Allarme cementificazione per i prossimi anni.

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Il consumo di suolo in Lombardia trasformerà nei prossimi 30 mesi, 54mila ettari di terreni agricoli in edificazioni, strade e strutture di cemento. (per Bergamo il 23% del suolo naturale)

 

Pubblichiamo di seguito uno studio condotto da Legambiente e Politecnico di Milano riguardante la possibile cementificazione del suolo lombardo nei prossimi anni. A Bergamo la situazione è abbastanza preoccupante in ragione dei volumi ingenti previsti nel Piano di Governo del Territorio. Per quanto ci riguarda noi avevamo già lanciato l’allarme con un articolo pubblicato di recente sul nostro sito (lo riproponiamo in fondo a questa pagina) che è coerente con quanto  emerso dallo studio.

L’allarme è contenuto in un dossier messo a punto dal Centro di ricerca sui consumi di suolo, fondato dal dipartimento di architettura e studi urbani del Politecnico di Milano, dall’Istituto nazionale di urbanistica e da Legambiente. I ricercatori hanno preso gli ambiti di trasformazione dei Pgt, in pratica le aree dove sono previste nuove edificazioni, li hanno incrociati con la banca dati dei suoli agricoli dell’Ersaf e vi hanno aggiunto le previsioni edificatorie inserite nel «tessuto urbano consolidato», vale a dire le aree intercluse in quelle zone dove si è già edificato. Il risultato è a dir poco allarmante. «L’analisi – si legge nel dossier – indica che il consumo di suolo potenziale “in pancia” alle previsioni dei comuni lombardi è di oltre 53mila ettari, consumo ben più elevato di quello registrato tra il 1999 e il 2012. Un potenziale aumento delle superfici antropizzate pari a 4 nuove città di Milano».

Le province più a rischio sono quelle di Sondrio, Bergamo e Pavia. Tra la Valtellina e la Valchiavenna rischiano di sparire 2.299 ettari di verde incrementando del 27 per cento il suolo cementificato della provincia di Sondrio. Mentre quelle di Bergamo e di Pavia vedranno convolti nei processi di urbanizzazione il 23 e il 22 per cento di suolo ancora naturale.

La legge regionale

Con la nuova legge regionale approvata il 19 novembre («disposizioni per la riduzione del consumo di suolo») viene fissata una data per bloccare nuove colate di cemento. Ma lo «stop» scatterà tra 30 mesi. Nel frattempo i progetti di trasformazione potranno andare avanti. In questo modo si vuol dare uno stimolo al settore delle costruzioni e si garantiscono risorse ai comuni con i contributi di costruzione alzati dal 20 al 30%. Restano i numeri allarmanti delle previsioni urbanistiche. Secondo il dossier, nel Bresciano il cemento è una minaccia per 3.144 ettari «verdi». In pratica 3.500 campi da calcio. Ma a mettere ancor di più a rischio il territorio ci sono i «completamenti e le espansioni» del tessuto urbano, qualcosa come 5.658 ettari. La somma dei due fattori restituisce un potenziale consumo di suolo pari a 8.642 ettari. Comparando il dato con la «superficie già antropizzata» (56mila ettari), vorrebbe dire un aumento dell’edificato del 15%. Dato simile alla media regionale, più alto di Milano (+11%), più basso di Bergamo (+23%). Naturalmente non tutti i progetti saranno realizzati, vista la crisi del mattone e la quantità di invenduto. E tra 30 mesi parte di quelle aree potrà essere tutelata, si spera a lungo. «Ma la legge regionale – avverte Damiano Di Simine di Legambiente – dà un segnale al mondo delle costruzioni; gli dice: sbrigatevi a realizzare queste previsioni, perché siete garantiti nei vostri diritti edificatori per 30 mesi, poi potreste anche perderli. Trenta mesi che poi diventeranno di più perché non vengono escluse proroghe. Il rischio grosso è che partano operazioni che non hanno le gambe per andare avanti, che si aprano cantieri senza una domanda di mercato».

Di seguito il nostro articolo del 21 novembre scorso:

http://associazionelaurora.myblog.it/bergamo-la-legge-regionale-consolida-i-45-milioni-cemento-del-pgt/

 

 

 

Giunta Gori: primo semestre negativo

Area ex gasometroAlla fine del primo semestre la Giunta Gori si guadagna un voto negativo e non raggiunge la sufficienza. Tanto era alto il livello delle promesse in campagna elettorale, tanto è misero il risultato pratico di questo primo scorcio di mandato amministrativo. Non solo.  Si è anche abbassata la qualità delle proposte utili per far ripartire la Città. Un esempio, tanto per capirci: i proclami elettorali in merito al nuovo ospedale andavano dalla nuova fermata del treno alla Trucca (nei pressi della struttura sanitaria) a nuovi parcheggi da realizzare su aree industriali dismesse. Oggi il sindaco ha ridotto lo spessore della proposta mirando a un obiettivo ben più misero: “un altro parcheggio sul verde all’interno dell’area ospedaliera”. Tralasciando, così, il tema dei collegamenti su trasporto pubblico e palesando incoerenza sul tema della mobilità urbana. Egli vuole liberare “il centro dalle auto”, ma non intende ridurre le auto che circolano in città. Parola d’ordine, quindi: “volare basso”. In questi mesi tutta la stampa locale ha pubblicato ampi servizi sul degrado galoppante delle periferie. Naturalmente la situazione non è imputabile in toto alla giunta attuale, ma resta il fatto che il sindaco non ne ha fatto e non ne fa una priorità. I residenti dei quartieri scontano la colpa di non abitare in centro o in città alta. Per carità di patria non ricordiamo la forte discordanza tra le bellicose prese di posizioni sull’aeroporto prima delle elezioni e il comportamento pratico degli ultimi tempi. Questa Giunta non ha fatto alcun accenno ai temi caldi come “il futuro di Porta Sud” tanto strombazzato nei dibattiti, nessun accenno al comparto Borgo Palazzo e Celadina, per non parlare degli strumenti urbanistici obsoleti. Perfino il paragone con la Giunta Tentorio registra segno negativo. Almeno il centrodestra i primi sei mesi li aveva utilizzati per lavorare alla cancellazione di un milione e passa di metri cubi di edificazioni dal Piano di Governo del territorio approvato dalla Giunta Bruni. Non poco rispetto a quanto prodotto da Gori e compagni.

Orio: Limiti superati

Voli Orioda L’Eco di Bergamo

Il Coordinamento Comitati su Orio
«Limiti superati, il problema si sposta»

Dopo che l’Arpa ha annunciato lo studio di nuove rotte per i voli di Orio al Serio, anche il Coordinamento Comitati Aeroporto di Bergamo, Seriate, Grassobbio, Orio al Serio interviene per dire la sua, con un comunicato molto secco.

«Ancora una volta cercano di rifilarci la storiella delle nuove rotte (però adesso le chiamano traiettorie) per “diminuire la popolazione esposta”. Volutamente però si omette che questo aeroporto ha superato tutti i limiti di sviluppo previsti dal Decreto Autorizzativo del 2003 (siamo a quasi il doppio delle Unità di Traffico ammesse), che la popolazione esposta è almeno 5 volte quella prevista dal Piano di Sviluppo autorizzato, che nonostante la sentenza del TAR che ha bocciato la Zonizzazione Acustica si continua a non applicare i parametri della Zonizzazione Comunale ben più restrittivi» scrive il Comitato.

«Il Comune di Bergamo e la Provincia sono tutti presi a litigarsi sulla spartizione delle poltrone nel CdA di Sacbo e intanto perseguono i loro interessi di azionisti , purtroppo per noi sono anche i tutori della salute dei cittadini – continua il testo -. Nonostante le pressanti richieste di molte amministrazioni Comunali del dintorni aeroportuali, anziché applicare la doverosa terapia di un rigoroso rispetto dei limiti di legge, cercano soluzioni palliative per spostare il problema da un Comune all’altro e da un quartiere all’altro della città, per “diminuire la popolazione esposta”, fingendo di ignorare che ci sono Comuni a est la cui soglia di rumore arriva a 69 db e che vedono ulteriormente incrementata la quota di traffico aereo, che ci sono quartieri della città di Bergamo (Campagnola, Malpensata) che comunque si “spalmi il traffico” resteranno sempre sotto le rotte di decollo, mantenendo una entità di rumore almeno doppia di quella prevista dal Piano di Sviluppo autorizzato . In campagna elettorale era stato promesso che “nessun quartiere di Bergamo avrebbe dovuto superare la soglia dei 60 db”».

Il Comitato prosegue commentando il sistema aeroportuale lombardo: «È gestito in maniera anomala e fortemente lesiva degli interessi dei contribuenti perché Malpensa è ridotta allo stremo con pesanti turni di cassa integrazione e personale fortemente ridotto, Linate in pieno centro città che sopravvive, Montichiari che costa ai contribuenti un fiume di denaro e gode di un traffico inesistente mentre Orio scoppia di lavoro. Sicuramente, per Orio Ryanair è fondamentale, senza questo vettore sarebbe alla fame ma è altrettanto vero che essere “preda” di un unico cliente è traumatizzante per l’impresa e per il territorio». E conclude: «Come sempre manca una visione globale e di ampio respiro che pianifichi e non rattoppi come spesso succede nel nostro Paese , purtroppo tutti sono troppo impegnati per l’oggi il domani riposa sulle ginocchia degli dei».