Tempi lunghi per il Piano di Governo del Territorio.

E’ passato più di un anno dall’adozione del Piano di Governo del Territorio di Bergamo da parte del Consiglio Comunale . Dopo l’esame delle osservazioni presentate, l’Assemblea Comunale ha approvato a novembre  scorso una delibera che prevedeva la ripubblicazione di alcuni ambiti modificati, tra i quali il Parco Agricolo, parte di Porta Sud e altri di minora rilevanza. A febbraio scorso si sono chiusi i termini di presentazione delle osservazioni sulle aree rimesse in discussione. Ad oggi non si hanno notizie in merito e questo rende piuttosto incerto, almeno  per i tempi, il percorso definitivo del PGT.  Certamente l’ambito del Parco Agricolo ha creato e creerà non pochi problemi alla Giunta in termini di gestione. Il quartiere di Grumello e quelli limitrofi si sono dichiarati contrari alla cancellazione dell’area agricola per realizzazione della Cittadella dello sport. Lo  stessa volontà è stata espressa dai Comuni confinanti e dalle associazioni ambientaliste. Un bell’ostacolo da superare per l’amministrazione comunale, reduce da uno scivolone recente relativo alla sala Gamec sugli orti di San Tomaso. Come se non bastasse, la Foppa Pedretti rivendica giustamente una gestione della vicenda  “Nuovo Palazzetto dello Sport” sganciata dalle prospettive per lo stadio di calcio .Intanto domani siamo a Maggio e il Pgt non ha ancora mosso i primi passi in direzione dell’approvazione definitiva. Sono previsti passaggi in commissione per l’esame delle osservazioni, quindi il dibattito in Consiglio Comunale e successivamente la pubblicazione sul BURL. Un problema in più per i cittadini e gli operatori bloccati dalla carenza dello strumento urbanistico. Nel frattempo,in Città si discute animatamente dei cartelli in dialetto bergamasco, dei baci proibiti e di altri argomenti del genere. I temi caldi (vedere ad esempio futuro dell’area ospedaliera) è meglio lasciarli fermi, anche per l’approssimarsi dell’afa estiva.

Vendita area ospedaliera. Interrotte le comunicazioni.

E’ passato più di un anno dalla pubblicazione del bando di gara per la vendita dell’area occupata dagli Ospedali Riuniti di Bergamo. Ai primi di ottobre dell’anno scorso è stata indetta la prima asta per l’alienazione dei 129.000 metri quadrati al prezzo di 95 milioni di euro. Andata deserta la prima ad ottobre 2009 è stata preannunciata la seconda gara con un prezzo base di 85 milioni di euro. Da allora tutto tace.

In quella data Bergamonews riportava: “L’obiettivo di Infrastrutture Lombarde è di chiudere la gara, auspicabilmente con la cessione dell’area, entro fine gennaio” Dopo di che, siamo ad aprile, non sono più pervenute notizie in merito. Una situazione molto strana anche perché non ne parla più nessuno, politici istituzioni o stampa. Potrebbe anche essere che ci sia sfuggito qualche particolare di un’eventuale notizia passata inosservata.

Sta di fatto che è quasi ultimata la costruzione del Nuovo Ospedale in località Trucca senza avere incassato il ricavato della vendita della vecchia area. Una simile eventualità era stata sempre presentata come una catastrofe da sei anni a questa parte, soprattutto quando c’era da cancellare l’ipotesi del Campus Universitario sulla stessa area.

L’Università Bergamasca in Largo Barozzi era stata  considerata  negli ultimi anni un pericolo incombente ed inutile per la realizzazione del nuovo ospedale per i tempi lunghi e per la ridotta valorizzazione degli edifici una volta dismessi. Meglio venderli ai privati, si affermava, così i guadagni arriveranno presto e saranno maggiori.

Adesso, come in una realtà fiabesca, si scopre che l’ospedale si è potuto costruire senza vendere ancora le aree e, per giunta, il corrispettivo ipotizzabile si è molto ridotto. Valeva dunque la pena di cancellare l’ipotesi del Campus universitario?

Grande errore politico e strategico della classe politica bergamasca al potere in Comune e in Regione negli ultimi cinque anni. Un percorso difficile da capire se si va indietro con la memoria. Proviamo a ricordare:

Il 25 aprile 2005, giusto cinque anni fa, Alberto Ceresoli scriveva su l’Eco di Bergamo. “Resta ancora da capire se l’Università ha realmente a disposizione i finanziamenti necessari e, se sì, quando. Un particolare non di poco conto, considerato che in mancanza di risposte ben documentate, i Riuniti potrebbero prendere in considerazione anche altre ipotesi………..Certo è che una risposta va data in tempi ragionevoli, proprio per non pregiudicare la realizzazione dell’opera (ospedale nuovo). Quindi il giornalista sosteneva nel 2005  che eventuali ritardi nella vendita dell’area avrebbero messo a rischio la costruzione della nuova struttura sanitaria, e questo 5 anni fa.

Il 3 novembre 2005 il  direttore generale dei Riuniti Carlo Bonometti dichiarava ala stampa: “Il problema (Campus) esiste…. Il cantiere del nuovo ospedale sta funzionando bene e i lavori proseguono secondo i ritmi stabiliti: risolvere le difficoltà connesse al campus non potrà che far bene anche al nuovo ospedale.” Viene confermata, così, la tesi dell’urgenza della vendita dell’area e l’in conciliabilità con la presenza dell’università per la non disponibilità immediata dei fondi necessari.

Il 24 maggio 2006 il sindaco di Bergamo Roberto Bruni affermava che . “ Anche i Riuniti di Bergamo dovranno fare i loro conti tenendo presente che i sodi di questa operazione (almeno 60 milioni di euro del Campus)servono per il luglio 2008”

Il 7 dicembre 2006in articolo su L’Eco di Bergamo si poteva leggere: “Nell’annunciare che se la città non batterà un colpo in tempo utile avvierà la procedura per la messa in vendita dell’area, il direttore generale degli Ospedali Riuniti Carlo Bonometti, non l’ha detto, ma non è difficile credere che i tempi siano ormai risicati. L’ospedale vorrebbe, infatti, incassare entro la fine del prossimo anno: ciò vuol dire- tempi tecnici alla mano- che l’asta potrebbe essere bandita già entro il prossimo marzo (sarebbe marzo 2007).

Invece siamo ad aprile del 2010, con un’asta registrata ad ottobre del 2009 senza ulteriori notizie in merito e con una realtà che fa a cazzotti con le affermazioni e le tesi sostenute negli ultimi cinque anni.

Pare lecito a questo punto porre queste semplici domande:

  • Quando si venderà l’area ospedaliera?
  • Quanto si ricaverà?
  • Si sono pagati interessi bancari per la mancata vendita della vecchia area in funzione della costruzione del nuovo ospedale?
  • Quanto si è guadagnato cancellando il campus universitario  e le destinazioni a servizio pubblico a favore di destinazioni private?
  • E infine, perché si sono interrotte le comunicazioni?
  • Comune e Provincia, sottoscrittori dell’Accordo di Programma, non hanno nulla da dire?

Bergamo 27 aprile 2010

vedi anche

http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=16965

http://www.ecodibergamo.it/stories/Cronaca/92438_percassi/

http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=16135

http://www.bergamonews.it/editoriali/articolo.php?id=16080

 

 

 

Earth Day compie 40 anni

(AGI) – Roma, 22 apr. – ‘Ascolta la Terra’. Il megafono ideale dell’Earth Day prende vita sul sito ufficiale della campagna (www.earthday.org) e chiama all’appello i cittadini del pianeta quarant’anni dopo la prima Giornata della Terra. Il 22 aprile del 1970 venti milioni di americani risposero all’invito Ascolta la Terra.jpgdel senatore democratico del Wisconsin Gaylord Nelson e aderirono alla prima storica manifestazione in difesa del pianeta, della sua atmosfera e del suo ‘verde’. Denis Hayes, primo coordinatore dell’evento, organizzo’ con uno staff di giovani ambientalisti comizi coast-to-coast e coinvolse migliaia di studenti di college e universita’ in proteste contro l’inquinamento e iniziative a tutela dell’ambiente. L’edizione di quest’anno, hanno assicurato gli organizzatori, sara’ senza precedenti sia per numero di eventi, sia per numero di ‘adepti’ (sono attese oltre un miliardo di adesioni). Una mobilitazione internazionale che attraversa 190 Paesi con migliaia di iniziative previste nelle maggiori citta’: da Washington a Kabul, da Banjul a San Paolo del Brasile passando per Citta’ del Capo, Singapore, Pechino, Taipei e tutte le capitali europee. “L’anno in cui si celebra il 40esimo anniversario dell’Earth Day dobbiamo muoverci su tutti i fronti”, rilancia da YouTube in un video-messaggio cliccatissimo l’ex vicepresidente statunitense Al Gore, vincitore di un Nobel proprio per le sue battaglie ambientaliste. “Dobbiamo costruire il nostro impegno come singoli e come famiglie”, sottolinea Gore, “e sfruttare il momento storico che sta affrontando la nostra nazione per fare la differenza e cambiare le leggi” con l’obiettivo di “creare un mondo migliore per noi, per i nostri figli e i nostri nipoti”. Da qui l’invito a firmare una petizione on line (anche sul sito italiano della campagna, www.giornatamondialedellaterra.it) per sollecitare il Congresso degli Stati Uniti a redigere e approvare un disegno di legge sul clima per il contenimento delle emissioni di gas serra e farsi promotore, nel mondo, di una legislazione globale sul clima. “E’ indispensabile”, si legge sul sito ufficiale della campagna, che ai legislatori statunitensi arrivi “il messaggio che gli Stati Uniti hanno bisogno di lavorare con la comunita’ mondiale su questo importante tema”. Il video di Gore, ‘Volunteers for Climate Change’, ha lanciato un concorso aperto a tutti ‘i cittadini del mondo’ per girare un video su un’organizzazione no profit impegnata contro il surriscaldamento del pianeta; i migliori tre hanno vinto una segnalazione sulla home page di YouTube. (AGI) Gav . (Segue)

Gli Inconsolabili Orfani della sala Gamec.

Suscitano tristezza le dichiarazioni degli amministratori (vecchi e nuovi) di Bergamo in merito al mancato regalo della sala Gamec da parte della Fondazione Creberg. Il presidente Cesare Zonca ha detto stop e ha dichiarato decaduta l’offerta, causa il mancato rispetto del termine del 15 aprile. Ed ecco allora il pianto greco di politici e commentatori locali che versano lacrime per la perdita di 4 milioni di euro. ” Così Bergamo continua ad arretrare” è il loro commento ripreso poi dai loro fans. Secondo costoro la mancanza della sala espositiva creerà danni irreversibili per la comunità bergamasca. Proprio così.  Fa niente, poi, se tra pochi mesi si inaugurerà il nuovo ospedale con un passaggio a livello a cinquanta metri dal suo ingresso in maniera tale da compromettere la funzione stessa della struttura sanitaria. Non so se girando l’Italia si riuscirà a trovare una situazione urbanistica tanto incresciosa. Ma questo particolare non preoccupa minimamente, non genera gli stessi turbamenti creati per il regalo da 4 milioni. Bergamo arretra, si dice. Ma non si va in giro a guardare in che condizioni è il decoro dei quartieri periferici, non si vedono le condizioni del traffico nelle ore di punta. Abbiamo una stazione ferroviaria inguardabile, un isolamento inspiegabile del borgo storico di Città Alta. Epuure a guastare i sonni degli amministratori è la sala sul Parco. Per chiudere un’ultima nota: i 5 mila cittadini che si sono mobiltati contro il discutibile progetto fortunatamente ritirato, sono stati definti “un piccolo gruppo di scontenti”. Questa la dice lunga sulla capacità di ascolto di questa classe politica.
BG, 17.04.2010

 

 

Gasolio versato nel Lambro: C’è il Dna del sabotatore

Svolta nelle indagini grazie alla traccia lasciata su una torcia. Tutti morti gli animali ripescati.

Dal Corriere della Sera del 13 aprile 2010 

 MILANO – C’era da faticare, da sfacchinare, quella notte, una notte rigorosamente a luci spente. Girare i rubinetti, aprire le valvole, tenere sotto controllo le cisterne; innescare una bomba ambientale, realizzare un attentato, oppure firmare un regolamento di conti, vendicarsi, insomma farla pagare. Chi ha fatto fuoriuscire dall’ex azienda petrolifera «Lombarda Petroli» tonnellate di olio combustibile e gasolio alle 2.30 del 23 febbraio, si è dimenticato una cosa, rinvenuta proprio vicino a una cisterna: una torcia, con un manico ricoperto di materiale poroso. Molto poroso: ha assorbito del sudore, e grazie a questo è stato individuato il Dna (appartiene a un uomo) di chi ha usato la torcia. È il sabotatore, è l’attentatore, sono convinti gli inquirenti. Era da solo? Quanti erano? Son passati quasi due mesi, e quanti misteri. La quantità di idrocarburi finiti prima nel Lambro poi nel Po, a esempio: all’inizio si è parlato di 2.600 tonnellate; ultime stime portano la cifra a 3mila. Vuol dire che, escluse le 2.200 tonnellate recuperate, pescate e rivendute alle raffinerie, ne rimangono almeno 800. Dove sono finite? Si sono depositate su sponde e alvei, dicono ambientalisti e animalisti, Wwf e Lipu in testa, con «conseguenze devastanti, nei prossimi anni, per fauna e flora». Gli ultimi valori, emersi dai rilievi nel Po, parlano di inquinamento da idrocarburi vicini alla norma, comunque sotto la soglia massima.

NUOVI VANDALI – Diversa la sorte del Lambro. Qui, dopo una pausa di qualche settimana, più che altro per paura dei controlli, potenziati, ditte e incivili vari hanno ripreso l’antico costume: riversare in acqua, soprattutto quando piove, vernici, rifiuti, tanto che la polizia provinciale, riscontrate tracce di sversamenti, si è rimessa alla caccia dei nuovi vandali. La torcia è stata esaminata dagli esperti dei Ris, i quali, dicevamo, hanno rinvenuto elementi utili. Non tanti, però utili. Determinanti? Forse. Qualcheduno continua a evocare mente e mano della ’ndrangheta; gli investigatori — operativi anche i carabinieri del Noe, il nucleo per la tutela dell’ambiente — non vanno lontano. Nel senso che restano addosso alla «Lombarda Petroli» (con i suoi operai, alcuni in mobilità) e al Gruppo Addamiano, che dovrebbe acquistare l’area dell’ex ditta petrolifera, ormai verso la dismissione, e aggiungere il terreno alla cittadella, case più servizi commerciali, in costruzione a Villasanta.

TERRENO CONTAMINATO – È un terreno contaminato, riempitosi di idrocarburi, scesi quella notte nel sottosuolo della «Lombarda Petroli», fino alle fogne, che li hanno trasportati nel Lambro. Contaminato da cosa? Soltanto da olio combustibile e gasolio? Cosa c’era, nelle cisterne? Delle anatre recuperate qualche giorno dopo il disastro e ricoverate in un’oasi naturalistica, non ne è sopravvissuta una. Le autopsie fin qui svolte su altri animali, animali deceduti nei primissimi giorni, hanno rivelato emorragie, fegato distrutto, danni neurologici, ma nessuna traccia di idrocarburi, che, spiegano dalla Lipu, «essendo indigeribili non possono svanire».

Andrea Galli
13 aprile 2010

Mancano nove palestre in Città.

Da L’Eco di Bergamo dell’11.4.2010

L’educazione fisica conta pochissimo a scuola: a tal punto che si può costruirne una nuova senza la palestra, o aprire un istituto socio sanitario senza ombra di struttura per far ginnastica. Ma l’educazione fisica è prevista tra le materie obbligatorie, così nel 2008-2009, per le scuole superiori, la Provincia ha pagato 183.000 euro in città e 582.000 euro in provincia tra affitti di palestre esterne, trasporti e finanziamento di attività integrative.

Molti soldi per alcuni, pochi per altri in rapporto al costo di costruzione di una palestra: 1/1,5 milioni di euro. Di palestre, ne servirebbero 9 in città e una dozzina per le scuole del territorio. A stringere al minimo, la città ha bisogno di 5 palestre (2 al Caniana, 2 al Mamoli, 1 al Paleocapa) e almeno 9 in provincia (2 all’Amaldi, 2 all’Einaudi, 2 all’Ambiveri, 1 al don Milani, Majorana, Oberdan).

Ma non ce ne saranno, a meno di un miracolo, sostiene l’assessore provinciale all’edilizia scolastica Roberto Anelli: «Perché nel bilancio provinciale mancano 20 milioni di euro. Per le scuole nel Pop (Piano opere pubbliche ndr) abbiamo chiesto 8 milioni e 200 mila euro e ce ne hanno tagliati 3 milioni e mezzo. Con i soldi rimasti cercheremo di intervenire per garantire la sicurezza. Ma costruire palestre nuove, per il 2010, è fuori discussione, a meno che arrivi denaro fresco dalle alienazioni».

In città è il Suardo ad avere la palestre più bella: nuova di zecca, grande, ben attrezzata. Chi sta peggio è il socio-sanitario Mamoli, istituto in funzione solo dal 2007, edificio nuovo costruito senza palestra. La dirigente Giovanna Gargantini tre anni fa aveva trovato una soluzione pratica e relativamente economica: «La Provincia spende per trasportare i nostri allievi in palestre della zona oltre 137.000 euro l’anno. Ho chiesto un preventivo a un’azienda specializzata in tensostrutture sportive attrezzate e ho scoperto che con questa cifra in cinque anni posso ammortizzare interamente il costo della palestra, che può essere sistemata nell’area libera davanti alla scuola. Non ho ancora avuto risposta dalla Provincia».

Senza palestre è anche il Caniana, l’altra scuola del campus Polaresco. Al Galli c’è una sola palestra per 19 classi della sede di via Gavazzeni, mentre le 12 classi di via Presolana si arrangiano con una palestrina guarnita al centro di piloni imbottiti. Nella sede centrale in via Gavazzeni alcune classi fanno lezione contemporaneamente. Ma il Galli si sta ampliando e a lavori terminati l’Istituto Professionale per il Commercio conterà 30 classi.

«Ma la palestra resterà una», sottolinea la dirigente Nadia Baldini. Al Mascheroni ci sono due palestre grandi sulle quali girano però tre classi alla volta. «La palestra del primo piano – conferma il preside Paolo Catini – presenta un cedimento della sottopavimentazione che non implica rischi di cedimento ma pregiudica per via della differenza di pendenza alcune attività. Abbiamo problemi di coibentazione, di riscaldamento e di infiltrazioni di acqua».

Al Lussana se la cavano bene usando anche un «pallone» e al Sarpi (le classi sono divise fra sede e via del Nastro Azzurro) le palestre sono giudicate sufficienti e sicure. Piuttosto seria è la situazione dell’Istituto Agrario come racconta Stefano Fantoni, coordinatore dell’area di educazione fisica: «L’unica palestra per 650 allievi, è una struttura ricavata dalla lavanderia dell’ex ospedale neuropsichiatrico, di 22 metri per 11, col soffitto alto solo 7 metri, così che le lampade al neon continuano a rompersi. Con 28 classi riusciamo a riempire la palestra 10 ore al giorno per 5 giorni e 6 ore al sabato. C’è un solo spogliatoio interno, più uno esterno, un solo bagno funzionante».

Con la riforma che elimina i pomeriggi, si prevedono sovrapposizioni «con la prospettiva di avere spesso 50 ragazzi in una palestra che fa fatica a contenerne 15 e dove le vie di fuga sono limitate». All’Einaudi di Dalmine c’è una sola palestra per 51 classi e alcune attività si svolgono al Centro Universitario Sportivo. Nessun problema al Fantoni di Clusone. Al Turoldo di Zogno ci sono una palestra grande e una palestrina, ben attrezzate ma insufficienti, si rimedia con corsi di nuoto e con la pista di atletica comunale.

Una palestra e 51 classi anche al Betty Ambiveri di Presezzo, ma nella sede staccata di Ponte San Pietro (15 classi). Tredici classi usano le palestre dell’adiacente Istituto Maironi da Ponte, talvolta in compresenza; 6 classi la palestra delle elementari di Locate e 17 il palazzetto dello sport di Brembate Sopra. Il Majorana di Seriate ha due palestre dignitose. Lo Zenale e Butinone di Treviglio condivide la palestra con il Weil. La palestra è grande ed è divisa in tre settori da due teloni, che permettono di ospitare tre classi alla volta.
 Susanna Pesenti

Bergamo e la Foppa meritano un nuovo Palazzetto

L’appello ormai ha raccolto numerose adesioni su facebook e indica un profondo stato di disagio dei dirigenti e degli sportivi bergamaschi. ma fino a quando le sorti del Palazzetto saranno legate a quelle dello Stadio  ( o della Cittadella dello Sport) la strada sarà lunga e tortuosa. Si fa presto a comprendere il perchè, considerando la complessità, l’impatto ambientale e l’occupazione di aree verdi richieste dall’impianto per il calcio. A questo punto l’Amministrazione dovrebbe scindere i due problemi affrontando subito quello che si presenta più agevole come soluzione. Vale a dire il Palazzetto dello Sport.

l.n.

Dal Sito della Foppa Pedretti riportiamo:

Il Giornale di Bergamo di oggi 6 aprile riporta questo trafiletto:” L’Amministrazione comunale di Bergamo è orgogliosa e si complimenta per l’importante traguardo conquistato dalla Foppapedretti Bergamo. La squadra bergamasca si è infatti aggiudicata il settimo titolo europeo della storia del Volley Bergamo, ancora più importante perchè si tratta del secondo consecutivo dopo il successo dello scorso anno a Perugia. Si ringraziano le giocatrici, lo staff e la proprietà per l’impegno e la passione che hanno portato il nome di Bergamo sul tetto d’Europa”. Sulla stessa scia l’ Eco di Bergamo.

La domanda allora sorge spontanea: questa società che ha tanto portato in alto il nome della città di Bergamo in Europa e nel mondo, giocatici, staff e tifosi, non meritano un palazzetto all’ altezza? E’ vero che, quando entri nel vecchio impianto di Piazzale Tiraboschi, un’emozione immensa assale ogni tifoso: questo palazzetto, se chiudi gli occhi, ti racconta sottovoce tante storie: ricordi di vittorie e di sconfitte, momenti di gioia e di lacrime, ti ricorda quante atlete di caratura mondiale han calcato il suo taraflex, senza dimenticare grandi allenatori. Ma sopratuttto ti parla della società, di coloro che ogni giorno si impegnano per portare in alto il nome della Foppapedretti, di coloro che lavorano al Pala Norda, lasciando gocce di sudore, tempo, ma soprattutto tanta passione.

Ma i ricordi non bastano, perchè il tanto amato Pala Norda è vecchio, non è (quasi) mai stato rinnovato, capienza di posti limitata, grandissimo poi il problema parcheggio, soprattutto se le partite della Foppa coincidono con quelle interne dellì Atalanta calcio. Bergamo, Il Volley Bergamo e la Foppapedretti Bergamo meritano qualcosa di meglio, meritano una struttura adeguata, meritano un miglior trattamento tutti i tifosi e i supporter che anche da lontano seguono la squadra. Da tanti anni il Presidente della società, Luciano Bonetti combatte SOLO contro l’ indifferenza delle istituzioni: serve un nuovo stadio, un nuovo palazzetto può aspettare.
Fino a quando potrà aspettare? La passione di tantissima gente non merita questo gesto? In ogni parte del mondo se dici Bergamo una delle risposte più probabili è Foppapedretti. In Brasile c’è un gruppo di supporter rossoblu, da ogni parte del mondo arriva gente per tifare Foppapedretti, perchè è uno dei simboli del volley italiano.
Il nome di Bergamo, della SUA città è conosciuto ovunque grazie alla SUA squadra di pallavolo. Ma quanto SUA, se nel momento del bisogno è lasciata sola?
Esiste solo il calcio come sport a Bergamo?NO..Foppapedretti Bergamo è sinonimo di sport bergamasco…