I disservizi dell’ATB

ATB1Secondo una famosa pubblicità un diamante “è per sempre”, ma anche il manager delll’ATB Gianni Scarfone non scherza. Ha cominciato a dirigere l’azienda bergamasca nel 1995, ben venti anni fa ed è ancora al suo posto. Nel frattempo sono cambiati cinque sindaci (Vicentini, il primo a nominarlo, poi Veneziani, Bruni, Tentorio e Gori.) Andando indietro con la memoria, non si ricordano altri casi simili d longevità amministrativa. Questo particolare indica che il soggetto possiede intelligenza, capacità di adattamento e di andreottiana sopravvivenza alle diverse linee politiche e ai vari protagonisti dell’amministrazione comunale.

Detto questo, il quesito che si pone è: in tutti questi anni il servizio che l’ATB eroga ai cittadini è migliorato o peggiorato? Secondo un sondaggio commissionato dalla stessa azienda, pare che l’utenza sia soddisfatta, salvo alcune critiche riguardanti la frequenza delle corse, ritardi ecc. Hai detto niente! E cosa è piaciuto il colore dei bus? Riporto di seguito il parere di una giovane pubblicata su l’Eco di Bergamo del 17 febbraio in commento al sondaggio salve a tutti, sono una studentessa ed è da più di due anni che prendo pullman di ogni tipo, per prima cosa bisogna migliorare la frequenza tra un pullman è un altro perché sono troppo pieni e c’è pericolo di cadere oppure addirittura di perderlo quando magari lo aspetti per mezz’ ora!! per seconda cosa gli orari che a volte hanno dei vuoti troppo lunghi!! per terza cosa bisogna migliorare il servizio che ti da il conducente del pullman che molte volte è scorretto soprattutto la mattina quando tiene le luci spente perché non vuole sentire che ripeti una materia scolastica prima di arrivare a scuola! soprattutto migliorare la gente che ci sale, la mattina salgo su un pullman dove un gruppo di ragazzi rolla canne e non dico il resto ma stiamo scherzando? sono una ragazza per bene e non voglio stare a contatto queste persone. c’è ancora molto da migliorare!”

Anch’io uso da decenni i mezzi pubblici, sono abbonato e le mie esperienze in proposito coincidono con quelle chiaramente espresse da questa ragazza. La ringrazio perché non avrei avuto uguale capacità nell’esprimere la mia opinione. In più devo segnalare: a) il salto frequente delle corse; b) l’orario costruito sul calendario scolastico; c) l’inadeguatezza assoluta nei giorni festivi, comprese le famose domeniche con il centro chiuso; d) le tratte dei mezzi ATB penalizzanti nei confronti dei cittadini che vivono e pagano le tasse a Bergamo. Chi viaggia spesso sa che la qualità del servizio a Bergamo è nettamente inferiore rispetto ad altre città italiane delle stesse (o anche maggiori) dimensioni.

A questo punto, però, interviene Scarfone e cosa fa? Rilancia annunciando che il servizio sarà migliorabile a breve con la creazione di due corsie preferenziali in via Broseta e in via Borgo Palazzo. Egli lascia intendere che i disservizi lamentati sarebbero eliminabili con questue due corsie, pur sapendo che quei provvedimenti annunciati non risolvono un bel niente. Da calcoli analitici risulta che in via Broseta si risparmierebbe una dozzina di secondi su un percorso totale di un’ora (linea 8 e 9). Così facendo il capo dell’azienda ha aggirato le critiche nascondendo i problemi antichi ..in attesa dei prossimi venti anni.

Colognola e lo sviluppo dell’aeroporto «La salute non è un effetto collaterale»

da L’Eco di Bergamo

L’associazione «Colognola per il suo futuro» dice la sua sullo sviluppo di Orio al Serio, alla luce del convegno di sabato 28 febbraio organizzato dal Ncd.

 «Si è posto l’accento soprattutto sulle positive ricadute economiche, sui posti di lavoro, sulla ricchezza indotta, ma sembra quasi che il disagio della popolazione debba essere considerato solo un effetto collaterale, un po’ fastidioso ma necessario. Si è detto che la veloce crescita dello scalo non ha dato il tempo alla gente di “adattarsi” alla nuova situazione, che in Europa esistono altre realtà simili» si legge in un comunicato stampa.

 

«Ma perché la popolazione dovrebbe “adattarsi” a vivere in un ambiente avvelenato da un costante inquinamento, sia atmosferico che acustico, con pesanti ricadute sulla salute? (I recenti studi epidemiologici già evidenziano segnali di una situazione che rischia di evolvere in negativo). Ma perché si considera possibile ed anzi auspicabile la costante crescita di uno scalo che è innestato in un territorio fortemente e fittamente antropizzato, quindi con oggettivi, indiscutibili limiti al suo sviluppo? Per quanto ci risulta, in nessun altro Paese europeo ci sono situazioni così preoccupanti; in nessun altro Paese europeo si condannano aree residenziali, con migliaia di residenti, di scuole e di altri siti sensibili, a diventare zone di rispetto aeroportuale, cioè a dover subire un livello di rumorosità superiore a quello indicato dall’OMS come limite imprescindibile per la salvaguardia della salute!

 

«Solo nelle parole del sindaco di Orio abbiamo letto un senso di preoccupazione, un forte richiamo alla necessità di garantire la salute dei cittadini; per il resto, percentuali di sviluppo e di ricchezza sembravano presentati come dati assolutamente positivi, senza se e senza ma. Noi siamo invece convinti che il primo, fondamentale presupposto, affinché lavoro e ricchezza siano veramente una risorsa, sia quello di garantire la salute della popolazione: in caso contrario lavoro e ricchezza diventano armi contro la gente, diventano disvalore e non valore aggiunto!».

 

Potremmo citare molti casi in cui il prevalere degli interessi economici ha provocato gravissimi danni e lutti (ad esempio la produzione industriale di eternit a Casale Monferrato), ma preferiamo concludere riportando un passo importante della sentenza della Coste Costituzionale del 9 maggio 2013 che ha imposto l’alt all’Ilva di Taranto: sulla vita non si mercanteggia, non c’è contrapposizione tra diritto alla salute e diritto al lavoro perché quest’ultimo presuppone che il lavoro debba essere rispettoso dei diritti fondamentali della persona: salute, sicurezza, libertà e dignità umana».