Provincia di Bergamo: Non classificata

Fino a qualche anno fa i giornali locali si divertivano a compilare per fine anno le pagelle degli amministratori locali. Il lavoro del sindaco, del presidente della provincia e degli assessori veniva valutato con severità, seppure con il dovuto rispetto, e confrontato con i contenuti del programma elettorale.

Adesso queste abitudini sono andate perse un poco per il declinante interesse nei confronti delle vicende politiche, ma soprattutto per il quadro grigio che si presenterebbe davanti a qualsiasi osservatore o analista politico.

Infatti, non sarebbe certamente un’impresa facile la valutazione, ad esempio, dell’efficienza dell’azione amministrativa della Provincia di Bergamo da giugno 2009 ad oggi. Non si saprebbe neanche da dove cominciare. Un quadro indefinito per quanto riguarda l’amministrazione provinciale nel suo complesso, non un evento degno di comparire su una prima pagina (almeno sulla stampa locale).

Per quanto riguarda i singoli assessori, devo confessare che non ricordo neanche i nomi, tolte alcune persone note per altre esperienze politiche.

A dirla tutta e senza voler assolutamente esagerare, è facile notare che non di inerzia si deve parlare, ma di passi indietro rispetto a quanto in passato costruito.

Dal 2000 sono fiorite iniziative concrete legate ad Accordi di Programma che hanno a loro volta generato operazioni come: il nuovo Polo Fieristico, il nuovo Ospedale, il Tram delle Valli, il Palatenda, Astino, il Gleno. In tutti i casi a guidare le operazioni erano presenti Provincia e Comune di Bergamo oltre la Regione Lombardia.

Dall’estate del 2009 uno stop deciso a nuove iniziative sia ad una crescita di quelle già avviate. Mai un sollecito sulle vicende del vecchio e del nuovo ospedale, non un chiarimento su Porta Sud, nessun intervento in merito alla vicenda stadio, eppure ne avrebbe la facoltà.

La Provincia si configura come una macchina  costosa parcheggiata in garage e con il motore ancora in garanzia.

Per quanto brevemente esposto non esiste un voto idoneo per valutare l’operato dell’Ente in questi due anni e mezzo.

A meno che non si usi la valutazione che un tempo si adottava per gli studenti continuamente assenti dalle lezioni a scuola, vale a dire: Non Classificata.

 

 

Report: Corsa alla Terra

Puntata del 18.12.2011

La pianura padana, con le sue fertili terre, rappresentava il luogo dove si produceva gran parte del nostro cibo. Ora invece il cibo lo importiamo e le terre agricole le stiamo abbandonando. Ogni giorno che passa in Veneto e in Lombardia perdiamo terreno coltivabile equivalente a 7 volte piazza del Duomo. Per farne cosa? Cementarlo o asfaltarlo. Ormai coltivare non conviene più. E i nostri agricoltori vanno a produrre all’estero, dove costa meno. Ma la concorrenza per accaparrarsi la terra è spietata. Perché? Che c’entra per esempio il fallimento di Lehman Brothers con la sorte di qualche centinaio di contadini di un villaggio sperduto del Mali? O ancora, cosa lega la direttiva europea sui biocarburanti con la morte di tre pastori nel nord del Senegal? In un viaggio che va dagli uffici di Washington della Banca Mondiale fino a una rivolta contadina nel cuore dell’Africa Occidentale, la puntata di domenica 18 dicembre cerca di percorrere i fili intrecciati di finanza, politica e modelli di sviluppo economico che stanno muovendo una corsa globale all’accaparramento di terra. Il termine inglese è land grabbing e i principali “accaparratori” sono europei, cinesi, indiani, americani. Il terreno di conquista più propizio è l’Africa dove governi compiacenti aprono le porte a investitori intenzionati a fare profitto nel più breve tempo possibile. Poco importa se milioni di contadini verranno espropriati delle loro terre come lo furono gli indiani d’America ai tempi del conquista del West. Per la Banca Mondiale, così come per molti investitori, si tratta del prezzo da pagare per ottenere il tanto agognato sviluppo. Ma per altri autorevoli osservatori questo è soltanto il preludio di una nuova strategia di conquista della risorsa più preziosa: l’acqua.

Chiamatelo Stadio del V9.


Stavolta non ci sarà bisogno di scomodare santi e papi per assegnare un nome al nuovo stadio di Bergamo.

Il nome consigliato è V9. Non si tratta di uno zabaglione, ma di una sigla creata ad hoc dal Comune di Bergamo per consentire la costruzione di uno stadio in un’area destinata a verde pubblico, cosa impossibile da realizzare fino a qualche anno fa.

Il V9 è stato aggiunto agli otto tipi di verde presenti sulla normativa urbanistica del Comune di Bergamo. L’idea è stata di un professionista che ha presentato un’osservazione in sede di approvazione del Piano di Governo del Territorio. La tesi (chiedo scusa per la semplificazione) è più o meno la seguente: Oltre alle classificazioni già presenti (verde agricolo, arboreo, di collina ecc.) si chiede l’inserimento di un tipo di verde da classificare, appunto, come V9: verde per il tempo libero e lo sport. Si sostiene che così facendo il verde sarebbe più fruibile dai cittadini e si chiede di “inserire tale categoria di verde nelle tipologie di aree verdi di valenza ecologico-ambientale del Piano delle Regole come una nuova tipologia di tipo strategico destinata ad attrezzature di interesse generale; di ammettere per tale destinazione una quota di funzioni (commerciali, terziarie e ricettive)” 

Risposta uffici Comunali: Ammessa Creazione “V9 – Verde per lo sport e il tempo libero” che “Corrisponde all’insieme delle aree a verde d’interesse generale, fruibile e attrezzato, destinato ad attività di tipo ludico ricreativo per lo sport e il tempo libero di scala locale e/o territoriale…… Con  funzioni terziarie strettamente  finalizzate alla sostenibilità delle attrezzature e/o dei servizi insediati

In sostanza, secondo questa teoria, per migliorare la qualità del verde si può costruirci sopra oltre uno stadio, strutture commerciali, uffici e altre cose del genere.

Che lo richieda un privato mi sembra, non dico normale ma possibile, ma che il Comune lo accetti mi sembra molto discutibile.

E’ come se io, che abito a poca distanza dal Parco di Loreto, proponessi domani mattina di realizzare delle villette o un centro commerciale sulle aree verdi del parco.

P.S. Il Piano Regolatore vigente fino a qualche anno fa prevedeva di poter inserire nelle aree verdi solo impianti sportivi leggeri e in molti casi non erano consentiti neanche gli spogliatoi. Altri tempi!!

Tu chiamalo, se vuoi,….. V9

Stadio di Bergamo, si muove il comitato: “Il progetto non ci piace”

da Bergamonews.it
Il comitato per la salvaguardia del Parco agricolo attendeva, come tutti, la presentazione del progetto del parco dello sport. Nonostante la conferenza stampa in pompa magna l’opinione degli esponenti del comitato non è cambiata.

 

stadio

“Ripartiamo dalle assemblee pubbliche, dal territorio”. Il comitato per la salvaguardia del Parco agricolo attendeva, come tutti, la presentazione del progetto del parco dello sport. Nonostante la conferenza stampa in pompa magna, con il presidente atalantino Antonio Percassi a sprizzare entusiasmo, l’opinione degli esponenti del comitato non è cambiata. “La parte commerciale è ben al di sopra di quella sportiva, come è possibile? – chiede Fiorenzo Cortinovis,portavoce del comitato – meno male che sia chiama parco dello sport. Gli amministratori ci hanno detto che avrebbero sentito il territorio, ora il progetto è stato presentato, è troppo tardi. E’ inutile discutere di dettagli quando è la sostanza che non ci convince. Anche perché Percassi può andare a Grumello del Piano a spiegare quanto è bello e quanti servizi realizzerà per il quartiere. Ma bisogna parlare anche con gli abitanti di Stezzano, Lallio, Treviolo, Villaggio Sposi, Azzano San Paolo. Anche molti sindaci si erano espressi in modo netto contro l’ipotesi stadio a Grumello del Piano. Loro non sono stati ancora sentiti”. Un altro nodo fondamentale è la viabilità. “Non dobbiamo dimenticare che a pochissima distanza sta per sorgere il nuovo ospedale, con tutto quello che ne consegue in fatto di traffico. L’impatto sarà molto pesante per tutta la zona a sud della città”. Il comitato attende risposte più dal sindaco Tentorio che da Percassi. “Il presidente dell’Atalanta fa il suo lavoro di imprenditore – continua Cortinovis – ha presentato quello che per lui è il progetto migliore. Noi però vogliamo avere chiarezza da chi ha autorizzato questo progetto, dagli amministratori che hanno dato il via libera. Vogliamo incontrare loro e tutti i cittadini che sono interessati da questo sconvolgimento del territorio. Lo faremo nei prossimi mesi, con assemblee pubbliche nei Comuni, così come abbiamo sempre fatto in difesa del parco agricolo”.

Venerdì, 16 Dicembre, 2011

 Autore: Redazione Berga…

Bergamo: 240 mila metri cubi di strutture commerciali nel Parco Agricolo.

bergamo,240.000,metri cubi,nel,parco agricoloPiù di un anno fa, nel corso di un’assemblea al Villaggio degli Sposi sull’argomento del nuovo stadio, ho affermato che le volumetrie commerciali rivendicate dai privati sarebbero state in linea con quanto richiesto nel 2003, vale a dire circa 230 mila metri cubi. I rappresentanti dell’amministrazione comunale hanno sempre evitato  di entrare nel merito ” in assenza di dati certi”. 

I fatti hanno solo confermato una semplice realtà: gli operatori sono gli stessi, il piano finanziario pure e le volumetrie richieste anche. Anzi ora siamo passati a 240.000 metri cubi di commerciale.

L’argomento è serio e andrebbero evitati interventi pittoreschi già registrati in passato, del tipo: ” le aree commerciali sono tante, ma si tratterà di vendite di articoli sportivi o di generi legati alla sport”.  Ce li vedete 240 mila metri cubi di negozi che vendono palline, scarpette o racchette? Secondo qualche opinionista si tratterebbe di poco più di una farmacia.

Purtroppo la realtà è ben diversa: la normativa urbanistica si limita a prendere atto del totale delle superfici commerciali e di quello che appare sulle tavole. Il tipo di articoli venduti non è assolutamente influente e questo lo sanno tutti. Altrimenti bisognerebbe fare una variante urbanistica ogni volta che in un centro commerciale si modifica la tipologia dei prodotti in vendita. 

E a Bergamo l’Amministrazione Comunale ha un problema in più nel condividere queste enormi volumetrie commerciali. Infatti il centrodestra ha inserito negli atti del Pgt dei principi che fanno a cazzotti con i contenuti del progetto presentato l’altro ieri.

Nel PGT Tentorio e la sua maggioranza hanno inserito dei criteri ispiratori ben precisi che puntano “alla valorizzazione del tessuto commerciale di vicinato, con particolare riferimento al contenimento della diffusione del commercio di grande scala (medie e grandi strutture di vendita, centri commerciali e commercio all’ingrosso)”.

Si tratta di criteri giusti che io condivido pienamente, ma non capisco perché per Via Grumello non dovrebbero valere.

Il tessuto commerciale di vicinato non conta più e non va valorizzato in nome dello stadio nuovo? Possiamo dirlo?

Si dice che non si tratta di un cento commerciale ma di tanti (dovrebbero essere proprio tanti) singoli negozi. Di fatto anche alcuni Outlet che si incontrano lungo le strade italiane sono un conglomerato di tanti esercizi commerciali. E non per questo il risultato è meno impattante sul territorio, sull’ambiente e sul traffico.

Se si approvassero i 240 mila metri cubi si sconfesserebbe il principio del “contenimento della diffusione del commercio di grande scala” e questo vorrebbe dire la sconfessione delle linee portanti del PGT. Il tutto sempre in nome dello stadio.

In merito all’ipotizzato trasferimento delle volumetrie dal piano norma servizi aeroportuali, occorre tener presente che in quella zona hanno un significato per il collegamento con lo sviluppo dell’aeroporto.

L’ Amministrazione Comunale dovrà scegliere se, dopo aver cancellato di fatto un Parco Agricolo,  intende derogare a scelte assunte e sostenute per l’ ordinata pianificazione del territorio cittadino. 

 

Bergamo: 240 mila metri cubi di commerciale con il nuovo stadio.

Come volevasi dimostrare. Incominciano a cadere i veli sull’operazione nuovo stadio in barba a tutte le discussioni registrate sul Piano di Governo del Territorio.

Il progetto della cittadella dello sport prevede volumetrie commerciali per circa 240.000 metri cubi e non è certamente poco per una città già sovraccarica di  grandi aree commerciali.

Certamente ci sarà del verde e ci mancherebbe altro perché quell’area di via Grumello avrebbe dovuto contenere un grande Parco agricolo di importanza sovracomunale.

Il Sindaco di Bergamo nell’apprenedere questi contenuti ha esclamato: Speriamo! Naturalmente con l’auspicio che tutto il pacchetto vada a buon fine. Questa la dice lunga sulle intenzioni del primo cittadino in merito alla pesante edificazione prospettata.

E dire che in campagna elettorale si erano presentati come i difensori del verde e i fieri avversari della cementificazione.

P.S: Come la mettiamo con l’indirizzo di giunta del luglio 2009 utilizzato per le controdeduzioni alle osservazioni al PGT? Si affermava netta contrarietà all’espandersi in città di grandi aree commerciali.


Bergamo al verde.

città alta.jpgA Bergamo i turisti dovranno pagare la tassa di soggiorno. Lo ha deciso il Consiglio Comunale al termine di una seduta accesa e con l’opposizione sulle barricate.

Il sindaco Franco Tentorio ha affermato testualmente: La situazione era già nera prima dell’avvento del governo Monti, ora è drammatica”

In sostanza Bergamo è al verde e non solo per la larga partecipazione dei leghisti alla compagine di Giunta, ma soprattutto perché il tanto sbandierato federalismo fiscale è abortito prima di nascere. Si è rivelato una formula vuota, buona solo per rinserrare le truppe e insignificante per la politica finanziaria dei comuni italiani.

Spero che non ci sia qualche buontempone con la voglia di attribuire questo fallimento al nuovo governo al lavoro da tre settimane. Un sondaggio pubblicato oggi sui giornali riporta che la maggioranza degli italiani, compresi quelli che non condividono la manovra, attribuiscono le maggiori responsabilità al governo Berlusconi.

E’ singolare ma è così: I comuni conoscono la crisi più nera con la Lega (sedicente federalista) al governo.

E così Bergamo è Al Verde in tutti i sensi.

Il traffico illecito di rifiuti: un’emergenza globale.

Legambiente.it

 

Si terrà a Roma il 15 dicembre la Conferenza sul traffico illecito di rifiuti promossa dal Consorzio PolieCo, da Legambiente e dall’Istituto Interregionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (Unicri) e che vedrà la partecipazione delle Istituzioni e dei massimi esperti in materia.

L’incontro viene organizzato in un’ottica di continuità con il III° Forum Internazionale PolieCo sull’Economia dei Rifiuti svoltosi ad Ischia il 23 e 24 settembre.

La Conferenza mira a fare il punto della situazione e più in particolare rappresenta un momento di confronto sulle attuali criticità legislative e operative nel contrasto al fenomeno. L’obiettivo ultimo è quello di  individuare risposte adeguate.

Grazie all’introduzione in Italia del delitto di traffico organizzato di rifiuti (art. 260 Dlgs 152/2006) negli ultimi anni sono state individuate e smantellate pericolose holding criminali attive in Italia e all’estero. Una norma applicata con ottimi risultati dalle procure, in collaborazione con le forze dell’ordine, nell’attività di contrasto a un fenomeno che penalizza pesantemente l’economia legale e moltiplica le possibilità di disastri ambientali su vasta scala.

Questa esperienza normativa andrebbe estesa il più possibile, in linea con lo spirito e la lettera della Direttiva Ue 99/2008 sulla tutela penale dell’ambiente che impone agli stati membri sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti di chi danneggia gli ecosistemi e la salute dei cittadini; tanto più nel momento in cui si dovrebbero favorire modelli di sviluppo economico più tesi alle componenti green.

Sempre più spesso i reati ambientali incidono sulla qualità dell’aria, dell’acqua, e del suolo, minacciando la sopravvivenza delle specie e provocando disastri incontenibili.

Il coinvolgimento della criminalità organizzata è stato uno dei motori che ha favorito negli ultimi anni la notevole espansione di questi reati e che ha posto sotto nuova luce alcuni aspetti del problema. Questo fenomeno alimenta la corruzione, indebolisce lo stato di diritto e, in ultima istanza, colpisce i cittadini doppiamente: mettendo a rischio la loro salute e sicurezza e sottraendo risorse che sarebbero altrimenti destinate ai servizi anziché alla criminalità. I reati ambientali rappresentano oggi un fenomeno pervasivo e in costante crescita che necessita di risposte più efficaci a livello nazionale ed internazionale. Ma i reati ambientali di traffico illecito di rifiuti e materiali, danneggia anche il comparto del riciclo sano, quello che si vede, ogni giorno, sottrarre da dinamiche poco chiare quel materiale che, adeguatamente trattato, può ritornare al mercato sotto forma di beni riciclati con oculatezza e attenzione all’ambiente.

Il Convegno mira a evidenziare la necessità di accrescere le sanzioni ed esercitare così una maggiore azione preventiva. L’incontro sarà anche l’occasione per annunciare la nascita di un Osservatorio sui traffici internazionali di rifiuti promosso dal Consorzio PolieCo e da Legambiente nel pieno spirito di promozione e diffusione della legalità che il Consorzio, da sempre, persegue.

Roma, 15 dicembre ore 9,30 Sala Capranichetta (Hotel Nazionale), piazza Montecitorio 131