Firenze: piano urbanistico “a volumi zero”

Firenze: piano urbanistico «a volumi zero»

Firenze vicina al piano urbanistico « La Giunta ha adottato il regolamento urbanistico che consente di riqualificare 750mila mq di città senza consumo di suolo

Via libera della Giunta comunale di Firenze all’adozione del regolamento urbanistico che consentirebbe di riqualificare senza consumo di suolo ben 750mila mq di città. Per il via definitivo servirà però attendere l’elezione del nuovo Sindaco.
Il regolamento urbanistico è di durata quinquennale destinato e completa la pianificazione urbanistica comunale con il piano strutturale, approvato nel giugno 2011. «Il regolamento urbanistico è un passo in avanti straordinario – ha detto il sindaco Matteo Renzi nelle parole riprese dal Sole24Ore – dopo il piano strutturale a volumi zero, primi tra le grandi città a farlo, adesso variamo questo strumento, anch’esso a volumi zero, che consentirà la trasformazione di oltre 750 mila metri quadrati di città».
Il Regolamento Urbanistico approvato dalla giunta si compone di due parti: una di disciplina ordinaria, non sottoposta a decadenza, che gestisce la trasformazione fisiologica della città e che si attua attraverso l’intervento edilizio diretto, ed una parte straordinaria (“strategica”) che decade dopo 5 anni. Questa seconda parte comprende gli interventi che richiedono piano attuativi, le nuove attrezzature e gli spazi collettivi. Questo regolamento se adottato consentirebbe di trasformare 73 aree per investimenti possibili pari a 1,5 miliardi di euro. Il regolamento é stato presentato dopo un lungo e vasto percorso partecipativo che ha visto ricevere ben 985 contributi, coinvolgendo in un questionario on line 1700 cittadini. Cinque i convegni tematici dedicati con un focus group in ciascun quartiere seguiti da incontri con decine di enti e associazioni. Gli interventi di trasformazione previsti sono i più disparati: interventi di restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia, ristrutturazione edilizia anche con demolizione e ricostruzione, ristrutturazione urbanistica, nuova edificazione con una stima di più di 60 milioni di euro di oneri di urbanizzazione che creerebbero quasi 40mq per cittadino di aree per servizi, ovvero – secondo il Comune – “più del doppio di quanto previsto dalle norme nazionali”.
Comunicato Stampa del Comune di Firenze 

(pubblicata il 13 febbraio 2014) da Audis

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SACE: rimediare ora è difficile

Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Bergamo è stata discussa una delibera riguardante la versione finale del progetto SACE. Per i non addetti ai lavori si precisa che nel 2008 fu  presentata una variante con un notevole aumento di volumetrie( circa il settanta per cento in più rispetto al piano regolatore)  e con edifici alti 12 piani. Le osservazione contrarie dell’associazione l’Aurora furono allora sonoramente bocciate, così come non si tenne alcun conto delle migliaia di firme contrarie raccolte tra i residenti.

Il sindaco Tentorio, dopo il suo insediamento, ha intrapreso un lungo,anzi lunghissimo percorso di modifica del progetto se è vero che se ne sta ancora discutendo in questi giorni. Le volumetrie eliminate non sono molte, mentre occorre riconoscere che le altezze sono state quasi dimezzate rispetto al primo progetto presentato.

Alla luce di queste considerazioni mi sembra che non si sia ancora percepito l’impatto che questa vicenda ha avuto sul quartiere (contro alcuni cittadini residenti fu addirittura promossa dall’impresa una causa per risarcimento danni ritirata in dopo l’insediamento della nuova giunta).

Ora si scopre che tagliando le volumetrie concesse al costruttore vengono ridotte alcuni oneri o standard previsti dalla variante che concedeva notevoli aumenti volumetrici. Ecco allora che parte la bagarre se la sala civica deve essere di 600 oppure 1000 metri quadrati. E si dimenticano di riflettere sulle conseguenze e le sofferenze create ai residenti costretti a difendere con le unghie la vivibilità del quartiere. Le sale si possono fare anche di 2000 metri quadrati, ma non come contropartita per gli 80.000 metri cubi concessi.

p.s. nelle sala riunione dell’oratorio riuscivamo a starci anche in 200.(vedi foto)

lu.na.

Bergamo: Brutto regalo per i costruttori.

LE NUOVE TORRI DELLA SACEIl capogruppo di Forza Italia Giuseppe  Petralia ha presentato un ordine del giorno per ridurre gli oneri di urbanizzazione  anche sulle aree verdi e per eliminare (seppure a tempo determinato) lo standard qualitativo nei piani urbanistici. Bastano questi due particolari per definire “impresentabile” il documento perché potenzialmente dannoso per la Città e i suoi quartieri. Per agevolare l’edilizia bisogna lanciare una campagna per la messa a norma generalizzata del territorio e degli edifici. Non servono favori agli operatori pagati dalla Città in termini di servizi e qualità urbana. A dirla alla Andreotti: a pensar male……..è strano che questa orrenda proposta arrivi poche ore dopo la ricandidatura del sindaco Tentorio.

segue articolo di Bergamonews:

La riduzione degli oneri di urbanizzazione e l’eliminazione degli standard per interventi urbanistici fa litigare la maggioranza. La proposta è di Giuseppe Petralia, capogruppo di Forza Italia, autore di un ordine del giorno, risalente a mesi fa, per cercare di risollevare un settore in estrema difficoltà. La discussione è stata rinviata (terza volta di fila) perché non c’è accordo con la Lega Nord. La tensione si può notare dal chiacchiericcio nei banchi della maggioranza tra il capogruppo azzurro e il segretario provinciale del Carroccio Daniele Belotti. Il tentativo di mediazione di Petralia non va a buon fine: lascia l’aula evidentemente contrariato e il presidente del Consiglio comunale Guglielmo Redondi è costretto a rinviare. Cosa chiede il documento? Eliminazione dello standard qualitativo per gli interventi urbanistici previsti dai piani attuativi per un anno, riduzione al 50% per i piani che verranno presentati entro due anni, riduzione del 75% per gli interventi relativi ad aree non già edificate (quindi verdi) entro un anno e del 50% (sempre verdi) entro due anni. In sostanza è un aiuto ai costruttori che il Carroccio non può accettare. Il problema è politico e di non facile soluzione perché la campagna elettorale incombe e la Lega Nord non vuole cedere sul fronte del consumo di suolo. L’opposizione coglie al volo l’occasione per rimarcare la difficoltà della maggioranza: “Non vedo perché questo ordine del giorno deve saltare – spiega Sergio Gandi capogruppo Pd – Vorremmo che ci fossero date spiegazioni e che questi strani comportamenti cessassero, quanto meno per un po’ di chiarezza”. Per Nadia Ghisalberti, Patto civico, è “una mancanza di rispetto nei confronti del Consiglio”. “Non è una delibera fondamentale – risponde Belotti -, non ci sono scadenze. Possiamo tranquillamente rinviarla”. Interpellato telefonicamente, Petralia non nasconde le criticità: “Sono contrariato. Capisco le perplessità, sono disposto a mediare, ma sono molto convinto che sia necessario dare un segnale forte ai sindacati, alle imprese, perché c’è un settore molto in difficoltà”.

PIANO SACE – Approvata invece senza troppi problemi la variante al piano Sace: palazzi di massimo sette piani, abbattimento delle volumetrie, da 31 mila metri quadri di slp (superficie lorda di pavimento) a 26.500. La modifica impone però una riduzione degli standard qualitativi come 1.000 metri quadri di giardino pubblico in meno, 328 di suolo drenante in meno, 900 per la sala civica in meno e 1.000 metri quadri in più per un parcheggio in struttura. “La riduzione ha comportato un sacrificio in termini di oneri e opere attese – spiega l’assessore all’UrbanisticaAndrea Pezzotta -. Era un piano sbagliato, proposto dalla precedente amministrazione. Si sta cercando di fare il meglio possibile. Il tema delle prestazioni pubbliche è ancor aperto oggi e sarà aperto anche in seguito”.

Critico il consigliere del Pd Marco Brembilla: “Questa variante porta diminuzioni di volumetrie, però porta molti metri quadri di parcheggio in struttura. E’ un’operazione che mi lascia perplesso. La sala civica forse è meglio non realizzarla, 255 metri quadri è poco più che un appartamento. In quella zona così importante, così popolata, una sala così piccola, attesa e richiesta non serve a niente”. Proprio per questo motivo vengono approvati due ordini del giorno per “salvare” la sala civica. Quello presentato da Marzia Marchesi, Pd, chiede che la sala sia di almeno mille metri quadri, predisposta per poter svolgere “assemblee, seminari, incontri di formazione, prove musicali, spettacoli rivolti al quartiere e alla città”. Nella stessa direzione quello sottoscritto daLuisa Pecce, Lega Nord: sala di almeno 600 metri quadri, “mantenendo invariati gli oneri economici previsti a carico dell’operatore e a far garantire con opportuni accordi, il controllo e la sorveglianza dell’area”.

Fermare le costruzioni e investire tutto in messa in sicurezza

Franco Gabrielli, Protezione Civile: “Fermare le costruzioni per 10 anni e investire tutto in messa in sicurezza”

da salviamoilpaesaggio.it

ansa

“Io sono come un medico, mandato al fronte ad una guerra che non ho fatto io e al quale chiedono di curare gambe amputate, braccia ustionate e mani dilaniate con grandi paccate di aspirina. Ed invece servirebbero farmaci e strumenti ben più potenti”.

Il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, di ritorno dall’ennesimo sopralluogo nelle zone colpite da una qualche calamità che ciclicamente si abbatte sul nostro paese, torna a ribadire che solo un serio programma di messa in sicurezza del territorio può evitare che l’Italia cada in pezzi. “Altrimenti – va ripetendo da anni – continueremo a raccattare e contare morti in giro”.

La proposta che il prefetto rilancia è semplice: uno stop alle nuove costruzioni per 10 anni, in modo da “investire tutto quello che c’è sulla messa in sicurezza del territorio”.

“Se il paese scegliesse di non fare nuove cose, ma di mettere in sicurezza quelle che ci sono, salvaguarderebbe quel patrimonio unico al mondo che sono il nostro territorio, le nostre comunità, i nostri abitanti e che, invece, in questa condizione di generale abbandono è messo in pericolo”.

Crede che sia possibile?

“Credo sia molto difficile riuscire in un paese diviso come il nostro, dove ognuno guarda al proprio particolare, ma dobbiamo provarci. Anche perché – risponde – abbiamo un grosso problema: abbiamo fatto in passato un uso smisurato del suolo e ora ne paghiamo le conseguenze. Si è costruito laddove non si doveva costruire e lo Stato, in molte occasioni, per far cassa ha condonato”. Sono decenni che si parla di messa in sicurezza, ma poi al dunque si fa poco e nulla. “Il problema dei problemi è proprio questo: noi parliamo e ci parliamo addosso. Queste cose le ho dette decine di volte e dunque o sono ripetitivo fino alla noia, oppure alle cose non si è dato seguito”.

D’altronde, sottolinea Gabrielli, “il professor Casagli del centro funzionale di Firenze, ricordava che lo studio dell’Ispra secondo il quale occorrerebbero 40 miliardi in 15 anni per la messa in sicurezza, rivaluta il ‘piano Marchi’, fatto 40 anni fa. È evidente che non è cambiato nulla, con l’aggravante che si tratta di cifre in difetto”.

E sono aumentati anche gli insediamenti, molto spesso senza infrastrutture e servizi adeguati. “Ci dimentichiamo spesso – dice ancora il capo della Protezione Civile – che siamo un paese a fortissimo rischio sismico. Bene, l’ordine degli ingegneri ha stimato che servirebbero 93 miliardi per la sola messa in sicurezza dei comuni nelle zone 1 e 2, le più a rischio. Significa 3.500 comuni su oltre ottomila”.

Tra l’altro, in Italia si spendono ogni anno 2,6 miliardi per riparare i danni provocati dalle catastrofi. Dunque più di quello che servirebbe per interventi di messa in sicurezza.

“Farlo sarebbe un assoluto vantaggio – sottolinea Gabrielli – perché tutte le risorse che vengono investite per la prevenzione, non vengono rispese per i danni. E la prova è che dove gli interventi sono stati fatti, dal Friuli alla Toscana e anche in Liguria, le opere hanno retto”.

L’altro tema non più rinviabile è quello dell’assicurazione obbligatoria contro le calamità naturali. Lei lo ha ripetuto più volte, crede sia ancora questa la strada da percorrere?

“Le calamità aumentano, la frequenza dei danni aumenta e la possibilità d’intervento dello Stato diminuisce. Questi sono dati di fatto. Se non vogliamo continuare a trovarci di fronte ad alluvioni o terremoti di serie A, B e C, che è quel che accade oggi, l’unica soluzione è quella, magari prevedendo delle forme di defiscalizzazione per i cittadini. Meccanismi che non facciano arricchire le assicurazioni e garantiscano i cittadini. Altrimenti – conclude – si acuirà la tensione sociale”.

Matteo Guidelli, Ansa

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Porta Sud Bergamo: nessuno tocca il problema.

Porta sudDa settimane a Bergamo si ripetono convegni e incontri in vista delle prossime elezioni comunali. Nelle interviste e nelle dichiarazioni si parla di tutto dalle unioni civili, allo ius soli , all’esigenza di cambiamento. In qualche occasione si toccano anche temi propri dell’amministrazione cittadina come  il risparmio di suolo e la salvaguardia del verde. In questi casi l’approccio risulta abbastanza generico e non si spiega mai come applicare questi principi alla realtà concreta di Bergamo che in parte è stata già compromessa negli ultimi anni.

Volendo estrapolare un argomento si può scegliere la vicenda “Porta Sud” che ha avuto un epilogo a dir poco negativo con un insuccesso assolutamente rilevante. Nessuno in questi giorni si è addentrato nell’argomento con capacità di analisi o di critica,  per non parlare di eventuali proposte. Nessuno esprime pareri o suggerimenti in merito a eventuali tentativi  per recuperare un impegno costato tanto e arenatosi ormai da anni.

Si preferisce girare alla larga senza assumere impegni precisi. Eppure parliamo di un pezzo importante della nostra Città e un capitolo rilevante del piano di governo del territorio (più di un quarto in termini quantitativi). Niente si dice sull’improponibile progetto, poco sulle scelte amministrative, nessuna proposta messa in campo per far risalire l’iniziativa  dalla profondità nella quale è stata cacciata. Addirittura quella che doveva essere un’opera eminentemente pubblica è stata individuata negli ultimi anni come potenziale cementificazione .

Prendiamo atto che ci si appresta alla campagna elettorale stando attenti ad evitare i temi caldi e le ferite ancora aperte sul tessuto urbano.

 

Nuova legge regionale contro il consumo del suolo.

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Nella seduta del 14 febbraio la Giunta Regionale ha approvato uno schema di disegno di legge contro il consumo del suolo in Lombardia. Ecco in sintesi i punti fondamentali:

Ridurre il consumo del suolo, privilegiando il riuso di aree e strutture dismesse, degradate o sottoutilizzate, con l’obiettivo di salvaguardare le zone ancora non urbanizzate della Lombardia. E’ quanto prevede il Progetto di legge regionale dedicato, appunto, alla riduzione del consumo di suolo e al riuso del suolo edificato, approvato dalla Giunta regionale.

SEMPLIFICAZIONE E INCENTIVAZIONE – “Un impegno, quello assunto oggi – ha spiegato l’assessore al Territorio, Urbanistica e Difesa del suolo Viviana Beccalossi – posto al centro del nostro programma. Una legge che, per la prima volta, affronta questa tematica attraverso uno strumento normativo ad hoc. Il provvedimento varato oggi prevede, tra le altre cose, di utilizzare il suolo non edificato solo in mancanza di alternative, nei limiti stabiliti dal Piano territoriale regionale e a fronte di compensazioni ecologiche preventive e misure di semplificazione e incentivazione per il recupero del patrimonio edilizio esistente”.

VALORIZZARE CENTRI STORICI – La legge si basa su due principi fondamentali. Il primo riguarda la cosiddetta “rigenerazione urbana”, che verrà sostenuta da incentivi, “Oggi – è stata la considerazione di Viviana Beccalossi – troppi centri storici delle nostre città sono in condizioni pessime e favoriscono, in un contesto di pregio, insediamenti abitativi a bassissimo costo, favoriti da una domanda di chi cerca alloggi in affitto e che trova disponibilità in appartamenti ‘storici’ ma fatiscenti e mai ristrutturati, dato che le regole attuali incentivavano i nuovi insediamenti nelle periferie, con conseguente consumo di suolo vergine”. Il Progetto di legge, tra le altre cose, prevede la priorità nella concessione di finanziamenti regionali ai Comuni che avviano interventi di rigenerazione urbana.

AREE VERDI GARANTITE – In secondo luogo, il Progetto di legge si pone l’obiettivo di costruire un sistema di compensazione, che preveda, per i Comuni, la garanzia di ottenere dal costruttore, per ogni nuovo insediamento su terreno libero, il doppio della volumetria realizzata in aree verdi vincolate. “Si potrebbe affermare – ha detto l’assessore -, che ogni palazzo nuovo dovrà ‘portare in dote’ un parco a disposizione dei cittadini. Si tratta di uno strumento per garantire, da subito, che tutti gli interventi, anche già pianificati, offrano alle comunità locali più verde e più terreni per lo sviluppo dell’agricoltura lombarda. Non si blocca l’attività edilizia, ma, anzi, si invitano gli operatori a farla in maniera qualitativa e sostenibile”.

PROGRAMMAZIONE E AUTONOMIA SINDACI – “Viene anche introdotto – ha detto ancora l’assessore – un rafforzamento del meccanismo di programmazione e un nuovo concetto di sussidiarietà e autonomia dei sindaci. Le norme sulla programmazione urbanistica sono state fatte quando c’erano situazioni economiche e sociali diverse da quella di adesso. Oggi vogliamo scrivere leggi con elementi di semplificazione e sburocratizzazione e che siano attinenti alla realtà che stiamo vivendo”.

A questo punto ci sarebbe da rottamare il Pgt di Bergamo che è stato costruito su principi antitetici rispetto a quelli enunciati sopra.

 

 

No al cemento…..e occhio al Pgt di Bergamo

nocemento_striscioneoneda Legambiente.it   Il suolo è una risorsa non rinnovabile che l’uomo, con le sue attività, ‘consuma’: le abitazioni, le strade, le ferrovie, i porti, le industrie occupano porzioni di territorio trasformandole in modo pressoché irreversibile. Il ritmo di questi processi è cresciuto a parallelamente allo sviluppo delle economie: quello dell’aumento del consumo di suolo è un fenomeno globale, ma che è più problematico in paesi di antica e intensa antropizzazione come l’Italia, in cui, per la scarsità di suolo edificabile, l’avanzata dell’urbanizzazione contende il terreno all’agricoltura e spinge all’occupazione di aree sempre più marginali, se non addirittura non adatte all’insediamento, come quelle a rischio idrogeologico. Nel nostro Paese è ancora fortissima la tendenza a cementificare disordinatamente il suolo libero: l’abusivismo edilizio in particolare nel Sud, la crescita a macchia d’olio delle città, l’integrale  urbanizzazione di lunghi tratti delle coste hanno segnato lo sviluppo territoriale dell’Italia contemporanea. “L’urbanizzazione si manifesta in forme sempre più pervasive e complesse – si legge nel rapporto sullaSituazione del Paese 2008 dell’Istat – e ha conosciuto, negli ultimi decenni, un’accelerazione senza precedenti, relativamente autonoma rispetto agli andamenti demografici ed economici”.Si costruisce, infatti, per altre ragioni: per portare soldi nelle casse dei Comuni, per la mancanza di abitazioni in affitto, che crea una domanda di case a poco prezzo lontane dai centri abitati. Anche strade e autostrade, spesso, si realizzano soprattutto per rendere fabbricabili le aree attraversate. Una tendenza che ci allontana dalle migliori esperienze europee, dove l’attività immobiliare si concentra spesso nella riqualificazione dei cosiddetti “brown fields”, le aree ex-industriali.

 

Caro Tentorio, ripristina il Parco Agricolo

ImmagineIlComuneCaro Tentorio, lascia stare, ripristina il Parco Agricolo di Grumello come era prima del tuo insediamento.  Scusami se ritorno per l’ennesima volta sull’argomento, ma non ti accanire con progetti che, discutibili o meno, non hanno e non possono avere la valenza di un Parco Ecologico. E di questi tempi Dio solo sa quanto sia preziosa la presenza di questi spazi per bilanciare l’aria avvelenata che siamo costretti a respirare. Immolare il tutto per un campo da rugby o il palazzetto mi sembra una scelta assurda.  Tu sai bene che gli imprenditori, per coprire i costi degli impianti sportivi, hanno bisogno di costruire altri negozi, uffici ecc….tutta roba che alla città non fa bene, anzi. Quindi, cogli l’occasione che ti si presenta per revocare la scelta inopportuna operata nel 2009 per cementificare una zona ad alta valenza ecologica.. Spero in un tuo  “ravvedimento operoso”.

Luigi Nappo

Articolo pubblicato sul ecodibergamo.it

“Palafrizzoni prova ad andare in meta a Grumello del Piano. Tra gli impianti proposti nel Parco dello sport versione light o small che dir si voglia (quella comunque senza stadio), accanto al Palazzetto dello sport c’è anche un impianto per il rugby.

Completo di tutto: palestra, club house, tribuna da 1.500 posti. Era una delle opzioni al vaglio dell’imprenditore Paolo Cividini, preferita rispetto al Palaghiaccio, dai costi di manutenzione decisamente sopra le righe.

La proposta di Parco dello sport elaborata dai milanesi di Studio Land (acronimo di Landscape architecture nature development), specializzati in architettura del paesaggio, è stata presentata a Palafrizzoni, dove ha suscitato parecchio interesse, ma anche qualche dubbio.

Dal punto di vista (soprattutto) dell’assessorato allo Sport sarebbe una fior di risposta alle esigenze manifestate da diverse società sportive, minori e no: basti pensare alla Foppapedretti di volley che potrebbe contare su un moderno palazzetto da 4.000 posti.

O meglio, su una vera Arena capace di ospitare manifestazioni e concerti, ampliando così il ventaglio dell’utilizzo e quindi degli introiti. Dal punto di vista complessivo, permangono però i problemi di sempre, in primis quelli della contropartita richiesta dal privato per la realizzazione del complesso. Poi c’è la gestione, che è un altro problema”

Orio: Il comitato chiede un nuovo piano di sviluppo

11 febbraio 2014 L’Eco di Bergamo

«Orio, un nuovo piano di sviluppo»<br />
Il Comitato aeroporto scrive ai sindaci
«L’attuale Piano di Sviluppo approvato nel 2003 prevede un limite massimo di 6.174.000 Unità di Traffico (passeggeri più merci) come chiaramente stabilito nel Verbale della Conferenza dei Servizi del 2004 e dal Decreto Direttoriale del Ministero del 2005) mentre a fine 2013 sono stati 10.125.496 (quasi il doppio)». A scriverlo – in un comunicato stampa – Gianluigi Mologni, del Comitato Aeroporto di Bergamo, e Degna Milesi, portavoce del Comitato stesso.«Per l’aeroporto non risulta alcuna autorizzazione ad effettuare voli notturni in deroga al divieto previsto dalla legge. Inoltre la gran parte delle Prescrizione previste dalla Valutazione di Impatto Ambientale del 2003 risultano ancora inattuate (Zonizzazione Acustica,Studio Epidemiologico, Delocalizzazioni etc.), così che l’impatto ambientale dell’aeroporto risulta di gran lunga superiore per area geografica e per numero di abitanti coinvolti, per estensione dell’area di rischio dcc.».

«Mentre queste macroscopiche inadempienze vengono tuttora perpetrate – prosegue il documento – , abbiamo scoperto (come risulta formalizzato nelle lettere allegate di ENAC e de lMinistero dei Trasporti) che si sta già mettendo in atto un nuovo Piano di Sviluppo, di cui i cittadini non sono al corrente (e crediamo fortemente che non lo siano neppure i Sindaci interessati, salvo, forse, quello azionista di riferimento), ma soprattutto che non è mai stato sottoposto alle valutazioni di impatto ambientale secondo le procedure di legge (VAS, VIA, Conferenza dei Servizi etc.). Un nuovo Piano di Sviluppo che prevede 110 mila voli annui (una media di 300 al giorno, uno ogni 3 minuti). È questo – conclude il documento – il futuro della nostra città e dei paesi dell’hinterland? È questo il rispetto della legalità?».