Romanico da salvare, il blitz della Soprintendenza

dal Corriere della Sera

Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore:  uno prevede vincoli, l’altro abitazioni.

I tecnici comunali arrivano con i faldoni sotto braccio, la cartografia si srotola all’aperto. Il panorama si confronta con i tracciati, le distanze con la scala delle mappe. Dove sorgerebbero le case? «Le più vicine laggiù», fra la chiesa e una stecca di villette bianche.
Vederlo sulle carte è un conto, vederlo dal vivo e osservare «quanto» vicine sarebbero alla chiesa romanica di San Giorgio in Lemine è un altro. Non per niente lo chiamano sopralluogo: la Soprintendenza per i beni architettonici e del paesaggio è stata di parola. Dalla sede centrale di Milano avevano definito «prioritaria» la tutela del romanico e ieri gli esperti si sono presentati di persona nell’Agro degli Almenno.

 Federica Cavalleri, responsabile d’area, e Roberto Nessi, dell’Ufficio vincoli, si sono fermati diverse ore, fra fotografie, appunti e cartine. Presenti i tecnici dei due Comuni, Almenno San Salvatore e Almenno San Bartolomeo. Presente il sindaco del secondo, Gianbattista Brioschi, ma non quello del primo su cui si condensa la polemica. Contattato al telefono in serata, Carlo Natali risponde: «Sopralluogo? Non sono nemmeno stato avvisato…». Ma sul Piano di governo del territorio che prevede ventimila metri quadrati edificabili nella zona agricola di San Giorgio – contestatissimo da opposizioni consiliari, comitato Lemine e associazioni ambientaliste – è deciso: «Io so quello che faccio e lo confermo: vado avanti. Lasciateci lavorare. Il Comune fa il bene del paese. Le case starebbero in linea con una vecchia edificazione. Molta gente invece parla senza sapere. O viene qui pensando di saperne più di chi, come me, vive ad Almenno da 52 anni».

Ecco, sapere. Proprio per questo gli architetti hanno analizzato i dintorni di San Tomè, San Giorgio e San Nicola. Alla fine la conferma: la lente del ministero è puntata qui e qui rimarrà. «Approfondiremo il caso con molta attenzione. Questa è un’area di estremo valore e la sua tutela è prioritaria». Non si sbilanciano, ma ribadiscono che «riteniamo fondamentale la collaborazione con il Comune». Si discute dell’apposizione di nuovi vincoli ambientali, sulla linea di quanto fatto per le quattro chiese e nel 2000 anche per l’area circostante San Tomè, tempio collocato sul territorio dell’«altro» Almenno, San Bartolomeo. Il cui sindaco, pur premettendo di non aver «nessuna volontà di fare polemica», lancia un appello a Natali: «Il Comune ci pensi bene. Questa è un’area speciale…». E l’assessore all’Urbanistica Alessandro Frigeni: «Non sta a noi entrare nell’operato di un altro Comune. Però – altro appello – invitiamo la Provincia a interessarsi al caso per favorire una pianificazione sovraccomunale». Mentre Almenno San Salvatore pensa alle abitazioni («Per garantirci l’acquisizione di aree che poi destineremo a parco, diversamente dalle tante parole spese da altri», chiosa Natali), i cugini rinforzano vincoli già esistenti. «Oltre a quello della Soprintendenza, che arriva a 200 metri da San Tomè, nel Pgt del 2009 abbiamo stabilito una tutela su altri 200 metri, cioè fino alla vicina strada provinciale – dice Frigeni -. Il vincolo diventerà ora più stringente con una variante: è allo studio la “zona speciale di tutela e salvaguardia del paesaggio e dell’agro del romanico”».

Il sopralluogo di ieri è partito proprio da San Tomè. Carte alla mano, è stato verificato il rispetto dei coni ottici. Poi, via a San Nicola e a San Giorgio. Qui sono state osservate dal vivo le aree per cui si ipotizza edificabilità. Verdetto? Per ora gli architetti non si sbilanciano: «Sono necessari passi precisi. Ora stiamo acquisendo materiale». Dal numero di fotografie e carte esaminate, l’operazione non lascia nulla al caso. Con una sorpresa: anche i muri a secco che circondano le chiese e ricompaiono in alcuni punti del paese sono oggetto d’attenzione. Oggi non sono vincolati ma, ha rilevato la Soprintendenza, «sono molto interessanti». «Recupereremo anche quelli, grazie ai fondi del nostro progetto», conclude il primo cittadino di Almenno San Salvatore. L’origine di queste massicciate in ciottoli di fiume è svelata dallo storico locale Paolo Manzoni: «Sono tracce risalenti al Quattrocento, tipiche della storia di Almenno San Salvatore. Lemine bassa era guelfa, i ghibellini la rasero al suolo e si spartirono le proprietà dei nemici, i loro campi. Ma circondarono di muri difensivi il percorso per raggiungerli». Oggi tocca a quei muri (e non solo) essere protetti.

Anna Gandolfi





Metà dei gioielli della natura non protetti

 

Iucn, meta' gioielli natura Pianeta non protetti Iucn, meta’ gioielli natura Pianeta non protetti

La meta’ dei siti piu’ importanti per la fauna selvatica non sono protetti. E’ questo il messaggio lanciato dall’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), dopo aver contribuito ad uno studio condotto da BirdLife International.

”Le aree protette – afferma Simon Stuart dell’Iucn – rappresentano le pietre miliari degli sforzi di conservazione e coprono quasi il 13% della superficie terrestre del Pianeta. Nel 2010, i governi del mondo si sono impegnati ad allargarla al 17% entro il 2020, puntando soprattutto sulle aree di particolare importanza per la natura”. I ricercatori hanno quindi sovrapposto le mappe delle aree protette e le due reti mondiali importanti per la fauna selvatica: ‘Aree importanti per gli uccelli’ (IBA), che copre oltre 10mila siti significativi per la tutela degli uccelli e i siti della ‘Alleanza per estinzione zero’, che include 600 aree che custodiscono le ultime popolazioni di vertebrati e piante altamente minacciati. ”Con grande shock – spiega Stuart – la meta’ dei siti piu’ importanti per la protezione della natura non sono ancora stati protetti.

Solo fra un terzo e un quinto dei siti risultano completamente tutelati, il rimanente lo e’ solo parzialmente”.

Per prendere le misure necessarie, basterebbe prendere in mano la ”lista rossa” delle specie piu’ a rischio estinzione prodotta e aggiornata dall’Iucn. Si scoprirebbe che una specie di allodola (Heteromirafra sidamoensis) vive solo in Etiopia e non si puo’ trovare da nessuna altra parte, quindi va protetta.

Una riserva ad Haiti potrebbe invece aiutare ad evitare l’ estinzione di 15 specie di rane gravemente minacciate, che vivono limitate in un’unica area.

Fonte Ansa

Quando Davide Boni pretendeva il rispetto delle regole.

Eco di Bergamo del 10 febbraio 2008. Grande Titolo: “Campus nell’ospedale? Impossibile”. Sottotitolo: L’analisi di Davide Boni (Regione) all’incontro dell’Associazione L’Aurora.

Dichiarazione di Boni: “ se il mio movimento mi chiede di fare una battaglia politica sulla trasformazione dell’attuale area ospedaliera di Bergamo, io la faccio. Ma si sappia che le procedure seguite dall’Amministrazione comunale di Bergamo per abbandonare l’idea di un campus universitario sono del tutto corrette. E le battaglie politiche si fanno nel rispetto delle regole”; parole di Davide Boni, assessore regionale all’urbanistica e “cavallo di razza leghista” come lui stesso si è definito venerdì sera in via Tasso.

Fin qui il giornale.

Commento: lasciamo perdere……..

 

Bergamo: Porta Sud sempre al palo.

Scatto in avanti di Palafrizzoni sul nuovo statuto di Porta Sud, la Provincia mette il freno. La commissione per decidere le nuove regole base della società era già stata convocata per martedì sera, poi improvvisamente annullata lunedì senza una riga di spiegazione.

Porta Sud, incomprensioni tra Palafrizzoni e Provincia Rimandato lo statuto (bergamonews.it)

porta sud

Scatto in avanti di Palafrizzoni sul nuovo statuto di Porta Sud, la Provincia mette il freno. La commissione per decidere le nuove regole base della società era già stata convocata per martedì sera, poi improvvisamente annullata lunedì senza una riga di spiegazione. Il nuovo testo ridimensionerà fortemente la struttura e le finalità dell’azienda dopo la volontà espressa dai soci di continuare a tenere in vita Porta Sud senza impiegare ingenti risorse pubbliche come in passato. Il passaggio da Spa a Srl è già stato ufficializzato, si attende una presa d’atto della “mission” della società. Che Palafrizzoni stava già pensando e approvando, senza che la Provincia ne sapesse nulla. Ed è proprio per questo motivo che il presidente Ettore Pirovano ha chiesto spiegazioni all’amministrazione comunale. L’appuntamento è rimandato tra qualche giorno quando via Tasso, Comune, Camera di Commercio e Rfi si incontreranno per concordare il nuovo testo tutti insieme. “Deve esserci stato un disguido – spiega il presidente – nei prossimi giorni ci incontreremo e valuteremo il testo. Senza nessuno scatto in avanti, penso sia una mossa saggia”.

Mercoledì, 21 Marzo, 2012

 Autore: Isaia Invernizzi

Nuovo stadio di Bergamo: Siamo ancora al V9.

I giornali di oggi mettono in rilievo la mancanza di notizie certe in merito alla realizzazione del nuovo stadio di Bergamo. In particolare si evidenzia la mancanza di un Master Plan preciso sul quale poter discutere per valutare il merito dell’intera operazione proposta.

Dal Comune affermano di non essere in possesso di simili informazioni e si limitano alla solita affermazione: “Siamo in attesa di notizie”.

Ma è possibile che a Palazzo Frizzoni a nessuno interessi vederci chiaro sul futuro di un’area strategica  se non altro per la precedente destinazione a Parco Agricolo.

Dopo un’allegra e gioiosa presentazione del dépliant del nuovo impianto sportivo con elogi e paragoni con altri stadi nel mondo, è mancata l’informazione sulla parte più importante e interessante, vale a dire sul contenuto urbanistico di questa complessa e invasiva operazione.

Siamo a cica tre anni dall’insediamento di questa giunta e non si riesce a far luce sul futuro di un pezzo di città strappato a una funzione ecologica.

Siamo ancora al V9 che non è una marca di zabaglione, ma è la sigla per contrassegnare una strana categoria di area verde. Una tipologia di verde ecologico dove è possibile realizzare decina di miglia di metri quadrati di strutture commerciali che dovranno far da contorni a impianti sportivi, parcheggi e altri insediamenti certamente non leggeri.

Ci si lamenta perché mancano le indicazioni  precise delle quantità e della qualità dei metri cubi da edificare. Si tratta di un ritardo involontario o di una scelta strategica?

lu.na

Si riporta di seguito l’articolo di Bergamonews:

stadio nuovo.jpg“Tempi lunghi”. Quando a Palafrizzoni si nomina il nuovo stadio di Bergamo la linea scelta è quella della massima cautela. Nulla di certo, nulla di definito, nonostante a dicembre il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi abbia presentato la nuova grandiosa opera con una conferenza stampa in stile hollywoodiano. Ma dove è finito il progetto? Gli uffici tecnici dell’urbanistica hanno ricevuto “una scatola nera chiusa con un elastico, con dentro disegni e relazioni” – ha spiegato qualche settimana fa l’assessore Andrea Pezzotta. Del masterplan però nemmeno l’ombra. Solo disegni indicativi dell’opera così come erano stati mostrati ai giornalisti tre mesi fa: stadio, palazzetto, parchi, impianti sportivi, parcheggi, il “nuovo rio Morla” su un’area di 600 metri quadrati. Gli architetti che devono visionare il progetto hanno solo quello, qualcuno all’interno degli uffici l’ha definito addirittura “un semplice depliant”, poco utile per impostare un lavoro di programmazione tecnica. Tanto che a tutti gli effetti finora nulla si è mosso, salvo qualche sporadica riunione introduttiva. Non si sa nulla nemmeno degli incontro con il quartiere promesse dal patron nerazzurro per spiegare ai cittadini l’importanza di un progetto di questa portata. Perfino il comitato per la salvaguardia del parco agricolo, di fronte all’inerzia del progetto, non ha comunicato più nessuna iniziativa di protesta. “Definirlo un semplice depliant mi sembra ingeneroso – spiegaAndrea Pezzotta, assessore all’Urbanistica -, c’è un progetto con dei disegni, che non entrano molto nel dettaglio dell’opera. Dobbiamo aspettare. Dobbiamo lavorarci e i tempi non sono certamente brevi”. L’unica certezza è che entro luglio la destinazione a “verde sportivo” prevista dal piano di governo del territorio va confermata. Non è escluso che l’amministrazione chieda una proroga per esaminare con la dovuta attenzione il progetto. Sempre che il masterplan arrivi in tempi brevi.

Venerdì, 16 Marzo, 2012

 Autore: Isaia Invernizzi

 

Bergamo: Riappare il fantasma del Campus Universitario.

Leggendo la Rassegna Stampa odierna del Comune di Bergamo ci sarebbe l’O.K. per il Campus Universitario di Bergamo. Provare per credere:

Il Corriere della Sera ed. Bergamo Riuniti, ok al campus Nuova asta a giugno Sanità/Ospedale

Bergamo, riappare, fantasma, campus universitario

Sta di fatto che il Campus Universitario di Bergamo è stato cancellato da un bel pò dalle tavole urbanistiche cittadine grazie ad un accordo tra Regione e Comune di Bergamo.

Ieri è stato sottoscritto un atto che destina all’Università 15.000 metri quadrati di spazi per impianti sportivi e altre cose, ma il campus è morto e seppellito. Ricordiamo che nel 2004 gli spazi ammontavano a circa 70.000 metri quadrati per la sede unica dell’Università.

Siamo di fronte al tentativo di far riapparire il fantasma del Campus, sostituito nella reltà da appartamenti, negozi, uffici privati e quant’altro.

Parcheggio di Città Alta: limitarlo ai residenti.

I residenti di Città Alta hanno ragione: Il tanto contestato parcheggio va riservato ai residenti perché così  previsto dal Piano Particolareggiato del borgo storico. Questo è riscontrabile non solo nelle carte, ma anche nello spirito del Piano stesso basato su un principio ripetuto più volte: i parcheggi per i residenti dentro le Mura e quelli dei turisti e dei visitatori fuori.

In proposito può sembrare interessante leggere quanto scritto nell’Agenda di Piano (una specie dei piano preliminare arricchito dall’esito degli incontri con le realtà sociali e glia ltri interlocutori istituzionali) elaborato nel 2003.

Riporto di seguito il passaggio più significativo contenuto nel documento urbanistico:

“L’acutizzarsi dei fattori critici che condizionano la soluzione dei problemi di accessibilità al centro storico di Città Alta ha imposto l’accelerazione di alcune operazioni progettuali, che potrebbero inopportunamente sottrarsi al necessario coordinamento imposto dalla redazione del PPR.

Si impone la subordinazione delle operazioni di project financing in corso di attuazione a criteri generali e particolari stabiliti dal Piano Particolareggiato in materia di accessibilità e sosta.

Ciò nell’intento di salvaguardare i presupposti di coerenza nel disegno generale del sistema delle infrastrutture di trasporto, non solo alla luce degli strumenti di programmazione dell’intervento pubblico (PTOP) , ma soprattutto nel rispetto delle condizioni poste dal complesso della strumentazione urbanistica (PRG, PUT, PPR).

In occasione della promozione di strumenti attuativi concorrenti alla definizione di scelte urbanistiche relative al contesto oggetto di PPR, deve valere il principio già adottato per le osservazioni al PUT (in allegato).”

Quanto sopra non ha bisogna di ulteriori spiegazioni e può servire a meglio dimensionare la struttura del parcheggio stesso.


Treno verde 2012.

treno verde,2012Il convoglio ambientalista è in viaggio: 8 tappe lungo la Penisola per monitorare lo stato di salute dei centri urbani e raccontarvi il valore della sostenibilità. Vi aspettiamo a bordo.

Trasformare le nostre città in luoghi sani e vivivibili è possibile! Vi raccontiamo come a bordo della 23esima edizione del Treno Verde di Legambiente e Ferrovie dello Stato Italiane: una grande mostra itinerante che porta nelle stazioni le città del futuro. 

Dal 6 marzo al 7 aprile il convoglio ambientalista monitorerà l’inquinamento acustico ed atmosferco in ognuna delle otto città in cui farà tappa. L’obiettivo è mettere a nudo il problema principale che affligge la maggior parte dei nostri centri urbani: l’insostenibilità del trasporto privato e la necessità di spostare la mobilità su mezzi pubblici. Come è indispensabile intervenire sulle principali fonti di inquinamento, individuare un obiettivo nazionale di riduzione delle emissioni, promuovere le energie pulite, l’efficienza e il risparmio energetico, contrastare il consumo di suolo e gli sprechi: è questo il modello per la città del futuro che viaggia a bordo del Treno Verde 2012.

Sali a bordo, il futuro passa anche nella tua città, non perderlo!

Potenza – 7 e 8 marzo
Napoli Centrale – 10, 11, 12, 13 marzo  
Roma St. San Pietro – 15, 16, 17, 18 marzo  
Grosseto – 20 e  21 marzo  
Genova Porta Principe – 23, 24, 25, 26 marzo  
Milano Porta Garibaldi – 28, 29, 30 marzo  
Venezia Santa Lucia – 1, 2, 3 aprile  
Ancona – 5 e 6 aprile

Segui il viaggio del Treno su facebook 
e su twitter(@trenoverde)

Urbanistica: la Lombardia è messa peggio di Napoli.

Nel corso di un’intervsita rilasciata al Corriere delle Sera di ieri, l‘assessore regionale lombardo  Daniele Belotti ha tra l’altro dichiarato: “Quando mi è arrivata la voce che avrei potuto finire all’Urbanistica ho immediatamente chiamato i miei capi. La risposta che ho avuto è stata la seguente: sappiamo che non sei competente, ma di te ci possiamo fidare. È stata una soddisfazione”

Ora riportiamo di seguito il profilo dell’assessore all’urbanistica di Napoli, un Comune che fino a poco tempo fa non era il massimo dal punto di vista amministrativo e tentiamo un paragone:

LUIGI DE FALCO

Nato a Napoli nel 1958.

Segretario di Italia Nostra Campania e vice-presidente della sezione di Napoli.

Componente della Giunta esecutiva del Parco nazionale del Vesuvio.

Membro dell’I.co.mo.s..

Architetto, urbanista, specializzato nel restauro dei monumenti e dei siti.

Ha svolto incarichi di consulente in materia di pianificazione per commissioni prefettizie in alcuni comuni sciolti per infiltrazioni malavitose e per varie pubbliche amministrazioni (Regione Campania per il PTR, Comune di Napoli per il PRG, ecc).

Ha collaborato con Vezio De Lucia nelle fasi della formazione del nuovo piano regolatore della città, fino alla sua adozione. Docente per corsi di formazione del personale tecnico di numerose amministrazioni provinciali e comunali d’Italia in materia di edilizia e urbanistica.

Esperienze nel campo del patrimonio monumentale, archeologico e dei centri storici (basiliche di Assisi, scavi di Ercolano, aree terremotate in Irpinia).

Componente della commissione nazionale di studio di Italia Nostra sugli atti di pianificazione paesaggistica e territoriale delle singole regioni.

Il paragone tra i due asssessori è improponibile: In Lombardia hanno volutamente scelto un incompetente

Due milioni di case e capannoni sfitti, ma si continua a costruire

MILANO – Una città grande come Montreal, tutta vuota. È l’immagine (stimata per difetto) che apparirebbe se si mettessero insieme le case e i capannoni sfitti che oggi esistono in Italia. Secondo alcune stime sarebbero almeno 2 milioni. Altre arrivano a 7-8, ma un dato ufficiale ancora non esiste. Potrebbe invece arrivare, nei prossimi mesi, grazie all’iniziativa lanciata in questi giorni dal Forum Salviamo il paesaggio.

 

Il consumo di suolo in ItaliaIl consumo di suolo in Italia    Il consumo di suolo in Italia    Il consumo di suolo in Italia    Il consumo di suolo in Italia    Il consumo di suolo in Italia

SALVIAMO IL PAESAGGIO – L’organizzazione, nata nell’ottobre scorso, e a cui hanno aderito 10 mila persone e quasi 600 associazioni in tutta Italia, sta promuovendo un censimento del patrimonio edilizio costruito, ma mai utilizzato. Per farlo, i settanta comitati del Forum già istituiti stanno inviando ai sindaci degli 8.101 Comuni italiani una lettera che contiene una tabella da compilare e restituire entro sei mesi. Sette pagine scritte da un team di architetti, urbanisti e amministratori comunali appartenenti al forum, che chiedono al Comune una fotografia molto precisa del loro territorio e dei suoi abitanti. Dal suolo già urbanizzato a quello potenzialmente urbanizzabile e già previsto dal piano di governo del territorio (Pgt) vigente. Dal numero di case abitate a quelle vuote. E molti altri dati ancora.

 

CONSUMO DI SUOLO – L’obiettivo del Forum è quello di fermare il consumo di suolo in Italia e questo non si può fare senza un censimento della situazione esistente. Inoltre, i comitati chiedono ai sindaci di non dare il via libera a nuove edificazioni su aree libere prima di aver completato il censimento. In Italia il consumo di suolo viaggia a un trend che potrebbe arrivare a 75 ettari al giorno entro i prossimi vent’anni se non si prendono provvedimenti. Questo sostiene il dossierTerra rubata pubblicato recentemente da Fai e Wwf.

 

ALLARME LOMBARDIA – L’ultimo allarme, su questo fronte, viene dalla Lombardia. Francesco Prina, consigliere regionale del Pd, parla di «cementificazione selvaggia»: «I nuovi Pgt approvati dai Comuni lombardi, più o meno la metà, prevedono altri 10 milioni di abitanti. Inoltre, la superficie agricola utile perde 60 mila ettari ogni dieci anni. Un dato allarmante, impossibile da sostenere», ha sottolineato Prina in un recente convegno. Il Pd propone «che gli oneri di urbanizzazione non siano più utilizzati per le spese correnti dei bilanci comunali. I candidati sindaci nel loro programma devono dire prima quanti metri quadrati di suolo intendono occupare. Va introdotto l’obbligo al riuso delle aree dimesse». La Regione sta lavorando a una legge sul consumo di suolo che dovrebbe essere operativa già nel 2013. Tuttavia, il consumo annuo di cemento in Italia è calato del 6 per cento rispetto al 2009, attestandosi a quasi 34 milioni di tonnellate, il dato più basso dell’ultimo decennio. Fra il 2004 e il 2008 era arrivato a un picco di oltre 46 milioni di tonnellate.

LA SITUAZIONE IN EUROPA – L’espansione a dismisura delle città a scapito dei terreni agricoli, dei boschi e delle foreste riguarda ormai oltre un quarto del territorio dell’Unione europea. Entro il 2020 circa l’80% dei cittadini dell’Ue vivrà in aree urbane. «Un’espansione che non è guidata dall’aumento della popolazione, ma dal cambiamento degli stili di vita e di consumo. Il numero degli abitanti è cresciuto del 33 per cento, mentre l’aumento medio dell’estensione delle città europee è stato del 78%», spiega Roman Uhel, a capo dello Spatial Anaysis group dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Il picco si verifica nelle nelle zone costiere del Mediterraneo: qui l’urbanizzazione, composta quasi sempre di seconde case, è cresciuta del 30 per cento in più rispetto alle aree centrali delle nazioni. Per questo, secondo l’Agenzia dell’Ambiente, «occorre una riforma che porti verso una tassazione sull’inquinamento e sull’uso inefficiente del suolo, dei materiali e dell’energia» e poi «un approccio definito per dare una forma allo sviluppo urbano in Europa». Gli impatti negativi dell’assenza di un disegno globale si fanno sentire anche sulla salute, sulla qualità della vita e sulla produttività: «L’Europa già perde 200 milioni di giorni lavorativi all’anno per colpa di malattie legate all’inquinamento dell’aria», scrive l’agenzia. «Senza contare la perdita economica dovuta al traffico o agli eventi atmosferici estremi».

Giovanna Maria Fagnani8 marzo 2012 (modifica il 9 marzo 2012)