Aeroporto, il comitato scrive a Mattarella «Ci tuteli per ambiente e salute»

aeroporto ORIO

da L’eco di Bergamo. I comitati aeroportuali di Bergamo hanno scritto una lettera alla più alta carica dello Stato Italiano, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Signor Presidente, chiediamo il suo autorevole intervento per risolvere la questione della compatibilità ambientale dello scalo di Orio al Serio», scrivono i comitati. Il tema del Caravaggio e del suo impatto ora è, dunque, sul tavolo di Sergio Mattarella che potrà leggere le parole del gruppo, di cui fa parte anche il comitato di Campagnola, da anni in prima fila nella battaglia contro «lo sviluppo incontrollato dell’aeroporto e senza regole – si legge nella missiva – che pone la salute e la sicurezza delle persone in balia delle leggi di mercato e dei più beceri campanilismi».

In particolare, richiamando «l’approvazione del Piano di sviluppo aeroportuale nel 2003 che poneva precisi limiti di crescita e prescrizioni cogenti nell’esercizio dell’attività, peraltro elencati dal verbale della Conferenza dei servizi del 2004 sottoscritto da tutti gli attori interessati e successivamente confermati dal Decreto direttoriale del 2005», il coordinamento sostiene che tali «limiti» siano «attualmente oltre il doppio del volume di traffico consentito e prescrizioni di legge in gran parte disattese».

Leggi di più su L’Eco di Bergamo in edicola il 28 novembre

 

Porta Sud chiusa. Restano degrado e sprechi.

Porta sudIl consiglio di amministrazione di Porta Sud (nominato nel 2005 dalla Giunta Bruni di centrosinistra) aveva da gestire un progetto per la riqualificazione dello scalo merci ferroviario secondo i parametri del Piano regolatore vigente all’epoca, vale a dire 350.000 cubi. L’obiettivo mirava a togliere dal degrado una vasta zona che va da Via Gavazzeni e arriva fino a Borgo Palazzo attraverso un processo di rigenerazione urbana Invece di procedere in quella direzione si decise di portare le volumetrie a circa un milione e novecentomila metri cubi. Come se non bastasse, si mise mano a un progetto a fattibilità zero che prevedeva, per esempio, la costruzione di una piastra sui binari ferroviari. Per non tirarla lunga si è finito con chiudere società e progetto dopo anni di bilanci in rosse. Risultato: il degrado è aumentato e i soldi dei cittadini sono stati bruciati. Tant’è vero che nel 2009 il Consiglio comunale, presieduto dall’attuale assessore ai lavori pubblici del Comune geometra Marco Brembilla, ha approvato una delibera di ricapitalizzazione della società. Tradotto in pratica il debito della società se l’è accollato il Comune e gli altri soci pubblici (Camera di Commercio, Provincia e Ferrovie dello Stato), vale a dire i cittadini Riportiamo, per rendere l’idea, alcune voci di spesa della società.

Ricapitalizzazione Porta Sud effettuata dal Consiglio Comunale di Bergamo nel 2009.

Il consiglio comunale di Bergamo è chiamato a decidere una ricapitalizzazione di 800.000 euro per coprire le perdite ammontanti complessivamente a 772.729 euro.

In un anno di ricavi fermi a 43.333 euro, la società ha speso, tra le tante voci, 101.733 euro per il consiglio di amministrazione, 127.966 per consulenze tecniche, 18.162 per consulenze legali, 136.066 per stipendi, tra cui figurano 67.500 euro come costo per il personale distaccato dalle ferrovie dello stato (anche loro a mungere), 13.183 per partecipazione a fiere e convegni, 4.224 per viaggi e trasferte, 8.004 per rimborsi spese, 5.194 per spese di rappresentanza, più altro.

In un anno e mezzo la Giunta comunale, presa da tanti eventi e feste da organizzare, non ha trovato il tempo necessario per pensare a questa ingloriosa vicenda.

http://www.comune.bergamo.it/upload/bergamo_ecm8/verbali/6a_4443_2769.pdf

Esproprio area fiera di Bergamo: le verità non dette.

BG_Città_alta_da_Valtesse_modPer esigenza di chiarezza e trasparenza riporteremo dei virgolettati con gli stralci della sentenza. In sostanza si tratta di un confronto serrato tra le valutazioni del consulente tecnico dei proprietari (ctp) delle aree e il consulente d’ufficio nominato (ctu)dalla Corte. Sulla natura dei terreni si legge: “è sabagliato sostenere, come pretendono i proprietari, che la Suprema Corte (Cassazione) avrebbe sostenuto che i terreni sarebbero edificabili”.  “l’accordo di programma sottende un vincolo preordinato all’esproprio per la realizzazione di una sola opera pubblica, ossia il polo fieristico e deve essere interpretato come una previsione per l’utilizzazione del compendio. L’intero impianto, come sostiene il ctu, costituisce un organismo unitario funzionalmente indirizzato all’utilità pubblica” Quindi, compresi i parcheggi, sale convegni ecc .”oltre ciò non si rilevano previsioni di edificazioni a qualsivoglia destinazione privata”.  “Non è invero consentito ipotizzare l’utilizzazione ad iniziativa privata, come prospettato dal ctp (consulente dei proprietari), poiché i vincoli che comportano una destinazione ad iniziativa privata o promiscua pubblica privata attuabili da soggetto privato sono fuori dallo schema espropriativo.” Risulta incomprensibile la censura del consulente di parte, a mente del quale il consulente della Corte avrebbe travisato il tema della capacità edificatoria” In effetti siamo di fronte ad un’area non edificabile sulla quale si va a insediare un’opera pubblica che è la fiera, ma avrebbe potuto essere una scuola o una struttura sanitaria.  Per quanto riguarda il valore dell’area “si sono presi in considerazione immobili paragonabili per ubicazione, tipologia e composizione , tenendo conto di tutte le peculiari caratteristiche dell’immobile in argomento” “Costituisce riferimento particolarmente  significativo, l’accordo raggiunto tra il Comune di Bergamo e i vari proprietari per l’acquisizione di una vastissima area a destinazione agricola per il nuovo ospedale al prezzo di 31,50 centesimi al mq.” Alla fine il valore è determinato in 42 euro a metro quadrato “in base ai parametri della Corte Costituzionale, sentenza n.181 del 2011”. A questo proposito si ricorda che il recente pronunciamento è nato a seguito dell’annullamento da parte della Cassazione della precedente sentenza del 2006 della corte d’Appello .  Il motivo è stato, appunto, la necessità di adeguamento alla sentenza della Corte Costituzionale del 2011. Che secondo la Corte di Cassazione: “è dunque l’unico criterio legale oggi vigente, per di più non stabilito per specifiche fattispecie, ma destinato a funzionare in linea generale in ogni ipotesi o tipo di espropriazione (salve eccezioni previste da leggi speciali)”, non potendosi più applicare il c.d. criterio tabellare, del valore agricolo medio come effettuato nella sentenza annullata, peraltro non erroneamente, secondo la normativa all’epoca vigente, essendo stata la decisione della Corte d’Appello assunta anni prima della sentenza n. 181/20Il della Corte Costituzionale”.  Uguale discorso va fatto per la valutazione di esproprio  del Comune di Bergamo che è stata effettuata dieci anni prima della sentenza che ha cambiato tutti i i parametri di riferimento.

Ora si lancia l’allarme su un possibile ulteriore ricorso in Cassazione per spuntare un’indennità di 18 milioni (più gli interessi). La cifra, in verità, già compariva a pag. 5 della sentenza tra le richieste dei proprietari non accolte. Certo, tutto è possibile. Però in questo caso qualcuno dovrebbe andare in giro a spiegare come mai i 120.000 metri quadrati per l’area della fiera valgono e costano, più o meno, quanto i 600.000 metri quadri utilizzati per la costruzione di un’opera imponente come il nuovo ospedale . E questa è davvero dura .

Ecosistema urbano. Bergamo al 41° posto.

 Collage (2)La ricerca di Legambiente sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani realizzata in collaborazione con l’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Città ingessate e performance ambientali statiche: pochi e timidi passi avanti sul fronte della raccolta differenziata e delle energie rinnovabili, male invece il trasporto pubblico. Le città con le ecoperformace migliori: Verbania, Trento, Belluno, Bolzano, Macerata e Oristano

Città ingessate, statiche e pigre. Aree urbane che arrancano e faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile ed essere culle di una rigenerazione urbana capace di migliorare la qualità dei singoli e della comunità. I passi avanti fatti fino ad ora sono, infatti, troppo pochi: se da una parte nelle città italiane si registrano lievi eco-performance soprattutto sul fronte della raccolta differenziata, delle energie rinnovabili e si assiste ad un lieve calo degli sforamenti nelle concentrazioni di NO2, di PM10 e di ozono grazie anche a condizioni metereologiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti; dall’altra parte manca, invece, il coraggio e la voglia di puntare sulla mobilità nuova per uscire dalla morsa di traffico e smog e sugli eco-quartieri per rigenerare le periferie e rilanciare il patrimonio edilizio. È quanto emerge dalla ventiduesima edizione di Ecosistema Urbano, la ricerca di Legambienterealizzata in collaborazione con l’Istituto di ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore sulla vivibilità ambientale dei capoluoghi di provincia italiani.

Dal dossier emerge un Paese fermo, dove è marcato il divario tra Nord e Sud. Quest’anno a guidare la classifica nazionale sono: Verbania, Trento, Belluno, Bolzano, Macerata e Oristano. Nel complesso i protagonisti delle performance migliori sono i piccoli capoluoghi tutti al di sotto degli 80mila abitanti (Verbania, Belluno, Macerata, Oristano, Sondrio, Mantova, Pordenone) oppure le solite Trento e Bolzano, centri di medie dimensioni (con abitanti compresi tra 80mila e 200mila), e soltanto una grande città:Venezia. In testa c’è prevalentemente il nord del Paese assieme con due città del centro Italia, entrambi piccoli centri, la marchigiana Macerata e la sardaOristano. Le peggiori invece (le ultime cinque) sono tutte città del meridione, tre grandi e due piccole: la calabrese Vibo Valentia (101) e le sicilianeCatania (100), Palermo (102), Agrigento (103) e Messina (104).

 

“Per sperare che le nostre città migliorino – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – c’è una sola strada. Fare la scelta strategica, con i ministeri interessati coordinati da una vera cabina di regia, di fare dell’innovazione urbana e del miglioramento della vita in città la vera grande opera pubblica. La trasformazione delle città è una grande sfida che intreccia nuovi bisogni con cambiamenti istituzionali e organizzativi con sviluppo di nuove filiere industriali e passa dalla messa in sicurezza dalle catastrofi naturali, dal rilancio della vita sociale nei quartieri, dalla valorizzazione della cultura, dalla riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova. Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città. Questa sì sarebbe un’ottima carta con cui l’Italia, patria dei liberi comuni, si potrebbe presentare a Parigi, nella prossima COP 21 a dicembre”.

 

Anche quest’anno, sono 18 gli indicatori selezionati per confrontare tra loro i104 capoluoghi di provincia italiani. Tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili). In questa edizione sono due su diciotto gli indicatori selezionati per la classifica finale (incidenti stradali e consumi energetici domestici) che utilizzano dati pubblicati da Istat.

 

I dati – La produzione pro capite di rifiuti urbani nel 2014 interrompe la progressiva diminuzione registrata negli ultimi anni di crisi economica e si attesta sui valori del 2013, con una media di 540 kg pro capite a fronte dei 561 kg/ab del 2012. La percentuale di raccolta differenziata dei rifiuti registra inoltre un valore medio di 43,90% (era di 41,15% nella passata edizione e di 39,26% due anni fa). Pordenone è l’unico capoluogo a superare l’80% di rifiuti raccolti e differenziati (85,4%), seguito da Trento (79,3%), Belluno(78,8%), Mantova (76,7%), tutti oltre il 75%. Bene anche il Sud Italia come Benevento e Salerno entrambe oltre il 65%, e Oristano e Teramo che superano il 60%.

Per quanto riguarda l’inquinamento atmosferico, nel 2014, grazie anche a condizioni metereologiche favorevoli alla dispersione degli inquinanti, scendono a 27 (6 in meno rispetto all’anno precedente) le città in cui almeno una centralina ha rilevato concentrazioni medie annue di biossido di azoto (NO2)superiori al limite di legge, mentre sono 4 i comuni che non rispettano il limite della concentrazione media annua di PM10. La situazione rimane più critica, anche se in miglioramento, per quanto riguarda i superamenti giornalieri di polveri sottili (PM10): passano da 40 a 33 i capoluoghi in cui almeno una centralina supera i 35 giorni di sforamento consentiti dalla normativa nell’arco dell’anno e cinque di questi arrivano a oltre 75 giorni di superamenti. Da segnalare in negativo: Frosinone (110 superamenti), Torino (94) eAlessandria (86). Il miglioramento più evidente è quello dell’ozono (O3) dove sono 28 i capoluoghi che superano i limiti consentiti (contro i 51 della passata edizione), ma sono ancora sei le città che, almeno in una centralina, fanno registrare superamenti della soglia di guardia per la salute pari o maggiori a due volte il valore obiettivo. Da segnalare i picchi negativi di Genova (87 giorni all’anno di superamento del limite giornaliero) e di Rimini (64 giorni).

 

Ecosistema Urbano registra anche una sostanziale stabilità del parco auto emoto circolante che interessa quasi l’80% dei comuni capoluogo, mentre le politiche di mobilità mostrano invece un trasporto pubblico in grande affanno, con il 68% dei comuni che vede diminuire il numero di passeggeri, e una sostanziale stabilità della rete di piste ciclabili e isole pedonali. Soltanto aBolzano le politiche di mobilità sono riuscite a limitare gli spostamenti motorizzati privati al di sotto di un terzo degli spostamenti complessivi, mentre in 46 città questa percentuale supera ancora il 50%. I viaggi effettuati con il servizio di trasporto pubblico in media fanno registrare complessivamente un lieve calo. Tra le grandi città spicca solo Venezia che cresce ancora (629 viaggi per abitante annui, erano 592 l’anno passato). Milano cala (457 viaggi per abitante all’anno rispetto ai 474 dello scorso anno), mentre Catania, Messina, Palermo e Taranto non raggiungono i 50 viaggi per abitante all’anno. Tra le città medie superano i 150 viaggi/abitante annui solo Brescia e Trento, come lo scorso anno, i valori peggiori invece sono per Alessandria, Brindisi, Grosseto, Latina che non arrivano nemmeno a 15 viaggi per abitante nell’arco dei 12 mesi.

 

Dati lievemente incoraggianti ma ancora molto lontani da livelli ottimali arrivano dal solare termico e fotovoltaico: salgono a diciassette (erano sedici lo scorso anno) i capoluoghi che possono contare su dieci o più kiloWatt provenienti da impianti installati su edifici comunali ogni 1.000 abitanti. Salernoè la migliore, con 181 kW installati ogni 1.000 abitanti, seguita da Padova, Massa e Pesaro con circa 30 kW/1.000 ab. ma sono ancora 23 le città che non arrivano nemmeno a 1 kW/1.000 abitanti e di queste otto restano ferme a zero. Per quanto riguarda

Salgono dai sette dalla passata edizione ai nove di quest’anno i capoluoghi nei quali le perdite della rete idrica sono pari o inferiori al 15% dell’acqua immessa (Ascoli Piceno, Foggia, Macerata, Milano, Monza, Piacenza, Pordenone, Udine e Trento). Dodici (erano 16 lo scorso anno) invece le città nelle quali le perdite sono superiori al 50% (Bari, Cagliari, Catania, Catanzaro, Cosenza, Frosinone, Grosseto, Latina, Matera, Palermo, Rieti, Salerno).

 

La classifica – A guidare la classifica di Ecosistema Urbano è Verbania, il capoluogo piemontese totalizza quasi l’83% dei punti assegnabili (sui 100 relativi a una ipotetica città ideale) collezionando buone performance negli indicatori più significativi del rapporto, a cominciare dai tre relativi all’inquinamento atmosferico che messi assieme pesano per il 23% del punteggio finale. Al secondo posto c’è Trento, seguito da Belluno Bolzano,quest’ultimo è l’unica città con solo il 30% di spostamenti urbani effettuati con mezzi privati a motore, nessuno fa meglio. Al quinto e sesto posto si piazzano due città del centro Italia, la marchigiana Macerata e la sarda Oristano.Macerata arriva quinta grazie al panel abbastanza completo delle risposte inviate e al fatto che centra buoni risultati in tutti e tre gli indici legati all’inquinamento atmosferico, rimanendo di molto sotto le medie per le polveri sottili e il biossido di azoto e addirittura non facendo segnare superamenti delle medie nell’arco dell’anno per quel che riguarda l’ozono, indice nel quale è prima assieme a altre dodici città.

 

Il dossier “Ecosistema Urbano, XXII edizione” su:

http://www.legambiente.it/contenuti/dossier/ecosistema-urbano-XXII-edizione

 

L’ufficio stampa di Legambiente: 0686268353-76-99

 

CLASSIFICA FINALE ECOSISTEMA URBANO – XXII edizione

Pos. Città Pos. Città Pos. Città
1 Verbania

82,75%

36 Pisa

56,20%

71 Pistoia

47,46%

2 Trento

76,39%

37 Brindisi

56,16%

72 Trieste

46,74%

3 Belluno

73,89%

38 Piacenza

55,89%

73 Imperia

46,65%

4 Bolzano

73,21%

39 Modena

55,86%

74 Ragusa

46,33%

5 Macerata

71,32%

40 Asti

55,79%

75 Grosseto

45,63%

6 Oristano

70,20%

41 Bergamo

55,70%

76 Enna

45,53%

7 Sondrio

68,98%

42 Treviso

55,69%

77 Alessandria

45,30%

8 Venezia

67,42%

43 Firenze

55,65%

78 Monza

45,28%

9 Mantova

66,83%

44 Chieti

55,59%

79 Brescia

45,25%

10 Pordenone

65,41%

45 Como

55,33%

80 Potenza

43,97%

11 Cosenza

64,71%

46 Vicenza

55,14%

81 Pescara

43,86%

12 Parma

64,50%

47 Ascoli Piceno

54,85%

82 Taranto

43,24%

13 Cuneo

63,73%

48 Terni

54,46%

83 Roma

42,47%

14 Lecco

63,69%

49 Varese

54,34%

84 Torino

41,92%

15 Forlì

63,32%

50 Bologna

53,99%

85 Latina

41,69%

16 Udine

63,29%

51 Milano

53,92%

86 Isernia

41,65%

17 Biella

62,45%

52 Livorno

53,48%

87 Trapani

40,71%

18 Novara

61,75%

53 Campobasso

53,13%

88 Matera

39,79%

19 Reggio Emilia

61,54%

54 Benevento

53,11%

89 Lecce

39,28%

20 Gorizia

61,28%

55 Cagliari

53,08%

90 Napoli

38,87%

21 Rieti

61,26%

56 Foggia

52,90%

91 Caserta

36,67%

22 L’Aquila

61,03%

57 Ferrara

52,80%

92 Siracusa

33,47%

23 Pesaro

60,65%

58 Genova

52,53%

93 Viterbo

32,94%

24 Cremona

60,17%

59 Nuoro

52,18%

94 Frosinone

32,63%

25 Perugia

60,15%

60 Arezzo

51,38%

95 Caltanissetta

31,53%

26 Ravenna

60,14%

61 Lodi

51,35%

96 Massa

30,96%

27 Teramo

60,13%

62 Aosta

51,31%

97 Crotone

30,93%

28 Ancona

59,11%

63 Pavia

50,03%

98 Catanzaro

29,40%

29 Avellino

58,97%

64 Vercelli

49,74%

99 Reggio Calabria

25,02%

30 La Spezia

58,87%

65 Siena

48,97%

100 Catania

24,79%

31 Savona

58,57%

66 Bari

48,58%

101 Vibo Valentia

23,46%

32 Verona

58,36%

67 Salerno

48,42%

102 Palermo

23,30%

33 Rimini

56,85%

68 Lucca

48,14%

103 Agrigento

17,85%

34 Sassari

56,64%

69 Prato

48,05%

104 Messina

16,82%

35 Padova

56,25%

70 Rovigo

48,02%

 

Fonte: Legambiente, Ecosistema Urbano (Comuni, dati 2014)

Il Piano del verde quale strumento strategico per la tutela del territorio urbano

Verde urbano

Nonostante il “verde urbano” abbia funzioni importantissime, gli strumenti di pianificazione – soprattutto a livello comunale – lo considerano un elemento trascurabile nei processi di programmazione territoriale. Uno strumento innovativo, ma poco utilizzato dai nostri comuni, è il Piano del verde urbano: questo articolo ci spiega di cosa si tratta.

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Molte città del nostro paese, presentano gravi e drammatici problemi, basti pensare alla scarsa qualità dell’aria, al pessimo trasporto pubblico e privato, alla forte dispersione della risorsa idrica, ai rifiuti, al continuo consumo di suolo, alla cattiva gestione del patrimonio arboreo e naturale.

Mentre in Europa, da qualche tempo, il verde rappresenta una delle leve strategiche per la qualità della vita nelle aree urbane, nel nostro paese esso assume un ruolo marginale per la qualità della vita dei cittadini.

Da salviamoilpaesaggio.it

Numerose sono le funzioni che la “forestazione urbana”, da quella ecologica, ambientale a quella igienico – sanitaria e protettiva, da quella sociale e ricreativa, a quella culturale e didattica e non da ultima, quella economica, basti pensare al più alto valore che assumono le costruzioni realizzate in aree a verde.

Nonostante ciò gli strumenti di pianificazione, soprattutto a livello comunale,considerano il verde un elemento trascurabile nei processi di programmazione territoriale, utilizzato unicamente per soddisfare standard urbanistici. Uno degli strumenti innovativi, ma poco utilizzato dai nostri comuni, è il Piano del verde urbano, che se adottato, rappresenta uno strumento strategico per la realizzazione di una struttura verde articolata e composita, capace di mitigare l’impatto ambientale dell’attività cittadina sul territorio, garantire un più razionale uso delle risorse e valorizzare il territorio agricolo.

Uno strumento utile per cercare di pianificare in modo più armonioso le scelte sul territorio e integrarle all’interno degli strumenti di pianificazione.

Con tale piano è possibile avere un quadro consociativo del verde, attraverso ilcensimento del patrimonio arboreo e arbustivo. Tale conoscenza rappresenta il primo momento per la redazione del piano, ciò può avvenire in vari modi e a costi ridotti, come per esempio, avvalendosi del contributo dell’ordine degli agronomi, degli studenti di agraria o anche di associazioni di volontari. Con il censimento è possibile affrontare nel modo più corretto il controllo dello stato fitosanitario della vegetazione, la pianificazione di nuovi impianti, la programmazione degli interventi di manutenzione del verde e non da ultimo i rapporti tra l’Amministrazione e i cittadini.

Uno studio condotto dall’ISPRA, su 24 città italiane riguardante gli strumenti di pianificazione del verde urbano in Italia, dimostra, che nonostante la crescente attenzione verso il patrimonio arboreo e naturale, sono ancora pochi gli Enti che hanno predisposto il Piano del Verde. Infatti, su 24 comuni esaminati, solo 7 città hanno, adottano il Piano del Verde: Milano, Venezia, Parma, Bologna, Prato, Reggio Calabria e Cagliari (Palermo l’ha adottato in passato). Il Piano del Verde è così presente solo nel 29,2% delle città analizzate, cosi distribuito al Nord per il 57,1% e al Centro, al Sud e nelle Isole per il 14,3%. Sempre l’ISPRA ci dice che appena il 50% dei casi esaminatati ha approvato il regolamento del verde, e ancora una volta sono le città del Nord con il 58,3%, mentre il Centro per il 25,0% e nelle Isole per il 16,7%. I dati indicano lo scarso interesse degli Enti Locali nei confronti del verde urbano e la mancanza di un piano nazionale in grado di porre al centro dell’azione politica la questione della “forestazione Urbana”quale leva per il miglioramento della qualità della vita nelle aree urbane.

La legge 10/13 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani.”, non ha reso obbligatoria né la redazione del Piano del Verde né tanto meno l’adozione del regolamento del verde, lasciando ancora una volta alla sensibilità politica delle singole amministrazioni comunali, la scelta dell’utilizzo dei sudetti strumenti di pianificazione ambientale.

Giuseppe Sarracino
Dott. Agronomo