Parcheggio nuovo ospedale: qualche piccola verità.

AuroraLa vicenda del parcheggio del nuovo ospedale si sta trasformando in un vero pasticcio e su questo sito la cosa è stata segnalata in tempo utile.

Da qualche mese, com’era facile aspettarsi, i nodi cominciano ad arrivare al pettine e montano le proteste e le critiche.

Hanno cominciato a protestare i dipendenti per le tariffe previste che a loro parere sarebbero troppo elevate.

Oggi vengono fuori diversi problemi legati al project financing, vale a dire lo strumento per il finanziamento e la gestione del grande parcheggio.

Si parla di mancanza di sincronia tra approntamento del parcheggio e data di ultimazione del nuovo ospedale. Questa disfunzione comporterebbe l’aggravio di diversi milioni di euro e, tanto per cambiare, non si capisce bene a carico di chi, anche se è facile immaginarlo.

Addirittura oggi si apprende da L’Eco di Bergamo che il parcheggio dell’ospedale sarebbe stato utilizzato anche per i passeggeri dell’aeroporto di Orio al Serio. In proposito viene anche sollevato qualche dubbio. Riportiamo: ” Allora, ci sono le prove: è stato usato come parcheggio periferico per l’aeroporto. Perché non dirlo ufficialmente? C’entra qualcosa che nella Bhp (parcheggi ospedale) ci sia anche Skypark, che ha parcheggi a Orio?”

Da altra parte si legge: “Nel 2007 la Provincia assegna a una sua partecipata, la Abm2 (liquidata da Pirovano), la progettazione dell’opera. Abm2, come stazione appaltante, bandisce la gara per la costruzione in project financing. Alla fine vince l’Associazione temporanea d’impresa guidata dall’Imprima di Villa di Serio con la Castiglioni di Busto Arsizio e la Cogestil del gruppo Stilo, società di Antonio Percassi: insieme alla Skypark hannno costituito poi la Bhp- Bergamohospital parking.”

Un bel pasticcio di non poco conto!

Ma la madre di tutte le anomalie risiede alle origini: La Provincia di Bergamo, nell”accordo di programma per il nuovo ospedale, aveva l’obbligo di provvedere alla costruzione dei parcheggi con un costo previsto di 18 milioni euro a carico dell’ente. Per Il Comune di Bergamo l’onere riguardava le opere viarie e le opere idrauliche per una cifra superiore ai venti milioni di euro. Per la Regione era previsto un esborso di circa 65 milioni, oltre al finanziamento base elargito dal Ministero della Sanità.

Ebbene, mentre il Comune si è accollato sul proprio bilancio tutto l’onere delle opere a suo carico (manca all’appello il sottopasso dei binari), la Provincia di Bergamo qualche anno fa ha fatto un altro tipo di scelta. Invece di costruire in proprio il parcheggio con sue risorse, ha scelto lo strumento del project financing. Il parcheggio l’ha costruito un privato con i suoi quattrini e ammortizzerà l’investimento attraverso le tariffe che saranno applicate agli utenti.

E’ naturale che le tariffe applicate saranno commisurate alla necessità dell’imprenditore di ammortizzare, in tempi dallo stesso ritenuti congrui, i costi sostenuti.

Mi sono permesso di rilevare a suo tempo i rischi di questa scelta che in pratica ha consentito alla Provincia di Bergamo di partecipare all’accordo di programma senza oneri sul proprio bilancio.

Purtroppo gli oneri finali cadranno sui cittadini, siano essi utenti o dipendenti dell’ospedale, senza la possibilità di poter praticare “prezzi politici” gestibili, come avviene in altre realtà.

Ora, com’è già successo su altri temi, si registra lo scalpore a scoppio ritardato. Per le scelte operate in merito alla costruzione del parcheggio, le conseguenze denunciate si potevano facilmente prevedere. E il peggio deve ancora arrivare.

Articoli pubblicati sul numero odierno de L’Eco di Bergamo

parcheggi ospedale.pdf

utlizzo parcheggi ospedale.pdf

Rapporto Mal’aria 2012. Respiriamo veleni. Lombardia maglia nera

da il fatto quotidiano.it  Legambiente, rapporto “Mal’aria 2012” 

“Limiti superati in molte città italiane”

Degli 82 capoluoghi di provincia esaminati, ben 55 hanno sforato le percentuali di inquinamento consentite. Il 12 per cento in più del 2010. Le città lombarde sono quelle in cui si respira peggio. Sotto accusa macchine e riscaldamenti

Maglia nera a Milano e alla Lombardia sulla qualità dell’aria. Il rapporto di LegambienteMal’aria 2012” non fa sconti e dà l’insufficienza in pagella a quasi tutte le città della regione più popolosa d’Italia. L’anno scorso ben otto capoluoghi lombardi (sui 12 totali) si sono posizionati tra i primi 16 posti della classifica nazionale: Monza, Brescia, Cremona, Mantova, Pavia, Bergamo e Lodi. E ovviamente il capoluogo superato a livello nazionale solo da Torino. La centralina di rilevamento istallata nella centralissima via Senato ha raggiunto ben 131 giorni di sforamento delle Pm10. Val la pena ricordare che la soglia massima consentita è di 35 giorni all’anno, superato questo limite si viene dichiarati “fuorilegge”.

Da metà classifica in poi troviamo anche Como con 76 giorni di sforamento, Varese a 69, Lecco a 64 e Sondrio con 44 giorni.

Non solo polveri sottili. Sette capoluoghi lombardi, infatti, si sono piazzati nei primi 10 posti anche tra le città che hanno registrato i peggiori valori medi di ozono. In leggero aumento, a livello nazionale, anche le città che hanno sforato i livelli di biossido di azoto.

Il quadro è desolante proprio a livello nazionale, prima ancora che a quello regionale. Secondo l’associazione del cigno, nel 2011 il 67 per cento dei capoluoghi di provincia non ha rispettato il limite consentito di superamenti, con un aumento del 12 per cento rispetto al 2010. Delle 82 città prese in esame ben 55 hanno esaurito i 35 superamenti all’anno consentiti.

“Il numero dei capoluoghi fuorilegge – si legge nel rapporto – è aumentato rispetto allo scorso anno (erano 47 su 86), ma quello che più preoccupa è l’entità del fenomeno e il numero impressionante di superamenti annuali del limite giornaliero di protezione della salute umana per molte di queste 55 città. Se per ipotesi le città potessero accumulare dei debiti di emissione, ovvero utilizzare in anticipo i 35 superamenti concessi ogni anno, Torino non potrebbe più andare oltre i 50 μg/m3 per almeno tre anni e mezzo, Milano e Verona per 2 anni e otto mesi, Alessandria e Monza per 2 anni e mezzo, altre 6 città per oltre due anni. Per non parlare poi delle preoccupanti variazioni da un anno all’altro. In alcune città lo smog ha tolto ai cittadini fino a due mesi di aria respirabile rispetto al 2010, come è successo a Cremona e Verona (terzo posto a livello nazionale) casualmente due città dell’area della Pianura Padana, che si conferma ancora una volta l’area più critica, un’area dove solo sei città si salvano dalle polveri fini”

Un po’ meglio invece la Capitale, dove nei primi due giorni di questa settimana sono tornate le targhe alterne: si è piazzata al trentatreesimo posto con “solo” 69 sforamenti sul Pm 10. Un dato comunque doppio rispetto al 2010 e che ha spinto gli attivisti a consegnare un cigno nero al Sindaco Alemanno.

I dati di Legambiente arrivano mentre nelle città italiane, Milano al primo posto, ci si prepara a tutta una nuova stagione di blocchi del traffico, targhe alterne, chiusure programmate. La Provincia milanese guidata dal Pdl Podestà proprio oggi ha annunciato che da lunedì 23 scatteranno le ordinanze con i provvedimenti antismog anche nei Comuni dell’hinterland. Mentre a Milano è da poco partita la nuova Area C, sostanzialmente promossa, per il momento, da Legambiente.

E se pare chiaro che gli inquinanti nelle città italiane non siano causati solo dalla automobili, per una bella fetta sono responsabili anche i riscaldamenti, dice l’associazione, meno macchine fanno comunque meglio ai polmoni. In attesa di quel Piano nazionale di risanamento della qualità dell’aria, che ancora si fa attendere nonostante le dichiarazioni del nuovo ministro dell’Ambiente Corrado Clini.

A Milano nasce una nuova Urbanistica.

Pisapia ha mantenuto la promessa. Uno di principali capitoli della sua campagna elettorale era dedicato allo sviluppo del territorio in maniera sostenibile senza cedimenti alle richieste di cementificazione dei grandi gruppi immobiliari. Ha fatto anche di più dimezzando , e forse anche di più, le volumetrie deliberate dalla Giunta  Moratti composta dal Pdl e dai leghisti

La cosa è apprezzabile perché la politica e le istituzioni sono sovraffollate di personaggi che una volta eletti dimenticano i buoni propositi e anzi spesso fanno l’esatto opposto di quanto promesso qualche mese addietro.

E’ opportuno segnalare che la nuova Giunta di Milano ha salvato il Parco Sud dalla colata di cemento prevista dalla Moratti e di questo ne beneficerà il sistema ambientale della metropoli lombarda.

A Bergamo, purtroppo, è avvenuto l’opposto. Il nuovo sindaco, che in camapgna elettorale era presente in tutte le assemblee contro la cementificazione, come primo atto ha cancellato di fatto il Parco Agricolo per collocarvi 240 mila metri cubi di edifici commerciali che faranno compagnia agli impianti sportivi.

L’esatto opposto di quanto è avvenuto a Milano. La diffenza in questo caso la fa il sindaco.

Pgt Milano: Pisapia dimezza il cemento dell’era Moratti

Pgt, Milano, Pisapia, dimezza, cemento, era, MorattiLunedì gli assessori prenderanno in esame le modiche che approderanno poi al vaglio
della commissione Urbanistica. Azzerate le volumetrie che erano previste per il Parco Sud

di ORIANA LISO Repuublica.it

Oltre 5mila osservazioni esaminate una per una, per decidere quali accogliere del tutto o in parte e quali respingere: un lavoro che ora confluisce nella delibera che disegna il nuovo Piano di governo del territorio, il Pgt, profondamente modificato rispetto a quello approvato durante il mandato del sindaco Moratti. Modifiche nette: il nuovo strumento urbanistico dimezza i metri cubi di cemento di nuove costruzioni, grazie alla sensibile riduzione degli indici di edificabilità e, soprattutto, alla cancellazione della possibilità di utilizzare il Parco Sud come virtuale terreno di scambio per nuove volumetrie.

Il dossier: i vincoli per la città del futuro Il Pgt della Moratti: grattacieli nei parchi e 24 quartieri

Una rivoluzione, insomma, che ora dovrà affrontare l´iter di approvazione: lunedì arriverà in giunta il documento di modifica del Pgt, per poi passare in commissione Urbanistica e – a metà febbraio, se saranno rispettate le previsioni – in Consiglio comunale per la discussione definitiva, che si prospetta già accesa e che dovrebbe portare all´approvazione definitiva entro fine anno.

Un primo dato: le osservazioni di enti, associazioni e cittadini accolte nella precedente versione del piano arrivavano all´8 per cento delle 4.765 totali (diventate poi 5.400 in virtù di una diversa catalogazione di alcune). Il gruppo di lavoro messo assieme dall´assessore all´Urbanistica Ada Lucia de Cesaris, invece, ne ha recepite oltre il 40 per cento, tra osservazioni generali e riferite a specifici ambiti di trasformazione del territorio.

È proprio attraverso l´accoglimento di molte di queste osservazioni che si arriva al secondo dato, concretissimo: la superficie massima consentita di nuove costruzioni nei nuovi quartieri è più che dimezzata, rispetto alle vecchie previsioni, passando da quasi 5 milioni e 800mila metri quadri a 2 milioni e 800mila: di questi, oltre 2 milioni e 400mila metri quadri “scompaiono” proprio grazie all´eliminazione del concetto di perequazione con il Parco Sud tanto caro all´ex assessore Carlo Masseroli.

Diminuiscono anche gli “Atu”, gli ambiti di trasformazione urbana, ovvero quelle aree dismesse o sottoutilizzate all´interno della città che già esiste, altre zone (come gli ex scali ferroviari) seguono un diverso destino con l´accordo di programma con Fs e, ancora, altri ambiti (Expo, Cascina Merlata) vengono “sottratti” e inseriti in un regime transitorio a parte. Risultato: calano anche sensibilmente – nel piano che presenterà De Cesaris – i nuovi abitanti teorici degli “Atu” e di quattro ambiti di trasformazione periurbana: da quasi 100mila a poco meno di 31mila.

Ogni ipotesi di modifica, comunque, dovrà passare dal Consiglio comunale. Commenta il papà del vecchio Pgt, Masseroli: «Bisogna fare in fretta, l´assenza di regole attuali è la situazione peggiore. Ma chiedo: quale sarà il metodo di lavoro? Le modifiche potrebbero essere così radicali da obbligare a ripartire da zero. E, se stiamo alle promesse di questa giunta, le osservazioni andranno discusse tutte in aula».

Dà fiducia al lavoro dell´assessore e degli urbanisti del Pim Legambiente Lombardia. Il presidente Damiano Di Simine si aspetta che «le modifiche derivanti dall´esame delle osservazioni apportino rilevanti miglioramenti al Pgt: ora la palla passa alle forze politiche, chiamate ad esprimersi in tempi ragionevoli».

Ponzoni: Affari su PGT e Ambiente.

I verbali che hanno portato all’arresto dell’ex assessore pdl della Regione Lombardia

Favori elargiti anche sugli appalti per la bonifica del Lambro dopo il disastro ambientale

di SANDRO DE RICCARDIS e EMILIO RANDACIO repubblica.it

Per far arrivare i soldi della ‘ndrangheta alla sua campagna elettorale, l’ex assessore regionale Massimo Ponzoni usava anche i conti correnti di sua nonna. Scrive il gip che «Nocera Pasquale, “stretto collaboratore” di Salvatore Strangio, boss di San Luca, che si era impadronito per conto delle ‘ndrine di Platì delle società del gruppo edile lombardo Perego, ha emesso un assegno incassato sul conto della nonna di Ponzoni, Elide Grassi». Dagli accertamenti della guardia di finanza «il conto risulta assai movimentato e appare riconducibile al nipote e non all’anziana». Per gli investigatori, l’uso del conto della nonna per schermare i finanziamenti inconfessabili dei clan non è una sorpresa.

L’attacco del governatore Formigoni Ponzoni si consegna e va in carcere Nuova bufera sul Pirellone Quando mimò il gesto delle manette Pellicano, un buco da 600mila euro La villa abusiva in Brianza

L’appoggio della ‘ndrangheta
«Il fatto che una costola dell’organizzazione criminale abbia veicolato voti su Ponzoni, per lo meno in relazione alle Regionali del 2005, risulta per altro riferito dallo stesso interessato», scrive il gip. Ponzoni, «a seguito dell’ottimo risultato conseguito nelle successive elezioni del marzo 2010, si compiaceva di averne fatto a meno, questa volta». A proposito dei voti sporchi dei clan dice, intercettato: «Mi sono tolto i voti di certi personaggi affiliati a certi clan». Per le precedenti regionali, scrive il gip, «risulta che Natale Marrone (arrestato in Infinito, la maxi inchiesta contro la ‘ndrangheta) è stato finanziatore di Ponzoni, consegnandogli oltre duecentomila euro in contanti, poi utilizzati nella società S.M. Piermarini srl».

Le minacce ai soci ribelli

Il politico del Pdl si faceva forza, secondo le indagini, non solo del peso economico dei calabresi ma anche del loro potere d’intimidazione. Lo racconta ai magistrati l’ex socio Sergio Pennati, la cui collaborazione ha dato nuovo impulso all’inchiesta: «Ho ricevuto delle minacce da Ponzoni, almeno tre volte in un mese. Nella prima occasione, in seguito al mio diniego ad uscire dalle società Pellicano e La Perla, mi ha detto: “Stai attento che ti schiaccio”. Fuori dal bar di Cesano, mi ha detto: “Stai attento che qui sopravvive chi ha gli amici”. Io ho percepito che lui facesse riferimento ad un gruppo di persone che frequentano il bar: persone di origine calabrese, lo posso dire dall’accento, dal cui atteggiamento si ricavava una certa preoccupazione».

«Avrò una delega all’Expo»
Già travolto dal fallimento delle società e dall’inchiesta monzese, la carriera politica di Ponzoni sembrava comunque non subire contraccolpi. «La circostanza che a seguito dell’indagine in corso non sia stato riconfermato in giunta in Regione — scrive il gip — non ha certo intaccato l’incisività dell’influenza che esercita verso gli altri pubblici ufficiali, oltre che il credito verso gli imprenditori». Nel maggio del 2010 assicura: «Avrò una delega per i lavori dell’Expo 2015». Le indagini documentano come il politico «sia solo sporadicamente interessato agli impegni istituzionali propri della carica ricoperta, tanto che la Gdf perquisisce il suo ufficio e trova ancora carte appartenenti al suo predecessore. In realtà Ponzoni, «è completamente assorbito da una molteplicità di affari».

Il disastro della Lombardia Petroli
Il gip riporta la conversazione tra Ponzoni e l’imprenditore Addamiano, il quale già il giorno dopo il disastro ambientale della sua Lombardia Petroli a Villasanta, con tonnellate di petrolio finito nel Lambro, contattato da Ponzoni — allora assessore all’ambiente — che «lo informava della sua candidatura, lo sollecitava a un incontro urgente per decidere le aziende che avrebbero dovuto occuparsi della bonifica» del sito. «Tu chiami, io corro». «Io faccio come dici tu», dichiarava in altre telefonate l’assessore a Addamiano.

Le finte caparre

Dalle carte dell’inchiesta emerge il costante ricorso al sistema del pagamento delle caparre per finte vendite immobiliari per nascondere, in realtà, tangenti. Un meccanismo già individuato dalla Procura di Monza anche nell’inchiesta sul presunto sistema di tangenti a Sesto San Giovanni che ha colpito l’ex presidente della provincia Filippo Penati, del Pd, e molti suoi collaboratori. Anche nell’inchiesta su Ponzoni, «la stipula del preliminare celava il preventivo accordo tra le parti a rinunciare alla stipula del contratto definitivo per consentire al venditore di incassare l’acconto». I giudici citano le conversazioni di alcune riunioni. «Già ne ho fatti sei o sette di compromessi — dice Ponzoni — questi qua mica vogliono degli appartamenti, non gliene frega niente! Fanno il compromesso e a loro poi decade..!». Una pratica finalizzata ad «assicurarsi in maniera formalmente lecita provviste di liquidità con un duplice vantaggio per i contraenti: da un lato giustificano l’immediato trasferimento del denaro, dall’altro si riservano la possibilità di dare o meno esecuzione al contratto».

L’ufficiale di collegamento

Ruolo centrale nell’inchiesta ricopre Filippo Duzioni, bergamasco, uno degli arrestati. La finanza accerta che «Duzioni, pur non percependo redditi in Italia dal 2004, è gestore di fatto di innumerevoli compagini societarie». È attraverso di esse che spesso si realizza il meccanismo della rinuncia al preliminare con cui «avevano sostanzialmente ceduto alle società di Ponzoni caparre per un ammontare di 310mila euro». In più «risultano ulteriori finanziamenti dalle società di Duzioni verso quelle di Ponzoni». Duzioni è definito dai giudici «collegamento tra imprenditori e pubblici amministratori», convincimento rafforzato dal sequestro di numerose mail di imprenditori e politici che segnalano le loro esigenze a Duzioni in merito ad accordi di programma, raccomandazioni, nomine, consorzi e altro. Tra le mail, anche una per un invito alla cena di gala “Berlusconi per Formigoni”.

Il Pgt di Monza e l’onorevole Romani
Fondamentali per Ponzoni sono le questioni legate ai piani di gestione del territorio dei comuni della Brianza. «Significativa — riporta il gip — è una telefonata» in cui Ponzoni dava conto dell’apporto di Antonino Brambilla, tra gli arrestati, ex assessore all’urbanistica di Desio, all’onorevole Paolo Romani, allora assessore all’urbanistica di Monza. «Ho visto Tonino — dice Ponzoni a Romani — m’ha portato il Pgt di Desio… io gli ho detto: e a Monza.. “eh parla con Romani”, m’ha detto.. “parla con Romani”».

«È finita la pacchia…»
Gli arresti di Giuseppe Grossi, il re delle bonifiche di Santa Giulia, recentemente scomparso, e di Rosanna Gariboldi, ex assessore della giunta provinciale di Pavia e moglie di Gian Carlo Abelli, ex assessore in Regione, allarma Ponzoni. «Emerge la necessita di occultare documentazione compromettente» scrive il gip. Che riporta anche una conversazione del politico con la moglie: «“Hanno arrestato la Rosanna… E il Pino! Hai capito?… È finita la pacchia per tutti adesso”». Poi in una telefonata alla sorella, «chiede di portare via della documentazione dall’ufficio di Desio: “Ci sono delle cartellette sopra… sotto… portali via! Dietro la poltrona! Ti chiamo dopo! Vai via!”».

(18 gennaio 2012)

Ultime notizie:

http://milano.repubblica.it/cronaca/2012/01/18/news/cinquecentomila_euro_in_contanti_nei_tubi_in_casa_dell_ex_assessore-28373162/

Milano: Scoppia la rivolta per il Parco Sud.

da Repubblica.itParco Sud, scoppia la rivolta. Non vogliamo quella fabbrica”

Agricoltori ed ecologisti contro la Provincia, che ha approvato due varianti per il via libera
all’ampliamento della Schattdecor di Rosate e a un polo di interscambio merci a Vignate

di ZITA DAZZI

Fuori un centinaio fra ecologisti e agricoltori con fischietti e striscioni, dentro i sindaci di poco più della metà dei Comuni dell’area del Parco Sud. Dentro e fuori dall’aula di Palazzo Isimbardi comunque al centro del dibattito il futuro dell’area agricola, ancora una volta messo in pericolo dai piani urbanistici che, poco alla volta, intaccano il progetto originario che tutelava il verde a sud di Milano.

Due le varianti approvate dall’assemblea dei sindaco di Parco Sud convocati dal presidente della Provincia — e anche del parco — Guido Podestà, proprio per sottoporre all’attenzione dei primi cittadini le due modifiche del piano territoriale di coordinamento che riguardano circa 44mila metri quadri di verde nei comuni di Rosate e Vignate. Molto discusso soprattutto il provvedimento che consente l’ampliamento dell’insediamento produttivo dell’azienda Schattdecor di Rosate, multinazionale che produce film plastici. A Vignate invece è stato autorizzato un polo di interscambio merci fra ferrovia e camion.

Le due varianti sono passate perché su 61 Comuni convocati, solo 31 erano presenti in consiglio e di questi quattro si sono astenuti, mentre il solo sindaco di Opera, il leghista Ettore Fusco, ha bocciato le due varianti. Furibondi i manifestanti fuori dal palazzo. Dario Olivero, vicepresidente della Cia (confederazione italiana agricoltori) di Milano, Lodi e Brianza, ipotizza un ricorso al Tar e parla di «una vera violazione delle norme del parco per tre ragioni: non è stato rispettato l’iter previsto dalla legge per l’approvazione delle varianti, è stata diminuita la quota destinata a suolo agricolo e non è nemmeno stato avviato un confronto preventivo con tutte le parti interessate a quest’area». Replica il presidente della Provincia, Guido Podestà: «La Schattdecor dà oggi lavoro a 140 persone, grazie a questo intervento ne saranno assunte 20 e in futuro altre. È importante fare in modo che le aziende straniere continuino ad investire».

L’approvazione delle due varianti è duramente criticata dai manifestanti fuori dalla Provincia, in prima fila il Fai (Fondo italiano per l’ambiente) e Legambiente. «No al cemento e ogni forma di consumo del territorio che non tenga in considerazione la vocazione agricola che caratterizza i territori del Parco Sud — tuona il sindaco di Opera Fusco — Condivido la necessità di salvaguardare l’occupazione, ma non che si eroda suolo fertile per tutelare gli imprenditori». Pietro Mezzi, capogruppo dei vendoliani in Provincia di Milano, teme che «rischi più grandi siano nascosti nella futura variante al Piano territoriale, di cui si è fatta promotrice la Provincia, ente gestore del parco stesso. Così facendo, si rischia di perdere, un po’ alla volta, il progetto di parco agricolo metropolitano, polmone verde per tutto il territorio milanese». Oggi l’argomento parchi torna in Regione con un’interrogazione del Pd.

(17 gennaio 2012)

Bergamo: crolla il consenso del sindaco Tentorio.

ImmagineIlComune.jpgNel caso di Bergamo non occorreva un sondaggio per valutare la capacità operativa del sindaco di Bergamo Franco Tentorio e della sua Giunta.

Pochi giorni  fa su questo sito è stato pubblicato un articolo dal titolo “Giunta di Bergamo bocciata a metà mandato”. Le valutazioni sono state argomentate con serenità lasciando parlare i fatti (pochissimi) e le promesse elettorali non mantenute (tante purtroppo).

Ed ecco che Il Sole 24h ci dà notizia di un sondaggio sul Consenso dei Sindaci di Capoluoghi che evidenzia un crollo  del sindaco di Bergamo. Tentorio figura al 97° posto con il 47% dei consensi e peggio di lui (per rendere l’idea) hanno fatto solo i sindaci di Mantova, Palermo e Foggia.

Ma il senso del crollo si ha dalla lettura di un dato: Tentorio ha perso ben il 7,5%  rispetto all’anno precedente conseguendo il secondo peggior risultato tra tutti i suoi colleghi.

Rispetto al 2009, data delle elezioni, ha perso 4,4% il che rileva che la delusione rappresenta un dato consolidato.

La maggioranza politica (Pdl e Lega) continua a recriminare per la mancanza di risorse, ma evidentemente ci sono sindaci come De Magistris, Zedda e Tosi che riescono a fare la loro bella figura anche in periodo di vacche magre.

Chi ha esperienza in materia amministrativa sa che ci sono tante iniziative, anche a costo zero, che possono contribuire a migliorare la qualità della vita dei cittadini. 

A Bergamo hanno avuto l’abilità di impantanare anche quelle operazioni sulle quali il Comune avrebbe potuto anche guadagnare qualche euro.

Un bergamasco che appena appena vive la realtà cittadina non avrebbe dovuto trovare molte difficoltà a giungere, anche senza dati scientifici, alle stesse conclusioni del sondaggio.

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2012/01/01/giunta-di-bergamo-bocciata-a-meta-mandato.html

 

Università di Bergamo: cancellato il Campus, mancano gli spazi per gli studenti

Università, Bergamo, cancellato, campus. mancano. spazi, per gli studenti

Gli studenti costretti a studiare seduti sui gradini.

Non si sa se ridere o piangere. L’Università di Bergamo fino a qualche anno fa aveva la possibilità di collocarsi ed espandersi (per circa 70 mila metri quadrati)  in una delle aree più belle della Città, vale a dire il comparto oggi occupato dagli Ospedali Riunti di Bergamo. A favore di questa scelta si erano espresse tutte le amministrazioni comunali che avevano governato dal 1990 al 2004. Qualche anno fa Il Comune di Bergamo, il Rettorato e la politica locale hanno deciso tutti insieme che l’Università stava bene così nella dozzina di sedi sparse in maniera disordinata in città. Quindi niente Campus e conseguente conversione degli ex spazi pubblici in aree a disposizione dei privati. Da notare che diverse di queste sedi sono state acquisite spendendo cifre notevoli con  investimenti importanti per le ristrutturazioni.

Oggi su L’Eco di Bergamo compare un servizio con il titolo: “Spazi Universitari ristretti, gli universitari chiedono soluzioni”. E, di seguito, “Nei periodi d’esame c’è chi usa anche i gradini delle scale”.
Facoltà dislocate a Bergamo bassa in via dei Caniana, a Dalmine, in Città Alta tra via Salvecchio e Sant’agostino, e, ancora, nell’ex collegio Baroni. Addirittura si e scoperta una nuova sede gestita dalla Cooperativa Sociale di Città Alta e affittata all’Università.
Ecco alcune lamentele degli studenti: “ Le matricole sono aumentate negli ultimi anni, ma non gli spazi a disposizione per gli universitari” “Se gli orari delle lezioni si accavallano, ci saranno molti studenti in giro e i posti saranno sempre pochi” “Si potrebbe pensare a un sistema di prenotazioni per dare a tutti la possibilità di studiare per qualche ora”.
L’orario di apertura della biblioteca, su richiesta degli studenti, è stato allungato dalle 19, 30 alle 22 per potere soddisfare le richieste di accesso.
Questo quadro mostra in grande evidenza le conseguenze di una scelta improvvida e dannosa che ha impedito alla Comunità bergamasca un salto di qualità nel settore della cultura e della formazione.
E’ stato messo, anzi, il piombo nei piedi del sistema universitario: anni di speranze deluse da personaggi politici facili alle promesse quando erano all’opposizione e inerti una volta al governo della cosa pubblica.
L’esigenza di uno sviluppo di qualità è stata inoltre sottomessa alle esigenze di cassa per la vendita dell’area ospedaliera, operazione che com’è noto non è stata neanche affrontata.
Agli studenti mancano gli spazi vitali per poter svolgere in maniera appena decente le funzioni legate allo studio e nel quartiere di Santa Lucia esistono 140 mila metri quadrati di aree pubbliche che saranno in gran parte appannaggio degli investitori privati. Tra queste è compresa la parte che il Piano Regolatore di Bergamo per quindici anni ha destinato a campus universitario.
Un fallimento su tutti i fronti. E gli studenti sono costretti a piangere sul latte versato….. da altri.
 

 

Immagini e simulazioni progetto ex Enel di Bergamo

ENEL PROGETTO.jpgRiportiamo un file con alcune immagini e simulazioni che ci è stato fornito cortesemente dal Comitato del quartiere di Santa Lucia.

Al sindaco Franco Tentorio e all’assessore Andrea Pezzotta il compito di  prendere in considerazione le giuste preoccupazioni dei residenti prima che sia troppo tardi.

Evitiamo, finché siamo in tempo, il ripetersi di un altro caso tipo via Autostrada.

http://www.ernesto3d.com/santaluci/exenel_presentazione_riv.ppt

Il tour dei veleni intorno a Buffalora.

da Corriere.it

Lo hanno ribattezzato il quadrilatero dei veleni. Perchè presenta una concentrazione elevatissima di cave, discariche ed impianti impattanti (due bitumifici). Vicino passa l’autostrada e la tangenziale. Non lontano ci sono gli sbuffi del cementificio Italcementi.. Stiamo parlando dei 7 chilometri quadrati compresi tra San Polo, Buffalora, Rezzato e Sant’Eufemia. Ma il nuovo piano di governo del territorio dell’amministrazione comunale non sembra intenzionato a mettere un freno alle future opere. Anzi. L’impressione è qui si voglia creare una cittadella del rifiuto (altro che cittadella dello sport) forse per preservare altre zone di Brescia. 
Qui storicamente a partire dal dopoguerra sono nate le cave di sabbia e ghiaia. Riempite man mano di scorie. Inerti, speciali, tossiche. Discariche a volte autorizzate, a volte illegali. Abbiamo passato una giornata con i membri del comitato Codisa, per capire le ragioni delle loro lamentele. E di ragioni ne hanno diverse. «A partire dal nodo Alfa Acciai – taglia corto Valerio Beccalossi, rappresentante del Codisa- per passare alla Bonomi Metalli di via Bettole, che stocca scorie nel suo piazzale avvelenando l’aria e costringendo gli abitanti a chiudersi in casa. L’Arpa è intervenuta più volte ma le criticità permangono». Non vogliono quindi la discarica di amianto in via BrocchiIl tour dei veleni a BuffaloraIl tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora    Il tour dei veleni a Buffalora«perchè è troppo vicino alle abitazioni, al centro sportivo Rigamonti alle scuole di Buffalora» gli fa eco Gabriele Avalli, sempre del Codisa. Mentre Maria Rosa Rocca, una signora di mezza età timida e discreta avvampa quando ricorda la Buffalora di un tempo: «Ce l’hanno distrutta. In nome dei soldi. Non si sono fermati nemmeno davanti alla cascina Castella, del ‘700. L’hanno buttata giù, per farci una cava». Ma sono tantissime le altre criticità.

Nella ex cava Piccinelli, lungo via Serenissima, circa trent’anni fa sono stati smaltite abusivamente scorie di fonderia contenenti cesio 137. Qui sopra dovrebbe sorgere il futuro Parco delle cave. E ancora: la ex cava Pasotti di Buffalora oggi è un piccolo laghetto ma verrà ritombata con inerti.«Qui hanno nidificato 39 rare specie di volatili – Aggiunge Beccalossi – tra cui il cavaliere d’Italia. Sarebbe da tutelare quel poco di verde e natura che rimane. Invece con il nuovo bitumificio Gaburri e il nuovo polo logistico Italgros gli danno il colpo di grazia». A quattro passi da Buffalora c’è un’altra potenziale bomba ecologica. La discarica di rifiuti tossici Ecoservizi, chiusa nel 1983, da anni senza manutenzione. Tanto che l’acqua piovana penetra nelle crepe del piazzale, raggiunge i rifiuti e genera percolato. La stessa Provincia nel verbale di sopralluogo del 30 gennaio 2008 scrive: «Si ritiene che lo stato della discarica comporti seri rischi di contaminazione della falda e dei terreni circostanti».

Pietro Gorlani