Bergamo: Un punto interrogativo sul territorio.

ImmagineIlComune.jpgIn Città si sta sviluppando da qualche tempo, soprattutto nel centrosinistra, un interessante dibattito sui temi del territorio e della sostenibilità. Viene fuori una chiara vocazione per una Bergamo più vivibile con una maggiore attenzione alla qualità urbana a discapito delle scelte improntate alle quantità da costruire. Ormai appaiono consegnate alla preistoria le vecchie logiche legate a scambi tra aumenti volumetrici e qualche opera pubblica nei quali il costruttore recitava la parte del leone. Tutto il discorso si sposta sulla qualità: dell’urbanistica, degli spazi pubblici, della mobilità, dell’ambiente, della cultura, del sociale, del paesaggio e così via. Finalmente si è capito che non basta che il progetto sia bello, ma occorre che si inserisca coerentemente nel contesto che lo contiene e che sia promotore di sviluppo e qualità urbana complessiva. Se un anziano ha difficoltà a raggiungere una struttura importante come l’ospedale non si può parlare di una città vivibile. Lo stesso discorso vale quando il trasporto pubblico è soccombente rispetto al mezzo privato. La rigenerazione urbana assume importanza fondamentale in considerazione delle dimensioni e della storia d’importanti edifici dismessi in gran parte di proprietà pubblica. I ritardi in questo settore sono sotto gli occhi di tutti: Area dei Riuniti, Scalo merci, Area Celadina, ex Gasometro alla Malpensata, caserme dismesse. Lo spreco di territorio si accompagna a spreco di risorse in considerazione del vasto patrimonio inutilizzato, con enti che pagano affitti a privati. Ci sono grandi responsabilità da parte degli enti pubblici con un richiamo particolare al Comune di Bergamo che non ha svolto il ruolo di regista che gli compete quando si tratta di proporre scelte urbanistiche. Di esempi se ne potrebbero fare diversi, basta pensare all’università in città o all’area ospedaliera. Per chiudere questa breve riflessione occorre tirare in ballo un punto interrogativo tracciato sul territorio bergamasco e che si chiama Piano di Governo del Territorio. Solo alcuni dati per rendersi conto. Sono previsti ben 1.433.490 metri quadrati pari a circa 4.300.000 metri cubi di edificazioni rapportati, secondo chi l’ha approvato, a una previsione di poco meno di 140.000 abitanti a Bergamo. Da notare che uno studioso dell’Università di Milano, il Prof. Colleoni, ha stimato un limite massimo di circa 115.00 abitanti tra  dieci anni. All’interno di questa strabiliante entità di previsioni volumetriche si segnalano ben 174.000 metri quadrati di superfici commerciali pari, ad esempio, a circa otto nuovi supermercati in città. Basterebbe questo per aprire un dibattito sul tema della revisione del Pgt al fine di superarlo con scelte più sensate e idonee. Finora nessuno ha toccato la patata bollente e non se ne parla in nessun dibattito: meglio stare sul generico con il motivetto che ci piace tanto: “la città che vogliamo”. Purtroppo questo strumento urbanistico obeso è stato adottato dal centrosinistra e approvato dal centrodestra. E questo è ritenuto un buon motivo per non fare e non dire niente.

lu.na.

Bergamo: Un punto interrogativo sul territorio.ultima modifica: 2013-07-11T19:35:00+00:00da laurora2
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2 pensieri su “Bergamo: Un punto interrogativo sul territorio.

  1. Adesso ci pensano? Non quando arrivano a Bergamo dall’autostrada? Non quando passano dall’ex Enel, dall’ex SACE, da Via San Tomaso con il cantiere Baroni sottosequestro e l’incubo ancora incombente del traffico che si genererà dalla ristrutturazione ex Canossiane? Tutto merito del PGT, ovvero dell’ass. Grossi e della maggioranza di centro sx (con la sola opposizione di Vertova e Paganoni).

  2. Il Pgt di Bergamo è uno strumento urbanistico superato e capace di produrre gravi danni al territorio cittadino. “L’Aurora” ha presentato ben 37 osservazioni per tentare di ridurre le sue conseguenze negative. Volumetrie assurde e inutili in presenza di migliaia di alloggi sfitti e invenduti e con una vera inflazione dei centri commerciali. Come giustamente è stato osservato, il Pgt ha dovuto recepire Programmi Integrati di Intervento approvati con aumenti di volumetrie fino al 70% in più. Nel 2008 avevo lanciato l’allarme (paesaggistico) sul progetto di recupero del Collegio Baroni, finito oggi nel mirino della magistratura. Questa città ha nella “pancia” circa 4 milioni di metri cubi edificabili e nessuno denuncia questo pericolo per il nostro territorio. Il centrosinistra deve avere il coraggio di riconoscere questi errori altrimenti si sottoporrà ad attacchi spietati in campagna elettorale.

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