Porta Sud e gli errori della politica.

ImmagineIlComune.jpgCom’era nelle previsioni per Porta Sud si avvicina la chiusura.  Servirebbe molto spazio per fare la cronaca puntuale dalla data di costituzione a oggi.  Tenterò un’analisi sintetica per arrivare a una conclusione possibilmente chiara.

La Giunta Veneziani nel 2003 concordò con le ferrovie dello Stato il recupero dello scalo merci ferroviario secondo le regole previste dal Piano Regolatore: 350mila metri cubi con destinazioni varie e con la realizzazione di un polo intermodale passeggeri per trasporto su ferro e su gomma. Il progetto, elaborato dagli stessi uffici comunali, si aggiudicò anche un premio a un concorso indetto dal ministero delle infrastrutture di circa 400 milioni di vecchie lire. La cifra fu spesa per pagare uno studio di fattibilità giuridico e urbanistico in vista di una possibile costituzione di una società di trasformazione urbana. Società che fu costituita nel 2004 con le Ferrovie e la Camera di Commercio di Bergamo.

Per correttezza e trasparenza Veneziani, trovandosi a pochi mesi dalla scadenza del proprio mandato, decise di nominare un commissario pro-tempore,(l’avvocato Giuseppe Calvi) rinunciando a costituire un consiglio di amministrazione (cosa che avrebbe potuto legittimamente fare). Tale incombenza fu demandata alla successiva amministrazione.

Nel 2005 fu nominato il nuovo consiglio di amministrazione che, d’accordo con le nuove realtà istituzionali, azzerò tutto quanto analizzato nei due anni precedenti dando luogo a un nuovo progetto molto più ambizioso, ma che presentava un grandissimo difetto segnalato dal sottoscritto immediatamente. Si trattava di un progetto a “Fattibilità Zero”. Un milione e passa di metri cubi, allargamento del perimetro  dell’area, costruzioni di edifici a cavallo dei binari e altre robe del genere. Una previsione insostenibile dal punto di vista economico e ambientale.

Da sottolineare che in tutti questi anni la società ha presentato dei deficit preoccupanti e ricordo, ad esempio, che nel 2009 il Comune e gli altri soci hanno dovuto coprire una perdita di oltre 800 mila euro con i soldi dei cittadini. La società, infatti, si era dotata di sede, dipendenti e consulenze che comportavano spese alle quali non corrispondevano entrate.

A questo punto sarebbe bastato ritornare al vecchio progetto nei termini e nelle quantità previste dal Piano Regolatore per rimettere in moto l’iniziativa.

Invece si sono persi gli ultimi tre anni in attesa del niente per finire in maniera drastica con la chiusura dell’esperienza.

E’ mancata una capacità di analisi politica e progettuale.

A uscirne sconfitta è la Città e la sua qualità urbana. Va in malora l’obiettivo primario di sottrarre i quartieri a sud dal degrado attraverso la ricucitura prevista dal progetto urbanistico.

Nelle difficoltà non si può reagire ribaltando il tavolo e buttando nella spazzatura l’impegno e le spese delle stesse amministrazioni che ne decretano la fine.

 

 

 

Orti urbani per la riconversione di un ex sito industriale.

Un workshop per la riconversione sostenibile e partecipata di un ex sito industriale. All’interno del festival FestArchLAB (nato dalla collaborazione con Stefano Boeri, ideatore di FestArch, e la rivista Abitare) che si terrà a Terni dal 24 al 30 settembre 2012, si sta organizzando un workshop sulla riconversione sostenibile e partecipata dell’ex-Lanificio Gruber, un sito industriale situato in una zona critica, tra la città a ovest e la vasta area delle acciaierie di proprietà Thyssen Krupp a est.

 

Ideatore e promotore del workshop, intitolato “MetalMezzadro”, un misto ironico tra la massiccia presenza industriale e la vocazione agricola del ternano, è Simone Scaccetti, neolaureato in Ingegneria Edile e Architettura all’università La Sapienza di Roma, e presidente dell’associazione Intervalli (organizzazione volta alla valorizzazione di spazi rurali che abbiano potenzialità attrattive dal punto di vista sociale e culturale, in particolare nel territorio della Valnerina). Egli ha sviluppato la sua tesi di laurea incentrando lo studio proprio sull’analisi di questo brano di città, un tempo occupato dagli stabilimenti del lanificio, che oggi è in uno stato di abbandono e di degrado.

Si tratta di una zona dalle peculiari caratteristiche naturalistiche, poiché si trova a ridosso del fiume Nera, che attraversa la città, e sarebbe una potenziale riserva di verde urbano e agricolo, oltre che punto di partenza per la mobilità alternativa ciclopedonale; inoltre, vista da una prospettiva territoriale più ampia, potrebbe anche servire alla riconnessione del parco fluviale del nera a Est, e una fascia ecologica attraverso la città, che ne sia la naturale prosecuzione.

I preparativi del workshop, completamente gratuito e aperto a tutti, sono già iniziati da qualche settimana, e proprio ieri c’è stata un’attività di volantinaggio nella zona residenziale circostante il lanificio, per promuovere la partecipazione attiva degli abitanti, invitandoli ad un’assemblea preliminare che si terrà nei giardinetti davanti alla zona.

Terni-metalmezzadro-b

 

Obiettivo del workshop è il coinvolgimento e la sensibilizzazione dei residenti e di chiunque voglia studiare e capire come intraprendere un’azione di riconversione vera e propria. Infatti sarà necessario studiare delle strategie di bonifica a causa degli agenti chimici inquinanti usati nella lavorazione della lana, e verificare come e con quali mezzi intraprendere la progettazione degli orti.

L’iniziativa del workshop pone l’attenzione su una questione molto importante per una città fortemente industriale come Terni, cioè la riconversione delle fabbriche dismesse e/o abbandonate, e lo fa tramite un’azione che mira a creare partecipazione e sostenibilità: non resta che auspicare la buona riuscita del workshop, e che questi spunti vengano recepiti correttamente dalle autorità che gestiscono il territorio.

Clamoroso a Bergamo: Il Comune si ricorda dell’area ospedaliera.

clamoroso, a Bergamo, il Comune, si ricorda, della, area ospedalieraLa vendita dell’area ospedaliera di Largo Barozzi è prevista dall’accordo di programma firmato nel 2000. Dal 2005 è cominciata l’attività per la cancellazione del previsto Campus Universitario che si è conclusa nel 2008. Le strutture pubbliche hanno dovuto lasciare il posto alle previsioni di residenziale, terziario, commerciale ecc… su 140.000 mila metri quadrati dell’area interessata. 

Da settembre 2009, tre anni fa, è stata indetta la prima asta per l’alienazione del complesso al prezzo di 95 milioni di euro, asta andata deserta.

Da allora non si sa più niente, tranne qualche annuncio dimostratosi infondato e quindi si procede di rinvio in rinvio.

Pochi giorni fa il sindaco di Bergamo ha scritto una lettera al presidente della società InfrastruttureLombarde invitandolo a indire subito la nuova asta, considerato l’imminente trasloco alla Trucca. Il primo cittadino ha espresso forti preoccupazioni per la sicurezza dell’area dal momento in cui resterà vuota e ha chiesto  “garanzie per un servizio di sorveglianza assai robusto 24 ore su 24”.

Non si capiscono il senso e la tempistica di questa lettera per diversi motivi: a) fino a oggi le novità sulla materia le ha sempre comunicate l’assessore regionale Daniele Belotti, il quale è anche consigliere comunale di Bergamo e in questa veste si vede con il sindaco almeno  una volta a settimana; b) sarebbe stato opportuno procedere all’alienazione del complesso molto prima del trasloco. In proposito non sembra che il Comune si sia agitato molto nei confronti del Pirellone. La lettera di Tentorio sa tanto di “atto dovuto” anche per poter dire “l’ho fatto”.

Il presidente della società regionale ha lavorato anche di sponda affermando che a ingaggiare eventuali guardiani diurni e notturni nell’area dismessa dovrà provvedere non lui, ma la direzione ospedaliera che è proprietaria della struttura.

Quindi siamo ancora al punto di prima, cioè a trentasei mesi fa.

Salviamo il paesaggio campano.

La Regione Campania si appresta ad approvare il disegno di legge “Norme in materia di tutela e valorizzazione del paesaggio in Campania”: un provvedimento che, a dispetto del titolo, avrà conseguenze gravissime su un territorio fragilissimo, già martoriato da decenni di illegalità, di abusivismo, di incuria, ma che nonostante tutto conserva ancora aree preziosissime, tra le quali spicca, anche per il suo valore simbolico, la Costiera Sorrentino-Amalfitana, patrimonio dell’Unesco sul versante amalfitano, nonché parte dell’area protetta del Parco Regionale dei Monti Lattari.

Con questo disegno di legge, che andrà in Consiglio Regionale il 18 settembre, la Regione Campania si accinge a dismettere proprio il suo più importante strumento di tutela: il Piano Urbanistico Territoriale della Penisola Sorrentina-Amalfitana, il baluardo di civiltà che da un quarto di secolo ha evitato l’assalto finale alla costiera più famosa del mondo.

La nuova legge prevede la completa esclusione dal Piano urbanistico territoriale della cinta interna dei comuni della Penisola, da Castellammare a Cava de’ Tirreni. Sarebbero così nuovamente affidati alla pianificazione dei singoli comuni le delicatissime aree pedemontane ed i versanti montani, sino al crinale alto dei Monti Lattari.

In tal modo, in assenza del Piano paesaggistico previsto dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, il nefasto regime derogatorio del “piano casa” della Campania acquista direttamente efficacia nel cuore dell’ecosistema e del paesaggio della Penisola, mutilando irreversibilmente il regime di tutela unitaria previsto con saggezza, lungimiranza e rigore pianificatorio dal PUT.

Questa iniziativa legislativa dai contenuti chiaramente eversivi, irrispettosi delle prerogative di tutela di esclusivo appannaggio dello Stato, va svolgendosi nel silenzio degli organi centrali e periferici del Ministero dei beni culturali.

Le sottoscritte Associazioni, prime firmatarie dell’Appello aperto alla sottoscrizione di cittadini, istituzioni, associazioni, che hanno a cuore la difesa del territorio e del paesaggio come bene comune, si rivolgono al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro dei Beni Culturali affinché scongiurino l’approvazione di un provvedimento che rischia di compromettere la valenza territoriale e paesaggistica della Campania, a partire dall’attacco a uno dei paesaggi più celebri e celebrati d’Italia e del mondo.

Alessandra Mottola Molfino – Presidente nazionale Italia Nostra
Vittorio Cogliati Dezza – Presidente nazionale Legambiente
Vittorio Emiliani – Presidente del Comitato per la Bellezza
Edoardo Salzano – Direttore di Eddyburg

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Bergamo: politica del territorio assente

ImmagineIlComune.jpgEra animato da buone intenzioni il Tentorio della campagna elettorale: basta cementificazione, no alle varianti urbanistiche e così via. Una volta conseguita la vittoria elettorale, ha promesso: in giunta solo persone competenti e a tempo pieno. A distanza di tre anni il piatto, anzi la Città, piange. La politica per il territorio procede con il passo del gambero, nel senso che si va indietro cancellando le proposte consolidate in precedenza.

Proviamo a fare solo qualche esempio: a) annullata la riqualificazione della Celadina e del quartiere di Borgo Palazzo; b) azzerato il progetto di Porta Sud con la complicità della Provincia; c)annullato il PLIS con il Parco Agricolo in fase avanzata di accordo di programma; d) cancellazione della nuova sede dell’Accademia della Guardia di Finanza; e) inerzia rispetto al futuro dell’area ospedaliera di Largo Barozzi; f) assenza di qualsiasi intervento nel settore delle aree di sosta e dei parcheggi; g) ruolo di semplice arbitro nel contenzioso tra costruttore e proprietario della cittadella dello sport.

E sono passati tre anni e più, mica poco, tant’è vero che tra un anno saremo già in campagna elettorale.

Siamo di fronte ad un flop evidente nella politica per il territorio, senza neanche la scusante della carenza di risorse. La Città negli ultimi venti anni non aveva mai vissuto una fase di stallo simile

L’Italia è in deficit di suolo agricolo.

da Salviamoilpaesaggio.it L’Italia consuma più di quanto il proprio suolo agricolo è in grado di produrre.

Il nostro Paese ha infatti un deficit di suolo agricolo di quasi 49 milioni di ettari e riesce a coprire poco più dei consumi di tre italiani su quattro.

La prima causa di questa perdita è la cementificazione.

Respingere l’abbandono dell’agricoltura, ma soprattutto impedire la perdita di suolo e bloccare la cementificazione sono gli obiettivi che l’Italia deve darsi per tutelare il comparto agricolo.

Obiettivi che dovrebbero ritrovarsi nelle politiche europee, in primis nella PAC (la Politica Agricola Comune) e quindi nei nuovi Piani di sviluppo rurale che condizioneranno il modo di fare agricoltura in Italia nei prossimi anni. Uno dei principali punti deboli del settore resta sempre la diminuzione della superficie agricola utilizzata (SAU).

Dagli anni Settanta la superficie – che comprende seminativi, orti familiari, arboreti e colture permanenti, prati e pascoli – è diminuita del 28%. Tra il 1971 e il 2010 si è ridotta di 5 milioni di ettari, passando da quasi 18 milioni di ettari a poco meno di 13: una superficie pari a Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme.

A rilevarlo è il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali nel dossierCostruire il futuro: difendere l’agricoltura dalla cementificazione realizzato con la collaborazione di Inea, Ispra e Istat.

Ad avere la peggio sono i terreni dedicati a seminativi e prati permanenti, da cui provengono i prodotti di base dell’alimentazione degli italiani: pane, pasta, riso, verdure, carne e latte.

L’altra questione che viene messa in evidenza in questo studio è che mentre la superficie agricola utilizzata diminuisce, la popolazione aumenta.

Se fino ad oggi è stata sostenuta la tesi secondo cui la meccanizzazione forzata, lo sfruttamento di risorse e l’aumento della produzione sono le soluzioni più efficaci per sostenere l’agricoltura e per rispondere alla domanda di cibo (negli anni ’50 un ettaro di terreno a frumento produceva circa 1,4 tonnellate di prodotto, oggi ne produce 4), il ricorso massiccio ad input esterni non si è tradotto in un effettivo vantaggio competitivo.

Come se non bastasse, la continua perdita di terreno agricolo porta l’Italia a dipendere sempre più dall’estero per approvvigionarsi di risorse alimentari basilari. L’Italia attualmente produce circa l’80-85% delle risorse alimentari necessarie a coprire il fabbisogno degli abitanti. In pratica copre poco più dei consumi di tre italiani su quattro: appena del 33% per quanto riguarda le leguminose, del 34% per lo zucchero, del 69% per le patate, del 64% per il latte e del 72% per le carni. Meglio il riso (274%), frutta fresca (126%), ortaggi (103%) e pomodoro (181%) e uova (101%).

In pratica l’Italia consuma più di quanto il proprio suolo agricolo è in grado di produrre: è quanto emerge dall’analisi del deficit di suolo agricolo, indicatore messo a punto dal Sustainable Europe Research Institute di Vienna. In base a questo studio si considera deficitario un Paese in cui il terreno agricolo utilizzato è inferiore per estensione a quello necessario per coprire i consumi della popolazione. E l’Italia ha un deficit di suolo agricolo di quasi 49 milioni di ettari: per coprire i consumi della propria popolazione avrebbe bisogno di 61 milioni di ettari di terreno agricolo utilizzato, mentre la superficie attuale supera appena i 12 milioni.

La prima causa della perdita di suolo agricolo è la cementificazione e in generale la copertura del suolo con materiali come cemento, metallo, vetro, asfalto. Secondo il Rapporto annuale Istat 2012, le superfici edificate in Italia coprono il 6,7% del territorio nazionale. La Pianura padana, ovvero l’area agricola più vasta e produttiva della Penisola, ha una percentuale media di superfici edificate pari al 16,4% del territorio.

Daniela Sciarra

Nuovo Stadio: consiglio utile al Sindaco Tentorio

nuovo, stadio, consiglio, utile, sindaco, TentorioMi permetto di fornire al Sindaco di Bergamo un modesto consiglio in merito alla sempre più aggrovigliata vicenda della Cittadella dello Sport. Ormai tutti hanno capito che non c’entrava niente la passione per lo sport e che l’obiettivo era di mettere assieme un’operazione immobiliare conveniente per il proprietario dei terreni (valorizzati) e per l’investitore proponente. La maggioranza Pdl-lega ha sbagliato ad approvare l’osservazione che ha introdotto il famoso V9 (una specie di verde ecologico nel quale è possibile costruire supermercati e altre cose del genere) cancellando la precedente destinazione agricola. Ora volano gli stracci tra i due imprenditori per diversità di vedute e d’interessi nella realizzazione dell’intervento e mi sembra di capire che sindaco e giunta si siano messi in “pausa di riflessione”.

Ed ecco il mio consiglio: approfitta di questo contenzioso che rende difficile e complicata la continuazione del disegno ideato del 2009. Non aspettare che le opposizioni ti mettano spalle al muro con ordini del giorno per revocare le modifiche da te apportate al PGT adottato dalla precedente amministrazione. Prendi tu stesso l’iniziativa in ragione della ormai inesistente fattibilità dell’operazione e ripristina la destinazione agricola in funzione di un PLIS maggiormente utile per la Città. Sarebbe la prima decisione di un certo spessore di quest’Amministrazione.

luigi

Nuovo Stadio: Caos galattico.

nuovo, stadio, caos, galatticoPercassi rompe con Cividini, proprietario dei terreni, e dichiara di non essere interessato all’intervento in via Grumello. Inoltre comunica l’intenzione di andare a costruire gl’impianti sportivi da altra parte.

Il Comune di Bergamo assiste indifferente alla schermaglia tra costruttori.

Non si può sprigionare, però, tanta allegria poiché l’area agricola interessata è stata sottoposta nel 2009 ad una variante urbanistica con previsione di destinazioni molto pesanti a partire da commerciale ecc. Quindi Cividini potrebbe costruire… a prescindere.

Anzi, se Percassi realizzasse la minaccia di operare su un’altra area avremmo due enormi fette di terreno distrutte in nome del calcio… e del businnes.

Il Consiglio Comunale di Bergamo dovrebbe intervenire in tempi brevi per porre fine a questo teatrino.

Nuovo Stadio: caos prevedibile

stadio nuovo.jpgSindaco, Giunta e maggioranza del Comune di Bergamo non sanno che pesci pigliare. La vicenda del nuovo stadio si è avvitata su se stessa con posizioni contrastanti tra proprietari dei terreni e gli operatori proponenti. Ognuno naturalmente pensa a salvaguardare le sue opportunità e i suoi interessi, mentre gli amministratori assistono in attesa di non si sa quale evento chiarificatore.

Tutto nasce nel 2009 quando la maggioranza in carica (Pdl- Lega) ha deciso di approvare un’osservazione al Piano di Governo del territorio adottato dal precedente consiglio. Con la modifica si è deciso di cancellare 500 mila metri quadrati di parco agricolo per costruirci stadio, impianti sportivi e l’immancabile megastruttura commerciale di 50 mila metri quadrati. Il tutto senza alcuna notizia in merito : a) al contenuto urbanistico della nuova proposta; b)  all’impatto ambientale e viabilistico; c) al piano finanziario e al cronoprogramma.

In altre parole si è seguita una via opposta a quella prevista dalla logica e dalla prassi: Tu mi presenti un progetto compiuto in tutti i termini e il Consiglio Comunale deciderà se procedere con il modificare lo strumento urbanistico.

Si è cancellato un PLIS senza alcuna certezza sulle destinazioni alternative. Anzi la maggioranza ha usato questo buio come scudo contro chi chiedeva chiarimenti o notizie: “Quando avremo un progetto, lo presenteremo”. Però loro senza alcun progetto non hanno avuto problemi a cancellare un Parco Agricolo.

Ora i nodi vengono al pettine: il proprietario delle aree aumentate notevolmente di valore è stufo di aspettare e chiede di tradurre in concreto le nuove destinazioni concesse dalla Giunta Tentorio. Quindi, se non ci pensano altri, si propone egli stesso con un progetto idoneo a monetizzare la rendita fondiaria.

E’ veramente stupefacente che chi dovrebbe dettare le regole e il passo dello sviluppo urbanistico è costretto invece ad assistere alle schermaglie tra i due imprenditori su un’area strategica per la Città.

Mai a Bergamo si sono registrate situazioni di questo tipo.