Approvato il Piano Sace.

Ieri sera il Consiglio Comunale  di Bergamo ha approvato la versione definitiva del Piano Sace. Quella, per intenderci, che presenta una riduzione di circa 12.000 metri cubi e tre piani  in meno negli edifici. I residenti di Conca Fiorita forse si attendevano di più, anche perchè il taglio riguarda in gran parte la destinazione produttiva e solo in minima parte le residenze previste.  Si chiude così uno dei progetti più controversi della storia dell’urbanistica cittadina. Una  vicenda degenerata in una vera e propria battaglia con due ricorsi al Tar da parte dei cittadini ai quali ha risposto il proprietario dell’area con una iniziativa senza precedenti: la richiesta di ben 8 milioni di euro per danni patrimoniali ai poveri ricorrenti, colpevoli solo di aver tentato di difendere il loro ambiente urbano. Ora rimangono le ceneri di questo conflitto sulle quali bisognerà tentare di realizzare un ambito accettabile per il quartiere. Un compito arduo, considerate le quantità in campo: 79.000 metri cubi per 27.000 metri quadrati di area.

I consiglieri di opposizione ieri non hanno potuto neanche alzare tanto la voce, in quanto l’errore è stato commesso da loro stessi quando hanno votato quindici mesi fa un progetto gonfio di volumetrie in variante al Piano Regolatore. E non c’era nessuno che li obbligava ad adottare una deli bera del genere. E da lì è partita la scintilla che ha dato luogo al “caso Sace”. A sinistra molti lo riconoscono ( anche peché la vicenda è costata la sconfitta elettorale), ma ci sono anche altri che hanno il coraggio di negare l’evidenza.

l.n.

 

Milano come Bergamo. Podestà e Ligresti all’attacco del Parco Sud di Milano

Tutto il mondo è paese. Anche a Milano, come a Bergamo. si tenta di invadere il Parco Agricolo col cemento. Anche il presidente della Provincia di Milano afferma: Cercheremo di rendere il “verde più fruibile”. Frase già usata, purtroppo, a Bergamo per giustificare le nuove volumetrie da insediati.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/06/29/news/dopo_ligresti_anche_podest_bisogna_cambiare_il_parco_sud-5231557/

Nuovo Stadio: Occupatevi di altro.

L’ordine degli Architetti popone di indire un concorso di progettazione per il nuovo stadio di Bergamo. L’assessore all’urbanistica Pezzotta eccepisce che non è possibile perchè a pagare sono i privati.
Ma non sarebbe meglio decidere prima se Bergamo ha urgente bisogno di uno stadio nuovo e solo dopo verificare dove è possibile realizzarlo?
Intanto occupatevi, se è il caso, del traffico, dello smog e delle infrastrutture pubbliche che mancano.
Grazie
l.n.

Mare: aumentano i reati di abusi e inquinamento

(ANSA) – VENEZIA, 26 GIU – Crescono i reati di inquinamento e abusivismo sulla costa, sono a rischio aree di pregio e le isole minori:e’ l’allarme di Legambiente. A preoccupare gli ambientalisti, che a Venezia hanno presentato il rapporto ‘Mare Nostrum 2010’, anche la pesca di frodo, mentre risultano in calo gli illeciti del popolo dei naviganti. La “cattiva depurazione, inquinamento e cementificazioni abusive – spiega Legambiente – restano i mali del mare italiano, che niente e nessuno sembra poter scalfire”.

Nuovo Condono anche nelle aree protette.

RUSPA.jpgROMA –  Ansa. 21.06.2010 Il Pdl ha presentato alla Commissione Bilancio del Senato un emendamento alla manovra che chiede la riapertura, fino al 31 marzo 2010, del condono edilizio che era stato varato nel 2003. La sanatoria viene estesa anche agli abusi realizzati ”in aree sottoposte alla disciplina di cui al codice dei beni culturali e del paesaggio”. Primo firmatario e’ Paolo Tancredi. La proposta, che porta la firma di tre senatori Pdl, non usa giri di parole e porta il titolo esplicito: ”emendamento condono edilizio”. La domanda deve essere fatta entro il 31 dicembre 2010 ”anche qualora l’amministrazione abbia adottato il provvedimento di diniego”. Sanabili dunque anche gli abusi sui quali i Comuni non avevano espresso il parere favorevole nel precedente condono. ”A tal fine – indica l’emendamento del Pdl – sono sospesi tutti i procedimenti sanzionatori di natura penale e amministrativa, gia’ avviati, anche in esecuzione di sentenze passate in giudicato”.

Bergamo come sei, Bergamo come ti vorrei

Finalmente un appuntamento importante sullo stato attuale della Città e sulle sue prospettive.

Ringraziamo Bergamonews per il tempismo dimostrato

in un periodo di assenza totale di dibattito politico in Città.

Invitiamo alla partecipazione

Riportiamo di seguito il programma dei lavori.

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Bergamonews.it

compie due anni, organizza e ti invita a partecipare:

“Bergamo come sei, Bergamo come ti vorrei”
Dibattito pubblico tra protagonisti della vita pubblica locale

Lunedì 21 giugno ore 18
Auditorium Piazza della Libertà, Bergamo

Ne parleranno:
Franco Tentorio, sindaco di Bergamo;
Stefano Paleari, rettore dell’Università;
Paolo Malvestiti, presidente Camera di Commercio;
Luciano Bonetti, presidente FoppaPedretti;
Giuseppe Remuzzi, primario Ospedali Riuniti

Introdurrà l’incontro Mario Caffi,
presidente del consiglio di amministrazione di Bergamonews.it.

Incontro aperto a tutti
Scambio di idee proposte con la redazione

Giovedi 17 Giugno 2010

redazione@bergamonews.it

La colata di cemento

Da MicroMega

colata.jpg

di Ilaria Donatio

D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda. A raccontare le ‘meraviglie’ delle città toccate dai suoi viaggi, il Marco Polo di Italo Calvino che, attraversato lo sterminato Impero cinese, prova a descriverlo alla corte del sovrano: prende vita, così, tutto un mondo di forme architettoniche ma anche di persone che le animano; le città e gli uomini che le hanno costruite; le stesse relazioni umane che le abitano. Un complesso di particolari che resta invisibile allo sguardo degli altri ma che il viaggiatore percepisce, osserva e disegna con le parole.

Come il protagonista veneziano delle Città invisibili, gli autori del libro La colata – una vera e propria squadra: Ferruccio Sansa, Andrea Garibaldi, Antonio Massari, Marco Preve e Giuseppe Salvaggiulo – hanno interrogato, da Nord a Sud, l’Italia, l’ex “bel paese” di Petrarca e i suoi luoghi dell’anima.

Alla ricerca di cosa? Di una risposta, innanzi tutto: quella che un tempo portava gli uomini a progettare e, dopo, a costruire, a pensare un bisogno e, solo in seguito, ad industriarsi per soddisfarlo. Il viaggio, anzi, i viaggi dei nostri autori, tutti contenuti nelle 506 pagine del libro – scritto per i tipi di Chiarelettere e in libreria dall’11 giugno – ci consegnano paesi, regioni, coste, luoghi che quell’anima rischiano di perderla del tutto: la bellezza del territorio, ambientale ma anche umana, assomiglia sempre più a una fiammella tenue, su cui spira, fortissimo, il vento delle speculazioni edilizie, del degrado e della devastazione. Tutto invaso, coperto, spazzato via da una colata di cemento. Grigia, senza memoria né passato.

Una colata di cemento ci seppellirà, sembrano avvertire gli autori. Ed è il messaggio-denuncia che ci consegna questo libro che, realmente, ricostruisce tutta la geografia del “pensiero unico del mattone”: regione per regione, pare che nessuno e niente si salvi, un esercito di tesserati a un partito che non teme crisi di rappresentanza, il partito del cemento, nato da una saldatura perversa tra politica e imprenditori senza scrupoli.

Le regole? La scommessa è quella di far apparire tutto legittimo, ogni operazione formalmente ineccepibile: un sistema pensato per mettere in vendita un bene comune, il territorio, allo scopo di accontentare gli interessi di pochi che si arricchiscono e di impoverire tutti noi. Una mappatura completa con nomi e cognomi di “affaristi, banchieri, cardinali, sindaci e deputati”. E di cifre messe nero su bianco: perché, come dice Ferruccio Sansa che del libro è anche il curatore, “siamo partiti da alcuni dati di fatto e ci siamo accorti che le ragioni addotte da coloro che pretendono di collegare lo sviluppo al cemento, sono tutte false”.

Tra il 1990 e il 2005 sono stati divorati 3,5 milioni di ettari, cioè una regione più grande di Lazio e Abruzzo messi insieme (la Liguria tra il 1990 e il 2005 si è mangiata quasi la metà del territorio ancora libero). Nel frattempo, credete che siano diminuiti gli italiani senza casa, le famiglie di sfrattati, il popolo dei senzatetto? Per nulla, visto che nella sola Roma ci sono ben cinquantamila persone senza una casa dove vivere e che l’Italia è il Paese europeo che investe meno nell’edilizia popolare: solo il 4 per cento sul totale, contro il 18 per cento della Francia e il 21 del Regno Unito. Non solo: da noi ci sono 20 milioni di case sfitte. Ma anche ben 5500 comuni su 8000 a rischio di dissesto idrogeologico, “eppure i soldi per il ponte di Messina ci sono e per le frane no”.

E dunque la domanda: ma il cemento conviene davvero? In altre parole: è vero che garantisce lavoro, denaro e investimenti? Ecco la risposta: “In realtà sono investimenti a tempo limitato, che utilizzano manodopera non qualificata e che, nel frattempo, si stanno letteralmente mangiando la nostra risorsa migliore, il patrimonio ambientale, il territorio e, dunque, il turismo”. Concludendo, “è più il denaro che si perde che non quello che si guadagna”.

Il viaggio dei nostri parte dalla Sardegna con l’assalto del cemento alle sue coste e l’affaire dell’ex governatore Renato Soru, sconfitto proprio dalla variegata lobby del mattone, per passare in rassegna il grande progetto della Maddalena, andato a monte dopo il terremoto di Abruzzo e la decisione di spostare il G8 a l’Aquila.

Prosegue con una visita ai non luoghi romani: i nuovi insediamenti sorti intorno al grande raccordo anulare, poveri di servizi essenziali ma che fanno tanto pendant con centri commerciali e shopping center – “satelliti privi di identità e senza storia”, li definisce uno degli autori, Andrea Garibaldi – costruiti dai grandi “capitani del cemento” romani, come i Caltagirone e i Toti, e da un parco di palazzinari a cui la politica capitolina, di volta in volta negli anni, ha strizzato l’occhio.

Intanto, denuncia Mauro Veronesi, l’esperto di territorio di Legambiente, “il Lazio è al sesto posto della classifica delle regioni definite ‘mangia-suolo’: in 16 anni è stato letteralmente bruciato il 18 per cento del territorio laziale, circa 225 mila ettari che fa due volte la città di Roma”. I milanesi non stanno messi meglio: il capoluogo lombardo mangia dieci ettari di terreno al giorno e la regione rischia di perdere l’ultimo polmone verde rimastole, il Parco Sud, tutta la zona delle cascine su cui ha puntato gli occhi (e non solo) il gruppo Ligresti.

Ma è l’ex governatore veneto, Galan, attuale ministro dell’Agricoltura, uno dei maggiori cementificatori degli ultimi decenni: sotto il suo governo, infatti, sono stati approvati progetti per 98 milioni di metri cubi mentre, la stessa riviera del Brenta dipinta dal Tiziano, è stata letteralmente violentata. Al degrado ambientale si aggiunge quello urbanistico: con i centri commerciali (l’80 per cento degli edifici) che sono diventati gli unici luoghi di ritrovo per i ragazzi”, racconta Sansa, “possiamo immaginare la qualità della vita sociale, una desertificazione totale”.

E scopriamo intanto che le autostrade sono la vera “passione” del centrosinistra, con il segretario del Pd, Bersani, che “fortissimamente vuole” quella che collega Mestre a Civitavecchia. Una lingua di asfalto da 10 miliardi di euro, che risolverebbe il problema della “sicurezza” ma, si interroga il solito Ferruccio Sansa: “Con quei soldi non si potrebbero mettere in sicurezza tutte le strade italiane?”.

Ed è la Curia, uno dei maggiori speculatori edilizi nelle città liguri: al centro del sistema, ci sono gli imprenditori legati al cardinal Bertone, altrimenti detti i “Tarci boys”. Nessuno sfugge agli autori che snocciolano, anche qui, nomi e cognomi di chi sta tentando di applicare un “modello miope che unisce (una volta tanto) destra e sinistra: un “nuovo corso immobiliarista, applicato con devozione”, da una Chiesa che cerca, così, di “consolarsi della crisi delle vocazioni” e sdogana il business del cemento.

E poi, ancora: la mafia del calcestruzzo siciliano, la lava di case che ha sommerso Napoli, “grottesco presepe di cemento”; i “paesi part-time” delle Alpi, con il resort sul ghiacciaio della Marmolada, la regina delle Dolomiti; l’assalto a Santa Maria di Leuca, (ex) luogo dello spirito, dove terra e mare si incontrano, abbracciati dagli ulivi secolari. E poi, c’è il capitolo dedicato a stadi e autodromi: perché “la mafia dell’oro grigio” si specializza sempre più, affinando una vocazione tutta sua – per dirla alla Camilleri – ad assumere la “forma dell’acqua”, a farsi guidare, ironia della sorte, da quello stesso territorio che finisce col deturpare.

E i cittadini? Stanno a guardare? Proprio no: dove c’è un cantiere, un progetto, una grande o piccola opera, state pur certi che molto vicino ci sarà anche un “gruppo più o meno organizzato di cittadini che protesta”. E, sullo sfondo, un fallimento della politica come capacità di amministrare il territorio e di condividerne le trasformazioni.

Nel frattempo, come biasimare quell’indignazione, quella rivolta civica che altrimenti resterebbe senza voce? Non si tratta di “poveri ambientalisti un po’ sfigati”. E neppure, per dirla con quelli che sanno parlare bene, di semplice sindrome “Nimby” (acronimo inglese per Not In My Back Yard, “Non nel mio cortile”): in tanti centri, grandi e piccoli, in Veneto, in Toscana, a Milano, l’indignazione si organizza, provocata com’è dalle speculazioni edilizie (che, dice Piovene in Viaggio in Italia, “nascono dal poco amore verso il territorio”).

Questi comitati spontanei hanno dalla loro parte anche una legge, quella del 1986 che disciplina in materia di protezione ambientale. Ma rischia di esserlo ancora per poco se passa la proposta presentata dal deputato Pdl, Michele Scandroglio e sottoscritta da ben 136 onorevoli (la lista completa è fedelmente riportata nel libro). Scandroglio ha pensato a una “bella” norma punitiva dell’attivismo civico, per combattere il temuto effetto Nimby che tanto “paralizza” l’Italia dei cantieri: se i cittadini, uniti in associazione e non, perdessero il ricorso al Tar (unica arma in loro possesso), presentato contro un ecomostro che minaccia il paesaggio, il giudice potrebbe condannarli “al risarcimento del danno oltre che alle spese giudiziarie”.

Con la scusa “di sconfiggere l’egoismo territoriale”, si minacciano in questo modo i cittadini che volessero agire in giudizio per la tutela dei propri diritti, privandoli della tutela sancita dall’articolo 24 della nostra Costituzione. Tutela a cui i poteri forti sbarrano il passo, facendo quadrato e armando il braccio di Scandroglio, “l’uomo più amato dai grandi costruttori”, fedelissimo di Claudio Scajola. Intanto, per riposarsi dalle fatiche parlamentari, Scandroglio si diletta con facebook, dove riporta questa riflessione che fa subito il giro del web: lui pensa “ad una bella spiaggia, con sole e tante belle signorine che mi fanno vento e mi illuminano la vista perchè fare il parlamentare è troppo pesante per il mio fisico”. E se i frutti del suo lavoro sono questi, davvero ne faremmo tutti volentieri a meno.

Opzione zero cemento. È questo l’happy end o, meglio, l’indicazione di un orizzonte possibile con cui si conclude il viaggio dei nostri autori: non la morte dell’edilizia ma il recupero del territorio. Che vuol dire basta all’urbanizzazione selvaggia, alla moltiplicazione di nuove costruzioni del tutto slegata da un’istanza di giustizia sociale, ma l’utilizzo intelligente di quello che già esiste e può essere convertito in servizi ai cittadini. Perché, come spiega bene Mauro Veronesi, “la città non può essere un valore di scambio ma è un valore d’uso” e per questo “occorre riscoprirla, anche come luogo della contemplazione”.

(14 giugno 2010)

Tar e Valutazioni ambientali dei Comuni lombardi.

Abbiamo già avuto modo di segnalare la sentenza del Tar in merito alla gestione delle Procedure VAS da parte dei Comuni lombardi. In sostanza il giudice amministrativo ha censurato la procedura dettata da una delibera della Regione Lombardia. In pratica, gli uffici interni dello stesso comune possono svolgere la funzione pianificatoria o attuativa ed anche l’esame della valutazione ambientale connessa al medesimo strumento urbanistico.

La notizia ha creato un diffuso allarme tra i sindaci impegnati nei nuovi Piani di Governo del territorio che vedrebbero messo in pericolo il lavoro svolto con gravi ripercussioni sulla gestione del territorio.

La Regione Lombardia, che a suo tempo ha emanato la procedura incriminata, ha annunciato un pronto ricorso al Consiglio di Stato per ripristinare le disposizioni messe in discussione.

A voler ragionare con serenità, la questione sollevata dal TAR non è del tutto infondata.  Chi deve operare la valutazione ambientale di uno strumento urbanistico può essere lo stesso soggetto che l’ha elaborato? In poche parole l’ufficio che determina i contenuti di un Piano ne certifica anche la sostenibilità ambientale.

A Bergamo in proposito hanno diviso il lavoro tra due divisioni diverse, ma comunque appartenenti alla stessa Direzione (Territorio e Ambiente).

Per i PII (programmi Integrati di Intervento) il discorso è stato identico. Qui addirittura la Direzione che ha predisposto la variante urbanistica ha di fatto autocertificato l’esclusione della procedura VAS.  Ricordo che all’epoca era stata segnalata questa incongruenza con riferimento all’ intervento SACE. Quindi, se il Consiglio di Stato dovesse ribaltare la sentenza del Tar, ripristinando le disposizioni regionali, non ci sarebbero problemi. Nel caso opposto il discorso dovrebbe riguardare anche i PII, per lo meno quelli non in fase di attuazione.

Comunque vada, la procedura finita nell’occhio del ciclone non è ineccepibile anche perché non offre opportune garanzie in merito all’imparzialità necessaria per una corretta valutazione ambientale. Con un beneficio per i costruttori, ma non per l’ambiente.

l.n.

Duro attacco a Tentorio e alla stampa cittadina da parte del Comitato aeroporto

Il Comitato per l’aeroporto di Orio, prendendo spunto da notizie riguardanti carichi pericolosi in transito dallo scalo bergamasco, ha emesso un durissimo comunicato contro il sindaco di Bergamo e la stampa cittadina. L’accusa è di scarsa attenzione per la salute dei cittadini e di poca trasparenza nell’infomazione.

Riportiamo l’articolo pubblicato sul Giornale di Bergamo:

Comitato aeroporto contro sindaco e stampa cittadina.pdf

Grassobbio o Parco Agricolo per il nuovo Stadio?

Premesso che la gente in questi giorni ha altro per la testa, tentiamo una breve riflessione sulla vicenda del nuovo stadio.

Lo spiraglio di Grassobbio per il nuovo stadio è importante perché offre una soluzione ragionevole al problema. L’ambiente che dovrebbe ospitare la Cittadella dello Sport è molto diverso nelle due ipotesi e l’ultima soluzione consentirebbe di lasciare intatto il Parco Agricolo che ha una valenza ecologica chiaramente sovra comunale. Invece a Grassobbio consentirebbe di risolvere la vicenda della cava non molto gradita e nello stesso tempo si potrebbero inserire opere utili per i residenti. Il sindaco Epis ha fatto presente che comunque la decisione dovrebbe essere prima sottoposta a referendum dei cittadini, considerata l’entità della trasformazione ipotizzata. Ora si dovrebbe pronunciare l’amministrazione cittadina, ma la maggioranza finora si è espressa in ordine sparso.  L’assessore Callioni ha dichiarato la sua preferenza per Grassobbio in maniera chiara e precisa. Aspettiamo una valutazione della Giunta con un passaggio inevitabile in Consiglio Comunale. E se Tentorio dovesse insistere per l’edificazione sul Parco Agricolo, dovrebbe seguire almeno l’esempio del sindaco di Grassobio: un Referendum per capire come la pensano i cittadini di Bergamo.

P.S. Affermare, come fa qualcuno, che lo stadio è già stato deciso con il voto alle ultime elezioni, è sbagliato. Come dire che tra Tentorio e Bruni i cittadini hanno scelto il primo perché proponeva lo stadio nuovo sul Parco Agricolo. Siamo seri.