Bergamo: Smontato il prato verde, Piazza Vecchia perde i pezzi.

Piazza vecchia pavimentazione..jpgNon hanno messo in conto i prevedibili danni che avrebbe causato la “discutibile” manomissione della pregiata, ma delicata pavimentazione di Piazza Vecchia. Amministratori e politici cittadini si sono compiaciuti e divertiti nell’ammirare la moquette verde, come una volta si usava sui presepi. Sedicenti e improvvisati ambientalisti hanno espresso il loro apprezzamento per  questa grande idea. Nessuno si è ribellato ai continui passaggi di mezzi pesanti sulla un luogo delicatissimo. E ora si contano i cocci, ma nel vero senso della parola. Chi pagherà?

Se questi sono gli stessi che preparano la Bergamo capitale della cultura, siamo a posto.

Segue articolo da L’Eco di Bergamo.

Tolto il vestito verde, l’amara sorpresa. Piazza Vecchia non è più quella di prima: perde pezzi. L’originale allestimento del centro monumentale di Città Alta in occasione della kermesse «I maestri del paesaggio» ha richiamato migliaia di persone. Alberi, aiuole, tappeti verdi, vasche d’acqua: per due settimane Piazza Vecchia si è trasformata in un giardino incantato. 

Nei giorni scorsi lo smontaggio delle strutture, che si è concluso giovedì. All’apparenza, tutto è tornato come prima. Ma a chi Piazza Vecchia è abituato a vederla tutti i giorni non è sfuggito che invece non era affatto così. Residenti e commercianti hanno subito notato che, probabilmente a causa del passaggio di mezzi pesanti, la piazza risulta rovinata in più punti. Naturalmente non è automatico imputare tutti i difetti visibili oggi alla manifestazione appena conclusa. Ma già giovedì la polizia locale ha provveduto ad effettuare alcuni rilievi fotografici: nel mirino alcuni avvallamenti visibili a occhio nudo soprattutto in prossimità della fontana, la presenza di diverse pietre del selciato danneggiate (una addirittura mancante), le incrinature delle pietre che delimitano i profili degli inconfondibili rombi che segnano la geometria della piazza.

 

Riscaldamento climatico: al 95% è colpa dell’uomo.

da Il Sole 24h. La colpa del riscaldamento climatico del pianeta è da attribuire all’uomo, a partire almeno dal 1950. Ne sono certi “al 95%” gli scienziati dell’Ipcc, il gruppo di esperti sul clima dell’Onu, che oggi da Stoccolma hanno diffuso il primo volume di un rapporto destinato a segnare la storia dell’umanità. 

In terra, cielo e mare, l’innalzamento delle temperature è «inequivocabile», spiega l’Intergovernmental Panel for Climate Change. Il continuo rilascio di gas serra causerà ulteriore riscaldamento e variazioni del sistema climatico: innalzamento dei livelli dei mari, scioglimento dei ghiacci e altro. Per contenere questi cambiamenti «sono necessarie sostanziali e costanti riduzioni delle emissioni di gas a effetto serra».

Questi, fondamentalmente, sono i contenuti del primo volume di un rapporto in tre parti che sarà diffuso nella sua interezza nel corso dei prossimi 12 mesi, considerato il documento più esauriente mai elaborato finora sui meccanismi in corso sul riscaldamento del pianeta. Al report hanno lavorato 259 scienziati provenienti da 39 Paesi nel corso degli ultimi 4 anni. L’Ipcc nell’ultimo rapporto, datato 2007, considerava il legame tra attività dell’uomo e riscaldamento globale sicura al 90% («very likely»), mentre oggi la percentuale è salita al 95% («extremely likely»).

Ognuno degli ultimi tre decenni è stato più caldo di quello precedente e, in generale, più caldo di qualsiasi periodo fin dal 1850, probabilmente addirittura degli ultimi 1.400 anni. Inoltre la temperatura media della Terra potrebbe aumentare tra 0,3 e 4,8 gradi centigradi in questo secolo e anche la stima dell’innalzamento delle acque del mare è stata rivista al rialzo, tra 26 e 82 centimetri entro il 2100.to a segnare la storia dell’ Il Sole 24 Ore – leggi su http://24o.it/5tVGj

Bergamo: scoop dell’assessore alla cultura.

Bergamo, scoop. assessore. cultura.Bergamo vive un periodo di grande splendore e la gente non se ne accorge. Fortunatamente ci pensa l’assessore cittadino alla cultura Claudia Sartirani a richiamarci alla realtà: “La Città deve avere consapevolezza del proprio valore”. Poi ha fatto partire il monito : Oppure preferiamo discutere delle rastrelliere per le bici che all’ospedale non ci sono o dei bagni chimici in centro. Ecco, in questi casi temo che non si sia capito cosa vuol dire candidarsi a Capitale europea della cultura” Per carità, siamo uomini di mondo. Ci mancherebbe. Staremo mica a preoccuparci dei disagi di chi deve raggiungere l’ospedale in bici, in auto, a piedi o con i mezzi pubblici.

E poi basta portare i visitatori nei posti giusti che l’assessore conosce bene: Città Alta, il centro città, i Palazzi della cultura ecc,. Mica vorrete portare i turisti alla Celadina, dietro al macello. Oppure organizzare qualche notte bianca dietro al mercato ortofrutticolo. Si potrebbe attrezzare per bene l’area dell’ex gasometro dove si sta realizzando il parcheggio interrato promesso: spero che venga ultimato entro la prossima primavera.

E vuoi mettere l’armonia architettonica della nuova piazza della stazione: ne parleranno a tutte le latitudini. Certamente si farà in tempo a rimettere in vita il Parco Agricolo di recente cancellato per ospitare qualche quintalata di cemento. Per il 2019 la vecchia area dei Riuniti sarà già stata recuperata e riportata a nuovi splendori.

E’ molto probabile che per quella data siano già stati applicati i principi innovativi del Piano Urbano del Traffico in approvazione in questi giorni. Quindi in mezzi dell’ATB andranno veloci come il vento. Tutto questo sarà possibile solo se “ la Città avrà consapevolezza del proprio valore”. Altrimenti niente da fare.

 

Bergamo e il Pgt che non c’è.

via autostrada 1.jpgBergamo presenta una densità di 3.054 abitanti per kmq su una superficie di 36 Kmq (in Italia è di 197 abitanti per Kmq e in provincia di Bergamo di 396 abitanti per Kmq). 

 Di recente, nel corso di un convegno  a Bergamo, Il professor Matteo Colleoni, dell’Università di Milano – Bicocca, ha presentato i seguenti dati emersi da una ricerca approfondita: “A Bergamo, come in altre città italiane e europee, dopo il periodo di forte urbanizzazione del periodo successivo la seconda guerra mondiale, la domanda di città è tendenzialmente costante o decrescente. …Il numero di abitanti aumenta ancora, da 116.000 a 121.000 (2010) per poi far registrare un ulteriore calo dell’1,5% nell’ultimo biennio. Ciò è motivato innanzitutto dalla elevata saturazione del territorio (e dalla limitata estensione della superficie urbana).  Il saldo di natalità è negativo.

Bergamo presenta una densità di 3.054 abitanti per kmq su una superficie di 36 Kmq (in Italia è di 197 abitanti per Kmq e in provincia di Bergamo di 396 abitanti per Kmq). Si tratta della terza densità della Lombardia dopo Milano (6.826) e Monza (3.625). Il comune di Bergamo presenta un’alta tensione abitativa (assieme a Dalmine, Seriate e Torre Boldone), il che suggerisce di non avviare politiche di ri-densificazione, tanto meno se affidate a progetti di avvio di nuove costruzioni.”

Questi dati dimostrano, a chi ancora non ha voluto prenderne atto, che il Piano di Governo del Territorio di Bergamo è da rifare perché fondato su presupposti errati e inesistenti. Infatti lo strumento urbanistico adottato dal sindaco Bruni e approvato da Tentorio giustifica  la previsione di circa oltre quattro milioni di metri cubi di edificazioni con la prospettiva di una crescita demografica fino a 140 mila abitanti. Crescita inverosimile,  come dimostrato da chi possiede strumenti e capacità di analisi del settore.

Inoltre, resta inascoltata la raccomandazione  citata nella relazione: “Il comune di Bergamo presenta un’alta tensione abitativa il che suggerisce di non avviare politiche di ri-densificazione, tanto meno se affidate a progetti di avvio di nuove costruzioni.” Il PGT va in direzione esattamente opposta.

Le forze politiche locali, di fronte a questa realtà, si girano dall’altro lato  forse per la complessità o la non conoscenza della materia, o perché si fa presto a concedere volumi e non si ha il coraggio di fare il percorso inverso.

I convegni organizzati nei mesi scorsi raramente sono entrati sull’argomento e questo dimostra che spesso si parla  per parlare, ma senza toccare i temi veri.

Aspettiamo i programmi di candidati sindaci e denunceremo con forza le omissioni e i cedimenti  alla logica della edificazione dissennata.

 

 

Sempre più verde in città, meglio se sostenibile.

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Parchi, aiuole e boschi sono essenziali per la salute e la vivibilità, soprattutto nelle aree urbane. Con opportune scelte, tecnice e politiche, possono rappresentare la miglior risposta alle esigenze della cittadinanza con un approccio sostenibile dal punto di vista economico e ambientale.

Aumentare il verde in ambiente antropizzato: obiettivo migliorare salute e vivibilità

E’ ormai ampiamente dimostrata, ma è sempre bene ricordarla, l’importanza degli spazi verdi e degli alberi in ambiente urbano: producono ossigeno, abbattono i rumori e bloccano le polveri.

Per questi motivi, oltre che per l’esigenza di avere spazi pubblici ricreativi dove questi scarseggiano, cresce sempre più la richiesta e l’attenzione sulle aree verdi: parchi, aiuole, boschi e orti urbani, anche se molte scelte politiche ancora non comprendono, o peggio, trascurano tale aspetto.

Ancor più profonda quanto fondamentale per la vita dell’uomo è la conservazione della biodiversità che si traduce in recupero ambientale e di qualità in quelle aree dove l’azione antropica ha generato una riduzione e un appiattimento. E’ sicuramente più bello e colorato un ambiente naturale e vario ed è certamente più utile per la regolazione climatica e la salute, avendo inoltre un più alto grado di mitigazione degli impatti inquinanti.

Riqualificazione sostenibile degli spazi verdi: obiettivo diminuire i costi di manutenzione

Per i comuni rispondere a questa esigenze aumentando le aree a verde urbane e quindi la vivibilità vuol dire inevitabilmente aumento dei costi, a meno che non si adottino tecniche e colture che consentono una riqualificazione sostenibile degli spazi verdi.

Risparmiare nei consumi d’acqua e nei costi di gestione è possibile. Se n’è parlato lo scorso 31 maggio a Roma, nell’ambito dell’evento ”Specie erbacee spontanee mediterranee per la riqualificazione di ambienti antropici: rendere sostenibile il verde urbano e aumentare la biodiversità” organizzato presso l’Istituto Nazionale di Economia Agraria dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e della Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana (SOI)

E’ possibile risparmiare acqua e cure colturali – dicono gli esperti di architettura del paesaggio – Il verde urbano è spesso banale, omologato, si vedono ovunque le stesse piante che non sempre sono autoctone e vi si insediano malvolentieri in un contesto che non è il proprio. Si pensi al “prato all’inglese” che è climaticamente fuori luogo nelle città mediterranee. Se il prato sempreverde è un classico nelle umide pianure britanniche, negli ambienti mediterranei diventa un estraneo, un ecosistema in perenne crisi, sempre assetato, sempre bisognoso d’acqua e strepitosamente costoso. E dal punto di vista morale c’è da domandarsi se un Paese in difficoltà possa permettersi spese cospicue derivanti da irrigazioni e da cure eccessive del verde o se non debba, invece, trovare il modo di portare la semplicità, la biodiversità, il “verde di casa nostra” dentro le zone urbane non solo per ridurre i costi ma anche per rendere la scena urbana, come è logico che sia, una naturale continuità del paesaggio extra muros.
Il messaggio che si vuole diffondere è che le piante erbacee spontanee non solo non sono erbacce ma rappresentano uno strumento indispensabile per camminare verso la sostenibilità del verde.

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Tecniche e scelte che sono già realtà. L’esempio forse più conosciuto a livello internazionale è l’ High Line di New York: un parco lineare che attraversa parte della città essendo realizzato sul tracciato di una linea ferroviaria sopraelevata da tempo abbandonata. Un progetto di recupero che si basa sulla scelta di piante erbacee spontanee, a bassa manutenzione e irrigazione ridotta.

Portare il paesaggio dentro le città: obiettivo la tutela del territorio

Non solo aiuole e parchi. Tornando in Italia, in molte zone del milanese, prendono forma da tempo importanti interventi di forestazione urbanaIl bosco, che una volta copriva gran parte del territorio, è anch’esso serbatoio di ossigeno e biodiversità, ancor più importante per creare una difesa “di legno” dove il cemento avanza.

Quindi i pochi ambiti boschivi rimasti devono essere conservati e dove è opportuno, anche ricostruiti, con la possibilità per i cittadini di trarne vantaggio attraverso una fruizione “leggera” dell’area e non intensa come avviene invece per i più classici parchi urbani. Una buona soluzione che, quando la normativa renderà obbligatoria la compensazione delle emissioni per le aziende inquinanti, potrebbe diventare addirittura fonte di guadagno per le casse pubbliche con la cessione di crediti di CO2. Così da compensare i costi di manutenzione e consentire, anche in questo caso, una gestione sostenibile delle aree.

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Con la speranza che parallelamente si possa conservare e recuperare spazio vitale per l’agricoltura, anch’essa in sofferenza a causa dell’urbanizzazione. Scegliendo quindi di puntare sulla strada più “colorata” della rinaturalizzazione e dell’uso sostenibile del territorio ed abbandonare definitivamente quella irreversibilmente “grigia” della diffusione del cemento.

 Luca D’Achille

La piazza della stazione è “orribile”. L’architetto Kiefer boccia il restyling.

Piazzale stazione.jpgda L’Eco di Bergamo. Schrecklich» in tedesco ha un suono secco e spigoloso, quasi onomatopeico. Significa «terribile» e nella lingua di Goethe non lascia molto margine all’interpretazione. Un giudizio perentorio che Gabriele G. Kiefer – architetto berlinese e docente all’Università di Braunschweig – in città assieme ad altri colleghi da tutto il mondo per il meeting internazionale «I maestri del paesaggio» – pronuncia quasi istintivamente una volta arrivati sul nuovo piazzale della stazione ferroviaria. 

L’impressione è che voglia riempire un vuoto non solo fisico, ma anche di idee. Della serie: per essere moderni non basta abbinare una distesa di granito a una vecchia fontana. E detto da lei, che dell’essenzialità e la chiarezza stilistica ha fatto una cifra inconfondibile con progetti quali la piazza della biosfera a Potsdam o il parco dell’ex aeroporto di Adlershof a Berlino, ha quasi il sapore di una sentenza. 

Professoressa Kiefer cosa c’è che non va in questo piazzale?
«Tutto, è tutto sbagliato: pendenze, proporzioni, materiali. In questo spazio ci si perde totalmente, non c’è nulla che accoglie. Serve del coraggio per fermarsi in un posto del genere. Trovo che sia completamente scollegato con il resto della città». 

Allora torniamo a monte: come le sembra Città Alta?
«Davvero suggestiva, conservata in maniera esemplare e, di primo acchito, con una componente popolare ancora ben presente. Ci sono molti negozi e angoli che sembrano aver conservato intatto il fascino di un tempo. Anche le Mura sono un monumento meraviglioso: mi stupisce che non siano già Patrimonio dell’Unesco». 

Caserma Montelungo: il Comune può acquisirla entro il 30 novembre.

Il tempo stringe per decidere il futuro della caserma Montelungo. L’amministrazione comunale ha tempo fino al 30 novembre per presentare un progetto di acquisizione con le agevolazioni previste dal “decreto del fare”: tempistiche ristrette, risposte certe e soprattutto nessun esborso da parte del Comune, di questi tempi una vera rarità. Gratis et amore dei? Quasi.

Montelungo, tempo tiranno
“Il Comune può acquisirla
entro il 30 novembre”

montelungo

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da bergamonews.it Il tempo stringe per decidere il futuro della caserma Montelungo. L’amministrazione comunale ha tempo fino al 30 novembre per presentare un progetto di acquisizione con le agevolazioni previste dal “decreto del fare”: tempistiche ristrette, risposte certe e soprattutto nessun esborso da parte del Comune, di questi tempi una vera rarità. Gratis et amore dei? Quasi. Il progetto infatti deve essere corredato da un piano di sostenibilità finanziaria. In parole povere Palafrizzoni deve dimostrare di avere i soldi o di avere alle spalle una banca, un imprenditore, un finanziatore, che garantisca copertura economica per avviare un progetto e mettere in sicurezza la struttura fatiscente. E’ questo il principale scoglio che l’assessorato all’Urbanistica difficilmente riuscirà a superare come dichiarato qualche settimana fa dall’assessore Andrea Pezzotta. Il centrosinistra però ribadisce la necessità di non lasciarsi scappare l’opportunità concessa dal decreto. “E’ una disponibilità che deve essere colta dall’amministrazione – spiega Elena Carnevali, onorevole del Partito democratico -. E se il Comune rinuncia deve dirci che cosa vuole fare in quell’area. E’ una questione di trasparenza. E’ un atto che coinvolge i cittadini e che ha poche alternative”.

Sergio Gandi, capogruppo del Pd, invita gli esponenti di Pdl e Lega ad attivarsi. “Da noi le sinergie funzionano e questa è la dimostrazione, nel campo avverso invece no. Ci chiediamo perché su un tema caro come il federalismo la Lega Nord non abbia preso iniziativa. E’ incapacità amministrativa e inefficacia”. La capogruppo della Lista Bruni Nadia Ghisalberti invita la Giunta a “non giustificarsi sempre per la mancanza di risorse. E’ già partita la campagna elettorale. Non è il modo di proporsi alla città: chi governa deve proporre soluzioni. La Montelungo è un esempio clamoroso, l’amministrazione ha taciuto sulla possibilità di acquisirla gratis. E’ un’occasione che andrà persa”. Per Giuseppe Mazzoleni, Udc, la caserma è “un buco nero, ci vorrebbe il coraggio di andare sul mercato e reperire le risorse. Solo se si hanno idee si possono realizzare progetto importanti”. Fausto Amorino, capogruppo di Sel, chiede a Tentorio un gesto coraggioso. “A questo punto vale la pensa sforare il patto di stabilità”. Vittorio Grossi, Italia dei Valori, accusa la Giunta “di essersi sempre nascosta dietro la scusa del patto di stabilità. Devono metterci le idee”.

Mercoledì, 4 Settembre, 2013

 Autore: Isaia Invernizzi

Bergamo: si cerca di rimuovere un tema scomodo dal dibattito politico.

foto progetto collegio Baroni. Eco di Bergamo.jpgDa giorni cominciano a girare bozze sui temi del territorio per il dibattito politico. Pagine riempite di premesse e ragionamenti in alcuni casi anche validi, ma con capitoli che spesso restano tali perché sprovvisti del meccanismo di traduzione in pratica concreta.

Per chi cerca di dedicare un minimo di attenzione alle priorità per la Città non può sfuggire la rimozione di un problema grande come un macigno: Bergamo è sprovvista di uno strumento urbanistico. Quello in vigore, di fatto, è virtuale per due ragioni: a) costruito su logiche rivelatesi fallaci, come le dimensioni assurde (oltre 4 milioni di metri cubi) e un incremento demografico super; b) sono bastati pochi  anni per azzerare alcune scelte ritenute in principio strategiche (Porta Sud, area ospedaliera, parco agricolo, cittadella dello sport, area celadina, megaedificazione accanto al Gleno e altre cose del genere).

Alla luce di queste considerazioni non si comprende l’assenza di questo tema importante dai programmi per il territorio elaborati dai partiti locali.

Fa sorridere, in proposito, l’inserimento nei programmi del “prezzemolo” della Green Economy, quando c’è un peso incombente di diritti volumetrici in milioni di metri cubi in capo a privati e a imprese o quando si prevedono nuove ed esagerate superfici commerciali in città.

E’ comprensibile che in qualche forza politica l’argomento è da maneggiare con cura, come ad esempio il Pd che faceva parte della coalizione che ha votato il Pgt in vigore. Ora forse non è facile rimettere in discussione principi affermati non molto tempo fa. Ma questo impegno deve entrare nel programma (tra l’altro è prevista una revisione quinquennale) per rispetto verso i cittadini ai quali si va a chiedere i voti.

E poi….. non si può continuare a discutere su cosa mettere alla Montelungo, se non si sa cosa mettere nella Città.

lu.na.

Decreto del fare: passa la deregulation sul territorio in un silenzio omertoso.

20130828_decretofare2.jpgda salviamoilpaesagglio.it   L’ennesimo e forse definitivo tentativo di sopprimere le conquiste ottenute alla fine degli anni ’60 in tema di spazi pubblici minimi e distanze tra gli edifici dopo i guasti della stagione liberista degli anni ’50 conclusa con il massacro di molte delle nostre città da parte della speculazione edilizia. Molte, e a ragione, sono state le preoccupate osservazioni manifestatesi circa le norme del c. d. “Decreto Fare” che introducono nuove deregolazioni nelle ristrutturazioni degli edifici esistenti anche in zone di pregio storico-artistico, consentendo alterazioni alla loro sagoma, in precedenza vietate. Ė invece passato quasi inosservato un emendamento introdotto dal Senato al testo governativo che consente a Regioni e province autonome di approvare con proprie leggi e regolamenti disposizioni derogatorie al D.M. n. 1444/68, dettando “disposizioni sugli spazi da destinare agli insediamenti residenziali, a quelli produttivi, a quelli riservati alle attivitá collettive, al verde e ai parcheggi, nell’ambito della definizione o revisione di strumenti urbanistici comunque funzionali a un assetto complessivo e unitario o di specifiche aree territoriali.” Nonostante la forma circonvoluta e imprecisa, ė tuttavia molto chiaro l’obiettivo perseguito: si tratta dell’ennesimo e forse definitivo tentativo di sopprimere le conquiste ottenute alla fine degli anni Sessanta in tema di spazi pubblici minimi e distanze tra gli edifici (18 mq/abitante, distanza pari all’altezza degli edifici, con un minimo di 10 metri tra pareti finestrate), dopo i guasti della stagione liberista degli anni Cinquanta conclusasi con il massacro di molte delle nostre città da parte della speculazione edilizia e infine con il tragico episodio della frana di Agrigento. Con la pretesa delle incombenti difficoltà economiche del settore edilizio, vedremo così vanificarsi non solo la stagione che tra il 1975 e il 1990 aveva visto molte Regioni rafforzare quelle conquiste, con la prescrizione di dotazioni pubbliche superiori a quelle minime nazionali, attestate attorno a 24-28 mq/abitante in sintonia con le tendenze europee, ma verrà meno anche il plafond minimo garantito dalle norme nazionali, che nemmeno regioni così selvaggiamente deregolatrici come la Lombardia erano sinora riuscite a sfondare completamente. Non sorprende che a condurre questo attacco sia stato l’attuale ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi che come assessore al Comune di Milano prima e parlamentare FI e PdL poi – spesso in combutta con il parlamentare milanese Pierluigi Mantini della Margherita, in una sorta di premonizione delle larghe intese – nelle scorse legislature aveva portato avanti proposte di impronta filo-liberista che equiparavano interessi pubblici e privati, fortunatamente mai giunte a definitiva approvazione. Grave é che Lupi sia riuscito oggi ad ottenere nuovamente l’assenso del centro-sinistra a questa sua furia demolitrice delle conquiste urbanistiche degli anni Sessanta-Settanta, nonostante le perplessitá diffuse nell’aula del Senato, accampando pubblicamente un’intesa raggiunta con il deputato Morassutt. Si tratta, infatti, non di modifiche puntuali di questa o quella singola norma specifica a scopo di semplificazione attuativa, ma di una vero e proprio cambiamento di sistema della materia urbanistica, paragonabile alle riforme istituzionali, alla cui definizione non appare titolata una maggioranza di emergenza quale quella che attualmente sostiene il governo Letta, e che richiederebbe comunque un dibattito approfondito non solo nelle commissioni parlamentari (dove peraltro non c’é stato), ma tra le forze sociali ed intellettuali dell’intero Paese. (articolo di SERGIO BRENNA, pubblicato su “Eddyburg“, 17 Agosto 2013)