Ecoquartieri in Italia: un patto per la rigenerazione urbana

 

Il 6 giugno a Milano Audis, GBC Italia e Legambiente vi invitano per la presentazione del progetto: una proposta per il rilancio economico, sociale, ambientale e culturale delle città e dei territori.

Il nostro paese si trova in questo momento a dover fronteggiare contemporaneamente numerose sfide

• rilanciare l’economia e recuperare competitività;• favorire il rilancio qualificato dell’occupazione

• allineare le proprie iniziative con le indicazioni internazionali, e in particolare europee, in materia di politiche ambientali;

• risanare città e territori dai rischi ambientali e dal declino sociale, economico e culturale

Esiste un ambito di intervento che consente di rispondere contemporaneamente a queste sfide: la rigenerazione urbana e territoriale. Come dimostrano le esperienze di molti paesi europei e occidentali e alcuni casi italiani, questo è un ambito dove l’azione congiunta di pubblico e privato può sviluppare vantaggi economici e sociali di assoluta rilevanza rimettendo in circolo patrimoni edilizi e territoriali che versano oggi in condizioni di degrado perle loro inadeguate caratteristiche strutturali, tipologiche, energetiche e ambientali. Il progetto “Ecoquartieri in Italia: un patto per la rigenerazione urbana” intende contribuire all’affermazione della rigenerazione urbana e ambientale come chiave strategica per lo sviluppo.Il pomeriggio del 6 giugno a Milano verrà illustrato il percorso con cui Audis, GBC Italia e Legambiente intendono avviare l’elaborazione del progetto, con il coinvolgimento e la partecipazione di organizzazioni e operatori del settore.

Lunedì 6 giugno 2011ore 14.30 Milano – sede di Assimpredil  ANCE – Via San Maurilio 21

Segreteria organizzativa c/o GBC Italiatel. 0464 443452 – eventi@gbcitalia.org- iscrizioni all’evento:www.gbcitalia.org

La Germania rinuncia al nucleare.

Bergamo: Sullo Stadio dibattito surreale.

Negli ultimi due anni ne abbiamo sentite tante in merito al nuovo stadio di Bergamo, ma quanto affermato dal consigliere comunale Marco Fassi fa storia a sé. L’esponente della lista Tentorio, in un intervento pubblicato su Bergamonews afferma testualmente: ” il parco dello sport” , e non continuiamo a definirlo solamente stadio, non sottrarrà verde pubblicoPurtroppo per noi, appena l’anno scorso, per predisporre gli spazi per la cittadella dello sport, sono già stati stralciati dal Parco Agricolo, ben 360.000 metri quadrati di terreno facendo ricorso ad una  variante. Si parla di una superficie coperta edificabile  di 200.000 metri quadrati edificabili, ma si tace sulle quantità volumetriche che fatalmente dovranno far da contorno per permettere all’operatore privato di recuperare con il relativo guadagno l’investimento per gli impianti sportivi.  E’ ben strano che a distanza di tanti mesi dal primo approccio il Comune non sia a conoscenza del peso insediativo ipotizzato nelle ex aree verdi. Era il primo elemento da approfondire. Il Consigliere Fassi aggiunge in proposito: “E mi permetto anche di rivolgere un altro invito: aspettate di vedere il progetto, prima di urlare allo scempio”. Guarda caso, si tratta delle stesse parole usate dall’assessore Andrea Pezzotta nel corso delle assemblee di quartiere dello scorso anno. Non meravigliamoci, quindi, se la gente si sente presa in giro!

Bergamo: dehors discutibili.

bergamo,dehors,discutibiliA Bergamo è iniziata  la stagione dei dehors per rendere i bar più fruibili nel centro cittadino. In contemporanea con questa novità  è divampata la polemica sulla qualità e sull’estetica dei manufatti. Si potrebbe liquidare la vicenda con il semplicistico richiamo al “de gustibus…” con tutto quello che segue. Sta di fatto che Palazzo Frizzoni ci ha messo del suo per dar fuoco alle polveri dando il benestare a soluzioni che non rappresentano il massimo in  materia. Non è stato considerato, infatti, che quando si interviene in ambiti storici importanti (come, ad esempio, Piazza Pontida) non solo di estetica si deve discutere. Il concetto va completato con un richiamo alla coerenza e alla compatibilità con il contesto quando questo presenta dei pregi tutti suoi. Questi manufatti tesi a rendere più godibile la tazzina di caffè stridono con la beltà e il valore del luogo? Questo è il vero quesito.

A conferma che in Comune l’essenza del problema non è stato colto dagli amministratori, si riporta una dichiarazione dell’assessore al commercio Enrica Foppa Pedretti:ogni cittadino è libero di esprimere le proprie considerazioni di gusto ma vorrei che, invece che soffermarsi solo sull’aspetto estetico, si considerasse la finalità dei dehors, e cioè l’intento di rivitalizzare la città».
In proposito ogni commento appare superfluo. Lasciamo ogni speranza…….

Le opposizioni: La Giunta affonda la Grande Bergamo.

da Bergamonews.it Le opposizioni tornano sul diverbio tra Elena Poma, sindaco di Stezzano, e il primo cittadino di Bergamo. Motivo del contendere, la costruzione del nuovo stadio.

Abbiamo spesso denunciato, con gli altri consiglieri di opposizione, il grave errore commesso dal Sindaco Tentorio quando ha deciso, per partito preso, di lasciar morire la Conferenza Permanente dei Sindaci della Grande Bergamo, strumento che con fatica ed impegno la precedente amministrazione Comunale era riuscita a costituire e a fare entrare in una fase di prima operatività.
A questa critica Tentorio ha sempre risposto che non lo convinceva lo strumento, ma che in altri modi e con altri mezzi la collaborazione con gli oltre quaranta comuni della Grande Bergamo sarebbe stata portata avanti. 
A distanza di due anni stavamo ancora aspettando di capire in che modo la Giunta intendeva portare avanti questa collaborazione, che è sempre più necessaria anche perché ogni anno che passa il bilancio comunale ci ricorda che vi è un deficit strutturale causato anche dal costo di servizi di dimensione sovracomunale per il cui mantenimento diventa sempre più necessario poter contare anche sulla collaborazione ed il contributo di altre amministrazioni comunali.
Ma ora Tentorio ha gettato la maschera: alle ribadite critiche del Sindaco leghista di Stezzano Elena Pomacirca il mancato coinvolgimento delle amministrazioni vicine nel progetto del nuovo Stadio a Grumello al Piano, ha infatti risposto non soltanto con la solita litania circa il progetto ancora non c’è (ed è davvero sconcertante che il Comune si assegni un ruolo di mero spettatore che resta in attesa dell’iniziativa altrui), ma anche replicando risentito che le amministrazioni comunali dell’hinterland hanno realizzato pesanti insediamenti commerciali e residenziali senza una previa consultazione con il Comune di Bergamo e senza quindi preoccuparsi delle ricadute sul capoluogo e che ora è legittimo che Bergamo le ricambi con uguale moneta.
Pur essendo vera la critica che il Sindaco muove ad alcuni comuni vicini, la logica ritorsiva (insomma, da ciascuno “padrone a casa propria”) che caratterizza la risposta di Tentorio alla Poma è inaccettabile: è davvero grave che Tentorio e con lui il centrodestra non capiscano che la città vera è ben più ampia dei confini amministrativi del Comune di Bergamo e che sarebbe quindi necessario dotarsi di strumenti che consentano di governarla in maniera coordinata ed equilibrata grazie ad un rapporto di collaborazione tra comuni: è un obiettivo certamente difficile, ma che occorre porsi con chiarezza e che va perseguito con pazienza, costanza e con un po’ di coraggio e fantasia. Per verità, un ente che ha dei compiti di coordinamento territoriale ed infrastrutturale esiste ed è la Provincia: che cosa sta facendo al riguardo? Purtroppo nulla: Pirovano e C. sono sempre più silenziosi.

Roberto Bruni Elena Carnevali 
 

A Bergamo Urbanistica pasticciata.

ImmagineIlComune.jpgL’area della Celadina, oggetto di concorso di progettazione Europan, stando a notizie di stampa, dovrebbe essere in parte alienata dal Comune di Bergamo. In particolare pare che il mercato ortofrutticolo resterebbe dov’è, cancellando la previsione (condivisa dalle due precedenti amministrazioni) di realizzare un moderno ortomercato fuori Bergamo. Anche l’area del macello dovrebbe rimanere così com’è . Entrambe non sarebbero vendute.

Se quanto sopra dovesse corrispondere a verità, si creerebbe un corto circuito urbanistico nel comparto di Borgo Palazzo.

L’area in discussione era stata oggetto nello scorso decennio di studi accurati per raggiungere alcuni obiettivi: a) strappare al degrado l’ingresso ad est della Città con una ristrutturazione urbanistica unitaria e coerente; b) realizzare un moderno ortomercato fuori città, preso atto che (stando alle dichiarazioni degli operatori) quello attuale è inadatto e carente per gli spazi disponibili; c) Individuare un grande progetto per far rivivere tutto l’ambito di Borgo Palazzo con servizi, piazze e verde; d)Ricucire il progetto con gli altri interventi limitrofi previsti dallo strumento urbanistico; e) alienare l’area una volta conclusa l’individuazione precisa delle destinazioni.

La diversa decisione del Comune farebbe crollare tutta l’impalcatura progettuale costruita negli ultimi dieci anni condannando i quartieri interessati a convivere ancora per molto con il degrado e la carenza di vivibilità nella zona. Si finirebbe anche con lo svilire il valore commerciale della proprietà comunale.

In passato ci siamo sempre lamentati perchè gli amministratori tendono spesso a cancellare  i progetti voluti dai loro predecessori. Il Sindaco Tentorio si sta specializzando nell’arte di demolire anche i progetti che egli stesso  ha costruito quando era vicesindaco.

 

 

La Sardegna boccia il nucleare. Si al 98%.

Gli ambientalisti esultano: «Vittoria della democrazia»

 
 

CAGLIARI-  La stampa.it
I cittadini sardi dicono no al nucleare. Il 97,64 per cento dei votanti non vuole centrali nucleari in Sardegna. E’ il risultato del referendum consultivo sul nucleare nell’isola. Oltre ogni previsione la percentuale dei votanti: il 59,34%. Il quorum per la validità della consultazione era fissato al 33 per cento.

«Una vittoria eclatante per tutto il paese», fanno sapere dal Comitato “Vota sì” per fermare il nucleare, di cui fanno parte oltre 80 associazioni. «Il no al nucleare – dicono dal Comitato – ha stravinto. Un segnale chiaro a chi pensa che gli italiani si faranno prendere per il naso. Dalla Sardegna arriva una vittoria eclatante, e non solo per i cittadini dell’isola. Ogni italiano voterebbe allo stesso modo anche dopo mesi di disinformazione e boicottaggio».

«Sono felice e fiero di questo risultato, di questa grande prova dei sardi. Sono fiero della coesione della Sardegna capace di dare una prova di unità di fronte ad una scelta da cui dipende il nostro futuro», ha detto invece il presidente della Regione, Ugo Cappellacci: «Un dato – ha sottolineato il governatore – che è andato oltre ogni aspettativa e rappresenta un record rispetto alle più recenti consultazioni referendarie».

Stadio nuovo di Bergamo: beghe tra sindaci di Lega e Pdl

Da Bergamonews, r

riportiamo le dichiarazioni del Sindaco di Bergamo in risposta alla collega di Stezzano:

Stezzano non vuole lo stadio?
Tentorio: “A Bergamo decidiamo noi”
           

“L’ho letta sul giornale, credo che la lettera del sindaco di Stezzano arriverà anche a me prossimamente. E quindi risponderò senz’altro”: il sindaco di Bergamo Franco Tentorio fa dell’ironia sulla lettera del primo cittadino del paese vicino, che esprimeva preoccupazione per il progetto del nuovo stadio a Grumello del Piano, a ridosso del territorio Stezzano.
Poi il sindaco Tentorio aggiunge: “Per l’ennesima volta ripeto che quando ci sarà un progetto lo esamineremo con attenzione e poi avvieremo ogni iniziativa necessaria per il suo inserimento nel territorio. In quella stessa fase informerò di sicuro i sindaci dell’hinterland e la Provicia. Proprio il parere di Via Tasso sarà determinante sulla viabilità da costruire attorno al nuovo Parco dello Sport, e sono certo che il sindaco di Stezzano condividerà quel parere. Viabilità a parte, che sarà comunque un nodo centrale, credo che debba essere l’Amministrazione comunale di Bergamo a decidere se realizzare o meno un progetto sul suo territorio”.

 

NOSTRO COMMENTO:

– Trattandosi di un impianto di importanza sovracomunale, dovrebbe essere decisivo il parere della Provincia. L’affermazione di Tentorio non è molto appropriata.

– Finora la Provincia ha svolto un ruolo insignificante sulle politiche del territorio;

– La Lega che gioco fa? Favorevole a Bergamo e contraria a Stezzano  a dimostrazione che si muove con opportunismo e non in base a scelte politiche oculate.

 

Gli Ecomostri? Anche sull’Appennino.

Repubblica.it
Case con piscina nell’oasi naturale Sono 39 le ville costruite con la compiacenza i tecnici di piccoli Comuni in aree che, sulla carta, sarebbero super protette. Ora la Regione – ed è un evento storico – ha deciso che nel primo procedimento penale a carico di un geometra del Comune di Vergato si costituirà parte civileC’è un vecchio cascinale quattrocentesco d’interesse storico e architettonico che, come in una parabola evangelica, si trasforma (legittimamente) in villa restaurata “contagiando” però nel restauro (e questa volta illegalmente) altri 39 fabbricati vicini, a spregio di ogni tutela ambientale e paesaggistica in un “sito di interesse comunitario” come l’area dell’Appennino bolognese fra le località Sanguineda, Monte Radicchio e Rupe di Calvenzano, sopra Vergato.

C’è l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico di quello stesso Comune di Vergato, Ivano Nanni, che per per la Pm Antonella Scandellari che ne ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio (il dibattimento con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato e continuato si aprirà il prossimo 8 giugno) “procurava intenzionalmente un ingiusto vantaggio a soggetti diversi, con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso in violazione di norme in materia urbanistica e paesaggistica”.

E c’è un consigliere regionale caparbio, il capogruppo del Movimento 5 Stelle Emilia Romagna Andrea Defranceschi, che dopo un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta, una seconda a risposta orale in commissione territorio, una mozione e due esposti (alla Procura ordinaria e a quella della Corte dei Conti) ottiene che viale Aldo Moro si costituisca parte civile nel processo che si aprirà fra poche settimane, per quella che lui stesso definisce “la più grossa lottizzazione abusiva mai vista da noi. Siamo abituati a vedere gli ecomostri nelle spiagge del Sud Italia. Bene: qui l’ecomostro è spalmato su un’intera vallata che doveva essere protetta da norme ambientali”.

In mezzo a tutto ciò, ci sono 26 anni di deturpamento dei nostri Appennini, paradossi, ed episodi inquietanti: gli stessi abitanti delle villette ristrutturate ed ampliate abusivamente si attaccano (altrettanto abusivamente) all’acquedotto di quel primo cascinale medievale, la cui proprietaria paga da anni anche l’acqua “rubata” dalle altre famiglie. E poi costituiscono un comitato per sancire una volta per tutte che “l’acqua è un diritto umano”. Vero, se a pagare per questo diritto non fosse una sola persona.

A dicembre dell’anno scorso poi, il consulente tecnico che, come geometra, ha aiutato gli unici inquilini “regolari” della vallata a portare avanti denunce e battaglie legali si trova il muro davanti a casa deturpato da scritte offensive e minacciose. Mentre lo stesso consigliere Defranceschi denuncia di essere stato avvicinato dalla moglie di Nanni con fare intimidatorio: “La conversazione è stata registrata ed ora è a disposizione degli inquirenti – racconta -: la donna mi ha offerto sostegno politico, e il ritiro delle querele per diffamazione in cambio della rinuncia alle mie azioni”.

Ma partiamo dall’inizio. Il territorio di Sanguineda è incluso nella Rete Europea Natura 2000, ed è indicato come zona di pregio nel Piano territoriale paesaggistico regionale. Nonostante questo, dal 1985, in quella porzione di territorio sono sorti una quarantina di edifici completamente abusivi (di cui 31 case), con un danno ambientale ed economico enorme. Sin dal Medioevo lassù c’era una sola casa, più qualche stalla o deposito per attrezzi. Null’altro, dal Medioevo fino al 1985. “Poi è cominciato un processo speculativo gravissimo – ricostruisce Defranceschi – protagonista il capo dell’ufficio Tecnico Nanni. Che concede ad amici e parenti di costruire, con il Comune che chiude tutti e due gli occhi”.

Passano gli anni e come per magia le baracche vengono trasformate in villa con piscina, le stelle in palazzine in sasso o calcestruzzo armato. “Il tutto senza uno straccio di documento che certifichi il cambio di destinazione d’uso perché, ovviamente, il tutto è stato fatto in maniera completamente abusiva”. Da notare che la zona dal 1923 è a tutela idrogeologica, dal 1970 area agricola e boschiva, dal 1986 area a tutela ambientale, dal 1993 Sito di Interesse Comunitario e dagli anni Novanta oasi naturalistica dal 2003, su richiesta dello stesso Comune di Vergato.

Qualche anno fa finalmente, nel 2005, le denunce hanno un primo esito. E la Procura di Bologna apre un fascicolo sulla base del lavoro di ricostruzione fatto dagli agenti della Forestale. Da quell’inchiesta, si arriverà poi all’iscrizione di Nanni e al processo che si aprirà a giugno. Intanto, però, il consigliere a 5 stelle parla di “incomprensibile tolleranza dei sindaci che si sono avvicendati a Vergato nel tempo” fino all’attuale primo cittadino a marchio Pd Sandra Focci. Che a suo tempo si limitò a precisare di aver avviato verifiche interne, e che la sua amministrazione si fosse costituita anch’essa parte civile nel procedimento sin dal 2005. Visto che proprio la mancata regolarizzazione degli immobili avrebbe causato nelle casse del Comune appenninico un buco di 10milioni di euro (denunciato con l’esposto alla Corte dei Conti) per un paese che ha un bilancio di appena un milione superiore a quella cifra.

Nella delibera regionale 413/2011 ora si legge che “la Regione Emilia Romagna, in conseguenza di tali condotte delittuose, ha subito danni materiali e morali consistenti in particolare nella lesione delle funzioni amministrative dell’Ente Regione in materia di Siti di importanza comunitaria, nonché della propria immagine nei confronti dell’opinione pubblica locale e regionale, con effetti sicuramente pregiudizievoli per la stessa”. Una presa di posizione per l’ambiente che, dice Defranceschi, “costituirà un precedente da tenere sempre in considerazione, ed è la conferma che avevamo ragione”.

Concessioni spiagge ridotte a 20 anni. FAI e WWF: Cè l’inganno

spiaggeda repubblica.it Il presidente della Repubblica ha firmato il decreto sviluppo dopo il drastico taglio della durata (90 anni) del diritto di superficie ai privati. Ma gli ambientalisti denunciano: “Il Demanio sarà costretto a comprarsi le strutture realizzate sul suolo pubblico”. I Verdi: “Era questo il vero obiettivo”. Confermata la manifestazione del 18 giugno
ROMA – E’ un bene che sia tramontata l’ipotesi del diritto di superficie per 90 anni per le spiagge date in concessione a privati, ma è un altro il rischio nascosto nel decreto sviluppo: scadute le future concessioni, il Demanio sarà costretto a “comprare” le strutture edificate sul suolo pubblico. La denuncia viene da Fai e Wwf a poche ore dalla firma del capo dello Stato sul decreto che contiene le norme sulle nuove concessioni a fini turistici sul litorale demaniale. Il governo, dopo le polemiche dei giorni scorsi, è stato costretto a modificare il termine delle concessioni, riducendo drasticamente a vent’anni la durata di 90 anni inizialmente prevista.

Il diritto di superficie quasi secolare era stato istituito a garanzia della programmazione e della certezza degli investimenti degli operatori privati. Ma quella sorta di concessione “a vita” era stata giudicata dall’Ue “non conforme” alla disciplina del mercato comune, che prevede in casi simili tempi ragionevolmente ridotti, ed aveva sollevato anche le perplessità del Quirinale. Il Colle aveva chiesto che il termine fosse riconsiderato. Così il testo è stato modificato e il termine di 20 anni dovrebbe comparire nell’ultima versione del decreto, la cui pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è attesa per stasera..

Fai e Wwf temono però che questo non basti e chiedono che si ritorni al diritto di concessione oggi in vigore. “L’inghippo – sostengono le due associazioni – della trasformazione del diritto di concessione in diritto di superficie mette a rischio cementificazione le spiagge. Si vuole infatti separare la proprietà del terreno da quello che viene edificato e questo significa garantire ai privati la proprietà degli immobili, già realizzati o futuri sul demanio marittimo”.

Oggi come oggi, questo rischio era escluso perché, tramite la concessione, gli immobili, anche se realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della concessione, ma erano del demanio. “In concreto – proseguono Fai e Wwf – questo significa che con l’introduzione del diritto di superficie se lo Stato vorrà le spiagge libere da infrastrutture, una volta scaduto il termine dei vent’anni, dovrà pagare ai privati il valore degli immobili realizzati perché questi saranno a tutti gli effetti di loro proprietà e quindi potranno essere venduti o ereditati”.
“In via teorica – concludono Wwf e Fai – , anche se poco applicata, lo Stato oggi può revocare le concessioni in caso di violazioni; cosa che non sarà più possibile con il diritto di superficie”.

I Verdi, con il presidente Angelo Bonelli, vanno oltre: “E’ chiaro a tutti che i 90 anni sono stai usati per nascondere il vero obiettivo che era e purtroppo rimane il diritto di superficie. Il 18 giugno manifesteremo a Ostia, la città dove è stato cementificato il 90% delle spiagge, per dire no a questo decreto vergogna”. “Il diritto di superficie – accusa Bonelli – si utilizza infatti per l’edificazione in fondi altrui ovvero pubblici e sarà proprio il diritto all’edificazione, da esso garantito, il vero killer delle spiagge italiane. Diritto di superficie e norme sui distretti turistici ‘a burocrazia zero’ consentiranno di realizzare qualunque attività e intervento edilizio sulle spiagge”. Tra l’altro, dice Bonelli, il Decreto sviluppo lo sostiene espressamente: “Il diritto di superficie – si legge – si costituisce sulle aree inedificate formate da arenili… Sulle aree già occupate da edificazioni esistenti, aventi qualunque destinazione d’uso in atto alla data di entrata in vigore del presente articolo”.
(13 maggio 2011)