Tangenti, bufera sul Pirellone arrestato il pdl Nicoli Cristiani

da Repuublica.it

Maxi operazione fra Cremona, Milano e Bergamo. Sequestrati due cantieri della Brebemi, una cava destinata a una discarica d’amianto e un impianto per il trattamento dei rifiuti. Il vicepresidente del consiglio regionale aveva in casa due buste con 100mila euro in contanti

Il vicepresidente del consiglio della Regione Lombardia, il 68enne bresciano Franco Nicoli Cristiani (Pdl), è stato arrestato all’alba dai carabinieri di Brescia. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa nell’ambito di un’inchiesta per una presunta tangente da 100mila euro. L’operazione dei carabinieri di Brescia, supportati da personale del Ris e da un elicottero, ha condotto all’arresto di imprenditori, politici e funzionari pubblici.

I militari hanno trovato nell’abitazione di Nicoli Cristiani 100mila euro in contanti, in pezzi da 500, riconducibili a una presunta tangente che a fine settembre, al ristorante Berti di Milano, sarebbero stati consegnati all’uomo politico da Pierluca Locatelli, imprenditore attivo nello smaltimento dei rifiuti. La presunta tangente sarebbe servita per accelerare l’iter di autorizzazione di una discarica nel Cremonese. Nelle intercettazioni telefoniche
i pezzi da 500 euro erano chiamati “big bubble”. La moglie di Locatelli, mentre la coppia si accingeva a portare il denaro, intercettata in auto appariva molto nervosa per il timore di essere controllata da qualche organo di polizia o per il fatto di non aver contato bene le banconote.

Il ‘ras di Brescia’ 
Quando disse ai cronisti: “Vi prendo a sberle”

I reati contestati sono traffico organizzato di rifiuti illeciti e corruzione. Sequestrati la cava di Cappella Cantone (Cremona) destinata a una discarica di amianto, un impianto per il trattamento di rifiuti a Calcinate (Bergamo) e due cantieri della Brebemi a Cassano d’Adda (Milano) e Fara Olivana Con Sola (Bergamo). L’operazione ha impegnato 150 uomini dell’Arma. In carcere anche il coordinatore degli staff dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) della Lombardia. I militari si sono presentati in
tarda mattinata al Pirellone, dove Nicoli Cristiani ha i suoi uffici istituzionali al 24esimo piano.

“Colpito dalla notizia”, ma anche “fiducioso nell’operato della magistratura”: il presidente del consiglio regionale della Lombardia, il leghista Davide Boni, ha commentato in questi termini l’arresto del suo vice. Più duro l’europarlamentare leghista Matteo Salvini, secondo il quale cominciano a essere “un po’ troppi” i “problemi” nel Pdl lombardo. “Tutti sono innocenti fino a prova contraria – afferma Salvini ricordando i casi di Desio, Cassano d’Adda, Buccinasco, Arese e Garbagnate – ma i problemi in casa Pdl iniziano a essere un po’ troppi. La Lega fa molta attenzione a chi candida, speriamo in futuro lo facciano anche gli altri”. Dall’opposizione Sel e Idv hchiedono di valutare il “dato politico” del nuovo caso giudiziario che coinvolge la Regione Lombardia. E il Pd invita il governatore Roberto Formigoni a intervenire in aula per riferire sulla vicenda.

Nicoli Cristiani è il secondo vice dell’assemblea del Pirellone a finire sotto inchiesta con accuse di corruzione in questa legislatura. L’estate scorsa fu il caso delle presunte tangenti a Sesto San Giovanni a travolgere l’altro vicepresidente Filippo Penati, che poi si dimise dal suo incarico nell’ufficio di presidenza e passò dal Pd al gruppo misto, dove tuttora siede. Attualmente i due vicepresidenti di Boni sono appunto Nicoli Cristiani (Pdl) e Sara Valmaggi (Pd), eletta a settembre al posto di Penati.

Legambiente Lombardia sostiene che “con gli arresti di oggi e i sequestri dei cantieri Brebemi viene alla luce l’ennesimo sistema di malaffare e corruzione made in Lombardia. E, tanto per cambiare, la vicenda assume tutti i connotati di una gigantesca cupola ecomafiosa”. “Restiamo in attesa di conoscere i dettagli – fa sapere Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ma intanto chiediamo spiegazioni dei troppi misteri che avvolgono il finanziamento autostradale Da anni sfidiamo gli avvocati di Brebemi denunciando che i cantieri lavorano senza le garanzie degli istituti di credito. Ora vogliamo vederci chiaro, perché il pericolo che avevamo paventato nei giorni scorsi diventa terribilmente concreto: che la Brebemi resti un ecomostro incompiuto e che alla fine i soldi li debba mettere lo Stato più indebitato d’Europa”.

(30 novembre 2011)

 

Ospedale nuovo: Porte aperte ma niente chiarimenti.

A Bergamo tutti chiedono chiarimenti (non polemiche) in merito alla doppia gestione del nuovo ospedale e delle riconversione della vecchia area di Largo Barozzi.

Il Comune di Bergamo, seppure con notevole ritardo e su iniziativa delle opposizioni, ha chiesto una riunione del collegio di vigilanza dell’accordo di programma.

Il Comitato dei residenti di Santa Lucia è più che preoccupato per la riqualificazione dell’area ospedaliera.

Esistono particolari da chiarire in merito a contenziosi con la ditta costruttrice.

La risposta è stata l’iniziativa “Porte Aperte” per consentire ai cittadini di ammirare la nuova struttura. La decisione potrebbe anche considerarsi positiva, ma non può essere utilizzata per evitare o scavalcare i chiarimenti in merito al rispetto dell’accordo di programma e alla documentazione delle spese.

E’ utile, in proposito ribadire che da tempo esistono i presupposti per una convocazione urgente del Collegio di Vigilanza, ma nonostante tutto gli Enti interessati non provvedono.

Almeno ci siano spiegati i motivi!

Ospedale di Bergamo. Il Collegio di vigilanza che non vigila.

ospedale,bergamo,collegio vigilanza,non vigilaIl Consiglio Comunale di Bergamo ha fatto bene a reclamare, seppure in ritardo, la convocazione del Collegio di Vigilanza previsto dall’accordo di programma per l’Ospedale.

Esiste qualcuno in grado di affermare e sostenere l’inesistenza negli ultimi anni di motivi validi per  convocare il collegio? Credo nessuno. Anzi, più che motivi, sono state registrate diverse e ripetute emergenze sia sulla vecchia area di Largo Barozzi, sia in merito al nuovo ospedale in costruzione.

Alla convocazione degli incontri avrebbe dovuto pensare il presidente Formigoni il quale, però, in questo periodo appare maggiormente interessato alle vicende interne al suo partito.

Tutto questo ha prodotto polemiche estenuanti tra le forze politiche per la carenza di comunicazione chiara su una partita così importante per quantità d’investimenti e per la notevole influenza sul territorio locale.

In proposito ci sarebbe un altro aspetto importante da rilevare: questi accordi di programmi sono portati avanti in maniera pomposa e con tanti formalismi. Dopo di che ognuno va per la sua strada e fa come meglio gli pare.

Nessuno dei soggetti sottoscrittori si è fatto avanti per invocare il principio condiviso del rispetto dei tempi.  Forse anche perché ognuno ha qualcosina da farsi perdonare in merito a evidenti e manifeste inadempienze.

Il Comune di Bergamo, ad esempio, avrebbe dovuto provvedere obbligatoriamente da qualche tempo alla realizzazione del sottopasso ferroviario vicino all’ingresso del nuovo ospedale. Non l’ha fatto né si sa quando e se lo farà. Eppure era ed è uno dei punti fondamentali dell’accordo di programma posto a carico di Palazzo Frizzoni. Nessuno degli altri soci ha sollevato il problema dell’inadempienza e per dirla alla Totò siamo di fronte ad un “Collegio di vigilanza che non vigila”.

Un classico della prassi italica dove regole e sanzioni si scrivono sulla sabbia.

Per chiudere in clima di buonumore si riporta un parziale contenuto dell’articolo dell’accordo in materia di “Sanzioni per inadempimento”: Il Collegio di Vigilanza “qualora riscontri che uno o più dei soggetti sottoscrittori non adempia nei tempi previsti agli obblighi assunti, provvede a contestare l’inadempienza, a mezzo di notifica per ufficiale giudiziario, con formale diffida ad adempiere entro un congruo termine” . I ritardi ormai non si contano più, ma non si è registrato alcun intervento, nè si è saputo di diffide.

Siamo di fronte alla fattispecie “dell’inadempienza alla contestazione dell’inadempienza”. Salvo che non siano riusciti a trovare la disponibilità di un ufficiale giudiziario.

 

 

 

Guerra per le poltrone. I Parchi a rischio commissario.

Repubblica.it Solo tre dei venti parchi lombardi hanno approvato il proprio statuto. Gli altri, se non lo faranno entro il 4 dicembre, andranno incontro al commissariamento da parte del Pirellone, come previsto dalla legge regionale sulle aree verdi votata lo scorso luglio. E significherebbe per Comuni e Province perdere la possibilità di gestire le zone tutelate nel proprio territorio. La Regione nei giorni scorsi ha inviato solleciti ai diciassette parchi ritardatari. Il concetto è chiaro: fate presto a darvi delle regole, oppure dovremo pensarci noi. Ma i tempi stringono. E la litigiosità fra i partiti e all’interno delle assemblee che nominano i cda dei parchi (composte da Comuni, Province e comunità montane) rischia di mandare tutto a monte.

Un esempio è quello del parco Valle del Lambro, dove la Provincia di Monza ha abbandonato la discussione sullo statuto, reclamando un posto nel futuro cda. “Quello che la politica e gli enti locali devono capire – mette in guardia Paola Brambilla, presidente del Wwf lombardo – è che per i parchi essere commissariati significa esporre il territorio a un probabile disastro ambientale. Il commissario potrà approvare ogni progetto caro alla Regione sulle aree protette”.

Il Wwf ha disegnato uno scenario di cosa potrebbe accadere ai parchi lombardi in caso di commissariamento. Per la costruzione delle grandi reti stradali Brebemi e Pedemontana (a cui il Pirellone tiene molto), ad esempio, sarebbe necessario aprire cave per recuperare la ghiaia necessaria all’asfaltatura. Per 
ora i parchi si sono sempre opposti, “ma con il commissariamento, aree verdi protette come Orobie, Serio, Adda Nord e Adda Sud diventerebbero scorte di sabbia”, dice Brambilla. Altro argine che potrebbe rompersi è quello della caccia al cervo nel parco Spina Verde di Como, per cui nella Lega c’è chi preme. E per il parco del Ticino, con un commissario al posto del consiglio di amministrazione, “si rischierebbe il via libera per le tantissime tangenzialine cui l’ente si è sempre opposto”, dice Brambilla.

Se i parchi faticano a darsi uno statuto – che fissi in maniera chiara le finalità, il sistema di spesa e la ripartizione delle competenze fra direttore e cda – è anzitutto per un problema di poltrone. La nuova legge regionale riduce infatti da 9 a 5 il numero dei membri nel cda di ogni parco, a cui peraltro vengono tagliati i compensi. A ogni consigliere andranno meno di 100 euro al mese. Chi teme di restare fuori dai cda punta i piedi, ritardando l’approvazione dello statuto. “Daremo tre posti al centrodestra e due al centrosinistra – dice Agostino Agostinelli, presidente in carica del Parco Adda Nord, vicino al Pd – la speranza è che così tutti siano contenti e che il primo dicembre si riesca a votare lo statuto, evitando disastri”. In altri parchi i litigi politici hanno mandato tutto all’aria e ora si cerca di ricucire. Al parco delle Groane, ad esempio, la contrapposizione fra Pdl e Lega ha portato allo scioglimento del cda, poi ricomposto d’ufficio dal Consiglio di Stato.

A turbare gli equilibri politici è anche il fatto che dei cinque componenti del cda di ogni parco, per la prima volta, uno sarà indicato dalla Regione. I parchi sono 20, ma i candidati indicati dai partiti sono 158, una cinquantina presentati dalla Lega, altrettanti dal Pdl. Al direttore del Parco del Ticino, Milena Bertani, che mette in guardia sul fatto che “la presenza di un uomo della Regione in cda allenterà il controllo e la difesa del verde”, risponde l’assessore ai Parchi del Pirellone, Alessandro Colucci del Pdl: “I rappresentanti della Regione in cda saranno persone competenti, scelte fra chi conosce il territorio, quindi ogni polemica non ha senso”. Intanto, però, nelle assemblee dei parchi si litiga anziché decidere. Le eccezioni sono il parco Pineta di Appiano Gentile, il parco Oglio Sud e quello delle Orobie Valtellinesi, che lo statuto lo hanno già approvato.

Una volta votati dalle assemblee dei parchi, gli statuti dovranno essere passati al vaglio della Regione. A quel punto, l’assemblea dovrà nominare il presidente e gli altri quattro membri del cda. Un’operazione che dovrebbe concludersi a cavallo di Natale. “La necessità di mettere per iscritto in tempi così brevi le regole di ogni parco ha guastato equilibri fra Comuni e Province costruiti nei decenni, per quanto riguarda concessioni a costruire, ristrutturazioni e uso del suolo – dice Franco Grassi, presidente del Parco delle Orobie Bergamasche, da 70mila ettari – speriamo che il timore di essere commissariati spinga tutti al buon senso.

24.11.2011

(24 novem

 

Bergamo: Il Comitato di Santa Lucia interviene sulle scelte urbanistiche.

ospedali riuniti di bergamo.jpgIl Comitato di Santa Lucia con una lettera pubblica inviata a L’Eco di Bergamo solleva questioni fondamentali per il futuro del quartiere.

I rappresentanti dei residenti  lamentano giustamente le incongruenze che sono emerse e continuano ad emergere nella gestione della riqualificazione dell’area oggi occupata dagli Ospedali Riuniti. Parliamo di un’area di 140.000 metri quadrato oggi interamente pubblica e destinata in massima parte ad essere privatizzata. Gli spazi per i servizi pubblici si vanno sempre più assottigliando fino a diventare irrilevanti ed insufficienti per i bisogni del quartiere.

Altro tasto dolente il progetto Ex Enel con alta densità volumetrica e con altezze non in linea con le esigenze paesaggistiche del contesto e della città. Sarebbe meglio intervenire subito per evitare il ripetersi di quanto accaduto in via Autostrada.

In proposito il Comitato chiede di essere coinvolto nelle scelte progettuali. Non si può parlare continuamente di urbanistica partecipata e poi mettere i cittadini davanti al fatto compiuto.

Lettera del Comitao di Santa Lucia

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A Bergamo domina l’improvvisazione.

Bergamo. domina. improvvisazioneIl sindaco di Bergamo Franco Tentorio ben otto anni fa, da vice sindaco, ha partecipato a una serie d’incontri istituzionali (con Regione, Provincia, Camera di Commercio e rappresentati delle associazioni dell’agricoltura) per la realizzazione di un nuovo Centro Agroalimentare fuori Città.

L’area che oggi ospita il mercato ortofrutticolo sarebbe stata oggetto di trasformazione e rigenerazione urbanistica per sottrarla al degrado attuale fornendo con l’occasione i servizi di cui il quartiere di Borgo Palazzo ha bisogno da decenni.

La previsione urbanistica di cui sopra è stata condivisa e portata avanti anche dall’Amministrazione successiva guidata da Roberto Bruni che si è fatta carico di un concorso di progettazione Europan.

Aggiungiamo che il Piano di Governo del Territorio approvato da poco ha confermato la definizione di queste linee progettuali.

Naturalmente la prevista valorizzazione delle vecchie aree avrebbe fornito alle casse comunali risorse da impiegare nella costruzione nel nuovo centro agroalimentare al quale si erano dichiarati interessati anche soggetti privati per eventuali partecipazioni.

Da qualche tempo si è saputo di frenate e ripensamenti (non una novità) da parte della giunta comunale, ma quanto letto nei giorni scorsi sembra inaccettabile e certamente fuori luogo in una città normalmente amministrata.

Il presidente della società che gestisce l’ortomercato Renzo Casati ha affermato: “Il trasferimento è un’ipotesi assurda – sottolinea Casati”. Spostarlo significherebbe individuare un’area ugualmente servita dal punto di vista viabilistico, vicina alla città e ai suoi quartieri popolari. E Casati ha anche altre idee: «Far diventare l’ortofrutticolo un centro agroalimentare».

Prima considerazione: a) In base a quali competenze istituzionali e materiali il presidente della società mette sottosopra le previsioni urbanistiche e gli studi progettuali approvati dal Consiglio Comunale? b) nel merito: si confonde un mercato tipo quello della Malpensata o dello Stadio con un grande Centro Agroalimentare da inserire “nei quartieri popolari”. Parliamo di spazi di diverse decine di migliaia di metri quadrati.

E il sindaco Tentorio si era sbagliato qualche anno fa quando contribuiva ad approntare il protocollo d’intesa per il trasferimento o ha cambiato registro senza spiegare niente a nessuno lasciando che il presidente della società disegni gli scenari urbanistici in un impeto di “fai da te”.

Una convinzione su tutte: molti comuni stanno utilizzando la mancanza di risorse (incontestabile) come alibi per nascondere la propria inerzia e la mancanza di volontà nella politica di sviluppo e modernizzazione del proprio territorio.

Nuovo stadio di Bergamo: Previsti 50.000 metri quadrati di area commerciale.

Oggi sono stati resi noti alcuni particolari della nuova Cittadella dello Sport prevista nell’area di via Grumello.  Il primo, che ha guadagnato i titoli, riguarda un Parco Acquatico che sarebbe inserito tra le attrezzature per il tempo libero.  Il secondo si riferisce alle superfici commerciali insediate che si assesterebbero a circa 50 mila metri quadrati. Viene confermata, di fatto, l’analoga richiesta del 2003 cosi com’è reiterata una precisazione del tutto impropria.

Infatti, riemerge lo stesso improprio dettaglio, vale a dire quello degli articoli che si venderanno. Si assicura che gran  parte degli spazi commerciali saranno destinati alla vendita degli articoli sportivi. Un assurdo, perché quelle che contano sono le destinazioni previste dalla legge urbanistica che distinguono ad esempio tra residenziale, commerciale, produttivo, verde ecc. In caso contrario ogni volta che un negozio cambia la tipologia dei prodotti venduti, bisognerebbe operare una variante urbanistica.

Niente di nuovo sotto al sole quindi. Al posto del Parco Agricolo sorgerà un Centro Commerciale da ben 50.000 metri quadrati e a poco serve la notizia che su quell’area saranno spostate volumetrie esistenti nel Piano Norma n.16 di Via per Orio. In proposito bisognerebbe specificare che in quel sito le volumetrie commerciali non esistevano fino a qualche anno fa, quando l’area era destinata a centro di stoccaggio per l’aeroporto.

Poiché i guai non arrivano mai da soli, alla cementificazione del Parco Agricolo farà seguita un’operazione analoga sullo stadio oggi in funzione in viale Giulio Cesare, operazione avversata qualche anno fa da diversi personaggi che oggi occupano posti di maggioranza in Comune.

Piuttosto che adoperarsi per indorare la pillola, bisognerebbe rendere comprensibile con la massima chiarezza l’impatto edificatorio complessivo con le costruzioni “profittevoli” (adesso si chiamano con parole delicate) che servono a risarcire naturalmente le spese per il nuovo impianto sportivo.

Il dibattito sull’utilità o meno di questa mega edificazione in un Parco Agricolo avviene in un momento delicato in cui si discute delle conseguenze catastrofiche relative all’eccessivo sperpero dei suoli, soprattutto quelli a destinazione agricola o arborea (Vedere il post precedente pubblicato in data odierna).

Ma come si vede, basta lo stadio nuovo, i giochi acquatici e 50.000 metri commerciali di contorno per farci dimenticare la cancellazione di un Parco Agricolo di valore strategico per la Città.

 http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2011/11/08/lo-stivale-di-cemento-del-belpaese.html

Lo stivale di cemento del Belpaese

 

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da Terranews.it
Camilla Minarelli (Terra Milano)

AMBIENTE. La denuncia di “Salviamo il paesaggio”: in Italia, dove ci sono 10 milioni di case vuote, bisogna smettere di costruire.

Negli ultimi trent’anni abbiamo cementificato un quinto dell’Italia, circa 6 milioni di ettari mentre sono 10 i milioni di case vuote. Eppure si continua a costruire. Questa la denuncia dell’assemblea ‘Salviamo il Paesaggio’, tenutasi nei giorni scorsi in un luogo simbolo: Cassinetta di Lugagnano (Mi), primo comune d’Italia ad avere deliberato la crescita zero del proprio Piano di Gestione del Territorio. A Cassinetta, quindi, non si possono costruire nuove abitazioni, ma si può solo recuperare l’esistente. L’iniziativa nasce da un’idea del Movimento Stop al Consumo di Territorio e dell’associazione Slow Food e vanta l’adesione di organizzazioni come Legambiente, LIPU, Movimento per la Decrescita Felice, Altreconomia, Associazione Comuni Virtuosi, oltre a più di 400 gruppi e comitati locali. Cuore tematico della campagna, la speculazione edilizia e l’abusivismo, spesso al centro di disastri o emergenze ambientali. Secondo quanto emerso dall’ultimo censimento 2011 sulle aree rurali, La Lombardia è scesa sotto la soglia del milione di ettari di territorio agricolo disponibile.
 
Sul totale delle superfici consumate, i due terzi riguardano proprio quelle più fertili. Con un impatto sia sulla produzione alimentare che sulla difesa ambientale. Ogni anno perdiamo una potenzialità di produzione, spiega Coldiretti Lombardia, pari a 27 mila tonnellate di grano e si riduce di 850 mila tonnellate la capacità del terreno di immagazzinare anidride carbonica che così, in parte, finisce nell’aria che respiriamo. «Una volta che si è cementificato, non si torna più indietro» ha commentato Pietro Raitano, direttore di Altraeconomia, «Questo è il vero debito pubblico che dobbiamo saper affrontare». Tre gli obiettivi cardine dell’Assemblea: fare un censimento in tutti i Comuni italiani degli alloggi sfitti o degli edifici inutilizzati; una campagna di comunicazione; una proposta di legge di iniziativa popolare per la tutela del paesaggio e del suolo, da sottoporre alla necessaria raccolta firme e, quindi, da suggerire alle commissioni parlamentari.
 
«Io la definirei una ventata di nuova democrazia, perché i cittadini si riappropriano di un loro bene comune» ha dichiarato Alessandro Mortarino, coordinatore del Movimento Stop al Consumo di Territorio. Presenti all’incontro c’erano anche e soprattutto loro, i veri protagonisti della terra, nonché della produzione alimentare. I contadini. L’Assemblea ha visto inoltre la partecipazione di oltre 500 persone provenienti da 18 regioni. Mentre le prime adesioni individuali per un’iniziativa a così ampio raggio contro il consumo di territorio sono già arrivate a quota 4000: ad aderire docenti universitari, sindaci, urbanisti e architetti, produttori agricoli, tutti pronti a fare fronte comune contro una dei problemi riguardanti il nostro futuro. Secondo Stefano Boeri, assessore per l’Expo, «L’Expo deve essere un traguardo. Per il 2015 cercheremo di diventare una grossa metropoli agricola». Perché i suoli fertili sono una risorsa preziosa, e non rinnovabile.

Campagnola esasperata: Viabilità, il Comune è sordo.( Bergamonews.it)

Pubblichiamo la lettera del Comitato di quartiere Campagnola a Bergamo, esasperato dal mancato riscontro del Comune di Bergamo agli appelli lanciati dai cittadini sui temi di viabilità e scelte urbanistiche. 

a Campagnola, nell’area ove sono ubicate le poche strutture pubbliche del Quartiere (Scuola Materna, Oratorio, Chiesa ecc.) ogni giorno, sabato e domeniche compresi, sul vecchio ponte sul Morla transitano non meno di 30.000 veicoli. Molti di più di quelli che attualmente passano da Cisano Bergamasco o attraversavano il Comune di Albino prima che aprissero la superstrada.
Il Comitato di Quartiere, da molti anni ha operato al fine di far riacquistare al rione la vivibilità che aveva fino a pochi anni fa. 
Poi le scelte urbanistiche scellerate, compiute in spregio alle osservazione e alle proposte avanzate dai cittadini, hanno portato all’apertura dell’asse interurbano con l’unico accesso fattibile alla città in transito da via Orio, all’apertura e al raddoppio dell’Oriocenter (con la promessa mai mantenuta di chiudere la via per Orio), allo sviluppo anarcoide dell’aeroporto contro tutti i vincoli di legge, ecc. ecc. 
Una situazione che con le realizzazioni in programma (Piano Norma 17 e 16 in via Zanica, Polo del Lusso ad Azzano ecc. ecc.) peggiorerà in modo irreversibile.
Nelle numerose assemblee pubbliche organizzate dal Comitato di Quartiere abbiamo presentato unanimemente proposte per porre soluzione ai problemi, con interventi che richiedevano stanziamenti non particolarmente onerosi, mutuando l’esperienza e le scelte di Comuni italiani e stranieri.
Emblematica la Zona 30, dove le idee progettuali approvate unanimemente dai cittadini e dalla 6° Circoscrizione , sono state più volte stravolte fino ad essere praticamente azzerate (una Zona 30 dove si può andare a 70 km all’ora, o un divieto di transito percorso da migliaia di auto al giorno sono un fallimento totale del concetto di sicurezza), fino alla tragicommedia di telecamere installate (e pagate) ma non funzionanti da anni, e volutamente senza alcun controllo, specie nei week end quando il traffico per e da Orio Center è massiccio e continuo. Chissà perché invece il controllo per Città Alta viene effettuato sistematicamente?
Avevamo proposto la realizzazione di una strada di collegamento tra Asse Interurbano e Circonvallazione, che avrebbe risolto i problemi di viabilità oltre che di Campagnola, anche di Boccaleone e Malpensata. Nel 1998 costava 4 miliardi di lire. Per il dott. Tentorio, allora capogruppo di AN in Consiglio, l’opera era “indispensabile e indifferibile” salvo da vicesindaco prima e Sindaco dal 2009 non farne nulla. 
Idem per le Amministrazioni di centrosinistra, che avevano inserito la strada di collegamento nel Piano della Mobilità Comunale ritenendola “un opera prioritaria”Il presi, per poi non farne più niente. 
Attualmente per realizzarla (ammesso che sia ancora tecnicamente fattibile), servirebbero non meno di 100 milioni di euro. Questi sono i veri sprechi della politica. 
Sull’area degradata dell’ex Mangimificio, nonostante il parere contrario dei cittadini e della 6° Circoscrizione, è prevista una ulteriore massiccia edificazione, senza prevedere una viabilità alternativa, con il risultato di peggiorare la situazione viabilistica del quartiere, la riduzione dei vincoli del Centro Storico e delle aree verdi esistenti.
Su queste tematiche abbiamo richiesto da due anni un confronto con l’Amministrazione Comunale, senza avere alcuna risposta. Persino le richieste avanzate dalla Circoscrizione (chiusura di via Orio, confronto preventivo sugli interventi per la Zona 30) sono stati completamente e immotivatamente ignorate.
E allora ci chiediamo se sia davvero sempre necessario manifestare pubblicamente per avere un minimo di attenzione, rispetto degli impegni assunti e ricerca unanime delle soluzioni che, anche a costi ridotti, possano salvaguardare la salute e la sicurezza delle persone e non solo gli interessi economici di pochi.

Grazie per l’attenzione.

Gigi Mologni
del Comitato di Quartiere di Campagnola

 

Venerdi 4 Novembre 2011

BergamoNews. Area Riuniti: si rischia la svendita di un bene pubblico?

http://www.bergamonews.it/bergamo/articolo.php?id=48838

Un’area di gran valore si libera con la costruzione del nuovo ospedale di Bergamo. E’ l’area dell’attuale struttura sanitaria in una delle zone più prestigiose della città. Circa 140 mila metri quadrati,  totalmente di proprietà pubblica che l’ente pubblico ha già tentato di vendere attraverso un’asta nel 2009 andata deserta e poi non più ripetuta. La destinazione dei Riuniti è cambiata più volte, recentemente l’ultima modifica: l’Università occuperebbe ventimila metri quadrati in aree sportive e alloggi per studenti, il resto andrebbe praticamente tutto ai privati. I soggetti protagonisti sono: Comune di Bergamo, Regione Lombardia con la propria società Infrastrutture Lombarde, Università, e imprenditori. 
Ma le modifiche succedutesi dall’avvio del primo accordo di programma, che risale al 2000, fanno sorgere una serie di domande: perché un’area totalmente pubblica viene venduta quasi esclusivamente ai privati? Il prezzo sarà equo o si rischia di svendere questa zona urbanisticamente e paesaggisticamente di grande pregio? Perché non è stata ancora ripetuta l’asta e quando si farà la prossima?
Domande che Bergamonews ha posto a Luigi Nappo, già assessore all’Urbanistica della giunta Veneziani, che sottoscrisse gli accordi di programma nel 2000 con Rosy Bindi, allora ministro della Sanità, e poi nel 2004 con il successore del dicastero della salute Girolamo Sirchia.

Che cosa prevedevano gli accordi di programma sottoscritti nel 2000 e nel 2004?
“Il primo, del 2000, prevedeva che 91 mila metri quadrati dell’area dei Riuniti, per la precisione la parte a nord con la Casa Rossa, fosse destinata al campus universitario, mentre la parte sud di 48 mila metri quadrati fosse ceduta ai privati per diventare una zona residenziale. Per la realizzazione del nuovo ospedale Infrastrutture Lombarde avrebbe attinto anche dalla vendita dei vecchi Riuniti”.

Nel 2004 un nuovo accordo di programma. Che cosa cambiava rispetto al primo? 
“L’area destinata all’università scendeva da 91 a 70 mila metri quadrati, così quella destinata ai privati e quindi alla vendita aumentava e diventava di 70 mila metri quadrati. Come amministrazione comunale ci impegnammo a fare delle modifiche al piano regolatore”.

Aumentava l’area da vendere ai privati, quindi aumentava anche la somma che Lombardia Infrastrutture avrebbe incassato.
“Sì, con il secondo accordo di programma l’asta avrebbe dovuto portare a casa più di 70 milioni di euro”.

Ma…

“Ma l’asta non si fece. Eppure per due anni, dal 2004 al 2006, si lanciarono allarmi: servivano subito i soldi per l’ospedale nuovo. Intanto l’università aveva bisogno di 40milioni di euro per comprarsi l’area dei Riuniti, in verità era facile trovarli visto che bastava vendere la sede di via dei Caniana acquistata nel 2002 per circa 36 miliardi di vecchie lire e ristrutturata”.

Perché l’università doveva trasferirsi in quella zona della città oggi occupata dall’ospedale?
“Lo prevedeva il Piano regolatore steso da Bernardo Secchi. Una scelta paesaggistica e urbanistica condivisa. Anche Italia Nostra nel 2004 ribadì questa posizione. In quella zona, che ha pochi servizi, serviva una destinazione pubblica che bilanciasse il quartiere residenziale”.

E invece…
“Invece il rettore Castoldi decise che l’Università non aveva i soldi e perciò doveva rimanere dov’era”.

Niente campus dunque, per scelta: a quel punto cosa fa l’Università dei 70 mila metri quadrati a lei destinati nello spazio dei Riuniti?
“E’ qui che cambia tutto radicalmente. Nell’accordo di programma era prevista una certa flessibilità, ma doveva essere una cosa minima, invece adesso l’Ateneo avrà solo 20 mila metri quadrati, tutto il resto andrà ai privati”. 

Come è successo?
“E’ successo che è stata avanzata una proposta intermedia all’attuale rettore Paleari: la casa rossa. Tale struttura avrebbe dovuto essere assegnata in comodato d’uso, quindi già ristrutturata. Invece da ambo le parti si è preferito pensare a una assegnazione al rustico, così l’università ha annunciato di non aver i soldi per ristrutturarla e di nuovo si sono modificate le proposte. Fino all’ultimissima: all’ateneo solo i 20 mila metri quadrati per campi sportivi senza la casa rossa”.

Scusi e degli altri 120 mila metri quadrati?
“Un lotto unico destinato ai privati per farne un quartiere residenziale. E dire che già alla prima asta, quella del settembre  2009, i due privati che si sono presentati si sono guardati bene dall’avanzare un’offerta, così l’asta è andata deserta. Segno che attendevano un ribasso”. 

Un ribasso? Ma ora l’area è aumentata. 
“Appunto. Qui sta il vero paradosso: 120 mila metri quadrati che potrebbero essere messi sul mercato a un prezzo ribassato”.

Perché?
“Per più di un motivo. Primo il fatto che in questi tempi di crisi si teme che non ci siano acquirenti. Secondo: qualcuno sta già sventolando il timore di vandali nell’area quando sarà abbandonata. 

Sono timori concreti?
“No. Quella zona prestigiosa non può, paventando la crisi, essere regalata o quasi. Basterebbe, invece di proporla in un lotto unico, suddividerla in più unità: questo garantirebbe una maggiore partecipazione di soggetti privati all’asta, più trasparenza, meno peso pecuniario per uno solo”.

Un’area di pregio in saldo dunque?
“Sì, e con un particolare che aggrava il tutto. Quando un privato dismette un’area produttiva consistente, l’amministrazione pubblica chiede che parte di questo bene torni alla collettività. In questo caso siamo di fronte a una vera contraddizione: un bene pubblico al 100% dismesso di cui tornerà alla popolazione meno del 15%. Eppure nessuno solleva il caso”.

Ma, ipoteticamente, da questi 100 mila metri quadrati offerti ai privati, quanti appartamenti potrebbero essere ricavati?
“Da una stima molto approssimativa possiamo dire 1.000 appartamenti per 1.500 abitanti, con prezzi di mercato in linea con la zona, quindi altissimi”. 

E per questo bendidio cosa pagherebbe il privato?
“Se, come pare dalla fretta e da quanto si sente dire, il prezzo della prima asta scende, il privato comprerebbe 120 mila metri quadrati a 500/600 euro al metro quadro: per lui un vero affare”.

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Mercoledi 2 Novembre 2011
DAVIDE AGAZZI
redazione@bergamonews.it