Megaparcheggio Orio: stasera il Consiglio forse approverà.

Un parcheggio vicino all'aeroportoUn parcheggio vicino all’aeroporto

Corriere.it Il Comune di Bergamo, dopo rinvii a ripetizione, si esprimerà sull’accordo di programma per la costruzione di un nuovo maxi-parking a servizio dell’aeroporto di Orio al Serio. La votazione è prevista per domani sera.
L’iter che ha condotto fin qui è travagliato, come dimostra il fatto che in aula arriveranno non meno di quattro ordini del giorno collegati all’intesa che coinvolge Comune, Provincia, Sacbo (la società che gestisce l’aeroporto) e Aviostil del Gruppo Percassi (proprietaria dell’area e che vedrà formalizzata la vendita dopo il via al piano). Sul tavolo arriveranno testi che impegneranno Sacbo a portare avanti mitigazioni ambientali, ma anche richieste che riguardano il tema della sicurezza. Il Comune di Bergamo, su proposta dei gruppi di maggioranza, chiederà infatti di tenere alta l’attenzione e incrementare i controlli sulla zona dello scalo, sui fenomeni di abusivismo e di illeciti che lo hanno coinvolto. In passato si sono visti episodi incendiari, il responsabile di un’area di sosta nel 2011 era stato addirittura gambizzato. Episodi su cui indagano le forze dell’ordine, ben diversi da quelli di irregolarità amministrativa fatti presenti dai Comuni sull’uso improprio di aree, ma che insieme al fiorire di posteggi senza licenza costituiscono un quadro complesso che porta anche Palafrizzoni ad accendere i riflettori con un atto politico.

 

Il voto sull’accordo di programma, dunque, è in programma lunedì. Il centrodestra arriva in aula dopo una maratona di riunioni e vertici che avevano messo in forse il via libera all’operazione come ipotizzata originariamente, che la Lega prima e parte del Pdl (laico) poi avevano giudicato troppo impattante. La volontà di agire in sintonia con Sacbo, sondandone le reali esigenze anche dopo la contrazione del numero di voli emersa a marzo, ha visto alla fine Palafrizzoni confermare i numeri del progetto in fatto di posti auto: il maxi-parking vanterà 5 mila stalli, che porteranno l’offerta complessiva dell’area intorno allo scalo da 12.600 a 17.600. Non è quindi andata in porto la diminuzione del numero di stalli ipotizzata dalla fronda anti-cemento, ma in compenso dovrebbe essere sottoscritto l’impegno a non deviare altrove i 240 mila metri cubi residui che l’area Avostil in teoria vantava come eredità dal Pgt. In teoria, perché Sacbo intende realizzare solo 30 mila metri cubi di servizi. Stando alle indiscrezioni prima del voto resterà, da parte del Comune, l’invito a non realizzare 5 mila poti a raso ma, se possibile, a concentrarne parte su due piani per limitare il consumo di suolo. Se il Pdl è promotore di un testo per sbloccare fondi su mitigazioni acustiche, il Carroccio, partendo dal colpo di spugna sui 240 mila metri, dovrebbe poi chiedere alla giunta di impegnarsi a rivedere la distribuzione di cubature su aree verdi.

Il progetto di Sacbo «inietterà» quindi nuovi posti auto. Vista la situazione attuale, con 14 posteggi ufficiali affiancati ad aree non sempre autorizzate, non si potranno che generare cambiamenti. Sacbo puntava ad avviare i lavori già a inizio 2013, ora dovrà passare l’estate ma verosimilmente dal 2014 i primi cambiamenti dovrebbero essere nel vivo. Le stime parlano, per un’area simile, di un ricavo di circa 9 milioni di euro l’anno. Con il Gruppo Percassi, per i 120 mila metri quadri fra A4 e via Zanica, un primo preliminare parlava di cessione per 28 milioni di euro.

A.G.28 aprile 2013 (modifica il 29 aprile 2013)© RIPRODUZIONE RISERVAT

Fermiamo il nuovo outlet nel cuore del parco agricolo di Milano

Fermiamo il nuovo outlet nel cuore del parco agricolo sud Milano

 
La petizione è in attesa di approvazione dalla comunità di Avaaz
Fermiamo il nuovo outlet nel cuore del parco agricolo sud Milano
 

 

Perché è importante
Locate di Triulzi, comune di circa 9000 abitanti, nella provincia sud di Milano, è un paese avvolto da un’area agricola che gli garantisce la dimensione di paese a misura d’uomo. Buona parte di questi terreni fanno parte del parco agricolo sud Milano, un bene pubblico soggetto a vincoli di tutela ambientale. Oggi però 133000 metri quadri di questo parco rischiano di essere ingoiati dal cemento di un nuovo scellerato progetto: il cosiddetto Scalo Milano Outlet.

Niente di più che un outlet village, come ce ne sono tanti esempi in giro per l’Italia: da Serravalle Scrivia (AL) a Fidenza (PR), da Palmanova (UD) a Vicolungo (NO). Tutti gli esempi citati però hanno un punto in comune, quello di sorgere a ridosso di uno svincolo autostradale. Proprio per far fronte all’enorme volume di traffico che una struttura del genere inevitabilmente richiama. L’area su cui dovrebbe sorgere il nuovo outlet di Locate si trova, invece, a circa 10 km dallo svincolo autostradale più vicino (quello della A1 di Melegnano) e per arrivarci non c’è altra via che la statale 412 della Valtidone, una strada già interessata ogni giorno da problemi di traffico. Impraticabili anche le alternative, trattandosi di piccole strade provinciali, che attraversano centri abitati e non possono quindi essere ampliate. Tutto questo rischia di congestionare il traffico, con ripercussioni su tutto l’hinterland Milano sud. Ma il sindaco di Locate minimizza, dice che il traffico si concentrerebbe solo nei fine-settimana e che molta gente potrebbe recarsi all’outlet coi mezzi pubblici. Peccato che il progetto preveda parcheggi per un totale di 3000 posti-auto.

Un tasto su cui insiste molto il sindaco di Locate, e tutti i politici che hanno interesse a veder l’outet realizzarsi, è il tema occupazionale. Dopo un balletto di cifre durato anni, ora si parla di 500 nuovi posti di lavoro. Si cerca dunque di dipingere l’outlet come soluzione alla crisi, facendo leva sul momento delicato che tante famiglie stanno attraversando. L’attualità però ci insegna che stiamo andando proprio nella direzione opposta. Il potere di acquisto degli italiani è in costante calo, i consumi sono in caduta libera, sempre più nuclei familiari finiscono oltre la soglia della povertà e si vuole far credere che un outlet possa risolvere la crisi? Soprattutto in una zona, come la provincia milanese, dove ci sono iper-mercati, centri commerciali e piccoli-medi outlet ogni pochi chilometri? Non è un caso che la stessa Confcommercio Milano abbia manifestato la sua contrarietà al progetto, dicendo: “Questa realtà avrà un impatto negativo molto forte anche sull’economia locale: molti negozianti e commercianti di quartiere entreranno in difficoltà. Quando faremo conto dei danni rispetto ai benefici, ci accorgeremo che non ne sarà valsa la pena”.

Non si contano, infatti, i commercianti locali costretti a chiudere i battenti negli ultimi tempi. In molti casi addirittura a pochi mesi dall’inaugurazione. Problema che evidentemente altri politici e amministratori locali si pongono. A partire dai sindaci dei due comuni vicini, Opera e Pieve Emanuele, che entrambi hanno pubblicamente espresso la loro contrarietà al progetto. Il fatto poi che i due sindaci appartengano a schieramenti politici diversi (uno al centro-destra, l’altro al centro-sinistra) dimostra che non si tratta di una questione ideologica, ma di buon senso. Nonostante però si siano fatte tante proposte per sfruttare diversamente l’area, l’amministrazione comunale locatese non vuole saperne di mollare questa “gallina dalle uova d’oro”. Troppi interessi in ballo. Si parla di oneri di urbanizzazione che farebbero gola alle casse di ogni comune. E come sempre, in tutto questo, a finire in fondo alla “lista delle priorità” sono la tutela dell’ambiente e del territorio e la valorizzazione del bene comune. A guadagnarci – e tanto – sono pochi. A perderci sono, come sempre, i cittadini: illusi da facili promesse per accettare un compromesso che significa sacrificare la qualità della vita in cambio di un benessere che non arriverà. Non per questa strada almeno. Ma quando magari ci si renderà conto di questo, sarà troppo tardi per porre rimedio.

Il progetto ha già ricevuto degli stop in passato, sia a livello provinciale che regionale, e nella valutazione di impatto ambientale presso la Provincia di Milano è passato per il rotto della cuffia, con 5 voti favorevoli e 4 contrari. Ora però sembra sul punto di decollare. Promos lo presenterà in una conferenza stampa ad inviti mercoledì 17 aprile. Per questo è importante agire adesso. Facciamo sentire che non ne possiamo più di una logica che vuole sempre gli interessi economici in cima alle priorità. Uniamoci in un appello collettivo per dire al sindaco di Locate e al governatore Maroni che siamo stufi di essere circondati da colate di cemento. E per chiedere delle politiche che tutelino e valorizzino l’ambiente in cui viviamo, anche attraverso il rilancio delle attività commerciali locali. Se saremo in tanti a farci sentire, le nostre voci diventeranno un coro impossibile da ig

4 maggio: L’Italia cambia strada.

Pedoni, Pedali e Pendolari il 4 maggio insieme a Milano

L’Italia ha ipotecato il futuro delle opere pubbliche e della mobilità approvando progetti per nuove autostrade e nuove linee ad alta velocità ferroviaria che costeranno complessivamente oltre 130 miliardi di euro, offriranno ulteriori occasioni di business alla malapolitica e alla criminalità organizzata, sottrarranno al Paese territorio e bellezza spesso senza offrire un servizio migliore alla collettività.

Per soddisfare la domanda di mobilità del 2,8% delle persone e delle merci (è questa la quota di spostamenti quotidiani superiori ai 50 chilometri) si impegna il 75% dei fondi pubblici destinati alle infrastrutture del settore, mentre all’insieme degli interventi per le aree urbane e per il pendolarismo (dove si muove il 97,2% della popolazione) lo Stato destina solo il 25% delle risorse, puntando spesso e ancora una volta su nuove strade, tangenziali e circonvallazioni piuttosto che sul trasporto collettivo o su quello non motorizzato.

C’è un’urgente necessità di riorientare le risorse pubbliche concentrando la spesa laddove si concentra la domanda di mobilità e nello stesso tempo va avviato un radicale ripensamento del settore dei trasporti, sostenendo attraverso scelte strategiche le persone che quotidianamente si muovono usando i treni locali, i bus, i tram e le metropolitane, la bici e le proprie gambe e dando l’opportunità a chi usa l’automobile di scegliere un’alternativa più efficiente, più sicura, più economica.

Se vuoi aderire alla Rete per la Mobilità Nuova, clicca qui, altrimenti, continua con la lettura.

La #MobilitàNuova si propone di avviare una trasformazione e una rigenerazione della società che va molto al di là della semplice trasformazione degli stili di mobilità individuale e punta a un deciso ridimensionamento del binomio auto+altavelocità. Una scelta, quest’ultima, egoista, dispendiosa, vecchia e inefficiente, che produce inquinamento, incidentalità stradale, danni sanitari, congestione, consumo di suolo e sprawling, aggressione al patrimonio storico, artistico e paesaggistico, iniquità sociale, alienazione e inaridimento delle relazioni sociali.

Al contrario una #MobilitàNuova che ruota attorno a quattro perni – l’uso delle gambe; l’uso delle bici; l’uso del trasporto pubblico locale e della rete ferroviaria; l’uso occasionale dell’auto privata (sostituita in tutti i casi in cui è possibile da car sharing, car pooling, taxi) – modifica lo spazio pubblico e la sua destinazione d’uso, rafforza i legami comunitari tra le persone e tra le persone e il luogo dove vivono, studiano e lavorano, stimola un’economia agroalimentare basata sul km0, crea lavoro stabile, contribuisce a far crescere la percezione di sicurezza attraverso strade e piazze più vissute e frequentate. In altre parole rende le città e il territorio più bello e migliora la qualità della vita.

E’ per questo che ti chiediamo di entrare nella Rete per la #MobilitàNuova, illustrando come questa nuova mobilità può incidere positivamente sui temi che ti stanno a cuore e indicando le tue priorità programmatiche sul tema da indirizzare ai decisori politici.

Se vuoi aderire alla Rete per la Mobilità Nuova, clicca qui, altrimenti, continua con la lettura. 

 

Insieme daremo vita a questa campagna collettiva e individuale, orizzontale e partecipata, che si articola in due momenti diversi.

Sabato 4 maggio a Milano manifestiamo per imporre ai decisori politici una rivoluzione della mobilità che parta proprio da un riequilibrio delle scelte politiche e delle risorse pubbliche destinate al settore dei trasporti, dando insieme visibilità e sostegno alle vertenze nazionali e locali contro quelle opere pubbliche stradali, autostradali e ferroviarie inutili e dannose per il Paese.

Mentre a partire dal 4 maggio lanceremo insieme una raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare (obiettivo un milione di adesioni) che vincoli almeno i tre quarti delle risorse statali e locali disponibili per il settore trasporti a opere pubbliche che favoriscono lo sviluppo del trasporto collettivo e di quello individuale non motorizzato.

Il testo è finito, adesso sai tutto quello che occorre sapere per aderire alla Rete per la Mobilità Nuova: clicca qui

Un Piano Particolareggiato per il quartiere di Santa Lucia.

ospedali riuniti di bergamo.jpgIl destino dell’Area dei Riunti meriterebbe maggiore attenzione da parte dell’Amministrazione Comunale di Bergamo. Si tratta dell’area dismessa più importante per la Città e  tutta la comunità bergamasca per gli aspetti paesaggistici e le implicazioni per il nostro territorio.

Un complesso di 140.000 metri quadrati che restarà senza vita per i prossimi dieci anni se le Istituzioni locali non individueranno modalità idonee per ridurre il processo di degrado che si svilupperà.

L’ideale sarebbe un intervento per rivedere la progettazione prima dell’aggiudicazione dell’area e comunque prima del contratto di aggiudicazione dell’area all’eventuale acquirente. Questo per due motivi: a) la trasformazione di un’area oggi totalmente pubblica in un complesso privato con una parte solo residuale al servizio dei cittadini; b) il progetto è invasivo e poco coerente con il contesto di Santa Lucia e via XXIV Maggio e ha il difetto della mancata partecipazione del quartiere alla fase decisionale.

Per quanto riguarda lo strumento d’intervento il più idoneo sembra un Piano Particolareggiato in considerazione di diversi fattori. Il quartiere è cresciuto con la struttura sanitaria e il suo sviluppo è stato condizionato da questa presenza. Di conseguenza, l’ospedale non può essere cancellato con un colpo di forbici dalle tavole urbanistiche. Bisogna operare con una ricognizione puntuale del territorio partendo, ad esempio, dall’esame della qualità e della quantità dei servizi esistenti. Questi vanno ripensati e rivisti in base alle nuove destinazioni previste, vale a dire centinaia di nuovi abitanti con tutte le necessità e i bisogni conseguenti. Parliamo del sistema scolastico, degli spazi sociali, impianti sportivi e tempo libero. Vanno attentamente studiati i pesi insediativi per non abbassare la qualità urbana del quartiere. Inoltre vanno riviste, d’accordo con le categorie, i principi per una disposizione ordinata delle aree commerciali. In altre parole si tratterebbe di uno strumento urbanistico flessibile in grado di intervenire anche sullo stesso progetto messo all’asta di recente. In conclusione, un Piano Particolareggiato per il quartiere di Santa Lucia potrebbe essere una soluzione adeguata a fronte dei problemi attuali e futuri del quartiere.

Radici insiste: vuole tutti i 5000 parcheggi.

L'aeroportoL’aeroporto

Si riporta l’articolo apparso sul Corriere della Sera. In proposito ritengo che il Comune di Bergamo debba farsi carico di una priorità: chiarire prima alla Città i  limiti  funzionali dell’aeroporto  individuando il punto massimo (per me già superato) della sua sostenibilità. I consiglieri comunali lo devono ai cittadini la cui salute è in discussione  e viene prima degli investimenti di  Radici e della sua impresa

l.n.

Corriere.it   «Da parte nostra, nulla è cambiato». Miro Radici, presidente di Sacbo, dissipa ogni dubbio: la società che gestisce lo scalo di Orio «puntava e punta» alla realizzazione di almeno 5 mila posti auto a raso nell’area dell’ex Pn 16. La stessa su cui ferve il dibattito in Consiglio comunale, dove per tre volte la discussione sul progetto è stata sospesa e il voto non è ancora arrivato al dunque.

Sul piatto, le perplessità sorte nel centrodestra riguardo al consumo di suolo e all’impatto ambientale. Ad aprire il fronte era stata la Lega, annunciando ai colleghi di Pdl e Lista Tentorio un ordine del giorno in cui ai 5 mila stalli a raso si sostituisse la richiesta di 3 mila a raso e 2 mila, facoltativi, in struttura. Gli altri gruppi – anche ieri c’è stato un vertice sul tema – hanno quindi avallato la sospensiva prima del voto che darebbe il via ai lavori. Lunedì scorso è stato dato mandato al sindaco Franco Tentorio di verificare se le necessità di Sacbo – di cui il Comune, come la Provincia, è azionista – fossero mutate. Sono stati messi sul tavolo due fattori che i consiglieri hanno chiesto di valutare: il calo del numero di voli e l’affidamento dello scalo di Montichiari ai veronesi della Catullo, che ha stoppato il progetto di Sacbo di spostare i cargo a Brescia per lasciare spazio ai passeggeri. Le posizioni nella maggioranza – ma il dibattito è parecchio acceso anche nella minoranza di centrosinistra – non sono monolitiche. In particolare, l’ala formigoniana del Pdl è stata scettica sui rinvii: «Questa intesa – aveva ricordato Stefano Lorenzi – contiene elementi già inseriti nel Pgt. Non perdiamo altro tempo». Ma l’ultima sospensiva era stata chiesta proprio dal Pdl, con il capogruppo (laico) Giuseppe Petralia: «Ogni approfondimento è doveroso».

Alla fine il nuovo stop – mentre scadeva il preliminare di vendita per il terreno fra via Zanica e l’A4 per 28 milioni di euro fra Sacbo e la Aviostil del Gruppo Percassi – è passato. Con un dettaglio: l’intenzione della maggioranza, che pure resta liberissima di dare prescrizioni, sembra quella di agire con il più largo consenso, sentendo quindi anche Sacbo. Ora, se il dibattito politico prosegue e solo a maggio si saprà come e quando il Consiglio voterà, la stessa Sacbo precisa di considerare «attuale la bozza di accordo. Noi stiamo a quel testo – spiega Radici – e le nostre esigenze non sono cambiate». Le origini del piano risalgono al 2007, dopo l’intesa per l’acquisto da Aviostil (28 milioni di euro, da perfezionare all’avvio del progetto) nell’autunno scorso Sacbo aveva auspicato un via al piano entro fine 2012. Ora siamo ad aprile 2013 inoltrato. «Chiaro, non siamo contenti delle tempistiche – commenta il presidente -. I ricavi per noi sono quelli del periodo estivo, ma quest’anno è andato. Speriamo che l’iter vada a buon fine».

Anna Gandolfi23 aprile 2013 | 9:52

Parcheggi aeroporto: nessuna decisione in Consiglio Comunale.

aeroporto bergamo

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Ieri sera il Consiglio Comunale ha rinviato ogni decisione in merito alla realizzazione di circa 5.000 parcheggi a servizio dell’aeroporto su 120.000 metri quadrati di verde.

In pratica, si tenta di realizzare un intervento massimamente invasivo prima di un dibattito serio e documentato sulle possibilità di ampliamento dell’aeroporto di Orio al Serio. Il tema del profitto sopravanza le necessità legate all’ambiente e alla salute dei cittadini. E poi si lamentano per la collera e gli insulti dei residenti di Colognola che vedono i loro bambini giocare nei cortili con gli aerei che decollano a pochi metri di altezza sulla loro testa (particolare incontestabile perchè verficato dal sottoscritto sul posto).

Quindi, basta traccheggiare,  si rimandi al mittente questa assurda richiesta  e si forniscano le dovute garanzie alla gente.

l.n.

Si riporta di seguito l’articolo dio Bergmanews sulla seduta del Consiglio Comunale di Bergamo di ieri sera.

Non c’è ancora l’intesa in maggioranza sul nuovo parcheggio da cinquemila posti che Sacbo vorrebbe costruire accanto all’aeroporto di Orio al Serio. La discussione è stata rinviata per l’ennesima volta in Consiglio comunale su richiesta del capogruppo del PdlGiuseppe Petralia. Si tratta di un enorme parcheggio a raso da 120 mila metri quadrati: il progetto è stato presentato da tempo dalla società di gestione dello scalo orobico e ha già avuto il via libera dalla Provincia. A Palafrizzoni invece c’è qualche problema politico. La Lega Nord ha votato a favore in commissione, ma è critica. Molti consiglieri del Pdl non sono allineati e la protesta eclatante dei comitati non ha fatto altro che aumentare le incertezze. Lunedì si è presentato anche il segretario provinciale Angelo Capelli per cercare una mediazione, ma non c’è stato nulla da fare. La discussione è rinviata, con buona pace di Sacbo che da un anno vorrebbe accelerare la pratica. “Vogliamo fare ulteriori approfondimenti – spiega Giuseppe Petralia – perché è un argomento importante. Le decisioni conseguenti devono fare i conti con quanto viene messo in rilievo dalle popolazioni dei quartieri limitrofi. Abbiamo bisogno di chiarire”.

Il capogruppo del Pd Sergio Gandi chiede chiarezza agli avversari: “E’ inaccettabile che la città attenda i tempi dettati dalla maggioranza per impedire i lavori – spiega -. Avete portato voi in aula questa delibera e non siete riusciti ad accordarvi sui contenuti. C’è qualcosa che non va, è palese”.”

Martedì, 16 Aprile, 2013

 Autore: Isaia Invernizzi

Aeroporto, parcheggi, cemento. Che pasticcio…….

Uno dei parcheggi dell'aeroporto di Orio al SerioUno dei parcheggi dell’aeroporto di Orio al Serio

dal Corriere.it  Prima in giunta, poi in Consiglio. Una fronda anti-cemento si agita a Palazzo Frizzoni: l’obiettivo è ridurre l’impatto del parcheggio da 5.500 posti a raso che Sacbo, la società di gestione dello scalo di Orio, dovrebbe realizzare fra via Zanica e l’A4. Anche ieri i consiglieri di centrodestra si sono riuniti, la Lega prepara tre ordini del giorno, il Pdl uno con l’ambizione di arrivare in aula con l’avallo condiviso. Ma il fronte è frastagliato. Se da una parte c’è chi spinge per piazzare paletti, dall’altra c’è chi (in particolare l’ala formigoniana del Pdl) ricorda che i numeri inseriti nella bozza di accordo derivano dalle indicazioni del Piano di governo del territorio e punta a ridurre le lungaggini a cui il piano, che supporterà lo sviluppo dell’aeroporto, è sottoposto. In effetti, solo osservando il Consiglio comunale, siamo all’approdo in aula numero tre: lunedì la discussione arriverà probabilmente a trovare la quadra.

 

Un passo indietro. Il terreno di cui parliamo è l’ex Pn16, localizzato al confine con Orio, lì dove Sacbo lavorerà su un’area che acquisirà (l’accordo c’è, per 28 milioni di euro, da perfezionare all’avvio del piano) dalla Aviostil del Gruppo Percassi. L’intervento coinvolge l’intera superficie da 300 mila metri quadri ma, in edifici, la società utilizzerà solo 30 mila metri cubi rispetto alla potenzialità di 270 mila che il Pgt conferiva. Oggi una bozza di accordo esiste e coinvolge Sacbo, Comune, Provincia e Aviostil: le prime mosse sono del 2007, ora si arriva al dunque.
In Comune ferve il dibattito. «L’intesa preveda la giusta contropartita per la cittadinanza», chiosa il capogruppo pdl Giuseppe Petralia. E, per la Lega, Luisa Pecce: «L’impatto ambientale deve essere ridotto al minimo, il Consiglio lo farà presente». Anche il centrosinistra, che pure dibatte al suo interno perché guidava il Comune quando il percorso è partito, lunedì scorso con il Pd aveva chiesto ma non ottenuto che l’intera operazione fosse esaminata solo dopo il via libera al piano dei rischi aeroportuali che modificherà ulteriormente il quadro.

Di rinvio in rinvio, già prima era toccato alla giunta: l’intesa sull’ex Pn16 era quasi firmata ma poi i dubbi (in primis, sui 240 mila metri cubi che non verranno utilizzati ma che inizialmente sembrava potessero planare altrove) avevano indotto la squadra di Franco Tentorio a spaccare il capello in quattro. Ora il Consiglio replica. «L’auspicio è che le carte siano pronte entro fine anno», avevano spiegato da Sacbo a novembre 2012. Ma la partita è delicata e il Comune – che guida l’urbanistica – ha preso tempo. Nel centrodestra, in ordine sparso, si punta a mettere nero su bianco interventi che rendano ecologicamente sostenibile il parcheggio, a puntualizzare che nessun metro cubo verrà deviato, a chiedere che vengano sbloccati fondi per mitigazioni acustiche ma anche a invocare la riduzione dei parcheggi dai 5.500 previsti a raso a 3.000 a raso, e facoltativamente ad altri 2.000 in struttura. Ora: le prime sono prescrizioni politiche ma compatibili con la bozza uscita dal secondo round della giunta, la riduzione degli stalli a raso (proposta da Pecce) non sarebbe invece in sintonia con le linee già fissate dall’accordo e potrebbe, perché inficerebbe l’iter, non essere accolta dalla maggioranza-della-maggioranza.

Insomma, il confronto si fa bollente, con un dettaglio fra gli altri emerso in più sedi: le modifiche dell’aula, le indicazioni su progetti di mitigazione extra, la modifica nella ripartizione degli stalli a raso potrebbero (se accolte e rese vincolanti) arrivare a incidere sul valore dell’area. Sacbo, un po’ come accade quando si acquista una casa da ristrutturare anziché nuova, potrebbe ricontrattare? Restano da considerare, sullo sfondo, diritti legati al Pgt originario. E anche su questo il dibattito prosegue.

Anna Gandolfi12 aprile 2013 | 8:48

Sequestrate aree ex Italsider Bagnoli. Disastro Ambientale.

NAPOLI – Le aree dell’ex Italsider e dell’ex Eternit di Bagnoli sono state sequestrate dai carabinieri nell’ambito di un’indagine della Procura di Napoli che ipotizza il reato di disastro ambientale. Indagati 21 ex dirigenti della società «Bagnoli Futura» e di vari enti locali.

 

Italsider, tra passato e futuro mai partito

 
 
  • Un polo tecnologico dell' ambiente doveva nascere a Bagnoli,un distretto infatti interamente eco-compatibie ed ecosostenibile che prevedeva investimenti per 200milioni di euro 100 tra imprese ed enti coinvolti circa 800 addetti

 

PAPA, SANTANGELO E l’EX DIRETTORE DEL MINISTERO – Fra le 21 persone indagate vi sono anche due ex vicesindaci del capoluogo campano: Sabatino Santangelo, presidente della Bagnolifutura fino al 2006, e Rocco Papa, presidente della Bagnolifutura dal 2006 al 2010, entrambi vicesindaci di Napoli in giunte presiedute da Rosa Russo Iervolino. Nei riguardi di entrambi la Procura di Napoli ipotizza i reati di concorso in truffa aggravata. Per gli stessi reati ipotizzati nei riguardi degli ex vicesindaci, è indagato anche Gianfranco Mascazzini, ex direttore generale del ministero dell’Ambiente. Gli stessi reati sono ipotizzati anche nei riguardi di Carlo Borgomeo, direttore generale della Bagnolifutura dal 2002 al 2007; Mario Hubler, direttore generale e legale rappresentante della Bagnoli futura dal 2007 al 2012; Gianfranco Caligiuri, direttore tecnico della Bagnolifutura e responsabile della pianificazione e dello svolgimento della bonifica; Alfonso De Nardo, dirigente del Dipartimento provinciale dell’Arpac di Napoli dal 2005 al 2010. Per l’ipotesi di disastro ambientale sono indagati Mascazzini, Caligiuri, Santangelo, Papa, Borgomeo, Hubler e De Nardo.

 

Bagnoli in bianco e nero

 
 

 

SEQUESTRO DELLA COLMATA – L’inchiesta è condotta dal pm Stefania Buda con il coordinamento dei procuratori aggiunti Francesco Greco e Nunzio Fragliasso. I pm hanno chiesto e ottenuto dal gip in composizione collegiale – l’organico fu istituito in occasione dell’emergenza rifiuti nel Napoletano – , l’emissione di un’ordinanza che dispone il sequestro preventivo di un’ampia area, compresa la cosiddetta «colmata» di Bagnoli. Gli esami tecnici disposti dagli inquirenti hanno accertato un notevole inquinamento dell’area: gli interventi di bonifica – secondo la Procura – avrebbero aggravato la già difficile situazione ambientale.

 

CONFLITTO DI INTERESSE – Le vicende legate alla bonifica delle aree di Bagnoli sono avvenute «in un contesto generalizzato di conflitto d’interesse»: lo sostiene la Procura. Secondo i pm, «tutti gli enti pubblici istituzionalmente preposti al controllo dell’attività di bonifica, quali Arpac, Comune e Provincia di Napoli, si sono venuti a trovare» in una situazione di palese conflitto. Secondo le indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Napoli e del Noe, l’interscambio dei ruoli tra controllori e controllati e il conflitto di interessi degli enti pubblici», insieme al comportamento dei soggetti responsabili della vigilanza sulla salvaguardia ambientale hanno determinato «il progressivo scadimento degli obiettivi di bonifica e dei controlli ambientali, causando – secondo l’ipotesi accusatoria – un disastro ambientale». In particolare – sempre secondo l’accusa – gli organismi di vigilanza hanno avallato le scelte procedurali di Bagnolifutura, la società incaricata della bonifica delle aree.

 

FINORA SPESI 107 MILIONI – La bonifica di Bagnoli, costata 107 milioni di euro, non solo è stata solo «virtualmente effettuata» ma ha di fatto «comportato una miscelazione dei pericolosi inquinanti su tutta l’area oggetto della bonifica con aggravamento dell’inquinamento dei suoli rispetto allo stato pre bonifica», sostiene la Procura di Napoli che, alla luce dei rilievi dei consulenti tecnici, ha ipotizzato il reato di truffa ai danni dello Stato. Oltre che il reato di truffa ai danni dello Stato «in relazione all’illecita percezione di denaro pubblico», vengono contestati dalla Procura di Napoli anche il falso, in merito alle certificazioni di analisi e alle attestazioni di avvenuta bonifica, la miscelazione di rifiuti industriali in relazione all’avvenuto interramento di rifiuti industriali nell’area del Parco dello Sport, il favoreggiamento reale, oltre al disastro ambientale.

MESSA IN SICUREZZA – Con il provvedimento di sequestro delle aree, il collegio dei gip (presidente Bruno D’Urso, giudici Francesco Chiaromonte e Luigi Giordano) ha disposto «un dettagliato piano di interventi finalizzato a un’adeguata bonifica e messa in sicurezza» delle aree sequestrate. In primo luogo per l’area dell’ex Italsider occorre «un nuovo progetto di bonifica e/o messa in sicurezza permanente che rispetti la destinazione urbanistica come prevista dagli attuali strumenti urbanistici».

RIMOZIONE COLMATA – Tali interventi dovranno essere ultimati in un arco di tempo tra «i sei e i dodici mesi». La rimozione della colmata viene definita «doverosa»; nelle more occorre un «recupero di efficienza del complessivo sistema di messa in sicurezza di emergenza già costruito nel 2002 e in parte implementato nel 2008 funzionale a evitare la dispersione degli inquinanti in area o in mare». Inoltre bisognerà predisporre «un sistema stabile e continuo di controlli di qualità sulle acque in ingresso e in uscita dal sistema depurativo» (in tempi rispettivamente di sei mesi e un mese). Per attuare questi interventi i giudici hanno nominato custode-amministratore l’attuale presidente di Bagnoli Futura, Omero Ambrogi.

Redazione online11 aprile 2013

Vendita area Celadina: Il Comune di Bergamo ci ritenta con un nuovo bando

vendita area Celadina, comune, ci ritentaIl Comune di Bergamo ci ritenta con la vendita dell’area della Celadina (Europan) dopo quasi un anno buttato via dietro al precedente bando, fonte d’infiniti contenziosi. Si riparte con un nuovo bando che cancella l’oggetto della discordia, vale a dire “l’individuazione dell’area destinata ad accogliere il luna park”.

Vengono così smentiti i difensori ad oltranza della giunta comunale che attribuiscono la colpa per i modesti risultati ottenuti in quattro anni alla scarsità delle risorse disponibili.

Viceversa qui si poteva portare a casa una discreta somma per realizzare qualche opera utile per i cittadini, operazione fallita per errori evidenti nella stesura del bando.Quasi un quinto del mandato ammnistrativo buttato via su quest’ assurda vicenda.

Per quanto riguarda il luna park è finito come la classica “polvere sotto il tappetino“.

Comunque, si riportano di seguito, alcuni punti salienti del nuovo bando.

L’intervento sull’area in alienazione, da realizzarsi tramite Piano Attuativo o Programma Integrato di Intervento, dovrà tendere ad assolvere gli obiettivi individuati nelle schede di progetto del Piano di Governo del Territorio e nel rispetto delle indicazioni contenute nel Documento di Piano dello stesso PGT.

Il prezzo a base d’asta dell’area in via Borgo Palazzo identificata come UMI 2 rispetto al quale i partecipanti all’asta pubblica dovranno presentare offerte in aumento, è fissato in: € 6.830.000,00 (seimilioniottocentotrentamila/00)

La superficie fondiaria (SF) equivale a circa mq. 25.392,00, la superficie lorda di pavimento (SLP) a mq. 6.750,00, mentre la volumetria edificabile corrisponde a circa mc. 27.750,00.

Le destinazioni d’uso ammesse sono qui di seguito riportate e possono coesistere nei limiti ivi indicati:

a) commerciale per media struttura di vendita e vicinato – min 60% – max 75% SLP

b) pubblici esercizi/somministrazione – max 25% SLP

c) terziario/artigianato di servizio – max 50% SLP

Costituisce obbligo a carico dell’aggiudicatario, e quindi del futuro acquirente, stipulare, entro novanta giorni dall’aggiudicazione, l’atto di compravendita per il trasferimento della proprietà dell’area mantenendo il possesso a titolo gratuito dell’area medesima in capo all’amministrazione comunale fino al 31/10/2014.