L’Urbanistica malata

Quando emergono situazioni discutibili nella gestione del territorio, si parla spesso di speculazioni edilizie o immobiliari.

Questo accade soprattutto in occasione di varianti ai Piani Regolatori, prassi usata e abusata negli ultimi anni.  A spingere in quella direzione è stata anche la proliferazione di leggi regionali che hanno deliberato in nome di una mal definita flessibilità.

La madre di tutte le speculazioni è quella che si realizza sulla “rendita fondiaria” a seguito di una variante urbanistica al PRG. L’urbanistica malata si manifesta soprattutto quando il comune accoglie una richiesta di modifica alle destinazioni previste dallo strumento urbanistico. Con quell’atto il Comune consente spesso un arricchimento notevole e immediato in capo al proprietario dell’area. Per fare un esempio, la modifica da agricolo a edificabile o da residenziale in strutture commerciali ecc. In altri casi l’arricchimento si realizza attraverso l’aumento eccessivo delle volumetrie consentite o delle altezze e qui gli esempi non mancano. I valori dei terreni arrivano anche a raddoppiarsi o quintuplicarsi in pochi giorni.

In queste situazioni il proprietario dell’area e/o l’operatore concedono al comune la realizzazione di un’opera pubblica ad esempio un giardino, un rondò o un asilo. In tal modo storna al Comune una parte dell’arricchimento conseguito con la variante urbanistica in una proporzione che in genere non supera questi rapporti: dieci, venti per cento all’ente pubblico e il novanta o l’ottanta per cento all’imprenditore urbanistico.

Negli ultimi tempi la pianificazione è stata considerata un orpello da parte di amministratori e professionisti sedicenti modernisti che si trasformano in pifferai nelle interviste giornalistiche.

Giustamente si evidenziano i casi di corruzioni laddove si manifestano, ma il vero, il grande affare si consuma sempre e comunque sulle modifiche ingiustificate alla rendita fondiaria.

l.n.

Brutta pagella per l’Università di Bergamo

Il Censis ha elaborato una classifica degli Atenei Italiani distinti per dimensione degli stessi. Quello di Bergamo è compreso tra i Medi (da 10.000 a 20.000 iscritti), gli altri sono classificati, tra i grandi, piccoli e i politecnici.

La graduatoria è stilata sulla media della valutazione dei seguenti indici: servizi, strutture, web, internazionalizzazione, spese per borse di studio ed altri interventi.

L’Ateneo di Bergamo è posizionato al 14° posto tra 17 compresi nell’elenco e peggio di noi sono messi solo Foggia, Catanzaro e Napoli Part.

Cosa dire? Solo qualche settimana fa abbiamo letto sulla stampa locale autoincensamenti per l’Università di Bergamo protagonista di grandi scelte strategiche. Agli squilli di tromba risponde questa graduatoria del Censis che ci caccia dietro agli Atenei di Siena, Macerata, Sassari, Ferrari e tanti altri ancora.

Ognuno è bello a casa sua.

Giunta di Bergamo: Tre anni e non li dimostra.

ImmagineIlComune.jpgNel senso che non ha niente da dimnostrare. Non appicccicano più neanche i manifesti dei primi anni con gli obiettivi raggiunti: ai primi posti giganteggiavano l’adunata degli alpini, la festa dei bersaglieri, le serate nei parchi eccetera. Oggi i muri sono spogli, non si sa cosa scrivere. I giornalisti che devono scrivere per mestiere raccontano di un Donizetti ridotto in condizioni pietose, di edifci pubblici da tutelare e di alienazioni di tesori del patrimonio cultuare come Casa Suardi.

E’ vero che mancano i soldi e non si possono fare le nozze con i fichi secchi. Ma gli eletti del 2009 si portano addosso una grossa respondabilità. Sono partiti a tavoletta con la priorità della Cittadella dello Sport e per fare questo hanno messo a soqquadro il PGT appena adottato inventando ampie strutture commerciali nel Verde per fare da corollario allo stadio. Hanno seppellito l’idea più apprezzabile quella del Parco Agricolo studiato da anni.

Alcune persone, per altri versi bravissime, si sono trovati in Giunta senza avere una minima idea delle condizioni e dei bisogni primari della città denotando, tra l’altro, motivazioni non proprio accentuate.

Ora, dopo tre anni, si ritrovano senza raccolto perchè nulla hanno seminato. Una giunta, una maggioranza che nessuno rimpiangerà mai. Purtroppo Bergamo si ritroverà a dover fare passi indietro.

Per la Provincia almeno arriva la buona notizia della possibile cancellazione.

l.n.

 

Grandi “Polmoni verdi” dell’Italia sono a rischio

Roma, 5 lug. – (Adnkronos) – I grandi ‘polmoni verdi’ del paese a rischio. A mettere in pericolo i parchi italiani sono cemento, asfalto, installazioni militari, impianti di fotovoltaico a terra, centrali eoliche e a biomasse, cave, deforestazione, trivellazioni petrolifere, erosione continua del territorio, mancata tutela delle presenze storiche contenute. A suonare il campanello d’allarme è ‘Italia Nostra’ evidenziando come ”alcuni dei parchi italiani più importanti sono in grave pericolo”, in particolare dieci: il Parco delle Alpi Apuane; il Parco dello Stelvio; il Parco Sud Milano e Parco del Ticino; il Parco archeologico dell’Appia Antica; i Parchi della Calabria (Sila e Pollino); i Parchi del Delta del Po, il Parco delle Cinque Terre; il Parco geo-minerario della Sardegna; il Parco della Sughereta di Niscemi in Sicilia e il Parco della Collina di Torino.

I pericoli più insediosi per i parchi, rileva Italia Nostra, è la mancanza di controlli e la violazione dei Sic e delle Zps, la carenza della formazione del personale dei parchi, le modifiche alle varie leggi sui parchi regionali, la mancanza di trasparenza sulle nomine nei consigli direttivi dei parchi, i frequenti ricorsi ai commissariamenti e gli scarsi finanziamenti sono i pericoli più insidiosi per i parchi.

I finanziamenti a parchi e aree protette, rileva, ”hanno subito, specie negli ultimi anni, pesanti e costanti tagli. Attualmente i fondi per il funzionamento e il personale dei parchi terrestri, ammontano a circa 70 milioni di euro/anno. A questi vanno aggiunti 3.354.000 euro per il 2012, 5.644.000 euro per il 2013, 5.237.000 euro per il 2014 per programmi e interventi nelle Aree protette. Allarmanti i dati sui fondi destinati alle Aree Marine Protette che in 10 anni sono diminuiti del 70%. Si è passati dagli 8,5ml del 2001 ai 3,6ml (0,0002% del PIL) del 2012. Nello stesso periodo il numero delle Aree Marine è passato da 17 nel 2001 a 27 di oggi”.

I parchi, non sono solo natura, ma anche storia, cultura, identità, lavoro. Ecco perché dopo i ‘centri storici’, le ‘coste’ e i ‘paesaggi agrari’, Italia Nostra ha deciso di dedicare la campagna ‘Paesaggi sensibili 2012/13’ ai parchi e alle zone e riserve naturali protette, ai parchi di città e di periferia, di collina, di pianura e di montagna, di lago, di palude e di fiume, di costa e di mare (le riserve marine), ai parchi naturali e ai parchi storici, ai parchi geo-minerari e ai parchi archeologici, ai ‘parchi della rimembranza’.

”L’intreccio di patrimonio naturale, paesistico, storico e artistico è un tutt’uno che deve essere tutelato”, sottolinea Alessandra Mottola Molfino, presidente di Italia Nostra. ”Le continue interferenze dell’uomo, con insediamenti di ogni tipo, dalle grandi opere che rompono le reti e i corridoi ecologici, alle infrastrutture invasive, impongono un’inversione di tendenza. Il futuro dell’Italia è di tornare a essere il ‘giardino d’Europa”’. Per questo, sottolinea il presidente, ”con l’avvio della nostra campagna invitiamo da subito tutti i cittadini a segnalare i parchi e le aree insidiate che vogliono proteggere”.

”Ci rivolgiamo anche a tutte le scuole dove nell’anno scolastico 2012-2013 il progetto di ‘Italia Nostra – Educazione al patrimonio culturale’ -rileva- sarà dedicato ai paesaggi sensibili dei parchi. Infine, nel corso della campagna che durerà fino a maggio 2013, promuoveremo accordi locali con il Corpo Forestale, con il Nucleo dei Carabinieri per la tutela del Paesaggio, con la Guardia Costiera per le aree marine protette”. Oltre il 20% del territorio nazionale è coperto da aree protette, superiore al valore medio comunitario (17,5%) e per il 10% in senso stretto: vale a dire aree protette per la legge nazionale 394/91. L’Italia conta ben 2.287 SIC (Sito di importanza comunitaria), 601 ZPS (Zone di protezione speciale) e 871 aree protette di cui: 23 parchi nazionali (a cui si aggiunge il Parco Nazionale del Gennargentu, il cui iter istitutivo non è mai stato completato); 27 Aree Marine Protette; 147 Riserve Naturali Statali;3 altre Aree Protette di carattere nazionale; 134 Parchi Naturali Regionali; 365 Riserve Naturali Regionali; altre 171 Aree Protette Regionali.

 

 

 

Ogni giorno 18 reati per la cementificazione

Roma, 6 lug. – (Adnkronos) – Dalle cave illecite alle case abusive, dai piani regolatori trovati in casa dei boss alle concessioni edilizie rilasciate con progetture illegittime. Il ciclo del cemento è uno dei settori di punta dell’ecomafia, una lavanderia ideale per ripulire i soldi sporchi, con elevati costi per lo Stato e altissimi rischi per i cittadini tra la violazione delle norme antisismiche e la realizzazione di manufatti in zone ad elevato rischio idrogeologico. L’azienda della ‘cemento connection‘, come la definisce il rapporto Ecomafia 2012 di Legambiente, ha la sua sede operativa in Campania e filiali in Lazio, Toscana, Emilia Romagna.

Nel 2011, ogni giorno si sono consumati oltre 18 reati, con una leggera flessione rispetto al 2010. Diminuisce il numero delle persone denunciate (8.745 a fronte di 9.290) ma aumentano gli arresti, passati da 5 a 20. Sostanzialmente stabile il numero dei sequestri: 1.964. Il 45,7% di questi illeciti si concentra nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa (un dato in lieve crescita rispetto al 2010, quando la percentuale era del 44,8%); qui sono stati eseguiti 18 arresti su 20 e oltre il 63% dei sequestri.

Numeri che confermano come proprio nei territori dove è più radicata la presenza delle organizzazioni criminali, la filiera del cemento illegale sia particolarmente aggressiva. Resta sostanzialmente stabile, invece, l’incidenza relativa all’Italia meridionale, con il 38,1% di illeciti accertati sul totale nazionale (nel 2010 erano il 38,3%).

Poco più di un quarto delle infrazioni, esattamente il 25,9%, si concentra nelle regioni dell’Italia centrale (in linea con il 2010, quando erano il 26,2%); il 15,8% in quella insulare (con un leggero aumento rispetto al 15% del 2010) e il 13,5% nell’Italia Nord Occidentale (erano il 13,11%). Chiude la classifica per macro aree l’Italia Nord Occidentale con il 6,7%, in leggera flessione riospetto al precedente rapporto, quando l’incidenza era pari al 7,4%.

C’è la Campania al primo posto in Italia per gli illeciti accertati nel 2011 nel ciclo del cemento. Lo scorso anno, al primo posto figurava invece la Calabria, che resta comunque la regione con il maggior numero di arresti eseguiti: 14. Cresce il numero delle infrazioni riscontrate in Puglia che sale dal quinto al terzo posto, mentre resta stabile la Sicilia. Scende la classifica invece il Lazio, dal terzo al quinto posto.

La Liguria è la prima regione del nord con 362 illeciti (+13,5%) scavalcando in ottava posizione la Lombardia. E sempre per quanto riguarda il nord, è da segnalare l’incremento del Veneto che scala quattro posizioni saltando dal sedicesimo al dodicesimo posto.

 

 

 

Stadio nuovo: è ora di fare chiarezza.

stadio nuovo. fare chiarezzaNon è possibile che ci siano dei giudizi positivi in merito al progetto dello stadio da parte dell’Amminitrazione comunale di Bergamo.

Infatti, l’unico organismo competente è il Consiglio Comunale e il parere della Giunta conta poco più di niente.  Non risulta che il Consiglio abbia mai espresso alcun giudizio in proposito.

Parliamo di un progetto che non è mai stato spiegato pubblicamente e quindi non conosciuto dalla Città.

Occorre una decisa azione politica  senza escludere azione legale in merito, a partire dalla vicenda V9.

l.n.

 

Stadio nuovo: si pretende chiarezza.

Da questo articolo pubblicato su Bergamonews di oggi emerge una circostanza abbastanza strana e cioè che “Secondo i documenti ufficiali quindi l’amministrazione sarebbe “pienamente soddisfatta” del progetto della cittadella dello sport”.

Si dà il caso però che l’unico organismo competente per legge ad esprimere giudizi in materia è solo il Conisglio Comunale. E allora chi sarebbe questa “amministrazione” che si ritiene pienamente soddisfatta? Sull’argomento va fatta estrema chiarezza considerata la posta in palio per la nostra Città e ricorrendo nelle sedi più opportune.

l.n.

Riportiamo diu seguito l’articolo di Bergamonews

“Niente parco agricolo, l’area destinata dal piano di governo del territorio alla cittadella dello sport non tornerà verde. Non avrà alcun effetto l’ordine del giorno presentato dalla maggioranza, approvato nel 2009, in cui si esortava il reinserimento nel parco agricolo nell’area di 34 ettari stralciata per fare spazio a stadio, palazzetto, superfici commerciali e parcheggi. La scadenza era fissata a due anni dalla pubblicazione del piano di governo del territorio, solo in caso di mancato “pieno soddisfacimento” del progetto denominato “parco dello sport”. Il mese X è appena iniziato, ma l’assessore all’Urbanistica Andrea Pezzotta non è intenzionato a ritornare sulla questione. Non verrà chiesta nemmeno una proroga, il documento non ha più alcun effetto. “Il procedimento è avviato, il progetto è stato presentato – spiega – un gruppo di lavoro lo sta esaminando quindi credo che il problema non si ponga. Non si è verificata l’indicazione data dall’ordine del giorno”.

Secondo i documenti ufficiali quindi l’amministrazione sarebbe “pienamente soddisfatta” del progetto della cittadella dello sport: era infatti questa la dicitura contenuta nell’ordine del giorno. Il tutto nonostante il sindaco Tentorio abbia più volte ribadito che il presidente dell’Atalanta Antonio Percassi al momento non possa permettersi un investimento da 150 milioni di euro. Eppure il consigliere delegato al Parco dello Sport, Angelo Fassi, era stato chiaro nel giorno dell’approvazione dell’ordine del giorno da lui presentato: “Stiamo cercando di creare le premesse e se questo sogno si concretizzerà sarà una grande vittoria per Bergamo. In caso contrario il progetto dovrà obbligatoriamente rientrare nel PLIS e a tal fine riteniamo sia assolutamente necessario indicare una scadenza di due anni, che possa garantire i giusti termini per verificare l’eventuale fattibilità. Sicuramente questo nostro obiettivo, per svariate ragioni, non sarà certo di facile realizzazione, anzi il percorso sarà difficilissimo e non sarà certo aiutato da un’opposizione che, oltre a sobillare ad aizzare gli animi per creare malcontento, sarà costruttiva solamente negli interventi mirati a minare le fondamenta del nostro progetto”.

Nuovo ospedale di Bergamo: rischio fallimento per la ditta Dec

http://bergamo.corriere.it/bergamo/notizie/cronaca/12_luglio_4/dec-bergamo-libri-tribunale-trucca-ospedale-nuovo-concordato-201864853388.shtml

Ed ecco una presentazione della stessa ditta quando ha vinto l’appalto nel 2005.

Si legge tra l’altro: ” La Dec è sinonimo di grande esperienza nel settore.. e di elevati standard nella realizzazione delle più diverse tipologie costruttive” “opera non metodi d’avanguardia sia ingegneristici che gestionale” e altre cose del genere.

Di tutto questi requisiti a Bergamo nonv’è traccia”

leggi la presentazione del 2005

nuovo ospedale, rsichio fallimento, Dec