Parco Sud, allarme cemento in 7 Comuni.

Parco Sud, allarme cemento con i nuovi Pgt in 7 Comuni

Il via libera a costruire su aree verdi si basa su previsioni di crescita fino al 35 per cento della popolazione
Proteste bipartisan: a Opera la sinistra accusa le giunta della Lega, mentre a Cologno si verifica l’opposto

di LUCA DE VITO

Sono i sette Comuni del cemento. Sette centri della provincia di Milano aggrappati ai confini del Parco Sud, il polmone verde di Milano, dove sono stati approvati — o sono in via di approvazione — i nuovi Pgt, piani di governo del territorio, a maggior impatto ambientale. Gorgonzola, Segrate, Melegnano, Rozzano, Cologno Monzese, Basiglio, Opera. È il cemento che passa dalla porta principale, ovvero i regolamenti comunali che, in questi casi, forniscono licenze di edificazione per milioni di metri quadri di suolo agricolo. Tutto rientra nelle regole: i Pgt vengono redatti sulla base di un aumento di popolazione previsto per i prossimi cinque-dieci anni e non intaccano le aree del Parco Sud. In compenso però lo assediano, dando il via libera alle edificazioni nelle aree agricole rimaste nei dintorni. Come succede a Gorgonzola, dove l’impatto che rischia di avere l’applicazione delle nuove regole è impressionante: qui i campi della fascia nord, circa 1,6 milioni di metri quadri di verde, potrebbero scomparire.

Secondo le associazioni ambientaliste questi piani non rispondono a esigenze abitative reali. Anche perché spesso si basano su prospettive di crescita che non si reggono su dati statistici e demografici, ma danno comunque un “alibi” ai costruttori per edificare sul verde. Su questo Segrate vanta un record. Qui, il Comune — in funzione di una crescita pari a 15mila abitanti nei prossimi anni (ora sono meno di 35mila) — ha approvato un piano che prevede il consumo di 162 ettari di suolo, di cui 106 di spazi agricoli. «A questi — spiega Paolo Micheli, della lista civica di sinistra Segrate Nostra — si vanno ad aggiungere i 141 dei piani di intervento integrati approvati prima del Pgt. In pratica è stato reso edificabile tutto ciò che di verde era rimasto a Segrate».

Qualcosa di simile accade a Rozzano, dove una delle cose che ha fatto infuriare i comitati antiPgt è il numero di nuovi abitanti previsto: 14.500 persone in più, praticamente una seconda città visto che in quella attuale ne risiedono 41mila. Non solo. Un’altra delle stranezze, sempre a Rozzano, riguarda i volumi previsti: in un’area di poco più di 500mila metri quadri le volumetrie residenziali e terziarie da realizzare sono pari a qualcosa come nove Pirelloni. «Un’assurdità — secondo Adriana Andò, del comitato Occhi aperti — vogliono toglierci i campi sportivi e distruggere il verde superstite».

In molti puntano il dito contro le amministrazioni comunali, accusando i sindaci di guardare agli oneri di urbanizzazione e alla vendita di terreni per sistemare i bilanci. «Ma le cose non stanno così — spiega il sindaco di Rozzano, Massimo D’Avolio, del Pd — perché sappiamo bene quali siano le situazioni del mercato immobiliare oggi. Non si possono fare bilanci sulla base di previsioni inesistenti». In molti casi (come appunto a Rozzano) si tratta di spazi già in mano ai privati che, nel tempo, hanno acquisito diritti su queste aree. «Il diritto privato equivale a quello pubblico — rimarca D’Avolio — e non si può pensare di retrocedere». Qualcosa del genere devono aver pensato anche gli amministratori di Melegnano, dove il Pgt ha previsto la trasformazione di un territorio agricolo di 400mila metri quadri, diviso in due terreni che finora fanno da “cuscinetto verde” tra città e autostrada. Una delle due aree è proprietà della San Carlo e da anni si parla di trasferire lì un sito produttivo dell’azienda.

Risposte diverse alle richieste dei privati potrebbero arrivare seguendo altre strade. Ne è convinto Sergio Cannavò, di Legambiente: «Prima di dare la disponibilità per edificare su suolo libero  dice  bisognerebbe valutare quanto ci sia in giro di dismesso, invenduto e sfitto». Prospettiva lungimirante, ma rara da incontrare. Nulla del genere si è visto a Basiglio, ad esempio, dove il piano ha previsto un consumo di suolo di 308mila metri quadri a fronte di un presunto aumento della popolazione del 35 per cento. «Chiunque abiti qui ha notato negli ultimi anni un aumento del numero di case vuote — spiega l’avvocato Alvise Rebuffi (Comitato cittadino Basitos) — inoltre le recenti iniziative immobiliari non hanno avuto fortuna a causa dell’assenza di domanda. Su che basi è stato previsto un aumento della popolazione così importante?». I cittadini di Basiglio stanno dando battaglia e hanno raccolto le firme per un referendum consultivo.

Non sono gli unici a essersi ribellati. A Opera il Pgt (non ancora approvato) prevede la trasformazione di quasi 300mila metri quadrati agricoli in terreno edificabile. Il tempo per presentare le osservazioni stringe, i consiglieri d’opposizione hanno dichiarato guerra al piano: «Una colata di cemento sta per abbattersi sul nostro Comune — dice Francesco Cavallone, del Pd — è uno scempio che l’amministrazione guidata dal leghista Fusco sta cercando di perpetrare in nome di interessi che non sembrano quelli dei cittadini operesi». Ma non è solo una questione di colori politici. A Cologno Monzese tra i più arrabbiati contro il nuovo Pgt — 330mila metri quadrati di aree residenziali in arrivo — c’è proprio il Carroccio. «Quest’estate sono andata a vedermi i luoghi in bicicletta — racconta Daria Perego, segretaria cittadina della Lega Nord che si è battuta contro l’adozione del piano — sono gli ultimi fazzoletti di verde rimasti a Cologno, non possiamo perderli. Sarà durissima impedire l’approvazione del Pgt, ma ci batteremo fino all’ultimo».

L’intervento del sindaco di Opera.
A proposito di questa vicenda ci scrive il sindaco di Opera, Ettore Fusco: “Ci pare doveroso rettificare quanto erroneamente citato a riguardo del PGT del nostro Comune. Il giornalista parla di 300 mila mq di aree agricole che diverranno edificabili: niente di più falso! Le previsioni dello strumento urbanistico prevedono si delle trasformazioni di terreni agricoli in edificabili, ma in misura assai più contenuta e nel pieno rispetto dei vincoli che Il PTCP di Milano consiglia per il nostro comune. Il consumo di suolo secondo i parametri provinciali sarà di circa 78mila mq e quindi molto al di sotto del fantomatico dato fornito dall’articolo in questione”.

(24 novembre 2012) ©

Vendita area Riuniti. Chi vale e chi no

L’area ospedaliera verrà messa all’asta per poco più di 540 euro a metro quadrato di superficie lorda di pavimento.

Naturalmente ci vorrà qualche migliaia di euro a mq per ristrutturare gli edifici e venderli.

I prezzi di vendita in zona Santa Lucia , Conca d’oro sono tra i più alti a Bergamo, ma qualcuno lo nega.

Ecco allora quanto pubblicato questa mattina sul sito di una nota agenzia immobiliare:

 “Pentalocale Bergamo, Conca d’ oro, 260 metri quadrati a Euro 1.150.000”.

Ogni commento appare superfluo.

Vendita dei Riuniti con forte ribasso

ospedali riuniti di bergamo.jpgUn altro ribasso. Uno sconto di 25 milioni di euro e ora i140mila metri quadrati degli Ospedali Riuniti andranno all’asta per la cifra di 70 milioni.

da Bergamonews.it Il prezzo lo ha stabilito con una perizia l’Agenzia del Territorio dando il via libera a Infrastrutture Lombarde, una società della Regione Lombardia, di indire l’asta. In tempi brevissimi, forse ai primi di dicembre.

“Si tratta di una svendita, un affare di fine stagione, a perderci però sarà Bergamo” è il primo commento diLuigi Nappo, ex assessore all’Urbanistica del Comune di Bergamo.

“Non entro nel merito della valutazione, si tratta di una perizia e come tale ne prendo atto – aggiunge – ma questo atto potrebbe chiudere una delle pagine più brutte della politica cittadina. E forse è il momento di fare un consuntivo e ammettere che a perderci è la città di Bergamo. Prima del 2004 si pensava di realizzare il campus universitario e già allora si prevedeva di incassare 78 milioni di euro. Oggi ci troviamo con otto milioni di meno rispetto alla cifra ipotizzata, ma con una grande area pubblica svenduta al privato”.

Questa volta l’assessore non teme di essere contraddetto.

“Si tratta di un’area di grande pregio, oggi sul mercato a 500 euro al metro quadrato, ma in zona chi vende ha prezzi da 4.500 euro al metro: nove volte tanto. Se questo non è un affare”rimarca Nappo. Ma all’ex assessore interessa mettere a bilancio la voce negativa. “Ora quest’area va ai privati, diventerà residenziale e commerciale – puntualizza – quando invece poteva esserci la possibilità di avere un campus universitario unico, che avrebbe anche raccolto la diaspora di sedi dell’ateneo orobico sparse per la città. Se questa non è una perdita. Su quell’area avremmo potuto pensare, progettare una serie di servizi pubblici, ed invece…”.

Di chi sono le responsabilità?

“Di tutti. Sono trasversali e di tutti i colori – risponde Nappo –. SI potrebbe partire dal Governoche già dall’inizio non diede i soldi per un’opera importantissima per Bergamo. Da lì si scende fino ai giorni nostri, tutte le amministrazioni e alcune istituzioni hanno avuto la loro parte di responsabilità che ha portato a questa svendita. Così, oggi, oltre al danno, perché si incasserà di meno, c’è anche la beffa: quell’area andrà ai privati togliendo un’area di gran pregio alla cittadinanza”.

Prima di congedarsi Nappo, rileggendo l’intera vicenda commenta tra sé e sé: “E speriamo si giunga alla fine, che l’asta vada in porto e che si presenti un compratore”.

Giovedì, 22 Novembre, 2012

 Autore: Davide Agazzi

Vendita area Riuniti: Niente Campus e pochi soldi.

ospedali riuniti di bergamo.jpgE’stato fissato il prezzo della la prossima asta per la vendita dell’area ospedaliera di Largo Barozzi. Si scende a 70 milioni con 25 in meno rispetto all’asta precedente di tre anni fa. Una riduzione notevole (oltre il 25 per cento) che comporta una minusvalenza per il bilancio regionale. Addirittura siamo al di sotto del valore attribuito all’area quando era previsto il Campus universitario, mentre ora sarà possibile costruire destinazioni molto più lucrose, come residenziale, terziario e commerciale.

Una cosiderazione, quest’ultima, che avvilisce in quanto subiamo il danno e la beffa. Si cancellano importanti destinazioni pubbliche in favore di destinazioni private senza aumentare il valore dell’area. Niente Campus e pochi soldi.

Di questo dobbiamo dobbiamo ringraziare i politici e gli amministratori che hanno consentito questa modifica urbanistica che vede sacrificata una delle aree più prestigiose dal punto di vista paesaggistico.

Alcuni giornali sperano che stavolta si trovi l’acquirente. Mi permetto di osservare che chi acquista l’area farà l’affare del secolo, considerati i valori (ancora oggi) degli immobili nel quartiere di Santa Lucia.

Un’altra sconfitta per Bergamo.

 

Difficoltà al nuovo ospedale per il Centro Prelievi.

Corriere.it  «Difficoltà al nuovo ospedale Il centro prelievi resti nei vecchi Riuniti» I sindacati: alla Trucca difficoltà per gli utenti. Amboni (Cgil): «Tra i 600 e gli 800 utenti al giorno, i bus navetta non basteranno». Asl e ospedale concordi: prima apriamo alla Trucca, poi valuteremo eventuali problemi I sindacati lanciano l’allarme sul centro prelievi Un punto prelievi dell’ospedale deve essere presente nel centro cittadino anche dopo l’apertura del Beato Giovanni XXIII alla Trucca. La richiesta è stata rivolta da Cgil, Cisl e Uil all’Asl di Bergamo: troppo scomoda la collocazione del centro prelievi del nuovo ospedale, soprattutto per anziani, disabili e, in generale, per chi abbia problemi nello spostarsi. Da qui la proposta: si mantenga un centro prelievi aggiuntivo nella sede dei Riuniti o, in alternativa, in via Clara Maffei, ex sede Arpa. «Il centro prelievi del nuovo ospedale dista oltre 200 metri dal parcheggio. Un problema serio per i malati, di certo non risolvibile con le navette elettriche dell’Atb, perché stiamo parlando di un servizio cui si rivolgono tra le 600 e le 800 persone al giorno. Difficile immaginare che tutte quante possano arrivare con i mezzi pubblici», dice Orazio Amboni, responsabile del dipartimento Welfare della Cgil di Bergamo. I numeri sono quelli citati dal sindacalista: circa 700 prelievi al giorno, con picchi di 1.000 prelievi, 200.000 prestazioni l’anno. Un’attività che ha anche un fondamentale risvolto economico per l’Azienda ospedaliera di Bergamo. Per ogni prelievo i Riuniti incassano il ticket e/o i fondi della Regione a copertura del servizio offerto: una voce che nel bilancio vale diversi milioni di euro. La difficile accessibilità del nuovo ospedale, soprattutto per chi non guida, potrebbe spingere diversi utenti a rivolgersi a centri prelievo privati, facendo perdere ai Riuniti una quota di mercato rilevante e mettendo a rischio i conti dell’Azienda ospedaliera. È il timore espresso dai sindacalisti all’Asl, nel proporre di mantenere attivo un presidio in largo Barozzi. «Dove – dice Amboni – è già presente la strumentazione necessaria, che non sarà trasferita in ogni caso nel nuovo ospedale». L’Asl affronta il tema con cautela, senza però sminuirne l’importanza. «È un problema che abbiamo già discusso con il direttore generale dei Riuniti – dice la dg dell’Asl, Mara Azzi -. È molto presto per dire se servirà un’alternativa al centro prelievi del nuovo ospedale, di cui potremo valutare eventuali criticità solo dopo l’apertura». È la stessa linea dell’Azienda ospedaliera: solo dopo aver aperto il Beato Giovanni XXIII si potranno valutare eventuali difficoltà logistiche per gli utenti del centro prelievi. «È un tema alla nostra attenzione, con l’obiettivo di favorire gli utenti – dice il direttore generale dei Riuniti, Carlo Nicora -. Ne abbiamo discusso con l’Asl e siamo d’accordo nel tenere in considerazione la questione dopo l’apertura del nuovo ospedale». Simone Bianco 13 novembre 2012 

Commento: Il Comune di  Bergamo cosa ne pensa?

l.n.

Fermata del treno per il nuovo ospedale.

L’ospedale chiama le Fs
«Serve il treno alla Trucca»

Chiesto un tavolo sull’ipotesi di fermata

Il nuovo ospedaleIl nuovo ospedale

Corriere.it I Riuniti vogliono la fermata ferroviaria al nuovo ospedale di Bergamo e porteranno questa richiesta a un tavolo regionale. L’annuncio è stato dato ieri dal direttore amministrativo dell’Azienda ospedaliera cittadina, Peter Assembergs, durante l’incontro settimanale con i sindacati. L’obiettivo è portare a discuterne Regione, Provincia, Comune, Rfi e Trenord (cioè le aziende del gruppo Fs) per capire la fattibilità dell’operazione.
L’idea di una fermata ferroviaria in corrispondenza del nuovo ospedale rientra nel progetto, fermo allo stato di ipotesi, di un servizio di metropolitana leggera sul tratto Ponte San Pietro – Albano Sant’Alessandro. L’ostacolo non sarebbe tanto infrastrutturale (di fatto basterebbe una banchina), quanto di disponibilità di linee ferroviarie. Altra possibilità sarebbe quella di una linea tramviaria che collegasse il centro cittadino con la Trucca. Idee costose e al momento senza ombra di finanziamenti pubblici, dunque ferme. L’Azienda ospedaliera comunque ci vuole provare. Più si avvicina il momento del trasloco nella nuova sede, più si fa urgente il tema della mobilità. Il discorso vale anche per i trasporti su gomma. Tra le ipotesi emerse ieri, anche quella di incentivare l’utilizzo dei mezzi pubblici per raggiungere il nuovo ospedale, sia da parte dei pazienti che da parte dei lavoratori. Tra questi ultimi – 4.000 i dipendenti dei Riuniti – circa il 50% vive nell’area servita dalla rete Atb e potrebbe quindi essere incentivato a utilizzare i bus.
Il tema è al centro dell’attenzione anche in funzione dell’altro nodo non risolto, quello del parcheggio a pagamento del nuovo ospedale. Sui 2.400 posti a disposizione, circa la metà sono destinati ai dipendenti dell’Azienda ospedaliera. I quali però fin qui hanno, attraverso i sindacati, respinto le ipotesi di tariffe presentate dalla direzione generale (una media di 30 euro al mese) sottolineando soprattutto il rischio che i posti auto non bastino. Il problema è legato soprattutto ai momenti di massima affluenza alla struttura ospedaliera. Si può prevedere che, mentre nel pomeriggio i posti vuoti nel parcheggio abbonderanno, di mattina sia i dipendenti che gli utenti faticheranno a trovare parcheggio. Sindacati e Azienda ospedaliera stanno verificando la possibilità di garantire a tutti i lavoratori il posto auto, magari aumentando i parcheggi convenzionati nelle fasce d’orario più critiche.

S.B.