXIII che connette Porta Nuova e Città Alta, per concluderlo in un ideale ‘Novo Polo’ oltre la linea ferroviaria, da destinare agli incontri, all’attesa e alla ricreazione dei cittadini oltre che a luogo rappresentativo per ricevere con civile distinzione gli ospiti turisti in visita alla città. Soprattutto si ignora gravemente l’esiguo limite potenziale della rete storica delle strade del contesto perimetrico, su cui graverà la prevista consistente edificazione volumetrica, nella sua duplice funzione e destinazione, locale e territoriale”. E, invece, cosa prevede il progetto alternativo? “Prevede il trasferimento della volumetria edilizia prevista sull’area del sedime ferroviario dismesso, nell’area equivalente, destinata a verde dal P.R.G., disponendola a cavallo e lungo l’asse di scorrimento veloce tangenziale alla città, per favorire un facile accesso al futuro complesso edificato, sia dall’esterno che dall’interno della città, senza gravare sui rami delle strade interne dell’abitato storico cittadino; la costituzione di un parco arboreo nell’area del sedime ferroviario dismesso: un ‘Central Park’ dopo il folto edilizio di viale Papa Giovanni XXIII; una forte pausa verde, psicologicamente rilassante; quindi una necessaria rarefazione intorno al nodo di scambio dei mezzi del trasporto pubblico in arrivo e in partenza dalla città; la conclusione formale della configurazione dell’asse ‘decumano’ urbano della città, storicamente originato con l’insediamento della città antica entro lemura, sviluppato in piano nel Novecento sull’asse del Sentierone in corrispondenza diPorta Nuova, per concludersi in una consistente massa di verde pubblico, a surrogare simbolicamente l’antico infinito orizzonte agricolo, ormai perduto, oltre la ferrovia. Il progetto alternativo prevede inoltre l’allineamento, in parallelo con la piazza del mercato, suViale PapaGiovanni XXIII, delle tre stazioni di accesso alle autolinee, ai treni del servizio ferroviario statale e al servizio metropolitano provinciale esteso oltre il ‘centro lineare’ cittadino fino alla stazione aeroportuale diOrio; la conferma della piazza del mercato e del teatro, già proposti come snodo di ingresso alla città dal P.R.G., fra le stazioni in arrivo e in partenza dei mezzi del collegamento territoriale dell’hinterland; la conferma del campus scolastico comeprevisto dal P.R.G.; la configurazione di un ‘Centro Direzionale’ al posto dell’area verde, trasferita urbanisticamente nella stessa dimensione, sull’area dell’attuale sedime ferroviario; un asse viabile di penetrazione a due livelli: a cielo libero per il collegamento alla tangenziale di transito territoriale, e interrato per la sottostante linea metropolitana di collegamento aeroporto- città”. Questo, dunque, in sintesi, il piano numero due per Bergamo Sud. A questo punto, il dibattito è aperto.

Quartiere S.Lucia: no al cemento, più servizi

Rispetto della bellezza del quartiere, più verde pubblico, riduzione della volumetria e delle altezze previste, grande attenzione ai servizi. In altre parole no a qualunque progetto in contrasto con la sostenibilità e la vivibilità. Questo è in buona sostanza quello che è emerso con fermezza dall’assemblea di giovedì sera organizzata dal Comitato Santa Lucia, nato lo scorso maggio in seguito alle trasformazioni urbanistiche in arrivo nel quartiere.

In apertura dell’incontro, a cui hanno partecipato oltre 200 residenti, il consigliere del comitato Alberto Bertuletti ha illustrato gli strumenti urbanistici del Piano regolatore generale (Prg), del Piano di governo del territorio (Pgt) e del Piano integrato d’intervento. Alla vice presidente Claudia Lenzini è spettato invece il compito di presentare il Master Plan, la proposta di massima realizzata da «Infrastrutture Lombarde» per l’area dell’ospedale: «Prendiamo atto che l’idea del campus universitario è definitivamente tramontata e che il Master Plan prevede la costruzione di un residenziale molto intenso. Le nostre richieste – ha sottolineato Lenzini – sono di un intervento qualificante per un quartiere che già in passato è stato scippato di tutta una serie di servizi. Servizi che non possono esaurirsi con quelli previsti nel Master Plan». «Tutta questa zona – ha ribadito Carlo Ritter, vicepresidente del comitato – ha già subìto negli anni uno scippo massiccio di territorio dovuto alle edificazioni degli anni Settanta, tra cui l’edificio che attualmente ospita l’Accademia della Guardia di Finanza. Non meno preoccupante è la sostenibilità dei progetti presentati sia per largo Barozzi sia per l’area dell’ex Enel in termini ambientali. La mobilità è già allo stremo. Quindi qualunque nuovo insediamento non può prescindere da un dimensionamento della struttura viaria». Sul futuro dell’area ex Enel si è pronunciato invece Ezio Deligios: «È stato presentato un intervento che prevede la realizzazione di 70.000 metri cubi su 10.000 metri quadri – ha precisato il tesoriere del comitato – . Il che vuol dire costruire un parallelepipedo di 24 metri d’altezza. Di servizi non se parla». «La proposta di Master Plan – ha risposto l’assessore all’Urbanistica Valter Grossi presente all’incontro – dovrà essere interpretata da un concorso di progettazione in cui il fattore qualità peserà per il 60%. A oggi prevede 11 mila mq in meno di quelli previsti dallo strumento urbanistico vigente e una serie di obiettivi di carattere pubblico: la realizzazione di 800 parcheggi interrati di uso pubblico, una residenza sociale in affitto per 10 mila mq di superficie, nuovi spazi museali e culturali, circa 35 mila mq di verde, giardini e piazze, inclusa la connessione con il quartiere di Loreto, residenze per studenti per 5 mila mq, 15 mila mq di servizi universitari, realizzazione della ciclopedonale con Loreto, asilo nido, ludoteca, centro diurno per anziani per 1.400 mq, una residenza protetta, l’edificio per il culto e una farmacia. Non ci sarà circolazione di veicoli in superficie su tutto l’ambito dell’ospedale – ha sottolineato Grossi – e non è escluso si possa anche aggiungere il posizionamento di impianti sportivi coperti. E comunque siamo disponibili ad ascoltare le richieste del comitato ». All’incontro sono intervenuti anche Luigi Nappo, ex assessore all’Urbanistica, e i consiglieri comunali Franco Tentorio (An) e Giuseppe Anghileri a sostegno del comitato

SANTA LUCIA, intesa come quartiere, NON APPROVA I PROGETTI DI BRUNI E GROSSI

Grande partecipazione all’assemblea dei residenti convocata dal Comitato Santa Lucia. Oltre trecento persone hanno risposto all’appello.

Una dettagliata relazione a più voci ha evidenziato le pecche e i difetti dei due principali interventi immobiliari previsti nel quartiere, vale a dire il progetto di privatizzazione dell’area degli Ospedali Riuniti e il Programma di Intervento sull’area ex ENEL.

Nell’area ospedaliera sparisce una grande superficie destinata a servizi e funzioni pubbliche. Tutto viene monetizzato sacrificando gli spazi per la comunità. Il comitato chiede di rivedere il progetto individuando luoghi d’incontro capace di dare un nuovo senso di centralità al quartiere. Sono preannunciati migliaia di abitanti in più, ma nulla si dice in merito all’adeguamento dei servizi essenziali, a partire, ad esempio da scuole e strade.

Per quanto riguarda il piano edilizio in variante al PRG sull’ex Enel, siamo di fronte al delirio della cementificazione. Si pensi che l’indice di edificazione è poco meno del triplo di quello deciso nel 1997 per la Magrini di via San Bernardino. Il Comitato chiede che siano rivedute le altezze ( i previsti 8 piani) e i pesi volumetrici.

I tanti cittadini intervenuti nella discussione testimonianono la volontà di preservare l’identità dei luoghi della comunità.

L’assessore Grossi ha tentato una improbabile difesa d’ufficio cercando di difendere l’indifendibile. Ma i cittadini non hanno apprezzato.

La battaglia continua.  L’operazione immobiliare sull’area ospedaliera e le presunte case di lusso dell’Ex Enel non avranno un iter molto tranquillo!

Interventi Edilizi. La Rivolta dei quartieri

da BERGAMO SETTE del 3 ottobre 20008

LA PROTESTA SI ALLARGA – I cittadini si ribellano ai pesanti insediamenti immobiliari

Mentre nei palazzi della politica si discute sul futuro delle circoscrizioni e delle forme di partecipazione alle scelte dell’amministrazione pubblica, i cittadini si organizzano per far arrivare la loro voce nelle stanze del potere. La politica parolaia è sempre pronta a discutere, in maniera anche oziosa, sul valore astratto della partecipazione popolare.

I problemi arrivano quando i cittadini non condividono le scelte e le decisioni. In questi giorni in tanti si sono mobilitati perché hanno avvertito il pericolo incombente di uno stravolgimento dei caratteri distintivi dei quartieri nei quali sono nati e vivono. Le stesse circoscrizioni si stanno adoperando per rispondere alle sollecitazioni dei residenti sul territorio. Certamente questa vicenda si manifesta nel periodo meno propizio per le istituzioni decentrate caratterizzate da un futuro incerto. Si parla, a giorni alterni, della loro soppressione o della riduzione dalle sette attuali a tre o a quattro future. Vedremo. In ogni caso, venerdì scorso si è tenuta un’affollatissima assemblea  sul futuro dell’area oggi occupata dalla Sace. L’incontro è stato organizzato dalla Circoscrizione su richiesta dell’associazione “Il Mosaico” composta da residenti di “Conca Fiorita”. Un dibattito ordinato, con interventi puntuali,  proposte serie e praticabili portate avanti dai cittadini e dagli stessi rappresentanti istituzionali, di destra e di sinistra. Unica nota stonata in chiusura, quella dell’assessore all’urbanistica Valter Grossi che si è incavolato di brutto, non si sa il perché, di fronte alle conclusioni emerse dalla riunione: “Riduzione delle altezze e delle volumetrie delle due torri previste nell’area ex Sace”.  Dopo tre ore di dibattito, l’assessore ha affermato: “Siamo in democrazia rappresentativa e non sono queste assemblee a poter decidere ”. Risposta di un distinto signore che non aveva parlato durante la serata: “Lei è un arrogante e non è degno di rivestire il suo ruolo”. In altre parole la gente si è sentita presa per il naso, dopo un comune sforzo costruttivo da parte di tutte le realtà del quartiere (associazioni e consiglieri circoscrizionali di destra e di sinistra). Giovedì sera 2 ottobre si replica con l’Assemblea Pubblica convocata dal Comitato Santa Lucia. L’organismo, composto da persone moderate e competenti, ha già dimostrato di recente di godere di una forte credibilità sul territorio. Fanno prova le assemblee affollatissime tenute nei mesi scorsi. Nel volantino viene rivolto un appello ai residenti affinché pongano attenzione alle decisioni dell’amministrazione comunale che si rifletteranno sul futuro del quartiere. In primis la privatizzazione dell’area ospedaliera e, a seguire, la pesante variante urbanistica prevista nell’area ex Enel, una proposta da 72 mila metri cubi in 12 mila metri quadrati. La sera del 9 ottobre in sesta circoscrizione si parlerà, invece, della megavariante di Porta Sud. Una società costituita per progettare 350 mila metri cubi, ha deciso autonomamente di gestirne 1.800.000. Da segnalare che pochi giorni fa la stessa circoscrizione (governata dal centrosinistra) ha attaccato la Giunta per il ricorso continuo e sistematico alle varianti al Piano Regolatore Generale. Nonostante le presentazioni trionfalistiche di questi grandi interventi edificatori, la gente ha cominciato ad allarmarsi. Tre quartieri mobilitati in dieci giorni.

luigi nappo