Città Alta: un dibattito interessante per la salvaguardia e il rilancio

La lettera pubblicata di seguito e inviata alla stampa locale apre un dibattito su Città Alta finalizzato ad un rilancio coerente con l’esigenza primaria di salvaguardare un tesoro storico e culturale del nostro Paese. Si tratta di spunti interessanti da parte di professionisti e persone con esperienze già maturate in merito e conoscitori della materia trattata. In un periodo in cui si cerca di rilanciare la partecipazione, questo intervento si pone al di fuori di qualsiasi interesse di parte e si mostra animato solo dall’attaccamento al nostro territorio e ai suoi valori.
l.n.
 
Piazza Vecchia, conserva – insieme alla Corsarola – una straordinaria
espressione di socialità che si collega con l’architettura urbana. La comunità di Città
Alta e Colli, ma anche coloro che frequentano la piazza, la vivono e la sentono come
uno spazio sociale e simbolico dove si sviluppano relazioni. Un luogo, come ben
delineò l’architetto Portoghesi nel 1990, “degli sguardi, luogo dove ci si squadra, si
ferma la presenza degli altri nella nostra memoria”.
Non è solamente da funzioni commerciali e culturali che si consegue direttamente un
rapporto comunitario e l’affabilità tra le persone. L’andirivieni di persone tra la strada
e la piazza in un contesto che non è solo funzionale ma anche estetico e relazionale
può far breccia nella solitudine e predisporre al benessere.
Per un mese, a seguito della manifestazione del verde in piazza, perderemo
quell’espressione di socialità, di legame con l’architettura del luogo, percepito nella
sua consueta immagine che restituisce alla pratica sociale tutta l’intensità del valore
dello spazio pubblico, intimamente riconosciuto. La piazza, diventando il proscenio
di una manifestazione, viene così utilizzata come scenografia per ospitare una
manifestazione a sua volta scenografica.
Certo, la manifestazione del giardino in Piazza Vecchia è un’occasione di
promozione culturale e commerciale, ma non ci si può non chiedere se il suo uso in
tale contesto sia o meno improprio. Tale questione rientra a pieno titolo nel vivace
dibattito di questi ultimi anni relativo proprio all’utilizzo di importanti luoghi artistici
italiani per realizzare le più diverse manifestazioni. Ricordiamo, tra le tante, le
questioni sollevate in merito all’utilizzo come location per concerti a Roma del Circo
Massimo o anche Piazza del Popolo – “il salotto buono” – della Capitale. Discussione
a cui non possiamo esimerci dall’affrontare come cittadini eredi di un bene culturale,
che siamo tenuti a custodire, a tutelare e a valorizzare. Solo in questo modo il bene
verrà vissuto, in quanto percepito non come semplice e sterile relitto di un passato che
non c’è più, ma come parte integrante della bellezza cittadina da cui trarre
ispirazione, creatività e sviluppo.
A ciò si aggiunga che il turista in visita alla nostra città, può provare grande
delusione vedendo Piazza Vecchia (l’attrattiva principale), truccata per un evento che
l’ha resa solo proscenio e non protagonista della ricchezza spaziale e sociale, istanti di
vita pubblica di relazione. E’ come recarsi a Parigi per vedere l’Arco di Trionfo e
trovarlo insieme ad altri monumenti, impacchettato dagli artisti Christo e Jeanne
Cloude. Con la differenza che i coniugi di cui sopra erano stati capaci di occultare e al
tempo stesso di evidenziare il monumento in modo da indurre il visitatore a scoprire e
a riscoprire il bene culturale com’è davvero.
Differentemente dal monumento dimenticato, Piazza Vecchia non solo non lo
è, ma è viva e ben vissuta. Per questo, a nostro avviso, sarebbe il caso di rendere visibili, attraverso manifestazioni come la contestata “verde in piazza”, luoghi della
città dimenticati e da rigenerare.
In questo modo si rende felice anche il turista, che può godere della bellezza
di Piazza Vecchia e se lo desidera, scoprire luoghi nascosti che avevano solo bisogno
di essere riqualificati e ritrovati. Così anche il cittadino non si trova espropriato della
sua piazza, che rischia la rovina per troppo utilizzo nel tempo, ma può scoprire nuove
e ritrovate bellezze della città.
Riteniamo che i nostri beni artistici e monumentali vadano custoditi con cura,
perché solo la nostra ricchezza e dagli stessi possiamo ricavare quella sostenibilità
economica ed ambientale di cui si parla tanto.
Siamo convinti che la molla economica non è la sola che muove la città.
A nostro avviso attuare una politica partecipativa significa anche coinvolgere
i cittadini in una discussione che riguarda l’uso ma anche il futuro della nostra città.
Dibattito che non può essere una banale presa di posizione del pro e del contro, ma
spunto di consapevolezza e crescita collettiva attraverso discussioni pubbliche con
coloro che stanno cercando risposte a tali quesiti.
Noi ci siamo posti alcuni interrogativi che sono piccole “scene di apertura” al
confronto e che non esauriscono certamente il tema che è complesso, la cui risposta
meriterebbe l’estensione del dibattito e il necessario ascolto in favore di coloro che
desiderano partecipare alla crescita della città.
La piazza, allora, come dovrebbe essere rivitalizzata?
Quali potrebbero essere i contenuti di planimetrie che consentano l’interazione
sociale?
Come estendere i principi democratici all’interno di processi partecipativi e
operare decisioni condivise e di pubblico interesse?
Infine, come provare in futuro a formulare e mettere alla prova proposte
innovative?
Distinti saluti
Alessandro Tiraboschi Pianificatore territoriale
Mariangela Acerboni Già Presidente terza circoscrizione Città Alta e Colli
Ralf Becker Architetto
Davide Belotti Impiegato
Paolo Carrara Artigiano
Silvia Chiodi Dirigente di ricerca
Francesco Gilardi Architetto
Giusi Norbis Cavalleri Già Consigliere comunale città di Bergamo
Gabriella Perpetua Docente

In ricordo di Bernardo Secchi.

Centrale-Termica-di-via-Daste-Spalenga.-Esempio-di-Archeologia-Industriale.jpgOggi è giunta la notizia della morte di Bernardo Secchi autore del Piano Regolatore di Bergamo. Un professionista di grande spessore, rigoroso e strenuo difensore del paesaggio e dell’ambiente. Anche  ricordando alcune incomprensioni e qualche differenza di vedute, non posso fare a meno di esprimere profonda amarezza e dispiacere a fronte di questa grave perdita.

Per ricordarlo ho ripreso un articolo sul Corriere della Sera pubblicato a marzo del 1995  (sindaco Galizzi) nel quale si riporta la discussione di un’infuocata assemblea sul PRG tenuta nei locali del centro San Bartolomeo. Ho difeso il Professor Secchi dagli attacchi di costruttori e professionisti che si opponevano all’approvazione dello strumento urbanistico mettendo a repentaglio la tutela del territorio. Ho rischiato la querela da parte di uno dei professionisti…..sono passati circa 20 anni,

Di seguito l’articolo

BERGAMO . Avanti tutta. La scadenza del mandato s’ avvicina ma l’ amministrazione quadripartita di Bergamo, una compagine composta da “ex” (ex Dc, Psi, Pli e Pri), vuole adottare comunque il nuovo piano regolatore generale: “E un atto urgente e improrogabile”, ha sentenziato la maggioranza del consiglio comunale, a dispetto delle polemiche che da tempo infuriano in citta’ . I lavori, dunque, proseguiranno a oltranza: “Troppa fretta, non c’ e’ tempo per discutere e valutare”, fanno notare gli ordini professionali. Ma lo scontro va oltre la specifica questione del piano: e’ anche politico. Forza Italia, dalle file dell’ opposizione, promette guerra: “Siamo pronti a fare ricorso al Tar . annuncia il capogruppo degli azzurri a palazzo Frizzoni, Carlo Saffioti .. In ogni caso, presenteremo una cinquantina di emendamenti. Un piano regolatore c’ e’ : se anche non si adotta il nuovo, non mettiamo certo in crisi la citta’ “. “Ma si rischia di cadere nelle speculazioni . replica il consigliere indipendente Luigi Nappo ., visto che i contenuti del nuovo strumento urbanistico sono gia’ noti a tutti”. La corsa alle concessioni edilizie, intanto, si e’ gia’ scatenata. Nappo, l’ alfiere piu’ agguerrito del piano regolatore in discussione, e’ durissimo nel cercare di zittire le critiche avanzate da costruttori e professionisti: “Sono ancora abituati ai vecchi tempi, quando stavano nelle sedi di partito e contrattavano volumetrie, progettisti e assegnazioni degli incarichi. Siccome sono stati tagliati fuori, tirano in ballo la storia del “coinvolgimento”, della “partecipazione”. Qui non c’ e’ stata nessuna cogestione con associazioni, partiti, architetti di chiara fama. Qualcuno non vuole adottare questo piano perche’ spera che la prossima amministrazione sia piu’ morbida dell’ attuale”. Apriti cielo: parole tanto pesanti, del resto, non potevano non suscitare un vespaio. Indignato, il presidente dei costruttori Aceb, Cesare Maccabelli: “Mai contrattato con nessuno volumetrie o quant’ altro. Per Bergamo Sud ci siamo impegnati anche economicamente per predisporre e far avere agli amministratori osservazioni di carattere puramente tecnico a cui non e’ mai stata data risposta, benche’ per legge ci fosse dovuta”. Si riserva di passare alle vie legali il presidente dell’ Ordine degli architetti, Mario Cortinovis: “Invito il dottor Nappo a non lanciare accuse generalizzate”. Senza risposte Il clima e’ incandescente. Piergiorgio Tosetti, sempre dell’ Ordine degli architetti, spiega: “Non siamo contro il piano regolatore perche’ e’ questa giunta a vararlo. E abbiamo piu’ volte sollecitato il comune, invano, a creare momenti di raccordo, nella fase di confezionamento del piano, con i rappresentanti di categoria e degli ordini. Una richiesta di collaborazione, non di “partecipazione alla spartizione”. I mesi sono passati senza risposte. Ora, avendo pochissimo tempo a disposizione, ci stiamo concentrando sulle norme attuative, vero “motore” del piano. La sensazione e’ che una parte di esse sia molto rigida”. Un esempio? “La manutenzione ordinaria degli immobili richiede l’ autorizzazione del Comune . dicono gli architetti .. In concreto: per rifare i serramenti di casa, occorre fare domanda. Si immagina quante decine di migliaia di pratiche arriverebbero negli uffici? Abbiamo gia’ segnalato il caso ai progettisti e loro si sono dimostrati disponibili a modificare la norma. E per ovviare a queste difficolta’ operative, che ricadono sulla pelle della gente, che la nostra esperienza diventa importante. Ma per verificare le norme di un piano regolatore, occorre tempo. Altrimenti si rischia di avere a disposizione una macchina bellissima, che pero’ non funziona perche’ non ha il motore adatto”. Sulla caratura dei progettisti, gli architetti Bernardo Secchi e Vittorio Gandolfi, nessuno discute. Nei parlamentini di quartiere, salvo ovvie eccezioni, vengono condivisi i progetti per la Bergamo del Duemila, mille miliardi d’ investimenti: ospedale nuovo alla Martinella (l’ attuale si trasformera’ , a lunga scadenza, in un campus universitario); concentramento degli uffici pubblici lungo il “Sentierone allungato”; revisione della zona della stazione (viale papa Giovanni, che si congiunge a via Gavazzeni tramite un grande sottopasso ferroviario con negozi); mercato settimanale sull’ area Sab, dove sorgera’ un secondo teatro e da dove partira’ il tram veloce; tribunale a Bergamo Sud (scelta contestatissima dagli avvocati: “La giustizia resti in centro”). Data piu’ volte per moribonda, la maggioranza guidata da Giampietro Galizzi (Ppi), fra le poche giunte lombarde a non essere state sfiorate dal ciclone di Tangentopoli, riuscira’ a varare il piano grazie all’ appoggio esterno del Pds, dei Verdi e di un indipendente. Ma quel che succedera’ da qui ad aprile, quando il piano verra’ adottato in piena campagna elettorale, e’ tutto da vedere. I popolari, che hanno deciso di votarlo, potrebbero allearsi (i giochi sono ancora aperti) con Lega o Forza Italia, che oggi avversano il nuovo strumento urbanistico. E, cosi’ , la tribolata adozione del piano regolatore potrebbe intrecciarsi anche con perverse logiche di alleanza.

Nisoli Riccardo

Pagina 39
(12 marzo 1995) – Corriere della Sera

SBLOCCAITALIA: deregolamentazione selvaggia a danno del Paese

sbloccaitaliada salviamoilpaesaggio.it  

a cura di Sauro Turroni

Ci chiediamo ancora una volta come potrà essere firmato dal Capo dello Stato un decreto del genere, del tutto privo dei necessari requisiti di necessità ed urgenza  e contenente materie del tutto disomogenee.

Ormai è prassi: questo Governo opera solo attraverso decreti legge che hanno carattere ordinamentale, sottrae materie di competenza parlamentare alla discussione e approva ogni provvedimento facendo ricorso alla fiducia, introducendo così di fatto la più grave riforma costituzionale,  trasformando le camere in semplici ratificatrici  delle decisioni dell’esecutivo.

In più, come se non bastasse, introduce norme in contrasto con la costituzione.

Il decreto, se possibile, rispetto alle bozze conosciute è peggiore di quelle circolate fino ad ora. Analizzarlo tutto richiedere pagine e pagine di note e commenti, atteso che praticamente ogni riga è volta ad una deregulation selvaggia volta a favorire non solo, come si afferma, gli investimenti, ma anche e soprattutto la manomissione dell’Italia e in molti casi anche delle casse dello Stato.

Partiamo dall’inizio.

Art.1

Il commissario alla ferrovia Napoli Bari non solo approva i progetti ma anche li predispone, e può appaltare i lavori sulla base di un progetto preliminare, cioè di elaborati che non sono in grado di consentire la individuazione, la misurazione e la quantificazione esatta delle opere da realizzare. Fioriranno gli “imprevisti”, le “varianti in corso d’opera” e tutte quelle altre diavolerie ben note alle imprese e alla magistratura, che sono state alla base del sistema di tangentopoli e della esplosione e moltiplicazione dei costi.

In ogni caso il commissario prima approva da solo i progetti e poi …solo successivamente li sottopone alla conferenza dei servizi. Una procedura davvero bizzarra, che non fa alcun cenno alla VIA che pure è un obbligo europeo imprescindibile per questo tipo di opere.

Se i rappresentanti delle amministrazioni che tutelano la salute , l’ambiente o i BBCC il commissario stesso può, in 7 giorni, approvare ugualmente il progetto, facendo prevalere un interesse di tipo economico rispetto ad altri interessi costituzionalmente garantiti, andando contro tranquillamente a consolidate e ripetute ordinanze della Corte Costituzionale.

Ritorna in grande spolvero il silenzio assenso, fonte di ogni possibile corruttela, molto apprezzato dai mascalzoni di ogni risma che non rischiano nulla, non dovendo firmare nessun atto amministrativo essendo sufficiente fare passare un po’ di tempo e ogni intervento è assentito automaticamente semplicemente … ponendo la richiesta in fondo alla pila di quelle depositate.

Desta enorme preoccupazione l’articolo riguardante le terre e rocce di scavo (art.12).

Occorre ricordare che fin dal primo atto del governo Berlusconi del 2001, la legge obiettivo, il ministro Lunardi cercò di impapocchiare la materia tentando di… diluire l’inquinamento degli scavi della Bologna-Firenze (dove aveva operato con la sua Roksoil) e che la questione è molto delicata avendo nel tempo consentito di celare nelle terre provenienti da scavi ogni tipo di velenoso inquinante.

Il fatto che reimpiegando le terre e le rocce di scavo in interventi infrastrutturali anche lontani consenta di non considerarle più rifiuto desta ogni tipo di preoccupazione: nessuno avrà più il diritto di controllare un materiale che non è più rifiuto, nessuno dovrà più tracciarlo e potrà essere portato ovunque. Le conseguenze sono facilmente immaginabili. I Casalesi ringraziano sentitamente.

Forza con gli inceneritori (art.15)

I sindaci impegnati a ridurre i rifiuti nel loro territorio e conseguentemente, se dotati di inceneritore, intenzionati a ridurre progressivamente le quantità da incenerire vedono le loro politiche andare in fumo: il governo farà un suo piano nazionale e definirà gli inceneritori esistenti (e quelli previsti) strategici e quindi che dovranno funzionare a pieno regime, mandando in soffitta ogni proposito di azione virtuosa.

Ai cittadini che si impegnano a fare riciclo e raccolta differenziata viene dimostrato che i loro sforzi sono vani, i loro polmoni continueranno ad essere inquinati per i rifiuti che vengono da altrove, distruggendo in un sol colpo il principio della autosufficienza territoriale alla base di ogni pianificazione in materia di rifiuti.

Semplificazioni in materia di paesaggi tutelati (art.18 e 19)

Con la scusa della piccola dimensione gli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili non sono più soggetti alla autorizzazione paesaggistica: si tratta di una norma incostituzionale atteso che, come è noto la tutela del paesaggio prevale nei confronti di ogni altro interesse ancorché economico.

Distruggere un paesaggio tutelato è facile, basta davvero poco, e il nostro Bel Paese ha subito fin troppe manomissioni senza che ad esse si dovessero aggiungere quelle facilitate da Renzi (che del resto detesta le Soprintendenze).

Vietato chiedere maggiori standard di sicurezza (art. 22)

Costa troppo e se chi realizza l’infrastruttura lo sostiene non si dovrà fare quello che una più adeguato livello di sicurezza avrebbe richiesto. Si blocca così il meccanismo evolutivo delle norme che proprio in materia di sicurezza procedono da tempo per successive implementazioni.

Costa troppo, dice Renzi, invece di capire che minori incidentalità significano enormi risparmi di spese e di costi sociali.

Ancora unità di missione (art.23)

Invece di cercare di far funzionare la P.A. si torna a riproporre la salvifica “Unità di Missione” che opera con propri procedimenti, modalità operative ecc. sostituendo uffici e strutture pagate per fare il lavoro che si concentra nelle UdM.

Sempre e solo procedure straordinarie, senza capire che questo modello fallimentare ha già dimostrato tutti i suoi limiti, anche di corruttibilità e di aumento dei costi.

Questa volta la scusa non sono le calamità o le grandi opere, il meccanismo perverso derivante dai meccanismi della straordinarietà viene applicato pari pari anche alle piccole opere.

In più, oltre a creare nuove strutture che rispondono ad un potere sempre più centrale, si distrugge definitivamente il principio costituzionale della terzietà della amministrazione pubblica, facendola diventare uno strumento di diretta emanazione del potere politico che la nomina e la tiene accanto a sè.

Art. 36, altra norma in favore dei lottizzatori 

Un’altra norma in favore dei lottizzatori, art. 36, 3 comma : si consente a chi lottizza di realizzare le opere di urbanizzazione a spizzichi e bocconi, per “stralci “funzionali” dando garanzia alle amministrazioni pubbliche , che poi dovranno gestirli e mantenerli, solo per assicurare la coerenza dell’opera di urbanizzazione parzialmente attuata con la restante e futura parte.

Chi impedirà dunque agli speculatori di fare stralci solo su misura delle proprie esigenze di guadagno, rinviando la realizzazione di quelle opere di maggior costo ed impegno ad un futuro incerto, assicurandosi la parte di profitto assicurata dalle costruzioni edilizie e rinviando sine die gli obblighi di completare le urbanizzazioni?

Immaginiamo cosa succederà delle urbanizzazioni secondarie: mai vedranno la luce.

Art. 37: ancora deregulation edilizia

Ancora deregulation in edilizia, nel paese degli abusi e dei condoni (art.37) alcune norme riguardano ancora una volta le semplificazioni edilizie, mentre ciò di cui ha bisogno l’Italia sono piuttosto dei rigorosi controlli ma di questo non si parla: tutto è nelle mani dei responsabili, diretti e indiretti, dell’abusivismo e del massacro dell’Italia con cemento e asfalto.

In un paese fragile come il nostro l’unica preoccupazione sembra essere quella del fare presto e non del fare bene. E quindi si inventano procedure con sempre meno controlli e verifiche con lo Stato che rinuncia alla funzione di garante della pubblica incolumità, del rispetto dei beni comuni e del patrimonio storico artistico , nonché della sicurezza.

Infatti i termini delle verifiche sono sempre più ridotti, a pochi giorni ormai, e in caso di prolungarsi dei tempi ecco che scatta l’automatica nomina del responsabile del procedimento a commissario ad acta, che assume da solo la responsabilità di assicurare che l’edificio direttamente realizzabile per previsione di PRG o di Piano Particolareggiato risponda ai requisiti di sicurezza sismica, idraulica, idrogeologica eccetera. E se il commissario ad acta non agisce nei termini dei 30 gg ecco che scatta il silenzio assenso.

Il geometra a scavalco di un piccolo comune si sostituirà quindi a ministeri, uffici regionali e anche provinciali , a AUSL e enti simili? Ma di che parlano?

E, naturalmente, per coloro che hanno perso tempo (?) scattano meccanismi risarcitori nei confronti di chi deve intervenire.

I risultati di questo modo di fare “riforme” dimostrando di non conoscere nulla della P.A: e anzi avendola in odio sono sicuri: i funzionari si metteranno sempre più con le spalle appoggiate al muro, individueranno ogni possibile cavillo pur di poter esprimere comunque un parere che li metta al sicuro da richieste di danni o da altre vessazioni e chi ci rimetterà saranno i cittadini e il nostro territorio. La PA è lì per risolvere i problemi dei cittadini, Renzi la rende ancor più un soggetto propenso a risolvere i problemi delle proprie terga.

Articoli 42, 43 e 44: aiuti agli immobiliaristi

È nota l’enorme quantità di immobili invenduti realizzati dalla speculazione edilizia che li ha ora sul groppone. Le norme introdotte cercano di dare una boccata di ossigeno a chi ha speculato e ora non riesce a vendere.

L’art. 44 si occupa di edifici esistenti e propone talune agevolazioni per il loro recupero anche dal punto di vista dell’efficienza energetica. Una ipotesi di lavoro che avrebbe potuto essere positiva se inquadrata in programmi dei Comuni e non lasciata alla casualità dell’incontro fra operatori immobiliari e attuali proprietari. Senza dubbio quello degli immobiliaristi è decisamente l’ultimo dei settori economici da aiutare!

Art. 45: il demanio terra di conquista per operazioni immobiliari: un nuovo sacco d’Italia

È un vecchio pallino dei governi di ogni colore : utilizzare il demanio pubblico per fare cassa, ma a tanto non eravamo mai arrivati: non è lo Stato che decide quali beni alienare ma sono soggetti che gestiscono fondi comuni di investimento o altri imprenditori immobiliari europei che, scegliendo fior da fiore, individuano le operazioni immobiliari più appetibili e fanno una proposta, bontà loro, al Presidente del Consiglio, con uno studio di fattibilità in cui indicano cosa vogliono fare.

Il presidente del Consiglio decide cosa consentire agli speculatori con cui fa un bell’accordo di programma, incassando caso mai qualche opera di interesse pubblico in cambio del bene demaniale di cui viene cambiata destinazione urbanistica, funzione, uso.

Che potrebbe fare qualche magnate russo o cinese nella Reggia di Caserta? Oppure nelle decine di chiese sconsacrate appartenenti al demanio? Una catena di ristoranti o di centri benessere con attività “a luci rosse”? E una qualche Disneyland in area archologica? In fondo ne abbiamo tante !

Sarebbero tutte cose “fattibili” secondo i criteri individuati dal decreto che si preoccupa solo dei soldi che può ricavare da queste operazioni . E’ vero, servono gli standard urbanistici, meno male che Renzi è stato sindaco e ci pensa a queste cose.

Peccato che la pianificazione urbanistica salti così totalmente, che la preventiva valutazione della interesse dello Stato di mantenere la demanialità e la disponibilità del bene venga cancellata, che in nessuna riga del decreto venga prevista la partecipazione dei cittadini ad atti così rilevanti che riguardano la loro città e il loro territorio, assicurati persino dalla legge urbanistica fascista del 1942 e cancellati dal democratico governo voluto dal 40% dei votanti alle europee, che i Comuni, finora titolari delle competenze in materia di governo del territorio, diventino semplici comparse in una vicenda difficile perfino a credersi.

Come ciliegina sulla torta, ovviamente, c’è anche la possibilità che la Cassa Depositi e Prestiti finanzi l’intervento.

Art. 49 – ancora un attacco per sdemanializzare i beni della difesa di interesse culturale e storico artistico

Dopo 60 giorni dall’invio degli elenchi alle Soprintendenze scatta il silenzio assenso e per quei beni è automaticamente dichiarata l’assenza di interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, culturale e paesaggistico, per essi non si applicano le disposizioni del codice dei Beni Culturali e paesaggistici, sono sdemanializzati e quindi alienabili.

La norma, in coerenza con tutte le altre emanate in precedenza per la vendita del patrimonio storico artistico della Nazione, è assai grave in quanto gli immobili di cui non viene riconosciuto un interesse tale da impedirne l’alienabilità e il mantenimento nel demanio dello Stato, anche se meritevoli di tutela, non sono più assoggettati alle disposizioni del codice di BBCC per cui un edificio pregevole, non necessariamente di qualità tale da richiedere la sua conservazione nel demanio, diventa trasformabile, abbattibile, ristrutturabile ecc., senza che nessuno si occupi e si preoccupi della coerenza dell’intervento con la qualità del bene.

Numerosi sono i commi che regolamentano, nuovamente intervenendo sulla materia, la vendita degli immobili pubblici, che ha subito innumerevoli modifiche legislative a brevissima distanza di tempo, tutte sovrapponentisi le une alle altre senza avere altro obiettivo da quello di far cassa e disposti a tutto pur di riuscirci.

Perfino a cedere beni a società con capitale sociale di 10.000 euro, costituite ad hoc, come previsto dal decreto legge 30 novembre 2013, n. 133 convertito con legge 29 gennaio 2014, n. 5 recante: «Disposizioni urgenti concernenti l’IMU, l’alienazione di immobili pubblici e la Banca d’Italia> nel quale un intero titolo si occupa proprio di alienazioni..

Art.57-60 quater (Pacchetto 12) 
Servizi pubblici locali? Quotiamoli in Borsa

Questa parte del decreto che riguardava l’obbligatoria quotazione in Borsa delle società che si occupano di rifiuti, acqua, trasporti pubblici ecc. sembra essere stata per ora accantonata e dovrebbe trovare invece posto nella futura legge di stabilità. Inutile sottolineare la gravità di simili disposizioni che vanno anche contro a quanto deciso dagli italiani col referendum.

Art. 63. Le mani su Bagnoli e Coroglio

Si tratta di un’ articolo di straordinaria gravità: viene distorto il riferimento all’art. 117 della Costituzione per stabilire le destinazioni urbanistiche dell’area di Bagnoli, definendole “livelli essenziali delle prestazioni” per poi affidare come è ormai prassi consolidata ad un commissario la realizzazione di quello che il governo ha stabilito attraverso un programma di riqualificazione urbana.

Il commissario lo nomina il governo. Avete già capito.

Il programma deve anche prevedere un ampio elenco di opere infrastrutturali di ogni tipo, tutte poste a carico dello Stato, da realizzarsi, insieme con gli interventi privati e le altre opere e interventi, compresa la bonifica, da parte di un “soggetto attuatore” da scegliersi con evidenza pubblica ma di cui non sono indicati né requisiti, né qualificazione né altre caratteristiche tali da consentire la individuazione dei soggetti aventi titolo a partecipare alla selezione.

E’ evidente che il Governo vuole avere mani libere nella scelta del soggetto attuatore tanto più che quest’ultimo in soli 40 giorni deve fare tutti i progetti, i piani urbanistici, definire le infrastrutture, predisporre VAS e VIA. Chi può farlo se non qualcuno che ha da tempo le mani in pasta?

Il soggetto attuatore inoltre ha la possibilità di definire volumetrie aggiuntive e premiali, destinazioni d’uso ulteriori ecc, insomma a lui sono attribuiti i compiti propri della Amministrazione comunale a cui la legge, finora , aveva attribuito la potestà in materia urbanistica.

Ovviamente del tutto assenti, di nuovo contro ogni disposizione legislativa vigente e anche contro il diritto comunitario e le convenzioni internazionali, la partecipazione dei cittadini alle decisioni riguardanti le trasformazioni urbanistiche del loro territorio. Inutile dire che perfino il cavalier Benito Mussolini non si era spinto a tanto.

Tutto da approvarsi in conferenza di servizi, da concludersi in 30 giorni, compresi Via e Vas. Una beffa bell’e buona.

Pacchetto 13 (art. 70 e 71): norme inaccettabili sull’energia

Nel Pacchetto 13 – Cosa non si fa per l’Energia (art. 70 – 71) ci sono altre norme inaccettabili: i gasdotti e gli oleodotti e gli stoccaggi rivestono interesse strategico ma ad essi, non soddisfatti delle norme esistenti (aggiunte nel 2004 dal Governo Berlusconi al DPR 327/2001, che consentivano all’approvazione di gasdotti e oleodotti di sostituirsi alla VIA e di fare variante urbanistica), ora la medesima approvazione potrà anche costituire variante ai Piani Paesaggistici, ai Piani dei parchi e ad ogni altro piano di tutela comunque denominato, di nuovo contro il dettato Costituzionale.

Ovviamente ogni demanio pubblico è obbligato ad accettare le proposte di attraversamento di chi fa gasdotti e oleodotti e in caso di ritardi scatta il solito silenzio assenso anche per chi massacra foreste.

Sono resi ancora più remunerativi gli stoccaggi e se ci sono dubbi sulla loro pericolosità poco importa: sono di interesse strategico anch’essi.

Si introduce la libertà di prospezione e di ricerca di idrocarburi, con buona pace della subsidenza che, nel caso di estrazioni “sperimentali” in mezzo al mare, deve essere accertata a posteriori: se si verifica una subsidenza, ci si deve fermare; se non emerge un fenomeno del genere, i programmi sperimentali della durata di 5 anni possono essere prolungati di altri 5.

Perfino Giancarlo Galan, ex ministro e governatore, si batteva contro queste autorizzazioni pericolose ben conoscendo gli effetti della subsidenza sulle coste e sui territori costieri, specialmente di quelli adriatici, compreso il fatto che i fenomeni di abbassamento del suolo non sono repentini e repentinamente arrestabili, ma sono duraturi e persistono nel tempo e che un suolo abbassato non si solleva più. Ma evidentemente la logica del Mose non è sparita, anzi pervade culturalmente, se così si può dire, questo decreto.

In conclusione

Il testo a nostra disposizione non contiene l’elenco delle autostrade e della altre opere infrastrutturali finanziate né le norme di snellimento e semplificazione ad esse relative per cui mi riservo un ulteriore approfondimento.

Anche molte delle norme commentate possono essere state modificate o riscritte in CdM (o, come al solito, dopo ) e anche in questo caso faremo ulteriori verifiche.

Non commento gli articoli successivi, tutti definibili opere clientelari, inserite da questo o quel ministero nel testo base. Essi riguarderebbero l’ospedale di Olbia, i campeggi, le locazioni, le semplificazioni nei SIC, il monte Amiata, il settore farmaceutico ed altro.

Una “marchetta” in particolare riaffiora, sempre lei, e riguarda le concessioni demaniali marittime, cioè Bagni e bagnini: per loro sarebbe stata prevista una ulteriore proroga delle concessioni, alla faccia delle normative comunitarie che imporrebbero la messa a gara delle concessioni medesime e non le eterne proroghe.

Così va (allo sprofondo) il Belpaese.

Bergamo e i pergolati “di norma”

ImmagineIlComuneL’ art.61 del regolamento edilizio del Comune di Bergamo prevede che: “È ammessa la realizzazione di pergolati o gazebi posati su spazi lastricati o destinati a giardino.Tali strutture non potranno essere posizionate a meno di m 1,50 dai confini di proprietà e non potranno essere coperte né chiuse lateralmente con strutture fisse. Le strutture di cui al presente articolo, di norma, non potranno occupare una superficie superiore a mq 20 per ogni unità immobiliare di cui siano stretta pertinenza.

Con questa normativa in vigore Giorgio Gori presenta ugualmente la richiesta per realizzare un pergolato di dimensioni superiori  (50 mq ?) a quelle di norma consentite  giustificandosi: “ho avanzato la richiesta di posa di un pergolato coperto da un telo, con caratteristiche e dimensioni simili a strutture che il Comune ha spesso autorizzato in aree ugualmente sensibili. Se gli organismi preposti (su cui in alcun modo il sindaco può influire) valuteranno la richiesta ammissibile lo realizzerò, altrimenti ne farò a meno”.

In altre parole il sindaco non cita neanche lontanamente la norma del regolamento edilizio, ma si affida a una specie di prassi “dimensioni simili a strutture che il Comune ha spesso autorizzato” ( 30,40, 50 ,60 mq?). Egli non ritiene di causare alcun imbarazzo agli uffici nel momento in cui  gli uffici stessi dovranno accettare o meno una deroga al limite massimo richiesta dal loro sindaco. E’ chiaro che l’opinione pubblica avrà il diritto di conoscere i motivi di una eventuale decisione a favore della deroga (ben oltre i 20 metri quadrati di norma previsti)

In proposito sarebbe utile abolire, come primo atto, questo tipo di normativa che non norma alcunché in quanto ci si rimette al “caso per caso” fonte di possibili disuguaglianze di trattamento. Un divieto (Non potranno) accompagnato da un “di norma” non ha senso.. Secondo, non mi sembra opportuno chiedere una deroga “al di norma” su una struttura già oggetto di abuso edilizio riscontrato appena pochi mesi fa. Terzo, è ancora meno opportuno che tale richiesta sia avanzata dal sindaco di Bergamo garante del regolamento stesso.

 

Proposta di Interpellanza per il Consiglio Comunale

          ImmagineIlComune                         ALL’ASSESSORE ALL’EDILIZIA DEL COMUNE DI   BERGAMO

 Oggetto:  INTERPELLANZA IN MERITO AL MANUFATTO REALIZZATO DAL SINDACO GIORGIO GORI IN ASSENZA DI TITOLI ABITATIVI.

L’argomento di questa interpellanza è stato catalogato nei mesi scorsi alla stregua di una polemica da campagna elettorale e la cosa può anche essere comprensibile. In realtà si tratta di una vicenda importante per la nostra città se non altro perché è la prima volta che il protagonista si identifica con il primo cittadino di Bergamo. Inoltre il tutto è avvenuto in una zona delicata e  tutelata dal punto di vista paesistico.

Passato il periodo elettorale e, evitando sterili e inutili polemiche, il Comune di Bergamo, come Istituzione, dovrebbe aggiornare i cittadini e il consiglio comunale in merito all’iter del procedimento facendo chiarezza una volta per tutte. Questo nel rispetto del principio di trasparenza, ma anche a tutela dello stesso sindaco autore dell’operazione in discussione.

Le ultime notizie registrate sui giornali in merito all’argomento sono quelle sotto riportate e attinte all’archivio di Bergamonews.

“Dalla verifica dei titoli menzionati si evince che il manufatto rilevato non è riconducibile al portico indicato e definito nei predetti titoli essendo stato evidentemente oggetto di lavori di prolungamento/rifacimento in assenza di titoli abitativi”. 

“Durante il sopralluogo si è accertato che in aderenza al citato fabbricato è presente una veranda di altezza variabile con copertura in coppi – si legge sul verbale -. La stessa è sostenuta da una struttura metallica poggiante su pavimento in muratura piastrellato. Il lato maggiore presenta un tamponamento in vetro con serramenti in metallo fissati con viti ai montanti della struttura, mentre la stessa appare libera lateralmente ed è raggiungibile direttamente dall’abitazione oltre che da una porta, anche a mezzo di una piccola scalinata coperta e tamponata ai lati con vetri analoghi a quelli del resto della struttura. Inoltre nell’area verde sono state realizzate in assenza di titolo autorizzativo e di autorizzazione paesistica riconducibili a : un pergolato in ferro, ricoperto da roseto, di forma ottagonale inscrivibile in un cerchio con diametro di m. 3.30 e altezze al bordo di mt 2 circa e al centro di metri 3 circa, poggiato su pavimentazione in muratura piastrellata. Una casetta prefabbricata in legno delle dimensioni di metri 2.80 circa per metri 2.20 circa con altezza al colmo di metri 2.40. L’oggetto di verifica è soggetto a vincolo di natura paesistico/ambientale: piano territoriale paesistico regionale dei Colli di Bergamo, fascia attorno alle Mura venete”

 Tutto il virgolettato basta a capire la natura e le modalità dell’intervento edilizio eseguito. Dopo di che niente più si è saputo in merito alla vicenda e questo non va bene in quanto il tutto potrebbe essere catalogato come una vuota polemica elettorale e, invece, sappiamo che non è così.

Pertanto, si invita l’assessore all’edilizia  a voler a) fare il punto sull’iter della pratica ( e lo stato attuale) in maniera puntuale e documentata tale da far emergere esclusivamente la verità dei fatti; b) riferire il tutto in Consiglio Comunale.

Ringraziando.

Bergamonews: Gori deve ripristinare il parco agricolo

Luigi Nappo, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Veneziani ed esponente dell’associazione Aurora, chiede il ripristino del parco agricolo, così come promesso da Nadia Ghisalberti e Luciano Ongaro, protagonisti delle primarie del centrosinistra e ora della maggioranza guidata dal sindaco Giorgio Gori. Nappo chiede la cancellazione delle previsioni edificatorie della Cittadella dello Sport.

“Gori deve ripristinare
il parco agricolo,
volumetrie da cancellare”

 

Luigi Nappo, ex assessore all’Urbanistica della Giunta Veneziani ed esponente dell’associazione Aurora, chiede il ripristino del parco agricolo, così come promesso daNadia Ghisalberti e Luciano Ongaro, protagonisti delle primarie del centrosinistra e ora della maggioranza guidata dal sindaco Giorgio Gori. Nappo chiede la cancellazione delle previsioni edificatorie della Cittadella dello Sport.

A febbraio, già in clima di campagna elettorale,  Nadia Ghisalberti  e Luciano Ongaro  (la prima oggi assessore, il secondo consigliere comunale di Bergamo) indicarono  la prima delibera che avrebbero voluto cancellare una volta al governo della città. Si riferivano alla previsione di una Cittadella dello Sport su quello che era il Parco Agricolo di via Grumello. Una scelta, quella di Ghisalberti e Ongaro, senz’altro condivisibile e coerente con la difesa del paesaggio e dell’ambiente cittadino. Inoltre, su quell’area  fino al 2008 era previsto un PLIS di  grande valore che avrebbe coinvolto anche alcuni comuni confinanti con il capoluogo. Una decisione presa alla cieca dalla giunta precedente, senza conoscere la qualità e la quantità dei volumi edificabili previsti, aveva cancellato la destinazione agricola.  A distanza di cinque anni quest’operazione edificatoria  non si è  più concretizzata ( fortunatamente) e sembra non essere più all’ordine del giorno per diretta e specifica ammissione dello stesso imprenditore proponente (Percassi).

Da questo sito in passato abbiamo in più occasioni invitato i gruppi politici a proporre una delibera di ripristino del parco agricolo cancellando  le previsioni edificatorie. Oggi non si capisce questa situazione di stallo, soprattutto alla luce delle promesse di due autorevoli politici come Ghisalberti e Ongaro. La  maggioranza deve  spiegare alla Città perché non  mostra coerenza con le affermazioni pubblicate in campagna elettorale  e quali sono gli ostacoli che si frappongono al ritorno al parco agricolo da loro invocato quando erano all’opposizione. 

 

COMMENTI

Gori deve ripristinare il Parco Agricolo.

nocemento_striscioneoneA febbraio, già in clima di campagna elettorale,  Nadia Ghisalberti  e Luciano Ongaro  (la prima oggi assessore, il secondo consigliere comunale di Bergamo) indicarono  la prima delibera che avrebbero voluto cancellare una volta al governo della città. Si riferivano alla previsione di una Cittadella dello Sport su quello che era il Parco Agricolo di via Grumello.

Una scelta, quella di Ghisalberti e Ongaro, senz’altro condivisibile e coerente con la difesa del paesaggio e dell’ambiente cittadino. Inoltre, su quell’area  fino al 2008 era previsto un PLIS di  grande valore che avrebbe coinvolto anche alcuni comuni confinanti con il capoluogo. Una decisione presa alla cieca dalla giunta precedente, senza conoscere la qualità e la quantità dei volumi edificabili previsti, aveva cancellato la destinazione agricola.  A distanza di cinque anni quest’operazione edificatoria  non si è  più concretizzata ( fortunatamente) e sembra non essere più all’ordine del giorno per diretta e specifica ammissione dello stesso imprenditore proponente (Percassi).

Da questo sito in passato abbiamo in più occasioni invitato i gruppi politici a proporre una delibera di ripristino del parco agricolo cancellando  le previsioni edificatorie. Oggi non si capisce questa situazione di stallo, soprattutto alla luce delle promesse di due autorevoli politici come Ghisalberti e Ongaro.

La  maggioranza deve  spiegare alla Città perché non  mostra coerenza con le affermazioni pubblicate in campagna elettorale  e quali sono gli ostacoli che si frappongono al ritorno al parco agricolo da loro invocato quando erano all’opposizione. 

leggi anche: http://associazionelaurora.myblog.it/bergamo-ripristinare-il-parco-agricolo-e-cancellare-il-v9-su/