In pericolo le bonifiche delle aree industriali

da  Terra news
Vincenzo Mulè

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AMBIENTE. Un protocollo d’intesa tra il ministero dell’Ambiente e grandi gruppi rischia di lasciare inquinate diverse aree industriali. Tra queste Crotone, con discariche illegali e rifiuti usati per costruire

«La bonifica non si tocca». Crotone non ci sta e il sindaco Peppino Vallone contesta la ventilata sanatoria a favore dell’Eni, ossia il possibile protocollo di intesa per la determinazione degli obiettivi di riparazione ai fini della sottoscrizione di atti transattivi in materia di danno ambientale, che potrebbe mettere in pericolo la bonifica dell’ex sito industriale di Crotone. Se venisse confermato, Vallone,  vorrebbe coinvolgere in clamorose forme di protesta anche  Gela e Mantova. I numeri del problema li ha forniti il fisico nucleare Erasmo Venosi: in Italia i siti potenzialmente contaminati sono 12mila, mentre sono cinquanta i siti di interesse nazionale con elevata pericolosità. Di queste 36 sono aree industriali, otto sono discariche e sei hanno un inquinamento d’amianto. Oltre 300 i comuni coinvolti per un totale di circa 7 milioni di persone.
rotone rientra nei siti coinvolti dal protocollo d’intesa firmato tra grandi gruppi industriale e ministero dell’Ambiente.

Alla città calabrese, al suo entroterra e alla «drammatica situazione dell’inquinamento ambientale in cui versano i Comuni  di Crotone, di Cassano allo Ionio e di Cerchiara di Calabria», la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti ha dedicato una serie di trasferte. Le indagini svolte dalla Commissione d’inchiesta – mediante l’audizione dei rappresentanti delle Istituzioni, l’acquisizione di una notevole mole di documenti e il sopralluogo eseguito – hanno consentito di mettere in luce una situazione di assoluta drammaticità ambientale, con rischi seri e concreti per la salute dei cittadini in tutte le aree del crotonese che, nel corso degli anni hanno visto, e tuttora vedono, non solo la presenza di enormi discariche non protette di prodotti altamente nocivi per l’ambiente, costituiti dalla “ferrite di zinco” e dal derivato “scoria cubilot”, ma anche il loro uso indiscriminato in numerosi edifici, anche pubblici.

Nel corso dell’audizione del 10 marzo, Raffaele Mazzotta, capo della procura di Crotone, ha ricordato come a Crotone sia stata significativa per decenni la presenza di due grossissimi stabilimenti: quello della “ex Pertusola Sud”, sotto il controllo del “gruppo Enichem”, e quello della “ex Montedison” (comprensivo delle due aree industriali, denominate “ex Fosfotec” ed “ex Agricoltura”), che produceva fertilizzanti, fosforo, fosforite e altri prodotti chimici e che, dapprima, faceva capo alla Montecatini e, infine, dopo varie vicissitudini societarie, era passato anch’esso sotto il controllo del “gruppo Enichem”.

Ad oggi la proprietà di entrambi gli stabilimenti industriali fa capo alla Syndial spa, società del gruppo Enichem. I due stabilimenti, confinanti tra loro, sono in stato di totale abbandono ed occupano un’area prospiciente il litorale ionico per una lunghezza di circa due chilometri. Ognuno di essi aveva una propria “discarica a mare”, compresa tra l’area di rispettiva pertinenza e il litorale marino. Tanto che, secondo quanto dichiarato dal procuratore Mazzotta, l’ammontare delle scorie nocive è pari a 450 mila tonnellate ammassate nel piazzale antistante lo stabilimento “ex Pertusola Sud” e nella pertinente “Discarica a mare”.

Secondo quanto riferito da Teresa Oranges, direttrice provinciale di Crotone dell’Arpacal  lungo tutta la costa crotonese, vi è una discarica “che praticamente comincia dove inizia la Pertusola e finisce dove sbocca l’Esaro”, dove sono state “abbancate” le scorie, senza alcuna misura di salvaguardia e “come sottofondo non è stato fatto nulla, perché all’epoca non esisteva la normativa”. Non solo. Una parte delle stesse scorie  tossiche sono state portate fuori dall’area dello stabilimento industriale e della discarica a mare e sono state utilizzate in diversi siti, ubicati nella stessa città di Crotone, anche da imprese appaltatrici di lavori pubblici, che le avevano acquistate “a costo zero”e per di più “con una piccola quota di contribuzione per la lavorazione e il trasporto”, offerta dalla stessa Pertusola, come ha riferito Mazzotta nella sua audizione del 10 marzo 2010.

I risultati scientifici dei carotaggi disposti dalla Procura di Crotone sulle scorie dell’ex Pertusola, usate per costruire scuole e strade, hanno accertato la presenza di  arsenico, nichel e zinco superiori alla media, considerate sostanze nocive se respirate e a contatto con le persone.

Truffa Energia Verde: Miliardi al Vento

Quei miliardi al vento

A Report la grande truffa dell’importazione dell’energia verde. Le garanzie fornite dai venditori esteri non danno sicurezza sulla provenienza

È un meccanismo complicato, ma si può riassumere così: comprare un certificato verde costa a un’azienda italiana molto di più che importare dall’estero energia dichiarata pulita, anche se non c’è alcuna vera garanzia che sia davvero tale, come ammette il sottosegretarioStefano Saglia. Conseguenza per il contribuente italiano: lo Stato si è impegnato a comprare tutti i certificati verdi invenduti, per garantire un sostegno al nascente business dell’energia pulita. E questo (come spiega Milena Gabanelli nella puntata di Report in onda stasera su Raitre) nel 2009 è costato alle casse pubbliche un miliardo di euro. Che pagano tutti gli italiani in bolletta.
C’è fame di energie rinnovabili in Italia. Nella puntata di Report in onda stasera su Rai3, Giovanni Buttitta, direttore delle relazioni esterne di Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale, conta e riconta le richieste per allacciare i nuovi impianti: “Un numero molto alto: 120 mila megawatt”. Il doppio del fabbisogno annuale dell’Italia. Perché spuntano panelli fotovoltaici ovunque e pale eoliche giganti sostituiscono alberi in montagna e coprono la terra rossa in riva al mare?

L’inchiesta di Alberto Nerazzini racconta il vero business che si nasconde dietro le richieste ambientaliste dell’Europa: entro il 2020 l’Italia deve abbattere le emissioni di anidride carbonica e consumare il 17 per cento dell’energia da fonti rinnovabili. I cittadini, in gran parte a loro insaputa, contribuiscono a una rivoluzione verde pagando in bolletta 3,2 miliardi di euro l’anno. Nerazzini si occupa anche di Green Power, società di Enel appena sbarcata in Borsa. L’azienda non si affida solo al boom dell’economia verde, ma anche al regime fiscale degli Stati Uniti: oltre 60 società di proprietà di Green Power hanno sede a Wilmington, nel Delaware, Stati Uniti. Come mai? L’amministratore delegato, Francesco Starace, spiega a Report senza imbarazzo: “Perché lì, in America, noi abbiamo una società che si chiama Enel North America, residente nel Delaware, che all’interno degli Usa ha un regime fiscale positivo. È un modo per generare meno tasse”. Commenta Nerazzini: “Tutto legittimo. E sappiamo quanto sia difficile restare competitivi sul mercato internazionale. Ma visto che Enel è ancora una società controllata dal Ministero del Tesoro, che ne possiede più del 30 per cento, uno si domanda quale sia la percentuale di tasse che Enel sta evitando di scaricare sul fisco italiano”.

L’altro punto su cui si concentra Report è il traffico di energia rinnovabile importata dall’estero dai produttori di energia sporca (gas, petrolio) che sono tenuti a ripulirsi, comprando “certificati verdi” da chi produce usando fonti rinnovabili (un complicato sistema per trasferire soldi da chi inquina a chi è più “verde”). Il 31,6 per cento di tutta l’energia elettrica consumata in Italia proviene da fonti rinnovabili, cioè da centrali idroelettriche, biomasse, geotermia, eolico e solare. Questo dato è lo stesso che è comunicato ai consumatori: compare nella tabella del mix energetico che da maggio scorso le aziende fornitrici di elettricità, come l’Enel, devono pubblicare sui loro siti e sulle bollette. Un dato che sembra descrivere un’Italia sulla buona strada nel raggiungimento dell’obiettivo concordato con l’Europa per il 2020. Peccato però che la quantità di energia (32mila gigawatt) importata che il Gse (Gestore Servizi Energetici) considera verde possa essere computato dall’Italia come energia da fonte rinnovabile per il raggiungimento degli obiettivi europei del 2020. “Le garanzie d’origine non sono sufficienti per il conteggio del target italiano”, ammette Gerardo Montanino, direttore operativo di Gse.

La direttiva europea che stabilisce gli obiettivi del 2020 prevede infatti che uno Paese possa conteggiare l’energia verde importata solo se c’è uno specifico accordo con il Paese esportatore. Questi accordi per il momento non ci sono e quindi l’energia verde di cui parla il Gse, ai fini degli obiettivi del 2020, conta zero. E questo per i prossimi sei anni, visto che secondo il Piano di azione nazionale per le energie rinnovabili, stilato dal ministero dello Sviluppo economico, i primi giga verdi d’importazione saranno computabili come consumati in Italia solo nel 2016: dei 9mila Gwh previsti, 6mila arriveranno dal Montenegro. Sempre che venga realizzato un cavo di interconnessione attraverso l’Adriatico. Insomma per gli obiettivi del 2020 le garanzie d’origine non contano nulla. E ora sembra avere dubbi sulla loro reale utilità anche il sottosegretario del ministero dello Sviluppo economico Stefano Saglia, che a Report dice: “Importiamo energia ed è quasi tutta con certificato di garanzia da fonte rinnovabile, ma invece non lo è”. Perché, quindi ci si affida tanto all’estero? Come sempre è questione di soldi.

Di Luigi Franco
e Carlo Tecce

Da il Fatto quotidiano del 28 novembre 2010


Dove sono i finanziamenti del tram Bergamo Petosino?

che fine hanno fatto i finanziamenti del tram Bergamo-Petosino? Dopo le fanfare e i rallegramenti è calato infatti il silenzio.

pubblicata da Alberto Vergalli il giorno venerdì 26 novembre 2010 alle ore 18.08

Vi ricordate settembre 2009? sembrava proprio cosa fatta; almeno ascoltando le dichiarazioni dell’Amministrazione provinciale di quei giorni all’atto della firma in pompa magna del Protocollo d’intesa per la realizzazione della linea  tramviaria 2 della Valle Brembana, tratta Bergamo S. Fermo – Villa D’Alme.

In tutta fretta il protocollo veniva poi approvato dal Consiglio Provinciale insieme con un progetto preliminare per accedere ai finanziamenti statali-

Il clima di quei giorni, di forte concitazione, prefigurava un’occasione storica per il nostro territorio agguantata provvidenzialmente allo sprint finale.

E poi compito di consegnare l’istanza di finanziamento al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti veniva affidato alla Società Teb alla cui presidenza siede On Nunziante Consiglio uomo di comprovata fiducia pirovaniana.

Insomma tutto volgeva per il meglio e la bergamasca attendeva con trepidazione l’avanzamento della pratica.

L’Assessore Lanzani a settembre 2009 dichiarava infatti : <.Abbiamo davanti altri 12 mesi minimo di procedure, per produrre documenti e acquisire pareri. Poi cercheremo di contenere i tempi per le gare, una per l’infrastruttura l’altra per il materiale rotabile”

Il Presidente di Teb On. Nunziante Consiglio incalzava ad aprile 2010 informando che il piano preliminare era al vaglio del Ministero e che. «tra i circa quaranta progetti presentati a livello nazionale per ottenere fondi dal ministero, la T2 dovrebbe figurare tra i primi cinque per importanza»,

Ed invece? Sui finanziamenti e’calato un silenzio sospetto. Ci piacerebbe tanto saperlo e proprio per questo abbiamo depositato una interrogazione che sarà discussa lunedi prossimo in consiglio provinciale, sperando seriamente di essere rassicurati sulla certezza dei tempi e dei finanziamenti

Legambiente contro l’aeroporto. Spostate voli a Montichiari.

da bergamonews.it del 26.11.2010

Scende in campo anche Legambiente per protestare contro lo sviluppo dell’aeroporto di Orio al Serio. L’associazione ambientalista ha deciso di appoggiare apertamente i comitati che si battono da anni contro il rumore degli aerei chiedendo a gran voce una presa di posizione netta da parte del sindaco Franco Tentorio e dei primi cittadini dell’hinterland. La richiesta è di studiare e approvare un nuovo piano di sviluppo dello scalo per sostituire quello datato 2001 e spostare una parte dei voli a Montichiari per alleggerire il traffico sulla Bergamasca. “Gli strumenti di piano attuali, ormai datati, ha consentito uno sviluppo caotico e tumultuoso – spiega Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia – negli ultimi anni le unità di traffico sono aumentate a dismisura e ora superano ampiamente il limite consentito. Le regole devono essere riscritte, perché le curve isofoniche e la zonizzazione approvate la settimana scorsa sono state studiate sulla base di uno strumento vecchio e non al passo con i tempi. Gli strumenti presi in considerazione dalla Sacbo sono stati superati dalla storia e dai fatti. E’ ora di dare una svolta. Chi dice che l’aeroporto deve continuare a crescere è fuori dal mondo”. La soluzione proposta da Legambiente è il lo spostamento di alcuni servizi a Montichiari. “E’ invitabile – continua Balotta – bisogna spostare una parte del carico a Brescia, perché Bergamo è ormai saturo. Bisogna tenere conto delle esigenze dei cittadini e questa, oltre alla ridefinizione del piano, è la soluzione”.
Le rappresentanti del comitato presenti alla conferenza stampa sono esasperate. Contro tutti e contro tutto: dal sindaco Tentorio, ai giornali che secondo loro non danno spazio alla protesta, ai sindaci dei paesi che hanno detto sì alle curve isofoniche. “Che sia una o cinquemila persone, il problema è che l’amministrazione ha il compito di tutelare la salute dei cittadini – spiegano – e non lo sta facendo. Tentorio e Bandera hanno detto che hanno avuto contatti con i comitati, sono tutte bugie. All’inizio ci avevano assicurato che erano dalla nostra parte, poi la situazione è cambiata. La situazione è diventata insostenibile”.

Ex Enel:Lettera del Comitato Santa Lucia al Consiglio Comunale

Bergamo, 22 novembre 2010

Spett.le:

Consiglio Comunale di Bergamo

Palazzo Frizzoni – BERGAMO

Oggetto: O.d.G. n.144 Registro C.C. del 27/9/2010 – PII ex-Enel

Con riferimento all’indicato ordine del giorno del Consiglio Comunale, al

relativo verbale e alle votazioni, anche inerenti all’O.d.G. n. 145 – pari data e

argomento – il Comitato Santa Lucia

Premesso

1. Che ha costantemente seguito la situazione dalla prima informazione

tardiva ricevuta dal Comune sul PII in oggetto, a progetto già definito;

2. Che a nulla sono valse le indicazioni contrarie di questo Comitato, pur

discusse in modo approfondito con gli Amministratori pro-tempore e

reiterate nelle osservazioni al progetto;

3. Che per questi motivi il Comitato S. Lucia ha deciso di sostenere

economicamente il ricorso avverso l’approvazione del PII ex-Enel,

promosso dai cittadini limitrofi all’intervento edificatorio e pertanto

legittimati all’azione davanti al TAR della Lombardia;

4. Che successivamente ai permessi di demolizione delle opere preesistenti,

l’avvocato dei ricorrenti cittadini ha proposto istanza di prelievo, cioè di

fissazione urgente dell’udienza di discussione, stante le novità di rilievo

intervenute (le demolizioni stesse);

5. Che questo Comitato non ha ancora notizia del rilascio del permesso di

costruzione;

6. Che a questo Comitato è stata offerta, già in sede di approvazione del PII

in parola, la possibilità di sedere al tavolo di discussione con Comune e

Costruttore per esprimere suggerimenti in merito a eventuali

miglioramenti al progetto;

7. Che questo Comitato ha accettato, ma senza rinunciare al sostegno

prestato ai cittadini ricorrenti e alle proprie richieste in via principale,

tese alla riduzione sostanziale di volumetrie e altezze, come indicato nel

ricorso al TAR di Brescia;

Comitato Santa Lucia – Bergamo 2 di 3

8. Che nei primi incontri con Amministratori Comunali e progettista (assente

il costruttore), le ragionevoli richieste del Comitato per un miglioramento

del progetto, in pendenza comunque della decisione del TAR, sono

praticamente state tutte respinte. A titolo d’esempio:

a) Abbattimento (ma sarebbe più corretto dire “non creazione”) di

barriere architettoniche prevedendo accesso, passaggio e

attraversamento dei disabili, come in tutti i moderni progetti

europei.

Allo stato i disabili dovranno aggirare il complesso!

b) Allargamento del passaggio Via Mazzini/Via Diaz dalla c.d. piazza

centrale all’uscita, per motivi di sicurezza.

Allo stato il passaggio, coperto e quindi un tunnel ristretto, non

offre visuale intera né longitudinalmente né dall’alto, ponendo in

atto un’obiettiva situazione di pericolo.

La ns. valutazione di pericolosità è confermata dal fatto che

l’accesso all’area sarà interdetto con chiusura di cancelli nelle ore

serali e notturne, creando di fatto un corpo estraneo nel centro

cittadino, in contrasto con i principi urbanistico-architettonici (ma

anche di buon senso) di “permeabilità”;

c) Eliminazione dei parcheggi stradali su Via Nullo, lungo l’intervento

edificatorio, per garantire ai passanti (a questo punto anche ai

disabili in aggiramento!) uno spazio di percorrenza maggiore sul

marciapiede, a tutto beneficio della sicurezza;

d) Risistemazione della svolta da Via Mazzini su Via Nullo per offrire

maggior sicurezza con un traffico previsto in forte aumento, anche

per l’intervento edificatorio concesso su Via Mazzini, all’inizio di Via

Negri, di fronte alla struttura del Bergonzo: altro che appartamenti

più grandi per un minore insediamento residenziale!

E tutto questo ad un incrocio cha ha già visto la perdita di vite

umane ed è unanimemente considerato tra i più pericolosi in

Bergamo;

e) Sistemazione a Zona 30 con dosso dell’attraversamento pedonale

di Via Diaz, all’uscita del costruendo comprensorio.

I progettisti offrono invece e soltanto di evidenziare le strisce con

colore diverso!

Tanto Premesso

Rileviamo

come le parole dell’Assessore all’Urbanistica verbalizzate nel Consiglio

Comunale in questione, possano essere “fuorvianti” nell’interpretazione di

eventuali lettori.

Comitato Santa Lucia – Bergamo 3 di 3

Ribadiamo

la ns. totale contrarietà all’intervento edificatorio così come progettato,

condividendo in toto le motivazioni e conclusioni del ricorso proposto dai

cittadini legittimati presso il TAR di Brescia.

Confidiamo

nell’accoglimento dello stesso al pari dei ricorrenti.

Insistiamo

perché le univoche mozioni di maggioranza e opposizione tese alla reale e

sostanziale riduzione di altezze e volumetrie (non il 5% di facciata concesso già

in fase iniziale di progetto) abbiano esito positivo nelle trattative con il

costruttore, in linea con i desideri dei cittadini e con le reali possibilità di

interlocuzione dell’Ente Pubblico Locale.

Il Consiglio Direttivo

del Comitato Santa Lucia

Ex Enel. Chiarimenti del Comitato Santa Lucia

Oggetto: PII ex-Enel – chiarimento da parte del Comitato Santa Lucia

Segnaliamo un fatto del tutto singolare verificatosi nell’ambito del Consiglio

Comunale del 27/9/2010, riferitoci da presenti, ma che abbiamo soltanto

potuto accertare dopo la successiva pubblicazione dei verbali a Registro C.C.

In quel Consiglio venivano discusse due mozioni di maggioranza e

opposizione, inserite a O.d.G., nn. 144 e 145, sostanzialmente univoche nelle

conclusioni, sebbene differenti nelle premesse.

Le due mozioni avevano ad oggetto la richiesta di dare mandato all’Assessore

all’Urbanistica, Avv. Pezzotta, per negoziare una riduzione di altezze e

volumetrie del PII ex-Enel.

Quindi, di fatto, tutte le forze politiche (eccezion fatta per la lista Bruni)

riconoscevano la fondatezza delle proteste dei cittadini contro una

densificazione edilizia quanto meno inopportuna in centro città, per problemi di

aggravamento del traffico e sostenibilità in termini di qualità della vita, senza

entrare nel merito delle irregolarità procedurali inerenti all’adozione e

approvazione di detto Piano Integrato di Intervento.

Peraltro contro questo PII, davanti al TAR di Brescia pende ricorso di un gruppo

di cittadini limitrofi, sostenuto economicamente da questo Comitato, per il

quale si attende fissazione dell’udienza, sollecitata con urgenza di recente dopo

la demolizione dei manufatti esistenti.

Alle due mozioni l’Assessore all’Urbanistica rispondeva di trovarsi in obiettiva

difficoltà in considerazione dei diritti acquisiti dal costruttore, ma di aver già

ottenuto una riduzione complessiva di circa il 5% delle volumetrie (totalmente

ininfluente e già prevista sotto la precedente amministrazione, ndr), insieme

all’ampliamento delle metrature per singolo appartamento per ridurre

l’incremento residenziale: meno appartamenti perché più grandi, uguale meno

cittadini, che tradotto significa circa 40 nuovi residenti in meno su circa 400.

Quindi grandi appartamenti (130/180 mq) di lusso in centro, che sembra

saranno venduti a circa € 7.000/mq (sempre per aiutare gli insediamenti di

giovani coppie naturalmente, già economicamente pronte a tali esborsi in

questa situazione economica e occupazionale!!!), ma non conosciamo il costo di

attici con vista città alta: la cara vecchia politica economica del mattone, viva la

cementificazione e che importa delle tradizioni culturali e architettoniche del

tessuto cittadino!

Comitato Santa Lucia – Bergamo 2 di 2

Comunque, ciliegina (avvelenata, ndr) nella dichiarazione dell’Assessore,

l’indicazione che questo Comitato era ed è coinvolto nel miglioramento del

progetto, sedendo al “tavolo consultivo” con Amministrazione, progettisti e

operatore economico (cioè costruttore).

A questo punto è ineludibile precisare e riferire quanto segue:

1. siamo stati informati tardivamente dalla precedente Amministrazione a

progetto già definito;

2. ci siamo subito opposti al progetto così come presentatoci,

argomentando in dettaglio e ribadendo le posizioni nelle ns. osservazioni

al PII;

3. inascoltati sosteniamo il ricorso suddetto davanti al TAR di Brescia;

4. che al c.d. “tavolo consultivo”, tutte le ns. ragionevoli e logiche proposte

di miglioramento (sempre che non fossero ridotte altezze e volumetrie)

sono state respinte con motivazioni che consideriamo pretestuose,

visto che il progetto è nuovo e può essere modificato, tenendo in

considerazione maggiormente le esigenze dei cittadini di quelle

puramente speculativo-edilizie ed in particolare:

a) impedire la costruzione di barriere architettoniche;

b) maggiore sicurezza per il comparto, all’interno, in attraversamento

e all’esterno, basata su diverse scelte e correzioni architettoniche di

tutta ragionevolezza, evitando tunnel stretti e senza visuale,

annullando i parcheggi in Via Nullo lungo l’area di intevento per

farne tutto marciapiede, sitemando l’incrocio (mortale, ndr) Via

Nullo/Via Mazzini, mettendo in sicurezza l’attraversamento

pedonale su via Diaz, in uscita dal comparto verso Parco Locatelli

etc.

Richieste tanto fondate, quelle sulle sicurezza, che “candidamente” si prevede

la chiusura serale e notturna del comparto con cancelli per… “motivi di

sicurezza”!

Obiettivamente, in questa situazione e per esigenze di assoluta chiarezza ci

preme evidenziare come il coinvolgimento di questo Comitato richiamato

dall’Assessore, si sia risolto in un’operazione di mera facciata per

Amministrazione e progettista (costruttore sempre assente) rispetto alle

istanze sin dall’inizio proposte e, pertanto, il progetto in questione continua ad

essere da noi opposto per l’essenza stessa delle presumibili motivazioni che

hanno ispirato le decisioni degli amministratori.

Ribadiamo quindi la richiesta di una profonda modifica di detto

progetto edilizio, confidando nella decisione del TAR di Brescia a tal uopo

adito.

Alleghiamo copia della lettera inviata in Comune con pari oggetto nell’ipotesi

intendesse pubblicare anche le ns. rimostranze dirette al Comune.

Ringraziamo per l’ospitalità porgendo i ns. migliori saluti.

Consiglio Direttivo del Comitato Santa Lucia

Lombardia inquinata.

Smog fuorilegge in Lombardia
la Ue è pronta a una maxi multa

La precisazione della Regione: “E’ il governo italiano a essere sotto accusa in Europa, non noi”
Per ora è scattato il deferimento alla Corte di giustizia, che valuterà se è stata violata la normativa

di ANDREA MONTANARI repubblica.it

Multa dell’Unione europea sempre più vicina per il mancato rispetto dei limiti sull’inquinamento in Lombardia. La Commissione europea, infatti, dopo l’apertura di una procedura di infrazione ha deferito l’Italia alla Corte di giustizia in Lussemburgo. Lo ha annunciato il capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino, Enrico Fedrighini, che ha ipotizzato che l’ammontare della sanzione per non aver rispettato i limiti di Pm10 dal 2005 a oggi potrebbe arrivare a ben 4 miliardi di euro, di cui 800 milioni a carico della Regione solo per il 2005. «Ora per la Lombardia si è chiusa ogni possibilità di trattativa — spiega Fedrighini — Scatterà la multa». Non solo, per inquinamento l’Ue mette sotto accusa anche il trattamento delle acque reflue che arrivano nel bacino dell’Olona.

La reazione della Regione, però, non si è fatta attendere. Pur non negando la notizia del deferimento sullo smog, una nota del Pirellone si è affrettata a precisare «che nessuna multa è stata ancora inflitta alla Lombardia». Anche perché «la materia passerà proprio all’esame della Corte di giustizia» e «se multa sarà, non arriverà alla Lombardia, ma eventualmente all’Italia». Con l’aggiunta di un vero e proprio atto di accusa contro il governo. «L’Europa — prosegue la nota — ha apprezzato anche pubblicamente i piani antismog di Regione Lombardia, mentre prende atto che continua a mancare un piano nazionale, più volte promesso ma mai presentato». Quanto basta al Pirellone per sostenere che «Fedrighini deforma una non notizia per l’ennesima bufala». 

Completamente diversa, invece, la ricostruzione dei Verdi. «Per alcune Regioni, come Piemonte e Veneto, sulla base delle comunicazioni ricevute da Bruxelles, gli interventi antismog decisi dalle amministrazioni locali sono stati ritenuti sufficienti per la concessione della proroga fino al giugno 2011. Questo non è avvenuto per la Lombardia». La Regione si difende ricordando che l’iter ora prevede che la Corte di giustizia sia competente solo per decidere se dovrà essere inflitta una multa, non il suo ammontare. E che se la multa ci sarà, sarà data all’Italia. Ma i Verdi ribattono che «lo Stato si rivarrà poi sulle Regioni che non hanno rispettato i limiti. Bruxelles ha cercato di far capire in tutti i modi alla Lombardia che la lotta al traffico non si fa a suon di annunci stampa». Mentre il capogruppo del Pd in Regione, Luca Gaffuri, fa notare che «nell’ultimo bilancio il Pirellone ha azzerato i fondi per le politiche ambientali».

Pd: Servono scelte coraggiose per il trasporto pubblico locale

da l’eco di Bergamo. it

«La responsabilità del 25% dei tagli previsti per le risorse destinate al Trasporto Pubblico Locale (TPL) è sicuramente del Governo di Centrodestra e della Regione Lombardia, ma a livello amministrativo comunale non ci si può certo solo giustificare, in quanto vittime del Governo e della Regione. Cosa può fare il Comune di Bergamo per evitare tagli delle linee e delle corse, oltre all’ aumento delle tariffe, di fronte ad un mancato trasferimento di circa 3 milioni di euro, visto che se il taglio viene applicato alla lettera, non entreranno nelle casse del Comune i 14 milioni di euro fino ad oggi versati dalla Regione?» 

Se lo chiedono il segretario cittadino del Pd, Nicola Eynard, e Maddalena Cattaneo in un comunicato sul tema del trasporto pubblico locale. «Considerando che è la Politica che ha gettato nel caos il funzionamento dei mezzi pubblici – si legge nella lettera – , la risposta è semplice: con scelte necessariamente coraggiose. 
E’ essenziale predisporre provvedimenti che cerchino di contenere il più possibile gli effetti negativi sulla qualità del servizio, cominciando innanzitutto da quelli necessari a rendere più competitivo ed efficiente il trasporto pubblico, come: 

– Corsie preferenziali, anche quelle “difficili”da realizzare in una città come Bergamo, che ora però sono legittimate dalla particolare difficoltà del momento, per cui le prevedibili proteste degli automobilisti devono essere governate con responsabilità e senso dell’interesse pubblico. 

–  ZTL, zone 30 e attivazione delle telecamere sono una forma diversa ma simile all’effetto che possono creare i percorsi protetti per il trasporto pubblico, proprio perché nelle ZTL si hanno meno automobili, e facendo in modo che le inevitabili sanzioni possono essere destinate al bilancio del TPL. 

– Politica della sosta: non solo si debbono ampliare le aree di sosta a pagamento, ma si deve alzare la tariffa del posteggio, perché se aumenta il prezzo del biglietto per gli autobus, deve aumentare in proporzione maggiore il costo della sosta, per incentivare e rendere più conveniente utilizzare i mezzi pubblici. Diversamente si ha la beffa di rendere più conveniente l’utilizzo del mezzo privato. 

– Aumentare la validità oraria del biglietto da 75 minuti a 90 e intensificare i controlli per accertare il pagamento dei biglietti da parte di tutta l’utenza. 

– Iniziare ad attivare politiche di road pricing, magari applicata alla riduzione di effetti inquinanti, le cui entrate debbano essere finalizzate al TPL. Con queste politiche l’aumento del prezzo del biglietto, che stando alle indiscrezioni sembra debba arrivare ad 1.40 o 1.50 euro per garantire un certo incremento di entrate, può essere integrato con risorse comunali destinate ad ATB, al fine di mantenere il costo effettivo del biglietto ad 1.10 euro, come oggi. E’ su queste azioni che il Partito Democratico sfida l’Amministrazione Tentorio-Ceci».

Rifiuti: Perché Saviano ha ragione

saviano.jpgIn molti hanno criticato Saviano per le sue affermazioni di ieri nel corso della trasmissione “Vieni via con me”. Alcuni non conoscendo il suo pensiero affermato da anni, hanno intravisto un attacco al nord e una difesa del sud sulla questione dei rifiuti. Per loro è stato facile criticare le tesi dello scrittore in quanto non conoscono la battaglia che ha sempre sostenuto contro i potentati e, in genere, la classe politica napoletana la quale è la vera colpevole del dramma che sta vivendo la Campania. Per questo motivo si è attribuita a torto a Saviano un’etichetta che di solito viene appiccicata alla gente del Sud, quello cioè di piangersi addosso spostando le colpe sugli altri. In realtà alle colpe di questa classe dirigente meridionale impresentabile è stato aggiunto un particolare che non tutti conoscono perché la stampa ufficiale e conformista non ne  parla mai. Vale a dire l’attività criminale di aziende del nord (tutto documentato) che hanno smaltito al sud rifiuti tossici senza alcun controllo e  favorendo il businnes della camorra. Tutto qui. Il grido allo scandalo per le parole di Saviano  considera le cose dette come un’offesa a tutto il nord, ma non è così. Certamente ci sono persone che per vari motivi si ergono inutilmente a paladini del nord per difendere quello che non è stato offeso. Posto che Saviano ha attaccato alcune imprese del nord e non i cittadini, vogliamo ricordarci di alcune vicende?. Cosa dire dello scandalo delle bonifiche fantasme in Lombardia nelle aree confinanti con l’Expo ? E dello scandalo che ha coinvolto l’anno scorso politici di primo piano e imprenditori di nome sempre per offese all’ambiente e per tentare di costruire abitazioni su terreni inquinati?   Così chi denuncia violenze e comportamenti illeciti viene fatto accomodare sul banco degli imputati in nome di un perbenismo fasullo che pretende l’assoluzione generale perché fa comodo e consente di restare con la testa sotto la sabbia.

l.n.

Sassari: Ogni nato avrà il suo albero.

(ANSA) – SASSARI, 21 NOV – Avranno i nomi dei nuovi nati in citta’ nel 2010 i 106 alberi piantati questa mattina a Sassari in occasione della Giornata Nazionale dell’albero, l’iniziativa promossa dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con le Regioni, l’Anci, l’Uncem e il Corpo Forestale dello Stato. Il Comune di Sassari, Assessorato delle Politiche ambientali, ha scelto di aderire all’evento nato con l’obiettivo di perseguire, attraverso la valorizzazione dell’ambiente e del patrimonio arboreo e boschivo, l’attuazione del protocollo di Kyoto. Gli alberi sono stati piantati nell’area di via Gennargentu. (ANSA).