Bergamo: previste altre edificazioni in via Autostrada.

 

Per la serie “meglio prevenire che…..”  è bene sapere che in via Autostrada il Piano di Governo del territorio prevede un altro intervento edilizio a pochi passi dal tanto contestato edificio  finito al centro dell’attenzione della critica, dei cittadini e della stampa. L’area è posta sulla destra all’uscita del casello autostradale di Bergamo in direzione del centro.

Parliamo dell’Ambito di Trasformazione n.50 che prevede circa 40.000 metri cubi su un’area di 15,697 metri quadrati di superficie territoriale.

 

Sono previsti due edifici.

Il primo, con destinazione produttiva di 5 piani per 10.500 metri cubi.

Il secondo, più grande con 28.500 metri cubi con destinazioni commerciali e terziarie. In questo caso l’altezza non è specificata e la cosa preoccupa, visti i precedenti.

 

 In proposito nella normativa del PGT è previsto:

 

 “IL PROGETTO PER LE STRUTTURE  AD ATTIVITA’ TERZIARIE E COMMERCIALI POTRA’ ESSERE CARATTERIZZATO DA UNO SVILUPPO IN ALTEZZA A CONDIZIONE CHE L’EDIFICIO SI CONNOTI QUALE LANDMARK (?) URBANO DI ELEVATA QUALITA’ ARCHITETTONICA.”

 

 In sintesi, nel primo caso si definisce l’altezza di 5 piani e, considerata la destinazione produttiva, non si sa con precisione la traduzione in metri, ma non dovremmo essere molto lontani da quello che ora viene chiamato ecomostro.

 

 Per il secondo edificio la normativa riportata è alquanto sibillina: Infatti, non si fissa l’altezza, ma si afferma che Il progetto potrà essere caratterizzato da uno sviluppo in altezza …. a condizione che…

 

Secondo quanto riportato si potrebbe andare abbastanza su  in altezza purché Il Landmark urbano sia di elevata qualità architettonica. E che vuol dire? Che condizone mai è questa? Possiamo stare tranquilli? Chi giudica la qualità architettonica di questo mitico Landmark che dovrebbe  essere un lasciapassare per aumentare le altezze?

 E’ vero che alla fine si prevede che comunque bisogna prestare attenzione alla tutela visuale di Città Alta, ma allora perché affermare in partenza che la caratteristica del secondo edificio sarà di potersi sviluppare in altezza?

Legambiente: Appello per salvare il trasporto ferroviario regionale


Legambiente lancia un appello per salvare il trasporto pubblico regionale.

Al  Presidente dei Consiglio dei Ministri

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti
 
La riduzione nei trasferimenti alle Regioni per il 2012 andrà a colpire il duramente il servizio ferroviario, un settore che in due anni vedrà un taglio pari al 75% delle risorse. Infatti con la manovra dello scorso anno (Legge 122/2010) gli stanziamenti erano già stati ridotti del 70% per gli anni 2011 e 2012, e ora con la nuova manovra sono stati previsti nuovi tagli di 4,2 miliardi a Regioni e Enti Locali che si aggiungeranno, paradossalmente, a una situazione già drammatica nei trasporti locali. Con queste risorse, è impossibile garantire i servizi ferroviari pendolari, già oggi oltretutto fortemente inadeguati. Questa prospettiva drammatica riguarda oltre 2,7 milioni di italiani che ogni mattina usano il treno per spostarsi per motivi di lavoro e di studio.

Legambiente lancia un appello, per convincere il Governo a porre riparo a questa situazione, attraverso un Decreto Legge che introduca un’accisa di 3 centesimi per litro di benzina e gasolio al fine di coprire i tagli e soprattutto di dare certezze per il futuro, perché permetterebbe di generare un’entrata annua di circa 1,3 miliardi di euro. Questa soluzione è oggi l’unica percorribile, per la situazione che stanno vivendo le casse pubbliche, e può garantire certezze nelle disponibilità finanziarie per il trasporto ferroviario locale in modo da realizzare un miglioramento del servizio e gli investimenti necessari. 
 
Si tratta di un intervento indispensabile, il cui peso in termini di rincari per gli automobilisti può essere facilmente recuperato attraverso un’azione seria e incisiva da parte del Governo nei confronti dei petrolieri e distributori di benzina. Come denunciato dalle associazioni dei consumatori anche questa estate, infatti, attraverso accordi di cartello, i prezzi vengono spesso mantenuti alti anche quando scende il prezzo del petrolio, incidendo così in modo molto più rilevante sul costo dei carburanti.

Noi cittadini chiediamo che venga garantito il diritto a una moderna e efficiente mobilità pendolare.
Il rilancio del trasporto ferroviario pendolare è fondamentale per dare risposta ai problemi di congestione e inquinamento delle città italiane. Treni nuovi, puliti e puntuali sono la migliore garanzia per spostare traffico dalle strade, ridurre incidenti e emissioni di CO2 responsabili dei cambiamenti climatici del Pianeta.

 

Il rilancio del trasporto ferroviario pendolare è fondamentale per dare risposta ai problemi di congestione e inquinamento delle città italiane. Treni nuovi, puliti e puntuali sono la migliore garanzia per spostare traffico dalle strade, ridurre incidenti e emissioni di CO2 responsabili dei cambiamenti climatici del Pianeta.

Per questi motivi i firmatari chiedono a Governo e Parlamento:

·         Di introdurre un’accisa di 3 centesimi per litro di benzina e gasolio al fine di coprire i tagli e soprattutto di dare certezze per il futuro

·         Più risorse per potenziare l’offerta di treni per i pendolari, non solo scongiurando i tagli ma aumentando l’offerta nelle ore di punta delle tratte più frequentate delle grandi aree metropolita

Per chi vuole aderire si prega di andare sul sito:

 

http://www.legambiente.it/appello-salvare-il-trasporto-ferroviario-regionale-0

Milano. Patto costruttori -ambientalisti per tagliare il Piano del Territorio

Republica.it

L’obiettivo è salvare il Parco Sud e ridurre i maxiquartieri: “La crisi impone di riflettere insieme”
Nell’intesa si parla di più verde e housing sociale. Meno palazzi per Scalo Farini e Stephenson

di ALESSIA GALLIONE

Fino a pochi mesi fa si guardavano da barricate opposte. Da una parte associazioni come Legambiente e Libertà e Giustizia che criticavano nel merito e nel metodo (la battaglia delle osservazioni) il Pgt targato Moratti-Masseroli. Dall’altra il mondo economico e, in particolare, i costruttori di Assimpredil Ance, che alla vigilia delle elezioni si erano schierati con forza a favore della rivoluzione urbanistica tuonando: «Il Pgt entri in vigore immediatamente e non subisca modificazioni che ne alterino i presupposti e gli obiettivi». Ma adesso che a Palazzo Marino ci si prepara a riscrivere le nuove regole, mondi che sembravano agli antipodi tentano di parlarsi. Prove tecniche di dialogo, che hanno portato a scoprire inediti punti di incontro. Dall’accordo a cancellare gli indici volumetrici del Parco Sud da far atterrare poi in altre parti della città, fino alla possibilità di abbassare le quantità di nuovi edifici nelle grandi aree come Stephenson o lo scalo Farini. Una “cura dimagrante” che, molto probabilmente, diventerebbe comunque legge.

Il «documento unitario» sarà presentato martedì prossimo. Ed è il frutto di un primo giro di tavolo e di una prima mediazione raggiunta. A presentarlo all’amministrazione saranno i protagonisti di questo esperimento: le Acli, l’Arci, Assimpredil Ance, le cooperative bianche e rosse (Federabitazione Lombardia-Confcooperative, Legacoop), Legambiente e Libertà e Giustizia. Società civile, ambientalisti costruttori insieme. Un miracolo? Non proprio perché ognuno, naturalmente, parla dalle rispettive posizioni. Nonostante siano stati trovati argomenti condivisi da offrire al Comune: dalla rinuncia alla “perequazione” del Parco Sud all’attenzione per l’housing sociale; dall’importanza dei servizi alla necessità di collegare i nuovi quartieri alle infrastrutture, fino al rinnovo in chiave energetica degli edifici esistenti. Tutti punti che la nuova giunta non potrà non toccare in quelle linee di indirizzo politico che accompagneranno la rilettura delle osservazioni e che verranno presentate a ottobre in consiglio comunale. L’assessore all’Urbanistica, Ada Lucia De Cesaris, apprezza l’esperimento: «È sempre positivo che nella città si apra un confronto tra diversi soggetti tanto più se questo, pur mantenendo le proprie differenze, consente di definire obiettivi comuni».

È il presidente di Legambiente, Damiano Di Simine, a spiegare la filosofia di questo «esperimento»: «La città è troppo importante perché non si tenti un dialogo: per tutti è importante che ci sia un nuovo Piano. In passato ci siamo divisi e su molti punti continueremo a farlo, ma stiamo tentando un discorso a più voci. Spetterà poi all’amministrazione tenerle insieme». I costruttori, naturalmente, non si sono convertiti all’ambientalismo. Ma a scompaginare le carte sembra essere stata la crisi. È un mercato del mattone in stallo, sostengono, ad aver «cambiato lo scenario». Come dire: inutile moltiplicare indici volumetrici e case se tanto, poi, nessuno le compra.

Ecco il presidente di Assimpredil, Claudio De Albertis, che punta sull’aspetto più importante per gli imprenditori: avere quanto prima un nuovo Pgt. «Una condivisione — dice — serve anche ad accelerare il processo di approvazione delle nuove regole: è quello che chiediamo. La crisi poi ha cambiato tutto e ha imposto alcune riflessioni su un ridimensionamento del Piano». Anche il presidente di Confcooperative, Alessandro Maggioni, dice: «In passato, pur individuando alcune criticità, abbiamo appoggiato il Pgt. Ma questa crisi profonda impone di essere ancora più laici. Noi terremo la barra dritta sulla necessità di housing sociale, ma il mercato ha già imposto che nei prossimi anni si costruirà meno, a minor prezzo, e meglio».

(25 settembre 2011)© RIPRODUZIONE RISERVATA

 
 

Bergamo: A proposito di Torri e Grattacieli. Guardare cosa c’è in arrivo.

 

 

A proposito di palazzoni e torriPROGETTO GLENO 2.png 

cosa dire di questi esemplari previsti nel progetto del nuovo Gleno?

Misurano 44 metri di altezza, circa 15 piani, quasi il doppio dell’edificio in via Autostrada che qualcuno chiama ecomostro. Nessuno parla, sembra quasi un argomento tabù.

Eppure è la prima volta che a Bergamo si va su queste dimensioni.  Si aspetta forse l’ultimazione del 15° piano per lanciare l’allarme?PROGETTO GLENO 1.pngcliccare sulle foto per ingrandirle.

PROGETTO GLENO.png

Da scarti tossici a rifiuti urbani. La truffa di Pioltello.


scarti tossici,rifiuti urbaniIl Fatto Quotidiano.it Per la procura di Milano, giro di tangenti per chiudere un occhio sulle procedure di smaltimento delle tonnellate di scarti tossici di uno dei più grandi siti di bonifica nazionale

La tecnica ormai è rodata. Nella Campania dei reati ambientali e delle discariche abusive si chiama “giro bolla”, e consiste nel cambiare il codice dei rifiuti, trasformando pericolosi scarti tossici in docili rifiuti urbani.

Per i magistrati che indagano sulla Sisas di Pioltello, uno dei più grandi siti di bonifica nazionale, a pochi chilometri da Milano, si chiama invece truffa aggravata. Sotto la lente dei pm Paola Pirotta e Paolo Filippini sono finiti Bernardino Filipponi, amministratore delegato di uno dei più grandi gruppi privati impegnati nella gestione dei rifiuti, laDaneco impianti srl, controllata dall’imprenditore napoletano Francesco Colucci (che non risulta indagato); e Luigi Pelaggi, potentissimo capo della segreteria tecnica del ministero dell’Ambiente, nominato commissario straordinario di Protezione civile per la bonifica dell’area.
 Lavori per 38 milioni di euro da portare a compimento con «somma urgenza», per evitare una multa salatissima dell’Unione europea. Secondo le indagini della procura, Filipponi avrebbe consegnato a Pelaggi 
700mila euro, affinché il commissario straordinario chiudesse tutti e due gli occhi sulle procedure per lo smaltimento delle tonnellate di scarti tossici della fabbrica chimica dell’hinterland milanese, chiusa negli anni ’90 e da allora mai bonificata. Obiettivo dell’imprenditore: «ottenere provvedimenti amministrativi favorevoli alla società appaltatrice in quanto comportanti minori costi di esecuzione dei lavori, in violazione delle norme ambientali», si legge nel provvedimento del Tribunale di Milano che ha confermato il sequestro di 48mila euro in contati rivenuti a casa di Filipponi.
 Il 
Riesame ha respinto il ricorso della difesa ritenendolo «infondato». Nel documento, dove si ipotizzano i reati di truffa aggravata e corruzione, vengono riportati i contatti tra Francesco Colucci e Luigi Pelaggi, per organizzare un incontro ritenuto dai magistrati «del tutto incongruente con i compiti istituzionali di quest’ultimo». Secondo i pm la Daneco si sarebbe aggiudicata l’appalto che prevedeva lo smaltimento di rifiuti inizialmente dotati del codice europeo 191302 (ossia materiali frutto della bonifica di terreni inquinati), per poi modificarne i termini, cambiando tipologia di rifiuto in scarti dal codice 191212, meno inquinanti e meno costosi da stoccare in discarica. Per intenderci, terreni contenenti idrocarburi e veleni, come il pericoloso “nerofumo”, sono “ribattezzati” – attraverso un semplice processo di triturazione e miscelazione – come rifiuti trattati, meno pericolosi, del tutto simili alle balle di monnezza che escono dagli impianti Stir della Campania (classificate appunto col codice 191212).
 La modifica irregolare del codice, secondo i giudici del tribunale di Milano, avrebbe prodotto un risparmio considerevole per la Daneco, «che così si assicurava la possibilità di risparmiare sugli oneri economici anche sotto il profilo dell’imposizione fiscale dello smaltimento». I rifiuti classificati 191212, quelli a cui la Daneco avrebbe cambiato codice, secondo le informazioni fornite dalla stessa Daneco e confermate da un documento della Sogesid del maggio 2011, sono stati inviati in due discariche: la Smc spa smaltimenti controllati, di 
Chivasso, provincia di Torino; e la discarica di Mariano Comense, provincia di Milano. Entrambe sotto il controllo della società Waste Italia. Proprietà di Pietro Colucci, fratello di Francesco, il patron della Daneco.

Una vicenda tutta gestita in famiglia. I fratelli Colucci, Pietro e Francesco, partendo dall’azienda del padre, negli ultimi vent’anni sono riusciti a creare forse il più importante gruppo privato nel settore ambientale, sotto il controllo della holding Unendo, con le società operative Daneco e Waste. La Daneco con le sue controllate è incappata anche in guai giudiziari (senza alcuna condanna al momento), come raccontato questa estate in un’inchiesta uscita sul settimanale Left e da un’interrogazione parlamentare del deputato Pd Alessandro Bratti. La Procura di Benevento, la scorsa primavera, ha sequestrato la discarica di Sant’Arcangelo Trimonte, gestita dalla Daneco, a causa di ingenti versamenti di percolato nelle falde acquifere. La Procura di Latina indaga su una frode in pubbliche forniture nella gestione da parte del gruppo Colucci di due società del sud Pontino,Terracina Ambiente e Latina Ambiente. Nella vicenda emerge anche l’ombra di subappalti affidati a ditte in odore di camorra. La Daneco è sotto indagine anche per l’appalto dei termovalorizzatori siciliani, mai realizzati, e per una discarica a Pianopoli, in Calabria. Vicende sulle quali i protagonisti ribadiscono la correttezza del loro operato.
 Anche 
Pietro Colucci, imputato per frode in pubbliche forniture a Latina per presunti noli irregolari assegnati nel 2001, ha sostenuto più volte la sua estraneità alle accuse e ha affermato di aver rinunciato alla prescrizione per farsi assolvere in processo. Il gruppo è stato diviso quest’anno tra i due fratelli: a Francesco è andata la Daneco, che questa estate si è aggiudicata la costruzione dell’inceneritore di Salerno (trecento milioni di euro assegnati dal presidente della provincia campanaEdmondo Cirielli); mentre a Pietro sono rimaste la Waste Italia e il gruppo impegnato nelle energie rinnovabili Kinexia, quotato alla borsa di Milano (sul quale si vocifera di un interessamento del fondo 21 Investimenti della famiglia Benetton). Rotti i rapporti col fratello Francesco, Pietro ha infatti affiancato al business dei rifiuti a quello delle rinnovabili. E ha recentemente scritto un libro insieme all’ex ministro dell’ambiente Edo Ronchi (“Vento a favore”, Edizioni ambiente). Presentato questo settembre alla festa nazionale dell’Unità di Pesaro, insieme al parlamentare ecodem Roberto Della Seta, ex presidente di Legambiente, in un dibattito sulla green economy. In attesa della riconversione ecologica, restano però i rifiuti tossici di Pioltello coi pericolosi rischi per l’ambiente che potrebbero comportare.

di Manuele Bonaccorsi Nello Trocchia

 

Edificazione di via Autostrada. Ecco cosa si affermava nel 2008.

 

Riportiamo la lettera del progettista inviata in data 17.04.2008 a L’Eco di Bergamo. Il professionista assicura che “il progetto è attento a non precludere la vista su Città Alta” e……. nessuno ha smentito.

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2008/04/17/via-autostrada-il-progetto-rispetta-il-prg.html

17/04/2008

Via Autostrada, il progetto rispetta il Prg

Estratto da L’ECO DI BERGAMO del 17-04-2008 
Spettabile redazione,
in quanto progettista, con i colleghi architetti Alberto Bertasa e Michele Locatelli, del Programma integrato d’intervento di via Autostrada, mi permetto di richiamare nuovamente l’attenzione su tale argomento dopo aver letto l’ampio articolo da voi pubblicato a pag. 12 di sabato 5 aprile e la lettera comparsa a pag. 36 di giovedì 10. Ovviamente ho partecipato all’assemblea pubblica di venerdì 4 aprile presso la sede della 7ª Circoscrizione. Ci vorrebbero diverse pagine di giornale per parlare compiutamente di questo programma ma, in coerenza con il mio ruolo, non voglio farmi attanagliare dalla polemica che si è sollevata, sensata o strumentale che essa sia, ma ritengo quantomeno indispensabile fornire pochi fondamentali elementi per fare opportunamente chiarezza, avendo peraltro ben compreso che scontiamo in questo sito carenze strutturali (viarie e di servizi, come del verde) pregresse e male o poco affrontate in precedenti analoghe situazioni del quartiere. Il grido «salviamo l’ultimo verde» (colore che comunque piace a quasi tutti, noi compresi) non deve nascondere che il nostro progetto si regge sulla pari consistenza della previsione del Piano regolatore partorito nel 1995 e vigente dal 2001, di un insediamento a prevalenza residenziale per 45.700 metri cubi. Le superfici del contesto che il Prg destina a verde pubblico, a parcheggio e ad attrezzature sportive, vengono così mantenute e realizzate. Non vi è mai stata quindi una previsione di parco pubblico o di uso pubblico. La grande rotatoria sulla via Autostrada ed il collegamento tra via Carpinoni e via Spino, previste dallo stesso Piano regolatore, congiuntamente alle altre viabilità minori e con la correzione di qualche doppio senso in senso unico saranno invece la chiave di volta del sistema viario che sì, se non dovessero trovare realizzazione, potrà in un futuro prossimo collassare. La conversione dal residenziale previsto in precedenza alle altre funzioni contenute nel progetto (uffici, albergo, commercio, auditorium) è in linea con le previsioni normative; poi il progetto è attento, grazie alla realizzazione della superficie monopiano centrale, a non precludere la vista sulla Città Alta, oltre ad essere espressione di una diversa qualità urbana che, questo lo dico magari immodestamente, non potrà che non fare piacere a Bergamo. Comunque, poiché ritengo e riteniamo che si possa sempre migliorare, quindi anche il nostro progetto, non desideriamo altro che poterci esprimere diversamente da come ci è stato impedito nella concitata assemblea prima ricordata. Certo, quanto vissuto negli scorsi giorni mi ha riportato alla mente una simpatica canzone degli Anni ’70: «Se sei brutto ti tirano le pietre, se sei bello ti tirano le pietre, qualunque cosa fai… pietre in faccia prenderai»; spero proprio di sbagliarmi, lo vedremo prossimamente.
Nino Bertasa

Via Autostrada. Replica dei costruttori: Quelle opere non sono le fondamenta dell’albergo.

via autostrada,replica costruttori,sequestro cantiereQuesta vicenda rischia di trasformarsi in una telenovela. La Polizia Locale di Bergamo ieri ha comunicato di aver proceduto al sequestro per abuso edilizio della parte del cantiere riguardante le fondamenta del nuvo albergo. Oggi risponde la ditta costrtuttrice affermando invece che quelle opere non sono mai iniziate e i lavori riguardano altro.

Ecco il contenuto della risposta della ditta costruttrice

Ancora una volta scriviamo per amore di quella trasparenza che viene richiesta a gran voce e lo facciamo anche perché, come giustamente si sottolinea oggi sulla stampa, è buona cosa cercare di dare le risposte a chi fa le domande.
Purtroppo il titolo di oggi – “Albergo al via senza permesso” – è già una risposta, ma è quella sbagliata. E la domanda, che non è stata fatta, avrebbe dovuto essere: “Quelle opere sono le fondamenta dell’albergo?”. Veniamo all’oggetto: quelle NON sono le fondamenta dell’albergo.
Le opere che nella fotografia pubblicata dall’Eco di Bergamo sembrano muri fuori terra, sono in realtà – e questo chiunque può verificarlo – sotto il livello del suolo ossia la loro sommità arriva a quota zero rispetto al terreno;
non delimitano il perimetro dell’albergo, ma il perimetro del lotto di terreno e di quest’ultimo hanno la forma, perché esattamente intorno ad esso correrà la strada che collegherà via dei Carpinoni, attualmente a fondo chiuso, con via Autostrada;
sono state costruite a sostegno della strada stessa e dei suoi sottoservizi (rete delle acque, dell’illuminazione pubblica, dell’energia elettrica della telefonia ecc.);
sono state realizzate in virtù della richiesta dell’amministrazione di accelerare le opere di urbanizzazione e viarie.
I sopralluoghi di questa mattina hanno portato ad un sequestro cautelativo del cantiere (che confidiamo venga rimosso al più presto) e hanno dato il via a un’indagine che – siamo certi – stabilirà che nessun abuso è stato compiuto, perché:
le opere in questione hanno carattere previsionale in attesa della definizione del progetto dell’albergo;
sono rese possibili in forza di quanto previsto dall’art. 41.2 della L.R. 12/2005 che consente la presentazione delle varianti ai progetti prima della dichiarazione di fine lavori (“Nel caso di interventi assentiti in forza di permesso di costruire o di denuncia di inizio attività, è data facoltà all’interessato di presentare comunicazione di eseguita attività sottoscritta da tecnico abilitato, per varianti che non incidano sugli indici urbanistici e sulle volumetrie, che non modifichino la destinazione d’uso e la categoria edilizia, non alterino la sagoma dell’edificio e non violino le eventuali prescrizioni contenute nel permesso di costruire. Ai fini dell’attività di vigilanza urbanistica ed edilizia, nonché ai fini del rilascio del certificato di agibilità, tali comunicazioni costituiscono parte integrante del procedimento relativo al titolo abilitativo dell’intervento principale e possono essere presentate al comune sino alla dichiarazione di ultimazione dei lavori.”);
La presentazione della variante al PII non è ancora stata formalizzata perché in attesa dell’approvazione da parte della Società Autostrade e dell’ANAS, proprietaria del sedime di via Autostrada, della variante generale alla viabilità della rotatoria. Tale approvazione è arrivata solo venerdì scorso.
Questi sono tutti i passaggi che avrebbero dovuto portare – secondo la Convenzione sottoscritta dalla società Bruman’s con l’amministrazione comunale – al rilascio dei permessi per l’albergo.
Ora è evidente che gli scenari sono cambiati, come è evidente che varierà il progetto dell’albergo stesso, proprio in ossequio a quel bene della città di cui si è già ampiamente discusso. E che sarà ispiratore anche di quel tavolo tecnico che vedrà riuniti i progettisti e la Soprintendenza già martedì prossimo.
E a questo punto, non è logico chiedersi che senso avrebbe gettare le fondamenta di un progetto ancora tutto da definire?

Cordialità
Immobiliare Bruman’s

Sequestrata parte del cantiere di via Autostrada

Comunicato stampa Polizia Locale di Bergamo:

Con la presente si comunica che in data 21 settembre 2011 personale della Polizia
Locale di Bergamo, a seguito di precedenti atti di accertamento in tema di normativa
edilizia sui cantieri siti in via dei Carpinoni/Autostrada, ha proceduto a notiziare
all’Autorità giudiziaria i responsabili dello stesso, per violazione dell’art. 31 del Dpr
380/2001 (abusivismo edilizio).
Trattasi infatti di uno sbancamento di terra di rilevanti dimensioni, con getto di basi
in cemento armato preliminari a costruzione edilizia (si presume edificio a più piani),
che è stato realizzato in assenza di qualsivoglia titolo autorizzativo.
L’opera abusiva è stata inserita in un’area lottizzata, ove insistono altri cantieri rivolti
alla realizzazione di strutture regolarmente autorizzate.
Ricorrendone pertanto i presupposti, l’organo di Polizia Locale ha altresì proceduto,
contestualmente, al sequestro dell’area interessata dal comportamento illecito.
Il responsabile del cantiere è stato notiziato all’Autorità giudiziaria. 
Nei confronti dell’impresa continueranno gli accertamenti amministrativi propri della
direzione edilizia di questo ente locale.
Si specifica che il controllo è stato allargato alle altre aree limitrofe, su cui operava la
stessa impresa edile, da parte della Polizia Locale di Bergamo, unitamente ad unità
della locale Asl e dell’Ispettorato provinciale del lavoro, che hanno constatato rilievi
di propria competenza.”

A proposito dell’edificazione di Via Autostrada.

Si sono dette tante cose nei giorni scorsi in merito al Programma Integrato di Via Autostrada soprattuto da parte dei profeti del giorno dopo (anzi 3 anni dopo).

Forse è utile sapere quanti dei 40 consiglieri comunali, anzi 41 sindaco compreso che vota, erano presenti nel momento del voto su una decisione tanto importante per la Città.

Dal verbale della seduta del 17.7.2008, si legge:  ” Adozione PII Via Autostrada  17.07.2008 Eseguita la votazione, attraverso espressione elettronica del voto, si ha il seguente risultato: n. 1  consigliere astenuto (Cappuccio), n. 21 voti favorevoli, n. 9 voti contrari (Amati, Anghileri, Bonassi, Frosio  Roncalli, Girola, Redondi, Tentorio, Turconi, Veneziani).”

Ben 10 consiglieri erano assenti alla seduta, per la maggior parte appartenenti ai gruppi di opposizione di Centrodestra e Lega Nord.

Sulla successiva delibera di approvazione non si conosce il dato perchè non è rintracciabile sul sito del Comune di Bergamo.

 

Ambiente, governo battuto alla Camera

Per cinque volte è andato sotto sugli spazi verdi urbani. «Ci rimettiamo all’Aula». Fini: l’esecutivo è debolissimo

 

Gianfranco Fini (Fotogramma)
Gianfranco Fini (Fotogramma)

MILANO- Repubblica.it. Il governo è andato sotto alla Camera. Per cinque volte. Il voto riguarda un provvedimento sullo sviluppo degli spazi verdi urbani. Un emendamento dei Radicali eletti nel Pd su cui il governo aveva dato parere contrario è stato approvato dall’Assemblea di Montecitorio. Sono passati anche altri tre emendamenti sempre dell’opposizione. Il relatore ha chiesto la sospensione della sessione per una ventina di minuti. E alla ripresa è andato sotto una’ltra volta. Tanto che ha innalzato bandiera bianca per le assenze tra i banchi.

 

LE ASSENZE- Proprio queste assenze hanno permesso all’opposizione di far passare emendamenti su cui il governo aveva reso parere contrario, relativi ad aspetti poco «pesanti», data anche la materia del provvedimento all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, ma anche di respingere la richiesta di rinvio del testo in commissione avanzata dal relatore Angelo Alessandri (Lega). Sul secondo articolo del testo, comunque approvato dall’Aula, ha votato contro solo il gruppo della Lega: una circostanza fatta notare da Roberto Giachetti del Pd. «Visto che il relatore del testo è della Lega, vuol dire che nella Lega ci sono problemi», ha detto. Ma il sottosegretario all’Ambiente Elio Belcastro evidenzia «che si vota qualcosa che non ha copertura finanziaria».

LE REAZIONI- Il primo a ironizzare è Dario Franceschini, Pd, che su Twitter commenta: « Rieccoli: primi due voti della settimana, maggioranza battuta due volte. Senza voto di fiducia la maggioranza non c’è più». Anche Gianfranco Fini sottolinea che «il governo è debolissimo». Secondo il Partito Democratico il governo sarebbe stato battuto 87 volte, «non c’è più la maggioranza». E Pier Ferdinando Casini aggiunge: «Solo chi non vuole vedere non vede la situazione…».

L’ALLARME– «Nel nostro paese si è stabilito un intreccio perverso tra la crisi economica e la crisi politica, l’una alimenta l’altra». A dare l’allarme è il presidente della commssione antimafia Beppe Pisanu, e aggiunge: «A mio avviso la debolezza politica è dovuta al fatto che abbiamo un Governo che non è in grado di reggere il peso dei problemi che incombono e abbiamo un Parlamento che non è in grado di cambiare un governo che pur avendo la maggioranza numerica» non è in grado di tenere la situazione.