Area Riuniti Bergamo: fermare la vendita e rivedere il progetto.

Lunedì prossimo il Consiglio Comunale si riunirà con all’ordine del giorno la modifica dell’accordo di programma relativo all’area dei Riuniti. I consiglieri si troveranno a dover decidere su un argomento caratterizzato da notevoli incertezze: valutazione economica dell’Ufficio del Territorio, tempistica della prossima asta ( si parla di settembre) contenuti progettuali non  conformi alle esigenze della città.

PROPOSTA

a) Lunedì prossimo non approvare alcuna delibera;

b) Demandare alla terza commissione consiliare e agli uffici il compito di riconsiderare il   tutto allo scopo di:

evitare il pericolo di “svendita”;

rivedere le destinazioni più opportune a partire dalle funzioni pubbliche più coerenti con il contesto urbano e con i bisogni del quartiere (spazi aperti, spazi sociali ecc);

ridiscutere con l’università una proposta complessiva per gli spazi universitari che eviti quanto ad esempio sta succedendo con il Collegio Baroni;

– studio da portare a termine entro la fine del prossimo mese di settembre.

Cancellazione Campus universitario: conseguenze

Oltre alla dozzina di sedi universitarie sparse per la Città di Bergamo, qualche anno fa è stato approvato un progetto complicato per ristruttruttuare il Collegio Baroni e insediarvi l’ennesima presenza in una delle zone più delicate del nostro territorio. Un progetto invasivo che, come era facile prevedere, avrebbe creato problemi a tutto il contesto urbano di via San Tomaso e dintorni. Una zona che andrebbe preservata con la massima delicatezza viene sventrata per scelte errate riguardanti non solo l’intervento finito nell’occhio del ciclone ma tutta la pianificazione urbanistica cittadina.

Ecco la nosra valutazione nel 2008 quando venne fuori la notizia:

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2008/03/08/collegio-baroni-bergamo.html

segue l’articolo riportato dal Corriere della Sera:

 Baroni, i vigili rilevano abusi edilizi :Cantiere sotto sequestro

Nuovo stop in via S. Tomaso dove a dicembre era crollato un muro di sostegno ad una palazzina

Non sembra nato sotto una buona stella il cantiere aperto all’ex Collegio Baroni per creare nuovi spazi universitari. Dopo il temporaneo sequestro provocato dal crollo di un muro di sostegno di una palazzina di via San Tomaso, un nuovo imprevisto blocco dei lavori è stato imposto dagli agenti del Nucleo di Polizia edilizia del Comune. Durante un sopralluogo sono state rilevate numerose irregolarità relative al mancato rispetto di vincoli storici posti dalla Sovrintendenza ai Beni architettonici e culturali. In particolare, gli operai avrebbero rimosso alcune travi, ampliato una finestra, demolito un muro. Per queste ragioni, il cantiere è stato messo sotto sequestro fino a data da destinarsi. Ora finirà all’attenzione sia della Sovrintendenza che, soprattutto, della Procura della Repubblica per la valutazione su eventuali reati. 

Il nuovo stop ha messo in allarme l’Università, proprietaria dell’edificio che ha come porta d’accesso via San Tomaso 40. Il timore è che i lavori possano protrarsi senza una scadenza definita. La preoccupazione è grande perché si sa che si sta operando in una situazione ambientale molto delicata. Per i mezzi di cantiere l’accesso è particolarmente difficoltoso. Sono necessari interventi di sbancamento che possono risultare invasivi. Si tratta di vedere se tutto avviene nel rispetto delle norme e dei vincoli. 

Vendita area ospedaliera: la comunità bergamasca deve reagire.

vendita area ospedaliera, la comunità bergamasca, deve reagireMolti chiedono chiarezza in merito alla vicenda della vendita dell’area dei Riuniti, pochi tentano di ragionare utilizzando i dati disponibili. Non fosse altro per cominciare a valutare il percorso seguito fino a oggi che rischia di portare alla seguente conclusione: “Il valore dell’area con il campus universitario di 95.000 metri quadrati era quasi uguale al prezzo di cessione dell’area privatizzata con destinazioni profittevoli: commerciale, uffici, residenziale ecc”.

La Città si troverebbe con circa centomila metri quadrati di area pubblica in  meno senza portare a casa un beneficio finanziario rilevante rispetto al doloroso sacrificio effettuato. Queste cose le avevamo già segnalate più di un anno fa .

E’ in gioco il futuro di una delle aree più prestigiose della nostra città e anche se la proprietà appartiene alla Regione tocca al Comune di Bergamo e alla comunità locale disegnare il futuro più adeguato per il territorio.

Quindi, niente imposizioni dal Pirellone del tipo: “Le volumetrie non si toccano e niente varianti urbanistiche”. Di varianti urbanistiche ha già usufruito in passato la Regione che adesso non può imporre veti assoluti.

Ecco l’articolo riportato sotto che è datato 4 aprile 2011:

“Da qualche settimana si è saputo di una imminente nuova asta pubblica per un prezzo di vendita di 70 milioni di euro, 25 meno della prima effettuata a settembre 2009, con un supersconto di oltre il 26%. Un ribasso tra la prima e seconda asta che può considerarsi senza dubbio abbastanza vistoso.

In proposito sembra lecito esprimere qualche dubbio sulla base delle seguenti considerazioni: Stiamo parlando di un’area di circa 140.000 metri quadrati. Otto anni fa, quando circa 95.000 metri quadrati erano destinati a servizi pubblici ed università  e 45.000 a residenze e attività economiche private, esisteva una perizia con un valore di 67 milioni e 150 mila euro. Oggi con l’area quasi tutta riservata (escluso uno standard di 20 mila mq per servizi universitari) a destinazioni private con residenze, commerciale, uffici, alberghi  verrebbe fuori una valutazione di 70 milioni di euro.  Si tratterebbe di una scelta difficile da comprendere. Infatti vorrebbe dire che tra il valore dell’area con la prima destinazione (45.000  mq di destinazioni private e 95.000 destinazioni di campus) e il valore della destinazione attuale (100.000 mq destinazioni private e 20.000 di spazi universitari con standard) la differenza di valore si ridurrebbe soltanto a circa 2.850.000 euro.

Per rendere più comprensibile il raffronto, si può anche dire che si stimerebbe in 2.850.000 euro la differenza di valore tra un’area che ha 100 mila metri quadrati di utilizzo privato e la stessa area con una destinazione privata di 45.000 metri quadrati. Secondo questa teoria il valore dell’area può prescindere dal fatto che sulla stessa siano previste scuole, università piuttosto che residenze, alberghi, negozi.”

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2011/04/04/vendita-area-ospedaliera-i-conti-non-tornano.html

Bergamonews: Troppi centri commerciali.

http://www.bergamonews.it/cronaca/troppi-centri-commerciali-un-errore-macroscopico-autorizzarne-la-costruzione-160686#comments

L’ex assessore all’Urbanistica Luigi Nappo sfodera il più classico dei “ve l’avevo detto” commentando la crisi del centri commerciali in città. Troppi soprattutto in un periodo in cui la gente non ha molti soldi da spendere.

“Troppi centri commerciali
Un errore macroscopico
autorizzare la costruzione”

basta centri commerciali

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L’ex assessore all’Urbanistica Luigi Nappo sfodera il più classico dei “ve l’avevo detto” commentando la crisi del centri commerciali in città. Troppi soprattutto in un periodo in cui la gente non ha molti soldi da spendere.

Signori, l’Aurora ha presentato nel 2009 ben 32 Osservazioni al Piano di Governo del Territorio con al primo posto la richiesta di bloccare aperture di nuovi spazi commerciali in città. Oggi, la chiusura di un noto supermercato (il Pellicano di via San Bernardino) ha messo in moto una serie di riflessioni tardive sull’inflazione di centri commerciali, ipermercati e grandi superfici di vendita nella nostra Città. Tutti pronti a rilevare “l’inadeguatezza della pianificazione urbanistica” nella nostra città dimenticando che queste scelte era possibile contrastarle al momento dell’adozione delle relative delibere comunali. Negli uitmi cinque anni il Comune ha approvato: il Famila a Colognola e la Coop in via Autostrada con varianti al Piano Regolatore, l’ampliamento dell’Auchan in via Carducci (poi cancellato grazie ad una nostra osservazione al Piano di Governo del Territorio). Da considerare che il vecchio Piano Regolatore già prevedeva un supermercarto all’ex Cesalpinia (Il Gigante aperto da poco) e la Esselunga in via San Bernardino grazie ad un accordo i programma firmato nel 1997. Si sapeva benissimo che si sarebbe andato a sbattere con queste aperture incontrollate di esercizi commerciali soprattutto in un periodo in cui la gente ha sempre meno soldi da spendere. Ma in questa città ormai spopolano i profeti del giorno dopo, gli indignati a scoppio ritardato, gente che critica senza accorgersi che con il loro silenzio ha fornito coperture a questi errori macroscopici. Da considerare che molti centri commerciali oggi lavorano come imprese immobiliari, nel senso che chiedono maggiori spazi che poi affittano ad altri negozi intascandone l’affitto.

Vendita area Riuniti: Il Consiglio Comunale deve ritornare protagonista!

ospedali riuniti di bergamo.jpg

La Regione Lombardia annuncia l’eventualità di una ipotesi alternativa alla vendita in tempi brevi dell’area ospedaliera.  Ad esplorare nuove strade è chiamata la fondazione Irccs Cà Granda (e dov’è finita Infrastrutture Lombarde?). Nelle dichiarazioni dell’assessore regionale Bresciani ci sono dei particolari inaccettabili. Egli afferma perentoriamente che non vi devono essere varianti urbanistiche, nè modifiche volumetriche, riservando a se stesso e alla Regione la libertà di cambiare percorso.

In realtà il Comune di Bergamo non può pù fare da spettatore  lasciando ad altri  il compito di gestire il territorio cittadino. Questa licenza Formigoni l’ha già ottenuta di recente ed ora basta.

L’area è una delle più pregiate dal punto di vista paesaggistico e rappresenta un valore irrinnunciabile per la Città. Il Consiglio Comunale deve ritornare protagonista e assieme alla comunità bergamasca individuare il futuro di quest’area. Non facciamo altri errori dopo la decisione di cancellare il campus perché “bisogna venedere subito”. Da quel subito sono passati sette anni e si prospetta degrado e svendita.

Segue l’articolo di Bergamonews.it

La pesante svalutazione dell’area dei Riuniti costringe la Regione a ripensare alle modalità di gestione della vendita. Non più un’asta, ma ipotesi alternative che saranno valutate nei prossimi mesi. Si riapre così la discussione sul futuro dell’intera area. Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Irccs Ca’ Granda valuterà la percorribilità di altre ipotesi alternative al bando di vendita, solo dopo il rilascio della nuova perizia sul valore dell’area, affidata all’Agenzia delle Entrate. Lo ha ribadito oggi l’Assessore regionale alla Sanità Luciano Brescianirispondendo a una interrogazione presentata da Maurizio Martina e Mario Barboni del Partito Democratico, con la quale si chiedeva di sospendere l’iter per il secondo bando e la relativa asta pubblica “cercando una diversa procedura di gestione del futuro dell’area, in grado innanzitutto di mettere a disposizione del Comune di Bergamo il bene senza rinunciare al valore economico e garantendo una prospettiva a forte valenza pubblica”. Maurizio Martina ha sottolineato che “il primo bando del 2009 è andato deserto perché il valore di 95 milioni di euro era considerato troppo alto dal mercato immobiliare; ora la riduzione ipotizzata del 27% per questo secondo bando, rischia di vedere andare nuovamente deserta la gara producendo un forte effetto di svalutazione dell’area stessa”. Nella sua risposta, l’Assessore Bresciani ha evidenziato come in ogni caso si dovrà tenere conto delle esigenze e dei vincoli del Piano di Governo del Territorio e del protocollo esistente che coinvolge l’Azienda Ospedaliera, il Comune e l’Università di Bergamo. Ha escluso ogni ipotesi di variante urbanistica e modifica volumetrica, confermando la forte valenza pubblica dell’intervento e garantendo che le entrate derivanti dall’alienazione saranno destinate alla realizzazione del nuovo ospedale.


Bergamo : Troppi supermercati e scoppia la crisi.

Signori, l’Aurora ha presentato nel 2009 ben 32 Osservazioni al Piano di Governo del Territorio con al primo posto la richiesta di bloccare aperture di nuovi spazi commerciali in città.

Oggi, la chiusura di un noto supermercato (il Pelikano di via San Bernardino) ha messo in moto una serie di riflessioni tardive sull’inflazione di centri commerciali, ipermercati  e grandi superfici di vendita nella nostra Città.

Tutti pronti a rilevare “l’inadeguatezza della pianificazione urbanistica”  nella nostra città dimenticando che queste scelte era possibile contrastarle al momento dell’adozione delle relative delibere comunali.

Ricordiamo che il Piano di Governo del Territorio approvato nel 2009 prevedeva ben 240.956 metri quadrati di aree commerciali.  Una cosa fuori dal mondo, come denunciato a suo tempo da l’Aurora. Nessuno si è indignato allora.

Neglu uitmi cinque anni il Comune ha approvato: il Famila a Colognola e la Coop in via Autostrada con varianti al Piano Regolatore, l’ampliamento dell’Auchan in via Carducci (poi cancellato grazie ad una nostra osservazione al Piano di Governo del Territorio).

Da considerare che il vecchio Piano Regolatore già prevedeva un supermercarto all’ex cesalpinia  (Il Gigante aperto da poco) e la Esselunga in via San Bernardino grazie ad un accordo i programma firmato nel 1997.

Si sapeva benissimo  che si sarebbe andato a sbattere con queste aperture incontrollate di esercizi commerciali soprattutto in un periodo in cui la genete ha sempre meno soldi da spendere.

Ma in questa città ormai spopolano i profeti del giorno dopo, gli indignati a scoppio ritardato, gente che critica senza accororgersi che con il loro silenzio ha fornito coperture a questei errori macroscopici.

Da considerare che molti centri commerciali oggi lavorano come imprese immobiliari, nel senso che chiedono maggiori spazi che poi affittano ad altri negozi intascandone l’affitto.

Terremoti: l’Italia del mattone va ripensata.

MARIO TOZZI  la stampa.it
Quando furono impiccati, ai patrioti risorgimentali di quella che sarebbe diventata l’EmiliaRomagna veniva anche imputata la colpa di aver scatenato i terremoti che nel 1831-1832 sconvolgevano la regione. A salvare Ciro Menotti sarebbe bastata un po’ di memoria o di lettura di cronache: già nel 1831 a Parma e Reggio Emilia vennero giù comignoli, muri, tegole e calcinacci.

Erano terremoti del VII-VIII grado della scala Mercalli, ma potevano arrivare al X, come furono intensi quelli del 1811, del 1810, del 1806 e quello del 1732, quando di moti non se ne parlava nemmeno. E non erano certo i primi terremoti di cui si conservasse memoria storica: molti morti avvennero nel Forlivese già nel 1279 e ancora vittime e distruzione nel 1688. Altro che inaspettati.

Oggi dovremmo essere consapevoli che quella fetta di pianura padana è a rischio sismico, anche se il pericolo non è eccessivo, se paragonato a quello di Messina o di Catania. Dal 1600 a oggi nella zona si sono registrati oltre 22 terremoti di rilievo. Il Ferrarese era considerata pericoloso già da tempo, tanto che Francesco IV d’Este concesse diversi finanziamenti straordinari, ma impose che i proprietari di case dovessero cavarsela da soli. Non solo: avevano anche l’incombenza di abbattere i comignoli pericolanti e ripulire le strade dalle macerie; ai meno abbienti avrebbe pensato, invece, un fondo di beneficenza. Eppure non pensiamo a questo come un territorio sismico e magari vogliamo imparentare questo sisma con quello de L’Aquila (comunque più distruttivo in quanto a forza). In realtà è un terremoto piuttosto simile a quello umbro-marchigiano del 1997: magnitudo simili (5,9 in quel caso), scosse di replica forti, praticamente lo stesso numero di vittime, identica situazione rurale fatta di piccoli centri abitati e importante patrimonio storico-monumentale in pericolo. La geologia è diversa e qui saremmo in pianura, ma bisogna abituarsi a pensare che nel sottosuolo padano c’è sempre una dorsale montuosa (quella ferrarese) che cerca il suo assestamento in tempi lunghissimi.

È però forse ora di stabilire una differenza che in Italia si sta imponendo rispetto ai terremoti e al rischio naturale in generale. C’è un’Italia chiaramente identificata come sismica che tutti conoscono bene: la dorsale appenninica, la Sicilia, la Calabria e la Campania, vengono giustamente considerate le zone di massima allerta. Poi c’è un’Italia di seconda fascia del rischio che, siccome densamente abitata e spesso dotata di un patrimonio costruttivo di rilievo, ma spesso non manutenuto, può subire vittime e danni anche per terremoti di entità media. Questo vale anche per le alluvioni: chi ci mette in salvo da tutti quei piccoli fiumi soggetti alle bombe d’acqua? Questa Italia di seconda fascia è più pericolosa della prima, soprattutto perché non te lo aspetti e perché bastano eventi di piccola entità per fare danni rilevanti. Insomma il rischio si accresce non per colpa della natura o della geologia, ma solo ed esclusivamente per colpa nostra, che non vogliamo fare i conti con il rischio naturale quotidiano, accresciuto dal nostro moltiplicarci e dall’accrescersi delle nostre esigenze.

Ora speriamo che il parallelismo con il terremoto umbro-marchigiano del 1997 finisca qui e non ci siano scosse di replica forti come la prima (o addirittura più violente, come avvenne in quel caso). Magnitudo 6 Richter dovrebbe essere la massima possibile per quella regione. Ci aspettiamo, comunque, settimane di repliche e notti insonni prima di tornare a prendere possesso delle case e iniziare a ricostruire. Sarebbe bene però mantenere viva la memoria, e muoversi di conseguenza: perché questa è la situazione tipica di gran parte del territorio nazionale, quella che conferisce un’identità paesaggistica all’Italia. Solo tre città superano il milione di abitanti, tutto il resto è fatto di Comuni piccoli e frazioni sparse per le campagne ormai antropizzate. In questa Italia ci sono i centri storici medievali, rinascimentali e barocchi insieme con i capannoni industriali. Mettere mano ai primi con limitati interventi può bastare, mentre i secondi vanno progettati con criteri antisismici, altrimenti farli d’acciaio non basterà. Il resto è un problema di cultura del rischio naturale. Ma non sembra in cima alle preoccupazioni della politica.

Pd e vendita area ospedaliera: buona proposta forse fuori tempo massimo.

Pd, area ospedaliera, proposta, fuori, tempo massimoLa nuova posizione del Pd cittadino in merito al futuro dell’area ospedaliera non può che essere condivisa da parte di chi ha fatto una battaglia (quasi) solitaria sull’argomento. 

L’accordo di quattro anni fa tra Comune di Bergamo e Formigoni ha prodotto un danno profondo alla città in termini paesaggistici, ambientali, storici, culturali e ambientali. Un’area a totale destinazione pubblica è stata quasi interamente trasformata in destinazioni private in barba alle discussioni politiche e istituzionali degli ultimi venti anni.

Giunte di destra e di sinistra assieme ai ripsettivi consigli, appoggiati dai progettisti del Piano regolatore, avevano convenuto sulla vocazione di quell’area posta in uno dei contesti più pregiati della nostra Città.

Dal 2005 parte della stampa locale ha cominciato un martellamento continuo su questo argomento: “non possiamo perdere tempo con il Campus Universitario perchè servono  subito i soldi per il nuovo ospedale “.

Una volta cancellata la destinazione universitaria, si sono tutti assopiti e l’area non è stata più venduta e fino ad oggi la situazione è ancora in questi termini con una prassi a dir poco anomala: un’asta di settembre del 2009 andata deserta e non più ripetuta.

Adesso è certo uno svilimento del valore intrinseco e venale dell’area e quindi alla cancellazione del campus si accompagna anche un depauperamento patrimoniale rispetto a quanto previsto. Quindi, niente Campus e pochi soldi.

Facendo calcoli veloci si arriva alla conclusione che la cancellazione del campus universitario non porterà benefici economici alla regione rispetto al progetto originario che prevedeva metà area a destinazione universitaria. La vendita dell’area nel 2005 con il campus avrebbe prodotto un incasso simile a quello previsto per la prossima asta con destinazioni private prevalenti

Molti si sono lasciati convincere dal martellamento della cancellazione della destinazione pubblica correndo incontro alle richieste di Formigoni.

In pratica la politica urbansitica è stata lasciata in mano alla Regione e al rettore dell’università. La “Politica” si è dileguata o, a voler essere buoni, si è accodata.

Ora dopo aste deserte, accordi integrativi, interminabili riunioni di commissioni e di capigruppo per spostare pochi metri quadrati di destinazioni, incontri con  l’università ecc, arriva una ventata di aria fresca con la proposta del PD di Bergamo.

“Lasciamo l’area a destinazione pubblica e non la vendiamo”. Io la sottoscrivo subito senza tentennamenti, sono pronto a fare volantinaggio come in passato ho organizzato convegni. 

Ho il timore, però, che siamo fuori tempo massimo e che il destino dell’area sia purtroppo segnato perchè chi ha deciso qualche anno fa non ha valutato le conseguenze per il territorio e il ritorno economico dell’operazione. Chi ha sostenuto  anni fa posizioni diverse, come quelle espresse oggi dal PD, è stato preso in giro e fatto passare per visionario. Tutto questo risulta dalla rassegna stampa di quei giorni.

Comunque sono disponibile a contribuire a tutte le iniziative tese al miglioramento della situazione attuale che ha superato per negatività ogni possibile immaginazione.

l.n.

vedi anche:

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2011/09/20/vendita-area-ospedaliera-il-comune-tuteli-la-citta.html

 

 

Il Pd al Pirellone: non vendete l’area dei Riuniti

L’area deve restare pubblica

da Bergamonews.it

ospedali riuniti di bergamo.jpgIl Pd di Bergamo scrive alla giunta della Regione Lombardia per chiedere “di ripensare il futuro dell’area degli attuali Ospedali Riuniti di Bergamo”. Un question time che sarà presentato dai consiglieri del Pd bergamasco al Pirellone.

“L’area di Largo Barozzi ha sempre avuto una funzione pubblica – afferma Nicola Eynard, segretario cittadino del Pd – avendo raccolto le istanze dei cittadini ci sembra doveroso che la Regione Lombardia, proprietaria dell’area, ripensi alla destinazione urbanistica di una zona importante per la città di Bergamo”.

Secondo l’accordo di programma siglato nel 2000 gran parte della volumetria degli attuali Ospedali Riuniti sarà riconvertita ad una funzione residenziale e terziaria. Dopo il rifiuto dell’Università di Bergamo di creare un campus universitario sull’area, il terzo atto integrativo dell’accordo di programma prevede l’alienazione dell’area. Il primo bando del 2009, che metteva all’asta l’intera area per 95milioni di euro, è andato deserto. Secondo il mercato immobiliare si trattava di una cifra troppo alta. Un secondo bando, in programma nei prossimi mesi, riduce del 27% il valore degli immobili dei Riuniti e la base d’asta dovrebbe essere di circa 70milioni di euro. “In questo momento il mercato immobiliare non è preparato per partecipare alla gara per la vendita e quindi c’è il rischio che vada di nuovo deserta. Chiediamo che la Regione ripensi l’utilizzo di quest’area riconvertendola ad una funzione pubblica” dichiara Ivano Bonetti, responsabile dell’urbanisticaper il Pd Bergamo. Che cosa si voglia realizzare in quell’area però il Pd non lo dice.

“Si potrebbe studiare l’indizione di un concorso internazionale di idee per una riqualificazione sostenibile dell’area – aggiunge Bonetti – magari gestito dall’Amministrazione comunale sia nella definizione dei contenuti progettuali che nelle fasi successive. Il concorso sarebbe l’occasione per riqualificare l’area, mantenendola nella sua funzione pubblica, per trasformandola in un quartiere intelligente da consegnare alla città”. Per il valore di circa 70 milioni di euro che la Regione andrebbe di fatto a perdere, il Pd di Bergamo non ha dubbi: “Su un bilancio di 23miliardi di euro, di cui 17miliardi destinati alla sanità, come quello del Pirellone – rimarca Bonetti – settanta milioni di euro rappresentano solamente una voce di bilancio. La Regione non rinuncerà al suo valore, ma non può nemmeno ridursi ad una logica della rendita fondiaria”.

Per Massimiliano Serra, segretario del circolo cittadino 2 del Partito Democratico: “L’atteggiamento dei cittadini in materia urbanistica è molto cambiato negli ultimi tempi, c’è una consapevolezza e un’attenzione al verde e al rapporto tra spazi verdi e volumetrie. In particolare, dagli incontri con i cittadini scaturisce una sensibilità verso ciò che è il patrimonio pubblico ed una volontà a non svenderlo”. E Guido Maglionico già componente del Comitato Santa Lucia rimarca la necessità di “un concorso internazionale per l’area dei Riuniti per ricercare idee che generano ricchezza. Serve un modello di quartiere per rendere bella la città”.

Bergamo” Le conseguenze del Cemento” e la Cittadella orobica.

LE CONSEGUENZE DEL CEMENTO.jpgdal libro di Luca Martinelli “Le conseguenze del cemento”.

La cittadella orobica
Il progetto del nuovo complesso sportivo nel parco agricolo

A salutare in corteo per la vie di Bergamo la promozione in serie A dell’Atalanta, all’inizio di maggio, non c’era tutta la città. Mancava, senz’altro, Alessandro Moroni, geologo, tra i promotori del Comitato del Parco agricolo ecologico della cintura Sud di Bergamo. Il ritorno in serie A della squadra orobica dà nuovo slancio al progetto di realizzare una “Cittadella dello sport”, il nuovo stadio di proprietà dell’Atalanta con annessi spazi commerciali e servizi.

Che, per decisione dell’amministrazione comunale, troverà spazi edificabili proprio sui terreni del Parco agricolo, un Plis (Parco locale di interesse sovracomunale). “La proposta del Parco -racconta Moroni- era stata avanzata nel 2004, elaborata da 3 o 4 comitati della zona insieme a Legambiente, Wwf e Italia Nostra. Nella zona a Sud di Bergamo esisteva una situazione di grave inquinamento, dovuta alla realizzazione di nuove grandi infrastrutture, come l’asse interurbano, e dell’aumento dell’attività dell’aeroporto di Orio al Serio (vedi qui sotto). Con il progetto originale avremmo ‘salvato’ 390 ettari, aree verdi fondamentali per realizzare una connessione tra le aree agricole di pianura e il Parco dei colli, l’altro Parco locale riconosciuto dalla Provincia di Bergamo, un’esigenza anche secondo il piano regolatore allora in vigore a Bergamo”. 

Alla fine, però, il Parco è di 300 ettari. Lo “stralcio” più importante riguarda il territorio del Comune di Bergamo. Il nuovo Pgt (Piano di governo del territorio) della città è stato votato nei primi mesi del 2009. Nel dicembre dello stesso anno è iniziata la “partita” delle varianti. Una ha stralciato 35 ettari nell’area del Parco, per la realizzazione della “Cittadella dello sport”. “Non esiste ancora una bozza di progetto, né una planimetria -spiega Moroni-. Ad aprile 2011 è stato presentato alla stampa un rendering dello stadio, ma non è inserito nell’area”. 

“Ciò che è successo ha dell’incredibile: hanno fatto una variante previa, prima di conoscere il progetto. Perché fare una cosa del genere?” si domanda Luigi Nappo, ex assessore all’Urbanistica in Comune. Nappo è fondatore e presidente dell’associazione l’Aurora, e in questa veste ha inviato al sindaco Franco Tentorio (Pdl) una lettera relativa alle modifiche al Pgt, e in particolare alla previsione di aree da destinare al “verde per lo sport e il tempo libero” (V9), dove sono ammesse anche “funzioni strettamente correlate alle funzioni principali, finalizzate alla sostenibilità delle attrezzature e/o dei servizi insediati”. In parole povere, metrature da destinare a funzioni commerciali, terziarie e ricettive.

Stadio quindi, ma possibilmente anche centro commerciale: ecco il senso di un progetto da 50 milioni di euro, quello contenuto nei faldoni portati in Comune -ad inizio aprile- dal presidente dell’Atalanta. Il cui nome è Antonio Percassi, ovvero il “campione dei centri commerciali” che controlla l’Orio Center e in città è impegnato in progetti come quello del “polo del lusso” di Azzano San Paolo (vedi Ae 106 e 111), che realizzerà lo stadio (di proprietà della società) in tandem con il gruppo Cividini, famiglia di immobiliaristi bergamaschi proprietari di gran parte delle aree. Quando sarà pronto il nuovo stadio, si aprirà la bagarre sul vecchio Comunale, costruito negli anni Venti: alcune aree dell’impianto sono tutelate, ma al posto delle vecchie curve -così dispone il Piano di governo del territorio- possono sorgere palazzi per 50mila metri cubi.