Un capolavoro di Archeologia Industriale

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Nei giorni scorsi un giornale ha riportato una notizia inesatta. E’stato scritto che la centrale termica dell’ ex ditta IRF di via Daste e Spalenga è passata di proprietà al Comune di Bergamo nel 2009. In realtà l’Amministrazione ha ottenuto il compendio nel 2003 con l’approvazione (il 6 ottobre) della convenzione per il Programma integrato d’intervento da parte del Consiglio Comunale di Bergamo.

Ma c’è di più: Il Piano Regolatore prevedeva la demolizione della centrale per consentire la realizzazione di nuove edificazioni, ma io mi sono opposto (all’epoca ero assessore all’urbanistica) alla demolizione per lasciare sopravvivere questo splendido manufatto. Nella convenzione erano previste anche le modalità per la riqualificazione . Successivamente furono avviati incontri con soggetti operanti nel settore della cultura e del tempo libero per individuare le possibili destinazioni. Questo per la precisione.

P.S. La Centrale è utilizzata da tempo come logo del nostro sito

 

Aeroporto Orio: L’unico rimedio è ridurre i voli

Voli Orio

«La nuova rotta sposta solo il rumore
Orio, l’unico rimedio è ridurre i voli»

da L’Eco di Bergamo

«L’unico vero modo per ridurre l’inquinamento acustico e dell’aria attorno all’aeroporto di Orio al Serio, un catino circondato da abitazione ed attività industriali e terziarie, è quello di mettere un tetto al numero di voli da definire con una nuova valutazione d’impatto ambientale (Via) e con l’applicazione delle norme europee. Non solo, si rende indispensabile avviare una graduale diminuzione degli stessi a partire da quelli notturni».

È il comunicato di Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia, che aggiunge: «La proposta di Giorgio Gori, che gioca a fare il mago con la bacchetta magica, evita di affrontare il tema principale ciò quello di rendere sostenibile e compatibile con il territorio le attività aeronautiche. Il sindaco sceglie di dare una risposta (parziale) ad un rione della città senza valutarne gli effetti. La virata più stretta rispetto all’attuale, non è sempre possibile, condizionanti sono peso dell’aereo e condizioni meteo, mentre l’ipotesi di inversione dei flussi di decollo e atterraggio per cinque ore al giorno – dalle 11 alle 16 – ha lo svantaggio che le procedure non sarebbero assistite dagli strumenti di atterraggio strumentale (I.L.S.) riducendo sensibilmente gli standard di sicurezza. L’ I.L.S. invece è installato e funzionante per l’atterraggio da est. Con queste nuove rotte si sposterebbero gli effetti del rumore e quindi parte dei problemi a ovest su Treviolo, Villaggio degli Sposi, nuovo ospedale e,ad est su Grassobbio».

Grandi storie

 

Anticemento

GRANDI STORIE

Luigi Nappo, un napoletano anticemento a Bergamo

di Simone Fornoni

Con l’Associazione l’Aurora, in auge anche sotto forma di blog, è diventato il paladino della lotta contro il consumo e lo spreco del territorio. Ovvero delle “riqualificazioni” a suon di supermercati, cattedrali nel deserto ed eco-mostri assortiti in deroga all’ormai estinto Piano regolatore con cui le varie amministrazioni comunali hanno fatto cassa acconsentendo a una radicale trasformazione del paesaggio urbano. L’eroe anti-colate di cemento. Chi ha masticato anche solo un po’ di pane, politica e giornalismo, a Bergamo, non può non conoscere Luigi Nappo. E non solo per la dialettica serrata da intellettuale del sud signorile ma dal sangue caliente, con quell’accento napoletano che sa essere dolce come ‘nu babbà e al contempo scartavetrato dalla vis polemica, impastato di vocali allungate da bergamasco onorario ma reso aristocratico dalla erre moscia.

Lui, il settantunenne (candeline l’8 maggio) di Torre Annunziata con trascorsi calcistici nelle giovanili del Savoia, in materia ne sa parecchio, essendo stato assessore all’Urbanistica a Palazzo Frizzoni con la Giunta Veneziani dal 1999 al 2004 dopo aver esordito da democristiano di ferro sui banchi dell’assemblea consiliare nel lontano 1990. Esperienza di cui ha fatto tesoro per muovere contestazioni anche sulle virgole alla classe dirigente locale, da vera e propria spina nel fianco, tanto che fra convegni auto-organizzati e interviste disseminate a destra e manca, specie nelle gloriosa epoca dei free press (“Il Bergamo” e “D-News”) in cui le sponde extra istituzionali abbondavano, il nostro non ha mai mancato di dire la sua su realizzazioni e dichiarazioni programmatiche sgradite dei poteri forti, vessilliferi di un’edificazione selvaggia quanto legalizzata. Da quando esiste facebook, apriti cielo: tra i politici a cui fare le pulci è finito pure l’incauto Giorgio Gori, colpevole di aver attribuito in campagna elettorale “all’amministrazione precedente di centrodestra” (quella in cui sedeva Nappo, appunto) lo scempio o presunto tale dell’ex Enel di via Nullo, in realtà fatto passare da Bruni & Co. nella sua versione definitiva.

Nel 2007, quando l’Aurora prese le mosse, il partenopeo più bergamasco del mondo rinfacciava ai dominus della situazione il milione di metri cubi di lottizzazioni fatto già inghiottire alla città dal 1998 in avanti senza ritorno in termini di servizi o benefici alla collettività, con l’avvertenza che col nuovo Piano di Governo del Territorio le milionate in arrivo sarebbero state altre tre, “roba che ci stanno altri 45 mila abitanti, mentre l’aumento del valore degli immobili per via delle speculazioni, specialmente delle aree ex industriali convertite a residenziale e terziario, tiene le giovani coppie lontano dalla città”. L’ex titolare della pianificazione ha svolto una funzione di collante per i vari comitati di quartiere sorti qua e là, se non per opporsi frontalmente ai famigerati Programmi Integrati d’Intervento, almeno per reclamare a norma di legge una progettazione partecipata. Andando anche a braccetto in una cavalcata bipartisan da don Chisciotte con l’omologo rifondaiolo Roberto Trussardi, dimessosi dalla Giunta Bruni perché parimenti contrario alle brutture in combutta tra pubblico e privato. In realtà la voce dei residenti nelle aree interessate ai cantieri infiniti non pare avere smosso le orecchie e le intenzioni, più solide del calcestruzzo, dei proprietari e del Comune che ci ha fatto su un bel bottino a titolo di oneri di urbanizzazione. I paventati obbrobri si sono stagliati all’orizzonte lo stesso, quasi tutti. Il muro di via Autostrada, con piastra commerciale, rotatoria d’ingresso all’A4 e bretella con via Spino, al posto del pratone in fondo a via Carpinoni dove un tempo pascolavano cani, orbettini e umanità varia. Quello dell’ex Magrini, un altro supermarket coi palazzoni intorno a pasteggiare sui gloriosi resti dell’archeologia industriale di inizio Novecento. La Molini Riuniti di via Rampinelli a Colognola. L’ex Sace di Conca Fiorita, pur senza le paventate “torri gemelle”. L’ex Gleno oggi Carisma, con la “cartolina-cornice con vista su Città Alta” sulla quale si sono sprecati fiumi di pungente ironia. Qualche soddisfazione, certamente condivisa con tutti i bergamaschi, il buon Luigi se l’è comunque tolta. Niente Accademia della Guardia di Finanzia alla Grumellina, per dirne una. E soprattutto niente torre di risalita di pelle lignea da via Baioni agli spalti, segata di brutto dalla Soprintendenza. Almeno l’assalto alle Mura Venete, dopo quasi cinque secoli, continua a fallire miseramente.

http://www.grandistorie.it/luigi-nappo-un-napoletano-anticemento-a-bergamo/

 

Il balletto del sottopasso dell’ospedale di Bergamo

Ospedale di BergamoL’ Accordo di programma per la realizzazione del nuovo ospedale prevede come obbligo a carico del Comune di Bergamo la realizzazione del sottopassaggio ferroviario in via Martin Luther King. Non occorre spendere tante parole per descrivere l’importanza e l’utilità di tale struttura. Ebbene, nonostante questa priorità naturale, l’opera non è mai stata presa in considerazione dalle varie amministrazioni. Il cantiere dell’ospedale è partito dieci anni fa, cinque anni fa i lavori sono finiti e non si è mai pensato di porre mano all’intervento.  In particolare risulta insopportabile la presa in giro adottata per l’occasione. Nessuna amministrazione si è assunta la responsabilità di cancellare la previsione del sottopasso. E allora cosa hanno fatto? Dal 2005 in avanti è stata iscritta nel programma delle opere pubbliche per farla scivolare all’anno successivo. Spostato al 2006, poi da qui al 2007, al 2008 …e via così. Il programma del Comune approvato l’anno scorso prevedeva l’inizio dei lavori nel 2016. Ed ecco che in questi giorni il Consiglio Comunale sta approvando il rinvio al 2018 e da qui si andrà ancora avanti. Uno stile amministrativo (parlo delle varie amministrazioni) discutibile con il quale il Comune si sottrae ai propri obblighi senza assumersi le proprie responsabilità. P.S. In caso di malaugurato incidente il sindaco rischia e non poco.