Giunta di Bergamo: Mandato per cancellare

Riprendendo gli attrezzi dopo la pausa estiva, ci tocca notare la vicenda delle piste ciclabili, già oggetto di discussione in tempi recenti. Dalla rassegna stampa del Comune di Bergamo si apprende di una nota di Palazzo Frizzoni che giustifica la loro cancellazione con il mandato ricevuto dagli elettori. In altre parole, i cittadini avrebbero votato Tentorio e soci per cancellare la corsia riservata ai ciclisti. Io, che pure sono elettore, avrei preferito migliorarle e non eliminarle. Così com’ ero convinto che la raccomandazione incorporata nel voto fosse quella di produrre qualcosa di utile per Bergamo e i suoi quartieri. Qualche opera pubblica rilevante, eliminazione del degrado urbano, attenzione agli anziani, rispetto per l’ambiente ( e non il V9 birichino) ecc. Invece Tentorio fa le stesse cose rimproverate in precedenza a Bruni che aveva cancellato la famosa Tangenziale Est in nome del popolo. Dopo il torrido ferragosto, anche a Bergamo niente è cambiato.

l.n.

TROPPO CEMENTO. Il Comune di Palazzago costretto a ritirare il PGT.

Che figuraccia.

l.n.

Riportiamo da Bergamonews di oggi.

Il Comune controllore coincide con il Comune controllato e il Tribunale manda all’aria il piano di governo del territorio. E’ successo a Palazzago, dove l’amministrazione è stata costretta a ritirare il piano già adottato nel marzo scorso. Motivo dello stop al piano studiato del Comune guidato dal leghista Umberto Bosc è la previsione di una grande area produttiva nella zona di San Sosimo, uno sterminato campo coltivato in cui il Comune aveva deciso di far costruire ben trentasei nuovi ambiti di trasformazione. Quei trenta campi da calcio a undici sacrificati al cemento non hanno convinto nemmeno i tecnici del settore ambientale della Provincia di Bergamo, a cui sono pervenute le osservazioni del comitato dell’isola e di Italia Nostra. A convincere una volta per tutte il tribunale amministrativo di Brescia è stata la procedura dello Sportello unico, una variante semplificata, semplice presa d’atto da parte del Comune. Con l’aggravante di una valutazione di impatto ambientale in stile Marzullo (fatti una domanda, datti una risposta) che ha spinto lo stesso Comune a ripensare il tutto e ritirare il piano. La delibera è stata annullata e la variante al piano regolatore cancellata dal Consiglio comunale. “Occorre preservare l’alto grado di naturalità, tutelando le caratteristiche di forma e vegetazione dei luoghi – si legge nella sentenza del Tar -. Davvero Palazzago ha così urgente bisogno di questo insediamento produttivo? Non sono sufficienti le altre zone produttive che pur esistono nel territorio comunale?”. Tra l’altro il Tar aveva già sospeso la variante ad ottobre perché non convinto della procedura. “In variante semplificata può essere accolta non ogni richiesta che venga da privati, ma solo le richieste di realizzazione di impianti che siano effettivamente necessari per lo sviluppo della comunità locale”.

L’Aquila, la strage del cemento scadente

 

Da Repubblica del 1° agosto 2010

TERREMOTO

“Così ha ucciso metà delle vittime del sisma”

Il pm: dieci edifici crollarono per errori nel progetto e uso di materiali di scarsa qualità

di GIUSEPPE CAPORALE

L’AQUILA – Ad uccidere 150 persone su 308 durante il terremoto dell’Aquila, fu il cemento «scadente». Dieci condomini si trasformarono in tombe per «errori di progetto e di calcolo delle strutture», «violazione delle norme antisismiche» e soprattutto «scadente qualità del calcestruzzo». Lo scrive il sostituto procuratore Fabio Picuti in una voluminosa memoria consegnata al giudice per le udienze preliminari dell’Aquila, pochi giorni fa. Un fascicolo istruito, in realtà, per chiedere il rinvio a giudizio dei vertici della Protezione Civile (con l’accusa di omicidio colposo per non aver valutato correttamente il rischio terremoto durante il periodo delle sciame sismico), ma che contiene all’interno anche un’analisi dei crolli del 6 aprile 2009.

In queste pagine, per la prima volta, il magistrato che – assieme al procuratore Alfredo Rossini – coordina le 190 indagini sui palazzi-killer, svela i risultati delle perizie tecniche. E i dati sono impressionanti. «L’edificio di via Cola dell’Amatrice numero 17, dove sono morte 12 persone, realizzato in cemento armato e costruito negli anni 1959/1960, è crollato – scrive il pm – per la scadente qualità del calcestruzzo utilizzato, per errori di progetto e di calcolo delle strutture». «L’edificio di via XX settembre numero 123 dove perirono in totale 5 persone, costruito in cemento armato nel 1955, crollava per la carenza di calcestruzzo utilizzato, per errori di progetto e di calcolo» e per «violazione delle norme antisimiche».

E ancora «L’edificio di via XX settembre numero 46/52 in cemento armato e costruito negli anni 1963/1965, dove perirono in totale 8 persone (la Casa dello Studente, ndr) crollava per la scadente qualità del calcestruzzo utilizzato, per errori di progetto e di calcolo» e per «la violazione delle norme antisismiche». «L’edificio di via Generale Francesco Rossi 22 dove morirono 17 persone, costituita da struttura portate in muratura e solai e tetto in cemento armato, costruito nella prima metà degli anni ‘50, è crollato per errori di progetto e di calcolo, per errati interventi nella realizzazione del tetto in cemento armato». Per questi edifici-killer ci sarà la richiesta di rinvio a giudizio, come per i crolli dell’ospedale, del tribunale, del catasto, della facoltà di ingegneria e una decina di scuole e dove, fortunatamente, non ci furono vittime.

Oltre cento indagini su 190, invece, si chiuderanno senza processo. Oltre un centinaio di edifici tra il centro storico dell’Aquila e i paesi della zona vennero giù solo per «vetustà delle strutture sismicamente inadeguate», ha scritto il magistrato. Non ci sarà quindi processo per gli oltre quaranta morti di Onna, e per quelli di San Demetrio, Tempera, Paganica, Fossa, Villa Sant’Angelo.