Bergamo: irregolarità nel cantiere dell’Università.

bergamo, irregolarità, cantiere, universitàIn particolare, tra le irregolarità sollevate, un muro rimosso di valenza storico ambientale, un manufatto sotto tutela demolito, travi rimosse e ampliato un varco di una finestra sottoposto a vincolo storico.”

Quanto sopra è stato rilevato non in un cantiere qualsiasi, ma in un’opera pubblica importante. Stiamo parlando dei lavori per la nuova ( l’ennesima) sede universitaria nell’ex Collegio Baroni.

Da L’Eco di Bergamo si apprende che: “I lavori per il secondo lotto dell’ex collegio Baroni prevedono di fatto lo sbancamento della collina ai piedi del palazzo di via Pignolo 123 e la costruzione ex novo di tre piani a gradoni con vetrate, in cui troverà posto un auditorium da 400 posti, la biblioteca e aule studio”.

In più si sa che la Sovraintendenza ha richiesto nuova documentazione per valutare bene la situazione.

Che dire? La cancellazione del Campus universitario ai Riuniti ha dato via libera a opzioni dannose per il territorio cittadino come dimostra la vicenda di cui sopra. Il Comune ha accettato supinamente il sacrificio di uno degli ambiti storici (San Tomaso- Pignolo) più delicati della città.

 l.n.

Bergamo: per Porta Sud si riparte da zero.

Per Porta Sud sarà costituito un accordo di programma. Lo si apprende da un comunicato stampa firmato dai soci dell’operazione. Passaggi interessanti del comunicato: a) sarà creato “un gruppo di lavoro”; b)Questo strumento” ( l’accordo di programma) concretizza e continua il lavoro fino ad oggi svolto positivamente dalla società Porta Sud . 

Ma com’è possibile una cosa del genere? E in che cosa consisterebbe questo lavoro svolto positivamente dalla società? Ma hanno letto bene i bilanci di tutti questi anni?

Negli anni scorsi sono state adottate delibere per ripianare perdite più che notevoli. La società aveva già una funzione attuativa né più né meno di un accordo di programma. Esistevano tutte le possibilità per operare, ma le decisioni assunte dai soci non hanno avuto alcun riscontro operativo anche per un megaprogetto che aveva un grado di fattibilità vicino allo zero. Un progetto stampato su migliaia di libretti, CD e presentato in giro per le fiere. Ora dopo sette anni, si crea un gruppo di lavoro. Davvero Incomprensibile 

Con l’impegno di esaminare la cosa in maniera più puntuale e dettagliata, si riporta il comunicato della società:

“Comune, Camera di Commercio, Provincia, Ferrovie dello Stato, proprietari delle aree e/o soci di Porta Sud, hanno di comune intesa individuato un importante passaggio che appare utile, anzi indispensabile per il rilancio dell’iniziativa, di cui tutti hanno sottolineato ancora una volta l’estrema importanza per il territorio e la comunità bergamasca. Si è deciso di dar vita immediatamente ad un “accordo di programma” per l’attuazione della trasformazione urbanistica prevista dal Piano di Governo del Territorio. Verrà creato, a tal fine, un gruppo di lavoro coordinato dall’Assessorato all’Urbanistica del Comune di Bergamo al quale parteciperanno i tecnici di tutti i soggetti interessati – compresi i proprietari delle aree – ed avrà lo scopo di definire i progetti attuativi della trasformazione urbanistica. Questo strumento concretizza e continua il lavoro fino ad oggi svolto positivamente dalla società Porta Sud. A tal fine tutti i soci hanno incaricato il Sindaco di Bergamo di dar corso formale agli adempimenti necessari ad avviare la procedura dell’Accordo di Programma presso la Regione Lombardia. La decisione, importante anche perché presa all’unanimità dai Soci di Porta Sud, individua un passo decisivo per un percorso concreto che, coinvolgendo tutti gli interessati, porti alla concreta realizzazione dello strategico progetto nei prossimi anni.”

Trentasei eco-reati al giorno a danno delle coste italiane.

trentasei,ecoreati,al giorno,danno. coste. italianeda Repubblica.it – Una frequenza di 36 infrazioni al giorno e una media/reato ogni 2 chilometri di costa. Così è costretto a vivere l’intero ecosistema marino italiano. Nel 2001, sono stati compiuti circa 13mila e 150 reati ambientali nel Bel Paese, ci dice il dossier Mare monstrum 2012 di Legambiente, un’analisi dettagliata sugli abusi più comuni lungo le nostre coste: tra cui scarichi fognari non depurati, cementificazione selvaggia, rifiuti abbandonati sulle spiagge, privatizzazione del demanio e pesca illegale. “L’integrità del nostro prezioso ecosistema marino è sotto costante minaccia”, spiega uno dei responsabili di Legambiente. 

I reati più frequenti. Tra le infrazioni più comuni sono la pesca di frodo (quasi 5mila reati), l’abusivismo edilizio sul demanio (3mila e 171 Illeciti), la mancata depurazione delle acque (2mila e 669 violazioni). Lo scorso anno, riferisce Legambiente, si contano tra denunciati e arrestati circa 15mila e 790 e oltre 3mila sequestri per i crimini commessi a danno del mare. Il Sud rappresenta la zona più colpita: raggiunge oltre il 57% del totale nazionale. La Campania è la prima regione della ‘black list’ con una media di 5 reati ogni chilometro di costa. Conti alla mano, sono stati realizzati oltre 2mila e 387 infrazioni che corrispondono al 18% del totale nazionale. Seguono poi la Sicilia (1981), la Puglia (1633) e la Calabria (1528 illegalità riscontrate).

La missione di Legambiente. Per il ventisettesimo anno consecutivo, la Goletta verde ritorna a navigare per schierarsi contro i pirati del mare. L’associazione partirà il 23 giugno da Imperia e si concluderà il 14 agosto a Trieste, compiendo un viaggio in 26 tappe per dar voce alle tante battaglie in difesa dell’ecosistema marino e del territorio che Legambiente porta avanti dal 1986. “Punteremo i riflettori sull’abusivismo e la speculazione edilizia che sono una vergogna nazionale che non conosce eguali in nessun altro paese europeo. Solo nel 2011, i sequestri in materia urbanistica sulle coste sono stati 1298, quasi quattro al giorno. Secondo i dati nazionali del Cresme, nel nostro paese si sono commessi 25mila e 800 nuovi abusi con un giro d’affari stimato in circa 18,3 miliardi di euro” afferma Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente. Per Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente “il cemento abusivo non è l’unico pericolo che minaccia il nostro patrimonio marino e costiero: ci sono anche gli scarichi fognari non trattati. Attualmente la copertura di depurazione arriva solo al 76% del totale del carico inquinante prodotto, con l’82% nel nord, il 79% al centro e il 66% circa nel sud e isole. A questi, si aggiunge il rischio di nuove trivellazioni petrolifere in mare”.

(21 giugno 2012)

Città Alta: buco vicino alle Mura.

19062012009_1.jpgLa foto riporta lo stato di un cantiere abbandonato da tempo a pochissimi metri (10-20?) dalle mura di Città Alta. Tutti quelli che amano una passeggiata in quei luoghi bellissimi avranno da tempo notato questo enorme buco dentro l’area verde adiacente alle antiche strutture murali.

Di recente Federconsumatori ha scritto al Sindaco facendo presente lo stato di degrado del cantiere e, di conseguenza, del comparto sul quale è collocato.

Ma è lecito chiedersi innanzitutto il perchè di quel cantiere, a cosa è finalizzato il permesso a costruire , in altre parole che cosa ha autorizzato il Comune in un posto a contatto con le Mura storiche. Si tratta di un’opera pubblica? Di un’iniziativa privata? La Soprintendenza è stata interpellata?

Certo che a Bergamo siamo forti! Un sollevamento popolare (giustamente seppure con quattro anni di ritardo) per un edificio vicino al casello autostradale e nessuno dice niente per uno sventramento del territorio a pochissima distanza dalle Mura.

Intanto, non si ha notizia ( a meno che la cosa ci sia sfuggita) della risposta del sindaco a Federconsumatori di Bergamo. Attendiamo fiduciosi notizie in proposito. 

Bergamo: dopo tre anni è ora di pensare al futuro.

Bergamo, tre anni, meglio, pensare al futuroA tre anni dalle ultime elezioni amministrative, non potendo parlare (per mancanza di materiale) di quanto fatto dalla Giunta Tentorio, è già tempo di guardare avanti verso il 2014. Finora la scadenza è stata collegata spesso alle candidature, alle primarie e alle faccende interne ai partiti. In realtà tra diciotto mesi siamo già in campagna elettorale e la riflessione impone di stringere i tempi partendo da quelle realtà già consolidate.

Stando ai temi che mi appassionano, mi chiedo come si possano sottovalutare alcuni dati acquisiti:

Porta Sud, la leva inventata per creare una nuova centralità urbana, è stata in pratica rinominata “Porta Chiusa”. Chi ha la bontà e la pazienza di leggere questo sito ricorderà che ben quattro anni fa abbiamo definito il nuovo progetto (quello, per intenderci di un milione e passa di metri cubi) a “Fattibilità Zero”. Uno studio che va a intersecare binari e palazzi con soluzioni ardite e con un interlocutore come le ferrovie dello Stato. Poi il resto l’hanno fatto la Provincia e il Comune di Bergamo in versione Pdl- Lega che hanno accompagnato il”caro estinto” con serena rassegnazione. Va rivista l’impostazione.

Il Comparto della Celadina è destinato ad altri destini rispetto a quanto previsto dal PGT e addirittura si legge il presidente della Bergamo Mercati che tiene lezione di urbanistica per giustificare la volontà di non rispettare le scelte condivise anche dalla sua maggioranza.

Le previsioni espansionistiche del PGT, come ad esempio  quella di oltre quattro milioni di metri cubi in più per attrarre ventimila abitanti in più, si possono definire preistoriche per tanti fattori (ultimo quello del mercato).

La vera priorità è di mettere in sicurezza il territorio che non deve far pensare solo a sciagure come gli eventi sismici. Occorre ristabilire un nuovo equilibrio tra aree libere e superfici occupate per evitare di rincorrere i problemi spendendo per la riparazione cifre il triplo di quelle necessarie per la prevenzione. E allora non si può sacrificare un Parco Agricolo per rincorrere e usare la passione dei tifosi. Bisogna impedire democraticamente quest’operazione che avrebbe un costo incalcolabile per l’ambiente cittadino. L’invenzione del V9 come tipologia di verde ambientale idoneo a ospitare, tra l’altro, cinquantamila metri quadri di superfici commerciali, va cancellata.

Va cancellata soprattutto se a proporla è un’alleanza politica che oggi ha un consenso di non più di un quarto della popolazione residente.

Al Rettore dell’Università di Bergamo piace scherzare.

RETTORE, UNIVERSITà, BERGAMO, PIACE, SCHERZAREAl Rettore dell’Università di Bergamo piace scherzare e questo non è poco in un periodo di crisi che investe tutto il Paese, compreso il suo settore.

Oggi sul sito de L’Eco di Bergamo sono riportate alcune dichiarazioni in merito al “Campus Universitario che non c’è” perché è stato cancellato dalle tavole urbanistiche. Eppure il Professor Paleari oggi ci porta la buona novella:  “Habemus Campus”.

Ecco dov’è questo benedetto campus. Riportiamo le affermazioni del Magnifico Rettore:  

l’ateneo, dal 2000 a oggi, ha di fatto realizzato un campus su tre poli: umanistico in Città Alta, scientifico e tecnologico a Dalmine e al Kilometro Rosso, economico – giuridico in via dei Caniana. 
In tutto 48 mila metri quadri di proprietà trasformati in aule, uffici, biblioteche per gli studenti e i docenti (oltre a 19 mila metri in affitto) contro i 130 mila metri quadri di largo Barozzi e con un investimento complessivo di 84,3 milioni di euro”
«Praticamente il campus universitario l’abbiamo già realizzato».

Il Rettore è convinto di aver fatto Bingo, ma le cose non stanno esattamente cosi.

a)  Che la sede in via dei Caniana lungo la Briantea possa rientrare nella categoria dei “pezzi di campus” è da prendere solo come una provocazione. E non bisogna essere degli urbanisti per stabilirlo, ma basta uno studente o un abitante del quartiere o anche un passante per riconoscere l’esatto contrario.

b) Per assecondare le voglie dell’università è stato messo a soqquadro il quartiere di San Tomaso, uno dei luoghi più delicati come stanno a dimostrare le vicende del cantiere riportate dalla cronaca.

c)  Lo “spezzatino di campus”, tanto apprezzato, è costato, secondo il rettore, 84,3 milioni di euro per 48 mila metri quadrati. Allora facciamo un po’ di conti:

Se l’università fosse ancora in corsa per l’area dei Riuniti potrebbe acquistare con la prossima asta circa 40.000 metri quadrati di spazi a 20 milioni di euro ( in vendita a circa 500 euro a metro q). In più avrebbe avuto a titolo gratuito 20.000 metri come previsto dall’accordo di programma del 2004.

Mettiamoci anche 40 milioni di ristrutturazione e il totale ammonterebbe a 60 milioni di costi per un Campus Vero di 60.000 metri quadrati nella splendida area di Santa Lucia, dove i valori delle aree sono appena più sotto di quelli di Città Alta. 

Il Rettore invece è contento di aver realizzato le sedi sparse per un totale di 84,3 milioni su 48 mila metri quadrati (una parte lungo l’autostrada, l’altra sulla Briantea e una in un cantiere infinito nel quartiere di San Tomaso).

Come capita spesso, l’originale costa molto meno della copia. Sarebbe costato molto meno il Campus vero, tanto per capirci quello già visibile quando si entra nell’attuale recinto ospedaliero.

Il rettore è soddisfatto per non aver dovuto aspettare i tempi lunghi della vendita dell’area. Ma anche qui c’è una differenza di non poco conto. I soldi spesi non sono rimasti nelle casse pubbliche ma sono stai pagati a proprietari privati. Il che non è poco.

 

 

Bergamo: cantiere abbandonato sotto le Mura

da bergamonews.it
Federconsumatori Bergamo segnala l’ennesimo caso di incuria che affligge la città di Bergamo. In Via Tre Armi, sotto gli spalti delle Mura Venete, fa brutta mostra un cantiere edile, aperto nel marzo 2010, da mesi deserto.

“Ennesimo cantiere abbandonato sotto le Mura”

cantiere di via Tre armi


Federconsumatori Bergamo 
segnala l’ennesimo caso di incuria che affligge la città di Bergamo. In Via Tre Armi, sotto gli spalti delle Mura Venete, fa brutta mostra un cantiere edile, aperto nel marzo 2010, da mesi deserto. Quello che i cittadini non sanno è il perché questo possa accadere impunemente e se l’Amministrazione comunale, che rilascia le licenze a costruire, ha strumenti utili per evitare il verificarsi di situazioni del genere. Per questo riteniamo opportuno che i responsabili comunali, ai quali si inoltra la presente segnalazione, spieghino i motivi che hanno portato alla condizione attuale e le possibili soluzioni che intendono adottare o, meglio ancora, che stanno adottando
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Bergamo: Nuovo albergo di otto (?) piani in Piazzale Marconi.

nuovo, albergo, otto piani, Piazza marconiCi risiamo. Non si sono ancora placate le polemiche in merito all’edificazione (descritta dai giornali come “il Muro”) in via Autostrada e oggi la stampa cittadina annuncia la presentazione imminente di un progetto per un nuovo albergo di otto piani in Piazzale Marconi, proprio all’inizio del Viale Papa Giovanni.

I commenti sono abbastanza contenuti, anche se l’operazione viene definita ingombrante.

In proposito mi permetto di fornire alcuni elementi importanti:

– L’intervento prevede un’edificazione di 5.500 metri quadrati di superficie lorda di pavimento su  una superficie totale territoriale di 5.263 metri quadrati (non è proprio poco). Dovrebbe sorgere al posto del piccolo edificio di 3 piani che oggi ospita il Mc Donalds.

– Per quanto riguarda le altezze non esiste una prescrizione precisa ma la tendenza va verso l’alto.

L’altezza prevista nel Piano di Governo del Territorio (versione Bruni- Grossi) era di ben 12 piani.

Su questi contenuti l’Associazione l’Aurora ha presentato a giugno del 2009 una osservazione con le seguenti richieste:

 Riduzione dell’altezza a massimo 6 piani;     

 Riduzione delle volumetrie con la previsione di funzioni pubbliche.

Risposta del Comune di Bergamo (versione Tentorio- Pezzotta)

SI a riduzione altezze, ma senza indicare limiti precisi. Si vedrà in sede di progettazione.

NO a riduzione dei volumi e NO alla destinazione a funzioni pubbliche.

Conclusione: operazione abbastanza problematica considerando: gli spazi disponibili, i volumi realizzabili, l’indeterminatezza sulle altezze e il contesto delicato.

Siamo all’uscita della stazione, all’inizio del Viale  e con lo sguardo naturale verso Città Alta.

Annotazione: a) all’epoca da nessuna parte si sono letti rilievi rispetto alla proposta di 12 piani; b) appare evidente la necessità di una revisione del Piano di Governo del Territorio (ma su questo ci torneremo).

Si riporta di seguito la sintesi della risposta del Comune alla nostra osservazione del giugno 2009:

“”la scheda progetto prevede per la UMI 1 un’altezza massima possibile pari a 12 piani;

il PRG vigente prevede (Ne155) un’altezza massima pari a 6 piani;

l’altezza media dei tessuti circostanti, appartenenti prevalentemente ai Tessuti storici di ampliamento di epoca ottonovecentesca , risulta significativamente inferiore ai 12 piani

Si propone pertanto che l’Ambito di Trasformazione in oggetto non rechi nella propria scheda di AT l’indicazione dell’altezza massima espressa in numero di piani, ma nei Criteri insediativi si preciserà che “in sede dipianificazione attuativa, laddove le proposte contengano previsioni di edificialti, le stesse dovranno essere accompagnate da specifici studi paesaggistici di dettaglio in grado di evidenziare labontà della proposta in relazione al contesto di riferimento e alla capacità di determinare elementi di qualità urbana e territoriale, nel rispetto dei segni caratterizzanti i luoghi che hanno determinato l’immagine della città, primi fra tutti gli scenari collinari con Città Alta”. Per tali motivazioni si ritiene di accogliere parzialmente la richiesta di cui alpresente punto;

Circa invece la richiesta di individuare esclusivamente funzioni pubbliche, eliminando di conseguenza la funzione ricettiva, si segnala come gli indizi di carattere generale dell’Amministrazione Comunale siano orientati a potenziare l’offerta turistica cittadina e, pertanto, si conferma la previsione del nuovo albergo previsto dall’AT, cheperaltro risulta collocato in prossimità del principale nodo di interscambio (Polo Intermodale) sovra comunale. Per tali motivazioni si ritiene di non accogliere la richiesta di cui all’oggetto.”

E ora siamo al dunque.

l.n.

Bergamo: la Regione decide anche in Comune.

bergamo,la regione,decide,anche,comuneL’assessore regionale all’urbanistica Daniele Belotti è stato il mattatore nel Consiglio Comunale convocato per decidere il futuro dell’area degli Ospedali Riuniti di Bergamo.

I gruppi di opposizione del centrosinistra avevano chiesto giustamente di soprassedere a ogni decisione in merito considerato che dal Pirellone l’assessore alla sanità aveva fatto sapere che prima di settembre non si sarebbe proceduto ad alcuna vendita. Anzi aveva aggiunto che la vendita non era neanche proprio sicura. Da qui la richiesta dei consiglieri di minoranza di dedicare un po’ di tempo in più a una situazione non molto chiara e condivisa.

Apriti cielo! L’assessore regionale Daniele Belotti si è scatenato con una dura arringa contro i rappresentanti della sinistra bocciando con fermezza la loro proposta. Secondo Belotti non si poteva e non si doveva perdere altro tempo. Non ha aggiunto, come avrebbe dovuto, il particolare più importante: gli unici ad aver perso tempo in questa vicenda sono gli assessori regionali che si sono succeduti Belotti compreso. Non solo: non hanno mai spiegato ai noi cittadini ignari il perché di tanto ritardo soprattutto dopo la prima asta datata ottobre 2009.

Ma la cosa che più indigna è la seguente: Il Comune di Bergamo e la Regione Lombardia sono due soggetti distinti che hanno sottoscritto, con altre istituzioni, l’Accordo di Programma per l’ospedale nuovo e quello vecchio. Ora, secondo logica, il Comune dovrebbe decidere a casa sua, cioè in Consiglio Comunale, e la Regionale Lombardia a Milano.

Invece “il Belotti” occupa contemporaneamente la poltrona di assessore regionale e quella di consigliere comunale e quindi può decidere quale deve essere la risposta del Comune di Bergamo nei confronti della Regione Lombardia.

E in ballo non ci sono noccioline o caramelle ma milioni di euro, centinaia di migliaia  di metri quadrati di edifici e la cancellazione di spazi pubblici.

La vicenda qui rappresentata è formalmente legittima, ma rivela due sintomi: 1) la nostra democrazia è malata in termini di rappresentatività; 2) nessuno, né dentro né fuori dal Consiglio Comunale ha fatto notare questo conflitto che denota forse non abuso ma arroganza di potere voluto dalla legge stessa che lo consente.



 

Urbanistica a Bergamo: Operazioni senza senso.

Il «muro» di via AutostradaIl «muro» di via Autostrada

Che senso ha un’operazione che prevede la riduzione di un piano per un edificio vicino al casello autostradale per aumentare di un piano un albergo in via Carducci in un contesto a forte valenza ambientale? Chi ci guadagna? La Città no di certo!

A Bergamo ormai tutti assorbono tutto e neanche le opposizioni in Consiglio Comunale, meno che meno la circoscizione competente, sollevano dubbi sull’argomento. Cosa dicono i sedicenti garanti della visuale di Città Alta? Hanno mai senito parlare del Colle della Benaglia?

l.n.

Segue articolo dal Corriere della Sera:

Si sblocca la trattativa tra privati e giunta. I metri cubi tagliati all’uscita dall’A4 andranno a finire nel progetto Life Source

“operano sul complesso di via Autostrada e la società che ha presentato il progetto per un hotel sulla Briantea. Si tratterebbe dell’ennesimo cambio di vento in una vicenda che dieci giorni fa sembrava destinata a risolversi con cause in tribunale e richieste di risarcimento danni. Necessaria quindi la cautela sul fatto che l’accordo trovato ieri a Palazzo Frizzoni sia la soluzione definitiva. 

Al momento però le parti si sono avvicinate. La commissione urbanistica del Comune nei giorni scorsi ha detto di sì alla nuova versione del progetto Life Source per un hotel sulla Briantea: l’albergo potrà salire da 5 a 6 piani, l’ultimo dei quali realizzato in modo da non intaccare la vista verso i Colli. Il piano in più sulla Briantea è quello tolto invece dal progetto di via Autostrada, dove è previsto un hotel che quindi scenderebbe da 6 a 5 piani. La Life Source è disponibile a pagare 900 mila euro per i metri cubi cui rinuncerà la Bruman’s, la società che opera in via Autostrada.

 

Anche dal punto di vista economico le parti – quelle private – sembrano più vicine rispetto a poche settimane fa. La Life Source ha poi ottenuto un alleggerimento dei vincoli sull’area verde attorno al futuro hotel: resterà proprietà privata (non un giardino comunale, come chiesto in precedenza da Palafrizzoni), in cambio la società metterà a disposizione camere dell’albergo per parenti dei pazienti del vicino nuovo ospedale, da affittare a prezzi in convenzione. 
Questa apertura ha consentito all’amministrazione di ridiscutere tutta la vicenda del «muro». La Bruman’s a questo punto è disponibile a tagliare la parte alta del centro direzionale Coop che ha fatto tanto discutere nell’ultimo anno. La costruzione culminerebbe quindi con una copertura obliqua, anticipando di qualche secondo la vista su Città Alta per agli automobilisti usciti dal casello. Rimane aperta l’ipotesi che, in cambio di questo gesto di «buona volontà», e degli ulteriori metri cubi persi, la Bruman’s chieda il diritto a edificare in un’altra zona della città. 

Il vero problema, per i privati, a questo punto sono i tempi. Il Comune vorrebbe procedere con una prima piccola variante per l’area verde attorno all’hotel sulla Briantea. Poi la giunta propone un accordo quadro per il «trasloco» dei metri cubi dall’albergo di via Autostrada a quello della Life Source e, nello stesso procedimento, per il taglio obliquo sul centro direzionale. La Bruman’s, ora disponibile a limare l’altezza delle proprie costruzione, ha l’esigenza di fare molto presto: entro settembre l’edificio dovrebbe essere consegnato al committente, cioè Coop. Viste le polemiche dell’ultimo anno, i passaggi in giunta e consiglio comunale rischiano però di non essere una cosa di poche settimane.”

2 giugno 2012

S.B.