Bergamo: La Giunta inciampa nelle buche.

Per le grandi (anche medie e piccole) opere  pubbliche si prega di ripassare: nessuna realizzata e neanche avviata. La notizia è che il piatto piange anche per la manutenzione stradale, marciapiedi compresi, il resto è stato confezionato dalle avversità atmosferiche sotto forma di numerose buche nell’asfalto stradale. Notati alcuni crateri in città in via Locatelli e nei dintorni delle Poste , con un motociclista che nella serata di Natale ci ha quasi rimesso l’osso del collo. Ma è stata tutta la Città a restare ammaccata dalle prevedibili condizioni atmosferiche che questa volta, come mai era accaduto, hanno lasciato il segno. A saltare per primi sono stati i rappezzi precedenti e la cosa è preoccupante perché mette in dubbio la qualità del lavoro eseguito. Da Palazzo Frizzoni assicurano pronto intervento per un servizio che dovrebbe rientrare nell’ordinaria amministrazione e che invece viene inserito nel capitolo delle emergenze. Ma cos’ è cambiato rispetto al passato? La precarietà e la carenza  dell’intervento pubblico ormai è consolidata se siamo arrivati a quest’ affermazione dell’assessore comunale ai lavori pubblici: “Ad ogni modo, quando questo periodo sarà passato, occorrerà riprogrammare gli interventi e per questo serviranno alcune decine di migliaia di euro».

Si potrebbe cominciare con una colletta pubblica: “pro buche”.

Sanità Lombarda, il nuovo valzer delle poltrone Cl e Lega si spartiscono gli ospedali

A Milano il Pdl continua a controllare cinque ospedali su sette. Alla Lega due poltrone pesanti

di LAURA ASNAGHI Repubblica.it

Grande rimescolamento delle poltrone in sanità. Le nomine sono state rinnovate nel 70 per cento dei casi. Sul fronte ospedaliero ci sono 11 conferme su 29. Anche nelle Asl della Lombardia prevale la logica del ricambio: su 15 direttori generali solo 5 sono i rieletti. Confermato anche il manager del “118”. A Milano, la città dove sono concentrati i sette ospedali più importanti, il Pdl mantiene un ruolo di primo piano, con cinque poltrone. Eccole. Al Fatebenefratelli è stato nominato Giovanni Michiara, ex direttore generale all’ospedale di Garbagnate, uomo di Paolo Berlusconi. Amedeo Tropiano è confermato al Gaetano Pini. Resta al suo posto anche Antonio Mobilia, “numero uno” al San Carlo, ex di An, sponsorizzato da Romano La Russa. 

Sempre in area Pdl, ma ciellini doc, a Milano ci sono Pasquale Cannatelli, confermato ai vertici del Niguarda, e Callisto Bravi, ex direttore sanitario del Fatebene, che va a dirigere il Sacco, ospedale che conosce bene perché anni fa era ai vertici della direzione sanitaria. Per Bravi quello del Sacco è un incarico con una grossa valenza, perché qui si gioca la partita della costruzione della nuova cittadella sanitaria, insieme all’Istituto tumori e al Besta. La Lega, invece, si aggiudica due poltrone, quella del San Paolo, polo universitario, dove governerà Andrea Mentasti, considerato un “brillante manager” del Carroccio, e quella degli Icp, che raggruppa Buzzi, Cto e i 22 poliambulatori di Milano. Qui è in arrivo Alessandro Visconti, ex direttore amministrativo dell’Asl di Milano e braccio destro di Walter Locatelli, che resta confermato ai vertici dell’Asl. 

Molte le novità che riguardano le altre province. All’Asl di Pavia, finita nel mirino della magistratura per le infiltrazioni della ‘ndrangheta, arriva il leghista Giuseppe Tuccitto, generale della Finanza in pensione, con il compito rimettere le cose a posto nel feudo controllato da Abelli. Tra le nomine discusse, quella di Luca Stucchi, in quota a Cl, all’ospedale di Mantova, indagato per corruzione e turbativa d’asta nell’ambito dell’inchiesta sul caso “tele ospedale”. 

Tra i ciellini doc che vanno a governare gli ospedali di provincia, ci sono Carlo Nicora, ex direttore sanitario del Niguarda, nominato ai vertici dei Riuniti di Bergamo, e Francesco Beretta, molto legato a Formigoni, che lascia gli Icp per il San Gerardo di Monza, l’ospedale di grande eccellenza, dove partono i cantieri per la ricostruzione. Sempre sul fronte ospedaliero, la Lega porta Maria Cristina Cantù a Gallarate, Ermenegildo Maltagliati a Garbagnate, Mauro Lovisari a Lecco e Giuseppe Rossi, membro della band di Maroni, è confermato a Lodi. Resta al suo posto, all’ospedale di Treviglio, il leghista Cesare Ercole, mentre Luigi Gianola, anche lui del Carroccio, trasloca in Valtellina. Pur cantando fuori dal coro, Fabio Russo, ex Udc, ottiene la guida dell’ospedale di Desenzano. 

Anche le Asl riservano sorprese interessanti. Una delle 15, quella di Lodi, va a Claudio Garbelli, legato al Pd. An ha ottenuto la riconferma di Carmelo Scarcella all’Asl di Brescia. Mentre in quella di Monza e Brianza arriva Humberto Pontoni, uomo del Carroccio, di origini argentine. La Lega si prende anche le Asl della Vallecamonica (con Renato Pedrini), di Mantova (con Mauro Borelli) e di Bergamo (con Mara Azzi). Tra i leghisti confermati nelle Asl figurano Gilberto Compagnoni a Cremona e Pierluigi Zeli a Varese. Per quanto riguarda l’Areu, l’azienda a cui fa capo il “118”, Alberto Zoli della Lega ha ottenuto ampi consensi e la sua riconferma non è mai stata messa in discussione.

Dall’elenco mancano, tra gli altri, personaggi come Alberto Scanni, l’oncologo che ha governato, con successo, il Sacco, Luigi Corradini del Fatebenefratelli e Pier Giorgio Spaggiari degli Ospitalieri di Cremona, dimessi per “motivi di età”. Hanno superato i 67 anni e il Pirellone ha preferito scegliere manager più giovani. Mentre il nome di Maurizio Amigoni, noto ciellino, non è stato preso in considerazione perché coinvolto nelle indagini su “Tele ospedale”.

 

(23 dicembre 2010)

Smembrato il Parco dello Stelvio

Parco dello Stelvio smembrato
Il Pd: “Il prezzo della fiducia”

Il Consiglio dei ministri affida la gestione del Parco nazionale agli enti locali. La Prestigiacomo era contraria. L’opposizione: “Scambio vergognoso e norma incostituzionale. Premiati gli autonomisti altotestini della Svp dopo l’astensione sulla sfiducia”

Da Repubblica.it

ROMA – Il debito con l’Svp, che si è astenuto sulla fiducia, è saldato. Almeno è questo l’accusa delle opposizioni. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che modifica la disciplina del Parco nazionale dello Stelvio smembrandone la gestione sin qui unitaria a favore delle amministrazioni locali. Il passaggio, fortemente gradito alla provincia autonoma di Bolzano, per stessa ammissione della Svp era stato promesso da Berlusconi agli autonomisti altoatesini in cambio dell’astensione in occasione del voto sulla mozione di sfiducia dello scorso 14 dicembre.  “Non ci hanno detto se votate la fiducia vi daremo questo o quell’altro ma è vero – aveva ammesso la settimana scorsa il leader della Sudtiroler Volkspartei, Luis Durnwalder – che su due o tre cose ci sono state trattative con Tremonti e Calderoli”.

A nulla sono valse le proteste dell’opposizione e neppure l’accorata lettera-appello indirizzata ieri a Palazzo Chigi da tutte le più importanti associazioni ambientaliste. Nel nuovo assetto delineato dal decreto approvato stamane, le province autonome di Trento e di Bolzano, la Regione Lombardia, il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e i Comuni compresi nel perimetro costituiranno il coordinamento delle attività di programmazione e indirizzo.

Una scelta che il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo 1 non ha condiviso. “A questo punto – dichiara il senatore del Pd Luigi Zanda – lei non dovrebbe dimettersi solo dal Pdl ma anche da ministro, visto che la sua linea è stata sconfessata”.

“La decisione del Consiglio dei ministri di obbedire al diktat della SVP a smembrare uno dei più antichi parchi nazionali per affidarlo alle province è una ferita all’ambiente gravissima”, dichiarano i senatori del Pd Roberto della Seta, Vincenzo De Luca, Francesco Ferrante e Daniela Mazzuconi, della commissione Ambiente di Palazzo Madama. “Berlusconi, Fitto e Frattini – sottolineano i sentori – hanno voluto procedere nonostante l’opposizione del Ministro Prestigiacomo e del Consiglio regionale della Lombardia, che proprio ieri ha approvato un ordine del giorno del Pd contrario a questa scelta, perche’ hanno voluto pagare un debito di riconoscenza alla SVP che si è astenuta sulla fiducia al loro governo. Oltre tutto, la norma, è chiaramente anticostituzionale perché nella nostra Costituzione le competenze in materia di Ambiente sono affidate allo Stato mentre questa decisione di fatto le provincializza creando così un vero e proprio vulnus costituzionale e un grave precedente”.

“Ora – concludono i senatori Pd – viene meno l’unitarietà della gestione del Parco e magari qualcuno in Trentino Alto Adige potrà coronare il proprio sogno di aprire le porte dei parchi ai cacciatori. Uno scempio ambientale per uno scambio politico, una forma forse ancor più grave di compravendita di voti e di degrado etico del modo di fare politica berlusconiana”.

Ma in realtà la vicenda dello Stelvio apre una ferita (l’ennesima) anche all’interno del Partito democratico con la risentita precisazione della parlamentare altoatesina del Pd Luisa Gnecchi. “Per il futuro del parco mi fido più del governatore Durnwalder, anche se è un cacciatore, che del governo Berlusconi e del ministro Prestigiacomo che proprio oggi non ha votato con la maggioranza e ha lasciato l’aula”, ha commentato la deputata difendendo lo smembramento. “Non temo confronti – ha inistito – L’Alto Adige ha sempre dimostrato di tutelare il territorio meglio di qualsiasi altro ente, mi fido più di Bolzano, Trento e Milano che di Roma che nel bilancio 2010 non ha stanziato nemmeno un euro per il parco nazionale dello Stelvio”.

Critiche simili a quelle dei membri democratici della commissione Ambiente del Senato erano state avanzate anche nella lettera del cartello ecologista  al governo. “Siamo estremamente preoccupati – scrivevano tra gli altri Wwf, Legambiente, Lipu, Federparchi, Cai e Tci – e contrariati dall’idea di un Paese che, per effetto di un decreto deciso ed approvato in modo sicuramente troppo frettoloso, decide di cancellare settantacinque anni di gestione unitaria di un patrimonio naturalistico montano di indiscussa eccellenza e notorietà anche internazionale qual è il Parco Nazionale dello Stelvio”. “Lo Stelvio è Parco Nazionale perchè rappresenta – sottolinea il documento – un elemento irrinunciabile del paesaggio naturale e culturale del nostro Paese, come tale esso è riferimento per l’intera comunità nazionale, ed è anche una tessera fondamentale delle aree naturali protette che compongono il sistema sovranazionale delimitato dalla Convenzione Internazionale per la Protezione delle Alpi, che il nostro Paese, come tutti gli altri Stati dell’Arco Alpino, ha ratificato con propria legge nel 1999”.

“Una simile decisione – denunciavano ancora le associazioni – avrà sicuramente una ricaduta internazionale sull’immagine e sulla credibilità dell’Italia: in oltre un secolo di storia dei parchi nel nostro Continente, non è mai accaduto che un Paese cancellasse, di fatto, un Parco Nazionale”.

Bergamo Porta Sud: Poche idee, ma ben confuse

Continua il poco divertente balletto di Comune e Provincia di Bergamo su Porta Sud. Dopo diciotto mesi brancolano nel buio e non si curano di fornire alcuna risposta in merito al futuro di questo comparto strategico per la Città e per il territorio provinciale. Avrebbero potuto cogliere l’occasione dell’approvazione del PGT per formulate qualche proposta migliorativa  rispetto a quanto stanno contestando oggi. In pratica si distrugge senza  indicare un’ alternativa  seria e sembra chiaramente che il Comune di Bergamo vada a traino della Provincia che sulla gestione del territorio mostra chiarissimi limiti progettuali e operativi.

Le notizie che arrivano attraverso gli organi di stampa sono praticamente non commentabili stante il vuoto propositivo.

Bergamo: Bilancio politico in rosso

Bergamo Panorama Città Alta.gifSulla stampa di oggi viene riportata la soddisfazione del Pdl di Bergamo per i risultati conseguiti in questo anno e mezzo al governo della Città. Vengono citati alcuni degli obiettivi più significativi raggiunti quali: “il mantenimento (e il rafforzamento in taluni casi) dei servizi alla persona, i contributi per 1 milione di euro per circa1.000 nuclei familiari nelle politiche abitative, l’intesa con il Demanio per la valorizzazione delle ex caserme, la riorganizzazione degli uffici e il servizio wireless (che verrà potenziato a breve) nelle biblioteche, il successo della movida estiva.” L’elenco si commenta da solo rapportato ad un lavoro di una Giunta di 13 persone più tutto lo staff.

Intanto su qualche  altra pagina  viene di fatto annunciata la fine della proposta di Porta Sud prima ancora della sua nascita. Strana storia è quella di questo comparto. Nel 2004 viene creata la società (quando l’attuale sindaco era vicesindaco) con un dettagliato studio di fattibilità; con l’Amministrazione Bruni il progetto viene ingigantito eccessivamente, ora l’esperienza viene disconosciuta senza approfodire seriamente i contenuti. Soprattutto la Provincia ha risolto il tutto con battute poco chiare confondendo la parte di attore diretto (per la nuova sede prevista) con la funzione di protagonista nella realizzazione di quello che avrebbe dovuto essere il maggiore centro intermodale passeggeri per tutto il territorio provinciale.

Restano senza riposte alcuni temi vitali per Bergamo: a) cosa ne sarà dell’ex scalo merci; b) quale sarà il destino dei quartieri al di là dei binari; c) che fine farà il previsto polo intermodale che doveva vedere l’incrocio tra trasporto su ferro e su gomma. Parliamo del futuro di uno dei più importanti comparti della Città

A questi quesiti non ci aspettiamo nessuna risposta perché le due amministrazioni (Comune e Provincia) ci hanno insegnato che del domani ( e forse anche dell’oggi) non v’è certezza. Il Piano di Governo del Territorio è stato approvato dal Comune (con il benestare della Provincia) appena sei mesi fa e Porta Sud rappresentava un nodo centrale dello strumento urbanistico. Ora tutto salta per aria e si gioca a nascondino su un tema che ha mobilitato per sette anni le forze politiche, sociali ed economiche cittadine (cosa dice la Camera di Commercio?). Il tutto senza alcun dibattito publlico, ma con battute e interviste improvvisate.

Questo 2010 si chiude con un risultato negativo per le amministrazioni che governano Bergamo e Provincia tant’ è vero che spesso  si fanno passare come obiettivi raggiunti i progetti futuri. Come confondere il Consuntivo con il Preventivo.

l.n.

Bergamo: Critiche della Lista Bruni: “Necessario un cambio di passo”

Da Bergamonews.it  E’ necessario un cambio di passo, soprattutto sulla mobilità”. Il Natale è alle porte, tempo di bilanci per la Lista Bruni. Non è stato un anno di grandi sconvolgimenti per la città e proprio su questo punto pone l’attenzione il capogruppo Roberto Bruni durante la conferenza stampa di chiusura del 2010. “Sappiamo che non è stato un anno

facile per i Comuni – spiega -, però non si può subire passivamente questa situazione come fa l’amministrazione Tentorio. Bisognerebbe alzare il tiro e porti delle sfide strategiche per la città”. Anche esaminando ogni capitolo della vita amministrativa bergamasca il giudizio dei componenti della lista d’opposizione è impietoso. Punto primo: la mobilità. “Le strade di Bergamo sono tra le più intasate d’Italia – lo dimostrano i dati dell’osservatorio Tom Tom pubblicato settimana scorsa – commenta Nadia Ghisalberti – la mobilità è la vera emergenza. In questo anno e mezzo non è stato fatto nulla: piste ciclabili smantellate, ztl lasciate allo sbando, infomobilità annunciato e poi abbandonato. Vorremmo che Bergamo si dotasse di una politica della mobilità condivisa, un progetto che sia avallato dalle forze politiche e anche dalle associazioni, dai cittadini”. La cultura viene definito non anello debole dell’amministrazione, ma addirittura mancante. “La cultura è la carta più importante da giocare – è l’opinione di Enrico Fusi -. Parlare di turismo a Bergamo significa studiare iniziative inscindibili alla diffusione del patrimonio della città. Invece manca un filo conduttore, L’amministrazione non deve essere solo produttrice di eventi. Non basta. Bisogna lavorare sui servizi culturali strategici”. Altro punto dolente secondo la Lista Bruni è il futuro del piano di governo del territorio. “E’ stato interpretato come una pratica evasa, quindi ora ha difficoltà di attuazione – spiega Stefano Zenoni – è stato dimenticato in un cassetto. Un esempio è l’ambito di Porta Sud: è in atto un balletto tra Provincia e Comune, gli auspici sono negativi”. Sulla sicurezza è ancora l’ex sindaco a rincarare la dose. “Le derive securitarie non servono a nulla: la situazione non allarmante così come non lo era prima. Non servono nemmeno le ordinanze spot, occorre invece un progetto di sicurezza integrata”.

20 dicembre 2010

Sanità Lombarda: “Lottizzazione Selvaggia”

Sul sito de L’Eco di Bergamo è riportato un servizio sulla lottizzazione  delle nomine nelle Asl e negli ospedali della Lombardia. Una roba per chi ha stomaco forte. Per evitare conseguenze all’apparato digerente, proponiamo solo “una modica quantità” (tre righe) del trattato sul mercato delle nomine. E che Dio protegga il malato!

Il nuovo dg di Treviglio potrebbe così essere una donna, Mara Azzi, leghista, oggi alla guida dell’ospedale di Desenzano sul Garda, ma in rotta di collisione con il ministro Maria Stella Gelmini e nemmeno particolarmente ben voluta dalla Lega bresciana che dunque vedrebbe di buon occhio un suo trasferimento nella Bergamasca (anche all’Asl nel caso in cui Ercole resti a Treviglio).”

l.n.

Traffico. Bergamo Settima in Italia per Intasamento

città alta.jpgOra a  Bergamo si scopre l’acqua calda! Ci si meraviglia  per una realtà evidente, ma che nessuno ha voluto mai vedere per non disturbare i manovratori. E’ venuta fuori un’indagine di Tom Tom che colloca la Città di Bergamo al Settimo posto  in Italia per Intasamento da Traffico. Pensate una città come la nostra da 120 mila abitanti che sopravanza grandi metropoli come Firenze e Bologna  che sono capoluoghi di regioni.

Si può meravigliare solo chi abita e vive nel Parco dei Colli, non chi risiede a Borgp Palazzo, piuttosto che a Campagnola, Loreto, Malpensata , Celadina o Redona e così via per tutti i quartieri. Ormai la puzza dell’aria entra nelle case anche con i balconi chiusi.

Domenica scorsa, immediata vigilia di Santa Lucia, le auto hanno letteralmente invaso la Città con provenienza da tutta la provincia con un livello di mobilità letteralmente azzerato. Mezzi pubblici rari  con le frequenze dei giorni festivi invernali (non rispettate per le strade bloccate). Chi scrive nel primo pomeriggio ha dovuto attendere ben trenta minuti all’andata e venticinque al ritorno alla fermata del bus con temperatura sotto zero e respirando smog in quantità industriali. Di parcheggi periferici per filtrare il traffico in entrata non si parla più, della serie : Più auto arrivano e meglio è.

Ogni giorno nelle ore di punta il blocco parte dall’asse interurbano e si estende a tutte le strade di penetrazione in Città. Ore perse al volante e smog alle stelle. Dove sono quelli che si strappavano i capelli  a favore della Tangenziale Est? Cosa si propone in proposito? Il tram in Città è ancora di attualità?

Pochi giorni fa su questo stesso sito abbiamo pubblicato due post sull’argomento denunciando il disinteresse e la miopia politica delle autorità competenti. Sono state evidenziate iniziative sconcertanti, seppure banali per importanza, come i  nuovi parcheggi di via Spaventa (basta andare a guardare il risultato) che fanno seguito ad una serie di rottamazioni di piste ciclabili.

Ad un’assenza di sensibilità sull’argomento, si aggiunge sempre qualche sforzo per non urtare la categoria dei commercianti, naturalmente sulla pelle dei cittadini. Qualche anno fa si era parlato della pedonalizzazione del centro cominciando da Viale Papa Giovanni e prevedendo parcheggi di attestamento nell’area di Porta Sud. Ora si progettano nuovi parcheggi in centro incentivando di fatto l’invasione della auto. L’aumento delle tariffe da parte della Regione e delle aziende fa il resto.

Nei Palazzi si pensa ad altro, se si pensa.

l.n.

Si riporta un articolo  pubblicato su questo sito il  3 novembre scorso:

Trasporto Pubblico: Politica miope.

Di recente abbiamo toccato con mano ( o con la tasca) gli effetti dell’aumento del costo dei biglietti per il trasporto pubblico e già si preparano ulteriori aumenti per i prossimi mesi. La Regione attribuisce la colpa ai tagli delle risorse effettuati dal Governo centrale e, di conseguenza, si rivale sui cittadini che utilizzano il servizio. Naturalmente queste manovre indiscriminate provocano  nuovi problemi  per i bilanci familiari già risicati per la crisi occupazionale e per l’erosione dovuta al mancato recupero del potere d’acquisto. Inoltre queste politiche rendono meno competitivo il trasporto pubblico rispetto al privato e incentivano il ricorso all’auto. Questo avviene anche per la ridotta velocità commerciale e per i tempi di attesa ai quali non tutti sono disponibili a sottoporsi. Insomma la poltica per il trasporto pubblico viene sempre di più relegata al ruolo di cenerentola. Gravi sono  le ripercussioni sull’ambiente per l’alto tasso di inquinamento dell’aria e le centraline di rilevamento lanciano allarmi che non vengono raccolti dagli enti preposti. Tagliare risorse per il trasporto pubblico vuol dire in sostanza ridurre la salvaguardia della salute nelle nostre città. Una politica miope costretta a spendere per la cura le risorse risparmiate nella fase dell’investimento. Inoltre la mobilità è contrastata da scelte rinviate e dall’inerzia riscontrata su interventi importanti. Prendiamo la Città di Bergamo dove le più grosse infrastrutture sono isolate e tra loro non comunicanti e questo nonostante già il vecchio Piano regolatore ne prevedesse le soluzioni. Si pensi al nuovo Polo Fieristico, al Nuoovo Ospedale in fase di realizzazione alla Trucca, all’Aeroporto, alla Stazione Ferroviaria, a Città Alta. Tutti in macchina a girare e a produrre veleni. A Loreto, ad esempio, a pochissimi passi dalla centralina che rileva i livelli di smog ci sono, in cinquanta metri, quattro scuole che oltre a subire gli effetti negativi, contribuiscono ad innalzare i valori dio inquinamento. Infatti  la maggioranza delle famiglie utilizza l’auto per accompagnare i ragazzi a scuola. La cancellazione di piste ciclabili ( anche se alcune sono mal realizzate) non fa che peggiorare la situazione anche per i messaggi che trasmette ai cittadini.

l.n.

Altri Articoli correlati:

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2010/12/10/bergamo-manca-un-idea-di-citta.html

http://www.tuttogreen.it/in-svizzera-i-semafori-ecologici-anti-smog/

 

Report su Porta Sud. Il contributo di Fabrizio Bottini, autore del servizio.

Riporto volentieri il contributo di Fabrizio Bottini  ( che ringrazio), autore del servizio di Report su Porta Sud.

Porta sud.jpgGentile Luigi Nappo,

ho letto sul blog dell’Associazione Aurora il suo intervento sulla puntata di Report dedicata al rapporto perverso Pil/Qualità della vita e dell’ambiente, e in particolare al tipo di sviluppo sotteso nel progetto Bergamo Porta Sud.

Oltre a ringraziarla per l’attenzione prestata al mio modesto – e abbastanza improvvisato – contributo, vorrei se possibile fare qualche precisazione, che pure avevo registrato con la troupe di Report ma che insieme a tante altre cose è stata tagliata per motivi di tempo e editing della puntata.

Innanzitutto la questione delle cubature. Spesso l’opposizione ai grandi progetti di riqualificazione urbana punta, e abbastanza giustamente, sul tema “colata di cemento”,ad incrementare esageratamente le densità edilizie in contesti già abbastanza degradati e scarsi di servizi e spazi aperti. Il che forse è giusto in alcuni casi, ma non dovrebbe diventare la regola.

Nel caso specifico, se pensiamo che esattamente lì convergono massicciamente le reti di trasporto pubblico, dove altro si potrebbe pensare di localizzare “qualità urbane” con impatti minimi sia in termini di consumo di territorio (si tratta di aree storicamente urbanizzate) che sull’ambiente in generale? La ferrovia, la nuova linea di tram extraurbano, le altre potenzialità ad esempio di collegamento su ferro per l’aeroporto, tutto parrebbe suggerire che proprio lì, e non altrove, si debbano letteralmente ammassare, magari con un tipo di progettazione di altissimo livello qualitativo, buona parte delle nuove quantità edilizie e funzioni pregiate in grado di attirare flussi di persone.

Altro giudizio invece sorge spontaneo con una sola occhiata al merito della trasformazione prevista, che pare non corrispondere affatto a queste premesse: una sorta di “centro direzionale” anni ’60, a colmare tutto il settore urbano semicentrale sud dalla zona della stazione alla linea della tangenziale, sostanzialmente senza alcun rapporto individuabile con le periferie e men che meno con la fascia metropolitana meridionale.

Perché è proprio a quella dimensione che credo vada giudicato il complesso degli interventi di riqualificazione nel nucleo centrale. La stessa puntata di Report non a caso, se pur brevemente e schematicamente, si costruiva risalendo dallo sprawl dell’insediamento disperso verso la città centrale, a suggerire che lì stava il problema, non tanto e non solo in qualche “colata” di metri cubi. La forma del quartiere insomma era soprattutto discutibile non in sé, ma in quanto indifferente ai temi metropolitani, ad esempio osservando come il sistema del verde fosse privo di rapporti diretti “a cuneo” con gli spazi aperti della vicina campagna, e non provasse neppure a suggerirne.

È lo stesso strabismo che sembra caratterizzare ideologicamente il più famoso Piano di Governo del Territorio di Milano in corso di discussione: si afferma la volontà di densificare i tessuti urbani per evitare consumo di territorio, ma poi si ferma l’azione (e la riflessione) ai confini comunali, fingendo di non sapere che esattamente su quella linea entrano in campo altri strumenti urbanistici locali spesso sostenuti dai medesimi slogan in malafede.

Nello stesso tempo però, per chi persegue onestamente una tutela ambientale e territoriale, quale può essere la risposta, indignazione a parte per certi sbrigativi e superati modelli di crescita indefinita? Sicuramente: più città, e contemporaneamente più spazi aperti e natura.

Ovvero densificare in modo avveduto, ma operare a scala di regione urbana (ad esempio secondo la dimensione metropolitana “milanese” individuata dall’OECD di circa 7,2 milioni di abitanti?) per le reti ecologiche, la conservazione delle biodiversità, i bilanci alimentari locali, il paesaggio ecc.

Naturalmente si potrebbero scrivere volumi sull’argomento, e tanti ne sono già stati scritti da chi me capisce più del sottoscritto, e quindi non mi dilungo oltre.

La ringrazio ancora dell’attenzione e porgo i più cordiali saluti

Fabrizio Bottini