Bergamo tra sottopassi, volumetrie e ospedale

Da qualche mese gira voce che i finanziamenti per realizzare il sottopasso in  prossimità del nuovo ospedale in via Martin Luther King saranno ricavati attarverso la concessione di volumetrie edificabili su aree verdi esistenti in zona.

In passato il sindaco Tentorio e altri esponenti del centrodestra hanno sempre mosso pesanti attacchi alla Giunta Bruni quando  questa ha approvato varianti al Piano Regolatore con aumenti volumetrici.

Considerati questi precedenti , è  molto probabile che le voci non trovino riscontro nei fatti. Anche perché è da tempo che si sa della necessità del sottopasso al servizio della nuova struttura sanitaria e non sarebbe giusto bruciare parte di territorio per sopperire ad eventuali carenze di programmazione delle risorse finanziarie.

E infine costituirebbe un vero record  la decisione di una variante  con nuove volumetrie per un privato appena pochi mesi dopo l’approvazione del nuovo Piano di Governo del Territorio.

Siamo certi che il sindaco Tentorio non ci ( e non si) smentirà  ed eviterà un brutto dispiacere alla Città.

 

Bergamo, Via Quarenghi: Tante parole, pochi fatti

ImmagineIlComune.jpgConvegno molto riuscito, quello organizzato dal Partito Democratico sulla realtà di Via Quarenghi. Strapiena la sala del Donizetti con una larga presenza di giovani impegnati e non in politica. Un bravo agli organizzatori  per la scelta del tema all’ordine del giorno e per i relatori invitati, in primis l’assessore del Comune di Torino, una donna con un conoscenza ricca e chiara delle moderne politiche sociali. In particolare ha individuato nella legalità e non nella sicurezza l’obiettivo e l’emergenza di una comunità nel 2011. L’argomento si presta molto al protagonismo dell’ideologia rispetto al fatto  politico-amministrativo ed è questo il rischio che si sta correndo a Bergamo. Infatti, la ricchezza del dibattito stride fortemente con l’assenza di interventi concreti per produrre situazioni di normalità laddove servono. Ormai neanche più la stampa sottolinea che un importante intervento di rigenerazione urbana con il recupero di uno stabile al civico 33 è fermo da sei anni. Per spiegare meglio il concetto, precisiamo che non siamo in dirittura di arrivo o in prossimità del traguardo. No. Siamo al classico anno zero con improvvisi e ingiustificabili ripensamenti in merito alle destinazioni e alle funzioni insediabili nell’edificio una volta recuperato. Pensare che il primo progetto ha visto la luce nel 2005, sei anni fa e stamattina su di esso si è accesa ancora la discussione tra il sindaco Tentorio e il suo predecessore Bruni. Nel frattempo sono state spese risorse per studi e consulenze per obiettivi azzerati o comunque modificati dalla nuova Giunta.  Anni passati ad inseguire i fantasmi della sicurezza abdicando al ruolo di amministratore.

In Italia un reato contro l’ambiente ogni 43 minuti.

da Corriere della Sera.it

La maggior parte delle violazioni, quando vengono accertate, sono punite soltanto con contravvenzioni

L’Italia si cura poco e male del proprio patrimonio naturalistico. E’ cosa nota. Ora si ha un dato in più: è un paese dove, in media, avviene una violazione contro l’ambiente ogni 43 minuti. E’ il dato, preciso, del Ministero dell’Ambiente per il 2010, e rilanciato dal rapporto realizzato dal Wwf in occasione dell’apertura dell’Anno Giudiziario. A svelare una eco-illeglità costante e diffusa dal nord al sud del paese è ora la rete dei 300 eco-avvocati impegnati con l’associazione ambientalista: uno al giorno è stato in Tribunale, con oltre 1.000 ore l’anno al servizio della società civile, 250 udienze nel 2010 per difendere salute e ambiente. Sono tuttora 300 i processi ambientali in corso, o meglio quelli nei quali il Wwf è presente come parte attiva. Quindi una goccia nell’oceano rispetto al totale. «In occasione dell’inaugurazione dell’Anno Giudiziario vogliamo sottolineare come il ruolo della Magistratura sia fondamentale per dare una corretta lettura e applicazione di norme troppo spesso travisate da inquinatori senza scrupoli e da una parte dell’amministrazione non sufficientemente preparata sull’importanza della tutela dell’ambiente – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del Wwf Italia- La magistratura svolge quel ruolo fondamentale di ‘grande saggio’ che non solo sanziona ma indirizza correttamente l’azione della società che può incidere sul patrimonio naturale e la salute dei cittadini ed è quindi importantissimo anche avere un buon esercito di avvocati che oltre a rappresentare in giudizio queste istanze sappiano trasmettere questa saggezza anche al di fuori delle aule dei Tribunali».

I REATI, E L’IMPORTANZA DELLE INTERCETTAZIONI – Molti e gravi reati ambientali nascono non da un evento diretto (ed esempio l’industria che scarica sostanze inquinanti in un fiume),

ma da reati fiscali o amministrativi (falsi documenti, autorizzazioni illegali, corruzioni di pubblici amministratori, truffe ). Spesso quindi gli inquirenti riescono a scoprire casi gravi di inquinamento attraverso intercettazioni svolte su pubblici amministratori per reati cosiddetti “minori”. Infine, e questi sono i casi più gravi, si spunterebbero anche molte armi investigative per la lotta alle “ecomafie”, spesso coinvolta in molti crimini ambientali e spesso gli “ecomafiosi” ed i loro complici vengono scoperti attraverso indagini compiute su altri fatti non direttamente collegati. In altre parole: difficilmente oggi un’indagine nasce ipotizzando da subito il reato di associazione mafiosa. È più frequente che da un caso di estorsione, incendio, minacce si arrivi alla contestazione del più grave reato associativo, dietro al qual spesso si nascondono i grandi traffici di rifiuti, le speculazioni selvagge e le mille e sempre più sofisticate maniere che i “criminali ambientali” escogitano per lucrare a danno dell’ambiente e della salute .

VITTORIE E LE SFIDE ANCORA APERTE – L’attività giudiziaria del Wwf ha visto riconoscere le ragioni dell’ambiente e della salute in importanti processi e ricorsi come quello contro la Solvay per difendere l’accesso all’acqua potabile da parte dei cittadini in un’area di crisi idrica, o contro le escavazioni abusive lungo alcuni grandi fiumi, Po, Adige e Brenta o l’ultima in ordine temporale contro l’Enel i cui amministratori delegati sono stati riconosciuti colpevoli di inquinamento all’interno del Parco del Delta del Po per la centrale di Porto Tolle. Ma ci sono molte altre sfide importanti da superare: in numerosi processi ancora in via di svolgimento come quello sul disastro sulla salute e sull’ambiente provocato dall’amianto proveniente dall’Eternit S.p.A. di Casale Monferrato, quello per un nuovo incendio verificatosi nel Polo Petrolchimico di Porto Marghera, o per la mega-discarica a Bussi (Pescara), la più grande così inquinata in Europa, nel processo contro i dirigenti degli stabilimenti tessili di Marlane (Cosenza) accusati di aver provocato, attraverso lo smaltimento illegale di molti veleni anche nei terreni circostanti l’area industriale, la morte di oltre 50 operai o, nell’ambito della difesa del territorio e del paesaggio, contro la Strada Mare Monti, un vero e proprio ecomostro che taglierebbe la Riserva naturale Wwf di Penne (Abruzzo); su quest’ultimo, grazie all’esposto del Wwf la Magistratura ha aperto un’inchiesta che ha portato già ad un arresto e 10 indagati.

CONTRO GLI INQUINATORI SOLO MULTE DA DIVIETO DI SOSTA – «L’attività degli avvocati che lavorano al nostro fianco da oltre 20 anni è la ‘cartina tornasole’ di quanto l’illegalità in campo ambientale sia diffusa e costante» – precisa Patrizia Fantilli, responsabile Ufficio legale – legislativo del Wwf Italia -. Il contrasto al crimine ambientale che svolgiamo grazie alla loro opera qualificata è l’unico strumento di cui disponiamo ma le “armi” a loro disposizione sono ancora “spuntate”. E’ urgente inserire nel Codice penale la voce “Delitti ambientali”». Ad oggi, infatti, le sanzioni previste dalle leggi di tutela dell’acqua, dell’aria, del suolo, delle aree protette e della fauna, (a parte rare eccezioni come il traffico di rifiuti) sono esclusivamente di natura “contravvenzionale” (secondo la classificazione del’39 del codice penale). Sostanzialmente sono forme di reato punite con sanzioni più “leggere” rispetto ai “reati-delitti”. Quindi il sistema sanzionatorio per le leggi di tutela ambientale costituisce il tallone d’Achille per cui in Italia gli illeciti ambientali sono sempre più frequenti e gravi, pur producendo effetti devastanti sul territorio, sulla natura, sul paesaggio e sulla salute umana che rimangono sostanzialmente impuniti».

Stefano Rodi
28 gennaio 2011

Bergamo tra le città più inquinate

 

Bergamo figura tra i capoluoghi più inquinati d’Italia nella classifica elaborata da Legambiente per il 2010. Rispetto al limite massimo di 35 superamenti all’anno (soglia massima) Bergamo per 71 giorni è andato oltre, classificandosi al 20° posto in una posizione non invidiabile.

Dal sito di Legambiente.it

In tabella sono riportai i dati dei superamenti del limite giornaliero di protezione della salute umana di 50 μg/m3, valore che in un anno può essere superato fino a un massimo di 35 volte, nei capoluoghi di provincia italiani. I dati sono stati raccolti quotidianamente nell’ambito della campagna “PM10 ti tengo d’occhio” grazie alla collaborazione con il sito www.lamiaaria.it che ha esaminato i bollettini on line delle Agenzie per la Protezione dell’Ambiente regionali e li ha tradotti in una mappa interattiva. I superamenti sono relativi ai capoluoghi di provincia e prendono in considerazione la centralina peggiore per ogni città. Questo criterio, seppur non sempre indicativo dell’inquinamento medio di tutto il territorio comunale, permette di poter dare in tempi brevi l’allarme sulle situazioni più critiche in cui vivono e respirano i cittadini.

Inquinamento Città Capoluogo 001.jpg

 

Spunta un nuovo condono edilizio

da Edilportale.com 20.01.2011

Un gruppo di senatori PdL ha presentato unemendamento che, se approvato, potrebbe riaprire i termini del condono. Il testo modifica infatti la Legge 326/2003, ammettendo la sanatoria anche per le opere edilizie, realizzate fino al 31 marzo 2003, in aree tutelate dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, D.lgs. 42/2004.

Secondo l’emendamento, può presentare domanda entro il 31 dicembre 2011 anche chi si è visto precedentemente rifiutare l’istanza di sanatoria. Per questo motivo sono quindi sospesi i procedimenti sanzionatori di natura penale e amministrativa anche se già avviati o riferiti a sentenze passate in giudicato.

Le proposte di modifica coinvolgono anche il Testo unico dell’edilizia, Dpr 380/2001, che prevede l’acquisizione da parte del Comune e la demolizione per gli edifici realizzati in difformità o assenza del titolo abilitativo, a meno che non sia dimostrata l’esistenza di prevalenti interessi pubblici.

Il testo presentato in Senato apre anche la possibilità di destinare gli immobili ad alloggi di edilizia residenziale pubblica, da assegnare in locazione a canone concordato previa verifica delle adeguate condizioni igienico – sanitarie. I Comuni con un regolamento possono prevedere una via preferenziale per i cittadini senza casa che al momento dell’acquisizione occupavano l’edificio dichiarato abusivo.

Con l’approvazione dell’emendamento, in Campania potrebbero inoltre essere sospese fino al 31 dicembre 2011 le demolizioni degli immobili, realizzati in violazione dei vincoli paesaggistici, utilizzati come prima abitazione da soggetti sforniti di un altro alloggio. Confermato invece l’abbattimento in caso di pericolo per l’incolumità pubblica e privata.

Le reazioni
L’emendamento ha suscitato le critiche dell’opposizione. Dura anche Legambiente, che nella politica dei condoni vede un alto rischio per l’assetto idrogeologico italiano.

Secondo il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, il condono rappresenta una resa dello stato alle attività illegittime. Non esisterebbero infatti ragioni di interesse pubblico per consentire la legalizzazione degli abusi edilizi. Dal momento che un’ulteriore sanatoria potrebbe ledere i valori dell’articolo 9 della Costituzione e che la politica degli ultimi anni non avrebbe dato risposte concrete in ambito idrogeologico, urbanistico e architettonico, il Consiglio nazionale ha fatto appello ai firmatari per il ritiro dell’emendamento.


Brescia: Strada costruita sui rifiuti tossici

da Il fatto quotidiano. 28.01.2011

Rifiuti tossici sotto al cemento, sequestrata
la nuova tangenziale nel Bresciano

I carabinieri hanno messo i sigilli a un tratto di strada lungo tre chilometri costato nove milioni di denaro pubblico. Sotto al cemento sarebbero state nascoste scorie di acciaierie

La fine del 2010 ha fatto riemergere una cattiva abitudine di una certa industria del nord: nascondere lo sporco sotto il tappeto. Dai primi di dicembre è infatti sotto sequestro un tratto della nuova tangenziale tra Orzivecchi e Orzinuovi: il provvedimento della procura di Brescia è scattato in seguito a un esposto dei sindaci dei due paesi bresciani, Liliana Ferrari e Andrea Ratti, in cui si segnalava che il sottofondo della strada era stato riempito con uno strano materiale, verosimilmente scarti di fonderia non trattati e dunque pericolosi per l’ambiente. Se negli anni ’80 i traffici di rifiuti finivano in Campania grazie ai servizi logistici della criminalità organizzata, in tempi recenti la tendenza è cambiata: meglio gettare la spazzatura vicino a casa, così si abbattono persino i costi (e i rischi) del trasporto.

A Orzivecchi da almeno dieci anni aspettavano la nuova tangenziale come la manna: basta con le auto nel centro del paese, i cittadini sarebbero tornati a respirare. Invece a inizio dicembre gli uomini del Nucleo operativo ecologico del ministero dell’Ambiente hanno messo i sigilli a un tratto di circa tre chilometri della strada in costruzione, costata 9 milioni di euro ai contribuenti. Durante i lavori per la preparazione del sottofondo stradale qualcuno aveva notato che le ditte appaltatrici utilizzavano materiale di pezzatura più grossa del normale, che oltretutto “fumava” al contatto con l’aria fredda invernale, segno di un materiale ancora caldo. Il pm Carla Canaia ha fatto sequestrare tutto, nell’attesa di accertare l’esatta natura dei frammenti: gli investigatori sospettano che si tratti di scorie di acciaieria non inertizzate, contenenti metalli pesanti potenzialmente pericolosi per l’ambiente e la falda acquifera.

Ma non si tratta di un caso isolato, in una provincia che produce ogni anno 4,5 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, 1.5 dei quali provenienti dal settore siderurgico. Da qualche parte bisogna pur metterli, e le discariche regolari costano. Così spesso si ricorre ad espedienti più economici, in barba a ogni legge. A Chiari, a metà degli anni Novanta, l’assessore all’Ecologia fece intervenire Arpa e Asl in un cantiere dove si stava realizzando un sovrappasso: nel terrapieno della rampa furono trovati anche in questo caso scorie e terre di fonderia classificate come rifiuti tossico-nocivi. Quella di riempire i buchi con le scorie è una tradizione consolidata a Chiari: almeno altri tre sovrappassi realizzati prima del 1995 furono costruiti sopra scarti di acciaieria.

Alcuni anni fa furono rinvenute scorie industriali anche a Roncadelle, nell’area dove poi sorse la nuova Ikea. Nel 2003, il consigliere comunale Michele Battaglia, nel presentare le sue osservazioni sull’intervento, sottolineò la necessità di un’accurata bonifica “perché quell’area era una discarica di scorie di fonderia”, con valori di manganese, fluoruri e mercurio superiori ai limiti di legge.

Ma c’è anche di molto peggio. Risale a tre anni fa una vicenda a dir poco inquietante. Da una fonderia bresciana nell’ottobre 2007 uscì un’autocisterna carica di polveri radioattive: quando l’automezzo arrivò in un impianto bergamasco specializzato nel trattamento delle scorie, i sensori all’ingresso rivelarono tracce di cesio 137. Il camion fu sequestrato dalla procura di Brescia e lasciato nello stabilimento orobico per mesi, finché fu avviato in una discarica scortato da misure di sicurezza imponenti. Fonti investigative rivelarono che nella fonderia bresciana erano stati probabilmente fusi rottami provenienti da una repubblica ex sovietica della zona del Mar Caspio, arrivati chissà come in Nord Italia. Si disse che poteva trattarsi addirittura di parti di sottomarini nucleari smantellati. I forni bresciani sono assetati di rottami e chi ha pochi scrupoli non si fa troppe domande sulla loro provenienza. E nemmeno sulla destinazione degli scarti.

Bergamo: La giunta riduce i contributi per il trasporto pubblico

Abbiamo già trattato di recente del disinteresse delle Istituzioni bergamasche e della Regione Lombardia per i trasporto pubblico.

La riduzione dei contributi a livello locale è la fase terminale di una politica dissennata del governo tesa al taglio indiscrimnato alle risorse dei Comuni e delle Regioni. Altro che federalismo! La Lega, presente in tutte le istituzioni con compiti di governo, si limita ad abbozzare predicando bene e razzolando male.

Le conseguenze negative arrivano per le tasche dei cittadini (ricordate il berlusca-pensiero: non metteremo le le mani nelle tasche degli italiani?) e per la loro salute. Infatti la ridotta competitività del trasporto pubblico spinge molti all’utilizzo del mezzo privato con l’nnalzamento conseguente dei livelli di smog, come denunciato, ormai a vuoto, tutti i giorni.

Il Comune di Bergamo anche in questo caso si distingue in negativo per la sua parte attraverso un taglio di contributi su politiche prioritarie per la comunità. Le opposizioni hanno evidenziato questo comportamento della giunta con  dichiarazioni dure e puntuali.

Leggi l’articolo:

riduzione contributi trasporto pubblico.pdf

Bergamo: 2011 Ultima Chiamata

ImmagineIlComune.jpgDopo un anno e mezzo di rodaggio, la Giunta di Bergamo nell’anno appena cominciato deve porre mano alle opere e alle iniziative necessarie per la Città. Negli ultimi mesi abbiamo assistito alla consueta polemica tra maggioranza e opposizione in merito alla capacità operativa della compagine Pdl- Lega con un botta e risposta che rientra nella normale dialettica politica. Nessuno poteva aspettarsi risultati eclatanti in diciotto mesi, tuttavia alcune osservazioni appaiono opportune:

1) Non si è capita ancora l’dea di Città che hanno in mente. Dopo una campagna elettorale segnata da qualche  slogan ambientalista, le poche iniziative intraprese vanno nella direzione opposta: avversità alla piste ciclabili, alle corsie preferenziali e a qualsiasi politica di mitigazione del traffico. Parcheggi in centro cacciati a casaccio, traffico sempre più in difficoltà con il mezzo privato che prende sempre più il sopravvento sul trasporto pubblico la cui qualità è inversamente proporzionale all’altezza delle tariffe. Sono state evidenziate alcune affermazioni di esponenti della maggioranza che millantano una presunta attenzione all’ambiente per la manutenzione ( o poco più) di alcuni parchi cittadini. Hanno diminuito  con la revisione del Pgt le volumetrie in alcuni comparti cittadini, ma poi ne hanno inserite altre in un Parco Agricolo destinato ad ospitare un PLIS.

2) Le grandi infrastrutture cittadine ( Nuovo Ospedale, Polo Fieristico, Stazione Ferroviaria, Aeroporto) sono ancora isolate e tra loro non collegate. Nel 2000 sono state poste le basi per la tratta del tram  in direzione dell Val Seriana. Nulla si sa in merito ad eventuali nuovi percorsi. In proposito sarebbe da privilegiare la tratta est-ovest con un capolinea al nuovo ospedale. Si spera che nel 2011 si cominci a decidere qualcosa in merito a  progetti e finanziamenti. Per la zona della Fiera, in assenza della Tangenziale Est, va realizzata almeno la bretella di collegamento pena il degrado di tutto quel comparto e la penalizzazione dei cittadini che vi abitano.

3) La vicenda di Porta Sud somiglia sempre più ad un cinepanettone. Una iniziativa pensata per ridurre il degrado urbano e per realizzare senza costi per gli enti pubblici infrastrutture importanti, viene quasi accantonata perché secondo qualcuno non ci sarebbero soldi per gli interventi previsti. Ricordo che la proposta del 2003 era corredata da un masterplann (seppure preliminare e da sottoporre a concorso pubblico) e da uno studio di fattibilità giuridico, finanziario e amministrativo. E’ chiaro che qualcuno parla senza aver letto le carte.

4) Notizie recenti provenienti dal Pirellone, se fossero confermate, evidenzierebbero una sorta di galleggiamento degli enti bergamaschi su temi decisvi per la Città.  L’area ospedaliera di Largo Barozzi dalla quale è stata estirpata la presenza del Campus Universitario continua a far discutere.  A distanza di più di un anno dalla prima asta andata deserta, si sono interrotte le comunicazioni e nessuno del Comune ha preteso chiarezza in merito al futuro di uno dei comparti più pregiati del territorio bergamasco. Ora si parla di vendita a lotti che di per sé non è negativa, ma andava approntata a tempo debito, perché credo che questa eventualità diffcilmente si concilia ora con il progetto esistente. Inoltre si contunua ad enfatizzare l’entità della cifra elevata per la vendita, non rendendosi conto che così operando si pregiudica la valorizzazione dell’area.

Il 2011 appare pertanto l’anno decisivo per poter raccogliere qualche frutto entro il 2014, scadenza del mandato amministratvo. Occorre dare certezza in merito alle progettazioni e ai finanziamenti delle opere inbdispensabili per elevare la qualità urbana e la vivibilità dei cittadini bergamaschi. Dopo sarà troppo tardi.

 

 

 

 

Milano. Case all’amianto

via all’indagine l’Asl acquisirà le cartelle cliniche

Nuovi sviluppi nella vicenda degli alloggi popolari in via Russoli a Milano. Il Pd: “Centinaia
le case con l’eternit già censite, ma il piano del Comune annunciato dal Comune non è partito”

da Repubblica.it

di DAVIDE CARLUCCI

Sulle case popolari all’amianto di via Russoli indaga la Asl. Gli specialisti del servizio di prevenzione, che svolgono anche funzioni di polizia giudiziaria, hanno aperto un fascicolo dopo le denunce dei residenti, che hanno anche presentato un esposto in procura. Gli uomini dell’Asl, però, hanno giocato d’anticipo, come spesso succede, raccogliendo testimonianze e documentazione clinica sui casi segnalati. Un’inchiesta preliminare che sfocerà in una relazione da consegnare ai pm e che si baserà sulle interviste ai condomini ammalati, che saranno condotte nei prossimi giorni. Per ora gli accertamenti riguardano una donna colpita da mesotelioma pleurico e altri tre residenti con il tumore ai polmoni, ma il numero potrebbe salire man mano che si va avanti con le verifiche.

La direttrice del servizio di prevenzione, Susanna Cantoni, ha contattato i dirigenti dell’Aler, l’azienda di edilizia residenziale responsabile degli edifici, per chiedere conto dei ritardi nelle fasi di bonifica. “Li abbiamo sollecitati a concludere l’iter quanto prima”, spiega Cantoni, alla quale è stato spiegato che il progetto esecutivo è già pronto e presto si dovrebbe passare a quello definitivo. Anche per la rimozione dell’eternit dalle case di via Feltrinelli, a Rogoredo, i tempi sono slittati e già da diverse settimane la Asl ha segnalato il problema alla Asl. E c’è stato l’incontro tra l’assessore regionale alla Casa, Domenico Zambetti, e la direzione dell’Aler. “Ho acquisito tutta la documentazione, la studierò nel giro di pochi giorni”.

A dare man forte agli abitanti di via Russoli che denunciano l’inerzia dell’Aler interviene anche il consigliere regionale pd Franco Mirabelli: “La Regione si doti di quella legge che dovrebbe sistematizzare la bonifica negli edifici residenziali pubblici, da noi proposta ormai tre anni fa ma colpevolmente tenuta nei cassetti della commissione”. Mirabelli chiede l’accelerazione degli interventi. “Ci aspettiamo che ora Pdl e Lega consentano la discussione e l’approvazione tempestiva di una normativa che permetta la soluzione dei problemi in tempi ragionevoli”. La Camera del lavoro, che mette a disposizione i suoi uffici per l’assistenza ai cittadini e ai lavoratori, ricorda che “la presenza dell’amianto in via Russoli era a conoscenza dell’Aler già nel 1997”.

Per il sindacato i morti da mesotelioma conclamato in via Russoli sono otto. Ma “la legge italiana – denuncia la Cgil – prevede l’intervento per i lavoratori con il riconoscimento di malattia professionale e il conseguente beneficio pensionistico (pensione anticipata), non per i cittadini vittime di amianto e, se provare causa effetto è complicato per i lavoratori, lo è ancora di più per i cittadini. Regione e Comune scoprono ora le inadempienze dell’Aler su finanziamenti e bonifiche? Dove sono le loro responsabilità di controllo? Dove sono finiti gli impegni della Regione su 2015 Amianto Free?”.

A Milano il problema non è solo circoscritto alle case di via Russoli e di via Feltrinelli. Carmela Rozza, del Pd, snocciola l’elenco degli interventi per la rimozione del minerale velenoso previsto già nell’elenco triennale 2005-2007: “Via De Pretis 100/110, Palmanova casette, Barzoni casette, via Mazzolari 48, Budrio 37, via Santi 6/8…”. Il piano è confermato anche nel 2006, nel 2007 e nel 2008, “ma le opere di riqualificazione non sono mai partite”. L’eternit, aggiunge la consigliera comunale, è presente anche in molti altri stabili: tre in via Monterotondo, dove vivono 339 famiglie, una in via Mazzolari, dove i nuclei sono 229, altri in via Rizzoli (243 famiglie) e nel resto della città. “L’assessore Verga nel marzo del 2008 dichiarava 9 milioni di spesa per la bonifica dell’amianto ma ad oggi nessun cantiere è stato aperto”, commenta Rozza.