Bergamo : la legge regionale consolida i 4,5 milioni di cemento del PGT.

Porta sudIn passato e in più occasioni avevamo invitato la nuova Giunta di Bergamo a mettere subito mano al PGT  vigente (giunta Bruni, modificato da Tentorio). La questione non è stata neppure presa in considerazione, preferendo tenere in vita uno strumento urbanistico fondato su presupposti  inesistenti (aumento della popolazione di circa 30.000 nuovi abitanti). Previsioni destinate a danneggiare in maniera irreversibile il territorio e il paesaggio anche perché su 4,7 milioni di metri cubi di cemento previsti circa due milioni ricadrebbero su aree libere.

La legge regionale approvata ieri dalla Regione Lombardia permette ai costruttori di consolidare le previsioni edificatorie esistenti per i prossimi due anni e mezzo consentendo di presentare entro tale termine i relativi piani attuativi.  Il territorio cittadino è a forte rischio e diventa più facile l’uso del suolo a fine speculativo, in barba a tutte le promesse fatte in campagna elettorale.

l.n.

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In Lombardia si continuerà a spalmare cemento sui suoli agricoli

AREA AGRICOLALegambiente.lombardia.it
Al termine di una maratona di interventi e di emendamenti, la notte scorsa il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato la legge ‘ammazzasuolo’, con una serie di modifiche concordate tra maggioranza e opposizioni che hanno portato ad una limitazione del danno, la cui portata sarà chiara nei prossimi giorni quando il testo della norma sarà pubblicato. Tra queste, sicuramente positivo è il fatto di aver ricompreso nel computo del consumo di suolo anche le infrastrutture pubbliche e di interesse pubblico, mentre più difficile da valutare è la maggiorazione del contributo di costruzione (fino al 30%)  per edificazioni su suoli liberi: si tratta sicuramente di un blando disincentivo per i privati, troppo modesto per essere efficace, considerata la scarsa incidenza di questo onere sul costo finale dell’edificio. Ma rischia di essere invece uno stimolatore di appetiti per le finanze esangui di molti comuni, che confidano di tornare a far cassa sulla svendita del territorio. Irrilevante invece la riduzione del periodo transitorio, divenuto di 30 mesi entro i quali vengono garantite le attuali previsioni dei piani di governo del territorio: di sicuro questa scadenza andrà incontro a provvedimenti di proroga, trattandosi di un periodo insufficiente per l’adeguamento di tutti i piani territoriali – da quello regionale a quello provinciale fino, a cascata, al PGT – e, soprattutto, perchè la norma non impedisce affatto ai comuni di confermare le precedenti previsioni di ampliamento, anche oltre la decorrenza del termine.

“In Lombardia ha preso avvio la discussione nazionale sulla regolamentazione del consumo di suolo, grazie alla proposta di legge di iniziativa popolare su cui Legambiente raccolse 15.000 firme di cittadini nel lontano 2009, e al buon esempio di alcuni comuni virtuosi a partire da Cassinetta di Lugagnano – ricorda Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia – ma ha perso definitivamente la possibilità di essere la seconda regione italiana, dopo la Toscana, a dotarsi di una legge contro il consumo di suolo. Quella votata ieri, senza dubbio, non lo è”.

Legambiente ricorda che la legge non fissa alcun limite all’aumento di consumo di suolo, affidando questo compito al Piano Territoriale Regionale. Piano però che resta, per quanto riguarda le espansioni urbane, un documento di indirizzi, di cui i comuni dovranno tenere conto, ma a cui non saranno obbligati ad adeguarsi. La legge poi rinuncia a dare un indirizzo chiaro e forte all’industria delle costruzioni affinchè concentri i propri investimenti sulla riqualificazione urbana: nessuna agevolazione fiscale e nessuna semplificazione normativa è prevista per la rigenerazione urbana, pertanto i campi agricoli continueranno ad essere il terreno privilegiato per gli investimenti immobiliari. Infine, il legislatore lombardo ha consacrato tutte le scelte di espansione dei piani urbanistici comunali, senza nemmeno imporne una revisione alla luce delle situazioni di criticità rese evidenti dai recenti disastri climatici.

“Nonostante le modifiche dell’ultim’ora, il cuore della legge è malvagio e irresponsabile – conclude Di Simine – la maggioranza di Maroni non si rende conto che il futuro del settore delle costruzioni è legato alla capacità di aprire le città agli interventi di rigenerazione urbana, e neanche che la grande infrastruttura per la sicurezza e il rilancio del territorio è quella legata alla prevenzione del dissesto idrogeologico, che dipende dal buono stato di salute di suoli e corsi d’acqua. La principale preoccupazione di chi ha scritto questa legge è stata quella di garantire 55.000 ettari di suolo agricolo alla piena disponibilità di investimenti speculativi. Una grande occasione persa, nella Lombardia che vorrebbe insegnare al mondo come fare a nutrire il Pianeta”.

 

Lombardia: passa una brutta legge sul consumo del suolo.

nocemento_striscioneoneDopo due giorni interi di discussione – a tratti piuttosto accesa – il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge per il “contenimento del consumo di suolo“. Il voto finale è arrivato alle 23.30 di mercoledì sera: 41 voti favorevoli (tutta la maggioranza) e 27 contrari (PD, Patto Civico e M5S).
«Il Consiglio regionale ha affrontato in questi due giorni un lungo lavoro di elaborazione per arrivare ad approvare una legge contro la riduzione del consumo di suolo in Lombardia – ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale della Lombardia,Raffaele Cattaneo -. Dopo oltre 20 ore di lavoro si è ottenuto un risultato condiviso, frutto di impegno comune che ha visto coinvolte le forze di maggioranza e opposizione. Il dibattito ha avuto anche toni accesi, finanche aspri, ma alla fine è prevalsa la logica del confronto e del buon senso».
Rispetto al testo approvato in Commissione, sono state introdotte alcune modifiche significative: nel computo del “consumo di suolo” viene inclusa anche la superficie necessaria alla realizzazione delle infrastrutture (proposta delle minoranze); la norma transitoria che consente l’attuazione delle previsioni edificatorie già contenute nei piani di governo del territorio (PGT) viene ridotta da 36 a 30 mesi (proposta delle minoranza); i criteri per la definizione della soglia massima di consumo di suolo includono e dovranno tenere conto anche dell’effettivo incremento della popolazione su base Istat; il disincentivo transitorio di carattere finanziario, in vigore fino all’adeguamento dei piani di governo del territorio, prevede come onere a carico dei costruttori l’applicazione di un costo di costruzione pari al 5% dentro il tessuto urbano consolidato, mentre al di fuori del tessuto urbano consolidato la sua quantificazione viene lasciata alla discrezione dei sindaci entro un minimo del 20% e un massimo del 30%.
«Il testo finale approvato oggi è frutto del lavoro svolto da tutte le forze politiche – ha detto il sottosegretario Ugo Parolo (LN) – e la legge recepisce i contributi e le sensibilità di tutti i gruppi presenti in Consiglio regionale: sono particolarmente soddisfatto dell’esito di questi due intensi giorni di lavoro perché siamo riusciti a ricucire il rapporto con tutte le forze politiche passando da posizioni di forte contrapposizione a posizioni di differenziazione costruttiva. Siamo la prima Regione in Italia ad approvare una legge di questo tipo e a bloccare definitivamente da subito ogni possibilità di costruire su suolo agricolo”.
Giudizio e voto negativi arrivano da Pd e Patto Civico. «Questa è una brutta legge, il suolo lombardo aveva bisogno di ben altro – commentano i capigruppo Enrico Brambilla e Lucia Castellano -. Abbiamo tenuto per due giorni interi la maggioranza in Consiglio cercando di ridurre il danno. E in parte ci siamo riusciti. Ma questo rimane un provvedimento sbagliato che nei fatti è troppo debole sul tema della riqualificazione e rigenerazione urbana e soprattutto non ferma l’espansione continua dei centri urbani, l’erosione delle aree agricole e verdi e l’impermeabilizzazione del suolo. Cosa ancor più grave alla luce dei disastri di questi giorni provocati da anni di abuso del territorio».

La scheda della legge
La legge approvata si compone di 6 articoli. Nel testo viene previsto uno stop graduale al consumo di suolo per non rimettere in discussione i Pgt approvati dai Comuni, introducendo il concetto di bilancio ecologico del suolo (Bes) per stabilire la soglia di consumo zero. Non potranno più essere autorizzate nuove varianti su terreni agricoli, anche se nel frattempo per 30 mesi saranno salvaguardati “i progetti in essere”, destinati poi a decadere con due sole deroghe ammesse: quella per l’ampliamento delle attività economiche esistenti e quella per le opere previste nell’ambito di accordi di programma di valenza regionale.
I criteri per misurare il consumo del suolo saranno determinati dal Piano Territoriale Regionale (PTR) e il consumo di suolo potrà essere autorizzato solo se verrà dimostrata, nei PGT comunali, l’impossibilità tecnica ed economica a riqualificare aree già edificate. Per incentivare i Comuni alla rigenerazione urbana, la legge punta alla concessione di finanziamenti regionali con semplificazione procedurale, senza oneri a carico dei bilanci comunali.

Legge “Ammazzasuolo” in Lombardia.

expo

da Saviamoilpaesaggio.it    La nuova legge  dalla Regione Lombardia non riduce ma incentiva il consumo del suolo. 

APPELLO AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E AI CONSIGLIERI REGIONALI LOMBARDI

Signor Presidente, signori e signore componenti dell’assemblea legislativa lombarda,

nelle prossime ore sarete chiamati ad esprimervi sul progetto di legge recante ‘Disposizioni per la riduzione del consumo di suolo e per la riqualificazione del suolo degradato’.

Si tratta di un testo che ci lascia sconcertati, per la distanza e palese contraddittorietà tra titolo e dispositivo della norma.

Il riferimento è in primo luogo alla norma transitoria (art. 5) che dispone un periodo di moratoria durante il quale sono fatte salve tutte le enormi previsioni dei piani urbanistici vigenti (stimate nell’ordine di 55.000 ettari di nuove urbanizzazioni su suoli agricoli!), nell’ambito delle quali viene fissato un limite di tre anni per provvedere al convenzionamento degli interventi attuativi, a cui per di più vengono concessi strumenti inediti di agevolazione (rateazione degli oneri urbanistici) e accelerazione procedurale, prevedendo anche una straordinaria facoltà di ricorso ad interventi sostitutivi in caso di mancato rispetto dei ristretti tempi di istruttoria comunale.

Di fatto, intento della legge non pare essere quello di contenere l’urbanizzazione espansiva, ma di fornire un formidabile impulso alla concretizzazione di diritti edificatori, peraltro in una contingenza di mercato in cui molte imprese rischiano con ciò di incorrere in una sovraesposizione debitoria e in un conseguente elevato rischio di fallimento e abbandono dei cantieri. Potrebbe persino accadere che tra le imprese che potrebbero invece avvantaggiarsi della norma possano annoverarsi quelle che gravitano nella contiguità della criminalità organizzata, le uniche in grado di disporre di adeguata provvista finanziaria, ancorchè di provenienza illecita, per investimenti ad elevato rischio.

Rileviamo poi tra le incongruenze l’esclusione dalla contabilità del consumo di suolo delle fattispecie di opere pubbliche o di interesse pubblico, come se tale attributo fosse sufficiente a certificare l’assenza di impatti: una norma illogica oltre che contrastante con il diritto ambientale comunitario: l’interesse pubblico di un’opera non può infatti giustificare l’indiscriminato abuso di risorse naturali o la localizzazione in aree incompatibili, o il mancato ricorso a misure di mitigazione e compensazione ambientale.

Ed ancora, la completa devitalizzazione di quella piccola ma preziosa innovazione costituita dall’art. 43bis della l.r. 12/2005 che, nel fissare una maggiorazione d’oneri per le trasformazioni urbanistiche di terreni agricoli ‘allo stato di fatto’, ha permesso di alimentare il fondo regionale aree verdi, atto a finanziare compensazioni ecologiche e interventi in aree protette: la cancellazione dell’espressione ‘allo stato di fatto’ e la sua sostituzione con le definizioni del tutto aleatorie introdotte dalla proposta di legge, rende semplicemente inapplicabile tale timida disposizione disincentivante il consumo di suolo, in pratica per la totalità degli interventi edilizi.

Da questa non certo esaustiva premessa comprenderete come la norma appaia tutt’altro che scontata nei suoi effetti, e potenzialmente controproducente agli obiettivi dichiarati.

Rileviamo che l’estrema rapidità con cui essa è stata sottoposta e dibattuta ha impedito anche di utilizzare gli strumenti conoscitivi e previsionali che avrebbero potuto essere messi in campo dalle strutture di valutazione tecnica e giuridica di cui lo stesso Consiglio Regionale si è dotato, e che pertanto siamo in presenza di un disegno di legge che nella migliore delle ipotesi non innova il quadro legislativo e non introduce misure efficaci per limitare il consumo di suolo e promuovere il recupero e la rigenerazione degli spazi urbani degradati, sottoutilizzati o dismessi. Nella peggiore delle ipotesi, che reputiamo estremamente probabile, questa norma rischia di essere perfino profondamente peggiorativa del quadro attuale.

Per questo ci appelliamo alla vostra autonomia intellettuale e politica, affinchè vogliate attivarvi per un rinvio della votazione finalizzato a una seria e trasparente ponderazione degli effetti che questa norma è in grado di produrre

Valentina Mutti, ACLI Anni Verdi Ambiente
Emanuele Patti, ARCI Milano
Dante Perin, Associazione DESR Parco Agricolo Sud Milano
Renato Aquilani, Associazione per il Parco Agricolo Sud Milano
Angelo Proserpio, Associazione Uomo e Territorio Pro Natura
Andrea Arcidiacono, Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo
Dario Olivero, CIA provinciale Milano, Lodi, Monza e Brianza
Angelo Monti, Consulta Regionale Lombarda degli Ordini degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori.
Marilena Ballestriero, Coordinamento dei comitati lombardi Forum Salviamo il Paesaggio
Renata Lovati, Donne in Campo CIA Lombardia
Gianpietro Bara, Federazione regionale degli Ordini dei dottori agronomi e dottori forestali della Lombardia
Oreste Magni, Ecoistituto della Valle del Ticino
Luca Imberti, INU Lombardia
Rossana Bettinelli, Italia Nostra Lombardia
Damiano Di Simine, Legambiente Lombardia
Massimo Soldarini, LIPU Birdlife international
Adriano Licini, Mountain Wilderness Gruppo Regionale Lombardia
Vincenzo Giovine, Ordine dei Geologi della Lombardia
Carlo Negrini, Osservatorio del paesaggio dell’Oltrepò Mantovano
Giuseppe Spagnulo, Touring Club Italia

Aderiscono inoltre:

Prof. Claudio Arbib, Università dell’Aquila
Prof. Alessandro Balducci, Politecnico di Milano
Prof. Stefano Bocchi, Università degli Studi di Milano
Prof Giuseppe Bogliani, Università di Pavia
Prof. Luca Bonardi, Università degli Studi di Milano
Prof. Roberto Camagni, Politecnico di Milano
Prof. Edoardo Croci, IEFE Università Bocconi
Prof. Stefano Caserini, Politecnico di Milano
Prof. Giorgio Ferraresi, Politecnico di Milano
Prof. Marco Frey, Scuola Superiore S.Anna di Pisa
Prof. Fabio Iraldo, Università Bocconi
Prof. Eliot Laniado, Consiglio Nazionale delle Ricerche
Prof. Arturo Lanzani, Politecnico di Milano
Prof. Sergio Malcevschi, Università degli Studi di Pavia
Prof. Federico Oliva, Politecnico di Milano
Prof. Stefano Pareglio, Università Cattolica del Sacro Cuore
Prof. Claudia Sorlini, Università degli Studi di Milano
Prof. Roberto Spigarolo, Università degli Studi di Milano
Prof. Gabriele Pasqui, Politecnico di Milano
Prof. Paolo Pileri, Politecnico di Milano
Prof. Guglielmo Scaramellini, Università degli Studi di Milano
Prof. Marcella Schmidt di Friedberg, Università di Milano Bicocca

 

Caro Renzi, per la Liguria fatti e non tweet.

di Ferruccio Sansa (pubblicato sul Fatto Quotidiano).

Basta chiacchiere. Basta dichiarazioni. Basta tweet. Presidente Renzi, se vuole aiutare la Liguria servono fatti. Subito.

Lo deve a una regione che ha contribuito tra le prime all’Unità d’Italia. Che ha conquistato la medaglia d’Oro per la Resistenza. Lo deve a due milioni di persone che pagano le tasse allo Stato, ma che soprattutto si sentono ancora italiani nel profondo.

genova alluvione

Per salvare la Liguria servono grandi investimenti: un miliardo per mettere in sicurezza il territorio di tutta la regione. Per scongiurare altre tragedie. Per salvare attività economiche e posti di lavoro. Non solo: perché prevenire costerebbe comunque molto meno che rimediare ai danni catastrofici.

I soldi ci sono: il Governo nelle scorse settimane ha deciso di spendere quattrocento milioni per il Terzo Valico, un’opera di dubbia utilità, che per certo riempirebbe soltanto le tasche di banche e imprese. Ancora: il Tav ha visto lievitare i costi del 160 per cento, arrivando ormai oltre i 7 miliardi. Per non parlare dell’autostrada Mestre-Orte da dieci e passa miliardi, voluta dall’imprenditore Vito Bonsignore, politico di centrodestra, ben conosciuto da tanti esponenti del centrosinistra.

Prima di investire in queste grandi opere il Governo deve salvare la Liguria (investendo un ventesimo). Se non lo farà, non avrà scuse. Il resto sono balle.

Alluvione Genova, situazione drammatica

Non solo: Presidente, se Lei vuole ancora essere creduto, ci tolga immediatamente dai piedi questa classe dirigente che guida la Liguria da decenni e che oggi sventola la bandiera renziana. Parliamo prima di tutto del presidente della Regione, Claudio Burlando: mentre i liguri affondavano nel fango, dovevano anche leggere le intercettazioni di un imprenditore, Gino Mamone, accusato di aver pagato mazzette e mignotte per assicurarsi gli appalti post alluvione. Lo stesso imprenditore confida ai suoi amici, sono parole dei pm, di poter ricattare Burlando per i loro passati rapporti. I liguri non possono vivere con il dubbio di essere guidati da un uomo legato a chi è accusato di rubare sugli appalti delle alluvioni.

Alluvione Genova, situazione drammatica

Dov’era il Pd ligure mentre tanti suoi esponenti coltivavano rapporti alla luce del sole con i Mamone? Dov’erano i suoi ministri liguri Pinotti e Orlando, mentre si cementificava ogni centimetro quadrato libero e si realizzavano centri commerciali perfino nelle zone a rischio alluvione? Dov’erano? Tacevano, nella migliore delle ipotesi.

Presidente Renzi, se vuole essere creduto salvi la Liguria e ci liberi da questa classe dirigente. Il resto sono balle.

Dissesto idrogeologico: armiamoci, la guerra climatica è iniziata

 di Marco Boschini , coordinatore “Comuni virtuosi”

Siamo in guerra. Lo siamo da tempo e lo accettiamo, impotenti. Ce lo dicono le cronache dei notiziari quasi ogni settimana, da autunno a primavera inoltrata. Gli eserciti ci invadono da terra, via mare, dalle montagne. Ci travolgono nei nostri letti mentre dormiamo. Ci uccidono nei capannoni dove ogni giorno portiamo avanti il lavoro. Sparano munizioni che non lasciano scampo: frane, esondazioni, terremoti…

Hanno alleati a cui avremmo affidato la nostra sicurezza: politica,istituzioni localipartiti. Che invece si rimpallano ogni volta responsabilità e dichiarazioni a favore di telecamere. Cambiano i nomi dei morti, gli scenari dei paesi bombardati. Non il canovaccio della storia. Case costruite dove non si sarebbe dovuto. Mancata prevenzione e cura del territorio. Disorganizzazione nel gestire l’emergenza. Polemiche, dolore, altri morti.

Io non voglio entrare qui nel merito di questioni per cui ci battiamo da un decennio: opere utili, opere meno utili. Se fossimo un Paese normale si potrebbero fare un sacco di cose, ma non lo siamo. Non è così. L’Italia è un Paese malato, un Paese in guerra. Invece di procedere con lo Sblocca Italia e tutte le altre sicuramente (?) utilissime opere pubbliche dovremmo davvero fermarci. Porre un freno, uno stop.

Avere il coraggio di sospendere tutte le grandi opere previste nei prossimi anni e concentrarsi “solo” ed esclusivamente sul dissesto idrogeologico. Lo faccia Renzi, che ha così smania di cambiare questo Paese in meglio. Lo facciano i governatori di regione e i sindaci sparsi nel territorio.

Siano il nostro esercito della salvezza. Agiscano subito, perché è già troppo tardi. Perché stiamo perdendo.