Il commento dei lettori. Eugenio su replica di Nappo a Bruni su Cisalpinia

Cara Aurora,
sono assolutamente d’accordo con questa posizione di critica a queste scelte pazzesche, che oltre a prendere in giro i cittadini, dimostrano malafede nel rapporto civico tra amministrati ed amministratori: dire che l’area Cisalpinia è un’area verde perchè i tetti sono colorati di verde è malafede.

Personalmente visto che non accetto di essere preso in giro penso che questa scelta come ogni altra tipo Sace debbano essere contrastate con efficacia (vediamo come!).

Se il Comune e soprattutto la Provincia o gli altri enti territoriali hanno bisogno di soldi, comincino con il ristrutturarsi: le Provincie e le omunità montane devono sparire: con i soldi risparmiati avremo una città ed un paese più bello perchè non ci sarà bisogno dei soldi degli “oneri di urbanizzazione” per automantenere sovrastrutture inutili e quindi sprechi sulle spalle dei cittadini che si vedono peggiorare la qualità della vita.

Più Internet e più Verde = meno Spostamenti ( risparmi per le famiglie) e Sprechi (pubblici).
Così facendo la qualità della vita non solo non peggiorerebbe come avviene costantemnte negli ultimi vent’anni, ma migliorerebbe e così facendo le minori disponibilità economiche troverebbero una compensazione.
Io la penso così: spero anche voi!
Eugenio

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AFFARI E CEMENTO. Riportiamo un passo significativo di un recente articolo di Edmondo Berselli su Repubblica

Riproponiamo una parte dell’articolo perché di grande attualità

Ma la tecnica prevalente consiste ormai da tempo, senz’ altro prima dei problemi determinati dall’ abolizione dell’ Ici, nel variare quei parametri urbanistici, come le destinazioni d’ uso, che possono modificare in modo rilevante il valore di immobili e terreni. Tutto questo ha una sua razionalità economica, e talora anche motivazioni tutt’ altro che ignobili (ad esempio, il comune “vende” cubature ai privati in cambio di edifici pubblici, scuole, asili), ma si scontra innanzitutto con una preveggente azione sull’ ambiente, perché se prevale il bruto interesse economico, tutto il resto rischia di passare inevitabilmente in secondo piano. In secondo luogo il rapporto, o finanche la coalizione, con settori economici identificabili tende a stratificare un insieme di scambi e concessioni che fa riferimento ai partiti, alle maggioranze, ma via via anche alle correnti e ai circuiti di potere afferenti alle singole personalità politiche. Talora questo gioco di alleanze interessate giunge a provocare serie distorsioni nel mercato, a cominciare dalla trasparenza e correttezza degli appalti; può determinare quindi effetti negativi sui costi delle opere progettate, e interconnessioni opache fra responsabili tecnico-politici e imprese (o rappresentanze delle imprese).

PESCI IN FACCIA ANCHE PER I RESIDENTI DI SANTA LUCIA. Il sindaco Bruni e la sua maggioranza approvano la variante urbanistica con aumento di volumetrie sull’area ex Enel

La Giunta Bruni non conosce ostacoli. Le varianti al Piano Regolatore devono passare.  Ancora aumenti di volumetrie rispetto alla normativa attuale!

Il Consiglio Comunale di Bergamo, con 21 voti su 40 della maggioranza di centro sinistra, ha approvato la super cementificazione intensiva sull’area ex Enel. Ha votato contro il centrodestra, la Lega , il gruppo misto e il consigliere verde Roberto Bertoli con una dichiarazione da condividere al cento per cento.  E’ previsto, tanto per cambiare, un aumento delle volumetrie rispetto a quelle esistenti di circa il trenta per cento. Risultato: densità edificatoria da città cinese ( circa sei metri cubi per metro quadrato). E così, dopo i residenti di Conca Fiorita, anche quelli di Santa Lucia sono stati presi a pesci in faccia. Parità di trattamento in quanto ad aumento delle volumetrie edificabili, con un tantino in più (80%) per l’area Sace. I consiglieri di sinistra fanno finta di non capire che l’urbanistica contrattata in variante al Piano Regolatore produce  notevoli aumenti di profitti per i privati con qualche briciola per le casse comunali. Stavolta sono i milanesi a fare lo shopping del territorio cittadino. D’altra parte, da una forza politica che aveva espresso disponibilità a discutere di edificazioni sul Parco della Martinella c’è poco da pretendere!

 

Prosegue la corsa verso la cementificazione. L’ex ENEL passa l’esame del Consiglio Comunale

(fonte: www.bergamonews.it
Palafrizzoni – Nessuna sorpresa nel dibattito in Consiglio comunale sul piano integrato di intervento dell’ex Enel. Il progetto firmato dall’architetto Antonio Citterio passa l’esame senza grosse difficoltà. La discussione presenta parecchie analogie con il già approvato piano Sace: forti dubbi dell’opposizione su volumi ed altezze.
Nessuna sorpresa nel dibattito in Consiglio comunale sul piano integrato di intervento dell’ex Enel. Il progetto firmato dal noto architetto Antonio Citterio passa l’esame senza grosse difficoltà. . La discussione presenta parecchie analogie con il piano Sace forti dubbi dell’opposizione su volumi ed altezze e maggioranza a difendere la scelta dell’amministrazione. Grazie agli oneri, circa 4 milioni di euro, garantiti dal privato che realizzerà l’intervento verrà finanziata l’operazione del Carmine. Anche se, tiene a specificare l’assessore Valter Grossi, “questo progetto non nasce perché l’amministrazione ha bisogno di soldi, ma per cogliere l’opportunità di riqualificare un’area dismessa. La proposta è stata valutata ed è pienamente in conformità con il piano di governo del territorio che andremo ad adottare. Inoltre riguardo alla densità posso dire che è già stata apportata una diminuzione”.
Molto critica la minoranza. “L’amministrazione Bruni sta percorrendo una strada pericolosa – spiega Alessandra Gallone, consigliere comunale di Alleanza Nazionale – questi provvedimenti alternano in modo determinate l’urbanistica della città”. Anche Daniele Belotti, Lega Nord, è contrario. “Questo intervento, insieme a tutti gli altri previsti nel pgt, non è certo un bel regalo di Natale per i cittadini bergamaschi – afferma -. Un piano di governo del territorio che prevede 25 mila abitanti in più a Bergamo è vergognoso. A chi lasceremo questa città si maledirà”. Non ha cambiato idea rispetto al “no” espresso in commissione il verde Roberto Bertoli, che conferma la sua contrarietà. “Sono semplicemente molti di più gli elementi negativi rispetto a quelli positivi – spiega – sarebbe stato necessario reperire introiti per il Carmine con un intervento più confacente alla realtà urbana di Bergamo”. Il capogruppo della Lista Bruni Eugenio Aversa ritiene invece che appellarsi alla questione delle volumetrie sia poco comprensibile. “Non ha senso impuntarsi sulle volumetrie, siamo a due passi dal centro in un’area già molto densa”. Il piano integrato d’intervento viene poi approvato nonostante i voti contrari di Verdi, Lega Nord, Forza Italia, Lista Veneziani, gruppo Misto e Udc.

Cemento quel mondo solido tra affari e politica

Ci è sembrato molto interessante l’articolo apparso su Repubblica del 09 dicembre 2008 di Edmondo Berselli (pagina 40   sezione: CULTURA) che riproponiamo di seguito in Rassegna Stampa per un utile approfondimento.

 

“Fino a qualche mese fa l’ emergenza erano i rifiuti a Napoli; poi c’ è stato il caso vistoso della sanità in Abruzzo; infine l’ annosa vicenda fiorentina di un recupero urbanistico, legato all’ area della Fondiaria e al costruttore Ligresti, che ha messo in seria difficoltà l’ amministrazione comunale di Firenze. In una parola: in un’ Italia fatta di città, il problema si chiama cemento. Perché il cemento è il punto di incrocio fra procedure amministrative locali, politica sul territorio e affari. Non è un caso che le esperienze migliori di organizzazione urbanistica risalgano ormai agli anni Settanta, sotto la spinta progettuale di critici come Antonio Cederna, ma grazie anche alla capacità propositiva di architetti come Pier Luigi Cervellati e Leonardo Benevolo, ispirati da un’ idea di città legata al senso della comunità più che all’ interesse privato.

A quell’ epoca, sotto il profilo economico e politico, l’ aspetto critico principale era la rendita, a cui si connettevano possibilità speculative impressionanti; e le amministrazioni progressiste, con i progetti legati alla cultura del recupero e della riqualificazione urbana, rappresentavano un argine, non soltanto ideologico bensì materiale ed effettivo, alla progressiva espansione cementificatrice delle città. Non è facile da stabilire che cosa sia cambiato dall’ epoca in cui i centri storici costituivano il fiore all’ occhiello delle giunte più illuminate (non soltanto di sinistra, perché la pianificazione bresciana di Benevolo avviene sotto una giunta democristiana), insieme con la tutela ambientale delle aree immediatamente extraurbane, come la collina bolognese. Ma in primo luogo c’ è da riconoscere che l’ edilizia è la principale forma di imprenditoria che entra immediatamente a contatto con le amministrazioni territoriali: non l’ unica, perché anche sanità, energia, smaltimento dei rifiuti, servizi di welfare locale, sistema dei trasporti incrociano necessariamente la politica; ma senz’ altro il settore in cui le potenzialità di profitto in seguito a una decisione politica possono mutare in modo esponenziale. Tutto questo vale in misura assai minore per l’ imprenditoria industriale o dei servizi, che al massimo offre qualche chance di sostegno politico ed elettorale attraverso contributi e favori, ma è estranea alla stratosferiche possibilità di rendita offerte dal variare delle coalizioni d’ interessi fra politica e settore delle costruzioni. Si intuisce senza difficoltà, infatti, che un nuovo piano regolatore, con le inevitabili varianti contrattate con le corporazioni economiche, può spostare volumi ingenti di risorse e di ricchezza, e che quindi il ruolo del ceto politico risulta decisivo nell’ orientare futuri flussi di profitto. Accade qualcosa di simile in tutte le opere infrastrutturali (strade, ponti, edifici pubblici, tratti ferroviari, metropolitane), ma con gli interventi nel tessuto urbano gli incrementi di valore possono risultare colossali. Non è una condizione inedita, ma oggi c’ è da considerare la fame di suolo e di volumetrie suscitata dalle trasformazioni metropolitane. C’ è da mettere insieme un quadro che contempla la metamorfosi demografica, che moltiplica i nuclei famigliari, il proliferare delle strutture di servizio, l’ abbandono di stabilimenti industriali storici. Tutto questo vale sia per i centri minori sia per le grandi città. A Trento, il recupero di alcuni insediamenti industriali dismessi ha portato l’ amministrazione comunale a progettare, in modo quasi visionario, la città del prossimo secolo; a Modena il recupero della Manifattura Tabacchi amplierà significativamente l’ offerta di appartamenti e uffici nel centro storico, con effetti ancora imprecisati sul mercato. Nell’ area metropolitana di Milano, si pensi alle “quote di città” spostate dalle operazioni sulla Bicocca e la Fiera, anche in relazione all’ Expo del 2015. A Torino, è risultata di buona qualità l’ opera di riconversione urbana determinata dai finanziamenti per le Olimpiadi invernali. A Roma, il piano regolatore di Veltroni è apparso come un progetto contrattuale fra l’ establishment politico e l’ élite dei “palazzinari”, destinato a stabilizzare per decenni l’ equilibrio fra la politica e il sistema degli affari capitolino (poi le cose sono andate diversamente, ma l’ idea su cui si era mosso Giuseppe Campos Venuti era decifrabile: un compromesso con le richieste dei costruttori, che consentiva buoni volumi di affari limitando ragionevolmente le cubature). Tuttavia c’ è un altro aspetto da considerare. Perché se è vero che gli animal spirits dell’ economia guardano con strenua attenzione alle possibilità di reddito offerte dall’ intervento urbanistico, sul fronte opposto è la politica a guardare con interesse analogo alle opportunità offerte dal cemento. Il fatto è che non esiste nella tradizione amministrativa italiana la concezione secondo cui il volume di spesa degli enti pubblici va verificato a ogni bilancio e tarato sulle future esigenze effettive. Si tende piuttosto a considerare ogni capitolo di spesa come un dato da aggiornare in via progressiva: e nel momento in cui le risorse vengono ridimensionate dal governo centrale, le amministrazioni territoriali si trovano nella necessità di aumentare i propri introiti. Molte di esse lo hanno fatto incrementando la tassazione, contando sulla sopportazione dei cittadini; altre hanno valorizzato il patrimonio pubblico mettendolo sul mercato, o gestendolo in combinazione con i privati. Ma la tecnica prevalente consiste ormai da tempo, senz’ altro prima dei problemi determinati dall’ abolizione dell’ Ici, nel variare quei parametri urbanistici, come le destinazioni d’ uso, che possono modificare in modo rilevante il valore di immobili e terreni. Tutto questo ha una sua razionalità economica, e talora anche motivazioni tutt’ altro che ignobili (ad esempio, il comune “vende” cubature ai privati in cambio di edifici pubblici, scuole, asili), ma si scontra innanzitutto con una preveggente azione sull’ ambiente, perché se prevale il bruto interesse economico, tutto il resto rischia di passare inevitabilmente in secondo piano. In secondo luogo il rapporto, o finanche la coalizione, con settori economici identificabili tende a stratificare un insieme di scambi e concessioni che fa riferimento ai partiti, alle maggioranze, ma via via anche alle correnti e ai circuiti di potere afferenti alle singole personalità politiche. Talora questo gioco di alleanze interessate giunge a provocare serie distorsioni nel mercato, a cominciare dalla trasparenza e correttezza degli appalti; può determinare quindi effetti negativi sui costi delle opere progettate, e interconnessioni opache fra responsabili tecnico-politici e imprese (o rappresentanze delle imprese). Infine è tutto da vedere, e meriterebbe approfondimenti da parte degli economisti, se la “città infinita”, che si espande senza limiti oltre le periferie, è un soggetto economico in equilibrio o è fonte di costi che graveranno in modo insostenibile nel lungo periodo, per i servizi che implicano, i trasporti, le opere di urbanizzazione. Cioè se quella che Cervellati ha chiamato ironicamente “Villettopoli” è occasione di profitto o alla lunga un aggravio di spesa: insomma se l’ economia del cemento, all’ ultima riga del bilancio, non rappresenti una perdita per tutta la comunità. – EDMONDO BERSELLI

Comitati all’assalto: urbanistica nel mirino

(fonte: sito quotidiano online BERGAMONEWS) 
Tutti contro i nuovi progetti urbanistici. Tre comitati all’unisono stanno portando avanti una campagna di protesta nei confrinti dell’amministrazione. Il Mosaico, l’associazione Aurora e il comitati di Santa Lucia sono attivissimi: gazebo, volantini, mobilitazioni.

Tutti contro i nuovi progetti urbanistici. Tre comitati all’unisono stanno portando avanti una campagna di protesta nei confrinti dell’amministrazione. Il Mosaico, l’associazione Aurora e il comitati di Santa Lucia sono attivissimi: gazebo, volantini, mobilitazioni. Il primo e il secondo contro il progetto Sace, l’ultimo contro l’ex Enel.
Domani, sabato 6 dicembre,
il Mosaico organizza un gazebo allo stadio per informare i cittadini sul Piano Sace e raccogliere altre firme dopo la campagna di adesione dei mesi scorsi che ha visto più di tremila persone sottoscrivere le proposte della rete civica. A partire dalle ore 9, presso la curva Sud dello Stadio Atleti Azzurri d’Italia di Bergamo, ci saranno residenti e informare correttamente la cittadinanza sulla questione del Piano Sace: il progetto approvato (adottato) in Consiglio Comunale e le iniziative che si intendono portare avanti.
L’associazione Aurora se la prende invece direttamente con l’assessore all’Urbanistica Valter Grossi, che mercoledì ha rilasciato un’intervista al Tg3. “Ormai siamo al di fuori della decenza – si legge sul sito dell’Aurora -. L’assessore Grossi, intervistato dal TG3 in merito al Progetto Sace, ha affermato che il Piano edificatorio realizza meno di quanto avrebbe potuto. Non gli passa neanche per la mente la Normativa Del Piano Regolatore Generale che prescrive per quell’area una volumetria massima di 52.140 metri cubi di residenze e attività economiche. Il suo piano ne prevede 91 mila metri cubi., circa l’80% in più del massimo consentito dalla normativa urbanistica vigente. Grossi non è nuovo a questi comportamenti. Già in consiglio comunale era inciampato in dati non esatti e, guarda caso, sempre a favore delle richieste del costruttore. Ora basta, a tutto c’è un limite!”
Il comitato di Santa Lucia punta sulla creatività con un volantino in classico stile “prima” e “dopo”.”

Per l’assessore Grossi il Piano Regolatore Generale non esiste. Non c’è più rispetto per le Istituzioni.

Ormai siamo al di fuori della decenza. L’assessore Grossi, intervistato dal TG3 in merito al Progetto SACE, ha affermato che il Piano edificatorio realizza meno di quanto avrebbe potuto. Non gli passa neanche per la mente la Normativa Del Piano Regolatore Generale che prescrive per quell’area una VOLUMETRIA MASSIMA DI 52.140 metri cubi di residenze e attività economiche. IL suo piano ne prevede 91.000 metri cubi., circa L’80% IN PIU’ del massimo consentito dalla normativa urbanistica vigente.

Grossi non è nuovo a questi comportamenti. Già in consiglio comunale era inciampato in dati non esatti e, guarda caso, sempre a favore delle richieste del costruttore.

Ora basta, a tutto c’è un limite!

 

LA CITTA’ SENZA REGOLE

L’EDITORIALE di Luigi Nappo 

(Bergamo) – Con il Piano Regolatore stravolto e, in assenza del nuovo Piano di Governo del Territorio, si moltiplicano le volumetrie a favore di imprenditori privati.

La maggioranza del consiglio comunale di Bergamo ha approvato la variante urbanistica sulla SACE che aumenta di circa l’80% le volumetrie previste dal Piano Regolatore Generale per “residenze ad attività economiche” nell’area. Le altezze massime realizzabili passano dai 4 piani previsti a 10 piani. Il 250% di quanto consentito. Nella storia urbanistica di Bergamo mai era stato concesso un privilegio del genere ad un imprenditore privato. L’eccezionale cementificazione viene contrabbandata con la necessità di mantenere i posti di lavoro. Non si dice che la SACE ha già venduto la propria area. Se avessero voluto consolidare la presenza sul territorio non avrebbero aumentato la destinazione residenziale. La giunta ha adottato da tempo la logica dello scambio tra aumento delle volumetrie e incasso di danaro. Il privato fa i suoi conti e accetta perché in tasca gli restano molti milioni in più rispetto a quelli che versa al Comune. Un patto scellerato sulla pelle della comunità. Un danno irreversibile al paesaggio cittadino e a quello della Conca Fiorita. Un plauso al consigliere della sinistra Rocco Gargano che ha abbandonato l’aula per non votare questo scempio sul territorio.