Bergamo: Il Parco Agricolo dimenticato

Collage (2)Il Parco Agricolo di via Grumello è stato oggetto dal 2005 in poi di progetti discutibili che hanno prodotto un danno alla comunità, al paesaggio e all’ambiente. Alla fine del 2004 il Comune di Bergamo (amministrazione Bruni) diede avvio ad un accordo di programma per insediare su 200 mila metri quadri di verde la nuova Accademia della Guardia di Finanaza. Sul progetto si fece ricorso anche a un referendum burla in quanto limitato solo al quartiere. Alla fine la maggioranza del Consiglio Comunale approvò il progetto di cementificazione, nonostante il buonsenso suggerisse il contrario. La nostra osservazione contraria, naturalmente, fu sonoramente bocciata. Si ricorda, per la cronaca, che la vicenda produsse le dimissioni dell’allora assesore all’edilizia Roberto Trussardi (al quale va il nostro plauso e riconoscimento) dopo un acceso diverbio in giunta.

Nel 2009 il sindaco Tentorio si invaghì del progetto dell’imprenditore Percassi che prevedeva di costruire la nuova cittadella dello sport sul parco, operazione già tentata inutilmente qualche anno prima. Stavolta Tentorio si è lasciato convincere spinto anche dalla sua passione per la squadra cittadina. Alla fine non se n’è fatto niente e si ritorna alla soluzione migliore che è la ristrutturazione dell’impianto di viale Giulio Cesare.

Oggi sarebbe opportuno ripristinare l’area gricola, rilanciando l’idea  del PLIS per motivi che non stiamo qui a spiegare e che per sintesi cataloghiamo tra gli interventi necessari per l’ambiente e la qualità della vita dei cittadini. Infatti, tutti promettono maggiore vivibilità e programmi a consumo zero di suolo, ma alla prima proposta di un costruttore i sacri principi si perdono per strada.

l.n.

 

A Giorgio Gori il cemento non dispiace.

torri SaceChi ha la bontà e la pazienza di leggere gli articoli pubblicati da anni su questo sito si sarà accorto che non abbiamo mai fatto distinzioni tra le varie amministrazioni nell’esprimere le nostre critiche e le prese di posizione sui temi del territorio. Chi non lo sa può provare oggi a leggere il materiale pubblicato negli ultimi otto anni: è facilissimo.

Ad un mese dalle elezioni amministrative siamo senz’altro in grado di affermare che il candidato sindaco del centrosinistra a Bergamo evita accuratamente di entrare  nel merito dei veri problemi dell’urbanistica cittadina. Ai nostri solleciti ad esprimere valutazioni rispetto ad una totale e sostanziale revisione del Pgt ha risposto dilettandosi a proporre la scuola di cucina (ormai appare su almeno quatto o cinque canali Tv ogni giorno) ad Astino. I 4,5 milioni di nuovi metri cubi edificabili che gravano sulla città non lo turbano e non gli interessa ( o non lo sa) che la coalizione che lo sorregge è  convinta che bisogna costruire ancora perché a Bergamo dovrebbero arrivare, non si da dove, circa 30 mila abitanti in più per i prossimi anni. Poiché in lista ci sono persone che dovrebbero conoscere bene l’argomento, viene da pensare che il tema metta in forte imbarazzo le forze politiche che hanno avanzato e approvato con relative delibere queste scelte azzardate e improponibili.

Dunque Gori tace e quando non può, perché  incalzato dalla stampa, tenta di lanciare cortine fumogene, negando  fatti evidentissimi senza mostrare un minimo ravvedimento rispetto a queste politiche che stanno lasciando ormai tracce rovinose per la Città.

Egli preferisce stare sulle linee generali e non si sbilancia rinunciando volutamente a quella che dovrebbe essere una parte importante del programma che riguarda la vivibilità della città . Troppo comodo fermarsi alle piste ciclabili, alle corsi preferenziali e non parlare mai della minaccia  di cementificazione prevista dallo strumento urbanistico in vigore.

Il nuovo muro di Bergamo L’ex Enel si rivela nella sua imponenza (con un poco di storia)

ex enel via nullo

 da bergamonews.it     Il quartiere Santa Lucia è un susseguirsi di cartelli “Vendesi”. Dal monolocale in condominio anni settanta fino all’attico nel lussuoso palazzo ristrutturato. Tutti vendono, nessuno compra nonostante gli evidenti affari. In questo contesto di mercato stagnante si rivela agli occhi dei cittadini di Bergamo il complesso dell’ex Enel tra via Nullo e via Mazzini. Un colosso da 71mila metri cubi, 140 appartamenti di lusso per un’altezza massima di 24 metri.

A prima vista sembrano tre enormi cubi piazzati nel mezzo della città. In realtà si tratta di un progetto ideato dall’architetto Antonio Citterio, archistar che può vantare opere nelle esposizioni permanenti del Moma di New York e del Centro Georges Pompidou di Parigi. Nei giorni scorsi decine di operai hanno tolto i ponteggi per mostrare ai potenziali clienti la qualità delle case. Con i tempi che corrono, non c’è la fila per accaparrarsele nonostante una buona spinta iniziale. Eppure nel 2009 il piano integrato di intervento è stato approvato proprio con l’intenzione di limitare l’invecchiamento della popolazione e il pendolarismo. A cinque anni di distanza, dopo una crisi economica che ha messo in ginocchio l’Italia intera, è difficile che le 140 abitazioni possano rispondere alle stesse esigenze.

Come per il muro di via Autostrada, ancora vuoto in attesa che qualcuno compri o affitti gli ampi uffici, anche l’ex Enel è al centro di polemiche. Il comitato di quartiere di Santa Lucia ha presentato un ricorso al tribunale amministrativo per cercare di limitare l’altezza del complesso. I giudici hanno dato ragione all’impresa costruttrice, che ha rispettato le volumetrie concesse dall’amministrazione comunale.

e adesso un poco di storia

( Dicembre 2008)  da  associazionelurora. myblog.it

Il centrosinistra non conosce ostacoli . Le varianti al Piano Regolatore devono passare.  Ancora aumenti di volumetrie rispetto alla normativa attuale!

Il Consiglio Comunale di Bergamo, con 21 voti su 40 della maggioranza di centro sinistra, ha approvato la super cementificazione intensiva sull’area ex Enel. Ha votato contro il centrodestra, la Lega , il gruppo misto e il consigliere verde Roberto Bertoli con una dichiarazione da condividere al cento per cento.  E’ previsto, tanto per cambiare, un aumento delle volumetrie rispetto a quelle esistenti di circa il trenta per cento. Risultato: densità edificatoria da città cinese ( circa sei metri cubi per metro quadrato). E così, dopo i residenti di Conca Fiorita, anche quelli di Santa Lucia sono stati presi a pesci in faccia. Parità di trattamento in quanto ad aumento delle volumetrie edificabili, con un tantino in più (80%) per l’area Sace. I consiglieri di sinistra fanno finta di non capire che l’urbanistica contrattata in variante al Piano Regolatore produce  notevoli aumenti di profitti per i privati con qualche briciola per le casse comunali. Stavolta sono i milanesi a fare lo shopping del territorio cittadino. D’altra parte, da una forza politica che aveva espresso disponibilità a discutere di edificazioni sul Parco della Martinella c’è poco da pretendere! 

 

Cronaca del Consiglio Comunale da Bergamonews. (Dic.2008)
Palafrizzoni – Nessuna sorpresa nel dibattito in Consiglio comunale sul piano integrato di intervento dell’ex Enel. Il progetto firmato dall’architetto Antonio Citterio passa l’esame senza grosse difficoltà. La discussione presenta parecchie analogie con il già approvato piano Sace: forti dubbi dell’opposizione su volumi ed altezze.

 

Nessuna sorpresa nel dibattito in Consiglio comunale sul piano integrato di intervento dell’ex Enel. Il progetto firmato dal noto architetto Antonio Citterio passa l’esame senza grosse difficoltà.  La discussione presenta parecchie analogie con il già approvato Piano sace: forti dubbi dell’opposizione su volumi ed altezze e maggioranza a difendere la scelta dell’amministrazione. Grazie agli oneri, circa 4 milioni di euro, garantiti dal privato che realizzerà l’intervento verrà finanziata l’operazione del Carmine. Anche se, tiene a specificare l’assessore Valter Grossi, “questo progetto non nasce perché l’amministrazione ha bisogno di soldi, ma per cogliere l’opportunità di riqualificare un’area dismessa. La proposta è stata valutata ed è pienamente in conformità con il piano di governo del territorio che andremo ad adottare. Inoltre riguardo alla densità posso dire che è già stata apportata una diminuzione”.
Molto critica la minoranza. “L’amministrazione Bruni sta percorrendo una strada pericolosa – spiega Alessandra Gallone, consigliere comunale di Alleanza Nazionale – questi provvedimenti alterano in modo determinate l’urbanistica della città”. Anche Daniele Belotti, Lega Nord, è contrario. “Questo intervento, insieme a tutti gli altri previsti nel pgt, non è certo un bel regalo di Natale per i cittadini bergamaschi – afferma -. Un piano di governo del territorio che prevede 25 mila abitanti in più a Bergamo è vergognoso. A chi lasceremo questa città si maledirà”. Non ha cambiato idea rispetto al “no” espresso in commissione il verde Roberto Bertoli, che conferma la sua contrarietà. “Sono semplicemente molti di più gli elementi negativi rispetto a quelli positivi – spiega – sarebbe stato necessario reperire introiti per il Carmine con un intervento più confacente alla realtà urbana di Bergamo”. Il capogruppo della Lista Bruni Eugenio Aversa ritiene invece che appellarsi alla questione delle volumetrie sia poco comprensibile. “Non ha senso impuntarsi sulle volumetrie, siamo a due passi dal centro in un’area già molto densa”. Il piano integrato d’intervento viene poi approvato nonostante i voti contrari di Verdi, Lega Nord, Forza Italia, Lista Veneziani, gruppo Misto e Udc.

 

A Ponte San Pietro il chiodo del cemento.

Da salviamoilpaesaggio.it

 

pontesanpietro

(a cura del Comitato Civico Altra Ponte e Gruppo Amici dell’Isolotto)

Ponte San Pietro, provincia di Bergamo, è un piccolo Comune, solo 4,6 Km2 ed una popolazione residente di poco inferiore ai 12.000 abitanti. Tante abitazioni sfitte e/o invendute, tanti capannoni abbandonati e tanto traffico. Il comune si trova ad 8 Km ad ovest di Bergamo, sulla strada ex statale che da Bergamo porta a Lecco.

Ha avuto un discreto incremento di popolazione negli anni 60 quando la Industria Tessile Legler, con alcune migliaia di dipendenti, viaggiava a pieno ritmo e, proprio sul confine con il Comune di Brembate di sopra, un’altra industria, la Philco Italiana S.p.A., aveva quasi 3.000 dipendenti. In pochi anni si era superata la soglia dei 10.000 abitanti, salvo poi iniziare un lento regresso fino a ridiscendere a circa 9.000. Lì siamo rimasti per alcuni decenni, fino a quando è iniziato l’afflusso di immigrati extracomunitari che, in tempi relativamente brevi, ci hanno fatto quasi raggiungere la popolazione attuale.

Il problema è che il territorio è piccolo e, ormai, è stato quasi completamente edificato.

Altro fatto importante è che Ponte San Pietro non è l’unico Comune in queste condizioni. Proprio confinante c’é Presezzo, uno dei comuni più piccoli, che ha la densità abitativa quasi identica a quella di Ponte San Pietro, ma anche altri comuni, maggiormente dotati di aree, di grandi superfici, iniziano a sentirsi “stretti”, molto stretti.

L’Isola Bergamasca, si chiama così l’area compresa tra i fiumi Adda (ad Ovest) e Brembo (ad Est) e avente il confine Nord costituito dalla Valle San Martino e dalle propaggini delle Orobie. E’ un’area con una elevata densità di popolazione, di abitazioni, di edifici ad uso commerciale ed industriale, attraversata da numerose strade e corsi d’acqua.
Non ci sono, fortunatamente, situazioni di evidente grave pericolo, anche in caso di grandi e prolungate precipitazioni, tuttavia nel secolo scorso alcune esondazioni ci sono state ed hanno causato i loro bei guai.

Basta andare sul sito del Magistrato del Po per rendersi conto che le famose piene decennali, ventennali, cinquantennali, ecc., sono sempre dietro l’angolo. Nonostante ciò, proseguendo nella dissennata politica distruttiva che aveva caratterizzato i decenni passati, gli attuali amministratori del Comune di Ponte San Pietro hanno deciso che i residui spazi verdi danno fastidio e vanno eliminati.

Tutto ciò, naturalmente, in spregio all’accordo sottoscritto dagli stessi amministratori riguardo la parte locale della RER (Rete Ecologica Regionale) e nonostante che sia nella propaganda pre-elettorale che nel discorso di Programma di Mandato, tenuto pubblicamente dal Sindaco al momento del suo insediamento, si dicesse esplicitamente e chiaramente che si intendeva tutelare l’area denominata Isolotto:

•  No ai progetti edilizi;
•  Adesione al Plis (Parco Locale di Interesse Sovra comunale) del Basso Brembo;
•  Creazione del Parco Naturale dell’Isolotto (con la richiesta della denominazione di Area Naturale Protetta;
•  Non sarà comunque toccata da alcun intervento se non in presenza di una convenzione con il Comune che, in ogni caso, non potrà prevedere insediamenti residenziali.

Il 24 Marzo è stata convocata la prima Conferenza VAS per avviare il progetto di edificazione di 20 casette su quell’area.

Ma facciamo un passo indietro e andiamo a vedere e conoscere questo lembo di territorio.

L’Isolotto di Ponte San Pietro

pontesanpietroL’Isolotto di Ponte San Pietro si è formato nel corso di millenni di piene del fiume Brembo, un corso d’acqua a carattere torrentizio, quindi soggetto a piene improvvise e violente. Insieme alle migliaia di tonnellate di sabbia, ghiaia e terra, le piene del fiume hanno trasportato a valle anche i semi di tante piante e fiorie, allo sbocco del vallone che oggi attraversa l’abitato di ponte San Pietro, fluire in un’ampia pianura ha fatto sì che gran parte del materiale trasportato a valle, semi compresi, si depositasse sul fondo, strato dopo strato.

fotodepocaL’immagine qui a lato, risalente agli anni 30-40 del secolo scorso, ci mostrano questo enorme deposito di detriti che, con il trascorrere del tempo, è andato formando una vera e propria isola, circondata da due bracci del fiume.
La parte più ad ovest (a sinistra della fotografia, ripresa da nord) dell’Isolotto è quella che ha potuto godere di quantità maggiore di depositi e, oltre ad essere leggermente più alta rispetto al resto dell’area, è anche quella dove c’è uno strato superficiale di terriccio, più elevato.

Come si evidenzia dalla ripresa da satellite di pochissimi anni fa (foto in alto a destra), tagliando verticalmente a metà l’Isolotto, possiamo notare come la parte sinistra, quella che ha goduto della maggior quantità di terriccio depositato, accolga una fattoria e sia coltivata, mentre la parte destra mostra anche ad occhio le caratteristiche della pianura arida”, il cosiddetto “Magredo“, proprio perché lo strato di terriccio superficiale è modesto e non è in grado di trattenere l’acqua piovana.
E’ proprio questa caratteristica che ha fatto sì che, nell’arco di migliaia di anni, quei semi di montagna trovassero le condizioni ideali per attecchire e far crescere ben otto specie diverse di Orchidee selvatiche.

orchidee

Gli studiosi dell’Orto Botanico Lorenzo Rota, di Bergamo, e del Gruppo Flora Alpina Bergamasca, hanno effettuato diverse visite sul campo, studiando quanto di loro competenza, e giungendo poi alle conclusioni che hanno riportato in una relazione inviata, tra gli altri, anche al Sindaco di Ponte San Pietro.

“Nel contesto ambientale bergamasco, l’isolotto di Ponte San Pietro si caratterizza per un elevato grado di naturalità, particolarmente in rapporto all’ambito planiziale.
Il valore naturalistico e del luogo è strettamente connesso alla presenza di modesti lembi di prateria arida, habitat straordinariamente ricco di specie pregiate, drasticamente ridotto o scomparso nella totalità della pianura; porzioni di una certa consistenza persistono ancora lungo il Brembo . . . .
. . . .  Tuttavia, pur nella sua modesta superficie, l’isolotto di Ponte San Pietro è la sola area che riunisce tutte le specie floristiche più notevoli, talvolta con le popolazioni più ricche della provincia. . . . .  Questa flora è quindi testimone di un particolare periodo del nostro territorio, andrebbe pertanto conservata e valorizzata; data la sua peculiare origine, il suo studio potrebbe rivelarsi utile anche in relazione agli studi riguardanti il riscaldamento globale ed i mutamenti climatici. Questi popolamenti hanno grande valore scientifico perché il loro studio genetico può chiarire aspetti dei rapporti tra le flore, le migrazioni, la capacità di scambio genetico. . . .  Le praterie aride (i magredi) sono habitat delicati: qualsiasi intervento che preveda scavi, livellamenti e riporti di terreno può comprometterle gravemente. Inoltre è del tutto improponibile una loro gestione ad uso pubblico che preveda semina, sfalci frequenti, irrigazioni e concimazioni, perché determinerebbe la rapida estinzione di tutte le specie pregiate. Anche il calpestio andrebbe contenuto il più possibile.”

I Comitati Civici “Altra Ponte” e gruppo “Amici dell’Isolotto” hanno promosso diverse iniziative, nel corso degli ultimi 6 anni, da un lato per sensibilizzare i cittadini riguardo la salvaguardia di questo lembo di territorio veramente unico, e dall’altro per richiamare gli amministratori a considerare che il termine “Sviluppo” non significa assolutamente cemento e costruzioni, che misurare il benessere della comunità guardando solo al numero di abitanti, dimenticando che già oggi, su di un territorio di 4,6 Km2, risiedono quasi 12.000 persone e la copertura del suolo non è poi così lontana dal 100% come si vorrebbe far credere, non è una scelta oculata.

Addirittura, con la precedente amministrazione si è preparata una petizione che è stata sottoscritta da oltre 800 cittadini, tutti rigorosamente maggiorenni e residenti a Ponte San Pietro; la stessa petizione è stata sottoposta alla Commissione Petizioni dell’Unione Europea che, dopo averla analizzata l’ha ritenuta ammissibile. Purtroppo, però, anche la UE ha risposto, come la Direzione Parchi ed Aree protette della Regione Lombardia, che nonostante tutte le nostre buone ragioni, la richiesta di tutela di un’area deve essere avanzata dall’Amministrazione Comunale.

Con l’aiuto (anche economico) dei cittadini e con la loro partecipazione, abbiamo anche realizzato uno studio per la trasformazione dell’area in un parco naturale che, pur consentendo la fruizione delle aree demaniali che sull’Isolotto esistono, nelle quali si potrebbe realizzare un’area giochi e pic-nic, separata dal bosco da quella da proteggere, ed una pista ciclo pedonale lungo tutto il perimetro, collegata con altre piste ciclo-pedonali che consentirebbero la creazione di un percorso di diversi chilometri, completamente separato da zone aperte al traffico veicolare.

pontesanpietro-mappaOltretutto, quest’area dovrebbe entrare a far parte, unitamente con alcune altre, del Parco Locale di Interesse Sovracomunale (PLIS) del Basso corso del Fiume Brembo, già esistente da anni e pienamente funzionante con grande soddisfazione dei cittadini.

A spingere in questa direzione non ci sono solo i Comitati Civici di Ponte San Pietro, ma anche quelli dei comuni vicini:

•  Comitato Orizzonte Roncola di Treviolo;
•  Comitato Curno per il Parco di Curno;
•  Comitato per l’ambiente e la salute di Ghiaie di Bonate sopra, Presezzo e Ponte San Pietro;
•  Comitato per il Canto ed il Bedesco;
•  Comitato dei cittadini di Longuelo;
•  Comitato Viviamo il Brembo di Bonate sotto;

Ma questo è solo uno dei problemi, il più evidente ma non l’unico.

Bergamo arretra : Cosa resta dell’ex variante al Parco Ovest

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La foto (da via Tobagi, quartiere San Tomaso) mostra quello che doveva essere l’ingresso di un grosso complesso residenziale approvato in variante urbanistica nel 2007 (Giunta Bruni) sull’area del Parco Ovest. La zona è compresa tra la via San Bernardino e l’asse interurbano. Da molto tempo ormai appare, invece, come un’ ampia area spoglia con una recinzione di plastica rossa. Ecco un brevissima storia di questa variante urbanistica alla quale ci eravamo opposti, purtroppo, senza alcun risultato.

A luglio del 2007 il Consiglio Comunale approvò una variante al Piano Regolatore abbastanza opinabile. Lo strumento urbanistico generale prevedeva una possibilità di ampliamento della fabbrica del Gres  per 57.000 metri cubi ad uso produttivo. L’Amministrazione comunale decise di trasformare questa opzione idonea per destinazioni produttive (capannoni ecc.) in funzioni residenziali e uffici con una previsione di circa 150 appartamenti più uffici .

Da notare che con questo intervento non si puntava a recuperare un’area dismessa, ma si trattava di una nuova edificazione che andava ad interessare l’ex Parco Ovest, anche se nella convenzione veniva prevista una cessione di parte delle aree al Comune.

In sostanza un’area libera destinata ad ampliamento di una fabbrica veniva trasformata in una zona residenziale con circa 150 appartamenti per un totale di 57.000 metri cubi.

L’associazione l’Aurora presentò osservazione contraria a tale edificazione, ma non venne neanche presa in considerazione…….. altro che convegni sulla partecipazione.

Mobilità a Bergamo: Ha ragione Gori e non Ceci.

Area ex gasometroA Bergamo esistono gravi carenze in tema di mobilità con un traffico sempre più caotico. Ogni giorno si leggono lamentele dei cittadini per le difficoltà riscontrate nel recarsi al nuovo ospedale. Parcheggi pochi, mezzi pubblici con cadenze insufficienti, strade  collassate dal traffico. Da dieci anni non si riesce a realizzare uno straccio di sottopasso ai tre passaggi a livello presenti città ( più urgente quello fuori dall’ospedale) dando luogo a code che riempiono i quartieri di gas di scarico.

Di fronte a questo panorama L’assessore in carica Gianfranco Ceci afferma: “La prima opera da realizzare, se ci saranno le risorse, sarà la seconda linea del tram, verso la Valle Brembana. La seconda, in ordine di priorità, è il collegamento su ferro tra la città e l’aeroporto. Dopo di queste, si può parlare di metrobus»

Caro Ceci, le risorse sono poche, anzi pochissime e vanno sfruttate al massimo sul territorio cittadino. In proposito è più logica e fattibile la proposta di Giorgio Gori in quanto risolve un problema oggi prioritario (Metrobus cittadino). Purtroppo non esistono oggi le condizioni che ci hanno consentito dodici anni fa la realizzazione della Teb con la tranvia per la Valle Seriana. Oggi bisogna puntare a migliorare la qualità della vita dei cittadini bergamaschi e questo obiettivo non si ottiene con il collegamento per la Val Brembana o con il tram per l’aeroporto. Considera che in cinque anni non siete riusciti a fare un sottopasso ferroviario. Pensaci bene…..

lu.na.

Bergamo: Albergo su aree verdi alla Trucca.

ImmagineIlComuneI consiglieri comunali di Bergamo, con un ritardo di cinque anni,  sollevano dubbi e perplessità in merito all’edificazione di un albergo  su un’area verde in mezzo a orti urbani che vanno dal rondò dell’Auchan  fino alla rotonda di Longuelo.

Franco Tentorio, quando era all’opposizione si era espresso con voto contrario su questa previsione urbanistica contenuta nel Pgt, salvo cambiare opinione una volta diventato sindaco.

L’osservazione contraria alla costruzione presentata dalla nostra associazione fu sonoramente bocciata dal consiglio comunale e solo ora cominciano a scendere lacrime di coccodrillo.

Ecco l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera.

Sull’albergo alla Trucca la Lega storce il naso, così la riunione della terza commissione di ieri rischia di essere preambolo di una discussione parecchio accesa in Consiglio comunale. All’ordine del giorno c’era la votazione dell’adozione del piano attuativo per la realizzazione dell’albergo vicino all’ospedale Giovanni XXIII. «Quello dell’albergo è uno scempio», ha detto il capogruppo della Lega Alberto Ribolla prima di astenersi dal voto, come hanno fatto i consiglieri di minoranza.

L’albergo alla Trucca è un tema che già ha scaldato gli animi di imprenditori e giunta negli anni passati. Tutto ha avuto inizio nel 2010, quando la società Life Source depositò a Palafrizzoni il piano per un albergo vicino al nuovo ospedale. Il progetto è stato bloccato a lungo fino a quando, a dicembre dell’anno scorso, Arturo Lòpez Spajani, manager della Life Source, ha comprato una pagina di pubblicità sui giornali per accusare l’amministrazione di inconcludenza. Tra i nodi che bloccavano il progetto c’era la questione del parco adiacente all’hotel: la Life Source voleva fosse privato, mentre il Comune sperava di poterlo avere a disposizione come parco pubblico.

Ieri in commissione è stato presentato l’accordo, ovvero la cessione dell’area verde al futuro albergo in cambio dell’impegno di Life Source nel realizzare la ciclabile che, passando sotto la ferrovia, collegherà albergo e ospedale. In commissione il Pd ha però sollevato la questione dei costi della pista. «Ho fatto alcuni calcoli e ho visto che, con lo scomputo degli oneri edilizi, in quest’operazione il Comune potrebbe rimetterci quasi due milioni di euro», ha detto il consigliere Marco Brembilla. E Ribolla ha aggiunto: «Questa vicenda non ci è piaciuta fin dall’inizio e nella modalità di gestione. Non ci convince l’altezza dell’hotel che, sebbene ridotta a quattro piani, offusca la vista di Città Alta dalla Trucca. Poi la questione del verde privatizzato: quell’area avrebbe dovuto rimanere pubblica. Da determinare con precisione, al di là delle ipotesi, anche il costo della pista ciclabile».

franco cremonesi