Bergamo: minivariante al PGT

ImmagineIlComuneIn questi giorni sul sito del Comune di Bergamo è possibile prendere visione di una minivariante al Programma di Governo del Territorio approvato nel 2009. Leggendo la corposa relazione (380 pagine) si può notare che le variazioni riguardano in sostanza interventi su singoli edifici in termini di modifiche delle destinazioni urbanistiche e dei tipi di intervento. Altre parti vanno a modificare il Piano delle Regole e il Piano dei servizi. Sul sito è anche possibile scaricare il modulo per le eventuali osservazioni da parte di cittadini  sulla materia contenuta nella variante.

Chi si aspettava di più, come il sottoscritto, è rimasto deluso in quanto, come già scritto su questo sito, il nostro PGT ha poco aderenza con la realtà attuale e con lo sviluppo ipotizzabile della nostra città. Tutto questo a partire dalle esorbitanti dimensioni e dalle errate previsioni in materia demografica.

Rinviare questi temi non giova a nessuno anche se l’attuale amministrazione è in fase di “dismissione” politica.

lu.na

si riporta il link  del Comune

http://territorio.comune.bergamo.it/direzione-pianificazione-urbanistica/variante-urbanistica-al-piano-delle-regole-e-al-piano-dei-servizi

Lombardia, centri commerciali su aree agricole: è vero stop?

Lombardia, centri commerciali su aree agricole: è vero stop o solo deboli vincoli?

da salviamoilpaesaggio.it

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Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato il 12 novembre le “linee guida per sviluppo del commercio”. Oltre agli obiettivi di rilancio del commercio di vicinato, si discute sulle ripercussioni in termini di consumo di suolo.

La lunga discussione sul nuovo provvedimento in tema di commercio non si è fermata al dibattito in aula ma prosegue nei diversi commenti che si susseguono, in attesa dei futuri passaggi, in Giunta Regionale ed infine nuovamente in Consiglio, che potrebbero modificarne delle parti.

Sugli effetti in termini di consumo del territorio agricolo i promotori del provvedimento sottolineano che si fermeranno i nuovi insediamenti sulle aree agricole e si darà precedenza alle realizzazioni che sceglieranno il riuso di aree dismesse o da bonificare. Ci sarà massima attenzione ai riflessi ambientali, territoriali e infrastrutturali delle grandi e medie strutture di vendita, soprattutto per quanto riguarda la sostenibilità energetica, l’inquinamento acustico, atmosferico e alla mobilità sostiene il relatore Mauro Piazza. Viene ridotto il limite di superficie per cui è attivato l’Accordo di programma e vengono suddivisi gli oneri di urbanizzazione derivati anche tra i Comuni circostanti.

Dall’altra parte, quella dell’opposizione, ci si aspettava molto di più, una vera e propria moratoria. C’è quindi perplessità sulla forza delle condizioni imposte. Sarà favorita o penalizzata la pianificazione sovra comunale? I comuni meno sensibili potranno comunque trovare la scappatoia per decidere autonomamente la realizzazione delle strutture che consumano ulteriore suolo?

Di certo è un bene che ci sia da entrambe le parti la consapevolezza della necessità di tutelare il suolo agricolo. Sarà però possibile solo alla fine  capire se alle buone motivazioni seguiranno efficaci disposizioni attuative e quindi il raggiungimento di un risultato che sarebbe positivo per tutti.

Luca D’Achille

Legge stadi: speculazione e scempio ambientale

Legge Stadi, “da partiti sì a speculazione e scempio ambientale con la scusa del calcio”

Un emendamento al decreto Stabilità per “regolamentare” la costruzione di nuovi impianti sportivi. Legambiente: “Una vergogna. Basta che un imprenditore compri un terreno agricolo non edificabile, e quindi a prezzo stracciato, ci costruisca sopra un impianto sportivo e grazie all’emergenzialità della norma gli sarà consentito costruire case e palazzi”

di  | 21 novembre 2013 Fatto Quotidiano

Stadio

Nascosta nelle pieghe di un emendamento alla Legge di Stabilità, è stata infilata una proposta diLegge sugli stadi che vanifica tutte le resistenze opposte alla vecchia legge, già respinta lo scorso anno. Il rischio è di dare il via libera a una vera e propria speculazione selvaggia con conseguente devastazione del territorio. Oltretutto questa bozza non riguarda solo gli stadi dicalcio (indipendentemente dalla divisione in cui milita la squadra della città), ma tutti gli impianti a destinazione sportiva a a partire da 500 posti (indoor) o da 2000 (all’aperto), per cui gli enti locali dovranno fare richiesta di autorizzazione entro un anno e mezzo. La bozza dell’emendamento, pubblicizzato da Letta qualche settimana fa al Coni, prevede lo stanziamento di 45 milioni nel triennio 2014-2016 (10 il prossimo anno, 15 nel 2015 e 20 nel 2016) per “uno o più impianti sportivi nonché insediamenti edilizi o interventi urbanistici di qualunque ambito o destinazione, anche non contigui agli impianti sportivi, che risultano funzionali al raggiungimento del complessivo equilibrio economico-finanziario dell’intervento e concorrenti alla valorizzazione in termini sociali, occupazionali ed economici del territorio di riferimento”.

Un doppio tuffo carpiato all’indietro rispetto alla nuova bozza presentata qualche mese fa dal renziano Nardella, che fa infuriare il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini, che al fattoquotidiano.it dice: “E’ una vergogna, un problema di credibilità per l’intero Partito democratico, che dopo lunghe battaglie era riuscito a opporsi alla vecchia legge”. A sentire l’ambientalista, il punto dolente è una frase “ad esclusione di residenziali”, che avrebbe dovuto apparire nel nuovo testo e che invece è stata cancellata, prestando il fianco a ogni tipo di speculazione edilizia e devastazione ambientaleLa stessa contro cui lo stesso Pd si era opposto con forza nella scorsa legislatura, bloccando l’attuazione della vecchia legge. Ma evidentemente il vento è cambiato, e con questa legge arriva il via libera a ogni tipo di progetto e di business.

“Adesso basta che un imprenditore compri un terreno agricolo non edificabile, e quindi a prezzo stracciato, ci costruisca sopra uno stadio o un palazzetto e grazie all’emergenzialità di questa legge gli sarà consentito costruire case e palazzi – spiega Zanchini -. Gli stessi progetti improponibili degli stadi di Lazio e Roma adesso diventerebbero una cosa fattibile, con il costruttore Parnasi che costruendo uno stadio a Tor Di Valle potrebbe edificare un nuovo quartiere con uno scempio indicibile”. Tradotto: l’ennesimo regalo ai soliti noti, che rischia di avere anche un disastroso impatto ambientale. “In questi giorni si stanno piangendo i morti in Sardegna – ontinua Zanchini – e le zone in cui la Roma e la Lazio vogliono fare gli stadi sono zone provate di esondazione del Tevere, zone a rischio dove, grazie a questa nuova legge, per come è scritta, sarà possibile costruire in maniera selvaggia senza curarsi dei vincoli ambientali e della sicurezza del territorio”.

Il calembour della “non contiguità” poi, già presente nella vecchia proposta di legge e cassato nella scorsa legislatura, permetterebbe una volta fatto lo stadio agli stessi imprenditori di realizzare interi quartieri da altre parti della città, magari in zone in cui il piano regolatore non lo permetterebbe e, soprattutto, in comuni già invasi dal cemento e in cui migliaia di appartamenti sono inutilizzati. Oltretutto, essendo la Legge di Stabilità una procedura speciale, permetterebbe di bypassare ogni tipo di vincolo ambientale: così è nei confronti degli esistenti piani regolatori e di tutte le procedure ordinarie di costruzione che prevedono il coinvolgimento dei Comuni, dei quartieri e delleassociazioni. Per questo motivo anche l’onorevole Roberto Morassut (Pd) ne chiede il ritiro, perché “genererà speculazione edilizia. La realizzazione dei nuovi impianti sarà di fatto sostenuta attraverso l’attribuzione di nuove previsioni edificatorie anche residenziali e senza limiti di collocazione sul territorio, quindi non si tratterà solo di attività commerciali nei pressi degli impianti”.

“Questa norma è una spinta al consumo di nuovo suolo senza nessuna visione organica di sviluppo equilibrato del territorio. Un’iniziativa negativa, inserita in modo assai improprio nella Legge di Stabilità – conclude Morassut – Non è in discussione l’opportunità di favorire un’ampia modernizzazione delle strutture impiantistiche per il calcio ai fini di una maggiore sicurezza e anche redditività degli impianti per compensarne gli alti costi di manutenzione. Quel che non convince, e personalmente mi riservo di non votare la norma dopo una più attenta lettura, è la commistione che rischia di determinarsi tra un giusto fine sportivo e un’ennesima intossicazione del mercato immobiliare e del consumo del territorio. Se l’ispirazione della norma, come è facile credere, coincidesse con quella della legge poc’anzi ricordata, il favore non si farebbe alle società di calcio ma ad un pugno di operatori immobiliari e finanziari”. Il cemento delle larghe intese, con il pretesto del calcio.

 

Porta Sud: riflettere sull’esperienza passata.

ImmagineIlComuneIn questi giorni le forze politiche stanno mettendo a punto le proposte per il territorio cittadino da presentare in occasione della prossima campagna elettorale. Tra i temi trattati spicca Porta Sud che ha conosciuto una fine ingloriosa dovute a scelte sbagliate. A beneficio soprattutto di coloro che hanno gestito la vicenda dal 2005 (anno di costituzione della società) ad oggi, riporto, l’osservazione presentata dalla nostra associazione al Comune di Bergamo nel luglio del 2009. Inutile dire che l’osservazione fu sonoramente bocciata e rinviata al mittente.

Ecco il contenuto dell’osservazione che non era proprio campata in aria. Anzi….

PORTA SUD: lo scopo sociale iniziale del 2003 riguardava la possibilità di creare un centro intermodale  passeggeri per il trasporto con ferrovia, tram e su gomma con grande dotazione di parcheggi.  Il secondo obiettivo era rappresentato da un nuovo centro urbano di qualità con ricucitura tra il centro a nord dei binari e le zone degradate a sud. Per raggiungere tali obiettivi basta una quantità di edificazioni inferiore a quella proposta.La nuova volumetria di 1.550.000 punta sulla quantità e su artifizi architettonici per poter inserire l’enorme ed insostenibile quantità dei volumi. Il tutto si giustifica solo con la teoria del massimo profitto ricavabile dall’area. Non è vero che modificando il progetto inserito nel PGT si produca discontinuità. E’ proprio l’attuale progetto che si è posto in discontinuità. Va assicurata continuità con lo studio di fattibilità prodotto nel 2003, l’unico approvato dal Consiglio Comunale con la delibera di costituzione della società. Si ricordi che la Società ha ampliato il perimetro dell’area senza alcuna autorizzazione del Consiglio Comunale, come invece prevede il Testo Unico degli Enti Locali. Va promosso, come già previsto dalla proposta del 2003, il concorso internazionale di progettazione per assicurare grande qualità alla costruzione del nuovo centro urbano. Infine si sottolinea che il progetto attuale ha un grado di fattibilità uguale allo zero.

Per quanto riguarda la capacità operativa in materia urbanistica, la società deve utilizzare le professionalità interne agli uffici comunali senza creare doppioni all’interno della società stessa.”

Caserma Montelungo: serve più coerenza.

ImmagineIlComuneContrariamente agli orientamenti maturati negli ultimi anni, il Comune di Bergamo ha  da tempo deciso di spostare i nuovi spazi previsti alla caserma Montelungo nella zona periferica prossima allo scalo merci ferroviario. La giravolta è stata eseguita in occasione dell’approvazione di un programma integrato d’intervento che dovrebbe includere quello che è stato cancellato dal sito previsto. Una scelta urbanistica molto discutibile che impedisce, di fatto,  la creazione di un centro culturale di grande valenza ambientale 

Ieri accanto alle edicole di Bergamo si poteva leggere una locandina che a caratteri cubitali annunciava il lancio di un nuovo progetto di ristrutturazione e valorizzazione della Caserma. Il tavolodi lavoro è stato promosso nei mesi scorsi da Ance, Ordine degli architetti, Ordine degli ingegneri e amministrazione comunale.

Secondo quanto riportato dai giornali le nuove scelte progettuali sarebbero le seguenti:  “L’area della caserma Montelungo verrebbe destinata alla vendita con intervento di restauro conservativo ad uso residenziale libero (per l’80%), housing sociale (10%), pubblici esercizi (5%) e a esercizi di vicinato (5%) oltre a terziario. La cessione gratuita della caserma Colleoni, che insieme alla Montelungo forma l’intero complesso, permetterebbe la realizzazione delle funzioni culturali previste nel piano di governo del territorio. Gli oneri e lo standard qualitativo maturati con la parte residenziale potrebbero essere impegnati per completare le opere di sistemazione viabilistica. Per i restanti edifici “si può procedere alla demolizione – si legge nel documento presentato – senza necessariamente ipotizzare la loro immediata ricostruzione. La superficie scoperta, liberata dagli uffici demoliti, potrebbe essere destinata a parco pubblico, creando da subito una possibilità di connessione con i limitrofi parco Suardi e parco Marenzi”.

In proposito non si capisce se tutto questo comporta la cancellazione della contestata scelta degli spazi culturali già individuati alla ex dogana, operazione già in fase avanzata.

Per quanto riguarda le destinazioni individuate bisognerebbe considerare: a) la situazione del mercato immobiliare; b) la quantità di appartamenti vuoti e di quelli invenduti in Città; c) i quattro milioni di metri cubi da costruire inseriti nel vigente piano di governo del territorio. Comunque la scelta non sembra avere una grande connotazione innovativa, né particolari doti di fattibilità, ragion per cui la presentazione con squilli di trombe potrebbe creare nuove disillusioni per i cittadini bergamaschi.

P.S. la prossima volta provino ad ascoltare anche i comitati di quartiere, potrebbe venir fuori qualche proposta interessante

leggere anche:

http://associazionelaurora.myblog.it/archive/2013/02/15/montelungo-un-fallimento-voluto.html

Vendita spiagge, il no dell’Istituto Nazionale di Urbanistica.

L’Istituto Nazionale di Urbanistica respinge con forza la proposta di “sdemanializzazione” e successiva vendita delle nostre spiagge, che altro non è che il tentativo di una gigantesca operazione di privatizzazione del nostro patrimonio naturalistico. Vale il principio che le spiagge sono di tutti, e le imprese lavorano in concessione. È pericoloso anche solo pensare di poter disporre del territorio e delle ricchezze naturali per fare cassa. Proseguendo su questa strada, si potrebbe arrivare a chiudere le piazze e a vendere i monumenti e le aree protette. 

L’Istituto Nazionale di Urbanistica, se in passato ha respinto con forza le ipotesi di estendere per periodi temporali abnormi il diritto di superficie sulle spiagge, a maggior ragione oggi ne rifiuta l’esplicita privatizzazione. La logica va ribaltata: le spiagge non sono meri strumenti per ripianare il bilancio dello Stato a brevissimo termine ma perenni risorse del territorio da valorizzare, di cui i cittadini e le imprese dovrebbero beneficiare in una cornice di copianificazione territoriale e paesaggistica e in una logica di programmazione integrata degli interventi per il rilancio del comparto turistico.

La cura del cemento è finita.

“Salviamo il paesaggio” a Lecco, Luca Martinelli e Domenico Finiguerra

 da lecconotizie.it

domenico-finiguerraLECCO – “La cura del cemento è finita. Un ciclo economico fondato sull’edilizia è arrivato al capolinea. Anche l’Italia, la nostra amata “Repubblica fondata sul cemento”, dovrà prenderne coscienza. E correre ai ripari. È il momento di ripensare al rapporto tra “cemento” e “sviluppo”. Bisogna farlo per il “bene comune”: il bene del paesaggio”.

Questo il punto di partenza dell’appuntamento con Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, e con Domenico Finiguerra, già sindaco di Cassinetta di Lugagnano, organizzato da Qui Lecco Libera per martedì 12 novembre (ore 21) alla sala di via Seminario.

“Per parlare del futuro del nostro territorio e delle esperienze che si stanno sviluppando e stanno crescendo in Italia – spiegano dall’associazione – Dell’Expo 2015 che incombe, delle cave che distruggono le montagne, dei porti in città, dei Piani di governo del territorio (Pgt) che possono decidere se disegnare, far fiorire, una città a misura di persone o a forma di mattone”.

Interverranno quindi Luca Martinelli, giornalista di Altreconomia, autore di Salviamo il paesaggio: il libro-manuale, “scatola degli attrezzi”, per chi vuole opporsi alla cementificazione.

Domenico Finiguerra, più volte ospite di QLL, ex sindaco di Cassinetta di Lugagnano, alle porte di Milano e promotore, con la sua Amministrazione del primo Piano regolatore a “consumo zero” poi seguito da altri Comuni che preferiscono gli onori della tutela del suolo, agli oneri di urbanizzazione nel loro bilancio. “1000 buone pratiche – concludono da QLL – 1000 idee ricche da suggerire, copiare”.

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Un suolo edificato può tornare fertile?

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In generale un cittadino, quando parla di suolo, lo concepisce come qualcosa di inerte, fastidioso e sporco. Non pensa di essere di fronte alla “vita” nella sua accezione più completa.

Il suolo respira, mangia, parla, evolve, collabora, cresce e sa come razionalizzare il tempo.

I pedologi, che studiandolo cercano di capirne i meccanismi, sono arrivati alla seguente conclusione: se l’essere umano ha allungato il suo tempo di vita raddoppiandolo in pochi secoli, il suolo ha trovato il modo di nascere e evolversi costantemente ma nell’arco di millenni.

Questa differenza deve essere compresa e accettata con rispetto.

Pino Loricato

Pino Loricato nel Parco Naturale del Pollino (foto da www.parcopollino.it)

Prendiamo un esempio dal monte Pollino. Su pareti di roccia quasi verticali vive il Pino Loricato, alberi. Dov’é il suolo? In effetti negli anfratti delle rocce, il Pino riesce a trovare il modo per germogliare. Di cosa ha bisogno? Di acqua che scioglie la roccia che forma della “polvere” che nutre le radici piccolissime del Pino, in un processo di crescita che dura decenni se non secoli. Quella “polvere” é l’embrione del suolo. Se interveniamo in questo delicato processo si perde l’albero, si rovina l’embrione di suolo e si distrugge completamente l’ecosistema.

Lo stesso processo vige su un suolo in pianura. Suolo sicuramente più spesso, nonché pieno di tante altre cose che non solo la roccia madre. Una volta depositati i sedimenti neutri, comincia quel lavoro di trasformazione tra microrganismi, piante, germogli, scambi gassosi che portano le piante a crescere spontaneamente o coltivate.

Una branca specializzata della scienza del suolo si é concentrata sullo studio dell’area attorno alle radici. E’ impressionante vedere come gli scambi osmotici avvengano tra questi due esseri viventi (pianta e suolo). Inoltre la disposizione dei vacuum (vuoti infinitesimali), come le arteriole per il corpo umano, permette fruttuosi scambi gassosi all’interno di tutta la massa terracea.

Aggiungiamoci la micro e macro fauna che prospera nel suolo e che contribuisce a farlo “crescere”, e pure i contadini con la loro capacità di usare il suolo a fini di produzione agricola e forestale. Fin qui tutto é “normale”: regoliamo consapevolmente ritmi biologici ben noti senza violare l’essere vivente che é il suolo.

Ma, quando l’essere umano modifica il processo creando le sue infrastrutture, di fatto insieme al suolo modifica anche i suoi ritmi biologici.

Una strada o una casa agisce non solo sui metri quadrati di suolo che occupa, ma su tutta l’area circostante: limita che l’acqua possa penetrare nel terreno e dissetare micorganismi e piante, evita l’accumulo di sostanza organica che con la sua trasformazione dà gli elementi nutritivi al suolo, impedisce al suolo di respirare condannandolo all’asfissia, in poche parole altera tutte le condizioni del micro e macro ecosistema che permetteva al suolo di vivere crescere produrre.

Una volta tolta la casa o la strada, il suolo puo’ cominciare a ri-vivere? In tempi biblici forse, in tempi umani sicuramente no.

Tutto il processo é infatti regolato dal tempo: si stima che il suolo si formi alla velocità di 1 – 2 cm per cento (100) anni, in buone condizioni (temperate) climatiche e con uniforme copertura vegetale (erbe permanenti). E’ facile capire che, in termini di vita umana, la perdita di suolo non é recuperabile in tempi brevi.

Si potrebbe aggiungere “terra” e ripristinare la fertilità agricola? In pratica non si riuscirebbe a ricreare il microsistema di scambi gassosi e idrici esistenti al momento della alterazione.

Sarebbe come mettere dei “vasi” con il loro microsistema sperando che si adattino. Lo si fa con alberi col loro “pane” di terra, ma per farli attecchire li si mette in terreni ove il micro ecosistema non é stato alterato. Ma le piante nei vasi hanno bisogno di cure specifiche. A Porta Garibaldi a Milano hanno creato, negli edifici nuovi, un arboreto verticale. Ognuna di quelle piante necessiterà di cure intensive per la propria sopravvivenza. E’ come avere dei pesci rossi in un boccale e doverli mantenere in vita.

In altre parole, e continuando il paragone con gli esseri umani, si riesce con grosse difficoltà ad innestare cuori, mani, polmoni … ebbene le stesse difficoltà si incontrano nella “ricostruzione” di un suolo occupato da infrastrutture umane.