Bergamo. Doping urbanistico (scoperto in ritardo)

Commento: tutto  vero quanto riportato sotto dal Corriere della Sera. La battaglia, purtroppo, andava fatta tre anni fa, nel 2009, all’atto di approvazione del PGT di Bergamo. Noi ci abbiamo provato all’epoca con le osservazioni alla delibera in gran parte respinte.

Ecco, in proposito una parte delle nostre osservazioni:

“Esiste un dilemma che si pone all’attenzione della comunità bergamasca:

a)      assecondare la filosofia attuale che punta su un Piano di Governo del territoriocon una dimensione adatta ad una città di 145.000 abitanti;

b)      scegliere una politica tesa ad accrescere il livello di vivibilità degli abitanti attuali e di quelli che si aggiungeranno da qui ai prossimi cinque anni (tale è la valenza del PGT). Il che vuol dire investire nei servizi, nelle infrastrutture, nelle scuole. In poche parole investire nella Politica del “Vivere meglio”.

 

Noi puntiamo decisamente sull’opzione b) perché la politica deve essere al servizio del cittadino ed offrire risposte alla Comunità. Non si possono fissare obiettivi velleitari tentando sperimentazioni capaci di produrre danni irreversibili al territorio e alla qualità urbana.

 

Bergamo non va rivoltata con investimenti immobiliari anche se di lusso, ma va valorizzata. Infatti, si fa molta confusione tra la qualità urbana e l’edificazione lussuosa.

 

Alla luce di queste considerazioni il PGT va ricondotto ad una dimensione rispettosa della qualità della vita dei cittadini. Le volumetrie previste vanno ridotte decisamente in coerenza con lo sviluppo demografico previsto.”


Segue articolo del Corriere.

da Corriere.it- Bergamo

L’analisi dei Piani di governo del territorio predisposti dai Comuni bergamaschi evidenzia una proiezione demografica che lascia alquanto perplessi: nel periodo compreso tra 5 e 15 anni dal varo del Pgt si prevede un aumento del 16% della popolazione residente, ossia circa 175.000 abitanti in più. I recenti trend demografici della nostra provincia e la perdurante grave crisi economica, inducono a ritenere queste proiezioni del tutto irrealistiche: in questo contesto, come potrebbe aumentare la popolazione bergamasca in misura così significativa e in un arco temporale così breve? Il numero dei matrimoni è diminuito da 4.101 del 2007 a 3.365 del 2010, il saldo demografico (che considera sia la differenza tra i nati e i deceduti, sia il saldo migratorio) decresce significativamente a partire dal conclamarsi della crisi: nel 2008 era pari a +15.999 abitanti mentre nel 2010 ammontava a +11.536 abitanti. Supponendo che si assesti su questi valori, si potrebbe prevedere un incremento della popolazione largamente inferiore rispetto a quello stimato. Ma in assenza di una robusta ripresa economica la situazione in prospettiva è destinata a peggiorare. Le difficoltà occupazionali determinano una ritardata uscita dei giovani dalla famiglia di origine e una riduzione del tasso di fecondità: rispetto al passato si mettono al mondo sempre meno figli e sempre più tardi; nella sola città di Bergamo nel 2010 la differenza tra le nascite e i decessi è negativa (-298). Gli immigrati, che dal 2005 al 2010 sono aumentati del 70% passando da 71 mila a 121 mila (dal 6,9% all’11% della popolazione residente nella nostra provincia), attratti dalle opportunità occupazionali della Bergamasca, oggi sono particolarmente toccati dal dramma della disoccupazione (aumentata dal 5% del 2007 al 19,6% del 2010) e molti di loro stanno cercando altre destinazioni o rientrano nei paesi d’origine. Come si spiega allora una previsione così poco aderente alle dinamiche sociali ed economiche? Da un lato queste stime demografiche sono alla base di ambiziosi piani urbanistici: infatti, tenuto conto dei vincoli di legge, l’aumento dell’edificabilità è subordinata all’aumento della popolazione residente. Ne consegue il rischio di presentare stime un po’ «dopate». Dall’altro, la sopravvalutazione può dipendere dalla mancanza di un coordinamento dei Pgt comunali, come correttamente sottolineato dall’assessore regionale al territorio, Daniele Belotti. Ciascun comune, incurante del territorio più vasto, agisce e progetta in una prospettiva «monadica», finalizzata a valorizzare il proprio campanile e a massimizzare il tornaconto locale in termini di costruzione di edifici e, di conseguenza, di nuovi servizi e nuove infrastrutture. Ma prima di costruire nuove abitazioni si dovrebbe riflettere seriamente sulla situazione immobiliare della nostra provincia che risulta in testa alla graduatoria lombarda delle abitazioni invendute. C’è da sperare che i cittadini, soprattutto quelli più animati da sensibilità ambientale, facciano sentire la propria voce. Anche questa è politica: interessarsi delle scelte che riguardano il proprio territorio, l’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno le generazioni future. È troppo comodo inveire solo contro gli stipendi dei parlamentari o i privilegi della politica. NANDO PAGNOCELLI 26 agosto 2012 (modifica il 27 agosto 2012)